L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 febbraio 2022

5 febbraio 2021 - News della settimana (4 feb 2022)

Stati Uniti sempre più isterici, dobbiamo averne paura sono militarmente forti e possono causare grossi guai

Per far male alla Cina, devastare l’Europa
Maurizio Blondet 4 Febbraio 2022

E’ la ideologia di Mackinder

Una cosa diventa sempre più chiara: mentre Stati Uniti e NATO (e loro media), intensificano attraverso dichiarazioni politico-mediatiche e forniture di mezzi di guerra, il discorso della prossima “invasione” russa, il presidente ucraino Zelensky non si sente a suo agio.

Il poveretto ha moltiplicato dichiarazioni contro il bellicismo verbale americano, fino a definire “eccessive” e “premature” certe azioni Usa.

Ha avuto una conversazione telefonica con Biden in cui il presidente ucraino – un ex comico, ricordiamolo – ha cercato ingenuamente di far capire alla sua controparte americana che la Russia non avrebbe attaccato subito, che avremmo potuto calmarci. Poche ore dopo, gli USA fanno sapere urbi et orbi che sono orgogliosi di poter proclamare il rafforzamento del loro sostegno militare all’Ucraina, la cui “integrità territoriale” è così importante per loro. Mentre scrivevo questo articolo, “il Pentagono ha diramato che c’è “Un piano di Mosca per invadere con un pretesto”, l‘operazione prevederebbe la diffusione di immagini di vittime civili, nel Donbass e lungo il confine russo, per suscitare sdegno dell’opinione pubblica contro il governo di Kiev. Zelenski e la elite che ha formalmente il potere capisce che il gioco sta andando troppo oltre, ma non un vero controllo sulle forze armate; non si sa se quegli ufficiali che vestono le mimetiche ucraine sul fronte del Donbass siano veramente ucraini. Secondo i russi, molti sono mercenari e ufficiali anglo-americani

Secondo analisti di cui non farò i nomi, il Deep State americano vuole davvero provocare una guerra : “devono” distruggere l’Europa per distruggere la Cina e la Russia.

Perché? Qui il Deep State globalista coniuga la dottrina talmudica (irresponsabilità verso il genere umano, animali parlanti – “La stabilità non è nell’interesse degli USA” – con l’ossessione della “Heartland” della Geopolitica di MacKinder, che è l’ideologia anglo per eccellenza.


“Il perno (pivot) geografico della storia” secondo Mackinder.

La superpotenza in declino vede avverarsi sotto i suoi occhi il timore di MacKinder: il fondersi – e fondarsi – della titanica “heartland”, l’immane continuità territoriale che giudica non solo invincibile, ma dominatrice del mondo: Cina-Russia ed Europa si integrano economicamente come “per destino manifesto”. L’Europa del resto è la vasta appendice occidentale della heartland; ha 500 milioni di consumatori solventi di merci e tecnologia cinese, riceve dalla Russia metà dell’energia di cui ha bisogno. “Distruggere economicamente l’Europa significa uccidere un mercato con il quale la Russia ha realizzato il 40% delle sue esportazioni e il 35% delle sue importazioni”, mi dice un analista.

Quanto alla Cina, il Deep State ha visto che Pechino sta attuando un concreto “decoupling”, disaccoppiamento delle due economie Usa-Cina, di cui il Deep State ha parlato senza realizzarlo “Decouplingvuol dire, per gli Usa, rilocalizzare la produzione delle imprese tecnologiche americane fuori dalla Cina in settori ritenuti strategici”. Sforzo più facile a formulare che a realizzare.

Ma invece è la Cina a farlo. Come? Fino ad oggi, il consumatore americano è il più grande acquirente di merci cinesi al mondo; lo ha fatto a debito, cosa che a molti sfugge. Pechino lo ha finanziato, comprando a quattro palmenti Buoni del Tesoro americano (“finanziamento al cliente” come si fa nelle vendite a rate), e accumulando questi pagherò in dollari. Oggi la Cina compra molti meno Treasuries, e si avvicina il tempo in cui non lo farà più, ciò che rischia di rivelare la vera natura del dollaro, riserva monetaria globale, come soldi di Monopoli.

Pechino può farlo con tanta più facilità, in quanto può quasi “naturalmente” sostituire il mercato dei consumatori Usa con i consumi interni (la propria classe media è ormai valutata in 400 milioni) e quello dei 500 milioni di consumatori europei

“Hanno sviluppato il progetto Silk Roads: corridoi terrestri e marittimi costituiti da autostrade, ferrovie – che traversano la heartland – e che aggirano le rotte controllate dalla US Navy, e d’altra parte, accorciano i tempi di transito delle merci dalla Cina all’Europa”.

Per di più, oggi i due partner – Mosca e Pechino – lavorano a stretto contatto e le loro azioni e dichiarazioni sulla scena internazionale sono vistosamente coordinate, compresa la recente richiesta russa di garanzie di sicurezza scritte e vincolanti agli Stati Uniti, appoggiata completamente dalla Cina.

Il Deep State può fare poco contro Cina e Russia direttamente, anche se non risparmia sforzi di sovversione e destabilizzazione (come abbiamo visto in Kazakistan) solo sull’Europa i mezzi per influire per scongiurare la fusione e le classi dirigenti di servi che le occorrono per lo scopo.

I servi sono ben riconoscibili nella UE: sono quelli che alzano più acuto il grido “La Russi sta per invadere l’Ucraina! Mandiamo truppe!”con grande sgomento di Zelenski. Sono quelli che in Germania hanno bloccato il Nord Stream 2 . Ma l’osservatore ci dice di più:

Da diversi anni le élite europee perseguono politiche il cui effetto è quello di ridurre il potere d’acquisto delle popolazioni. A medio e lungo termine, ciò ha causato la distruzione della classe media europea. Il fenomeno è cresciuto con l’entrata dell’euro, moneta “strutturalmente deflazionista” sotto l’austerità tedesca, che ha avuto l’effetto di distruggere il tessuto industriale, o almeno ha coinciso con il massiccio trasferimento di posti di lavoro nell’industria. Ora l’adozione del progetto Grand Reset di Davos (“2030 non avrai niente e sarai felice) e dei lockdown pandemici ha accelerato questa distruzione delle classi media in Europa. Questo ricorda la dekulakizzazione, una politica di distruzione dei piccoli proprietari agricoltori da parte dei bolscevichi dopo la rivoluzione russa. Tale inesorabilità delle élite globaliste sulle proprie popolazioni, sia volontaria o no, collabora e combacia perfettamente col disegno dl Deep State USA: rovinare economicamente e socialmente l’Europa, renderla sempre più dipendente dall’impero americano sul piano militare, politico ed energetico : gli USA hanno chiesto al Qatar di fornire più gas – appena la UE eleverà contro la Russia “”sanzioni” che danneggeranno più l’Europa che la Russia.

A conferma di quanto ho scritto sopra, un titolo del DWN del 4 febbraio:

Cina e Russia hanno firmato venerdì un importante accordo trentennale nel settore del gas denominato in euro anziché in dollari.


Se le aziende tradiscono la propria mission salta completamente il patto di fiducia sociale e istituzionale alla base delle società occidentali. GoFundMe ruba ai camionisti canadesi

Canada: GoFundMe ha confiscato 9 milioni di dollari dei camionisti

La famosa “Società Aperta”:    ladri miliardari

 

https://twitter.com/ChanceGardiner/status/1489902871592194053

Il governatore della Florida Ron DeSantis (R) ha twittato: ” È una frode per @gofundme requisire $ 9 milioni in donazioni inviate per supportare i camionisti e darli a cause di loro scelta “, aggiungendo “Lavorerò con @AGAshleyMoody per indagare su questi pratiche ingannevoli: questi donatori devono ricevere il rimborso”.


