L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 gennaio 2022

Eurasia sconfigge Stati Uniti, Turchia. Regno Unito e i sionisti ebrei


Dopo il Kazakistan, l’era della rivoluzione colorata è finita
Quello che è successo in Kazakistan sembra sempre più un tentativo di colpo di stato guidato da USA, Turchia, Regno Unito e Israele, sventato drammaticamente dai loro avversari eurasiatici

Di Pepe Escobar
13 gennaio 2021

L’anno 2022 è iniziato con il Kazakistan in fiamme, un grave attacco contro uno degli hub chiave dell’integrazione eurasiatica. Stiamo solo iniziando a capire cosa e come sia successo.

Lunedì mattina, i leader dell’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (CSTO) hanno tenuto una sessione straordinaria per discutere del Kazakistan.

Il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev lo ha inquadrato in modo succinto. Le rivolte erano “nascoste dietro proteste non pianificate”. L’obiettivo era “prendere il potere” – un tentativo di colpo di stato. Le azioni sono state “coordinate da un unico centro”. E “militari stranieri sono stati coinvolti nelle rivolte”.

Il presidente russo Vladimir Putin è andato oltre: durante le rivolte, “sono state utilizzate le tecnologie Maidan”, un riferimento alla piazza ucraina dove le proteste del 2013 hanno spodestato un governo ostile alla NATO.

Difendendo il pronto intervento delle forze di pace della CSTO in Kazakistan, Putin ha affermato che “era necessario reagire senza indugio”. Il CSTO resterà sul campo “per tutto il tempo necessario”, ma dopo che la missione sarà portata a termine, “ovviamente, l’intero contingente sarà ritirato dal Paese”. Le forze armate dovrebbero uscire entro la fine della settimana.

Ma ecco il fattore decisivo: “I paesi CSTO hanno dimostrato che non permetteranno che il caos e le ‘rivoluzioni colorate’ siano attuate all’interno dei loro confini”.

Putin era in sintonia con il segretario di Stato kazako Erlan Karin, che è stato il primo, a verbale, ad applicare la terminologia corretta agli eventi nel suo paese: quello che è successo è stato un “attacco terroristico ibrido”, da parte di forze sia interne che esterne, volto a rovesciare il governo.

L’intricata rete ibrida

Praticamente nessuno lo sa. Ma lo scorso dicembre, un altro colpo di stato è stato discretamente sventato nella capitale del Kirghizistan, Bishkek. Fonti di intelligence del Kirghizistan attribuiscono l’ingegneria a un’ondata di ONG legate alla Gran Bretagna e alla Turchia.

Ciò introduce un aspetto assolutamente chiave del quadro generale: le informazioni legate alla NATO e le loro risorse potrebbero aver preparato un’offensiva di rivoluzione colorata simultanea in tutta l’Asia centrale.

Durante i miei viaggi in Asia centrale alla fine del 2019, prima del Covid, è stato chiaro come le ONG occidentali – Fronti di guerra ibrida – siano rimaste estremamente potenti sia in Kirghizistan che in Kazakistan.

Eppure, sono solo un nesso in una nebulosa occidentale della nebbia della Guerra Ibrida dispiegata in tutta l’Asia centrale e in Asia occidentale per quella materia. Qui vediamo la CIA e il Deep State degli Stati Uniti che attraversano l’MI6 e diversi filoni di informazioni turche.

Quando il presidente Tokayev si riferiva in codice a un “centro unico”, intendeva una sala operativa finora “segreta” di informazioni militari USA-Turco-Israele con sede nel centro commerciale meridionale di Almaty, secondo una fonte di informazioni dell’Asia centrale altamente classificata .

In questo “centro” c’erano 22 americani, 16 turchi e 6 israeliani che coordinavano bande di sabotaggio – addestrate in Asia occidentale dai turchi – e poi allineate ad Almaty.

L’operazione iniziò a districarsi definitivamente quando le forze kazake, con l’aiuto delle informazioni russe/CSTO, ripresero il controllo dell’aeroporto vandalizzato di Almaty, che avrebbe dovuto essere trasformato in un hub per ricevere rifornimenti militari stranieri.

L’ovest della guerra ibrida doveva essere sbalordito e livido di come il CSTO intercettò l’operazione kazaka a una velocità così fulminea. L’elemento chiave è che il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Nikolai Patrushev, ha visto il quadro generale eoni fa.

Quindi, non è un mistero il motivo per cui le forze aerospaziali e aerotrasportate della Russia, oltre alla massiccia infrastruttura di supporto necessaria, fossero praticamente pronte a partire.

A novembre, il laser di Patrushev era già concentrato sulla degradante situazione della sicurezza in Afghanistan. Il politologo tagiko Parviz Mullojanov è stato tra i pochissimi a sottolineare che c’erano ben 8.000 mezzi salafiti-jihadisti della macchina imperiale, spediti da una linea di topi dalla Siria e dall’Iraq, che vagavano nelle terre selvagge dell’Afghanistan settentrionale.

Questa è la maggior parte dell’ISIS-Khorasan – o ISIS ricostituito vicino ai confini del Turkmenistan. Alcuni di loro sono stati debitamente trasportati in Kirghizistan. Da lì, è stato molto facile attraversare il confine da Bishek e presentarsi ad Almaty.

Non ci volle tempo perché Patrushev e la sua squadra capissero, dopo la ritirata imperiale da Kabul, come sarebbe stato utilizzato questo esercito di riserva jihadista: lungo il confine di 7.500 km tra la Russia e gli “stans” dell’Asia centrale.

Ciò spiega, tra le altre cose, un numero record di esercitazioni di preparazione condotte alla fine del 2021 presso la 210a base militare russa in Tagikistan.

James Bond parla turco

Il crollo della disordinata operazione kazaka inizia necessariamente con i soliti sospetti: lo Stato profondo degli Stati Uniti, che ha quasi “cantato” la sua strategia in un rapporto della società RAND del 2019, Extending Russia. Il capitolo 4, sulle “misure geopolitiche”, descrive in dettaglio tutto, dal “fornire aiuti letali all’Ucraina”, “promuovere il cambio di regime in Bielorussia” e “aumentare il sostegno ai ribelli siriani” – tutti i principali fallimenti – alla “riduzione dell’influenza russa in Asia centrale. ”

Questo era il concetto principale. L’attuazione è caduta sul collegamento MI6-Turk.

La CIA e l’MI6 stavano investendo in strutture rischiose in Asia centrale almeno dal 2005, quando incoraggiarono il Movimento islamico dell’Uzbekistan (Imu), allora vicino ai talebani, a devastare il Kirghizistan meridionale. Non è successo niente.

Era una storia completamente diversa nel maggio 2021, quando Jonathan Powell dell’MI6 ha incontrato la leadership di Jabhat al-Nusra – che ospita molti jihadisti dell’Asia centrale – da qualche parte al confine turco-siriano vicino a Idlib. L’accordo era che questi “ribelli moderati” – nella terminologia statunitense – avrebbero cessato di essere etichettati come “terroristi” fintanto che avessero seguito l’agenda anti-russa della NATO.

Questa è stata una delle mosse chiave di preparazione prima della linea di condotta jihadista in Afghanistan, completa con l’espansione dell’Asia centrale.

La genesi dell’offensiva dovrebbe essere trovata nel giugno 2020, quando l’ex ambasciatore in Turchia dal 2014 al 2018, Richard Moore, è stato nominato capo dell’MI6. Moore potrebbe non avere un centimetro della competenza di Kim Philby, ma si adatta al profilo: russofobo rabbioso e una cheerleader della fantasia della Grande Turania, che promuove una confederazione pan-turca di popoli di lingua turca dall’Asia occidentale e dal Caucaso al centro Asia e persino repubbliche russe nel Volga.

L’MI6 è profondamente radicato in tutti gli “stans” tranne l’autarchico Turkmenistan, guidando abilmente l’offensiva pan-turca come il veicolo ideale per contrastare Russia e Cina.

Lo stesso Erdogan è stato investito in un’offensiva dura della Grande Turania, soprattutto dopo la creazione del Consiglio turco nel 2009. Fondamentalmente, il prossimo marzo, il vertice del Consiglio della Confederazione degli Stati di lingua turca – la nuova denominazione del Consiglio turco – si svolgerà a Kazakistan. La città del Turkestan, nel Kazakistan meridionale, dovrebbe essere nominata la capitale spirituale del mondo turco.

