L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 settembre 2022

Stiamo sempre lì, le sanzioni sono atti di guerra e prodigate a piene mani dall'Occidente a trazione anglosionistastatunitense, con arroganza sicumera presunzione. La guerra igiene del mondo cerca e trova nuovi equilibri. Nessuna illusione se non si parte dall'assunto che la Federazione Russa sta combattendo per la sua sopravvivenza dal momento che gli Stati Uniti/Nato l'hanno stretta all'angolo

L’Iran tenta l’Europa. Via le sanzioni (e il Jcpoa), in cambio il gas
Di Emanuele Rossi | 06/09/2022 -


L’Iran vuole cercare spazi in mezzo alla crisi energetica, e prova ad allettare l’Europa. Teheran suggerisce che un ritorno sul mercato del proprio gas e del proprio petrolio potrebbero aiutare l’Ue. In ballo c’è il Jcpoa e le sanzioni

Mentre la russa Gazprom pubblica un video apocalittico sull’arrivo del gelo invernale sull’Europa, pura propaganda davanti alla decisione di chiudere il gasdotto Nord Stream fino a che non saranno eliminate le sanzioni Ue contro la Russia, anche Teheran stuzzica Bruxelles. Ma cerca uno sbocco positivo.

L’Iran vuole provare a trovare spazi nella crisi energetica creata dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla risposta robusta e severa dell’Unione europea, che ha messo a rischio la propria sicurezza energetica pur di non finanziare – con l’acquisto di gas e petrolio – la guerra voluta da Vladimir Putin. L’imminente inverno, combinato l’assenza di accesso all’energia russa, diventa una preoccupazione per le collettività europee davanti a cui la Repubblica islamica prova a giocare le proprie carte.

Teheran propone esportazioni di gas iraniano nel caso in cui l’accordo nucleare con le potenze mondiali (noto con l’acronimo inglese JCPOA) venga ripristinato e le sanzioni revocate. Ed è un modo per stressare il dossier e portare l’Europa verso la volontà di chiudere più rapidamente su un’intesa – magari pressando a propria volta gli Stati Uniti, affinché accettino con maggior margine le richieste iraniane. Posizioni come quelle francesi – con Parigi che ha proposto che le materie prime energetiche iraniane possano ad aiutare nella costruzione di un sistema alternativo a quelle russe – fanno da sponda e risonanza.

“L’inverno sta arrivando”, l’agenzia di stampa iraniana Mehr usa la celebre tagline della serie “Game of Thrones” per stuzzicare i Paesi europei con la prospettiva di temperature rigide, forniture di gas per il riscaldamento tese e le conseguenti ricadute politiche. Quella di Teheran è più una mossa tattica che una soluzione realistica. L’immissione di una maggiore quantità di gas iraniano nei mercati mondiali potrebbe effettivamente contribuire a ridurre i prezzi (aumentando la disponibilità del bene sul mercato), ma l’Iran non può soddisfare il fabbisogno energetico dell’Europa in tempi brevi, a prescindere dalle sanzioni.

Che tuttavia sono il primo scoglio. L’Iran e gli Stati Uniti — insieme a Francia, Regno Unito, Cina, Russia e Germania — sono in una fase di stallo nei colloqui per ricomporre l’accordo JCPOA, che eliminerebbe le restrizioni agli affari con l’Iran (già eliminate nel 2015, ai tempi della firma dell’intesa, poi saltata di fatto con l’uscita unilaterale statunitense voluta da Donald Trump). Da scenario: il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha detto che la ricomposizione dell’accordo sul nucleare con l’Iran è “in pericolo”. Le trattative, che vanno avanti da una dozzina di mesi, sono arrivate a un punto di stallo: o si trova una soluzione o salta tutto.

L’Iran possiede le seconde riserve di gas naturale al mondo dopo la Russia, ma le potenzialità di vendita in Europa al momento sono pari a zero. “Considerando la crisi in Ucraina e i problemi di approvvigionamento energetico dell’Europa, se i colloqui sul nucleare si concluderanno e le sanzioni unilaterali e illegali saranno revocate, la Repubblica Islamica dell’Iran potrà soddisfare una parte maggiore del fabbisogno europeo”, ha dichiarato lunedì il portavoce del ministero degli Esteri.