Rep. Jim. Jordan (R-OH) ha sottolineato che “GoFundMe ha promosso la zona CHOP occupata da ANTIFA a Seattle , ma ha interrotto le raccolte fondi per i camionisti che protestavano contro i mandati del #COVID”.

Benny Johnson ha catturato il sentimento prevalente sabato, twittando che la “storia di Go Fund Me è stata il mio punto di rottura. Sangue bollente. FUCK GO FUND ME. Mettili in prigione. Feccia autoritaria di ladri leccapiedi. Non un altro dollaro per loro – MAI. “

 Altri furono similmente indignati.

 

Elon Musk: doppiezza! GoFundMe  ha finanziato Black Lives Matter

musk-canada-2

Stagflazione 75 - Recessione, nella somma degli ultimi due anni, + inflazione "transitoria"; non ditelo agli italiani che mettono la benzina e che pagano le bollette dell'elettricità e gas, e vanno a fare la spesa dal fruttivendolo. Cavolfiore, una volta due anni fa 99 centesimi il chilo, oggi si oscilla da 1,29 a 1,49 al chilo

COSIMO ITALIANO - 4 FEBBRAIO 2022 - 09:53

La recessione che non si vede ma basta fare dei semplici calcoli e capire tante cose che qualcuno nasconde

In economia, la recessione è definita come la crescita negativa (ossia la decrescita) del Prodotto Interno Lordo per due trimestri consecutivi.

Questa è una definizione, e come tale va accettata. Quindi oggi, con una crescita annua del 6,5% del PIL, si potrebbe dire non solo che non siamo in recessione, ma anche che siamo in una fase di espansione economica.

Ma è proprio così? A parer nostro, la recessione che non si vede ma basta fare dei semplici calcoli. Procediamo per gradi e chiariremo la nostra view.

Basta guardarsi in giro, per vedere che l’espansione non è poi così tangibile nella vita quotidiana di imprese e cittadini. Si assiste sempre di più ad una desertificazione del tessuto economico del Paese. Le città vedono molte saracinesche chiuse, molte famiglie devono confrontarsi con la carenza di lavoro, e la disoccupazione, almeno quella ufficiale viaggia al 9%.

Ebbene, l’economia è una scienza e la scienza ci dice che siamo in espansione. La realtà dei fatti invece sembra non essere poi così espansiva. Chi delle due avrà ragione? Perchè c’è la recessione che non si vede?

Come sempre, l’ultima parola spetta all’evidenza empirica. Se la realtà sconfessa la scienza, allora quella scienza deve essere rivista.

Dinamica del PIL italiano nel periodo 2020-2021

Facciamo un breve esempio pratico della situazione reale. Per semplificare, assumiamo che il PIL italiano all’inizio del 2020 fosse pari a 100.

Sappiamo da fonti ufficiali che il PIL nel 2020 ha perso il 9%. Quindi al 31 dicembre 2020 il PIL è diventato 100–(9% x 100) = 100–9 = 91.

Sappiamo anche da fonti ufficiali che il PIL nel 2021 è cresciuto del 6,5%. Quindi al 31 dicembre 2021 il PIL diventa 91+(6,5% x 91) = 91+5,9 = 96,9.

Quindi nell’arco dei due anni 2020 e 2021, il PIL italiano è passato da 100 a 96,9. Questo si traduce in una perdita complessiva del 3,1%, ossia una variazione del PIL pari a – 3,1%.

Inoltre dobbiamo anche considerare che la crescita del 6,5% nel 2021 è nominale. Siccome avviene con un’inflazione del 5%, essa si traduce in una crescita reale di appena (6,5% – 5%) l’1,5%.

In termini reali quindi il PIL al 31 dicembre 2021 sarebbe 91+(1,5% x 91) = 91+1,4 = 92,4

Quindi in termini reali la variazione complessiva del PIL nel periodo 2020–2021 è pari al – 7,6% (100–92,4).

L’importanza economica del fattore tempo

Un Paese con un PIL che non cresce è un Paese in stagnazione, che da un punto di vista macroeconomico è già considerata una condizione patologica. Questa patologia è spiegata come mancata crescita e quindi come opportunità persa o anche costo opportunità. Questo dato segnala che si sono allocate le risorse in modo inefficace e quindi sono state sprecate, perdendo l’opportunità di impiegarle diversamente ed in modo più proficuo.

Tra queste risorse, la più importante è sicuramente il fattore tempo ossia i due anni sprecati a non crescere.

Il fattore tempo può essere valutato in diversi modi. Per pragmaticità e brevità prendiamo come riferimento il tasso di inflazione obbiettivo del 2% delle maggiori Banche centrali occidentali.

Quindi un Paese occidentale maturo dovrebbe espandersi almeno del 2% ogni anno.

Nel caso dell’Italia, il danno è doppio, perché oltre ad aver sprecato due anni a non crescere, si è anche distrutto valore nella misura del 3,1% del PIL (7,6% in termini reali). Se infatti il PIL fosse cresciuto del 2% all’anno esso sarebbe oggi pari a 104, che equivale al 7,4% in più rispetto all’attuale 96,9. Questo diventa il 12,6% in più in termini reali, prendendo come base il PIL attuale in termini reali 92,4 calcolato sopra.

Quindi, benché formalmente non in recessione, il valore è stato distrutto ed il tempo è stato sprecato. Passare in due anni da 100 a 96,9 nominali o peggio 92,4 reali vuol dire che i due anni trascorsi, nella loro totalità, sono stati mediamente e complessivamente recessivi. Ecco perché possiamo concludere che carta vince, carta perde, la recessione che non si vede.

Quindi è corretto affermare che siamo praticamente in recessione?

Si e no. Nel senso che la recessione c’è, la percepiamo, e l’abbiamo appena dimostrato in barba alle definizioni accademico-scientifiche.

La recessione che non si vede ma basta fare dei semplici calcoli e capire tante cose che qualcuno nasconde

Però non basta. Siccome siamo in presenza anche di una forte inflazione che ha raggiunto livelli mai visti dall’introduzione dell’euro, ossia al 5%. Possiamo affermare praticamente di essere all’interno di una dinamica stagflattiva, ossia stagflazione.

Le cose si complicano ulteriormente se andiamo a fare questa analisi sostituendo il PIL con il reddito pro-capite o con il potere d’acquisto e la loro erosione nel tempo. Ma per ora lasciamo stare, per brevità di trattazione.

Conclusioni e soluzioni

Nella storia economica, la migliore medicina alla stagflazione si è rivelata essere la teoria Keynesiana, che ha visto uno dei suoi massimi esponenti in Italia con il Prof. Federico Caffè.

Secondo molti giuristi ed economisti, anche la Costituzione Italiana è basata sui principi keynesiani.

Quindi non dobbiamo inventare nulla di nuovo, abbiamo tutti gli strumenti per fronteggiare e debellare l’attuale crisi stagflattiva. Basterebbe iniziare ad applicarli con maggior coraggio, incisività ed efficacia.

un Prodotto interno lordo drogato da una tantum. Che differenza se si assume almeno un milione di giovani nella pubblica amministrazione, questo si che sarebbe un investimento strutturale che lenirebbe le grandi ferite che gli stessi decisori stanno continuando a fare al paese e al popolo

PIL 2021: un Rimbalzo Ottico?
Quanti fattori una tantum sotto il +6,5%?
4 febbraio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Si fa un gran parlare della crescita registrata nel corso del 2021, un +6,5% da record come non se ne vedeva da trent'anni. Vero è anche che nel 2020 il PIL aveva registrato un -8,9% e che dunque non abbiamo ancora recuperato completamente quella botta.

Due fattori hanno ancora turbato nel corso del 2021 i comportamenti sociali ed economici: le misure nuovamente introdotte a fine estate per contrastare la prosecuzione della epidemia dopo l'alleggerimento estivo; l'aumento dei carburanti e quello dell'energia elettrica che si sono manifestati nella seconda metà dell'anno. Il governo è intervenuto tempestivamente, sia a luglio che a settembre, per cercare di ridurre l'impatto sulle bollette delle famiglie meno abbienti e delle microimprese. Altre risorse sono state messe in cantiere per contenere gli aumenti che scatteranno a marzo prossimo.

