L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 febbraio 2022

12 febbraio 2022 - News della settimana

L’aspirazione dell’uomo, di ciascun uomo, è la vita, non la morte.

La morte non è un diritto
Maurizio Blondet 12 Febbraio 2022

di Roberto PECCHIOLI

“La morte non è un diritto”. Avreste mai pensato di leggere una frase del genere? Dobbiamo ringraziare Jorge Mario Bergoglio per averla pronunciata. Dinanzi all’attacco furioso della cultura di morte mascherata da diritti universali, l’uomo di Santa Marta ha parlato da Papa. La vita è un diritto, non la morte, ha dovuto aggiungere, riferendosi a una civiltà agonizzante e tuttavia assassina. Nello specifico parlava delle norme a favore dell’eutanasia, pudicamente (o furbescamente) chiamate suicidio assistito, in discussione presso il parlamento italiano. La morte va accolta, non somministrata. La cosa incredibile è che questi principi sono rubricati come cattolici, mentre rappresentano il senso comune di ogni umanesimo: primum vivere. A questo siamo.

La morte è il mistero massimo della nostra presenza nel mondo. Non vi è soluzione, umana o scientifica, solo due possibilità: il rassegnato materialismo che attribuisce al caso, al caos o all'evoluzione l’enigma della vita, oppure la speranza trascendente, il progetto insondabile di una forza o entità che chiamiamo Dio.

L’esperienza del fine vita è tragica e non può essere affrontata o descritta con granitiche certezze. La sofferenza accompagnata dalla sua inutilità, dall'impotenza e dal senso di ingiustizia del male non conosce spiegazioni, tanto meno soluzioni. L’uomo moderno vuole avere nelle sue mani il controllo di ogni circostanza e di ogni situazione; non è disposto a credere che la vita non sia esclusivamente e totalmente sua. Ripetergli che appartiene a Dio è del tutto vano. Eppure ha senso. Chi scrive fece il primo pensiero “filosofico” (se può permettersi un termine tanto impegnativo) attorno ai dieci, undici anni di età, allorché, dopo le rimostranze per aver ricevuto un paio di meritati ceffoni, la mamma sbottò: io ti ho messo al mondo, posso ben darti quattro schiaffi. Per la prima volta, presi atto che la vita non è una nostra scelta: siamo stati concepiti- per amore o per caso- in nostra assenza, l’atto di volontà di due persone che la follia contemporanea designa come genitore uno e genitore due.

Dunque, la “mia “vita non è del tutto mia, giacché non è stata voluta da me: nasciamo – come dire – in nostra assenza e la morte è appunto assenza. Non sappiamo se in tutto questo c’entri o meno Dio, ma l’eventualità non può essere scartata. La vita ci è donata e non possiamo gettarla via. Altra cosa è la relazione drammatica con il dolore, la malattia, il declino fisico e mentale. In altri tempi era considerata una fortuna morire di vecchiaia, circondati dai volti e dalle cure delle persone care. Che l’attuale insana passione per l’eutanasia sia uno degli effetti della solitudine esistenziale?

Nel racconto L’uomo della folla, Edgar Allan Poe descrive – agli albori dell’urbanizzazione e della rivoluzione industriale – un vecchio malridotto, il cui abbigliamento testimoniava passati tempi migliori, che si aggirava senza posa nella metropoli cercando la folla. Atterrito dalla solitudine, tentava in ogni maniera di mischiarsi alla massa. Probabilmente esorcizzava la morte incombente e insieme si illudeva di non pensare, di non rimanere a tu per tu con se stesso.

No, la morte non è un diritto, è un dramma. Per questo non può diventare un servizio medico, la soluzione finale a carico del sistema sanitario per chi non ce la fa più, talvolta perché il destino avverso gli è piombato addosso, altre volte perché solo e sgomento dinanzi al male. Nelle società tradizionali, la famiglia si prendeva cura del parente sulla soglia dell’addio e la presenza, lo sguardo, la mano tesa rendevano più sopportabile l’ineluttabile. Oggi, solitari, distanziati, impauriti, disperati nel senso etimologico (privi di speranza) arriviamo a invocare la morte, ovvero la nostra assenza definitiva. Un esito terribile per una società superba, orgogliosa dei “diritti”, intenta alla ricerca della felicità prescritta non da filosofi edonisti, ma dalla costituzione degli Stati Uniti, la nazione simbolo della modernità, del progresso e della tecnica.

