L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 18 settembre 2022

Le sanzioni, atti di guerra, degli Stati Uniti all'Iran e alla Russia sono state il collante iniziale affinché questi due paesi si cominciassero ad annusarsi, a prendere confidenza l'uno della presenza e consistenza dell'altro. Il tempo ha lavorato e oggi le interrelazioni diventano sempre più complesse e completo. Agiscono a tutto tondo nella fiducia e rispetto reciproco

Confermata la fornitura di velivoli da combattimento Sukhoi Su-35 all’Iran
18 settembre 2022


Analisi Difesa ne ha parlato a inizio anno dopo che il giornalista di origine iraniana Babak Taghvaee aveva scritto un articolo sull’Independent Persian dedicato alla stipula di un accordo ventennale sulla cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa tra Russia e Iran.

Questo accordo avrebbe portato – secondo Taghvaee – all’acquisto di armi russe per un importo di oltre 10 miliardi di dollari: nella lista dei desiderata erano inclusi 24 caccia Sukhoi Su-35 e due batterie di sistemi di difesa aerea a lungo raggio S-400 (nella foto sotto).

Si trattava di una notizia che tra le altre cose si accompagnava al contestuale rifiuto egiziano di procedere all’acquisto di 24 Su-35 a causa delle sanzioni americane, e con questi nuovi Flanker destinati appunto a Il Cairo, più volte fotografati nei piazzali dello stabilimento della KnAAPO di Komsomolsk-on-Amur.


A conferma di quanto raccontato da Taghvaee, il Ministro della Difesa iraniano ha reso noto che l’Aeronautica della Repubblica islamica dell’Iran (IRIAF) riceverà effettivamente i Sukhoi Su-35SE “Flanker-E”, quegli stessi 24 Su-35 destinati in principio all’al-Quwwat al-Jawwiya Il Misriya (EAF o Egyptian Air Force).

Il numero esatto di caccia Su-35 non è stato ufficialmente menzionato ma considerando l’ampia estensione del paese (18° al mondo per superficie) e le condizioni generali della Forza Aerea iraniana, i numeri necessari dovrebbero corrispondere ad almeno 60/70 macchine.

La dotazione dell’IRIAF è difatti piuttosto datata: la maggior parte della sua flotta aerea è composta da F-14A, F-4 e F-5 di fabbricazione statunitense consegnati tra gli anni ’60 e ’70 durante il regno dello Shah Reza Pahlevi, successivamente Teheran ha acquisito MiG-29A dalla Russia e alcuni Dassault Mirage F-1 dell’ex Aeronautica irachena volati oltre confine durante la Guerra del Golfo del 1990-‘91.

Dopo la Guerra Iran-Iraq i rappresentanti sovietici si avvicinarono a Teheran con un’offerta per 72 MiG-29, 24 MiG-31 e 36 Su-24MK, ma il paese che tentava di riprendersi dalla logorante guerra riuscì a malapena a racimolare fondi solo per 18 MiG-29 e 12 Su-24MK le cui consegne iniziarono a metà del 1990, ovvero quando gli Stati Uniti erano impegnati nella Prima Guerra del Golfo.

Successivamente, pur con l’effettivo interesse da parte di Teheran, le proposte di vendita da parte di Mosca di caccia intercettori MiG-31, bombardieri supersonici Tupolev Tu-22M e di due AWACS Beriev A-50 fallirono per la pressione degli USA sull’accordo commerciale.

Tra il 2015 e il 2016 (ovvero poco dopo l’accordo sul nucleare), Analisi Difesa ha riferito dell’attenzione di Teheran verso i caccia Sukhoi Su-30MK e Su-30SM ma ogni programma è evidentemente sfumato senza poi concludersi in un contratto effettivo.

Resta da chiarire adesso la questione della formazione dei piloti iraniani, ma anche in questo caso lo stesso Taghvaee aveva spiegato che non meno di 30 piloti di caccia MiG-29, F-4E e F-14A iraniani sarebbero stati già selezionati dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica di Teheran per essere inviati in Russia e iniziare così l’addestramento sui nuovi caccia Sukhoi.


Di certo il rapporto tra Mosca e Teheran è nettamente cambiato dal 2015: a cominciare dall’accordo sul nucleare iraniano fino alla collaborazione in Siria, i due paesi sembrano più che mai far fronte comune in numerosi settori (difesa in primis), senza dimenticare l’ulteriore segnale di collaborazione sorto anche sul conflitto russo-ucraino considerando la recente documentata prova di una fornitura di droni iraniani per le Forze Armate russe.

Le Forze Armate ucraine affermano che le loro posizioni nel distretto di Kupyansky, nella regione di Kharkiv, sono state attaccate da un certo drone kamikaze russo (finora sconosciuto) Geran-2 (nella foto sopra).

Considerando la loro somiglianza con i droni kamikaze iraniani Shahed-136 (vedi foto sopra), possiamo ipotizzare che si tratti di velivoli della linea Shahed acquistati in Iran o assemblati/realizzati su licenza iraniana in Russia. Si tratterebbe dunque della prima prova “documentata” dell’uso di droni kamikaze iraniani in Ucraina a disposizione delle Forze Armate russe.

Foto: IRIAF, Ministero Difesa Russo, Sukhoi

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