Per quanto riguarda il 2021, c'è dunque un primo dato, purtroppo negativo, che riguarda l'economia reale: non tutte le attività economiche e sociali hanno potuto riprendere il loro corso.

C'è stato un secondo aspetto, invece assai positivo, ma che andrebbe valutato con molta attenzione in quanto può incidere sulle dinamiche future del PIL rallentandole: si è dato corso ad una serie di attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, in campo edilizio ed immobiliare, dal rifacimento delle facciate alle ristrutturazioni, o con la installazione o sostituzione di impianti ed attrezzature volte a migliorare il bilancio energetico.
I diversi bonus fiscali hanno avuto un duplice effetto: se per un verso consentono ai proprietari di recuperare i pesanti ritardi manutentivi accumulati nel passato, per l'altro anticipano spese che sarebbero state effettuate più avanti nel tempo. Questo significa che, come accade con i "bonus per la rottamazione" delle auto, il mercato è drogato momentaneamente, accelerando acquisti che erano programmati per il futuro. Una volta che la vettura è stata sostituita o che i lavori di manutenzione edilizia e di risparmio energetico sono stati effettuati, inizia un periodo di stasi prolungata. Un rimbalzo siffatto anticipa attività future.

Il secondo aspetto riguarda l'andamento dei prezzi, su cui è necessario un approfondimento: molti imprenditori edili hanno fatto incetta di contratti, spinti dalla fretta dei proprietari e dai condomini che non volevano perdere la finestra di opportunità temporale dei bonus fiscali, per i quali sono stati previsti termini perentori e limiti assai stringenti, che un solo po' alla volta sono stati differiti e alleggeriti.

Il picco dei contratti in campo edilizio e delle correlative cessioni del credito fiscale ha influenzato favorevolmente il fatturato delle imprese contraenti e quello dei fornitori: tutti hanno cercato di fare magazzino bloccando i prezzi del materiale per evitare di andare incontro a brutte sorprese. L'ingorgo c'è stato comunque, con i prezzi aumentati a dismisura.

Ci sono due dati che vanno considerati: da una parte c'è stato un aumento delle fatturazioni, che corrispondono a lavori che si dovranno materialmente effettuare soprattutto nel corso del 2022; dall'altro una anticipazione della produzione di materiali destinati al magazzino, che serviranno per la realizzazione dei lavori nel corso del 2022. Anche qui, il rimbalzo sottende una sorta di anticipazione.

Questa dinamica accelerata delle scorte potrebbe essersi verificata anche in molti altri settori produttivi, soprattutto in quelli industriali e della distribuzione: la strozzatura delle forniture e l'aumento dei costi del trasporto delle merci potrebbero aver indotto ad accelerare le importazioni e gli acquisti che altrimenti sarebbero stati effettuati più avanti, nel 2022.

Nel 2022 potrebbero continuare gli aumenti dei prezzi delle materie prime all'importazione e quelli dell'energia, magari soltanto mantenendosi ai livelli già raggiunti, riflettendosi sempre di più sulle vendite al dettaglio, a mano a mano che le imprese cercheranno di scaricarli a valle non potendo assorbirli completamente attraverso la compressione dei costi e dei margini di profitto.

Non ci sono ancora dati analitici di contabilità nazionale relativi al 2021, né previsioni aggiornate per il 2022 che ne tengano conto. Potrebbe darsi infatti che nel 2021 ci sia stata una forte anticipazione "una tantum" delle attività che fisiologicamente si sarebbero verificate nel 2022 o anche più avanti, creando l'illusione di un forte rimbalzo. E può darsi anche che i diversi fenomeni di anticipazione degli acquisti per il magazzino abbiano addirittura forzato l'aumento dei prezzi, che ora graveranno sul 2022.

Quanti fattori una tantum sotto il +6,5% del PIL?

PIL 2021: un Rimbalzo Ottico?

I dati sui farmaci sperimentali non devono uscire, hanno paura che la verità esca fuori

Vaccino Moderna: è nocivo, ma nessuno ha letto i dati



Ho l’impressione che qualcuno cominci ad avere davvero paura. Paura che salti fuori la verità sulle letali bugie alla base delle campagne vaccinali, in particolare che saltino fuori le falsificazioni negli studi che hanno portato all’approvazione dei preparati a mRna e le vaste complicità nel “non vedere” gli errori e le incongruenze, così che sedicenti vaccini con effetti sconosciuti a breve, medio e lungo termine sono pubblicizzati come “efficaci e sicuri” da governi, commissioni mediche, comitati di vaccinazione, comitati etici, mentre persino gli stessi dati forniti non dicevano affatto questo. Si capisce bene perciò come la Food and Drug Administration tenti in tutti i modi di non far conoscere la documentazione con la quale ha approvato il vaccino Pfizer o comunque di rallentarne l’uscita visto che il rapporto tra efficacia ed effetto collaterale del prodotto appare molto sfavorevole se appena si va a vedere la documentazione allegata. Ma la stessa cosa anzi peggio accade con Moderna secondo quanto emerge dallo studio pubblicato sul NEJM il 4 novembre 2021 e che evidentemente nessuno di quei soloni sanitari da i quali ormai si leva un insopportabile lezzo di marcio, si è dato la pena di leggere.

Nell’articolo intitolato: “Efficacia del vaccino mRNA-1273 SARS-CoV-2 dopo il completamento della fase in cieco” si afferma inizialmente: “In un’analisi ad interim in uno studio clinico di Fase 3 in cieco e controllato con placebo, il vaccino mRNA-1273 ha dimostrato un’efficacia del 94,1% nella prevenzione della malattia da coronavirus del 2019 (Covid-19). Dopo l’approvazione dell’uso di emergenza del vaccino, il protocollo è stato modificato per includere una fase in aperto. Vengono riportate le analisi finali dei dati di efficacia e sicurezza della fase in cieco dello studio”. E’ ormai invalsa anche nella letteratura di scientifica la tecnica di dichiarare a inizio studio qualcosa che poi non è supportato dai dati, ed è questa una delle forme che prende la scienza spazzatura. Infatti anche qui i dati a cui ci si riferisce e che vengono riportati nell’Appendice Supplementare ( ma chi le guarda mai le appendici, anche se sono spesso la parte basilare di una ricerca?) dicono tutto il contrario e mettono in evidenza che bisognerebbe stare proprio alla larga da questo pseudo vaccino: il primo indizio interessante lo troviamo a pagina 22. Qui in parte nascosti dalla struttura stessa che è stata data alla tabella vengono riportati 16 decessi nel gruppo vaccino e 15 in quello con il placebo, il che implica una mortalità maggiore tra chi dona il braccio ai profitti di Big Pharma e chi invece non vuole rischiare per evitare una sindrome influenzale. Ma il bello deve ancora venire perché a pagina 61 di questa appendice risulta che i vaccinati sono esposti a patologie moderate 3 volte più spesso che i non vaccinati e 2,59 volte più frequentemente per quanto riguarda le malattie gravi. E ci sono ci sono anche statistiche che riguardano singoli disturbi come per esempio .la paralisi facciale o i problemi trombo embolici. In tutti i casi i vaccinati sono in testa rispetto al gruppo placebo.