E’ la società di Lucifero, l’angelo bellissimo e orgoglioso che cadde nel profondo degl’inferi. Ne sono simboli Frankenstein, la creatura di uno scienziato che volle farsi Dio e Mister Hyde (hide, nascosto, oscuro), l’esperimento prometeico del mite dottor Jeckyll di separare nell'uomo il bene e il male. Tutti tentativi di innalzarsi al cielo, atti di superbia, di quell’hybris – arroganza, dismisura- che per il mondo classico era il peccato più grande dell’essere umano. Al male l’uomo occidentale moderno risponde affidandosi alla tecnica. Poiché la natura è più forte, prova a modificarla, cancellarla, negarla. Se non c’è modo di uscire dalla sofferenza, dalla malattia, dal male di vivere, il rimedio definitivo è la morte. “Buona” non più nel significato cristiano, l’accettazione dell’inevitabile accompagnata dai sacramenti e dalla speranza trascendente, bensì l’atto deliberato – proprio o altrui – di chi pone fine alla presenza nel mondo e si tuffa nel nulla.

Temi assoluti, totalizzanti, che chi scrive è incapace di sfiorare senza chinare il capo e rispettare ogni sensibilità, ai quali, una volta tanto, ci ha richiamato l’autorità spirituale del capo visibile della chiesa cattolica. Non verrà ascoltato, la società della cancellazione, il gaio obitorio procederà a grandi passi verso la dissoluzione. Potremo suicidarci con assistenza di medici e infermieri, a spese del sistema impropriamente detto sanitario. La vita viene bloccata con indifferenza prima della nascita, il grumo di cellule estirpate dal corpo materno a spese di tutti, nelle more di definire l’aborto un diritto fondamentale degli europei superstiti, anzi delle europee.

Atterrisce non solo il merito di ciò che accade, percepito dalla maggioranza come progresso e normalità (un’altra faccia della banalità del male?), ma la tenace volontà di dare per scontata, lecita, giusta ogni deroga al principio della civiltà di ieri, il primato della vita. San Francesco d’Assisi è ammirato per la sua bontà e il suo preteso ecologismo. Non ricordiamo mai tra le sue Laudi, quella a Sorella Morte corporale, preludio al transito oltre il tempo e alla visione di Dio. Troppo dura da digerire, meglio ridicolizzare, parlare di favole del passato oscuro. Gran bella luce, quella di una civiltà che uccide se stessa in ogni possibile modo e arriva a considerare la morte un diritto. Oltre alla solitudine esistenziale e al terrore per la tribolazione, non sarà che c’entrino anche la corsa produttivistica, il mito dell’efficienza, della performance, l’ansia da prestazione, l’equivoca categoria di qualità della vita che scaccia la dignità essenziale dell’essere umano?

E’ pressoché impossibile convincere l’uomo moderno che le sue idee non sono definitive, uniche e migliori, e che tutto ciò che venne “prima”, in sua assenza, non fu il balbettio di un’umanità bambina. Il consenso per l’eutanasia è stata provocato da qualcuno; c’è chi ha finanziato e imposto campagne politiche, mediatiche e culturali. Non stupirà sapere che si tratta per lo più di assicurazioni, fondi pensione, potentati economici. Quasi nessuno è sfiorato dal dubbio che vogliano semplicemente toglierci di mezzo per interesse e perché ostacoli di carne e spirito ai loro progetti. Scrisse Nicolàs Gòmez Dàvila che convincere chi ha opinioni proprie è facile, ma nessuno convince chi sostiene opinioni altrui ripetute sino all’estenuazione. Il papa ha battuto un colpo, ma l’eco delle sue parole se lo porta il vento gelido della cultura dominante, la post moderna compagnia della buona morte con sede nella rue Morgue, la via dell’obitorio dei racconti di Poe.