E qui, il “mondo turco” entra in uno scontro frontale con il concetto integratore russo di Greater Eurasia Partnership, e persino con la Shanghai Cooperation Organization (SCO) che, soprattutto, non conta la Turchia come membro.

L’ambizione a breve termine di Erdogan sembra inizialmente essere solo commerciale: dopo che l’Azerbaigian ha vinto la guerra del Karabakh, prevede di utilizzare Baku per ottenere l’accesso all’Asia centrale attraverso il Mar Caspio, completo delle complesse vendite industriali-militari della Turchia di tecnologia militare al Kazakistan e all’Uzbekistan .

Le società turche stanno già investendo molto nel settore immobiliare e nelle infrastrutture. E parallelamente, il soft power di Ankara è in overdrive, raccogliendo finalmente i frutti di molte pressioni, ad esempio per accelerare il passaggio in Kazakistan dalla scrittura cirillica all’alfabeto latino, a partire dal 2023.

Eppure sia la Russia che la Cina sono molto consapevoli che la Turchia rappresenta essenzialmente la NATO che entra in Asia centrale. L’organizzazione degli stati turchi è chiamata in modo criptico l’operazione kazaka “proteste di carburante”.

È tutto molto oscuro. Il neo-ottomanesimo di Erdogan – che arriva con le massicce tifoserie da parte della sua base dei Fratelli Musulmani – essenzialmente non ha nulla a che fare con la spinta pan-turanica, che è un movimento razzista che predica il dominio di turchi relativamente “puri”.

Il problema è che stanno convergendo mentre diventano più estremi, con i Lupi Grigi di destra della Turchia profondamente coinvolti. Questo spiega perché le informazioni di Ankara sono sponsor e, in molti casi, armiere sia del franchise ISIS-Khorasan che di quei razzisti Turan, dalla Bosnia allo Xinjiang attraverso l’Asia centrale.

L’Impero trae generosi vantaggi da questa associazione tossica, ad esempio in Armenia. E lo stesso accadrebbe in Kazakistan se l’operazione avesse successo.

Forza i cavalli di Troia

Ogni rivoluzione del colore ha bisogno di un cavallo di Troia “massimo”. Nel nostro caso, quello sembra essere il ruolo dell’ex capo della KNB (Comitato per la sicurezza nazionale) Karim Massimov, ora detenuto in carcere e accusato di tradimento.

Estremamente ambizioso, Massimov è mezzo uiguro e questo, in teoria, ha ostacolato quella che vedeva come la sua preordinata ascesa al potere. Le sue connessioni con le informazioni turche non sono ancora del tutto dettagliate, a differenza della sua intima relazione con Joe Biden e il figlio.

Un ex ministro degli affari interni e della sicurezza dello Stato, il tenente generale Felix Kulov, ha intrecciato un’affascinante rete intricata che spiega le possibili dinamiche interne del “colpo di stato” integrato nella rivoluzione colorata.

Secondo Kulov, Massimov e Samir Abish, il nipote del presidente del Consiglio di sicurezza kazako recentemente estromesso Nursultan Nazarbayev, erano fino al collo nel supervisionare unità “segrete” di “uomini barbuti” durante le rivolte. La KNB era direttamente subordinata a Nazarbayev, che fino alla scorsa settimana era il presidente del Consiglio di sicurezza.

Quando Tokayev ha capito i meccanismi del colpo di stato, ha retrocesso sia Massimov che Samat Abish. Quindi Nazarbayev si è dimesso “volontariamente” dalla sua presidenza per tutta la vita del Consiglio di sicurezza. Abish ha quindi ottenuto questo incarico, promettendo di fermare gli “uomini barbuti” e poi di dimettersi.

Quindi questo indicherebbe direttamente uno scontro Nazarbayev-Tokayev. Ha senso perché, durante i suoi 29 anni di governo, Nazarbayev ha giocato a un gioco multi-vettore troppo occidentalizzato e che non ha necessariamente giovato al Kazakistan. Ha adottato le leggi britanniche, ha giocato la carta pan-turca con Erdogan e ha permesso a uno tsunami di ONG di promuovere un’agenda atlantista.

Tokayev è un operatore molto intelligente. Formato dal servizio estero dell’ex Unione Sovietica, fluente in russo e cinese, è totalmente allineato con Russia-Cina, il che significa pienamente sincronizzato con il masterplan di BRI, Eurasia Economic Union e SCO.

Tokayev, proprio come Putin e Xi, comprende come questa triade BRI/EAEU/SCO rappresenti l’ultimo incubo imperiale e come la destabilizzazione del Kazakistan – un attore chiave nella triade – sarebbe un colpo mortale contro l’integrazione eurasiatica.

Il Kazakistan, dopotutto, rappresenta il 60 per cento del PIL dell’Asia centrale, enormi risorse petrolifere, di gas e minerali, industrie high-tech all’avanguardia: una repubblica laica, unitaria e costituzionale che porta un ricco patrimonio culturale.

Non ci volle molto perché Tokayev capisse i meriti di chiamare immediatamente in soccorso la CSTO: il Kazakistan ha firmato il trattato nel lontano 1994. Dopotutto, Tokayev stava combattendo un colpo di stato a guida straniera contro il suo governo.

Putin, tra gli altri, ha sottolineato come un’indagine ufficiale kazaka sia l’unica autorizzata ad entrare nel vivo della questione.

Non è ancora chiaro esattamente chi – e in che misura – abbia sponsorizzato la folla in rivolta. I motivi abbondano: sabotare un governo filo-russo/cinese, provocare la Russia, sabotare la BRI, saccheggiare le risorse minerarie, dare il turbo a una “islamizzazione” in stile Casa di Saud.

Precipitata solo pochi giorni prima dell’inizio delle “garanzie di sicurezza” Russia-USA a Ginevra, questa rivoluzione colorata ha rappresentato una sorta di contro-ultimatum – disperato – da parte dell’establishment della NATO.

L’Asia centrale, l’Asia occidentale e la stragrande maggioranza del Sud del mondo sono stati testimoni della fulminea risposta eurasiatica delle truppe CSTO – che, dopo aver svolto il loro lavoro, lasceranno il Kazakistan in un paio di giorni – e come questa rivoluzione colorata ha fallito, miseramente.

Potrebbe anche essere l’ultimo. Attenti alla rabbia di un impero umiliato.


FONTE
THE CRADLE

Per ben due anni il ministero della Salute ha impedito ai medici di curare l'influenza covid. imponendogli VIGILE ATTESA e Tachipirina c'è voluto il Tar per sconfessarlo

Il Tar dice che i medici possono curare il Covid a domicilio come vogliono
Il ricorso erano stato presentato da alcuni medici di base e specialisti contro una nota del Ministero che prevedeva solo la 'vigile attesa' e la somministrazione di antinfiammatori e paracetamolo

aggiornato alle 14:12 15 gennaio 2022

© Nicola Marfisi/AGF - Un medico visita un malato di Covid a casa in Val Brembana durante la Fase 1 dell'emergenza

AGI - I medici possono scegliere la terapia domiciliare che vogliono per curare i pazienti malati di Covid.

Questo dice in sostanza una sentenza del Tar del Lazio che accoglie il ricorso di alcuni medici di medicina generale e specialisti disponendo l'annullamento delle linee guida dell'Aifa fatte proprie dal ministero della Salute, così come aggiornate il 26 aprile 2021, nella parte in cui "nei primi giorni di malattia prevede unicamente una 'vigile attesa' e somministrazione di antinfiammatori e paracetamolo e nella parte in cui pone indicazione di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da Covid".

Il contenuto della nota ministeriale "contrasta con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professionale imponendo, anzi impedendo, l'utilizzo di terapie eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto con la malattia Covid 19 come avviene per ogni attività terapeutica".
I sanitari devono agire "in scienza e coscienza"

"È onore imprescindibile di ogni sanitario agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l'esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito" puntualizzano i giudici accogliendo il ricorso firmato dall'avvocato Erich Grimaldi.

