L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 agosto 2022

Il VOSTRO Mario Draghi scappa dopo aver raggiunto il suo obiettivo indebolire l'Italia. La speculazione ringrazia e affina i denti. Un esempio, distruzione del bonus 110%, che ha creata moneta alternativa non a debito e che ha permesso all'edilizia e al suo indotto di gridare al miracolo italiano dell'aumento del Pil dell'1% all'inizio dell'anno

Gli hedge funds scommettono 39 miliardi contro l’Italia. Scaricando Draghi e Btp

25 Agosto 2022 - 08:45
Il Financial Times rovina l’apologia riminese di governo: i fondi speculativi hanno creato la posizione ribassista maggiore dal gennaio 2008. Le ragioni? Instabilità politica e dipendenza da Gazprom


La festa è durata poco. Perché mentre le rastrelliere delle edicole italiane trasudavano cronache da canonizzazione laica e in vita del presidente del Consiglio uscente, un impietoso Financlal Times dava conto con evidenza ai dati raccolti da S&P Global Market Intelligence. E in base ai quali, nel solo mese di agosto ancora in corso, gli hedge funds hanno preso in prestito debito italiano per 39 miliardi. La più grande posizione ribassista dal gennaio 2008 e una chiara scommessa contro il nostro Paese. E il suo governo dei Migliori.

Perché se infatti le ragioni addotte dai diretti interessati per giustificare uno short selling di massa simile contro un’economia che solo pochi mesi fa festeggiava trionfante un Pil al +6,6% fanno riferimento all’instabilità politica innescata dal voto e ad alcune stravaganti promesse contenute nei programmi, ecco che la motivazione accessoria scoperchia il vaso di Pandora: Roma è totalmente dipendente da Gazprom e questo apre scenari decisamente foschi già per l’autunno ormai alle porte. Insomma, le famose alternative - LNG statunitense, Angola e Algeria - vengono ritenute talmente insufficienti o inesistenti fa giustificare un moloch speculativo degno della crisi debitoria del 2010-2011.

E non basta. E giustificare la mossa ci ha pensato anche un secondo livello di dipendenza totale del nostro Paese: quello dalla Bce per calmierare artificialmente proprio i premi di rischio del nostro debito pubblico. Stando a S&P, infatti, l’Italia è il Paese maggiormente a rischio da un’eventuale decisione della Bce di bloccare programmi di schermatura gratuita dello spread. Ovvero, quel reinvestimento titolo del Pepp che da più parti, Bundesbank in testa, viene visto come l’ennesima forzatura statutaria cui Francoforte sta prestandosi, di fatto correndo il rischio di vanificare le manovre anti-inflazione condotte attraverso il rialzo dei tassi con operazioni de facto espansive. Insomma, il concambio fra bond dei Paesi core in scadenza e titoli di quelli periferici da acquistare in automatico pare non più garantito. Il +37,2% di aumento su base annua dei prezzi alla produzione tedeschi ha operato da evento spartiacque, come era facile prevedere.

E non basta ancora. Perché a detta dei manager di due fondi attivi nello short come Norbury Partners e BlueBay, l’Italia sta apparentemente giocando il gioco del pollo con la Bce, tanto che nemmeno l’ipotesi di un nuovo strumento di sostegno come lo scudo anti-spread TPI, pur con le sue condizionalità stringenti, sta operando da deterrente contro le scommesse al ribasso. Insomma, la possibilità di far soldi con il tonfo italiano è decisamente alta e sembra compensare qualsiasi controindicazione in tal senso possa giungere da Roma o Francoforte. L’Italia ce la farà anche questa volta, qualunque partito vinca le elezioni, ha dichiarato rassicurante Mario Draghi a Rimini. Forse perché, comunque vada, sarà commissariata?

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