L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 agosto 2022

Dobbiamo prepararci a costruire una classe dirigente che sappia essere autonoma, riflettere e prendere decisioni sempre e solo avendo gli interessi delle comunità italiane. Dobbiamo creare strumenti per togliere il potere ai politici, subito, se tradiscono il mandato e non aspettare cinque anni con le votazioni

La paura della libertà



Gli italiani in questo frangente della storia sembrano un po’ quegli animali vissuti troppo a lungo in cattività e che una volta portati nel loro habitat naturale per essere liberati temono di uscire dalla gabbia, annusano l’aria, si sentono inquieti, ma non varcano la soglia e anzi tentano di rifugiarsi nella parte della gabbia più remota. Certo non sono facilitati nell'uscire in campo aperto da un milieu politico che da oltre mezzo secolo si è completamente adattato, in ogni sua componente, ad essere garanzia della svendita di sovranità globalista, sia essa determinata direttamente da Washington che mediata da Bruxelles. Le scaramucce alle quali abbiamo assistito negli ultimi anni sono state messe in scena con le spade spuntate.: alla fine della licenza si tocca, ma non rimane nemmeno un livido. L’idea che, non dico la prosperità, ma almeno un certo benessere possano derivare solo dalla dipendenza è ormai così radicato che solo le generazioni nate negli anni del dopoguerra ricordano come il boom economico sia in stato gran parte determinato anche dalla possibilità di manovra fra i due blocchi permessa dal fatto che il Paese pur sotto le grinfie della Nato e dell’occupazione militare americana con tanto di truppaglia clandestina, , aveva anche anche il più grande partito comunista dell’occidente e poteva dunque permettersi qualche politica industriale, sociale ed estera non proprio sdraiata. Ma di questo non ne esiste quasi ricordo dopo la distruzione del sistema politico operata da mani pulite e l’ascesa di Berlusconi con i suoi neo barbari.

Ora però con il cambiamento di paradigma che si sta rapidamente realizzando nel passaggio tempestoso dall’unipolarità americana alla multipolarità planetaria, l’essere uno stato colonia dal punto di vista della moneta e del bilancio, dunque anche della politica sociale ed economica non presenta più alcun vantaggio e diventa invece una terribile palla al piede: lo vediamo benissimo in questi mesi in cui siamo costretti a partecipare a sanzioni che ci stanno distruggendo senza però alcuna alcuna contropartita, anzi con terribili svantaggi in ogni caso visto che saremo costretti a pagare molto di più l’energia senza però avere un industria ad alto valore aggiunto che possa realmente assorbire la nuova realtà. In altri anni una partecipazione sollecitata a questi livelli sarebbe stata ben remunerata, ma oggi lo stesso ufficiale pagatore d’oltreoceano non ha più la possibilità di farlo, anzi ci costringe a comprare i suoi prodotti più costosi, ecologicamente disastrosi e di qualità inferiore. Ha solo gli spiccioli che servono a remunerare chi sta dalla sua parte, insomma la propina pour les employeurs . Ma ancora peggio è il fatto che il sistema politico istituzionale si è selezionato nel suo insieme come attività amministrativa di una sovranità che risiede altrove e non saprebbe nemmeno da dove cominciare per cambiare le cose e per adattarsi al nuovo mondo che si va formando. Non c’è né l’intelligenza, né la cultura, né la spinta per farlo. Del resto nessuno dei personaggi eminenti di questa Italia in via di scomparsa ipotizza di poter spezzare le catene: anzi essi vivono proprio grazie a uno status coloniale senza il quale nessuno avrebbe pensato di chiamarli a qualunque responsabilità: conoscono solo la squallida furbizia elettorale per cui prima delle urne concedono qualcosina su stipendi e pensioni che per forza di cose dovranno rimangiarsi e con pesantissimi interessi subito dopo l’immancabile vittoria nelle urne, oppure tentano di escludere completamente la presenza di un’opposizione , Certo l’invedibile teatrino dove si svolge la commedia destra – sinistra con la quale pensano di catturare i voti del quoziente zero, di chi ancora va dietro a etichette prive di senso, contribuisce a far pensare che si tratti di vere elezioni, mentre sono soltanto una farsa e nessuno ha un programma diverso da fare esattamente ciò che chiedono Washington e Bruxelles.

Salvo che la capitale europea potrebbe tranquillamente saltare il prossimo inverno, quando i cittadini del continente capiranno finalmente e completamente che hanno dato retta soltanto a chiacchiere vuote sulla cattivissima Russia e sulla facilità di sostituire le fonti di approvvigionamento dell’energia: capiranno di essere stati giocati per l’ennesima volta. e persino in Italia, paese così amante della messa in scena si vedrà che nessuno dei signori seduti in Parlamento e nei vari palazzi del potere ha la minima idea di cosa fare, che sono stati al gioco, senza sapere cosa esso comporta. E’ probabile che la necessità di una qualche trasformazione del Paese che potrebbe anche presentarsi con urgenza, casomai la costruzione europea dovesse implodere magari dopo un vitata della Germania (la visita a Mosca dell’ex cancelliere Schroeder è fin troppo indicativa in questo senso) perché ormai la politica continente e monetaria ha esaurito i suoi vantaggi. Cosa faremo a quel punto? Credo che almeno le piazza dovrebbero essere pronte a rintuzzare un tentativo autocratico che probabilmente si sta già preparando neo dettagli.

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