"Finalmente un punto fermo nella battaglia che portiamo avanti da due anni, è la fine della vigile attesa - commenta il legale che è anche presidente del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 - Siamo riusciti a dimostrare che le linee guida ministeriali erano di fatto uno strumento per vincolare i medici alle eventuali responsabilità che derivano dalla scelta terapeutica. Il governo ha di fatto privato i cittadini delle cure domiciliari precoci paralizzando la sanità territoriale e portando al collasso il sistema ospedaliero".

Obbligo per decreto legge è incostituzionale e va contro la riserva di legge del rispetto della persona umana

Obbligo vaccinale e sanzioni per gli over 50: dalla Brianza parte il reclamo al Garante della privacy
Maurizio Blondet 15 Gennaio 2022


Un reclamo al Garante della Privacy è stato depositato dal “Comitato Cittadini Liberi Monza e Brianza” in relazione alle sanzioni disposte dal Governo per gli over 50 che non rispetteranno l’obbligo di vaccinazione.

di AGNESE ZAPPALÀ

Dopo la presa di posizione di un gruppo di uomini e donne di legge che hanno denunciato il rischio di perdere il diritto di difesa, e dopo diverse perplessità emerse da alcuni giuristi in tutta Italia sul tema dell’incostituzionalità del DL 1/22, l’ultimo decreto legge che impone nuovi obblighi in materia di Covid – nella giornata di mercoledì 12 gennaio, è stato deposito un reclamo al Garante della Privacy dai brianzoli del “Comitato Cittadini Liberi Monza e Brianza”.

“Senza il consenso dell’interessato non è consentito utilizzare dati sensibili sanitari per la mera riscossione di sanzioni“, spiega l’Avvocato Agostino D’Antuoni, che ha redatto il reclamo. Nel mirino dell’uomo di legge e del Comitato (che è costituito da circa 150 persone), le “violazioni presenti del decreto legge relative alla comunicazione dei dati sanitari sensibili all’agenzia delle Entrate da parte del Ministero della Salute”.

Facciamo riferimento principalmente all’obbligo vaccinale per gli over 50, ma le scelleratezze che questi Governi stanno facendo vanno avanti da mesi – racconta l’Avv. D’Antuoni a MBNews. – Mai nella storia della Repubblica abbiamo assistito a cose del genere. Il decreto non va semplicemente recepito, a nostro parere: va studiato, va capito, e vanno corrette le cose che non vanno bene. Questo prima del 1° febbraio, data in cui i controlli e quindi le sanzioni previste entreranno in vigore”.

“Nel Governo non ho particolare fiducia, non so se il reclamo verrà ascoltato o preso in discussione dalla nostra classe dirigente – prosegue. – Posso dire che questo non è il primo tentativo che facciamo per aprire un dialogo. Sono però fiducioso in noi e nelle persone che hanno ancora delle idee. Il Comitato Cittadini Liberi MB nasce da persone che avevano bisogno di un confronto. In questi mesi ci siamo uniti per non sentirci soli, e siamo pronti a difendere le nostre idee”.
“Adesso – conclude l’Avvocato – attendiamo una risposta urgente del Garante considerata l’imminente scadenza dei termini nel decreto”.

Arrivano i missili russi a Cuba e gli Stati Uniti sono obbligati a comportarsi da uomini e non bambini capricciosi a cui tutto gli è dovuto. Forse gli statunitensi cominciano a capire cosa intendevano i russi quando dicevano che avrebbero dato una risposta "tecnico-militare"


14 GENNAIO 2022

Sergei Ryabkov non è un uomo che parla a sproposito. Specie in un momento in cui le tensioni tra Russia e Occidente hanno raggiunto il livello di guardia e qualcuno parla di tensione che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. L’uomo scelto da Sergei Lavrov e Vladimir Putin per trattare con gli Stati Uniti è un diplomatico di lungo corso, che vanta un passato da consigliere dell’ambasciata russa a Washington e un’esperienza da capo delegazione negli accordi per il programma nucleare iraniano. Anche quella una fase estremamente delicata in cui Lavrov, allora già ministro, volle comunque il suo uomo più “americano” a condurre le trattative. Un uomo complesso, dalle mille sfaccettature. Non un rigido burocrate dello Stato profondo russo, ma un elemento che si inizia a interfacciarsi anche con i media. Qualcuno vocifera che potrebbe essere il prossimo ministro degli Esteri quando terminerà il lungo regno dell’eterno Sergei. Ma “Poker Face”, come qualcuno lo chiama dopo che ha citato la canzone della star americana Lady Gaga in un’intervista, per ora glissa.

Rybakov però nel frattempo invia messaggi. E li invia soprattutto in direzione di Washington. Come il giocatore di poker della canzone, il cui volto, o meglio, “la faccia di pietra in cui non si muove neanche un muscolo quando un rivale all’altro capo del tavolo da poker fa una mossa” come ha detto Ryabkov, manda segnali. E sono avvertimenti da tenere bene in considerazione perché ci svelano alcuni particolari di come potrebbe giocare il Cremlino in questa lunga fase di trattative con la Casa Bianca.

Il capo negoziatore russo ha deciso di puntare in alto, andando direttamente al cuore del “cortile di casa” di Washington. Se le trattative non dovessero decollare, ha spiegato Ryabkov, e in base alle “azioni che intraprenderà la nostra controparte statunitense”, Vladimir Putin sarebbe pronto a decidere “misure tecnico-militari” che potrebbero coinvolgere Cuba e il Venezuela. “Dipende dai passi della nostra controparte americana -ha detto. Il presidente russo si è espresso su questo argomento più di una volta, quando ha menzionato misure che potrebbero essere adottate, ad esempio, a livello della Marina, in caso di aperte provocazioni o di ulteriore aumento della pressione militare su di noi”. “Non vogliamo questo, siamo alla ricerca di compromessi”, ha aggiunto Rybakov, ma anche ammesso di non poter smentire alcun tipo di iniziativa in questo senso.

Per gli Stati Uniti si tratta di un avvertimento particolarmente importante. Il ritorno dello spettro della Guerra Fredda in America centrale e in Sud America è un incubo che riaffiora nella memoria di Washington. Intere generazioni di cittadini americani hanno vissuto per diversi anni con il terrore dei missili sovietici a Cuba e con l’idea di una guerra nucleare che avrebbe colpito direttamente le coste nordamericane. La crisi dei missili è un episodio che ha segnato la storia recente degli Stati Uniti e che ritorna ciclicamente nei dibattiti politici quando si tratta di nuove e vecchie potenze avversarie che provano a insidiare quello che la dottrina Monroe considera il “cortile di casa” degli Stati Uniti, cioè l’intero continente americano. E ora le parole di Ryabkov entrano come una lama in quella società statunitense che sembrava disabituata all’idea di un conflitto freddo ma di ampio respiro con una potenza vera e non con un nemico fatto di organizzazioni criminali e terroristiche.

L’ipotesi può essere considerata anche solo un gesto per riaffermare che il Cremlino ha le armi necessarie per mettere sotto pressione la Casa Bianca in diversi angoli del pianeta. E quindi di non considerare l’Europa orientale come l’unico palcoscenico in cui recitare il copione dello scontro tra superpotenze. Tuttavia non va sottovalutata la rete di alleanze e di partnership che nel tempo la Russia ha mantenuto in America Latina. A Cuba, i russi non hanno mai rinnegato l’alleanza con l’establishment politico e militare. E per quanto riguarda il Venezuela, sono diversi gli episodi in cui è addirittura parlato di un presunto coinvolgimento dei contractor della Wagner al fianco di Nicolas Maduro, specialmente nel momento in cui sembrava dovesse deflagrare in maniera irreversibile una guerra civile. I porti venezuelani, del resto, sono stati raggiunti nel corso di questi ultimi anni anche dalle navi cisterna iraniane: motivo per cui non sembra affatto difficile che la flotta russa si attivi per fare una visita agli scali chavisti. Stesso discorso va fatto per L’Avana, dove più volte le navi della Marina di Mosca hanno fatto capolino nei porti cubani. E non va dimenticato nemmeno il ruolo del Nicaragua, Paese che è da tempo inserito all’interno della sfida tra Mosca e Washington e in cui adesso opera anche Pechino. L’avvertimento di Ryabkov, insomma, può essere semplicemente un bluff da “Poker Face”: ma può anche essere decisamente più concreto di quello che si immagina.

