L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 ottobre 2022

La GUERRA FINAZIARIA voluta dagli Stati Uniti contro Euroimbecilandia è stata vinta, mancano pochi dettagli, la deindustrializzazione cercata e ottenuta è certa, RECESSIONE assicurata, le poche aziende che rimarranno verranno acquistate per pochi spiccioli dagli Stati Uniti.

14 Ottobre 2022 10:00
Pepe Escobar - La sottile linea rossa della NATO: "benvenuti nella vita sulla Soglia dell'Apocalisse"


La Russia non permetterà all'Impero di controllare l'Ucraina, costi quel che costi. Questo è intrinsecamente legato al futuro del Partenariato della Grande Eurasia.

di Pepe Escobar – Strategic Culture

[Traduzione di Nora Hoppe]

Cominciamo con il Pipelineistan. Quasi sette anni fa, ho mostrato come la Siria sia stata l'ultima guerra del Pipelineistan.

Damasco aveva rifiutato il progetto – americano – di un gasdotto Qatar-Turchia, a vantaggio di Iran-Iraq-Siria (per il quale era stato firmato un memorandum d'intesa).

Ne è seguita una feroce e concertata campagna "Assad deve andarsene": la guerra per procura come strada per il cambio di regime. Il quadrante tossico è aumentato esponenzialmente con la strumentalizzazione dell'ISIS – un altro capitolo della guerra del terrore (corsivo mio). La Russia ha bloccato l'ISIS, impedendo così un cambio di regime a Damasco. Il gasdotto favorito dall'Impero del Caos ha morso la polvere.

Ora l'Impero si è finalmente vendicato, facendo esplodere i gasdotti esistenti – Nord Stream (NS) e Nord Stream 2 (NS2) – che trasportano o stanno per trasportare il gas russo a un importante concorrente economico dell'Impero: l'UE.

Ormai sappiamo tutti che la linea B di NS2 non è stata bombardata, né forata, ed è pronta a ripartire. Riparare le altre tre linee bucate non sarebbe un problema: una questione di due mesi, secondo gli ingegneri navali. L'acciaio delle Nord Stream è più spesso di quello delle navi moderne. Gazprom si è offerta di ripararle, a patto che gli europei si comportino da adulti e accettino severe condizioni di sicurezza.

Sappiamo tutti che questo non accadrà. Nulla di tutto ciò viene discusso dai media di NATOstan. Ciò significa che il Piano A dei soliti sospetti rimane in vigore: creare una carenza di gas naturale inventata, che porti alla deindustrializzazione dell'Europa, il tutto parte del Great Reset, ribattezzato "The Great Narrative" ["La Grande Narrativa"].

Nel frattempo, il Muppet Show dell'UE sta discutendo il nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. La Svezia si rifiuta di condividere con la Russia i risultati della losca "indagine" intra-NATO su chi ha fatto esplodere i Nord Stream.

Alla Settimana dell'Energia Russa, il Presidente Putin ha riassunto i fatti:

  1. L'Europa incolpa la Russia per l'affidabilità delle sue forniture energetiche, anche se riceveva l'intero volume acquistato in base a contratti fissi.
  2. Gli "orchestratori degli attacchi terroristici del Nord Stream sono coloro che ne traggono profitto".
  3. La riparazione dei fili del Nord Stream "avrebbe senso solo nel caso in cui il funzionamento e la sicurezza continuassero".
  4. L'acquisto di gas sul mercato spot causerà una perdita di 300 miliardi di euro per l'Europa.
  5. L'aumento dei prezzi dell'energia non è dovuto all'Operazione Militare Speciale (OMS), ma alle politiche dell'Occidente.
Ma lo spettacolo dei Dead Can Dance deve continuare. Mentre l'UE si proibisce di acquistare l'energia russa, l'eurocrazia di Bruxelles aumenta il proprio debito nei confronti del casinò finanziario. I padroni imperiali ridono fino in fondo con questa forma di collettivismo – mentre continuano a trarre profitto dall'uso dei mercati finanziari per saccheggiare e depredare intere nazioni.

