L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 luglio 2022

“Washington sta perseguendo contemporaneamente l’obiettivo di circondare la Russia assieme a quello di danneggiare l’Ue con l’aiuto degli stessi europei”

La storia molto strana della guerra in Ucraina
venerdì 8 luglio 2022

Il professor Franco Cardini e il generale Fabio Mini hanno scritto un saggio molto informativo e sintetico sulla nazione più citata dai media in questo momento: “Ucraina. La guerra e la storia” (PaperFirst, 168 pagine, euro 13; con l’introduzione molto dirompente di Marco Travaglio).
Franco Cardini ha pienamente ragione quando ci ricorda “che almeno dal 2014 in Ucraina è in corso una crisi che minaccia di sfociare in una guerra civile, anzi, in alcune aree è già da tempo tale” (p. 24). Naturalmente si tratta di una guerra moderna che l’Occidente vuole ipocritamente combattere “fino all’ultimo ucraino, cioè per procura” (p. 25).

La grande ostilità ucraina nacque nel lontano febbraio 2014, quando “a esplodere i colpi omicidi erano stati i “cecchini” georgiani assoldati con l’intermediazione dell’ex presidente della Georgia, il famigerato Mikheil Saak’ashvili, divenuto governatore dell’oblast’ di Odessa dopo essere fuggito dal suo Paese dov’era perseguito per truffa e omicidi politici” (Cardini, p. 64).

Comunque gli sviluppi più interessanti nascono dalle idee di un generale russo. La “dottrina Gerasimov” sottolinea come “gli strumenti non militari in determinate condizioni erano più efficaci delle armi, e che le azioni asimmetriche potevano annullare i vantaggi nei rapporti di forza fra contendenti. Per essere “asimmetrici” occorreva combattere con gli stessi strumenti dell’avversario: disinformazione, psicologia, impiego della forza limitato ma determinato” (Fabio Mini, p. 83).

Secondo il generale cinese Qiao Liang, “Washington sta perseguendo contemporaneamente l’obiettivo di circondare la Russia assieme a quello di danneggiare l’Ue con l’aiuto degli stessi europei” ufficializzati a livello politico (p. 94). I tempi sono quasi sempre rivelatori ed è probabile che fra qualche settimana avremo quasi tutti le idee più chiare. In ogni caso la Russia sembra aver accelerato “la fine della parabola dell’impero finanziario americano” (Qiao Liang).

In definitiva si può tranquillamente affermare che “la prima vittima della guerra è la verità”, e che “la seconda è la logica” (Marco Travaglio, p. 12). Di sicuro, per quanto riguarda i consiglieri militari, “soltanto i britannici hanno ufficialmente ammesso di averne inviati alcuni” (p. 28). E se di solito, “in ogni conflitto tra il fanatismo e il buon senso, è raro che quest’ultimo prevalga”, in questo caso appare molto meno raro (Marguerite Yourcenar, scrittrice francese morta nel 1987).

Franco Cardini ha insegnato Storia medievale all’università e presso l’Istituto di Scienze Umane e sociali, ora facente parte della Scuola Normale di Pisa. Ora è professore emerito di Storia medievale e si occupa di storia delle crociate, dei pellegrinaggi e delle relazioni tra Europa e Islam.

Fabio Mini è un generale di corpo d’armata che è stato a capo dello Stato maggiore della Nato per il Sud Europa. Ha guidato il gruppo interforze nella guerra nei Balcani ed è stato il comandante capo delle operazioni di pace in Kosovo nella missione KFOR. Collabora con alcuni quotidiani e ha scritto alcuni libri (un esempio: “Perché siamo così ipocriti sulla guerra?”, Chiarelettere, 2012).

Nota a cura di Marco Travaglio – “La Nato è un’alleanza difensiva” (e “non spiegavano come mai nella sua storia abbia aggredito” mezza Europa). In definitiva, come disse Napoleone, anche oggi “C’è da avere più paura di tre giornali ostili che di 1000 baionette”. Oppure come disse Nietzsche: “Ribellarsi: ecco la nobiltà dello schiavo” (p. 69).

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