Usano i morti per far la propaganda ai vaccini non vaccini. Che porcheria è?

Morto per Omicron, ma era una balla



Circa una settimana fa la stampa austriaca e a seguire quella europea hanno esultato alla notizia che in Bassa Austria era morta la prima persona a causa della variante Omicron. Certo si trattava pur sempre di uomo di 87 anni e con sul groppone ben due dosi di vaccinazione, quindi il giubilo non sarebbe stato di per sé molto motivato se non avesse offerto il destro di poter collegare la parola morte alla variante Omicron e alla mancanza della famosa terza dose: insomma era un modo per riscattare la più grande delusione della narrazione pandemica e comunque poteva ributtare in campo la palla della paura irrazionale, specie in un Paese dove sta crescendo a vista d’occhio la resistenza alla vaccinazione obbligatoria. Soltanto che anche questa era un’orrenda bugia, di quelle che utilizzano i morti per fare la più indecente delle propagande e per sostenere le disastrose posizioni dei governi sulle campagne vaccinali e sulle discriminazioni fra cittadini. I figli dell’uomo deceduto scrivono adesso che il padre non è affatto morto di covid, era semplicemente risultato positivo al tampone ma i suoi problemi erano ben altri. In una lettera, uno dei figli dell’uomo, irritato dal fatto che la morte di una persona possa essere usata dal governo per scopi di propaganda, ha scritto una lettera in cui dice si sfoga : ”

“Voglio dirvi come è stato davvero. Mio padre è morto con Coronavirus e non per Coronavirus., aveva gravi condizioni preesistenti già da parecchio tempo: solo il 20% della capacità polmonare e un cuore molto debole con un pacemaker. Il cuore era già così affaticato che non riusciva più a pompare sangue nelle gambe. Le normali degenze ospedaliere sono diventate via via più lunghe. L’ultima volta all’inizio di dicembre. Dopo le vacanze di Natale, la condizione delle gambe e la mancanza di respiro è peggiorata così che un trasporto all’ospedale è stato inevitabile. In quel momento è risultato positivo ma non aveva sintomi attribuibili al coronavirus. D’altra parte né le autorità né l’ospedale ci hanno chiesto se avremmo acconsentito alla pubblicazione delle circostanze del decesso. Inoltre non sappiamo chi abbia informato la stampa visto che il certificato di morte non riporta la causa del decesso. Ma sicuramente non è morto di covid. ”

Dal momento che l’ospedale non parla e dice di essere tenuto a proteggere i dati e la privacy dei pazienti e delle loro famiglie, dopo aver però taciuto durante la campagna del primo morto di Omicron, rimane da comprendere chi abbia costruito questa balla e l’abbia diffusa, visto che gli scopi sono assolutamente chiari. L’individuazione di un colpevole farebbe luce sui meccanismi di base della narrazione angosciosa e sui suoi mandanti. Del resto tutta la pandemia fin dall’inizio è stata segnata dall’attribuzione al Covid di decessi per altre malattie e basati solo su un tampone diagnosticamente inutile e per giunta usato a un numero tale di cicli da essere del tutto privo di senso. Non si può certo dire che le balle siano una novità, ma il cambiamento si nota soprattutto nel fatto che ora si comincia a vedere una certa ribellione delle vittime che solo alcuni mesi fa non ci sarebbe stata.

Ai sionisti ebrei piace sempre giocare facile

Israele: proteste dei beduini contro la forestazione del deserto del Negev - Video

Le forze israeliane hanno usato gas lacrimogeni, granate stordenti e cannoni ad acqua per disperdere centinaia di beduini, durante una manifestazione contro un controverso progetto di forestazione del deserto del Negev.

“Le nostre richieste sono note a tutti: il riconoscimento di tutti i villaggi non riconosciuti. In cima alla lista ci sono i sei villaggi di Naqa' Beersheba e l'area di Beersheba Naqa in generale", ha detto un manifestante beduino.

Secondo quanto riferito, almeno 12 manifestanti sono rimasti feriti durante gli scontri e tre sono stati trasferiti in un ospedale locale.
Secondo la polizia, 13 persone sono state arrestate durante la protesta di giovedì.

Non è merito nostro se le contraddizioni che Loro stessi creano quotidianamente mettono in ridicolo quello che magari hanno detto qualche ora prima. E' merito nostro se attingiamo alla nostra riserva inesauribile che trae energia vitale dalla verità, riusciamo a districarci tra le loro menzogne e mantenere la bara dritta ma con molta tranquillità e certezza

La pandemia fa acqua: i topi si preparano a scappare



Si comincia a percepire una certa stanchezza della narrazione pandemica, la vernice emotivo mediatica qui e là si scrosta e lascia trasparire evidenze, contraddizioni, manipolazioni di numeri mentre paiono riacquistare il giusto ridicolo alcune tesi -chiave del racconto come per esempio quella dei vaccinati messi in pericolo dai non vaccinati. A cosa sia dovuto questo reflusso francamente non lo saprei dire e mi sento di escludere la crescita di consapevolezza in popolazioni che si sono rivelate al 90% fatte di pongo, sono invece più favorevole a ritenere che dentro la cupola pandemica si sia rotto qualcosa e probabilmente una parte dei poteri grigi che ha creato il canovaccio della peste, si sia accorta che gli esiti del reset non erano così convenienti per loro o forse che il grado di caos provocato è di tale livello da sfuggire ad ogni controllo diventando perciò pericoloso. Insomma un po’ come se gli idioti di Confindustria avessero compreso di essere stati usati dal governo come kapò delle campagne vaccinali, ma di far parte comunque delle vittime predestinate, di essere il prossimo pasto delle multinazionali. Certo è impossibile pensare che questo pensiero così ovvio brilli nella testa dei nostri imprenditori, ma a livello globale può darsi che sia scattato un qualche relè.

Ad ogni modo facendo silenzio si può udire lo scalpiccio delle pantegane inquiete, magari vestite di camici bianchi che non sanno se rimanere sulla nave o prepararsi ad abbandonarla e si avverte dietro le quinte che sta per iniziare lo scaricabarile delle responsabilità. A questo proposito però è interessante leggere cosa ha scritto di recente Bill Gates le cui profezie si avverano spesso anche perché sono intenzioni portate avanti a suon di milioni: bene Bill ha fatto sapere che nel corso di quest’anno la pandemia si esaurirà, che però ci saranno altri problemi (leggi clima), ma che comunque “i governi hanno fallito” e che hanno mentito alla gente. Da che pulpito si direbbe: ma ciò che conta è che i grands commis della pandemia hanno già la vittima sacrificale e cioè la politica che non è stata in grado di affrontare la situazione. In un colpo solo essi cercheranno di nascondere tutto il ciarpame vaccinale che è però costato la vita a un numero incalcolabile di persone, dirigendo l’ostilità del popolo contro la politica e le sue misure fallimentari. E quando costoro si difenderanno dicendo che sono stati gli scienziati a consigliare loro cosa fare, questi replicheranno sostenendo che la politica ha equivocato, per scopi non propriamente limpidi, le loro affermazioni e il loro dibattito: per esempio l’Istituto superiore di Sanità in Italia, sventolerà le sue carte e dirà che in realtà loro hanno fatto un conto dei morti per Covid realistico, 3500 o giù di lì nel 2020, ma che è stata la politica a non dare ascolto, a equivocare e dunque a creare lo stato di panico e di emergenza; oppure il Cdc americano potrà dire che fin alla primavera del 2021 aveva sostenuto la nullità diagnostica dei tamponi e dunque l’inconsistenza dei numeri sul covid. E così via. Il potere che è stato in grado di orchestrare un pandemia sulla base di una sindrome influenzale, nemmeno tanto forte, avrà comunque tutto l’interesse e tutta la potenza mediatica per mettere in crisi principalmente il livello politico in modo da rendere il potere economico diretto come sostituto di istituzioni dichiarate fallimentari visto che i grandi gruppi sostengono ormai apertamente di essere gli unici ad avere la capacità di dirigere la società verso gli obiettivi e le forme più auspicabili. In pratica anche la fine della pandemia servirà allo scopo finale, ovvero la trasformazione della società da democratica a feudale, da pubblica a privata, da rappresentativa ad autoritaria.

