L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 ottobre 2022

Che ci sia o non ci sia un governo è d'importanza relativa. Da questi partiti, a meno che di clamorose, virate, NOI italiani non ci dobbiamo aspettare niente di buono

I TEMPI DEL GOVERNO MELONI/ Il 13 ottobre, bivio tra Ciampi 2001 e Mattarella 2018
Pubblicazione: 03.10.2022 - Giulio M. Salerno
Quali sono i tempi per la formazione del nuovo governo e da che cosa dipendono? Esiste un margine per abbreviarli? Ci sarà un nuovo caso Savona?

L'aula del Senato (LaPresse)

Dopo che elezioni hanno determinato un esito chiaro, con una coalizione dotata della maggioranza assoluta in entrambe le Camere, dovremo attendere ancora qualche settimana per vedere nascere il nuovo esecutivo. Non solo sono tuttora in corso le ultime fasi del procedimento elettorale (ovvero, la proclamazione degli eletti e l’esercizio delle opzioni da parte di coloro che sono stati proclamati eletti in più collegi), ma solo dopo la prima riunione delle nuove Camere si procederà alla formazione degli organi – in primis, i gruppi parlamentari, i relativi capigruppo e i presidenti di ciascuna Assemblea – che sono indispensabili per avviare le consultazioni del Capo dello Stato per la formazione del Governo.

L’elemento temporalmente determinante, dunque, è la data della prima riunione delle Assemblee, data la cui determinazione è attribuita dalla Costituzione al Capo dello Stato. Il Presidente della Repubblica, con il decreto del 27 luglio scorso, ha indicato il prossimo 13 ottobre, così utilizzando l’intero arco temporale che è consentito dalla Costituzione, e cioè 20 giorni dalle elezioni (come prescritto dall’art. 61, comma 1, Cost.).

A partire dal 13 ottobre – ovviamente non modificabile – la tempistica dipenderà essenzialmente dalla rapidità con cui saranno eletti i Presidenti delle due Assemblee. Al Senato il regolamento prevede al massimo quattro votazioni, mentre alla Camera il regolamento prescrive che si vada ad oltranza sino al raggiungimento della maggioranza assoluta. Secondo la prassi più recente, le presidenze delle Assemblee sono appannaggio della maggioranza, ma non possono escludersi temporeggiamenti o difficoltà nell’individuazione di chi proporre per queste cariche così importanti.

Ancora, è evidente che, avviate le consultazioni presidenziali, la rapidità del procedimento di formazione dell’esecutivo dipenderà, per un verso, dalla coesione che la nuova maggioranza parlamentare dimostrerà, e, per altro verso, dal rapporto di “armonia” che si determinerà con il Capo dello Stato circa, in particolare, la selezione dei componenti del Governo. Tra l’altro, su questi aspetti vi sono precedenti che vanno talora nel senso dell’accelerazione della soluzione della crisi, talvolta nel senso opposto. Nel 2001 le consultazioni effettuate da Ciampi dopo un esito elettorale piuttosto simile all’attuale sfociarono in soli due giorni nella formazione del secondo Governo Berlusconi e, per semplificare ulteriormente la procedura, i gruppi parlamentari appartenenti alla medesima coalizione elettorale vennero convocati congiuntamente. Nel 2018, durante le consultazioni che seguirono un risultato elettorale molto incerto, Mattarella respinse la proposta di Savona come componente del Governo e ciò indusse Conte a rimettere l’incarico, determinando un ulteriore slittamento nella soluzione della crisi.

Insomma, i tempi richiesti per il funzionamento della democrazia parlamentare non sempre risultano coincidenti con le esigenze politiche del momento. Un’incoerenza che è ancor più evidente in questa fase così turbolenta e drammatica che richiede la rapida costituzione di un Governo pienamente legittimato dalla fiducia parlamentare. Ma, come noto, nel diritto, e soprattutto nel diritto costituzionale, la “forma è sostanza”.

Ciò che occorre auspicare, allora, è che il tempo ancora disponibile in vista della formazione del Governo sia usato con saggezza, con prudenza e con riservatezza dalle forze politiche appartenenti alla coalizione che ha vinto le elezioni. Con saggezza, in modo da prepararsi scrupolosamente alle prossime scadenze; con prudenza, in modo da evitare fratture e contenziosi che appannerebbero l’avvio dell’esecutivo; e con riservatezza, in modo da non incidere in alcun modo sulle competenze spettanti al Capo dello Stato e alle altre figure istituzionali che saranno chiamate ad agire nella formazione del Governo.

Tanto più in questa fase si dimostrerà capacità di attenzione e di moderazione, tanto più si potrà poi agire con risolutezza e decisione. Non è affatto un paradosso, ma la migliore dimostrazione la politica può offrire quando si fa istituzione negli interessi dell’intera collettività.

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