L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 settembre 2022

La guerra igiene del mondo - Il dollaro già ha perso la sua presa come moneta di riserva mondiale e costringe gli Stati Uniti a guardare il proprio ombelico la cui economia è in un pantano indicibile, con i debiti gemelli alle stelle e a cui mancherà sostanzialmente il privilegio della moneta dollaro dominante

VALUTE
La Cina pagherà in rubli e yuan il gas russo: punta alla de-dollarizzazione del mondo

di Fabio Savelli 06 set 2022

 
La linea tratteggiata indica il progetto Power of Siberia2 di gasdotto verso la Cina

La Cina pagherà in rubli e yuan per le forniture di gas russo attraverso il gasdotto Sila Sibiry. Un accordo in questo senso, scrive il sito del quotidiano del mondo imprenditoriale russo Kommersant, è stato firmato tra il presidente della Gazprom, Alexei Miller, e quello della compagnia cinese Cnpc, Dai Houliang. Secondo quanto riferisce in un comunicato la Gazprom, durante l’incontro, avvenuto in videoconferenza, sono stati anche firmati accordi aggiuntivi all’intesa per la vendita a lungo termine di gas alla Cina lungo la rotta orientale.

Le attuali esportazioni di gas dalla Russia alla Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia 1 sono alimentate da giacimenti di gas della Siberia orientale e la rotta dell’Estremo Oriente recentemente concordata (via Sakhalin) e anch’essa separata dalla rete europea del gas. Tuttavia, il progetto di gasdotto Power of Siberia 2 cambierà la prospettiva, fornendo a Gazprom la possibilità di alternare le esportazioni tra Europa e Cina e fornendo così teoricamente alla Russia una significativa leva geopolitica, almeno per quanto riguarda l’Europa. Ci si aspetta comunque che il mercato globale del gas rimanga teso fino al 2024, ma non oltre. Nel 2025 si aggiungerà una grande fornitura supplementare di gas naturale liquido (in particolare la gigantesca espansione del campo nord del Qatar) e allenterà il mercato in modo significativo, diminuendo il potere negoziale di Mosca.

Al tempo stesso la Cina ha progettato una totale disintermediazione dalla fornitura americana, che è l’altro grande fronte su cui gli Stati Uniti sono allo scontro frontale. Se Mosca sta slittando verso la sfera d’influenza cinese non si può non notare che Pechino si stia preparando a rompere gli equilibri globali delle materie prime, acquistando e stoccando metalli e cereali come mai nella Storia recente. Il continuo processo di ri-stoccaggio di materie prime da parte di Pechino, unito al mantenimento di una stringente Zero Covid, rappresentano chiaro segnale di un atteggiamento bellico da parte del regime cinese. A oggi la Cina detiene il 93% delle scorte mondiali di rame, il 74% di quelle di alluminio, il 68% di quelle di mais e il 51% di quelle di frumento.

Ma la vera partita è sulle valute. I russi sono in qualche modo costretti a fare a meno del dollaro a causa delle sanzioni che li tagliano fuori e la governatrice Elvira Nabiullina a marzo aveva ripreso a comprare oro a un prezzo fisso in rubli, un modo per cercare di stabilizzare il valore della valuta russa vincolandolo a quello del metallo giallo. Poi, cambiate le condizioni di mercato, ha rinunciato al vincolo. Ma altri Paesi non sottoposti a sanzioni, abbandoneranno il dollaro? Il ruolo chiave può recitarlo l’Arabia Saudita, primo produttore al mondo di petrolio, materia prima ancorata storicamente al biglietto verde americano. Ha aperto alla compravendita di greggio in moneta cinese. Sta cambiando il mondo.

Nessun commento:

Posta un commento