L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 settembre 2022

Draghi un bugiardo spudorato. La bilancia dei pagamenti in rosso è l'eredità che il VOSTRO ci lascia. La Bce impossibilità di avere una politica monetaria che possa andare bene per diciannove paesi. Questa è una delle gabbie di ferro di Euroimbecilandia

AUTUNNO CALDO/ Dagli Usa all’Ue, la verità taciuta sulla salute delle nostre imprese
Pubblicazione: 25.09.2022 - Giovanni Passali
Dal Governo italiano, come dalla Commissione europea e dagli Stati Uniti, non arrivano parole veritiere sullo stato di salute dell’economia

Mario Draghi e Ursula von der Leyen (Lapresse)

“Quando a New York nei prossimi giorni incontrerò i leader e capi di stato e di governo degli altri Paesi racconterò esattamente il Paese che lascio oggi: un Paese forte, che cresce, rispetta i conti, coerente, che non ha ceduto a capovolgimenti in politica estera, atlantista, europeista, democratico”. Queste le parole di Mario Draghi.

Intanto Bankitalia comunica che il debito pubblico ha battuto il nuovo record, fissandolo (per ora) a 2.770 miliardi di euro per il mese di luglio. “Rispetta i conti”, che faccia tosta! Volete sapere quanto l’Italia sta “rispettando i conti”? Quasi sicuramente per la prima volta negli ultimi venticinque anni avremo una bilancia commerciale in rosso. E questo diventa il secondo tassello fondamentale per cui i conti non saranno mai a posto. Se, infatti, la bilancia commerciale è negativa, vuol dire che importiamo più di quanto esportiamo, come uno dei tanti Paesi africani, o come certi stati del Centro o Sud America, tipo l’Argentina prima del fallimento del 2001.

Questo è il secondo tassello, poiché il primo è quello della struttura della moneta unica, la quale fissa un unico tasso di interesse per tutti i Paesi che hanno quella moneta. Se tale tasso è superiore alla crescita del Pil, questo porta a un debito che cresce a un ritmo superiore alla crescita dell’economia e quindi porta matematicamente a una serie di problemi finanziari che nel tempo aggraveranno i conti pubblici, fino all’inevitabile fallimento.

Ma lo sapevate che abbiamo anche un ministro dell’Economia? Daniele Franco si è presentato a Cernobbio ai primi di settembre per dire che “è bene che la riduzione del debito prosegua…”. Vivono sulla luna, non sanno nulla di quanto accade qui, sulla terra. Non sanno della disperazione della gente, non sanno delle decine di migliaia di aziende piccole e piccolissime che stanno per chiudere, non sanno che persino i servizi segreti italiani parlano di una situazione sociale vicina all’implosione. Probabilmente non lo sanno anche perché il presidente del Copasir, il senatore di Fratelli d’Italia Urso, è andato negli Usa a incontrare il Segretario di stato americano per spiegargli il programma elettorale del suo partito. E ovviamente per tutti i giornali il grosso problema è l’influenza russa sulla politica, non quella americana.

Esempio clamoroso di menzogna: la von der Leyen afferma che i soldati russi in Ucraina stanno sottraendo i chip dalle lavatrici per utilizzarli per scopi militari. La verità: la mancanza di chip riguarda tutto il mondo occidentale, addirittura le fabbriche di automobili sono costrette a fermarsi per mancanza di chip che dovrebbero provenire dall’Oriente, soprattutto Taiwan, Cina e Corea del Sud. La mancanza è così grave che le nuove tessere sanitarie italiane, quelle che stanno arrivando in questi giorni, sono prive di chip, sono solo plastica.

E ci dobbiamo stupire se, tornando all’economia, si continua a mentire dicendo che non c’è la recessione? Continuano a dirlo, nonostante il Pil americano in discesa per due trimestri consecutivi. Continuano a dirlo, nonostante vi sia il dato più evidente di tutti, cioè il differenziale tra i titoli di stato a due anni e quello a dieci anni: quando è negativo, allora siamo in recessione. Ed è pesantemente negativo, ed è in continua discesa dall’inizio del 2021.

Ma vediamo un paio di grafici.

Questo è il grafico da inizio 2021 a oggi.

E questo è il grafico degli ultimi 20 anni.

Come si vede chiaramente, siamo più in basso rispetto ai minimi del 2007 (inizio della crisi) e stiamo ormai ai minimi della crisi del 2000-2001. Insomma, per non vedere la crisi attuale bisogna essere ciechi.

Ciechi e ignoranti, per pensare di poter risolvere questa crisi con strumenti monetari. Almeno in Europa, questo non è possibile, perché la crisi dipende da scelte politiche, cioè da una rarefazione di una materia prima fondamentale (energia da petrolio e gas) indotta artificialmente da ottuse scelte politiche, condite da argomentazioni “green” che sono tutto fuorché sostenibili (e probabilmente nemmeno “green”, come l’auto elettrica).

Ci si potrebbe chiedere come possiamo essere arrivati a questo punto. Ma occorre partire da una seria autocritica, perché tutto questo è accaduto anche a causa del disinteresse di tanti cittadini per il bene comune e per la politica. Occorre riprendere questo interesse per il bene comune, occorre tornare a impegnarsi nella politica e prendersi la responsabilità di fare delle scelte.

Tra poco vi sono le elezioni e occorre un radicale cambio di rotta rispetto a una strada già tracciata dove gli interessi della popolazione non sono tenuti in considerazione, ma solo gli interessi della speculazione e del capitalismo finanziario.

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