L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 ottobre 2022

Antonino Galloni: “Guai a modificare il Superbonus in senso restrittivo come ha annunciato di voler fare Giorgia Meloni. Questo creerebbe un grande danno alle imprese”. L'unica cosa buona di cinque anni di legislatura e la borgatara Meloni si allinea al traditore Draghi

Meloni sbaglia a imitare Draghi, folle abolire il Superbonus. Parla l’economista Galloni: “La misura ha anche una forte valenza ecologica”

Pubblicato il29 Settembre 2022di Greta Lorusso

Sul superbonus Meloni sbaglia a imitare Draghi, un errore abolirlo. Parla l’economista Galloni: "La misura ha una forte valenza ecologica”

“Guai a modificare il Superbonus in senso restrittivo come ha annunciato di voler fare Giorgia Meloni. Questo creerebbe un grande danno alle imprese”. Parola di Antonino Galloni, economista ed ex direttore generale del ministero del Lavoro, con alle spalle una carriera accademica nelle principali università italiane.


Il mattone, con il Superbonus, ha trainato la crescita italiana post Covid. Meloni intende rivedere la misura. Professor Galloni non crede che modificarla possa mettere a repentaglio gli investimenti nell’immobiliare che hanno sostenuto la ripresa fino a oggi?
“Sicuramente il motivo principale per cui il Pil è cresciuto più del previsto è il Superbonus che ha tirato la volata al comparto immobiliare, se non dal punto di vista delle compravendite, proprio per quello che è collegabile agli interventi finanziabili col 110%. Che da una parte è una moneta a reddito che si aggiunge a quello che già c’è e questo mi sembra interessante. E dall’altra è una misura che ha anche una valenza ecologica. L’unico ‘difetto’ del Superbonus è stato appunto che l’ultimo Governo ha dato messaggi contraddittori e ha stabilito interventi che lo hanno limitato. Se l’approccio della Meloni si dovesse confermare restrittivo – ha già annunciato che lo rivedrebbe all’80% il che però cambierebbe completamente le carte in tavola – le imprese verrebbero danneggiate. Anche solo parlarne ha un effetto annuncio di freno”.

La Nadef certifica una brusca frenata del Pil nel 2023 (+0,6%) e, in caso di interruzione dei flussi di gas dalla Russia, la crescita potrebbe scivolare allo 0,1%. Per alcuni è persino una stima ottimistica. Molti economisti prevedono una recessione globale. Lei che ne pensa?
“Il problema è che ci sono varie nubi all’orizzonte fra cui quella dell’approvvigionamento di varie fonti energetiche di non facile sostituibilità, come il gas naturale, e questo trascina verso il basso le aspettative. Ma soprattutto c’è che i mercati scontano un’escalation della guerra. Chiaramente queste situazioni nel breve termine possono portare a un forte ridimensionamento del Pil”.

Come valuta quanto sta accadendo al Nord Stream?
“Questi attentati al Nord Stream, ben riusciti in termini di devastazione materiale, ci fanno capire che né gli europei né i russi hanno interesse a questa situazione. La domanda che dobbiamo sempre farci è: cui prodest? Non conviene agli europei di non avere il gas e ai russi di non vendercelo e di non incassare. Mentre c’è qualcuno che invece ha un vantaggio dalla interruzione delle forniture russe all’Europa ma questi non valuta le conseguenze per esempio per la Germania. Perché Berlino si potrebbe trovare a dover rompere l’equilibrio europeo per risolvere i propri problemi. Un’ipotesi quest’ultima, a dir il vero, che fa nascere il sospetto che anche la Russia abbia un interesse secondario dietro quello che è accaduto”.

Crede che alla fine la Germania acconsentirà al tetto al prezzo del gas?
“Non credo che a questo punto il problema sia più il price cap ma la disponibilità di gas. Gli attentati hanno spostato l’attenzione degli operatori dal prezzo alla disponibilità che sono cose diverse anche se c’è un nesso tra le due. Un conto è che il prezzo aumenti perché non c’è il gas un altro è che aumenti perché c’è la speculazione”.

C’è una politica monetaria in atto sempre più restrittiva che porta a conseguenti aumenti dei tassi. Vede rischi per la sostenibilità del nostro debito?
“La politica monetaria è estremamente espansiva da un lato e dall’altro non lo è più dal punto di vista dei tassi di interesse. Ma la politica monetaria è fatta dal bilancio degli Stati e da quello che immettono le banche centrali. E il problema è che immettono quantità inimmaginabili ma destinate soprattutto ad attività finanziarie. Ma la liquidità c’è, non mi pare che siamo di fronte a uno scenario corrispondente a politiche restrittive. La sostenibilità del nostro debito è, invece, a rischio nella misura in cui non vengono rappresentate in modo adeguato le situazioni. Noi stiamo aumentando di più le esportazioni a fronte delle importazioni. Siamo un economia solida al momento. Abbiamo un risparmio privato che è tra i più importanti del mondo dunque non si capisce perché questo debito pubblico debba portarci al default o a tutto ciò che spinge gli operatori a liberarsi dei nostri titoli e ad abboccare al comportamento degli speculatori al ribasso. Dovremmo – e di questo non ho mai sentito parlare i nostri governanti – cercare di spingere il nostro risparmio privato verso il debito pubblico con la possibilità di recuperare la liquidità in caso di necessità e una sostanziale copertura fiscale”.

Lo spread è già sotto pressione e il rendimento dei Btp a 2 e 5 anni è superiore a quello degli omologhi titoli greci. Crede che i mercati siano spaventati dal prossimo governo di centrodestra?
“Non credo che i mercati siano spaventati dal centrodestra più di tanto. Meloni non si sta presentando con messaggi di espansione del debito anzi dalla probabile premier sento l’annuncio di politiche esageratamente restrittive che mi fanno preoccupare perché la situazione richiede tutto tranne che una politica che corrisponda a scenari restrittivi”.

Ritiene dunque, contrariamente a quanto dice la Meloni, che andrebbe fatto lo scostamento di bilancio?
“Lei dà messaggi per tranquillizzare i mercati. E non so quanto questo le riesca. Ma non sarà lei a decidere su questo. Perché lo scostamento è stato enorme ai temi dell’emergenza sanitaria e nessuno poteva prevederlo. Bisogna vedere a breve le conseguenze della guerra. In caso di scenari gravi allora la questione si porrà da sola. Mi sembrano messaggi lanciati tanto per evitare di essere criticati in partenza”.

Ma, insisto, perché allora lo spread è così sotto pressione?
“Quando il Tesoro mette in vendita i titoli di Stato ha sempre una domanda superiore all’offerta e dunque il tasso dovrebbe scendere e invece lo fanno aumentare. Tutti ne parlano male ma poi questi titoli ce li chiedono. A me pare che i funzionari responsabili pecchino per eccesso di prudenza. Hanno paura di non piazzarli e allora aumentano più del dovuto i tassi di interesse”.

https://www.lanotiziagiornale.it/sul-superbonus-meloni-sbaglia-a-imitare-draghi-un-errore-abolirlo/

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