L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 ottobre 2022

Il cervello in pappola fa straparlare al di fuori della realtà, ma che ci vuoi fare scrive solo sul FINACIAL TIMES. La fornitura di armi degli Stati Uniti si sta prosciugando, la guerra igiene del mondo è un buco nero che risucchia l'equipaggiamento della NATO per la distruzione

il sistema missilistico a lancio multiplo HIMARS. Ciò che non viene esplicitamente menzionato nel comunicato stampa è che i sistemi HIMARS non esistono negli attuali inventari statunitensi e dovranno essere costruiti, ed è quindi improbabile che arrivino in Ucraina per diversi anni 



Vuoi vedere che la NATO non sta vincendo?

Maurizio Blondet 18 Ottobre 2022

“Diplomazia non dovrebbe essere una parolaccia nella guerra in Ucraina”, cosi titola di punto in bianco il Financial Times. E la firma è di Gideon Rachman, un Padrone del Discorso che fino a ieri predicava la guerra a oltranza, fino al cambio di regime a Mosca, anzi, fino allo smembramento della Russia in una dozzina di staterelli, e Putin condannato dal tribunale per crimini contro l’umanità.

Adesso, mentre si profilano gli indizi di una nuova e vasta offensiva russa contro l’Ucraina, Il Padrone cita “ una fonte militare di alto livello: “L’azione militare è inefficace di per sé. È veramente efficace solo quando è combinato con sforzi economici e diplomatici. E non stiamo vedendo abbastanza diplomazia”.. e delinea lui i parametri da proporre per “un eventuale accordo di pace.

La Russia deve ritirarsi almeno dove si trovavano le sue forze prima dell’invasione del 24 febbraio [quindi lasciarle il Donbass] . L’Ucraina deve avere il suo futuro come Stato vitale assicurato, con accesso al mare, controllo del proprio spazio aereo e garanzie di sicurezza affidabili che non dipendono dalla buona fede russa [ma fuori dalla NATO]. Lo status della Crimea sarà la questione più difficile in qualsiasi negoziato. Ma trovare soluzioni creative a problemi intrattabili è l’obiettivo della diplomazia di alto livello. Abbiamo bisogno di vederne di più”.

Cosa è successo? M.K. Bhadrakumar, ex ambasciatore e il miglior analista politico indiano, titola senza ambagi:

Gli europei sono stati ben fregati dagli americani

E continua:

“Gli americani sono avvolti in un mondo surreale della loro narrativa egoistica che la Russia ha “perso” la guerra. Nel mondo reale, però, Ivan Tertel, capo del KGB in Bielorussia, che ha una visione privilegiata di Mosca, ha detto martedì scorso che con la Russia che ha aumentato la sua forza di truppe nella zona di guerra – e il dispiegamento di armamenti avanzati, ‘l’operazione militare entrerà in una fase chiave. Secondo le nostre stime, una svolta avverrà nel periodo da novembre di quest’anno a febbraio del prossimo anno.’

La rappresaglia della Russia contro le “infrastrutture critiche” dell’Ucraina, qualcosa a cui Mosca si è astenuta finora, ha gravi implicazioni. Dal 9 ottobre, [in risposta alla distruzione del Nord Stream e all’attacco sul punto di Crimea, che Bhadrakumar non esita a chiamare atti terroristici] la Russia ha iniziato a prendere di mira sistematicamente il sistema elettrico e le ferrovie ucraine. Il noto esperto militare russo Vladislav Shurygin ha detto a Izvestia che se questo ritmo fosse mantenuto per una settimana o giù di lì, “interromperebbe l’intera logistica dell’esercito ucraino: il sistema per il trasporto di personale, equipaggiamento militare, munizioni, carico correlato, nonché il funzionamento di impianti militari e di riparazione.’

E consiglia il suo governo:

“I responsabili politici e gli strateghi a Delhi dovrebbero prendere nota attenta della sequenza temporale. La conclusione è che la Russia sta cercando una vittoria totale e non si accontenterà di niente di meno che di un governo amico a Kiev. I politici occidentali, compreso Biden, capiscono che non c’è niente che possa fermare i russi adesso. La fornitura di armi degli Stati Uniti si sta prosciugando mentre Kiev continua a chiedere di più….”

Ma come: tutta la narrativa sulle difficoltà dell’armata russa e la sua prossima disfatta per opera delle eroiche truppe di Zelensky era, appunto, narrativa?

Jack F. Matlock Jr., che è stato ambasciatore in URSS nel 1990, anche lui consiglia su Responsible Statecrat:
Perché gli Stati Uniti devono premere per un cessate il fuoco in Ucraina

In quanto attore chiave nella difesa di Kiev e leader delle sanzioni contro la Russia, Washington è obbligata ad aiutare a trovare una via d’uscita.

La frase-chiave del diplomatico USA:

“… La questione con Ucraina e Russia ovviamente non è il riconoscimento dell’indipendenza, ma se gli Stati Uniti debbano sostenere l’obiettivo ucraino di ripristinare il controllo su tutto il territorio che ha ricevuto quando l’Unione Sovietica si è sciolta [cioè della Crimea, che Putin non cederà mai, ndr.]. Se il perseguimento di tale obiettivo accelera la progressiva distruzione dell’Ucraina, ovviamente non è nell’interesse dell’Ucraina.

Inoltre, “La posizione dell’Europa sarà messa a dura prova durante il prossimo inverno a causa della drastica riduzione del commercio con la Russia, in particolare per quanto riguarda l’energia. È sempre più probabile che i cittadini europei incolpino gli Stati Uniti per le politiche che alimentano l’inflazione e provocano una recessione economica, soprattutto perché le loro valute si indeboliscono rispetto al dollaro. Le sanzioni statunitensi alla Russia saranno viste da molti come tentativi egoistici di dominare l’Europa occidentale”… Insomma un ripensamento. Dovuto a cosa, se non alla consapevolezza che la NATO potrebbe non sostenere la prossima grande offensiva russa che si profila?

Aspettiamo sviluppi

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