L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 agosto 2022

Inflazione+Recessione=STAGFLAZIONE ma nessuna televisione, nessuno del Circo Mediatico è disposto a dirlo altrimenti scatterebbe la caccia al paria

Economia. Se l'euro scende sotto la parità con il dollaro: le conseguenze

Redazione Internet martedì 23 agosto 2022
Con un cambio sfavorevole si esporta con più facilità ma le importazioni diventano più costose. L'euro in parità con il dollaro dopo che in mattinata era sceso sotto con il minimo dal 2002 a 0,9901

Ansa

Mercati azionari senza direzione in attesa del summit della Fed di Jackson Hole, dove il presidente della Banca Centrale Usa Jerome Powel dirà la sua in tema di tassi. Lo scenario mondiale al momento non è tranquillizzante, in quanto lo spettro della recessione ha portato l'euro di nuovo in parità con il dollaro, dopo essere sceso sotto nella mattinata con il minimo dal 2002 a 0,9901 dollari. Una lieve ripresa c'è stata dopo le parole del membro del direttivo della Bce Fabio Panetta, che ha invocato "prudenza" in tema di politica monetaria. La moneta unica infatti è leggermente risalita riportandosi sopra al dollaro, per attestarsi poi alla pari con il biglietto verde, segno che l'allarme non è finito.

Perché questo deprezzamento?
È dovuto al rafforzamento del dollaro, sostenuto dalla politica monetaria della banca centrale statunitense, la Federal Reserve. A differenza della Banca centrale europea, la Fed ha mostrato molto prima la sua determinazione a proseguire la politica di inasprimento dei tassi per combattere l'inflazione. Gli alti tassi d'interesse negli Stati Uniti rendono più interessante detenere dollari, il che attira gli investitori e fa apprezzare la valuta. Da parte sua, la Bce ha aumentato i tassi per la prima volta, ma la sua intenzione a lungo termine non è considerata abbastanza chiara dai mercati e sta causando incertezza sull'euro. "La Bce sta camminando su gusci d'uovo. Non può rinunciare completamente ad aumentare i tassi perché teme di provocare una crisi del debito sovrano nei Paesi più indebitati dell'eurozona", spiega Eric Dor, direttore degli studi economici della Ieseg School of Management. La Fed, invece, "non sta affrontando questo problema". Di conseguenza, i differenziali dei tassi d'interesse rimangono "molto favorevoli al dollaro", conclude. Inoltre, la guerra in Ucraina e la dipendenza dell'Europa dagli idrocarburi russi si aggiungono alla "crescente" incertezza dell'eurozona.

Esportazioni più semplici
L'effetto della caduta dell'euro varia a seconda della dipendenza delle imprese dal commercio estero e dall'energia. "Le aziende che esportano al di fuori della zona euro beneficiano del deprezzamento dell'euro perché i loro prezzi sono più competitivi (una volta convertiti in dollari, ndr), mentre le aziende che importano si trovano penalizzate", riassume Philippe Mutricy, direttore degli studi della banca pubblica Bpifrance. D'altra parte, per le Pmi che dipendono dalle materie prime e dall'energia e che esportano poco, come gli artigiani locali, i costi esplodono.

A beneficiare della caduta dell'euro è l'industria manifatturiera, che esporta i suoi prodotti all'estero, in particolare l'industria aeronautica, automobilistica, dei beni di lusso e chimica.

Crescita e debito
In teoria, il deprezzamento dell'euro rende i prezzi più competitivi al di fuori della zona euro e quindi stimola le esportazioni di beni e servizi europei all'estero. Ciò potrebbe attutire l'impatto sulla crescita dell'aumento dei prezzi delle materie prime, soprattutto nei Paesi con economie basate sulle esportazioni come la Germania. Per il rimborso del debito dei Paesi europei, l'impatto è però meno chiaro. Una maggiore crescita può "facilitare il rimborso del debito", spiega Isabelle Mèjean, docente di Sciences Po Paris, a condizione che i mercati considerino il debito europeo sufficientemente sicuro e che i tassi di interesse rimangano bassi. Ma per gli Stati che hanno emesso obbligazioni denominate in dollari, un deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro aumenta il costo del rimborso.

Inflazione e famiglie
Secondo l'ufficio statistico europeo Eurostat, quasi la metà dei prodotti importati nell'Eurozona sono fatturati in dollari, contro meno del 40% in euro. È il caso di molte materie prime, a partire dal petrolio e dal gas, i cui prezzi sono già aumentati negli ultimi mesi a seguito della guerra in Ucraina. Ma con il deprezzamento della moneta europea, sono necessari più euro per acquistare prodotti importati in dollari. Ciò contribuisce ad aumentare l'inflazione. Poiché gli aumenti salariali non vanno di pari passo, il potere d'acquisto delle famiglie è minacciato. In secondo luogo, il deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro rallenterà i flussi turistici degli europei, soprattutto negli Stati Uniti. Poiché hanno bisogno di più euro per pagare lo stesso importo in dollari, il costo del loro soggiorno aumenterà negli Stati Uniti e nei Paesi la cui moneta è ancorata al dollaro (Qatar, Giordania, ecc.). Al contrario, i turisti americani traggono vantaggio dal tasso di cambio: durante i loro soggiorni in Europa, possono spendere di più con la stessa quantità di dollari.

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