L’unica speranza di sopravvivenza è riposta nella Dea Scienza, nel transumanesimo avanzante, il pensiero convinto che sarà possibile sviluppare facoltà capaci di oltrepassare la condizione umana. Mentre sfoltiscono i ranghi della vecchia umanità, costruiscono l’uomo che trascende se stesso attraverso la tecnologia, la cibernetica e l’ibridazione con la macchina, in vista dell’allungamento della vita e della modificazione del patrimonio genetico. La promessa è addirittura l’immortalità, nel segno della conservazione a freddo e del cosiddetto “mind uploading”, l’archiviazione digitale delle funzioni cerebrali.

Ecco il destino finale dell’uomo, la mente alveare. Sarò ancora “io”, riconoscerò il mio “sé”? Domande inevase e tremende, che tendiamo a sfuggire in preda all’angoscia. Meglio seguire la corrente e accettare le idee dominanti. Sono vecchio, malato, depresso, non più performante? La soluzione c’è, la punturina che mi cancella, previa istanza all’autorità competente (sulla “mia” esistenza!), assistenza di un psicologo dell’ASL- surrogato dei conforti religiosi – testamento economico e biologico debitamente protocollati, espianto degli organi riutilizzabili. Quel che resta del fugace transito sulla terra del superbo Homo sapiens Dio di se stesso.


Vinceranno anche la battaglia dell’eutanasia, la chiameranno avanzamento di civiltà; sarà sempre più difficile opporre argomentazioni alternative, fastidiosi rigurgiti del barbaro passato, indegni delle magnifiche sorti e progressive della Rue Morgue. La rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica ha espresso la rassegnazione dei perdenti accettando di fatto l’eutanasia legale – pardon il suicidio assistito- con qualche correttivo. Forse per questo Bergoglio- gesuita anch’egli – ha dovuto ribadire la dottrina di sempre. Su un tema tanto profondo, che attiene alla fibre più intime, è assai difficile assumere una posizione apodittica, assoluta. Tuttavia, l’aspirazione dell’uomo, di ciascun uomo, è la vita, non la morte. Per Hannah Arendt, rassegnarsi al male minore – una società “moderatamente “ suicida- è comunque scegliere il male. Parole forti per coscienze lacerate, come la nostra.

Prima la vita, però, prima la speranza, prima un’idea alta dell’uomo. Soprattutto, nessuna rinuncia a testimoniare la verità in quanto non ha possibilità- oggi- di trionfare. Etiam si omnes, ego non. Anche se tutti, io no.

La Pfizer spiazza i suoi ciarlatani in Italia

Pfizer ritira richiesta di vax gli infanti
Maurizio Blondet 12 Febbraio 2022

(Cesare Sacchetti) La Pfizer ha ritirato improvvisamente la domanda di approvazione del suo siero sperimentale per i bambini che aveva presentato agenzia del farmaco degli Stati Uniti, la FDA. La motivazione addotta dalla casa farmaceutica è quella che non ci sono “sufficienti dati”. Questo a distanza di pochi giorni dalla sentenza di un giudice che ha obbligato la Pfizer a pubblicare tutte le pagine secretate con le informazioni non divulgate sui sieri. La Pfizer inizia a temere grosse stangate giudiziarie in arrivo?


Non ci saranno vincitori e l'Occidente la smetta di essere un pazzo isterico

Ucraina, giochi pericolosi


Anna Pulizzi per il Simplicissimus

Quella che viene potrebbe essere l’ultima primavera di pace in Europa, o meglio di guerra non combattuta. Poi ce n’è da tempo un’altra che invece si sta combattendo con le sanzioni, con la stampa e le tv occidentali scatenate nella demonizzazione quotidiana del nemico, in un turbine menzognero dai toni esasperati che rende plausibile l’idea che si stia scivolando verso una tragedia analoga a quella di cui ormai pochi hanno memoria.

Noi viviamo in un paese che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, così come è stato scritto tanti anni fa sul documento fondante dei nostri valori, soprattutto se si tratta di aggressione contro altri popoli e nazioni. Tuttavia da almeno qualche decennio collezioniamo governi che agiscono al di fuori delle norme che la Repubblica si è data. In un breve ma incompleto elenco limitato alla politica estera si parte dalla rovinosa puntata sulle coste somale e si prosegue con i bombardamenti sulla Serbia e l’invio di militari a presidio di territori a questa sottratti, alla complicità nell'occupazione dell’Irak e dell’Afghanistan nella scia degli aggressori angloamericani nonché alla partecipazione diretta all'aggressione in puro stile colonialista della Libia.