A pensarci bene mettere fine alla commedia prima che davvero l’esasperazione dei pochi nei confronti degli attentati alla libertà, trascini nelle strade l’inedia intellettuale e politica dei molti, è proprio la strada migliore per raggiungere lo scopo finale della pandemia. Certo in Italia non pagherà Draghi che è l’uomo della Goldman Sachs, ed è dunque inamovibile, ma il livello governativo più basso e i partiti o ciò che ne rimane che saranno spazzati via diventando feudi personali di qualcuno che ha le spalle coperte. Di fatto saremo in una situazione che non ha più nulla a che vedere con quella immaginata dai padri costituenti, ma in una sorta di dittatura che farà di tutto per non apparire come tale, ma anche di tutto per accreditarsi come regime autoritario. Dunque non si può certo aspettare che la narrazione si esaurisca nella speranza che così tutto torni normale: la vera partita di libertà si gioca nel dopo pandemia e nel modo di uscire da essa: per questo è importante che non sia un solo livello a pagare la sua complicità a un disegno folle, ma tutto il meccanismo che ha partecipato al golpe sanitario, i media padronali, la sanità legata alle prebende di Big Pharma, gli enti intermedi di una società rosa dall’interno e corrotta fino all’osso. Insomma l’insieme di un sistema malato che vede nella malattia la sua salvezza.

14 gennaio 2022 - Vi presento… prof Montagnier

Umilmente poniamoci in fase d'ascolto

Viganò: Quando Ho Temuto per la mia Vita, ho Riscoperto la Messa Tradizionale
Maurizio Blondet 14 Gennaio 2022

14 Gennaio 2022 Pubblicato da Marco Tosatti

Voi che vi permettete di proibire la Santa Messa apostolica, l’avete mai celebrata? Voi che dall’alto delle vostre cattedre di liturgia sentenziate piccati sulla “vecchia Messa”, avete mai meditato le sue preghiere, i suoi riti, i suoi gesti antichi e sacri? Me lo sono chiesto più volte, in questi ultimi anni: perché io stesso, che pure questa Messa ho conosciuto sin da piccolo; che quando ancora portavo i calzoni corti avevo imparato a servirla e a rispondere al celebrante, l’avevo quasi dimenticata e perduta. Introibo ad altare Dei. In ginocchio sui gelidi gradini dell’altare, prima di andare a scuola, in inverno. A sudare sotto la veste di chierichetto, nella canicola di certe giornate estive. L’avevo dimenticata, quella Messa, che pure fu quella della mia Ordinazione, il 24 Marzo 1968: un’epoca in cui si percepivano già le avvisaglie di quella rivoluzione che di lì a breve avrebbe privato la Chiesa del suo tesoro più prezioso per imporre un rito contraffatto.

Ebbene, quella Messa che la riforma conciliare ha cancellato e proibito nei miei primi anni di Sacerdozio, rimaneva come un remoto ricordo, come il sorriso di una persona cara lontana, lo sguardo di un parente scomparso, il suono di una domenica con le sue campane, le sue voci amiche. Ma era qualcosa che riguardava la nostalgia, la giovinezza, l’entusiasmo di un’epoca in cui gli impegni ecclesiastici erano ancora di là da venire, in cui tutti volevamo credere che il mondo potesse risollevarsi dal dopoguerra e dalla minaccia del Comunismo con un rinnovato slancio spirituale. Volevamo pensare che il benessere economico potesse in qualche modo accompagnarsi ad una rinascita morale e religiosa del Paese. Nonostante il Sessantotto, le occupazioni, il terrorismo, le Brigate Rosse, la crisi del Medioriente. Così, tra i mille impegni ecclesiastici e diplomatici, si era cristallizzato nella mia memoria il ricordo di qualcosa che in realtà rimaneva irrisolto, messo “momentaneamente” da parte per decenni. Qualcosa che pazientemente attendeva, con l’indulgenza che solo Dio usa nei nostri riguardi.

La mia decisione di denunciare gli scandali dei Prelati americani e della Curia Romana fu l’occasione che mi riportò a considerare, sotto un’altra luce, non solo il mio ruolo di Arcivescovo e di Nunzio Apostolico, ma anche l’anima di quel Sacerdozio che il servizio in Vaticano prima e da ultimo negli Stati Uniti, avevano in qualche modo lasciato incompleto: più per il mio essere sacerdote che non per il Ministero. E quello che sino ad allora non avevo ancora compreso, mi fu chiaro per una circostanza apparentemente inaspettata, quando la mia sicurezza personale sembrò in pericolo e mi trovai, mio malgrado, a dover vivere quasi nella clandestinità, lontano dai palazzi della Curia. Fu allora che quella benedetta segregazione, che oggi considero come una sorta di scelta monastica, mi portò a riscoprire la Santa Messa tridentina. Ricordo bene il giorno in cui al posto della casula indossai i paramenti tradizionali, con il cappino ambrosiano e il manipolo: ricordo il timore che provai nel pronunciare, dopo quasi cinquant’anni, quelle preghiere del Messale che riaffiorarono alla bocca come se le avessi recitate fino a poco prima. Confitemini Domino, quoniam bonus, al posto del Salmo Judica me, Deus del rito romano. Munda cor meum ac labia mea. Quelle parole non erano più quelle del chierichetto o del giovane seminarista, ma le parole del celebrante, di me che nuovamente, oserei dire per la prima volta, celebravo dinanzi alla Santissima Trinità. Perché è pur vero che il Sacerdote è una persona che vive essenzialmente per gli altri – per Dio e per il prossimo – ma è altrettanto vero che se egli non ha la consapevolezza della propria identità e non coltiva la propria santità, il suo apostolato è sterile come il cembalo che tintinna.

So bene che queste riflessioni possono lasciare impassibile, se non addirittura suscitare compatimento, in chi non ha mai avuto la grazia di celebrare la Messa di sempre. Ma accade la stessa cosa, immagino, per chi non si è mai innamorato e non comprende l’entusiasmo e il casto trasporto dell’amato verso l’amata, per chi non conosce la gioia del perdersi nei suoi occhi. Il grigio liturgista romano, il Prelato con il suo clergyman sartoriale e la croce pettorale nel taschino, il consultore di Congregazione con l’ultima copia di Concilium o di Civiltà Cattolica in bella vista, guardano la Messa di San Pio V con gli occhi dell’entomologo (la scienza che studia gli insetti), scrutando quella pericope come un naturalista osserva le venature di una foglia o le ali di una farfalla. Anzi, talvolta mi chiedo se non lo facciano con l’asetticità del patologo che incide col bisturi un corpo vivente. Ma se un sacerdote con un minimo di vita interiore si accosta alla Messa antica, a prescindere dal fatto di averla mai conosciuta o di scoprirla per la prima volta, rimane profondamente scosso dalla composta maestà del rito, come se uscisse dal tempo ed entrasse nell’eternità di Dio.

Quello che vorrei far comprendere ai miei Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio è che quella Messa è intrinsecamente divina, perché vi si percepisce il sacro in un modo viscerale: si è letteralmente rapiti in cielo, al cospetto della Santissima Trinità e della Corte celeste, lontano dallo strepito del mondo. È un canto d’amore, in cui la ripetizione dei segni, delle riverenze, delle parole sacre non ha nulla di inutile, proprio come la madre non si stanca mai di baciare il suo figlio, la sposa di ripetere «Ti amo» allo sposo. Vi si dimentica tutto, perché tutto ciò che in essa si dice e si canta è eterno, tutti i gesti che vi si compiono sono perenni, al di fuori della storia, eppure immersi in un continuum che unisce il Cenacolo, il Calvario e l’altare sul quale si celebra. Il celebrante non si rivolge all'assemblea, con la preoccupazione di essere comprensibile o di rendersi simpatico o di apparire à la page, ma a Dio: e dinanzi a Dio vi è solo il senso di infinita gratitudine per il privilegio di poter portare con sé le preghiere del popolo cristiano, le gioie e i dolori di tante anime, i peccati e le mancanze di chi implora perdono e misericordia, la riconoscenza per le grazie ricevute, i suffragi per i nostri cari defunti. Si è soli, e allo stesso tempo ci si sente intimamente uniti ad una sterminata schiera di anime che attraversa il tempo e lo spazio.