L’Iran ha iniziato a collegare sempre più spesso l’accordo nucleare alla crisi energetica. “Se l’accordo nucleare fallisce, sarà dura per gli europei più che per chiunque altro”, ha etto domenica ad Al Jazeera Mohammad Marandi, consigliere del team negoziale nucleare di Teheran: “L’inverno si avvicina, il clima diventerà freddo, e loro avranno un’enorme crisi energetica e una crisi economica, e questo potrebbe portare a grandi sconvolgimenti in tutto il continente”. “L’Iran vuole un accordo, ma gli europei hanno bisogno di un accordo”, ha aggiunto Marandi.

Sullo sfondo, la partnership che la Russia e l’Iran hanno stretto negli ultimi anni: un insieme di relazioni e diffidenze. Secondo le informazioni fornite da alcuni media statunitensi, Teheran starebbe fornendo supporto militare a Mosca, con una fornitura di droni da usare sul campo di battaglia ucraina. Ma, come scrive Faezeh Foroutan in un’analisi per l’ECFR, i decision-maker di Teheran stanno sviluppando in modo significativo le relazioni tra Iran e Russia, tuttavia sembrano attenti a non allontanarsi completamente dall’Occidente per avvicinarsi a Mosca.

L’Iran si è maggiormente collegato alla Russia per via delle sanzioni – pre JCPOA e post uscita statunitense dal JCPOA. I due Paesi condividono la visione su un ordine mondiale multipolare in cui gli Stati Uniti abbiano un ruolo ridotto, e il soffrire il peso di regimi sanzionatori imposti dall’Occidente è un punto di comunione sotto queste visioni. Tuttavia, in due discorsi pronunciati a partire da febbraio, la Guida Suprema Ali Khamenei ha preso accuratamente le distanze dall’Iran dal conflitto, anche se, in un lieve cambiamento rispetto alle sue osservazioni neutrali sulla necessità di porre fine alla guerra in Ucraina, ha sostenuto la Russia definendo l’invasione “preventiva”.

Teheran ha negato di fornire appoggio alla Russia a proposito di quella forniture di droni, e l’idea di porsi come alternativa e supplire le necessità energetiche europee sostituendosi a Mosca è un passaggio che marca certe distanze. C’è un nutrito gruppo di pragmatici a Teheran che – a fronte di chi chiede maggiori legami con i russi – invita a gestire il rapporto con Mosca in modo equilibrato e senza creare troppi vincoli. Iniziano a farsi largo per altro anche le posizioni di chi già nel 2014-2015 accusava la Russia di voler sabotare il processo di negoziato sul JCPOA al fine di mettere in difficoltà gli Usa e senza curarsi dell’interesse iraniano.

Il ministro degli Esteri, Hossein Amir-Abdollahian, ha recentemente respinto l’idea che il destino dell’Iran sia legato a quello della Russia, commentando che “l’Europa avrà un posto nell’approccio equilibrato alla politica estera del governo”: “Dobbiamo scegliere il meglio sia in Occidente che in Oriente”. La guerra in Ucraina ha creato nuove opportunità per l’Iran di promuovere i propri interessi sia con la Russia che con l’Occidente, mentre l’aumento dei costi energetici globali ha reso l’Iran più prezioso sia per l’Europa che per la Russia.

Per mantenere l’approccio equilibrato, circola l’idea pianificata da Teheran su come la Russia potrebbe beneficiare del rientro dell’Iran nei mercati energetici internazionali dopo il ripristino del JCPOA: la Repubblica islamica potrebbe importare petrolio e gas russo per soddisfare il proprio fabbisogno interno, consentendogli di esportare più petrolio iraniano, o riesportare prodotti russi ad acquirenti extraeuropei per conto di Mosca.

Non è chiaro su questo come l’Europa e gli Stati Uniti reagiranno. “Probabilmente continueranno ad avanzare le relazioni con la Russia mentre perseguono l’impegno politico ed economico con l’Occidente. La guerra della Russia contro l’Ucraina e il potenziale ripristino del JCPOA danno all’Iran maggiore spazio per attuare una politica estera equilibrata”, ha scritto Foroutan.

Nessun commento:

Posta un commento