Il che ci porta al fattore decisivo: gli psicopatici straussiani/neo-con che controllano la politica estera di Washington alla fine potrebbero – e la parola chiave è "potrebbero" – smettere di armare Kiev e iniziare i negoziati con Mosca solo dopo che i loro principali concorrenti industriali in Europa saranno falliti.

Ma anche questo non sarebbe sufficiente – perché uno dei principali mandati "invisibili" della NATO è quello di capitalizzare, con qualsiasi mezzo, le risorse alimentari della steppa pontico-caspica: stiamo parlando di 1 milione di km2 di produzione alimentare dalla Bulgaria fino alla Russia.

Judo a Kharkov

La OMS si è rapidamente trasformata in una Operazione anti-terroristica "soft", anche senza un annuncio ufficiale. L'approccio senza fronzoli del nuovo comandante generale con piena carta bianca dal Cremlino, il generale Surovikin, alias "Armageddon", parla da sé.

Non ci sono assolutamente indicatori che indichino una sconfitta russa lungo gli oltre 1.000 km del fronte. La "ritirata" da Kharkov, storia rigirata a morte, potrebbe essere stata un colpo da maestro: la prima fase di una mossa di judo che, ammantata di legalità, si è sviluppata pienamente dopo il bombardamento terroristico di Krymskiy Most – il ponte di Crimea.

Guardiamo alla "ritirata da Kharkov" come a una trappola – come a una dimostrazione grafica di "debolezza" da parte di Mosca. Questo ha portato le forze di Kiev – in realtà i loro referenti della NATO – a gongolare per la "fuga" della Russia, ad abbandonare ogni cautela e a darsi da fare, avviando persino una spirale di terrore, dall'assassinio di Darya Dugina al tentativo di distruzione di Krymskiy Most.

In termini di opinione pubblica del Sud globale, è già stato stabilito che lo Spettacolo Mattutino Quotidiano dei Missili del generale Armageddon è una risposta legale (corsivo mio) a uno Stato terrorista. Putin potrebbe aver sacrificato, per un po', un pezzo della scacchiera – Kharkov: dopo tutto, il mandato dell'OMS non è quello di tenere il terreno, ma di smilitarizzare l'Ucraina.

Mosca ha persino vinto post-Kharkov: tutto l'equipaggiamento militare ucraino accumulato nell'area è stato lanciato in offensive, solo perché l'esercito russo si impegnasse allegramente in un tiro al bersaglio senza sosta.

E poi c'è il vero colpo di scena: Kharkov ha messo in moto una serie di mosse che hanno permesso a Putin di dare scacco matto, attraverso l'Operazione anti-terroristica "soft", pesante come un missile, riducendo l'Occidente collettivo a un branco di polli senza testa.

Parallelamente, i soliti sospetti continuano a rigirare senza sosta la loro nuova "narrativa" nucleare. Il Ministro degli Esteri Lavrov è stato costretto a ripetere ad nauseam che, secondo la dottrina nucleare russa, un attacco può avvenire solo in risposta a un attacco "che mette in pericolo l'intera esistenza della Federazione Russa".

L'obiettivo dei killer schizzati di Washington – nei loro sogni erotici sfrenati – è quello di provocare Mosca a usare armi nucleari tattiche sul campo di battaglia. Questo è stato un altro vettore nell'affrettare i tempi dell'attacco terroristico al ponte di Crimea: dopo che tutti i piani dell'intelligence britannica erano stati elaborati per mesi. Tutto questo si è risolto in un nulla di fatto.

La macchina isterica della propaganda straussiana/neocon sta freneticamente, preventivamente, incolpando Putin: è "messo all'angolo", sta "perdendo", sta "diventando disperato" e quindi lancerà un attacco nucleare.

