L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 settembre 2022

La Siria chiede all'ONU di porre fine all'occupazione militare degli Stati Uniti che oltre a rubargli petrolio pone anche sanzioni. Diritto Internazionale cercasi

All’Assemblea Generale dell’ONU, la Siria chiede agli USA di porre fine alla loro occupazione militare 

(Jalel Lahbib)
-27/09/2022


Gli Stati Uniti hanno sempre modellato il diritto internazionale secondo le loro esigenze. L’aggressione di un Paese e l’occupazione del suo territorio (in parte o in toto) é un atto contrario al diritto internazionale e la Nazione (qualunque essa sia) che lo compie si pone al di fuori di esso.

La Russia ha invaso l’Ucraina e « occupato » parte del suo territorio nelle regioni del Donbass violando l’integrità territoriale di un Paese Sovrano. Gli Stati Uniti, hanno invaso la Siria (senza dichiarare ufficialmente la guerra) e occupano i territori di al-Hasakah e Deir ez-Zor nel nord-est del paese, quindi anche essi si sono posti al difuori della legge. Invece no.

Secondo l’interpretazione della Casa Bianca le truppe presenti in territorio siriano sono di appoggio alle milizie curde che combattono i terroristi islamici del DAESH e il « brutale » regime del Presidente Bachar el-Assad. Una interpretazione del tutto faziosa. Almeno la Russia ha la scusa di dover proteggere la popolazione russofona del Donbass vittima da 8 anni di una guerra civile e di pulizie etniche da parte del regime filo nazista di Kiev. Non risulta che nel nord-est della Siria vi sia una popolazione americana da proteggere. Al contrario vi sono importanti giacimenti di gas e petrolio…

Lunedì, durante l’ultimo giorno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il diplomatico siriano, Faisal Mekdad, ha definito la guerra di 11 anni nel suo paese « un tentativo dell’Occidente di ottenere il controllo del mondo ».

Mekdad ha chiesto agli Stati Uniti di lasciare il suo paese. Se gli americani volgliono lottare contro il terrorismo internazionale questa lotta richiede un coordinamento con il governo siriano. Non possono gli Stati Uniti occupare parte del territorio ricco di idrocarburi con la scusa della lotta al terrorismo. Questa é una azione militare che viola il diritto internazionale e la sovranità della Siria.

Mekdad ha chiesto che gli Stati Uniti ritirino immediatamente le truppe dal territorio siriano e che accetti di ricompensare Damasco per le perdite subite dalla sua industria petrolifera e del gas durante la guerra, sostenendo che l’impatto “diretto e indiretto” sul settore energetico siriano aveva raggiunto i 107 miliardi di dollari.

La guerra civile scoppiata nel 2011 in Siria non è una drammatica evoluzione delle proteste popolari contro il governo di Assad ma un piano di destabilizzazione americano teso a limitare la sovranità di un Paese che non riusciva a controllare, limitare l’influenza regionale della Russia e accappararsi i giacimenti di petrolio e gas siriani. E’ storicamente assodato che la guerra civile siriana é iniziata in quanto Assad é stato costretto a far intervenire l’esercito per frenare l’infiltrazione di mercenari armati che avevano rapidamente trasformato un movimento popolare di pacifica protesta in una confronto armato.

In effetti le forze « democratiche » siriane che hanno preso le armi per spodestare il « dittatore » Assad : il Free Syrian Army, hanno e stanno giocando un ruolo marginale nella guerra civile che é prevalentemente combattuta tra l’esercito regolare e i gruppi salafisti al-Nusra Front, Tahiri al-Sham, il DAESH – ISIL e le SDF (Syrian Democratic Forces) una formazione curdo-araba. Escluse le SDF (di cui popolazione risiede da tempo immemorabile nei territori del nord-est) tutte le altre formazioni ribelli sono composte al 80% da mercenari medio orientali e nordafricani che combattono anche contro il Free Syrian Army. Il loro obiettivo é di trasformare lo Stato laico siriano in una Nazione Islamica governata dalla Sharia.

