L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 ottobre 2022

Meloni: “Di fronte alla sfida epocale della crisi energetica serve una risposta immediata a livello europeo a tutela di famiglie e imprese”. Un appello patetico, tipico di chi ancora si illude che esista ancora una Unione europea. Obiettivo della Fed raggiunto esportare RECESSIONE nei paesi "amici"

SPY FINANZA/ Così i piani di politica e banche centrali ci portano alla rovina
Pubblicazione: 03.10.2022 - Giovanni Passali
Le istituzioni bancarie fanno di tutto per abbattere l’inflazione, con lo scopo dichiarato di rovinare l’economia reale

Lapresse

Giovedì scorso i mercati americani hanno chiuso tutti in rosso, rimangiandosi i guadagni del giorno precedente. Colpa dei venti di guerra? No, colpa dei dati sulla disoccupazione, troppo poco negativi.

Questo è il paradosso di questi tempi, in cui la guerra ventennale tra finanza ed economia reale da sotterranea è divenuta palese, da non dichiarata è divenuta tranquillamente ammessa dalle istituzioni bancarie: i dati positivi dell’economia sono un brutto segno per la finanza, perché vuol dire che i consumatori hanno i soldi per sostenere i consumi e quindi l’inflazione può continuare a crescere.

Questo è il cuore del problema e qui si consuma la menzogna più grande, perché in realtà l’inflazione colpisce soprattutto chi stampa il denaro (le banche centrali) e chi lo detiene (banche e fondi di investimento), non il cittadino che è proprietario di un immobile il cui valore si rivaluta nel tempo e nel suo valore monetario può seguire l’andamento dell’inflazione. L’inflazione fa male ai prestatori di denaro (istituto di credito) e fa bene ai debitori (famiglie e imprese, ma soprattutto lo Stato) perché il debito si svaluta nel tempo.

Per questo le istituzioni bancarie fanno di tutto per abbattere l’inflazione, con lo scopo dichiarato di rovinare l’economia reale, di “distruggere la domanda” come dichiarava il Premier Monti in una intervista negli Usa undici anni fa, premettendo l’affermazione con un “stiamo facendo un buon lavoro”.

E che succede in Italia? “Meloni sotto l’ala di Draghi” (ItaliaOggi), “Conti pubblici, Draghi lascia a Meloni un tesoretto di 9 miliardi”, “Meloni si prende l’agenda di Draghi” (Il Manifesto), “Governo, niente patto Draghi-Meloni: Palazzo Chigi smentisce”.

Il messaggio mediatico, soprattutto al popolo italiano, è che la Meloni non ha altra strada da seguire: la grande vincitrice delle elezioni politiche 2022 deve seguire le orme del grande sconfitto di queste elezioni, colui che ha portato a una sonora batosta tutte le formazioni politiche che hanno appoggiato il suo Governo, tranne il M5S che ha limitato i danni perché hanno fatto cadere l’Esecutivo.

Insomma, può cambiare il Governo, ma nella sostanza non deve cambiare nulla. Il piano di governo dei popoli attraverso la moneta deve continuare, non deve arretrare di un millimetro, non deve nemmeno deviare dalla rotta suicida prestabilita. Perché questo piano ottuso non solo rovinerà l’economia reale, ma non salverà la finanza.

In queste condizioni, la politica ha un peso pari a zero, ridotta in questo stato da quei poteri finanziari che non vogliono ostacoli sulla strada verso sempre maggiori profitti. E l’impotenza della politica si vede tutta nella proposta dell’ex Premier Draghi di mettere un tetto al prezzo del gas in Europa. Si tratta di una decisione politica, non economica. E a oggi la situazione non sembra si possa sbloccare con un accordo politico nell’Ue perché politicamente non sono d’accordo: la Germania non è d’accordo. Gli interessi finanziari sottostanti sono troppo forti, per far arrivare a felice conclusione un accordo che sarebbe comodo per la fascia meno abbiente della popolazione europea.


>Poi ci sono le scuse, cioè le motivazioni poco credibili per il mancato accordo. La Germania, insieme all’Olanda, afferma di volere il price cap solo per il gas russo, perché ritiene ingiusto colpire gli altri importatori di gas. Di fatto sta difendendo gli interessi della Norvegia e della stessa Olanda, oltre a quelli del Qatar. Ma si tratta di una posizione irrealizzabile, perché facilmente la Russia rivenderebbe il proprio gas ad altri, che poi lo rivenderebbero ai Paesi europei, magari mischiato con il gas proveniente da altri produttori. Insomma, un bel pasticcio nel quale non si vede una soluzione. Ma una cosa è certa, c’è un costo salato da pagare e lo stanno pagando famiglie e imprese.

Commenta la Meloni: “Di fronte alla sfida epocale della crisi energetica serve una risposta immediata a livello europeo a tutela di famiglie e imprese”. Un appello patetico, tipico di chi ancora si illude che esista ancora una Unione europea. Anche nel dialogo con tanti amici, quando affermo che occorre uscire dall’Ue, contrastano le mie affermazioni dicendo che “c’è la globalizzazione, non si può andare da soli”, senza rendersi conto che siamo già soli, abbiamo affidato la guida ad altri che ci portano dove fioriscono i loro interessi, non i nostri. Così la Germania ha già deciso uno stanziamento di 200 miliardi per difendere le proprie imprese dal caro bollette e l’Ue non dice nulla, non ha nulla da obiettare su questa mossa “solitaria”. Se lo facessimo noi, la Bce affosserebbe i nostri titoli di Stato. Tanti ancora fanno fatica a capire che la sede della Bce è a Francoforte.

E tanti fanno fatica a capire la dimensione della crisi finanziaria. Il crollo delle borse, intorno al 30% attualmente dai massimi storici dello scorso anno, è solo una parte del problema, come le borse sono una parte di tutta la finanza, dominata da titoli di stato e da scambi su mercati non regolamentati. Per comprendere quanto è grave la situazione, occorre comprendere cosa sta accadendo. La Fed ha iniziato prima di tutti a innalzare i tassi di interesse, provocando una fortissima salita del dollaro rispetto a tutte le altre valute. Se infatti prestare dollari rende di più, allora tutti vogliono avere dollari da prestare. Quindi tutti comprano dollari. Questo ha portato a un enorme spostamento di capitali verso il dollaro e a una svalutazione delle altre monete (che vengono vendute per comprare dollari) che ha un impatto nell’economia reale, perché tutte le materie prime a livello mondiale si pagano in dollari.

Capito perché il dominio del dollaro e la mossa della Fed stanno impattando sulla finanza globale? E la situazione è resa ancora più grave dal fatto che la finanza americana, grazie alla forza del dollaro, può meglio sostenere (almeno nel breve periodo) il proprio mercato finanziario, mentre le altre economie, soprattutto quelle dei Paesi del terzo mondo, si troveranno in difficoltà sempre maggiori.

Se raddoppia il costo del pane e della pasta, questo può avere un impatto non da poco per le famiglie italiane più povere (e più numerose), ma in altri Paesi più essere un impatto socialmente devastante. Se invece raddoppiano le rate di un mutuo, questo avrà un impatto devastante sia socialmente che finanziariamente. Ecco a cosa serve l’aumento dei tassi di interesse.

Un paio di anni fa era di moda il motto “andrà tutto bene”. Si, certo, perché “se tutto va bene siamo rovinati”, come recitava il titolo di un film degli anni ’80.

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