Gli è che facciamo parte di una coalizione, la Nato, che fin dal suo apparire opera con spirito esattamente opposto a quanto è scritto nell’art.11 della costituzione italiana e che proprio pochi giorni fa in tv Massimo Giannini, direttore di uno degli indistinguibili fogli del gruppo Gedi, pensando forse di essere visto solo dai suoi lettori o comunque da una platea assuefatta alle panzane, ha definito come risposta obbligata al Patto di Varsavia d’epoca sovietica, nonostante quest’ultimo sia nato sei anni dopo.

‘Coalizione’ è una bella parola che fa subito pensare ad un’alleanza paritetica tra soggetti che perseguono obiettivi comuni, per cui va da sé che la Nato non rientra in tale definizione, essendo piuttosto uno strumento di conquista i cui governi aderenti hanno ampia libertà d’azione potendo scegliere se obbedire o cadere e in tal caso se cadere con le buone o con le cattive. Ma sto divagando. Ciò che conta è la musica del suonatore d’organetto e non certo le catene al collo delle sue scimmiette. La sensazione di assistere ad episodi che possono sfociare in un vortice di reciproche ritorsioni incontrollabili è diventata una costante fin dai mandati presidenziali di Obama, quando il tedoforo dell’apocalisse avvicinò pericolosamente la sua fiaccola alla miccia posta al largo delle coste siriane, luogo d’incontro poco amichevole tra le flotte delle due maggiori potenze.

Negli ultimi ottant'anni nessuna delle due parti, per evidenti motivi, ha deliberatamente cercato un confronto militare diretto e ciò rafforza gli argomenti di chi ritiene che la follia trovi prima o poi davanti a sé un naturale limite invalicabile. Perché poi a dirla tutta, nemmeno al Pentagono, santuario dell’anfizionia occidentale e fucina di quasi tutti i conflitti e le crisi internazionali, prendono molto sul serio un tale proposito. Se invece così fosse non mancherebbero certo le occasioni, ma soprattutto si punterebbe ad un primo colpo devastante sul territorio nemico senza preavviso e non ci sarebbe nemmeno bisogno di giustificare il proprio operato, dato che già un’ora dopo l’inizio delle ostilità nessuno avrebbe più molto tempo da dedicare all'analisi sulle rispettive responsabilità. E se poi per assurdo l’aggressore riuscisse nel suo intento, non gli mancherebbero i Giannini per raccontare l’unica versione dei fatti consentita.

Il nemico per i vertici americani è ovunque i governi non si piegano alle pretese dei poteri economici e ciò ha fatto riemergere anche nella percezione collettiva qualcosa di quella contrapposizione ideologica che molti ritenevano superata all'indomani del suicidio del socialismo sovietico. Ma se anche l’orizzonte dei circoli guerrafondai perennemente al potere negli Usa coincide con un disegno di dominio planetario, non sembra vi sia in tal senso una strategia dai tratti leggibili, bensì un costante quanto sregolato inseguimento di opportunità, che è poi la cifra stilistica di quel mondo finanziario che esprime i vertici politici e ne guida le decisioni. Anche nel calderone ucraino non è chiaro cogliere i limiti del gioco d’azzardo americano e se esso ruota intorno al tentativo di costringere la Russia ad un intervento militare così da danneggiare pesantemente i rapporti commerciali tra questa ed i paesi Ue, soprattutto in relazione alle forniture di gas. Certo, come movente sta in piedi. Il problema è però che in uno scenario del genere non vi sarebbe nulla a contenere l’offensiva russa e le conseguenze non sarebbero limitate alla liberazione del Donbass ma provocherebbero quasi sicuramente il collasso del regime ucraino, forse addirittura una frantumazione del paese e la perdita di ogni suo affaccio sul mar Nero. Per Mosca sarebbe una vittoria indiscutibile sul piano geopolitico ed anche i rapporti con la Turchia e con i paesi dell’Europa orientale ne sarebbero influenzati in senso non favorevole alla Nato. L’unico elemento che potrebbe scongiurare tutto ciò sarebbe la minaccia di un intervento diretto della Nato, ma ciò comporterebbe un rischio inaccettabile anche per le teste più calde che si aggirano nella Casa Bianca.