Le varie formazioni salafiste sono state utilizzate dagli Stati Uniti prima per indebolire il governo di Damasco e successivamente per internvenire militarmente con la scusa di combattere il terrorismo islamico. L’ingerenza americana inizia immediatamente dopo lo scoppio della guerra civile nel 2011. Gli Stati Uniti hanno inizialmente fornito ai ribelli dell’Esercito Siriano Libero addestramento, denaro, armi e intelligence spendendo 1,5 miliardi di dollari. Il supporto americano si é esteso anche ai gruppi terroristici anche se questo supporto è sempre stato negato da Casa Bianca e dal Pentagono.

Nel 2014 gli Stati Uniti constatano il fallimento della loro guerra per procura. Il sostegno e successivamente l’intervento di Russia e Iran hanno permesso al governo di Damasco di decimare i gruppi ribelli e di rinconquistare due terzi del territorio nazionale.

Con il Free Syrian Army praticamente distrutto gli Stati Uniti si vedono costretti a intervenire militarmente nel nord-est sostenendo i curdi delle Forze Democratiche Siriane tramite l’operazione Inherent Resolve, l’operazione militare attiva guidata dagli Stati Uniti Stati Uniti, che ha coinvolto le forze armate di Regno Unito, Francia, Giordania, Turchia, Canada, Australia. Una coalizione arbaba (composta da Bahrain, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) ha invaso i territori ovest della Siria. Entrambe le invazioni straniere ufficialmente avevano come obiettivo combattere il terrorismo islamico.

A partire dal 2017-18, gli Stati Uniti e i loro partner hanno ha anche preso di mira il governo siriano e i suoi alleati tramite attacchi aerei e abbattimenti di aerei, principalmente in difesa delle SDF o del gruppo di opposizione dell’Esercito del commando rivoluzionario con sede ad al-Tanf. Il 7 aprile 2017 l’attacco missilistico americano alla base aerea di Shayrat segna il primo attacco diretto alle forze governative siriane e l’inizio di una serie di azioni militari dirette delle forze statunitensi contro il governo siriano e i suoi alleati avvenute durante i periodi di maggio-giugno 2017 e febbraio 2018. A metà gennaio 2018, l’amministrazione Trump ha manifestato l’intenzione di mantenere una presenza militare a tempo indeterminato in Siria per contrastare l’influenza dell’Iran e cacciare il presidente siriano Bashar al-Assad.

All’inizio di settembre 2018, gli Stati Uniti hanno iniziato ad attuare una nuova strategia che cercava di estendere indefinitamente il proprio sforzo militare, lanciando un’importante spinta diplomatica per raggiungere gli obiettivi americani in Siria. All’epoca le truppe americane erano arrivate a quasi 3500 uomini. A causa di una serie di rovesci militari e il rischio di uno scontro diretto con l’esercito russo, il 19 dicembre 2018 Trump ordina il ritiro di 2500 soldati americani, concentrandosi all’occupazione dei territori nord est controllati da curdi.

Una occupazione strategica che aveva come obiettivo impedire al governo di Damasco di estrarre e vendere il suo petrolio e gas . Infatti la maggior parte della ricchezza di petrolio e gas della Siria si trova nel territorio occupato dalle truppe americane. Senza di esse la resistenza curda sarebbe stata sconfitta e Damasco avrebbe ripreso il controllo dei giacimenti di idrocarburi.

Dal 2019 ai giorni nostri gli Stati Uniti vendono illegalmente il petrolio e il gas siriano causando a Damasco una perdita di 107,1 miliardi di dollari contribuendo così alla perenizzazione del conflitto e della povertà. Lo sfruttamento, la distruzione, lo spreco e l’esaurimento delle risorse naturali siriane da parte degli Stati Uniti stanno privando il popolo siriano delle proprie risorse in un momento in cui la Siria soffre già di una grave carenza di materiali energetici.