Tutta questa documentazione è perfettamente leggibile, ma essa dice da ogni riga e da ogni tabella che imporre la vaccinazione alla luce di questi dati è criminale perché di fatto si obbligano le persone a subire probabili danni fisici superiori ai presunti benefici, per non parlare di guai futuri di cui nulla si sa, ma di cui si può arguire la gravità. Il fatto fondamentale è che questi non sono i risultati dell’ultimo momento, ma erano in campo fin da subito: perché le burocrazie sanitarie che dovevano difendere i cittadini proprio dalla possibilità di essere più danneggiati che guariti dai farmaci si sono lasciati sfuggire questi numeri e non li hanno mai valutati per mesi? Sono dei totali incompetenti oppure li hanno visti, ma hanno fatto finta di niente perché indotti alla cecità dai benefici di Big Pharma o dalla pressione dei politici e di quel potere grigio che ormai contraddistingue le cosiddette democrazie occidentali? Probabilmente un insieme di queste cose, ma mi meraviglio come sulla base di tali acquisizioni non si riesca a mettere in piedi un’azione legale collettiva dal momento che ogni iniezione costituisce un rischio maggiore rispetto a quello che proclama di evitare anche a detta dei suoi stessi produttori e che un’approvazione sia pure di emergenza era insensata in queste condizioni. So che solo in Italia esistono migliaia di cause di cui l’informazione non parla, ma qui il livello individuale non basta, occorre qualcosa di collettivo che quanto meno sbugiardi gli attori di questa infame commedia e faccia un po’ di pulizia, perché la puzza è soffocante.

Media occidentali presi in giro dalla televisione indiana

Protesta camionisti canadesi. Il video della tv indiana che ridicolizza i media occidentali


04/02/2022 - 04:36  ESTERI

Dal 2 gennaio la nostra pagina Facebook subisce un immotivato blocco deciso da "fact checker" appartenenti a testate giornalistiche a noi concorrenti.

Video: Truckers protest turns into Anti-Trudeau movement. Per sapere cosa succede in occidente occorre guardare i canali dei paesi che un tempo venivano chiamati con disprezzo dai nostri media “paesi in via di sviluppo”.

Il Freedom Convoy è “la più grande parata di camion” mai vista al mondo. “È lungo 70 km (43,5 miglia)”, afferma il portavoce di Freedom Convoy 2022 Benjamin Dichter al Toronto Sun. (Corriere Quotidiano)

Intanto si registrano le prime adesioni al nuovo convoglio di manifestanti no vax e no Green pass. Ispirati dal “Convoglio della libertà” partito dalla Columbia Britannica e arrivato nella capitale canadese sei giorni dopo, diversi gruppi europei della galassia no vax e no Green pass hanno lanciato una riedizione dell’iniziativa di protesta. (EuropaToday)

Trudeau, autentico e naturale come una moneta da tre euro, sta insomma cercando di dividere la categoria degli autotrasportari, già abbandonata dai suoi sindacati. Poche ore fa, nonostante sia triplamente vaccinato, Trudeau ha annunciato di essere positivo al COVID (RENOVATIO 21)



Il Canada è oggi ancora di più un paese normale. Allora, in questo contesto, ben venga la protesta, che essendo non violenta (ovviamente) contribuisce a creare un paese normale. (Il Fatto Quotidiano)

Nel coso del suo discorso, il premier Trudeau ha anche annunciato di essere risultato positivo al Covid-19 ma di “sentirsi bene” In particolare, a Ottawa, i manifestanti hanno invaso pacificamente la città, tenendola sotto scacco da quattro giorni. (Secolo d'Italia)

Dopo il climax delle proteste e dell’invasione di Ottawa da parte di decine di migliaia di mezzi pesanti, Trudeau ha annunciato subito dopo di essere “positivo al covid“, e di essere costretto a lavorare da remoto Il primo ministro canadese costretto a darsela a gambe levate dopo il dissenso manifestato da decine di migliaia di camionisti che hanno attraversato il Paese. (Rec News)


La forma è sostanza, tu Draghi, stregone maledetto/vile affarista, governi solo con decretazione d'urgenza eliminando il Parlamento stai attuando un sistema Totalitario. Mattarella Mattarella firmando tutto avvalla la deriva, il bla bla bla non serve

Nel 2021 il Governo Draghi ha approvato 42 decreti legge

Nel suo discorso in occasione del giuramento alle Camere il Capo dello Stato Mattarella ha lanciato un appello all’esecutivo: 'il Parlamento deve poter avere il tempo di discutere le norme che arrivano da palazzo Chigi'

aggiornato alle 07:3705 febbraio 2022

© Andrew Medichini / POOL / AFP
- Il Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi

AGI - Troppi decreti e poco tempo a deputati e senatori per poterli esaminare e discutere. In un passaggio del suo discorso di giuramento alle Camere, Sergio Mattarella ha richiamato il governo per un ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza e alle questioni di fiducia, e ha lanciato un appello all’esecutivo: il Parlamento deve poter avere il tempo di discutere le norme che arrivano da palazzo Chigi e deve poter recuperare la sua funzione di potere legislativo.

“Nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento, particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – ha detto Mattarella - è necessario che il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati.

La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi. Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione”, ha aggiunto il Capo dello Stato.

Dall’inizio del suo insediamento, a febbraio del 2021, il governo Draghi è spesso ricorso alla decretazione d’urgenza, anche a causa della gestione delle due priorità individuate dallo stesso governo come fondamentali: la lotta alla pandemia e l’attuazione del Pnrr.

I primi giorni di gennaio palazzo Chigi aveva diffuso la relazione sull’attuazione del programma di governo fino alla fine dell’anno 2021, dalla quale emerge che il governo Draghi, nelle 54 sedute del Consiglio dei Ministri del 2021, ha deliberato 109 provvedimenti legislativi, di cui 42 decreti-legge (il 37,5%), 41 decreti legislativi (il 37,5%) e 27 disegni di legge (il 25%).

Una produzione legislativa, secondo palazzo Chigi “particolarmente corposa e sostenuta, per numero e tipologia di atti di rango primario approvati” perché “il Governo ha dovuto tener conto della necessità di far fronte ad una doppia crisi emergenziale: sanitaria ed economica”.

Allo stesso tempo, secondo l’esecutivo, “l’urgenza di assicurare prima attuazione al PNRR e prima ancora, l’esigenza di strutturarne tempestivamente la governance, ha reso improrogabili numerose disposizioni legislative, spesso emanate sulla base di oggettivi presupposti di eccezionalità ed urgenza”.

Il richiamo che Mattarella ha indirizzato ieri al governo, peraltro, non è del tutto inedito: a luglio scorso, promulgando il ddl di conversione del decreto Sostegni bis, il capo dello Stato aveva inviato una lettera ai presidenti delle Camere e al capo del governo, con cui si chiedeva di evitare che i provvedimenti d'urgenza diventassero veri e propri decreti 'omnibus' con norme molto diverse tra di loro.

5 febbraio 2022 - GRAZIE ROMA! ITALEXIT- NO GREEN PASS

5 febbraio 2022 - Freedom Trucker Convoy 2022 Live Feb 5

Ti inoculi un farmaco sperimentale per quattro volte in un anno e finisci all'ospedale

IN ISRAELE OSPEDALI PIENI DI VACCINATI: L’ALLARME NONOSTANTE LA QUARTA DOSE

4 Febbraio 2022

Israele può essere considerato un laboratorio sperimentale in cui osservare l’effetto dei richiami della vaccinazione contro il Covid sulla popolazione.

Il Paese mediorientale è stato infatti tra i primi a somministrare la terza e la quarta dose del vaccino, quindi non c’è esempio migliore al mondo per giudicare l’efficacia di questa scelta.
Dopo la quarta dose, picco di contagi e decessi in Israele

Bene, dopo l’inizio della somministrazione della quarta dose, Israele sta affrontando la più grande ondata dall’inizio dell’emergenza virus. Nelle ultime settimane i nuovi casi Covid registrati nel Paese sono circa 60mila al giorno, contro i circa 5mila dello scorso anno, quando la vaccinazione era cominciata da poco.


