L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 settembre 2022

Von der Leyen pattina sull'acqua, è uno spettacolo vederla in azione

“Abbiamo gli strumenti”. Ecco cosa sta tentando di fare Bruxelles
Analisi del discorso della Von der Leyen a Princeton, che solleva profondi problemi di poteri. Valori e stato di diritto piegati per colpire i governi che non piacciono

di Musso25 Settembre 2022, 5:56


La baronessa Ursula Von der Leyen è andata a Princeton. Alla fine, ha parlato delle elezioni italiane, ma non prima di aver ben inquadrato quelle poche parole. Tutte le citazioni, se non altrimenti specificato, sono parole della baronessa.

Guerra e sanzioni

La prima parte del discorso è dedicata a tutto ciò che la Ue fa ed intende fare, nella guerra alla Russia. In breve:
  • la guerra deve continuare sino alla vittoria totale dell’Ucraina;
  • le sanzioni sono un successo;
  • e devono restare oltre la vittoria totale di Kiev, fino a che Putin se ne sarà andato ed ammesso che chi verrà dopo di lui ci piaccia;
  • nel frattempo, contribuiamo a dare i 5 miliardi di euro al mese che servono all’Ucraina;
  • dopo la inevitabile vittoria totale, contribuiremo alla ricostruzione;
  • nel frattempo, abbiamo deciso di porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili russi e continueremo nonostante i prezzi dell’energia siano “alle stelle”;
  • per alleviarli “tassiamo i profitti inaspettati delle società produttrici di elettricità” (perché il tetto al prezzo del gas era una bufala e se sapeva);
  • tutto ciò otterremo conquistando l’indipendenza energetica e la libertà energetica.
I fondamenti giuridici

Tutto ciò presenta dei profondi problemi di poteri: la presidente della Commissione ha il potere di promettere tutto ciò?

A mero titolo di esempio, tali decisioni producono crateri nei bilanci degli Stati membri: crateri che avrebbero dovuto essere autorizzati dai parlamenti e vanno contro le politiche fiscali dettate dai Trattati. Dove, precisamente, il Teu o il Tfue assegnano a tali nobilissime finalità il potere di superare il resto dei Trattati? La risposta nostra è: da nessuna parte.

Ma la baronessa porta due argomenti di riserva. Vediamoli.

La domanda di adesione di Kiev

Il primo: “l’Ucraina ha presentato domanda di adesione all’Ue e … con la nostra decisione di concederle lo status di candidato, abbiamo scelto di sostenerla per tutto il tempo necessario”.

E a uno cadono le braccia. Ma facciamo uno sforzo erculeo: questa interpretazione tiratissima dei Trattati starebbe eroicamente in piedi, se l’esito di tale processo di adesione fosse sinora certo: se l’Ucraina fosse sin da ora, de facto se non de iure, Stato membro dell’Ue.

È così? Ma col cavolo. A Kiev diciamo, “ci sono riforme da fare in Ucraina, ma questa è la luce in fondo al tunnel. Vuoi essere un membro dell’Unione europea, noi ti vogliamo dentro, ma è necessaria una certa procedura da essere espletata”. Tradotto: l’esito di tale processo di adesione è tutt’altro che certo.

E quindi? E quindi la baronessa estrae il secondo argomento di riserva.

I Principi Ideali nei Trattati

Eccolo: “questa non è solo una guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, questa è una guerra ai valori, questa è una guerra all’ordine internazionale basato sulle regole, questo è un attacco alla Carta delle Nazioni Unite”.

Tutta roba che nei Trattati c’è: i valori (“del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani” – 2 Tue), le regole e la Carta Onu (“nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione … contribuisce … alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite – 3 Tue). Il tutto ripreso al capitolo azione esterna dell’Unione (22 Tue).

Come si vede, si tratta di generiche enunciazioni valoriali. Ma, secondo la baronessa, la Comunità europea “è nata una volta come progetto economico, il mercato unico. Ma quando abbiamo preso il nome di Unione europea, da allora è un’unione di valori … e qualunque cosa facciamo, sappiamo che dobbiamo difendere questi valori e attenerci ai valori”. D’ora innanzi, li definiremo: i Principi Ideali nei Trattati.

