L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 settembre 2022

Anche questa volta il giochino degli Stati Uniti di creare inflazione e poi scaricarla sugli altri paesi del mondo alzando i tassi sta riuscendo. Ma questa è l'ultima volta, rimarrà questa possibilità di scaricare la propria crisi sugli altri solo per quelli che continueranno ad accettare come moneta di riserva il dollaro

Per la Fed "l'outlook resta debole ma la lotta all'inflazione durerà quanto necessario"

Le parole del vicepresidente Brainard e il calo dei rendimenti danno sprint agli indici di Borsa

di Gaia Vendettuoli
aggiornato alle 22:4507 settembre 2022


AGI - La Fed, nella manovra per cercare di rallentare l'inflazione negli Stati Uniti, continuerà ad inasprire la propria politica monetaria finchè sarà necessario. Lo ha ribadito il vicepresidente dell'istituto, Lael Brainard. La Fed rimarrà in questo processo "per tutto il tempo necessario per ridurre l'inflazione", ha affermato il membro del board in un discorso al Clearing House and Bank Policy Institute di New York.

L'inflazione è rallentata a luglio negli Stati Uniti, dopo aver toccato il massimo da 40 anni a giugno. Rimane comunque molto alta, all'8,5% secondo l'indice Cpi - su cui sono indicizzate, tra l'altro, le pensioni - e al 6,3% secondo l'indice Pce, seguito dalla Fed.

Questo rallentamento "è gradito, ma serviranno diversi mesi di bassa inflazione per essere fiduciosi che l'inflazione stia rallentando verso il 2%", l'obiettivo della Fed, ritenuto salutare per l'economia. Per allentare la pressione sui prezzi, la Fed sta alzando gradualmente i tassi chiave al fine di frenare i consumi.

Ci sono stati quattro rialzi da marzo e i tassi ora sono compresi tra il 2,25 e il 2,50%. Un ulteriore rialzo sarà proposto il 21 settembre, alla prossima riunione del Comitato di politica monetaria (Fomc), l'organo decisionale della banca centrale.

"Finora, abbiamo rapidamente innalzato i tassi ufficiali al picco del ciclo precedente e dovranno aumentare ulteriormente", ha affermato Lael Brainard. "La politica monetaria dovrà essere restrittiva per un po' per dare la certezza che l'inflazione si sta avvicinando all'obiettivo", ha aggiunto il numero due della potente istituzione.

"Sebbene la linea d'azione precisa dipenda da come si evolvono le prospettive, sono fiduciosa che raggiungeremo un ritorno all'inflazione del 2%", ha affermato.

Tuttavia, Lael Brainard ha avvertito che "potrebbe volerci del tempo prima che il pieno effetto di queste condizioni finanziarie più restrittive si faccia sentire nell'economia", e che "il processo di disinflazione in patria dovrà essere rafforzato da una domanda piu' debole e da un inasprimento molti altri paesi".

I membro del board ha anche messo in guardia contro i "rischi legati a un eccessivo inasprimento" delle condizioni monetarie, ma anche al contrario sull'importanza di "evitare il rischio di fermarsi troppo presto".

La presidente della Fed di Cleveland, Loretta Mester, aveva indicato all'inizio della giornata di ritenere necessario in questa fase aumentare i tassi chiave appena al di sopra del 4% all'inizio dell'anno prossimo, "e mantenerli a questo livello".

E ha nuovamente indicato che non prevede un taglio dei tassi nel 2023. Questo componente del Fomc, che ha diritto di voto a rotazione nel 2023, ritiene tuttavia che non sarà "appropriato" attendere che l'inflazione scenda al 2% per smettere di aumentare i tassi.

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