Se l’estrema impennata di casi può essere eventualmente spiegata con un aumento esponenziale dei test, diventa difficile invece comprendere le ragioni dietro all’incremento dei decessi Covid. La media giornaliera ad oggi, febbraio 2022, supera le 90 persone decedute. Stesso periodo dello scorso anno, con meno vaccini e senza dosi di richiamo, i morti giornalieri erano sulla media dei 60.


Si tratta di dati che sembrano bocciare la strategia dei continui richiami adottata dalle autorità israeliane e dalla comunità scientifica del Paese sembra esserci consapevolezza di questo fallimento.
Vaccino inefficace con nuove varianti

“Il vaccino è efficace contro malattie gravi e morte, ma non è a prova di proiettile al 100%. E sfortunatamente, vediamo che l’efficacia contro l’infezione per omicron è molto debole”, ha recentemente dichiarato il Professor Hagai Levine Presidente della Israel Association of Public Health Physicians.

In pratica con il prevalere della nuova variante, la somministrazione della quarta dose di un vaccino elaborato per una variante vecchia è come se fosse ininfluente rispetto alla circolazione del virus.
Ospedali pieni di persone vaccinate con tre dosi

Un fenomeno che sembra ora confermato anche dalla situazione che si registra all’interno degli ospedale israeliani. Il network di informazione Arutz Sheva ha infatti recentemente intervistato il professor Yaakov Jerris, direttore dell’Ospedale Ichilov di Tel Aviv. “Ad oggi, la maggior parte dei casi gravi sono persone vaccinate. Si tratta di persone che hanno almeno tre dosi di richiamo. Tra il 70 e l’80% dei casi più gravi sono persone vaccinate. Quindi, il vaccino non ha alcun significato per quanto riguarda le malattie gravi, motivo per cui solo dal venti al venticinque percento dei nostri pazienti non sono vaccinati”.

Parole che confermano l’impressione che i vaccini attualmente in commercio non abbiano effetti rilevanti né rispetto alla circolazione delle infezione e nemmeno più rispetto alla difesa dalle forme più gravi della malattia.

Certo, c’è da considerare il cosiddetto effetto paradosso, per cui con percentuali sempre più elevate di popolazione vaccinata, sarà sempre più probabile trovare un maggior numero di vaccinati che di non vaccinati in ospedale. Tuttavia l’effetto paradosso non è in grado di spiegare perché oggi in Israele, con più di 5 milioni di persone con tre dosi e l’inizio della somministrazione della quarta, vengano registrati i più alti numeri di decessi dall’inizio dell’emergenza.

Nel frattempo le autorità israeliane stanno iniziando a tenere conto di questi dati e hanno confermato l’abolizione del green pass, se non per i grandi eventi, proprio perché consapevoli dell’inefficacia del vaccino nel porre un freno ai contagi.

Arriva la provocazione, pesantissima, della stampa serva

L’invasione delle ultraballe



Ieri per circa mezz’ora in cima all home page di Bloomberg uno dei più diffusi propalatori di verità che non si possono smentire, è comparso il seguente titolo: “Live: la Russia invade l’Ucraina”. E questo proprio nel momento in una cui la narrativa della Casa bianca è protesta affannosamente a vendere ipotesi su rocambolesche azioni di falsa bandiera da parte della Russia. La testata si è scusata, ma ha ammesso che l’incidente è avvenuto perché aveva già il titolo pronto: ” Prepariamo i titoli per molti scenari e il titolo La Russia invade l’Ucraina’ è stato inavvertitamente pubblicato intorno alle 16:00 ET. Siamo profondamente dispiaciuti per l’errore”. Ora capisco che si tratti di una testa americana e che dunque un titolo così complesso come “la Russia invade l’Ucraina” potrebbe prendere tempo eccessivo è del tutto evidente che sia abbastanza irresponsabile lasciare nel sistema titoli che potrebbe far partire una guerra dando per avvenuto qualcosa che nella narrativa occidentale viene spacciata come imminente.

E’ del tutto evidente la dipendenza delle maggiore testate informative proprio da queste narrazioni che esse dovrebbero invece controllare ed eventualmente smentire, specie poi se sono proprio le supposte vittime di tale invasione a smentire queste circostanze come hanno fatto ripetutamente la leadership ucraina e lo stesso presidente Zelensky, aggiungendo che l’occidente deve calmare la sua retorica. Ma siccome queste cose un giornale dell’establishment non può riferirle con quella crudezza che metterebbe in imbarazzo i capi della Casa Bianca, intendendo per essi Biden e il figlio che ha diretti contatti col battaglione nazista Azov e tutti quelli che comandano davvero nascondendosi dietro il vecchio burattino che comprare come presidente. Del resto gli ucraini benché privi di reale potere visto che a Kiev spadroneggiano gli Usa e gli altri animali della fattoria Nato, sono proprio gli ultimi a volere una guerra che come primo e certo risultato avrebbe la distruzione totale del Paese. Mosca ha preso molto male questo incidente giornalistico attribuendolo alle pericolose tensioni, che sono state innescate da dichiarazioni aggressive quotidiane che continuiamo a sentire da Washington, dalle capitali europee e da Londra, senza mai si ricordi il dispiegamento di truppe vicino ai nostri confini. Qualsiasi scintilla è pericolosa in mezzo alle tensioni “

“Penso che, invece di notizie false, ora possiamo dire notizie Bloomberg” ha aggiunto il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov ed ha perfettamente nel mettere il dito nella piaga di una stampa che ormai è soltanto una specie di megafono del potere e che con questo atteggiamento servile peggiora enormemente la situazione. E dire che dovrebbe aver imparato la lezione se ancora si sa chi ha fatto partire per errore il titolo “Live: in arrivo una terribile pandemia”

"Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico" Siamo colonia, abbiamo militari statunitensi sulle nostre terre, soprattutto la Francia ma anche la Germania si sono prese diverse e importanti aziende italiane. La battaglia su Generali, Tim, Monte dei Paschi di Siena altri sintomi precisi. Mentre la Magistratura si accartoccia su se stessa. E una EMERGENZA che non ha più ragione di essere EMERGENZA

En passant, Mattarella ha appena messo in guardia il Parlamento da un altro 1992?

5 Febbraio 2022 - 13:00

Il monito: “Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico”. Spread, debito, Consob ammutinata e capo dei servizi usata come pedina, cui prodest?


Nell’inviare un saluto alle nostre magistrature - elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della nostra società - mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia. Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.

Non vi è stato organo di stampa che ieri non abbia incentrato la propria cronaca del discorso del rieletto presidente della Repubblica su questa frase. Dopo il caso Palamara e il diktat europeo che legò la scorsa estate l’esborso dei primi 25 miliardi del Recovery Fund alla riforma Cartabia, stupirsi sarebbe ipocrita. Non fosse altro per il ruolo di capo del CSM ricoperto dall’inquilino del Colle. A mio avviso e per ovvia impostazione professionale, è però un’altra la frase da cerchiare in rosso. E, soprattutto, necessitante di urgente e approfondita interpretazione. Questa: Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.

Pesantissima. Eppure, ignorata. A quali poteri fa riferimento il capo dello Stato? Finanziari? E in che modo aggirerebbero il processo democratico, forse imponendo agende e addirittura governi, bypassando il supremo rito delle urne? Se così fosse, ci sarebbe un problema: il governo Draghi è nato senza alcun tipo di mandato popolare. E, di fatto, su diretta chiamata del Quirinale, dopo consultazioni post-scioglimento dell’esecutivo Conte-bis a dir poco ridotte all’osso. E parole del genere, già di per sé inquietanti, divengono macigni in un periodo come quello attuale. Spread di nuovo in impennata, debito e deficit fuori parametro a causa dei continui scostamenti dovuti alla pandemia e mantenuti in traiettoria di solvibilità e sostenibilità solo dall’azione della Bce nella compressione del premio di rischio, Consob in pieno assetto da ammutinamento del Bounty come clamorosamente ammesso dallo stesso presidente Savona con riferimento al caso Generali.