Ciò che la baronessa intende dire, è che tali Principi Ideali fanno giuridicamente premio sul resto dei Trattati e delle Costituzioni. Una volta lo scandisce: “stiamo facendo tutto questo, [1] non solo perché è necessario, ma anche [2] perché sappiamo che questo è il modo per prosciugare il forziere di guerra di Putin. [3] E sappiamo che lo stiamo facendo perché con l’indipendenza energetica e la libertà energetica arriva un maggiore potere di difendere le regole globali”.

Laddove, [2] Putin è quello che attacca i Principi Ideali nei Trattati e [3] l’indipendenza energetica e la libertà energetica servono a difenderli. Peccato che [1] l’invocazione della necessità sia lì a dimostrare lo scarso fondamento giuridico dell’intero costrutto.

È su tale base che tutto il ragionamento della baronessa si fonda.

L’indipendenza energetica

Un ragionamento che noi giudichiamo assurdo. Ma, a tutto voler concedere, se pure lo accettassimo, esso dovrebbe almeno dimostrare di poter raggiungere i risultati fattuali promessi. In particolare, l’indipendenza energetica e la libertà energetica, con le quali “arriva un maggiore potere di difendere le regole globali”. Sennò niente difesa dei Principi Ideali nei Trattati. Cioè, nessuna giustificazione (ancorché assurda) al superamento del resto dei Trattati.

Cominciamo dalla indipendenza energetica: certamente, porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili russi sostituendoli con combustibili fossili altrui, non ci offre indipendenza energetica … ma solo libertà energetica dalla Russia.

Perciò, la baronessa deve rilanciare: “la lotta al cambiamento climatico è la lotta più grande”. E per lotta al cambiamento climatico ella intende “sbarazzarsi dei combustibili fossili”. Infatti, aggiunge: “l’era dei combustibili fossili russi in Europa sta volgendo al termine”. E già nel discorso sullo Stato dell’Unione aveva detto: “il vero problema erano i combustibili fossili in sé”.

A vantaggio delle energie rinnovabili: “kilowattora che produciamo elettricità (dal sole, dal vento, dall’energia idroelettrica, dalla geotermia, dalle biomasse, dall’idrogeno verde, etc)”. Vabbè, non si producono kilowattora dall’idrogeno verde, visto che quest’ultimo è un vettore e non una fonte di energia. Ma passi.

Senza un sostanziale contributo all’asserito cambiamento climatico, perché “l’Europa è responsabile del 9 per cento delle emissioni globali”. Ma passi.

Il punto è che: “ogni kilowattora che produciamo di elettricità rinnovabile … ci rende indipendenti. È fatto in casa”. Fatto in casa?! No, chiaramente, visto che poi spiega: “la domanda dell’Ue ora si sposterà verso il sud del mondo, perché non solo diversifichiamo verso altri fornitori di gas o combustibili fossili, ma investiamo massicciamente in energie rinnovabili nelle regioni in cui le relative risorse sono abbondanza. Se si guarda dall’altra parte del Mediterraneo, nel continente africano c’è sole, vento, parzialmente idroelettrico in abbondanza”.

Purtroppissimo, il continente africano non sta nella Ue. Quindi, pure con le rinnovabili, niente indipendenza energetica.

La libertà energetica

È un problema? La baronessa assicura che no: “stiamo diversificando verso altri fornitori, che sono amici democratici e affidabili”. Affidabile il Congo Francese? Democratica l’Algeria? Quanto ad offrirci libertà poi, se importi da qualcuno ne sei energeticamente dipendente per definizione. Manifestamente l’argomento è debolissimo.

Ma peggio si sente con riguardo alla Cina: eliminare i combustibili fossili “aumenterà enormemente il nostro fabbisogno di materie prime: il litio per le batterie, il silicio metallico per i chip, le terre rare per produrre magneti”. Nonostante che, “delle 30 materie prime critiche, 10 provengono principalmente dalla Cina. E la Cina controlla sostanzialmente l’industria di trasformazione globale, quasi il 90 per cento delle terre rare e in Cina viene lavorato il 60 per cento del litio”.

Cina che nemmeno la baronessa osa definire democratica e affidabile. Anzi, è lei stessa ad affermare il contrario: “Russia e Cina hanno dichiarato un’amicizia illimitata … entrambe continuano a puntare a una visione del futuro fondamentalmente diversa” dalla nostra.

E quindi? E quindi niente: “dobbiamo evitare di cadere nella stessa trappola e dipendenza che abbiamo fatto con petrolio e gas. Quindi, dobbiamo stare molto attenti a non sostituire una dipendenza, una vecchia, con una nuova”. Come? Non si sa.

