L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 settembre 2022

Lo spread lo deciderà/decide la Bce agendo sul mercato secondario per acquistare o no i buoni del tesoro poliennali e in quale quantità e quando. È il guinzaglio con cui Euroimbecilandia tiene per gli attributi l'Italia se si comporta secondo i suoi dettami o meno, tant'è che la serva Meloni ha fatto il giro delle sette chiese per rassicurare i "mercati" che lei sarà buona e disciplinata e farà tutto quello che gli euroimbecilli di Bruxelles decideranno

Cosa può succedere allo spread dopo le elezioni del 25 settembre?
Lo spread resta alto, anche se non supera i livelli di guardia grazie alla BCE. Vediamo cosa può accadere dopo le elezioni politiche.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 09 Settembre 2022 alle ore 06:42


Resta confinato da settimane nel range 220-240 punti base lo spread a 10 anni tra BTp e Bund. Nelle sedute precedenti il Ferragosto, aveva puntato verso i 200 punti. Ed eravamo già in piena campagna elettorale, segno che a muovere i rendimenti sovrani non sono solo le elezioni politiche del 25 settembre, quanto soprattutto fattori macroeconomici. La necessità di reagire all'alta inflazione con una stretta monetaria è uno di questi. Ieri, a seguito del rialzo dei tassi BCE dello 0,75%, il differenziale tra i rendimenti italiani e tedeschi ha reagito contraendosi di poco. E’ stato, comunque, un segnale positivo. Probabile che abbia risentito delle aspettative ancora più restrittive della vigilia. Il mercato, ad esempio, temeva l’annuncio della cessazione dei reinvestimenti con il “quantitative easing”.

Fattore Meloni

Ad ogni modo, da qui alle elezioni sembra improbabile che lo spread scenda. Al contrario, la volatilità la farà forse da padrona. E dopo? Tutti i sondaggi indicano che a vincere sarà il centro-destra, non graditissimo ai mercati finanziari per via delle componenti euro-scettiche presenti particolarmente nella Lega e, in misura minore, in Fratelli d’Italia. Tuttavia, gli investitori non appaiono intimoriti più di tanto da Giorgia Meloni, probabile premier dopo Mario Draghi.

La leader della destra italiana ha cercato nelle ultime settimane di rassicurarli sulla gestione oculata dei conti pubblici, tra l’altro ostentando in questi giorni la sua contrarietà allo scostamento di bilancio contro il caro bollette. I ministeri chiave come Economia, Sviluppo, Esteri e Interno andrebbero a personalità tecniche o comunque gradite ai mercati. Il fattore politico potrebbe rivelarsi meno negativo del previsto per lo spread dopo le elezioni. Semmai peseranno di più l’andamento dell’inflazione e, in particolare, la crisi energetica.

Su spread pesa crisi energetica

L’inverno si preannuncia duro, tra razionamenti dei consumi di energia e recessione economica in vista. La BCE dovrà continuare ad alzare i tassi, di certo non favorendo così consumi e investimenti. Chiunque vincerà le elezioni tra un paio di settimane, poco potrà incidere su queste tendenze sovranazionali. Sarà importante, però, che il prossimo governo si mostri coeso, chiaro sugli obiettivi da raggiungere e prudente sulla politica fiscale.

Dire che il peggio sia alle spalle sarebbe prematuro e rischierebbe di essere smentito dopo qualche ora o giorno al massimo. Ma il risultato elettorale in sé non dovrebbe peggiorare la tendenza di fondo. Lo spread lo deciderà, ahi noi, più Vladimir Putin con i rubinetti del gas che il successore di Draghi a Palazzo Chigi. La chiave di volta sarà tutta nella capacità dell’Europa di superare la crisi energetica in fretta.

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