Il petrolio e gas rubati dal 2019 al 2020 venivano convogliati nella vicina base militare USA nel nord dell’Iraq ed esportati da 64 petroliere americane. Il governo siriano ha criticato per molto tempo la rapina di idrocarburi degli Stati Uniti, sostenendo che gli Stati Uniti hanno inviato petroliere almeno otto volte per trasportare petrolio siriano rubato. La Siria afferma che i furti di petrolio, gas naturale e altre risorse minerarie siriani da parte degli Stati Uniti hanno portato a carenze energetiche e a un ulteriore deterioramento dell’economia e dei mezzi di sussistenza delle persone.

Dal 2021 il petrolio e gas siriani rubati dagli americani vengono venduti alle compagnie petrolifere irachene al fine di tagliare i costi di trasporto e non rendere tracciabile il colossale furto tramite il traffico di petroliere americane nella regione. Gli idrocarburi vengono venduti a un prezzo inferiore del mercato in quanto si tratta di operazioni illegali. Parte del denaro viene utilizzato per sostenere i gruppi armati siriani e parte finisce nelle casse dello Stato americano dopo le necessarie operazioni di riciclaggio.

I dati diffusi dal Ministero del petrolio e delle risorse minerarie siriano hanno mostrato che nella prima metà del 2022, le forze statunitensi avrebbero rubato più del 80% delle risorse petrolifere siriane ogni giorno poiché la produzione media giornaliera di petrolio del paese può raggiungere 80.000 barili e 66.000 barili sono nei territori controllati dall’esercito americano. Questa rapina così sfacciata non é molto diversa dal saccheggio coloniale che sfrutta la situazione di instabilità e guerra civile creata dagli Stati Uniti nel 2011.

“Non c’è ingiustizia più grande del paese più ricco del mondo che rapina uno dei più poveri”, ha detto Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, esortando gli Stati Uniti a restituire al popolo siriano la libertà, la ricchezza e la dignità che sono loro giustamente ponendo fine alla sua presenza militare illegale in Siria e fermando rubare petrolio dalla Siria.

La legittima richiesta del governo siriano del ritiro delle truppe americane, fine del saccheggio di idrocarburi e ricompensa dei danni finanziari subiti, é stata ignorata dalla Unione Europea, pronta a diffendere l’Ucraina dagli invasori russi ma tollerante (anzi, complice) dell’invazione americana in Siria.

L’Unione Europea ha anche appoggiato la scandalosa opposizione americana alla ricostruzione della Siria. Nell’ottobre 2021 il segretario di Stato Antony Blinken, in una conferenza stampa congiunta con i suoi omologhi israeliani ed Emirati Arabi Uniti, ha afferlati che gli Stati Uniti non hanno “cambiato la nostra posizione per opporsi alla ricostruzione della Siria fino a quando non ci saranno progressi irreversibili verso una soluzione politica”, che nell’ottica americana prevede la rimozione del governo di Assad e l’instaurazione di un governo “amico”.

Anche sul tema delle sanzioni Blinken é stato chiaro. “Gli Stati Uniti non intendono esprimere alcun sostegno agli sforzi internazionali per normalizzare le relazioni o riabilitare il signor Assad o revocare le sanzioni a meno che non ci sia un cambio di regime a Damasco.

Le sanzioni statunitensi ai sensi del Caesar Act contro la Siria prendono di mira specificamente i settori dell’energia e delle costruzioni per impedire la capacità del paese di ricostruire dopo 10 brutali anni di guerra. Le sanzioni possono colpire qualsiasi persona indipendentemente dalla nazionalità, scoraggiando i vicini della Siria dall’aiutare nella ricostruzione.

La guerra economica di Washington contro la Siria sta esacerbando la carenza di cibo nel paese. Secondo le Nazioni Unite, a luglio 2022, il numero di siriani vicini alla fame è di 12,4 milioni, ovvero il 60 per cento della popolazione.

Jalel Lahbib

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