L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 ottobre 2022

I servizi segreti statunitensi scaricano sui NAZISTI ucraini l'omicidio di Darya Dugina

Omicidio Dugina: l’intelligence USA accusa il governo ucraino
9 ottobre 2022

L’intelligence statunitense ha reso, noto attraverso rivelazioni fornite al New York Times, di aver appurato il coinvolgimento di parti del governo ucraino nell’uccisione della figlia del filosofo nazionalista russo, Aleksandr Dugin, Darya Dugina (nella foto sopra), avvenuta ad agosto nei pressi di Mosca di cui Analisi Difesa si è occupata con un editoriale il 24 agosto scorso.

Gli apparati d’intelligence americani hanno inoltre sottolineato che “non hanno preso parte all’attentato, né fornendo informazioni né altre forme di assistenza”, facendo quindi intendere che l’obiettivo delle rivelazioni al quotidiano avevano proprio l’obiettivo di sottolineare l’estraneità dei servizi segreti di Washington (che cooperano strettamente con Kiev) dall'omicidio.


Hanno anche detto che gli Usa non erano a conoscenza dell’operazione in anticipo e si sarebbero opposti all'omicidio se fossero stati consultati. In seguito, i funzionari americani hanno ammonito gli ucraini per quanto accaduto.

L’articolo ha sollevato qualche reazione a Mosca dove il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha auspicato che “non sia un tentativo dei colleghi americani, avendo alcune informazioni, di sollevarsi dalla responsabilità di preparativi per futuri atti terroristici in cui lo Stato ucraino e il regime ucraino possono impegnarsi”.


Nessun commento da parte della Casa Bianca mentre un funzionario ucraino ha detto alla CNN che le rivelazioni sull'omicidio di Darya Dugina non sono state discusse durante un incontro a Istanbul, all'inizio di questa settimana, tra il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e il capo di stato staff di Zelensky, Andriy Yermak.

Non è chiaro se la questione sia stata sollevata più recentemente dal presidente Joe Biden nella telefonata con Zelensky del 4 ottobre. Ad agosto Oleksii Danylov, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino, aveva immediatamente negato l’accusa: “Non abbiamo nulla a che fare con l’omicidio di questa signora – questo è il lavoro dei servizi speciali russi”.

Negli stessi giorni Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha anche affermato che l’accusa russa rifletteva il “mondo immaginario” in cui opera il governo russo.

“Gli Stati Uniti – si legge nell’articolo del New York Times – si preoccupano che tali attacchi, sebbene di alto valore simbolico, possano avere un impatto diretto sul campo di battaglia e possano indurre Mosca a compiere altri attacchi contro alti funzionari ucraini”. Inoltre, si legge, “i funzionari americani hanno espresso il proprio disappunto per la mancanza di trasparenza dell’Ucraina sui suoi piani militari, specialmente sul suolo russo”.

(con fonte AGI)

Foto: TASS e Polizia di Mosca

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