Quando celebro la Messa apostolica, penso che su quel medesimo altare, consacrato con le reliquie dei Martiri, hanno celebrato tanti Santi e migliaia di sacerdoti, usando le mie stesse parole, ripetendo gli stessi gesti, compiendo gli stessi inchini e le medesime genuflessioni, indossando gli stessi paramenti. Ma soprattutto, comunicandosi allo stesso Corpo e Sangue di Nostro Signore, al Quale tutti siamo stati assimilati nell’offerta del Santo Sacrificio. Quando celebro la Messa di sempre, mi rendo conto nel modo più sublime e completo del vero significato di ciò che la dottrina ci insegna. L’agire in persona Christi non è una ripetizione meccanica di una formula, ma la consapevolezza che la mia bocca profferisce le stesse parole che il Salvatore ha pronunciato sul pane e sul vino nel Cenacolo; che mentre elevo al Padre l’Ostia e il Calice ripeto l’immolazione che Cristo fece di Sé sulla Croce; che nel comunicarmi consumo la Vittima sacrificale e mi nutro di Dio, e non sto partecipando a un festino. E con me c’è tutta la Chiesa: quella trionfante che si degna di unirsi alla mia preghiera implorante, quella sofferente che la attende per abbreviare il soggiorno delle anime in Purgatorio, quella militante che se ne rafforza nella quotidiana battaglia spirituale. Ma se davvero, come professiamo con fede, la nostra bocca è la bocca di Cristo, se davvero le nostre parole nella Consacrazione sono quelle di Cristo, se le mani con cui tocchiamo l’Ostia santa e il Calice sono le mani di Cristo, quale rispetto dovremo avere per il nostro corpo, conservandolo puro e incontaminato? Quale migliore sprone per rimanere nella Grazia di Dio? Mundamini, qui fertis vasa Domini. E con le parole del Messale: Aufer a nobis, quæsumus, Domine, iniquitates nostras: ut ad sancta sanctorum puris mereamur mentibus introire.

Il teologo mi dirà che questa è dottrina comune, e che la Messa è esattamente questo, a prescindere dal rito. Non lo nego, razionalmente. Ma mentre la celebrazione della Messa tridentina è un costante richiamo ad una continuità ininterrotta dell’opera della Redenzione costellata di Santi e Beati, altrettanto non mi pare avvenga con il rito riformato. Se guardo alla tavola versus populum, vi vedo l’altare luterano o la mensa protestante; se leggo le parole dell’Istituzione in forma di narrazione dell’Ultima Cena, vi sento le modifiche del Common Book of Prayer di Cranmer, e il servizio di Calvino; se scorro il calendario riformato vi trovo espunti gli stessi Santi che cancellarono gli eretici della Pseudoriforma. E così per i canti, che farebbero inorridire un Cattolico inglese o tedesco: sentire sotto le volte di una chiesa i corali di chi martirizzava i nostri sacerdoti e calpestava il Santissimo Sacramento in spregio alla “superstizione papista” dovrebbe far comprendere l’abisso tra la Messa cattolica e la sua contraffazione conciliare. Senza parlare della lingua: i primi ad abolire il latino furono proprio gli eretici, in nome di una maggior comprensione dei riti per il popolo; un popolo che essi ingannavano, impugnando la Verità rivelata e propagando l’errore. Tutto è profano, nel Novus Ordo. Tutto è momentaneo, tutto accidentale, tutto contingente, variabile, mutevole. Non c’è nulla di eterno, perché l’eternità è immutabile, come immutabile la Fede. Come immutabile è Dio.

Vi è un altro aspetto della Santa Messa tradizionale che mi preme sottolineare, e che ci unisce ai Santi e ai Martiri del passato. Sin dai tempi delle catacombe e fino alle ultime persecuzioni, ovunque un sacerdote celebri il Santo Sacrificio, fosse anche in una soffitta o in una cantina, nella boscaglia, in un granaio o persino in un furgone, egli è misticamente in comunione con quella schiera di eroici testimoni della Fede, e su quell’altare improvvisato si posa lo sguardo della Santissima Trinità, dinanzi ad esso genuflettono adoranti tutte le schiere angeliche, ad esso guardano le anime purganti. Anche in questo, soprattutto in questo, ognuno di noi comprende come la Tradizione crei un legame indissolubile attraverso i secoli non solo nella gelosa custodia di quel tesoro, ma nell’affrontare le prove che essa comporta, fosse anche la morte. Dinanzi a questo pensiero, l’arroganza del tiranno presente, con i suoi deliranti decreti, ci deve rafforzare nella fedeltà a Cristo e farci sentire parte integrante della Chiesa di tutti i tempi, perché non si conquista la palma della vittoria se non si è pronti a combattere il bonum certamen.

Vorrei che i miei Confratelli osassero l’inosabile: vorrei che si accostassero alla Santa Messa tridentina non per compiacersi del pizzo di un camice o del ricamo di una pianeta, o per una mera convinzione razionale sulla sua legittimità canonica o sul fatto che essa non sia mai stata abolita; ma con il timore reverenziale con cui Mosè si avvicinò al roveto ardente: sapendo che ciascuno di noi, al ridiscendere dall’altare dopo l’ultimo Vangelo, in qualche modo è interiormente trasfigurato perché vi ha incontrato il Santo dei Santi. È solo lì, su quel mistico Sinai, che possiamo comprendere l’essenza stessa del nostro Sacerdozio, che è donazione di sé a Dio, anzitutto; oblazione di tutto se stesso assieme a Cristo Vittima, per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime; sacrificio spirituale che dalla Messa trae forza e vigore; rinuncia di sé, per lasciar posto al Sommo Sacerdote; segno di vera umiltà, nell’annichilimento della propria volontà e nell’abbandono alla volontà del Padre, sull’esempio del Signore; gesto di autentica “comunione” con i Santi, nella condivisione della medesima professione di Fede e dello stesso rito. E vorrei che questa “esperienza” la facessero non solo quanti da decenni celebrano il Novus Ordo, ma soprattutto i giovani sacerdoti e quanti svolgono il proprio Ministero in prima linea: la Messa di San Pio V è per spiriti indomiti, per anime generose ed eroiche, per cuori ardenti di Carità per Dio e per il prossimo.

Lo so bene: la vita dei sacerdoti di oggi è fatta di mille prove, di stress, di sensazione di essere soli a combattere contro il mondo, nel disinteresse e nell’ostracismo dei Superiori, di un lento logorio che distrae dal raccoglimento, dalla vita interiore, dalla crescita spirituale. E so benissimo che questa sensazione di assedio, di trovarsi come un marinaio solo a dover governare una nave in tempesta, non è appannaggio dei tradizionalisti né dei progressisti, ma è destino comune di tutti coloro che hanno offerto la propria vita al Signore e alla Chiesa, ognuno con le proprie miserie, con i problemi economici, le incomprensioni con il Vescovo, le critiche dei confratelli, le richieste dei fedeli. E quelle ore di solitudine, in cui la presenza di Dio e la compagnia della Vergine sembrano svanire, come nella notte oscura di San Giovanni della Croce. Quare me repulisti? Et quare tristis incedo, dum affligit me inimicus? Quando il demonio serpeggia maligno tra internet e la televisione, quærens quem devoret, approfittando a tradimento della nostra stanchezza. In quei casi, che tutti noi affrontiamo come Nostro Signore nel Getsemani, è il nostro Sacerdozio che Satana vuole colpire, presentandosi suadente come Salomé dinanzi a Erode, chiedendoci in dono la testa del Battista. Ab homine iniquo, et doloso erue me. Nella prova, siamo tutti uguali: perché la vittoria che il Nemico vuole riportare non è solo sulla nostra povera anima di battezzati, ma su Cristo Sacerdote, del quale portiamo l’Unzione.

Per questo, oggi più che mai, la Santa Messa tridentina è l’unica ancora di salvezza del Sacerdozio cattolico, perché in essa il sacerdote rinasce, tutti i giorni, in quel tempo privilegiato di intima unione con la Trinità beata, e da essa trae le grazie indispensabili per non cadere nel peccato, per progredire sulla via della santità, per ritrovare il sano equilibrio con il quale affrontare il Ministero. Credere che tutto ciò possa liquidarsi come una mera questione cerimoniale o estetica, significa non aver capito nulla della propria Vocazione. Perché la Santa Messa “di sempre” – e lo è davvero, come da sempre è avversata dall’Avversario – non è un’amante compiacente che si offre a chiunque, ma una sposa gelosa e casta, come geloso è il Signore.

