L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 agosto 2022

Bisogna aver paura della Polonia e dei polacchi - 25 - Il NUOVO NAZISMO fa proseliti tra le masse polacche e il loro Circo Mediatico

Da «Utile idiota di Putin» a «San Francesco si vergognerebbe»: in Polonia feroci critiche bipartisan a Bergoglio per le frasi su Dugina


di Franca Giansoldati
Giovedì 25 Agosto 2022, 12:39 - Ultimo aggiornamento: 16:01

Città del Vaticano – «Probabilmente San Francesco ha il cuore spezzato per il fatto che il Papa abbia preso il suo nome». Un commento al vetriolo del genere, pubblico e ampiamente diffuso sui social, non era mai stato preso da parte di un autorevole politico europeo. A postare questo giudizio severissimo è stato Donald Tusk già Presidente del Consiglio Europeo dal 2014 al 2019 e già premier polacco dal 2007 al 2014, un conservatore moderato, non un politico sguaiato e scomposto. A scatenare tanto disappunto è stata la frase pronunciata a braccio ieri dal pontefice, durante l'udienza generale, sulla guerra russo-ucraina che di fatto ha messo sullo stesso piano vittime e carnefici, aggressori e aggrediti.

Francesco citava l'attentato a Daria Dugina, figlia di colui che è considerato l’ideologo del presidente russo Putin, Aleksandr Dugin, morta nell'esplosione della sua auto il 20 agosto scorso mentre faceva ritorno a Mosca, lei stessa strenua sostenitrice delle idee paterne attraverso articoli, interventi, libri. «Penso alla povera ragazza volata in aria per una bomba sotto il sedile in una macchina a Mosca. Gli innocenti pagano la guerra, gli innocenti» aveva detto il pontefice.



Francesco finora ha denunciato con forza la guerra in Ucraina ma ha cercato di mantenere sempre una porta aperta al dialogo con Mosca, evitando di condannare la Russia e Putin parlandone pubblicamente. Il suo approccio ha finito però per irritare in diverse occasioni il governo di Kiev, che anche questa settimana si è lamentato dopo che il Papa ha rivolto un pensiero misericordioso, quasi una preghiera, nei confronti di Dugina. L'aver annoverato la Dugina come «una povera ragazza» uccisa da un'autobomba a Mosca tra gli "innocenti" che sono stati vittime della "follia della guerra" ha causato la reazione a catena anche dall'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, che ha definito queste parole "deludenti" perchè di fatto equiparano «aggressore e vittima, stupratore e stuprato». In un tweet aveva chiesto come fosse possibile per Francesco citare un "ideologo dell'imperialismo come vittima innocente".



Le parole di Papa Francesco sulla Dugina stanno infiammando non solo la gente in Ucraina ma anche in Polonia, dove non sono mancate critiche durissime. Sul principale quotidiano Gazeta Wyborcza per esempio e ancora su un altro giornale molto diffuso nel paese, Gazeta che ha titolato, rasentando l'offesa: «l'utile idiota di Putin». Nella patria di San Giovanni Paolo II mai nessun pontefice era stato dileggiato o criticato in modo tanto plateale. A Papa Bergoglio l'opinione pubblica polacca imputa una linea troppo filo russa ricordando quando, sin dai primi tempi del conflitto, era andato a fare visita all'ambasciatore russo (e non a quello ucraino), e aveva messo sullo stesso piano durante la via Crucis al Colosseo ucraini e russi, affidando a due donne la croce di Cristo.

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