In tal senso, poi, attenzione al Risiko bancario: Carige, MPS, appunto il Leone di Trieste ma anche il nervosismo di Unicredit nel posizionamento internazionale. Infine, un particolare che appare tutt’altro che di poco conto e che, alla luce delle parole del Presidente, getta un’ombra sui giorni concitati proprio della corsa al Colle: la numero uno dei servizi segreti, Elisabetta Belloni, gettata allo sbaraglio in un tritacarne politico-mediatico che ben poco si concilia con il profilo di riservatezza tipico dell’intelligence. Apparato dello Stato che, a più riprese, ha proprio messo in guardia il Copasir, il Comitato parlamentare di controllo, sul rischio di scalate estere verso settori strategici. Detto fatto, l’assalto di KKR a Tim. Per ora apparentemente respinto. Ma, proprio per questo, sintomatico di un’aria che tira.

E di una possibile modalità da stress test rispetto ai tempi e ai modi di reazione italiana posta volontariamente in essere dai grandi soggetti finanziari internazionali. E poi JP Morgan, il cui numero uno, Jamie Dimon, nel luglio dello scorso anno stuzzicò gli entusiasmi provinciali del Paese, quando invitò tutti a scommettere sull’Italia di Mario Draghi. Lette in controluce con la frase del Presidente e all’ombra di un spread in area 160 punti base, quelle parole paiono assumere profili differenti. Infine, una coincidenza. E un anniversario. Ma non quello che automaticamente balza al pensiero. Troppo facile infatti associare il richiamo del Presidente alla riforma della magistratura con il terremoto di Tangentopoli, di cui fra pochi giorni - 17 febbraio - ricorrerò il trentennale dell’atto scatenante, la richiesta di arresto di Mario Chiesa da parte dell’allora giovane PM, Antonio Di Pietro.

Occorre andare un po’ più in là. Saltare a piè pari a primavera. Il 2 giugno, infatti, non si festeggerà sono la Repubblica ma anche il trentennale della mitologica crociera sul Britannia, ovvero l’incontro organizzato a largo di Civitavecchia sul panfilo di Sua Maestà dai British Invisibles, nulla più che una sorta di Confindustria della finanza lasciata con mano libera e briglia molto sciolta negli anni del governo Thatcher e operante come nucleo prodromico di quella che oggi è nota come International Fi­nancial Services (IFS). Nessuna Spectre, insomma. Solo businessmen di altissimo livello. Piombati in Italia non appena il governo Amato aprì alle privatizzazioni, naturalmente richiamati con squali dal sangue.

Erano in molti gli italiani presenti a bordo: banchieri pubblici e privati, manager dell’Iri, rappresentanti di Confindustria. Gran cerimoniere dell’evento, Mario Dra­ghi, allora direttore generale del Tesoro. Il quale però si li­mitò a introdurre i lavori del seminario con una relazione sulle intenzioni del governo italiano e scese a terra prima che la nave salpasse per l’Ar­gentario. Meglio dirlo subito: quell'avvenimento con gli anni divenne noto come la grande svendita dell’Italia e utilizzato - spesso a sproposito - come clava populista decontestualizzata, enfatizzandone i toni ed esagerandone la portata fino al parossismo.

Come scrisse l’ambasciatore Sergio Romano nella sua rubrica delle lettere per il Corriere della Sera il 16 giugno 2009. la crociera fu breve e pittoresca, con una orche­strina della Royal Navy che suonava canzoni nostalgiche degli anni Trenta e un lancio di paracadutisti da aerei bri­tannici che si staccarono in volo da un incrociatore e sce­sero come stelle filanti intor­no al panfilo di Sua Maestà. Insomma, un quadretto decisamente poco confacente a un grande complotto finanziario internazionale. E più simile a una gita premio aziendale.

Ma ecco come lo stesso Sergio Romano chiudeva la sua risposta alla domanda posta dal lettore Giuseppe Zaro: Fu anche utile? È difficile fare i conti. Ma non c’è privatizzazione italiana degli anni seguenti in cui la finanza an­glo-americana non abbia svolto un ruolo importante. Sicuramente, oggi come oggi, persino un uomo Sergio Romano rischierebbe la bollatura a complottista e la conseguente espulsione dal genere umano senziente, alla luce di una simile conclusione.

Ma qualcosa comincia a stonare in questa Italia di fine pandemia ma di contemporanea emergenza permanente. Cosa voleva dire il presidente Mattarella con quelle parole al Parlamento, pronunciate in un’occasione simbolica come il giorno del suo secondo giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione? E, soprattutto, in vista di un trentennale che sarà festeggiato con il gran cerimoniere dell’epoca a Palazzo Chigi. Attenzione a concentrarsi troppo gli scossoni dello spread Btp-Bund sulla scadenza benchmark del decennale e a ignorare contemporaneamente questo,

Andamento del rendimento del titolo italiano a 2 anni Fonte: Bloomberg
Prima pagina del quotidiano «La Stampa» del 5 febbraio 2022 Fonte: Giornalone.it

ovvero la dinamica che realmente conta: la curva 2-10 anni, poiché il trend che sta prendendo il nostro titolo di Stato a 24 mesi comincia a rimandare sinistri scricchiolii da 2011. L’inversione è ancora lontana ma giova ricordare l’unico sacro principio del mercato ancora valido in epoca di manipolazione strutturale: la palla di neve diventa valanga silenziosamente e in fretta, scendendo a valle. E Mario Draghi pare aver immediatamente cambiato marcia al suo governo: a fronte della richiesta di Lega e M5S di nuovo scostamento per tamponare il caro-bollette, la risposta comincia a essere da falco.

Monte dei Paschi di Siena, chi fa bene il suo mestiere deve essere licenziato lo dice Euroimbecilandia, lo sostiene il governo della finanza rapace internazionale. Mps ha realizzato 388 milioni di utile ed è riuscita ad azzerare un deficit patrimoniale prospettico di 1,5 miliardi poco più di un anno fa.

Ecco perché Bastianini sarà silurato da Mps



Mps: fatti, nomi e scenari (il destino di Bastianini è segnato). L’articolo di Emanuela Rossi

La sua sorte pare segnata e si starebbe già discutendo il nome del successore. Il consiglio d’amministrazione di Montepaschi, in programma lunedì prossimo per approvare i conti del 2021 e per “una verifica di Corporate Governance riguardante la figura dell’amministratore delegato”, dovrebbe terminare con l’uscita dell’amministratore delegato, Guido Bastianini: si tratta solo di capire se sfiduciandolo – sarebbe la seconda volta dopo quanto accaduto in Carige nel 2017 – o meno.

A far precipitare la situazione sarebbe stata la richiesta di dimissioni arrivata al manager – che nel 2020 era subentrato a Marco Morelli – direttamente dal direttore generale del Mef, Alessandro Rivera, che a novembre smentì l’ipotesi nel corso di un’audizione in Parlamento. Le indiscrezioni che si rincorrono da giorni individuano le cause dell’avvicendamento nella inadeguatezza di Bastianini a gestire il board che entro l’anno dovrà varare un aumento di capitale da 2,5 miliardi, passo necessario alla successiva uscita dello Stato dall’azionariato, prorogata a novembre dopo lo stop delle trattative con Unicredit.

Va ricordato che nei primi nove mesi del 2021 – dunque sotto la guida del banchiere voluto in particolare dal Movimento Cinque Stelle – Mps ha realizzato 388 milioni di utile ed è riuscita ad azzerare un deficit patrimoniale prospettico di 1,5 miliardi poco più di un anno fa.

Intanto i sindacati di categoria hanno chiesto “un’assunzione di responsabilità da parte dello Stato azionista e chiarezza e certezze sul futuro del gruppo Mps e dei suoi lavoratori”. E se per il governatore della Toscana, Eugenio Giani (Pd), il cambio sarebbe “inappropriato”, per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, “più dei nomi conta il futuro del Monte dei Paschi e in particolare la tutela dei livelli occupazionali”.