Volete piacere a Dio o a chi vi tiene lontani da Lui? La domanda, in fondo, è sempre questa: la scelta tra il soave giogo di Cristo e le catene della schiavitù dell’avversario. La risposta vi apparirà chiara e limpida nel momento in cui anche voi, stupendovi di questo incommensurabile tesoro che vi è stato tenuto nascosto, scoprirete cosa significhi celebrare il Santo Sacrificio non come patetici “presidenti dell’assemblea”, ma come «ministri di Cristo e dispensatori dei Misteri di Dio» (ICor 4, 1).

Prendete in mano il Messale, chiedete aiuto a un sacerdote amico, e salite sul monte della Trasfigurazione: Emitte lucem tuam et veritatem tuam: ipsa me deduxerunt, et adduxerunt in montem sanctum tuum, et in tabernacula tua. Come Pietro, Giacomo e Giovanni esclamerete: Domine, bonum est nos hic esse, «Signore, è bello per noi restare qui» (Mt 17, 4). O, con le parole del Salmista che il celebrante ripete all’Offertorio: Domine, dilexi decorem domus tuæ, et locum habitationis gloriæ tuæ.

Quando l’avrete scoperto, nessuno potrà più togliervi ciò per cui il Signore non vi chiama più servi, ma amici (Gv 15, 15). Nessuno potrà mai convincervi a rinunziarvi, costringendovi ad accontentarvi della sua adulterazione partorita da menti ribelli. Eratis enim aliquando tenebræ: nunc enim lux in Domino. Ut filii lucis ambulate. «Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce» (Ef 5, 8). Propter quod dicit: Surge qui dormis, et exsurge a mortuis, et illuminabit te Christus. «Perciò sta scritto: Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te» (Ef 5, 14).

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

La crisi economica, grazie all'influenza covid, la guerra nascosta, falcidia le obbligazioni degli stati vorrebbero emergere

Obbligazioni emergenti in stato di stress, c’è aria di default sugli Eurobond
Periodo non facile per il mercato delle obbligazioni emergenti e, in particolare, per quelle emesse dal Ghana, che meno di un anno fa stupiva
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Gennaio 2022 alle ore 16:06


Pessima partenza per il Ghana in questo primo scorcio di nuovo anno. Le obbligazioni emergenti in dollari dello stato africano hanno ripiegato mediamente del 10% in dieci giorni dopo avere segnato un pesante -14% nel 2021. Gli investitori si stanno tenendo sempre più alla larga da Accra, temendo che prima o poi il governo sia costretto a dichiarare default. Eppure, soltanto un anno fa il paese sorprese con l’emissione del primo Eurobond africano zero coupon (ISIN: XS2325742166). Scadenza 7 aprile 2025, debuttò sul mercato dei capitali come un quadriennale a un prezzo superiore a 78 centesimi, mentre ieri risultava sceso a 65 centesimi, pur in recupero dai minimi delle sedute precedenti.

Cosa sta succedendo di preciso? Il governo non sembra in grado di tagliare il pesante deficit fiscale al 12,1% nel 2021 e che punta a contenere al 7,4% del PIL quest’anno. Il problema è che non riesce né a tagliare la spesa pubblica, né ad aumentare le entrate. Per questo, gli spread sono saliti sopra i 1.000 punti base rispetto ai Treasuries. E questa è una soglia di allarme, che caratterizza i mercati in condizioni di stress finanziario e alla vigilia di una possibile ristrutturazione del debito sovrano.

Obbligazioni emergenti “spazzatura” del Ghana

Di fatto, a questi tassi il Ghana non può più rifinanziarsi sui mercati internazionali. Il mancato accesso agli Eurobond pone un grosso interrogativo su come il paese onorerà i suoi impegni allo scadere dei prossimi bond. Con riserve valutarie ancora congrue, ma destinate ad assottigliarsi, i 27 miliardi di dollari di debito pubblico estero sono percepiti sempre più a rischio. I rating non fanno che segnalarcelo: B- per S&P, B per Fitch e B3 per Moody’s.

Queste sono obbligazioni emergenti “spazzatura” e con outlook negativo nel caso di Fitch e Moody’s.

Pensate che il solo debito denominato in valuta estera ammonta a quasi il 50% del PIL. Complessivamente, è salito all’81,5%, un livello altissimo per un’economia ancora povera. Il dato pone il risalto l’azzardo di chi meno di un anno fa finanziò il Ghana acquistando il suo Eurobond senza cedola. Non solo si è così esposto ad una forte volatilità del prezzo, ma oltretutto rischia di giungere alla scadenza senza avere incassato un dollaro di interesse e con la probabilità di vedersi decurtato il capitale nominale.

La Bce cerca di tenere in piedi il Progetto Criminale dell'Euro ma non c'è la può fare anche se è diventata specialista nel - Quieta non movere

Silenzio a Francoforte
La BCE condizionata da vincoli, asimmetrie strutturali e troppi errori

14 gennaio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa



"Quieta non movere": si darà un calcio al barattolo, per dirla in modo meno aulico. Non ci saranno grandi novità, nella prossima riunione:

- chiusura del PEPP a marzo, come da programma;
- prosecuzione del Qe che verrà modulato in funzione dell'andamento dell'economia e dei prezzi;
- mantenimento dei tassi di riferimento ai livelli attuali;
- reinvestimento delle detenzioni di titoli di Stato alle scadenze.

I Paesi Bassi verso la progressiva riapertura dopo il lockdown natalizio

La ventata di rialzo dei tassi di interesse che è già in corso da quasi un anno, riportando ormai ad un soffio dallo zero il tasso negativo sui Bund e facendo lievitare ad oltre 130 punti base lo spread dei BPT, sarà alimentata dalle decisioni della Fed che va giù di tapering avendo già programmato fino a quattro rialzi dei tassi già nel corso del 2022.

Manca un quadro politico ed istituzionale che consenta alla BCE di assumere una strategia chiara. Bisogna rinviarla a dopo: "a dopo" le elezioni del Presidente della Repubblica in Italia ed in Francia; "a dopo" la definizione di un programma che sterilizzi a lungo termine le detenzioni di debiti pubblici accumulati dalla BCE a partire dal 2020 sulla base del PEPP e forse anche di quelli derivanti dal PSPP a partire dal 2013; "a dopo" la riforma del Fiscal Compact. Il fatto è che, a partire dal 2020, a causa della pandemia e delle limitazioni delle attività economiche e sociali volte a ridurre i contagi, si sono accumulati nuovi problemi:
  1. i debiti pubblici sono cresciuti notevolmente per sostenere le famiglie e le imprese;
  2. molte situazioni di sofferenza non sono ancora emerse per via delle garanzie pubbliche concesse alle imprese sulle erogazioni di liquidità erogare dalle banche;
  3. i rialzi dei prezzi dell'energia elettrica, del gas e di tante materie prime stanno facendo lievitare i costi delle imprese e riducendo il potere di acquisto delle famiglie;
  4. lo spazio per nuovi "scostamenti" di bilancio in deficit si è fatto sensibilmente più limitato, se non ormai nullo.
La spinta propulsiva che era stata prospettata a partire dal luglio 2020 con il NGUE si è andata progressivamente esaurendo, per tre motivi:
  • la transizione energetica volta alla completa decarbonizzazione della produzione è oggetto di ripensamento a Bruxelles, con la definizione di una nuova "tassonomia" che includerebbe il gas ed il nucleare come fonti ammissibili nella fase di transizione;
  • solo l'Italia, e per pochi spicci la Spagna e la Romania, ha richiesto di poter accedere ai loan (prestiti) in aggiunta ai grant (erogazioni a fondo perduto) riducendo enormemente l'impatto teorico degli investimenti che sarebbero stati finanziati con i fondi reperiti sul mercato da Bruxelles;
  • i grant che verranno erogati ai singoli Stati sulla base del NGUE si fondano su corrispondenti aumenti delle risorse proprie della Unione, e quindi si tratta di una partita di giro da coprire con nuove tasse. Gli aumenti di quelle sulla plastica non riciclata ed altri proventi ambientali sono rimasti ancora da definire concretamente.
C'è un errore fondamentale, da cui si sta uscendo a stento: i tassi nominali negativi sui bond, che è stato determinato dal modo con il quale la BCE ha gestito il PSPP. Ha comprato, infatti, per parità di trattamento, anche i titoli di Stato che venivano considerati safe asset, come i Bund tedeschi, che non solo erano già scarsi sul mercato ma già rendevano pochissimo per il ridotto rischio sotteso.