Non c'è da stupirsi che l'Orologio dell'Apocalisse, creato dal Bulletin of the Atomic Scientists nel 1947, sia ora posizionato a soli 100 secondi dalla mezzanotte. Proprio sulla "Soglia dell'Apocalisse".

Ecco dove ci sta portando un branco di schizzati americani.

La vita sulla Soglia dell'Apocalisse

Mentre l'Impero del Caos, della Menzogna e del saccheggio è pietrificato dal sorprendente doppio fallimento di un massiccio attacco economico/militare, Mosca si sta sistematicamente preparando per la prossima offensiva militare. Allo stato attuale, è chiaro che l'asse anglo-americano non negozierà. Non ci ha nemmeno provato negli ultimi 8 anni e non ha intenzione di cambiare rotta, nemmeno incitato da un coro angelico che va da Elon Musk a Papa Francesco.

Invece di darci dentro alla Tamerlano, accumulando una piramide di teschi ucraini, Putin ha invocato eoni di pazienza taoista per evitare soluzioni militari. Il Terrore sul Ponte di Crimea potrebbe aver cambiato le carte in tavola. Ma i guanti di velluto non sono stati tolti del tutto: La routine aerea quotidiana del generale Armageddon può ancora essere vista come un avvertimento – relativamente educato. Anche nel suo ultimo storico discorso, che conteneva un duro atto d'accusa contro l'Occidente, Putin ha chiarito di essere sempre aperto ai negoziati.

Tuttavia, Putin e il Consiglio di Sicurezza sanno ormai perché gli americani non possono negoziare. L'Ucraina sarà anche solo una pedina del loro gioco, ma è pur sempre uno dei nodi geopolitici chiave dell'Eurasia: chi la controlla, gode di una maggiore profondità strategica.

I russi sanno bene che i soliti sospetti sono ossessionati dall'idea di mandare all'aria il complesso processo di integrazione dell'Eurasia – a partire dalla BRI cinese. Non c'è da stupirsi che importanti istanze di potere a Pechino siano "a disagio" con la guerra. Perché questo è molto negativo per gli affari tra la Cina e l'Europa attraverso diversi corridoi trans-eurasiatici.

Putin e il Consiglio di Sicurezza russo sanno anche che la NATO ha abbandonato l'Afghanistan – un fallimento assolutamente miserabile – per puntare tutto sull'Ucraina. Quindi, perdere sia Kabul che Kiev sarà il colpo mortale definitivo: ciò significa abbandonare il XXI secolo eurasiatico a favore del partenariato strategico Russia-Cina-Iran.

I sabotaggi – dai Nord Stream a Krymskiy Most – fanno capire il gioco della disperazione. Gli arsenali della NATO sono praticamente vuoti. Ciò che resta è una guerra del terrore: la sirianizzazione, anzi l'ISIS-izzazione del campo di battaglia. Gestita da una NATO decerebrata, agita sul terreno da un'orda di carne da cannone cosparsa di mercenari provenienti da almeno 34 nazioni.

Mosca potrebbe quindi essere costretta ad andare fino in fondo – come ha rivelato il totalmente sbrigliato Dmitry Medvedev: ora si tratta di eliminare un regime terroristico, smantellare completamente il suo apparato politico-sicurezza e poi facilitare l'emergere di un'entità diversa. E se la NATO continua a bloccarla, lo scontro diretto sarà inevitabile.

La sottile linea rossa della NATO è che non può permettersi di perdere sia Kabul che Kiev. Ma ci sono voluti due atti di terrore – in Pipelineistan e in Crimea – per imprimere una linea rossa molto più netta e bruciante: La Russia non permetterà all'Impero di controllare l'Ucraina, costi quel che costi. Questo è intrinsecamente legato al futuro del Partenariato della Grande Eurasia. Benvenuti nella vita sulla Soglia dell'Apocalisse.

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