IL CDA DI LUNEDÌ E IL FUTURO DEL MONTE

Quello di lunedì 7 febbraio si annuncia dunque come un cda particolarmente caldo perché sono molte e “di peso” le questioni che si snodano lungo il cammino della banca senese. All’orizzonte, infatti, si staglia la nuova intesa con Bruxelles che però – secondo Il Sole 24 Ore – avrebbe tre ostacoli sul suo cammino: il peso dei costi sulle entrate, le ricadute occupazionali degli obiettivi indicati dalla Commissione Ue, la revisione del modello di business con il ripensamento del perimetro. Per quanto riguarda il primo punto, il nodo è il cost/income ratio che, nei due piani strategici approvati sotto la guida dell’attuale ad, rimane sopra i livelli chiesti dalla commissione ovvero 51% già dal 2021. Sul fronte occupazionale, invece, si è passati dall’ipotesi di 2.500 esuberi a 4.000 mila. Peraltro, nota il quotidiano confindustriale, “gli esuberi ‘volontari’, classici del settore creditizio, vanno finanziati. E il conto potrebbe superare il miliardo di costi di ristrutturazione calcolato fin qui”.

Le due questioni, poi, “pesano anche sulla costruzione dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi che dipende anche dalla ridefinizione del modello operativo della banca più antica (e oggi più travagliata) del mondo”. Un tema che sarebbe sul tavolo già da mesi.

Intanto venerdì Montepaschi ha smentito la convocazione di un cda straordinario, in giornata, per la scelta del successore di Bastianini come scritto dal Messaggero. Secondo quanto riferito dall’Ansa, “la situazione è comunque fluida e non si possono escludere accelerazioni nel weekend anche se al momento Bastianini non sembrerebbe disposto a farsi da parte”.

LA RIUNIONE DEL COLLEGIO SINDACALE

È sicuro invece che venerdì si è svolta una riunione dei sindaci di Mps dietro richiesta della Consob che – come riferito dall’Ansa – avrebbe acceso un faro su Siena. Negli ultimi giorni, infatti, sarebbero emersi dubbi sulle poste one-off, e il collegio ha voluto vederci chiaro in vista del board di lunedì. Sempre secondo l’agenzia di stampa, i sostenitori di Bastianini vedono nella riunione del collegio sindacale un tentativo di indebolirlo. Tentativo che, a questo punto, non servirebbe neppure.

CHI SUCCEDERÀ A BASTIANINI?

Nel frattempo da giorni si è scatenato il toto-nomi su chi andrà a sostituire Bastianini. Secondo Il Sole “si guarda a una figura stimata sul mercato, credibile agli occhi degli investitori – visto che ci sarà da avviare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi “market friendly”, da offrire in opzione agli azionisti – e che sia pronto a definire con le Authority europee il nuovo piano”. I nomi più gettonati sono quelli di Alessandro Vandelli (ex Bper), Victor Massiah (ex Ubi) e Luigi Lovaglio, ex Creval.

Quest’ultimo, in realtà, sarebbe l’opzione più certa secondo Il Messaggero perché sia Vandelli sia Massiah avrebbero “impedimenti di tipo formale”: il primo ha un patto di non concorrenza con Bper fino ad agosto 2022 e il secondo avrebbe manifestato il desiderio di dedicarsi all’insegnamento universitario. Inoltre Vandelli rischierebbe di trovare al tavolo Bper in caso di spezzatino del Monte e per Massiah – “nelle pieghe della sentenza di piena assoluzione nel processo Ubi” – esistono “cavilli formali che inducono a una scelta scevra da ogni appiglio”.

LA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE UE

Intanto si è fatta sentire anche la Commissione europea, che secondo alcuni giornali sarebbe favorevole all’uscita dell’ad. Per Il Messaggero, addirittura, sarebbe stata Bruxelles a chiedere la defenestrazione di Bastianini in quanto non “affidabile” e “inadatto a guidare la nuova fase” del Monte.

Per allontanare da sé le voci di un suo coinvolgimento, la Commissione ha voluto far sapere – tramite la portavoce Arianna Podestà – che “sta seguendo da vicino gli sviluppi” delle vicende senesi, che “è in stretto contatto con le autorità italiane” ma che “non ha alcun commento” da fare sui rumors giornalistici. Podestà ha anche ricordato che l’Antitrust europeo nel 2017 ha accettato un piano “che prevede la ristrutturazione e determinati impegni” del gruppo bancario e “come sempre, sta allo Stato membro rispettare gli impegni

e proporre modi per come rispettarli. Sta all’Italia decidere e proporre modi per uscire dal capitale di Mps, tenendo conto della decisione del 2017”. conclude.

LE INCURSIONI DELLA POLITICA

A “difendere” Bastianini ci ha pensato la politica, in particolare il Movimento Cinque Stelle – cui si deve la nomina – che ha messo in guardia dal creare instabilità per la banca. “I recenti rumors sulla posizione dell’amministratore delegato non sono segnali positivi e per il rilancio della banca e per gli stessi azionisti” ha detto Carla Ruocco, presidente pentastellata della Commissione parlamentare di vigilanza sul sistema bancario, in un’intervista a Formiche.net, mentre Daniele Pesco, componente della stessa Commissione e presidente della commissione Bilancio del Senato, ha chiesto “al Tesoro di chiarire nuovamente la situazione, per evitare di alimentare segnali e aspettative ambigue: se la gestione della banca è stata profittevole non si comprenderebbe la ragione di un eventuale avvicendamento al vertice”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il leader del Carroccio, Matteo Salvini: “La politica non può mettere in discussione l’ad di Mps, Bastianini, che ha ottenuto i migliori risultati degli ultimi anni. Il ministro Franco chiarisca: davvero è in discussione un manager che ha dimostrato che Mps può camminare?”. Si spinge oltre Stefano Fassina (LeU) per cui “il dott. Bastianini ha svolto e sta svolgendo un lavoro eccellente, come documentato dai risultati acquisiti e dalle previsioni di bilancio. Il Ministro dell’Economia – ha detto il deputato – deve venire a fare un’informativa urgente alle Commissioni parlamentari competenti e motivare le iniziative che intende prendere”.

Ragionarci sopra se qualcuno è ancora capace di usare il cervello

 

Rabobank: la Russia è pronta a dichiarare guerra economica all'Occidente, infliggendo "enormi dolori economici"

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
MERCOLEDÌ 2 FEBBRAIO 2022 - 14:55

Di Michael Every di Rabobank

Scegliere lo sfondo durante il Blitz

Siamo davvero tornati agli elementi degli anni 1920 1930 in tandem, a quanto pare, anche se i mercati non afferrano ancora quella realtà sottostante. In realtà, i mercati stanno iniziando a cogliere il parallelo degli anni '20 quando si tratta di disordini sociali, rotture politiche in cui i partiti politici sono compromessi o irrilevanti, e i "movimenti" popolari emergono invece spontaneamente (fortunatamente finora assenti leader carismatici). In effetti, Wall Street sembra essere tutto dentro -- con cui intendo esacerbare -- esso. Il denaro intelligente vede anche la fine parallela della bolla di tutto e una Fed che alza comunque i tassi. Alcuni si concentrano su uno sfondo degli anni '30 in cui il presidente russo Putin dice sulla sicurezza europea: "È già chiaro ... che le principali preoccupazioni della Russia sono state ignorate" e che l'Occidente sta usando l'Ucraina come "strumento per ostacolare la Russia".

