L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 ottobre 2022

Militari ucraini carne da cannone per il NUOVO NAZISMO, la guerra è condotta soprattutto da mercenari e truppe NATO, se non altro per la gestione e l'uso delle armi. Stati Uniti disposti a trattare la vera posto in gioco la GUERRA FINANZIARIA ad Euroimbecilandia è stata vinta

Voci da Kiev: Zelensky in bilico?

La faccia di Zelensky sullo sfondo di Kiev, un banale trucchetto fotografico, che può far apparire il leader ucraino dovunque e non dove realmente risiede, cioè probabilmente in Polonia.


Nonostante il fatto che sia diventato il nazista confidenziale dell’ apparato scenico politico occidentale, il dittatore di Kiev sembra trovarsi in grande difficoltà preso tra il fuoco dei nazionalisti ultraradicali con relativa croce uncinata che non vogliono la minima concessione alla Russia e quelli che lamentano la pessima riuscita delle offensive dell’esercito ucraino. Anche l’altro ieri un assalto verso Kherson condotto da due battaglioni appoggiati da 30 carri armati e 50 blindati è stato respinto dai russi che hanno provocato fortissimi vuoti in fatto di uomini e materiali. Questo senza parlare delle perdite di aerei e di mezzi su tutti i fronti e del bombardamento delle infrastrutture che in qualche modo permettono la prosecuzione della guerra e sono vitali per il trasporto di armi in occidente. Questo potrebbe aver cambiato l’umore della popolazione portata a credere da una propaganda incessante su vittorie di cui non si vede traccia: anzi adesso si vede benissimo che i russi sono padroni del cielo e che le difese ucraine sono quanto mai labili. E poi ci sono 11 miliardi di dollari di prestiti da restituire. Insomma a Kiev la situazione si fa sempre più confusa anche perché in realtà la guerra si va sempre più trasformando in una serie collegata di singoli atti terroristici, mentre scema una vera e propria capacità militare di reazione, la quale secondo quanto è dato di desumere dalle parole dei militari presi prigionieri è principalmente affidata a mercenari e truppe Nato, se non altro per la gestione e l’uso delle armi.

Per giunta l’inverno si avvicina e a quel punto gli ucraini perderanno buona parte di tutta la loro restante capacità offensiva: il fatto che vadano all’assalto consumando tutti i mezzi che restano loro, dimostra la disperata volontà di cogliere un qualche successo che è imposto non solo dalla situazione di Zelensky, ma anche dei politici europei che tra un po’ dovranno riconoscere che l’energia è salita alle stelle e la recessione è diventata realtà senza alcuna vittoria ucraina e ancor di più senza il crollo economico della Russia. Ad ogni modo a Kiev molte voci sembrano preconizzare a tempi brevi una caduta di Zelensky, tra questi uno dei maggiori analisti politici ucraini, Denis Bogush, convinto che a questo punto è probabile che saranno gli ultranazionalisti liberarsi dell’attuale presidente e a prendere in mano la situazione con la formazione di un nuovo governo Se questo personaggio lo dice in televisione è segno che qualcosa si sta effettivamente muovendo e che la situazione è quanto meno fluida. Del resto ormai questo esito corrisponde in qualche modo alla logica di una guerra persa che non ha più ragione di essere, ma che per volontà americana deve per forza continuare: dunque l’esistenza di un leader in qualche modo legittimo, sia pure nella illegittimità dei governi del dopo Maidan, non si adatta più a questa logica di puro massacro che la disperazione occidentale vuole ad ogni costo per placare i suoi fallimenti. Mettere qualche fanatico in posizione di apparente comando potrebbe essere la soluzione migliore.

Del resto è dalla fine agosto, cioè da quando Zelensky ha deciso di annullare le parate militari in occasione del Giorno dell’Indipendenza che i rapporti con gli ultra nazionalisti sono entrati in crisi: probabilmente non c’erano uomini e mezzi sufficienti per mettere in piedi questo impianto scenografico, ma evidentemente i fanatici hanno interpretato il gesto come una possibile apertura a colloqui con la Russia o comunque come un a sorta di rinuncia agli elementi simbolici che avrebbero potuto portare, per vie traverse, anche a possibili cessioni territoriali alla Polonia. Senza di lui invece non ci sarebbe nessuno con cui parlare e la battaglia finirebbe col degenerare in una sorta di governo terrorista su modello mediorientale, molto più conveniente per gli Usa che da una parte potrebbero continuare a demolire l’economia europea e dall’altra potrebbero tentare di trascinare la Russia in una lotta a tempo indeterminato. E non solo, potrebbero anche sottrarsi alle richieste ucraine di entrare a far parte della Nato che significherebbe la terza guerra mondiale.

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