Poteri che non ha

Insomma, non solo la baronessa non ci può dare l’indipendenza energetica, ma neppure la libertà dal ricatto … se non della sola Russia. Non abbastanza per difendere i Principi Ideali nei Trattati nel modo descritto da lei medesima. Ma allora, neppure il secondo argomento di riserva è sufficiente a superare il resto dei Trattati.

Siamo quindi in presenza di una appropriazione, da parte della presidente della Commissione, di poteri che i Trattati non le assegnano. Perciò, gli Stati membri potrebbero serenamente decidere di fare anche il contrario di ciò che lei ha promesso.

Democrazia

Tant’è vero che la baronessa di tale rischio si preoccupa assai. Lo vediamo quando parla di democrazia.

Parte con una descrizione canonica: “dà voce alle persone, dà la possibilità di cambiare le cose tramite le urne”. Ma poi subito la limita: “risolviamo i problemi nel quadro dei nostri valori”, “ascoltare le persone … ma, come dicevo, nel quadro dei valori che ci uniscono”. E rieccoli i valori, cioè i soliti Principi Ideali nei Trattati.

Perciò, “la democrazia è un continuo work in progress, non abbiamo mai finito, non è mai al sicuro, non accade mai che la certifichi col voto e tanto basta. Ma è una questione di come le persone difendono la democrazia”. Cioè, ad un governo democratico non basta il suffragio del popolo sovrano, ma occorre pure obbedire ai Principi Ideali nei Trattati.

Siccome “è la guerra dell’autoritarismo contro la democrazia”, per conseguenza logica un governo eletto dal suffragio del popolo sovrano, ma che non obbedisce ai Principi Ideali nei Trattati, non è un governo democratico ma autoritario.

Sostenere le opposizioni

Va bene, ma che fare con tali governi autoritari? Un esempio di governo autoritario è la Russia. Infatti, a un professore presente che la definisce “regime dittatoriale autocratico”, la baronessa non oppone obiezione.

Risponde, però, alla domanda su cosa potrebbe fare l’Ue per “sostenere i russi e aiutarli a sbarazzarsi dei politici non democratici”. È apparentemente evasiva, “nessuno di noi può cambiare regime in altri Paesi … alla fine è il popolo russo che deve decidere che tipo di governo vuole o non vuole”. Ma non dimentica una premessa: “è sempre molto importante sostenere l’opposizione, come facciamo in Bielorussia”.

Aveva spiegato: i popoli che votano liberamente per questi governi sono vittime di “sistematica disinformazione: non si tratta di opinioni di parte, ma di un problema sociale; in quanto essa cerca di mischiare le acque così tanto che verità e fatti divengono indistinguibili da menzogna e falsità”.

Contro tale sistematica disinformazione, invoca l’aiuto di “studenti, docenti e amministrazione” dell’Università di Princeton, ai quali affida la “missione” di “smantellare la disinformazione”. Loro sì “un’istituzione basata su una lunga tradizione per svelare la verità: attraverso il discorso critico, la ricerca basata sull’evidenza, il rispetto di fatti e cifre, la comprensione della storia”. Tutte qualità che, ai russi, evidentemente mancano.

Insomma, per combattere i governi autoritari l’Ue sostiene le opposizioni, tramite campagne di contro-informazione.

Il dissenso

E passerebbe se la cosa si applicasse solo alla Russia. Peccato che la faccenda sia molto più pervasiva.

Un esempio di verità e fatti, secondo la baronessa, è che “il cambiamento climatico è causato dall’uomo: le prove sono schiaccianti”. Perciò, per logica conseguenza, un elettore che non lo crede sarebbe vittima della sistematica disinformazione di qualche governo autoritario?

Un esempio di menzogna e falsità, secondo la baronessa, potrebbe essere quanto scrivemmo del modo in cui la Commissione interpreta uno dei Principi Ideali nei Trattati: lo Stato di Diritto. E spiegammo che si tratta di innovazione dei Trattati senza modificare i Trattati: di fondare un nuovo regime giuridico indipendente dai Trattati e, quindi, fondato sul nulla. Pure noi siamo agenti di sistematica disinformazione? Pure noi dobbiamo essere smantellati?

Polonia e Ungheria

Un altro esempio di governo autoritario è la Polonia. Infatti, alla definizione di una professoressa presente che lo definisce formato da “politici non democratici”, la baronessa non oppone obiezione. Anzi, alla Polonia lei stessa accosta l’Ungheria: “grazie per aver sollevato l’argomento, perché questo mi dà l’opportunità di parlare del caso polacco e ovviamente pure dell’Ungheria”.

