L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 ottobre 2022

È grazie al credito d'imposta del bonus 110% che il PIL è potuto crescere, Draghi ha cercato di affossarlo in tutte le maniere. Domanda ma per chi lavora questo imbecille? Risposta certamente non per l'Italia

Confindustria: Pil 2022 sopra attese +3,4%, ma 2023 a crescita zero


di Askanews 8 ottobre 2022

Roma, 8 ott. (askanews) - Quest'anno l'andamento del Pil si profila più favorevole rispetto alle attese. Nello scenario base si prevede infatti un incremento annuo del 3,4%. Una crescita tuttavia già acquisita a metà 2022. L'aumento annuo corrisponde a 1,5 punti percentuali in più rispetto allo scenario delineato ad aprile. E' quanto stima il centro studi di Confindustria (Csc), aggiungendo però che la crescita nel 2023 è prevista essere nulla con una significativa revisione al ribasso (da +1,6%). L'ampia revisione al rialzo nel 2022 è spiegata dal buon andamento dell'economia fino a metà anno, soprattutto il secondo trimestre, quando il prodotto interno lordo è aumentato molto al di sopra delle attese (+1,1%). La crescita acquisita del Pil per il 2022, ovvero quella che si avrebbe se i prossimi trimestri dell'anno registrassero una dinamica nulla, è al +3,6%. Alla fine del primo trimestre era del +2,8%, mentre il trascinamento statistico da fine 2021 era del +2,6%. Nell'Eurozona la variazione acquisita per il 2022 è inferiore di 0,4 punti percentuali (+3,2%), quella francese di 1,1 (+2,5%) e quella tedesca di 1,9 punti (+1,7%). Sebbene l'economia italiana abbia subito l'impatto della pandemia più della media dell'Eurozona (a fine 2020 il gap rispetto al livello del quarto trimestre 2019 era molto più ampio di Francia e Germania: -6,1% a fronte rispettivamente di -4,2% e -2,1%), il rimbalzo nel 2021 e poi nella prima metà del 2022 ha consentito al nostro Paese di superare, rispetto ai livelli pre-pandemia, le altre principali economie europee. Gli effetti economici dell'invasione russa dell'Ucraina, acuiti recentemente dalla riduzione dell'offerta russa di gas all'Europa, afferma il centro studi di Confindustria, hanno esacerbato le tensioni già emerse tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 sui prezzi dell'energia portandoli, quest'estate, a livelli mai visti in precedenza. Ciò sta esercitando una forte pressione al ribasso sulla dinamica dell'economia mondiale, e in particolare europea, e sulle prospettive dell'economia italiana. L'impatto sul Pil, pur ritardato di vari trimestri, si inizierà a materializzare prima della fine del 2022.La dinamica dei prezzi al consumo in Italia è salita rapidamente nel 2022, arrivando al +8,9% annuo a settembre, su valori che non si registravano dagli anni Ottanta. L'impennata dei prezzi energetici al consumo (+44,5% annuo) è responsabile di circa metà di questo aumento. Nella media del 2022 l'inflazione si attesterà al +7,5% per poi ridursi parzialmente il prossimo anno (per l'effetto meccanico di un prezzo del gas ipotizzato fermo nell'orizzonte previsivo), ma su valori ancora doppi rispetto all'obiettivo della Banca Centrale.Con un arresto completo alle forniture di gas dalla Russia l'Italia perderebbe quasi 300 mila posti di lavoro in due anni, secondo alcuni degli scenari ipotetici elaborati dal Csc. Invece la fissazione di un eventuale price cap al sul gas si tradurrebbe in maggiore crescita economica in Italia e 308 mila posti di lavoro in più sull'insieme di 2022 e 2023.Intanto nella prima metà del 2022 l'occupazione in termini di Ula è cresciuta a un ritmo superiore al Pil, spinta da una risalita sia delle ore per occupato che del numero di occupati. La dinamica dell'input di lavoro è attesa, però, diventare negativa tra l'autunno e l'inverno sulla scia del Pil, anche se meno intensamente e con un po' di ritardo. Nella seconda parte del 2023, nello scenario di base, invece, è prevista una ripresa nel mercato del lavoro, scontando la lenta risalita dell'economia, con l'input di lavoro che tornerà a crescere. Nella media del 2023, quindi, le Ula rimarranno quasi ferme (-0,1%).

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