I rendimenti nominali negativi di questi anni hanno determinato una forte riduzione dei proventi di Assicurazioni, Fondi previdenziali e Banche. Anche la nuova liquidità non è entrata tutta nel circuito dell'economia reale attraverso il credito: visto che i titoli di Stato sono considerati risk free dal punto di vista dell'assorbimento del capitale a fini prudenziali, le Banche hanno preferito acquistare titoli di Stato, anche rimettendoci con i tassi nominali negativi, piuttosto che assumersi il rischio di aumentare il credito e quindi anche le riserve di capitale a copertura dei rischi.

C'è stato dunque un cortocircuito nel sistema bancario tra la convenienza a detenere titoli di Stato, anche se con rendimenti nominali negativi, la riduzione dei margini di interesse che ne è derivata e l'aumento del costo del capitale necessario per coprire i rischi derivante dalla erogazione del credito. Un Paese come l'Italia, per definizione "bancocentrico" e con un enorme debito pubblico, ha visto progressivamente sterilizzarsi il canale creditizio.

La BCE condizionata da vincoli, asimmetrie strutturali e troppi errori

Silenzio a Francoforte

Gli Stati Uniti/Nato soffiano sul fuoco sul fronte ucraino per far aumentare le bollette del gas e dell'elettricità ricattando gli euroimbecilli ad allinearsi ai suoi voleri, MA potrebbe essere un boomerang

La crisi in Kazakistan lancia l’allarme sul caro bollette in Europa
Il 2022 inizia con il problema del caro bollette, destinato ad aggravarsi con le tensioni esplose nel Kazakistan. Lo scenario è allarmante.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Gennaio 2022 alle ore 07:57


Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il ritiro delle truppe dal Kazakistan a distanza di pochi giorni dal loro ingresso per operazioni di “peace keeping”. La verità è che dopo che il governo di Amaty ha represso nel sangue le proteste, costate la vita a 164 persone, non c’è al momento più alcun bisogno di una presenza russa nello stato asiatico. Ma gli avvenimenti di questi giorni lanciano un grave allarme geopolitico e con ripercussioni potenzialmente catastrofiche sul caro bollette.

Il Kazakistan è considerato sin dalla sua indipendenza dall’Unione Sovietica del 1991 il cortile di casa di Mosca. Ad oggi, era stato un paese molto stabile, grazie al trentennio di Nursultan Nazarbaev al potere. Senza alcun preavviso e ragioni plateali, il paese è sprofondato nel caos per il caro benzina deciso dal governo. Il presidente Qasym-Jomart Toqaev ha accusato non meglio precisate “ingerenze straniere” nella tentata destabilizzazione politica di queste settimane. Il riferimento è esplicito agli USA, che da mesi si trovano ai ferri corti con la Russia sull’Ucraina.

Washington accusa Mosca di voler invadere Kiev. Il Cremlino respinge le accuse, ma continua a tenere alta la tensione al confine ucraino con lo spostamento di migliaia di soldati. Il presidente Joe Biden ha minacciato “sanzioni mai viste” nel caso in cui l’occupazione avvenisse. Nei fatti, però, ha parzialmente le mani legate dagli alleati europei, i quali dai russi dipendono per le forniture di gas. In questi mesi, il caro bollette è diventato l’incubo di imprese e famiglie nel Vecchio Continente, con prezzi esplosi per via della bassa offerta di gas naturale disponibile.

Incubo caro bollette con scontro USA-Russia

L’altro ieri, il direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia, Faith Birol, ha accusato la Russia di tagliare senza ragione apparente le forniture di gas al solo scopo di ricattare l’Europa sul piano geopolitico.
Gazprom incide per un terzo delle importazioni continentali. Nel quarto trimestre del 2021, ha tagliato le forniture del 25% su base annua, facendo schizzare i prezzi della materia prima anche di dieci volte e contribuendo a provocare una grave crisi energetica europea. Se solo il colosso russo attingesse alle sue riserve, pari al 10% dei consumi europei, le forniture salirebbero del 30%, ha calcolato Birol.

Perché Gazprom, che ovviamente smentisce dalla mattina alla sera di ricattare l’Europa, sta tenendo semi-chiusi i suoi rubinetti del gas? Come arma per convincere Bruxelles a non seguire la Casa Bianca sul dossier Ucraina. Putin vuole archiviare la lunga storia post-sovietica, di fatto annettendo Ucraina e Bielorussia e ricreando una nuova Urss. Inaccettabile per l’Occidente, il quale non può permettersi, però, un caro bollette estremo. Con la differenza che gli USA posseggono petrolio e gas, l’Europa no. In Kazakistan, è probabile che sul fuoco delle proteste abbiano soffiato apparati legati a potenze straniere, che oltretutto nel paese hanno effettuato ingenti investimenti, specie nel comparto energetico. A quale scopo? Ad avvertire Putin che se cercherà di annettere l’Ucraina, fronteggerà l’instabilità laddove non si aspettava, cioè in uno stato con cui condivide ben 7.000 km di confine.

Putin, però, non è uomo che accetta a cuor leggero i “miti” consigli dei nemici. Può darsi che decida di rilanciare chiudendo ulteriormente i rubinetti del gas per l’Europa, così da mettere in allarme Bruxelles e indurla a non solidarizzare con Washington. Sarebbe uno smacco per Biden, il quale a novembre rischia di perdere il controllo del Congresso alle elezioni di medio termine e che in patria soffre di estrema impopolarità a neppure un anno dal suo insediamento. Una partita a poker tra due grandi potenze mondiali, che si gioca sulla pelle dei consumatori europei. Con il rischio che il caro bollette di questi mesi sia niente rispetto a quello che ci attende più in là.

Terno al lotto per i vaccini che non vaccinano

Sito che elenca i lotti con i relativi effetti collaterali, e si può controllare il numero di ogni lotto

How  bad il my batch

(Quanto fa male il mio lotto  –  MB –  non garantisco, ma può essere  utile)

 

Visualizza il numero di decessi e disabilità associati a ciascun lotto/numero di lotto = indicazione della tossicità relativa di un lotto/lotto rispetto a un altro

**Nessuno attualmente conosce il motivo per cui alcuni lotti/lotti sono associati a decessi eccessivi, disabilità e reazioni avverse (fino a 50 volte). Fino a quando non lo sapremo, è meglio essere prudenti

**[” Batch-code ” = ” Numero di lotto ” = il numero che scrivono sulla tua tessera di vaccinazione.]

 

Controlla il tuo codice di lotto (numero di lotto)

 

 

 

 

 

 

 

Ultime informazioni sui booster

 

 

Variazione di tossicità

 

 

 

 

 

 

 

I codici batch codificano per la tossicità?

 

 

 

 

 

 

Database VAERS

 

 

 

 

Fonte di dati

Dati USA: tutti i dati provengono da VAERS, un database pubblico di oltre 700.000 segnalazioni di reazioni avverse per i vaccini Moderna, Pfizer e Janssen Covid 19 negli Stati Uniti.

Dati esteri: il database VAERS ora include anche i dati per i vaccini Covid 19 Moderna, Pfizer e Janssen in paesi al di fuori degli Stati Uniti . Questi dati possono essere trovati qui – Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) – l’ultima tabella elencata. Questi dati non nazionali sono stati presentati da agenzie di regolamentazione estere e consistono in circa 1.000.000 di segnalazioni di reazioni avverse.

La nostra intenzione è quella di presentare i dati VAERS in una forma accessibile e integra, facilmente verificabile tramite i link sottostanti

 

Contatto

Creato da Craig Paardekooper ©2021  | covid.science@yahoo.com

https://www.maurizioblondet.it/sito-che-elenca-i-lotti-con-i-relativi-effetti-collaterali-e-si-puo-controllare-il-numero-di-ogni-lotto/