L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 agosto 2022

Dopo aver banchettato a lungo, a gratis, con i nostri soldi, gli Agnelli ora scappano, lasciandoci quelle perle di Repubblica, La Stampa e via discorrendo


05/08/2022
ECONOMIA
Gli Agnelli fuggono dall’Italia – Portata all’estero anche la cassa di famiglia

Gli Agnelli fuggono dall’Italia – Portata all’estero anche la cassa di famiglia

Addio alla Borsa di Milano. Fra pochi giorni la negoziazione delle azioni Exor avverrà soltanto alla Borsa di Amsterdam. Da metà agosto la quotazione della holding di casa Agnelli verrà trasferita in Olanda (dove ha già sede legale da quasi 6 anni) ed è un altra brutta notizia per la finanza italiana.

Come spiega il sito specializzato investireoggi.it: “La cassaforte di una delle principali famiglie del capitalismo italiano vale in borsa circa 16,5 miliardi di euro, tra le maggiori a Milano per capitalizzazione. Ad occhio e croce, Piazza Affari perde qualcosa come il 3% del suo attuale valore, già tra i più bassi tra le economie occidentali. Il trasferimento in Olanda si deve alla volontà della famiglia Agnelli, a capo della holding con una quota diretta del 52%, di rendere più snella ed efficiente la struttura di Exor. In questo modo, l’unica authority incaricata di sorvegliare la società in borsa sarà l’Afm, quella olandese. La Consob perderà così i suoi poteri di monitoraggio. Tecnicamente, non cambierà proprio nulla per gli azionisti. Il titolo è negoziato già oggi, oltretutto, all’intero del sistema olandese Euronext, di cui fa parte dallo scorso anno Borsa Italiana. Poiché dal momento in cui si chiede il delisting a quello in cui è effettuato trascorrono 45 giorni, da metà agosto fino alla fine di settembre la quotazione delle azioni Exor avverrà sia a Milano che ad Amsterdam.

Un addio che pesa per la finanza italiana.

“La holding – si legge ancora su investireoggi.it – ” detiene partecipazioni in importanti società italiane, tra cui Juventus (63,8%), Stellantis (14,4%), Cnh Industrial (26,9%), Iveco (27,1%), Ferrari (36%) e Gruppo Gedi (89,6%). Quest’ultimo edita giornali come Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, ecc. Questo annuncio rischia di essere seguito non solo dalle società controllate, bensì da altre realtà che in questi anni hanno trasferito la sede legale in Olanda. Come non citare Mediaset, tanto per fare un esempio”.

I dati, intanto, sono eloquenti.

“Piazza Affari valeva più del 2,20% del mercato borsistico mondiale nel 2005. Oggi, appena lo 0,53%. – scrive Giuseppe Timpone su Investireoggi – “Praticamente, la borsa italiana è diventata marginale. E tale marginalità spinge chi è già quotato a guardarsi attorno, mentre tiene alla larga chi intende quotarsi o è alla ricerca di una nuova piazza in cui far negoziare il titolo. Del resto, se agli inizi degli anni Duemila la capitalizzazione a Piazza Affari arrivò al 51% del PIL, ormai è scesa a meno di un terzo. Deve ancora recuperare le perdite accusate con la crisi finanziaria del 2008-’09. Non sfugge, tuttavia, l’ipocrisia del circo mediatico controllato dagli Agnelli, che quotidianamente ci ricorda dei pericoli che correremmo cambiando i partiti al governo, salvo confermare con i fatti di non nutrire alcuna fiducia verso l’attuale sistema politico ed economico, tant’è che pezzo dopo pezzo ha portato all’estero tutto ciò che poteva traslocare. Insomma, Exor è la rappresentazione perfetta di un sistema Italia che predica bene e razzola malissimo. La spia di una perdita di fiducia quasi irreversibile nel nostro Paese. L’ufficializzazione che nessuno lo abbia salvato davvero dai mali che lo affliggano, checché ne dicano proprio i giornali di famiglia”.

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