L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 ottobre 2022

Ma dai non prendiamoci in giro. E' evidente che sono stati gli Stati Uniti

Il “mistero” dell’attacco ai gasdotti Nord Stream
29 settembre 2022


Gli attentati che hanno danneggiato, pare irrimediabilmente, i gasdotti North Stream 1 e 2 hanno un impatto non solo a livello energetico ma anche politico.

Le analisi sono oramai concordi sul fatto che si tratti di una vera e propria operazione di guerra, ma non sembrano del tutto concordi su chi ne sia l’autore. Russia e Stati Uniti si accusano a vicenda, come sempre.

L’Europa, che si trova in mezzo e che è sicuramente la principale vittima di tali azioni, per l’ennesima volta dà l’impressione di non essere in grado di sviluppare proprie valutazioni e analisi e pertanto appoggia senza se e senza ma la versione statunitense.

Certamente, Putin ci ha abituato a una serie di nefandezze e non avrebbe un solo attimo di esitazione a condurre un simile attacco “pirata” se gli convenisse.

Analisti di grido vedono in questa azione l’ennesimo tentativo di fare pressione sull’opinione pubblica europea utilizzando l’arma del gas e provocare cedimenti nel fronte occidentale, parlando alla “pancia” delle popolazioni dei paesi più dipendenti dalle forniture di gas russo. Alla domanda se non fosse stato più facile interrompere l’alimentazione dei propri gasdotti anziché renderli forse per sempre inservibili, si risponde che in quel caso Gazprom sarebbe stata tenuta a pagare le penali per i contratti cui non si sarebbe attenuta.

Possibile, anche se in una situazione in cui si rasenta, almeno a parole, una guerra nucleare in Europa, in cui la stessa sopravvivenza del regime moscovita sarebbe in pericolo in caso di disfatta militare e in cui i dettami contrattuali vengono regolarmente disattesi in virtù della guerra economica in atto tra USA/UE e Russia, le penali contrattuali potrebbero non essere tra le principali preoccupazione del Cremlino.


Si può valutare che questa non sarebbe la prima mossa autolesionistica e azzardata di Mosca in questo conflitto ma se invece non si volesse seguire la pista del “pregiudicato sospettato numero uno”, si potrebbe pensare a Hernàn Cortés che appena giunto con i suoi avventurieri e mercenari sulle spiagge di quello che oggi chiamiamo Messico, si narra abbia fatto bruciare tutte le sue navi.

Una scelta che poteva sembrare autolesionistica, ma che prese perché non si fidava delle proprie truppe, il cui reclutamento era dubbio, e non voleva dar loro alternative alla missione che si era proposto.

In quest’ottica, il danneggiamento sembra ormai in forma irreparabile dei gasdotti North Stream 1 e 2 (anche se quest’ultimo non era ancora entrato in funzione), potrebbe essere un modo per far capire a quelle componenti dell’opinione pubblica tedesca e di altre nazioni, che appaiono più dubbiose ,che non si possono più avere ripensamenti.

Anche se fossero sofferenti per l’inevitabile prossima carenza di gas e l’impennata dei costi energetici, dovranno rendersi conto che non ci sono più alternative al blocco totale delle forniture russe. Ora come allora, non si può tornare indietro: le navi di Cortés sono bruciate e i gasdotti di Putin inservibili.

Messaggio che sottende anche l’invito a Berlino a dimostrarsi più generoso di quanto sia stato sinora nel fornire armi e fondi all’Ucraina: messaggio forse diretto non solo alla Germania, ma anche ad altri paesi.

Certo potrebbe trattarsi di dietrologia basata anche sul fatto che Washington ha sempre osteggiato, anche molto prima dell’esplodere della crisi ucraina, il ricorso da parte di paesi amici e alleati “amici” al gas russo per motivi sia di geopolitica che di concorrenza economica.

Molto meglio per noi europei allora concentrarci sul “pregiudicato sospettato numero uno” e ignorare le altre “piste”.

Foto: Ministero della Difesa svedese e Sky News

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