Non sembra esserci modo di colmare le differenze fondamentali nelle interpretazioni dell'accordo europeo di sicurezza di Helsinki del 1975 che afferma che tutti gli Stati sono sovrani e liberi di decidere a quale alleanza di difesa vogliono aderire, e che nessuno Stato dovrebbe aderire a un'alleanza vista come una minaccia da un altro. Quale clausola ha il primato? Il primo, se si vede la NATO come difensiva. Quest'ultimo, se si vede la NATO come offensiva.

Come negli anni 1920/30, si ottengono anche opinioni appassionate e polarizzate su chi è la colpa. Ci sono quelli che vedono Putin come Hitler e l'Ucraina come i Sudeti – o la Polonia. Ci sono quelli che vedono lo "Stato Profondo degli Stati Uniti" guidare le cose. Ed entrambi possono essere veri, il che peggiora le cose.

Nel frattempo, il governo britannico afflitto da scandali (questa volta si tratta di prosecco, non di torta) e le sue controparti polacche e ucraine stanno per firmare un trattato di difesa trilateraleNaturalmente, tali patti di difesa non sono nuovi - nel settembre 1996 lo stesso trio diceva la stessa cosa. Eppure il Regno Unito garantisce non solo il confine dell'Ucraina, ma anche quello della Polonia... la storia e il governo del Regno Unito stanno biascicando vecchi testi, facendo rima o ripetendosi?

C'è anche un aumento della pressione nei Balcani: Bosnia, Kosovo, Albania, Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord – forse anche la Bulgaria, membro dell'UE – sono tutti in una pentola che la Russia sta aiutando a mescolare. Il suo ministro degli Esteri ha appena dichiarato di non accettare che il Montenegro e la Macedonia del Nord debbano essere membri della NATO quando lo sono già.

Eppure il primo ministro ungherese membro della NATO ha appena visitato Mosca, e il Ministero degli Affari Esteri russo trasudava: "L'Ungheria ha invariabilmente confermato la sua reputazione di partner affidabile nel transito di combustibili russi. Naturalmente, siamo disposti a costruire una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in questo settore". In altre parole, non aspettatevi sanzioni energetiche dell'UE se Budapest ha un veto? Eppure questo significa che l'Occidente non ha alcun punto di pressione contro la Russia tranne l'esercito, dove è superato.

Nel frattempo, la Russia ha appena vietato l'esportazione di nitrato di ammonio per due mesi (mentre la Lituania ha completamente bloccato la spedizione ferroviaria di cloruro di potassio dalla Bielorussia). Il potenziale impatto al rialzo sui prezzi dei fertilizzanti in Europa dovrebbe essere evidente. Così dovrebbe essere il fatto che la Russia comprenda chiaramente i punti di pressione geopolitica e geoeconomica che *essa* controlla. Possono vedere che gli Stati Uniti non vogliono aumentare i tassi, ma devono farlo. Possono anche vedere che possono forzare l'inflazione molto più in alto, infliggendo enormi sofferenze economiche, anche se ne prendono anche un po 'È così che funzionano le guerre economicheSiamo pronti a combatterne uno, o ridisegneremo i confini per evitarne uno?

La portata di ciò che sta accadendo sopra le teste dei mercati – e la battuta navale su Bloomberg questa mattina – è riassunta dall'ex politico portoghese Bruno Maçães in un articolo della rivista Time, "What Happens Next in Ukraine Could Change Europe Forever". In esso, osserva: "Il conduttore televisivo russo Dmitry Kiselyov, noto come un affidabile portavoce del Cremlino, ha spiegato in onda durante lo scorso fine settimana che l'attuale crisi non riguarda l'Ucraina: 'La scala è molto più grande'". Sono d'accordo: ecco perché l'ho chiamata metacrisi.

Maçães aggiunge un'altra frase che sottolineo dal 2017: "Non viviamo più nel vecchio ordine liberale in cui le regole devono essere applicate e i trasgressori puniti. Viviamo in un nuovo ordine in cui il potere deve essere bilanciato con il potere". E l'UE non ha questo potere! Se solo i suoi preparativi fossero stati fatti già nel 2017, quando è uscito "The Great Game of Global Trade".

Come tale, Maçães sostiene che "gli Stati Uniti devono riflettere se possono permettersi di ridurre la loro presenza in Europa prima che a Bruxelles sia stato creato un adeguato contrappeso alla Russia. Il perno verso l'Asia potrebbe dover attendere una soluzione alla crisi europea. Per quanto riguarda gli europei, devono prepararsi rapidamente per un nuovo mondo, in cui la loro sovranità e sicurezza potrebbero essere in gioco". Solo che la dinamica negli Stati Uniti non si sta muovendo in quella direzione. L'Asia è la priorità, a prescindere.

Continua: "L'ordine esistente sta iniziando a cedere e Washington deve decidere il modo migliore per sostituirlo con nuovi accordiPreferisce raggiungere un grande accordo con Mosca in base al quale le due potenze si dividono l'Europa tra di loro? O preferisce incoraggiare e sostenere lo sviluppo di un nuovo polo europeo in grado di bilanciare il potere russo?" Sta letteralmente parlando di una nuova spartizione dell'Europa in sfere di interesse: e i mercati europei stanno guardando a ciò che la BCE farà giovedì. Posso dirvi che è improbabile che i tassi della BCE aumentino in futuro - cosa c'è di nuovo lì?-- ma non posso dirvi quale sarà la geografia e l'architettura politica dell'UE in cui prendi in prestito quel denaro tra 5 anni. Mantenere l'attenzione solo sugli schermi in momenti come questo è come scegliere felicemente nuovi sfondi durante il Blitz di Londra.

Maçães conclude: "A me la scelta sembra ovvia, ma ciò che è frustrante della crisi attuale è come continuiamo a evitare le questioni più grandi dell'ordine politico. Esitando permettiamo ad altri di assumere il ruolo di riformatori e innovatori. L'Eurasia, il supercontinente, si sta rimodellando davanti ai nostri occhi". Sì, perché l'UE sta parlando dei suoi soliti punti di discussione morbidi e coccolosi dell'annata 2005. Ma non preoccuparti: la Conferenza sul futuro dell'Europa sta aspettando il tuo contributo! Il sito web non ha ancora aggiunto il russo come opzione linguistica.

Forse vediamo un movimento chiave dalla Germania – non contro la Russia, ma contro la Cina. È stato riferito che il cancelliere Scholz darà ufficialmente la priorità all'impegno con i partner democratici nell'Indo-Pacifico anziché in Cina, si recherà in Giappone per tenere consultazioni e sosterrà pienamente la Lituania contro la coercizione cinese; il ministro degli Esteri Baerbock sarà autorizzato a sostenere iniziative contro la Cina; e i diplomatici tedeschi nell'Indo-Pacifico sono "incoraggiati a spingere la busta e resistere alle vecchie abitudini di autocensurarsi" quando sviluppano nuove strategie cinesi. Ovviamente, questo aggraverà notevolmente le tensioni economiche UE-Cina, ma non esiste una componente militare. Quindi, questi passi sono un quid pro quo per cercare di garantire che gli Stati Uniti rimangano impegnati nella difesa dell'UE, piuttosto che - come dice Maçães - ritagliarsi con la Russia e guardare all'Asia?

Forse. Tuttavia, se hai deciso di trasformare la tua economia in un'arma, come l'UE pensa di avere, allora usarla comporta subire colpi: gli eserciti subiscono danni in guerra – le economie subiscono danni durante le guerre economiche. È così che funzionano le guerre economiche. È molto improbabile che gli Stati Uniti cambino idea sulle opzioni strategiche nei confronti dell'Asia, a meno che l'UE non sia pronta a farsi scrupoli sul fronte delle sanzioni per inviare un messaggio alla Russia. Anche allora, cosa fare per l'Ungheria, dovrebbe essere richiesto il consenso?

Andiamo tutti a guardare i modelli di carta da parati invece, perché no?

https://www.zerohedge.com/markets/rabobank-russia-prepared-declare-economic-war-west-inflicting-huge-economic-pain?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=457