L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 ottobre 2022

La FED esporta RECESSIONE nel mondo, attraverso gli aumenti dei tassi d'interessi che rendono il dollaro forte e le materie prime, i debiti, i titoli di stato, più cari tanto da mandare in tilt il sistema le cui banche centrali in affanno e rincorsa aumentano frettolosamente i tassi d'interessi della propria moneta. Euroimbecilandia all'angolo impossibilitata di fare una politica monetaria per diciannove paesi con esigenze diverse e divergenti

Implodono i mercati finanziari globali. E l’Italia non ha niente da mettersi.
Maurizio Blondet 30 Settembre 2022

I mercati azionari globali sono crollati insieme ai portafogli obbligazionari sono crollati del 21% quest’anno. Di solito avviene il contrario: quando le azioni crollano, salgono le obbligazioni (essenzialmente titoli di Stato, debito pubblico, bonds, btp) perché gli speculatori li acquistano in massa per coprirsi dalle perdite azionarie.

Per esempio nella grande crisi Lehman del 2008, scrive Zibordi, “ totale della ricchezza finanziaria, investito in azioni e obbligazioni calò del -8,6% al massimo, perchè il crollo delle borse era compensato da un aumento di prezzo dei bonds (che sono anche di più..) nel 2022 invece calano tutti e la perdita è -18% finora (USA). Le percentuali però non danno veramente l’idea la perdita di valore di azioni e obbligazioni, titoli di stato in USA finora è di 57 mila mld (perchè valevano circa 230mila…mld) il PIL USA è 24mila mld”.

Dunque le perdite della finanza speculativa creativa, fuffa e aria, da sole sono più del doppio della prodotto interno americano,economia (più o meno) reale. La speculazione aveva creato e fatto creare dalle banche centrali titoli e “strumenti” per quasi dieci volte il Pil americano (i 230 mila miliardi di cui parla Zibordi): poiché titoli e strumenti finanziari speculativi hanno lo scopo di lucrare interessi dall’economia reale, è ormai evidente che “i mercati” si accorgono che il debitore che hanno indebitato per dieci volte l’economia reale, e dunque “perdono fiducia” nei titoli del debito pubblico, siano italiani o inglesi o americani. E non vogliono più prestare facilmente come prima agli Stati, nel momento in cui gli Stati stanno chiedendo “al mercato” centinaia di miliardi per attenuare la crisi energetica e la precedente crisi covid.

La Germania s’è portata avanti unilateralmente stanziando i 200 miliardi – a debito, ma dal fondo covid che aveva accumulato – per finanziare uno scudo economico per la crisi energetica. Mario Draghi e Meloni, poveretti, hanno emanato un comunicato sostanzialmente identico: “Non si deve fare da soli, la soluzione deve essere da Europa compatta e unita”. Poveri cocchi. Noi non possiamo fare altrettanto: ci punirebbero “i mercati”, ma soprattutto la BCE, perché è severissima con l’Italia per il suo “immenso debito pubblico”: Non a caso la banca centrale”europea” ha sede a Francoforte. Stamperà dal nulla i 200 miliardi per la Germania in cambio di titoli pubblici tedeschi; non sta,perà dal nulla per noi.


Il meloniano Crosetto esasperato: “La decisione della Germania conta più di tutte le parole critiche sull’Europa sentite negli ultimi 10 anni, perché è un atto, preciso, voluto, non concordato, non condiviso, non comunicato, che mina alla radice le ragioni dell’Unione”. Speriamo almeno questo: nel grande male della implosione dei mercati globali, imploda la UE. E le illusioni che ci tengono attaccati e ubbidienti servi ad essa. Già ora ognuno fa per sé, Olande a Norvegia lucrando miliardi dal rincaro del gas mentre condannano a morte le nostre industrie ed attività economiche italiane, che non possono funzionare con l’energia rincarata di 5 volte, e non abbiamo un governo capace di abbassarle come ha fatto la Germania. Né stampare moneta a man bassa dal nulla come ha fatto la Gran Bretagna, perché era “a rischio la stabilità finanziaria del Regno Unito” per le chiamate di margine, che avre bbero obbligato gli speculatori perdenti a ssvendere altre parti del loro portfolglio,, innescandoi un circolo vizioosodi vendite su vendite…. Vorrei ricordare che le industrie italiane sono quelle che esportando guadagnano i fondi con cui importiamo gas e petrolio…


Pateticamente europeista , come Draghii che ha emanato un lamento simile, povero competente di perstigio presso la UE

Il prezzo della “liberazione” nostra dipendenza dalla UE sarà altissimo. Ricordiamoci la profezia di Irlmaer, in Italia “le cose vanno selvaggiamente”.

Tutto avviene mentre nel mondo, scrive DWN,

I mercati finanziari globali stanno attraversando la correzione più brusca dalla crisi finanziaria globale del 2008. La causa è l’aumento dei tassi di interesse avviato dalla Federal Reserve statunitense, che ha prodotto la rivalutazione estrema del dollaro, il che aggrava la crisi per le altre valute. Da metà agosto, la valuta statunitense è aumentata del 5,5% . Ciò è in parte dovuto al fatto che la Fed sta alzando i tassi, ma anche perché gli investitori sono avversi al rischio.