Aggiunge che, per entrambi i Paesi, “sono gli strumenti fornitici dallo Stato di diritto che possiamo applicare”. Laddove lo Stato di diritto è uno dei Principi Ideali nei Trattati, e già sappiamo che un governo che non obbedisce ai Principi Ideali nei Trattati, non è un governo democratico ma autoritario. Non importa se liberamente eletto.

Risponde, poi, alla domanda su “cosa potrebbe fare l’Ue per aiutare i cittadini polacchi a cui non piacciono i loro politici”. La risposta, in breve, è “sostenere l’opposizione”, eppoi anche non lavorare con loro: “il governo polacco non vuole … ripristinare l’indipendenza della magistratura”, pertanto noi non possiamo sborsare alcun tipo di denaro”.

Italia

Ed è solo dopo tutto questo, che la baronessa viene interrogata sulle elezioni italiane. Da una certa Erica Passoni, germanista.

La domanda è molto centrata: “ci sono preoccupazioni per le imminenti elezioni italiane, anche considerando che molti dei candidati hanno avuto rapporti con Putin?”. Quindi è falso che la baronessa “non è intervenuta nelle elezioni italiane”, come ha poi preteso il suo portavoce.

Gli asseriti rapporti con Putin sono dei candidati, quindi la domanda non riguarda la eventualità che l’elettorato sia vittima di sistematica disinformazione. Argomento che, infatti, nella risposta inizialmente non viene toccato.

La domanda riguarda la eventualità che il governo sia amico di Putin, cioè venga meno ai Principi Ideali nei Trattati. E la baronessa risponde ripetendo quanto detto prima: “la democrazia è un continuo work in progress, non abbiamo mai finito, non è mai al sicuro, non accade mai che la certifichi col voto e tanto basta. Ma è una questione di come le persone difendono la democrazia”.

Perciò, di nuovo, per un governo democratico non basta il suffragio del popolo sovrano, ma occorre pure obbedire ai Principi Ideali nei Trattati; altrimenti, non è un governo democratico ma autoritario.

Poi dice di non sapere se il nuovo governo italiano sarà democratico o autoritario. Ma che lo scoprirà nel corso dei lavori del Consiglio europeo: “è interessante quando si sperimenta il funzionamento del Consiglio europeo, c’è molta dinamica nel gruppo”.

Se obbedirà ai Principi Ideali nei Trattati sarà un governo democratico, e allora tutto bene: “il mio approccio è che, qualunque governo democratico sia disposto a lavorare con noi, lavoriamo insieme”. Sennò, implicitamente, sarà un governo autoritario e non lavoreremo insieme. Esattamente ciò che accade a Polonia e Ungheria.

Paragone che la baronessa esplicita: “vedremo, se le cose vanno in una direzione difficile (ho parlato di Ungheria e Polonia) abbiamo gli strumenti; se le cose vanno per il verso giusto” e non conclude la frase.

Aggiunge, però, una espressione sibillina: “e la gente (in quanto corpo al quale i governi devono sempre rendere conto) gioca un ruolo importante”. Parole che possono riferirsi ad un da lei sperato recupero delle sinistre in campagna elettorale. Ovvero pure al sostegno alle stesse in quanto future opposizioni, tramite campagne di contro-informazione. Ciò che abbiamo visto teorizzato come strumento per combattere i governi autoritari.

Con che contenuto, non si sa, ma soccorre una seconda frase sibillina: “il mio futuro e il mio benessere dipendono anche da tutti gli altri 26”. Cioè, se il nuovo governo italiano disobbedirà ai Principi Ideali nei Trattati, allora il futuro ed il benessere del popolo italiano saranno combattuti dalla Ue.

La quale avrà la coscienza pulita, perché sta combattendo un governo autoritario eletto da un popolo vittima di sistematica disinformazione. Infatti la baronessa chiosa: “anche questo è il bello della democrazia”.

Conclusioni

Fin qui il discorso della presidente della Commissione europea. Speriamo il lettore abbia colto la natura di ciò che sta tentando di fare Bruxelles. E le relative conseguenze, oltre le simpatie politiche e le partigianerie di guerra. Visto che lottiamo per un mondo libero e fondato sul diritto, almeno non facciamolo diventando schiavi dell’arbitrio.

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