L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 agosto 2022

Grazie al VOSTRO Mario Draghi e al NUOVO NAZISMO nato, allevato e fatto crescere in Ucraina, benzina a 4 euro al litro

Petrolio a 380 dollari e benzina a 4 euro al litro, dobbiamo prepararci al peggio?
Il prezzo del petrolio rischia di esplodere a livelli mai visti, distruggendo le economie importatrici nel giro di breve tempo.
di Giuseppe Timpone, pubblicato il 05 Luglio 2022 alle ore 06:11


Sul finire della scorsa settimana, gli analisti di JP Morgan hanno pubblicato una previsione sul petrolio a dir poco agghiacciante. Al G7 di Elmau, Germania, i principali paesi industrializzati hanno inasprito le sanzioni contro la Russia, tra l’altro varando anche l’embargo sull’oro. Allo studio dei governi vi è anche un meccanismo per imporre un tetto al prezzo del greggio russo, un modo per ridurre le entrate statali di Mosca. Tuttavia, la banca d’affari americana teme che questa mossa possa rivelarsi un boomerang a tutti gli effetti. Se la Russia ribattesse tagliando la sua produzione di 3 milioni di barili al giorno, spiega, il prezzo del Brent schizzerebbe a 190 dollari al barile. Se, invece, tagliasse la produzione di 5 milioni di barili al giorno, il prezzo esploderebbe a 380 dollari.

L’arma del petrolio di Putin

Gli analisti di JP Morgan ricordano, infatti, che la Russia ha una solidità fiscale di fondo che le consentirebbe allo stato attuale di ridurre la produzione fino a 5 milioni di barili al giorno senza accusare grosse conseguenze per la propria economia. Di fatto, potrebbe privarsi delle sue esportazioni per un certo periodo, il tempo di piegare l’Occidente e indebolirlo al punto tale da indurlo ad alzare bandiera bianca sull’Ucraina.

La situazione è delicatissima. Il motto del G7 quest’anno è stato “Putin non deve vincere”. Se vincesse, non solo rafforzerebbe il proprio appeal geopolitico, ma si sentirebbe autorizzato prima o poi ad attaccare qualche altro stato europeo, Moldavia in primis. D’altra parte, il Cremlino ritiene che in Ucraina non possa perdere; sarebbe la fine politica non solo di Vladimir Putin, ma anche della Russia intesa come potenza regionale.

Inflazione già alle stelle in Occidente

Ieri, il prezzo del petrolio si aggirava intorno ai 112 dollari al barile, sotto i massimi recenti di oltre 123 dollari toccati nei primi di giugno. Per il momento, nulla lascia supporre una drastica accelerazione delle quotazioni. Ma la geopolitica non gioca a favore di noi occidentali. Un petrolio a 2-300 dollari, senza neppure arrivare ai livelli previsti da JP Morgan nello scenario peggiore, stenderebbe a tappeto le nostre economie. Già l’inflazione divora stipendi e risparmi. Nell’Eurozona è schizzata all’8,6% a giugno, trainata dal +41,9% annuale dei prezzi energetici.

La ritorsione russa difficilmente sarebbe compensata dall’aumento delle estrazioni nel breve periodo in altri stati produttori. In attesa di verificare se e a quale intesa giungeranno Arabia Saudita e USA dopo l’atteso incontro tra il presidente Joe Biden e il principe Mohammed bin Salman, sembra che il Medio Oriente si sia schierato silentemente per interesse con Mosca. Alte quotazioni convengono a tutti i paesi esportatori, seppure non al punto di mandare le economie clienti in recessione. E speriamo che di questo tenga conto il Golfo Persico nelle prossime settimane.

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