In tutta l’Asia, gli stati stanno intervenendo per frenare la svalutazione delle rispettive valute. La Gran Bretagna questa settimana ha portato il petrolio a un soffio da una crisi finanziaria globale con politiche fiscali sconsiderate che sono state appena scongiurate dal pronto intervento della Banca d’Inghilterra . E mentre i rendimenti obbligazionari della zona euro sono in aumento, le nazioni indebitate del Sud sembrano più vulnerabili di quanto non lo siano dalla crisi del debito sovrano di dieci anni fa.

La causa principale dell’attuale caos sui mercati è sicuramente la politica dei tassi di interesse della Federal Reserve. La banca centrale prevede di aumentare i tassi di interesse a quasi il 4,5 per cento entro la fine dell’anno e ancora di più nel prossimo anno. Le prospettive per i tassi di interesse interessano l’intero sistema finanziario americano. Il costo dei mutui a 30 anni è quasi del 7%. I rendimenti delle obbligazioni spazzatura sono già superiori al 9%, il che ha causato il vacillare delle nuove emissioni di obbligazioni.

I banchieri negli Stati Uniti che hanno effettuato operazioni di leveraged buyout quando i rendimenti erano più bassi si trovano improvvisamente in rosso con centinaia di milioni di dollari. I fondi pensione statunitensi, che si sono tuffati in asset off-market opachi alla ricerca di rendimenti più elevati a tassi di interesse più bassi, stanno ora cercando di recuperare le perdite poiché i loro asset rischiosi si deprezzano rapidamente.

Problemi in Europa particolarmente gravi

Ma l’impatto finanziario della stretta monetaria della Fed è più forte al di fuori dell’America. Il forte rialzo del dollaro sta danneggiando gli importatori di energia, che hanno già lottato con l’aumento dei costi. La Cina ha risposto rendendo più difficile la vendita allo scoperto dello yuan, che il 28 settembre è sceso al minimo storico nei confronti del dollaro nel mercato offshore.

Anche India, Thailandia e Singapore sono intervenute sui mercati finanziari per sostenere le rispettive valute. Escludendo la Cina, le riserve valutarie dei mercati emergenti sono diminuite di oltre $ 200 miliardi nell’ultimo anno, secondo i dati della banca JPMorgan Chase. Questo è stato il declino più veloce degli ultimi due decenni.

Gli stati economicamente forti di solito sono in grado di resistere meglio alla forza del dollaro. Ma in questo momento potrebbero avere problemi ancora più grandi. Alcune delle valute peggiori finora quest’anno provengono dal mondo sviluppato. La Svezia ha aumentato i tassi di interesse di un intero punto percentuale il 20 settembre e ha comunque subito un calo della sua valuta rispetto al dollaro e all’euro.

Nel Regno Unito, l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato ha fatto ben poco per attrarre capitali esteri. La banca centrale coreana sta prestando riserve di valuta estera al fondo pensione nazionale in modo che acquisti meno dollari sul mercato aperto. In Giappone, per la prima volta in questo secolo, il governo è intervenuto a sostegno dello yen , sebbene la banca centrale sembri determinata a mantenere bassi i tassi di interesse.

Il dollaro forte sostiene gli Stati Uniti

Parte della spiegazione della pressione sulle valute dei paesi ricchi è che molte banche centrali non sono ancora state in grado di tenere il passo con l’inasprimento della Fed – e per una buona ragione, poiché le loro economie sono più deboli. La crisi energetica sta facendo precipitare l’Europa nella recessione . Corea del Sud e Giappone stanno subendo gli effetti del rallentamento economico cinese causato dalla crisi immobiliare e dalla politica zero Covid.

Un dollaro forte esporta il problema dell’inflazione americana negli stati economicamente più deboli. Possono sostenere le loro valute aumentando i tassi di interesse in linea con la Fed, ma solo a costo di una crescita ancora più lenta. La Gran Bretagna sta attualmente perdendo su entrambi i fronti. Da un lato, i mercati si aspettano che la Banca d’Inghilterra stabilisca i tassi di interesse più alti di qualsiasi grande paese ricco l’anno prossimo, dall’altro la sterlina è comunque scesa. Se la banca continua ad aumentare i tassi di interesse, il mercato immobiliare potrebbe crollare.

Anche l’economia statunitense, che quest’anno ha mostrato una relativa resilienza, è improbabile che sopravviva a uno shock sui tassi di interesse così grave come quello che ci attende. I prezzi delle case sono già in calo, le banche licenziano i dipendenti e FedEx e Ford, due precursori economici, hanno emesso avvisi di profitto. È solo questione di tempo prima che il tasso di disoccupazione salga. L’aumento dei tassi di interesse danneggerà l’economia reale e causerà molte sofferenze. Ed è esattamente ciò che i mercati finanziari globali prevedono attualmente senza mezzi termini”.

L’Occidente implode.

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