In una recente e illuminante dichiarazione Biden ha affermato che se vi sarà un conflitto tra Ucraina e Russia, quest’ultima dovrà subire ritorsioni pesanti in ambito economico e che “in un modo o nell’altro” il gasdotto NorthStream2 verrà reso inoperativo. Il modo lo si può immaginare, nonché il fatto che sarebbe interessato anche lo Stream1 che corre parallelo. Quel che riesce difficile immaginare è che la Germania accetti tale effetto collaterale, anche se ha oggi un governo più rosa-verde e quindi un po’ più scimmietta di prima. Però a Kiev avranno certo notato che Biden non ha fatto alcun accenno all'evenienza di un intervento militare americano nemmeno in forma indiretta e ciò significa che in caso di problemi seri l’Ucraina dovrà cavarsela più o meno da sola. Tant'è che perfino il suo presidente Zelenskyj, in controtendenza rispetto al ritornello propagandistico in voga, getta acqua sul fuoco ammettendo che non vi è un reale pericolo d’invasione russa. L’idea di assurgere a vittima sacrificale per gli interessi altrui non piace a nessuno, ma in fondo l’ex-comico di Krivoj Rog non ha il pieno controllo su quanto può accadere sulla linea del fronte e nemmeno influenza le decisioni di coloro cui deve il posto.

Infine, se anche vi fosse un serio deterioramento dei rapporti tra le scimmiette europee ed i fornitori russi di idrocarburi, non la si potrebbe certo considerare una situazione duratura. Le forniture Usa, possibili solo mediante trasporto navale, oltre ad avere un costo enormemente maggiore, rappresentano una goccia nel mare dei consumi europei e si porrebbe quindi la questione se rassegnarsi al collasso economico dell’intero continente oppure rivolgersi nuovamente a Gazprom. Non vi è dubbio che nemmeno il più succube governo europeo potrebbe sostenere a lungo le esiziali conseguenze della propria obbedienza. Quanto alla Russia, l’interruzione totale della vendita di idrocarburi ai paesi Ue provocherebbe una perdita secca di ottanta miliardi di dollari all’anno, più che gestibile sia ricorrendo ai 600 miliardi di riserve della banca centrale, sia almeno in parte trovando altri acquirenti o aumentando le esportazioni verso la Cina.

Non si può dire con certezza se la tensione attuale verrà riassorbita o se a forza di giocare con i fiammiferi nella polveriera succederà un guaio di quelli epocali, ma di certo non vi è amministrazione americana che non senta il bisogno di mostrare i muscoli in una qualche direzione, per motivi legati al consenso interno, per lavar via il ricordo di qualche sconfitta recente, ma soprattutto perché quel sistema si regge interamente su politiche di sopraffazione e rapina permesse dall’imponente apparato bellico e garantite da un debito iperbolico, tutte cose molto costose che la convivenza pacifica col resto del mondo non potrebbe mai permettersi.

Hanno pensato di scatenare la bolla dell'influenza covid come se fosse una guerra ma non sono riusciti nel loro intento e ora cercano la guerra calda l'unica che può togliere il capitalismo globale totalizzante dai pasticci. Ma Mosca è stata chiara, NON CI SARANNO VINCITORI, gli statunitensi pesano di circoscriverla in Euroimbecilandia ma i russi non lo permetteranno

Addio Covid, serve la guerra. Perché una Fed bellica può tutto. Anche comprare Etf

12 Febbraio 2022 - 13:00

La parola chiave dell’escalation di queste ore è COOP. Ovvero, lo stato di emergenza che libera le istituzioni Usa da ogni vincolo. E il recente de-couple fra credito ed equities invita a fare presto


La Fed non ha tempo di preoccuparsi del debito, quando si è in tempo di guerra. Così parlò Jerome Powell alla stampa il 13 maggio del 2020, paragonando appunto la pandemia a un evento bellico per giustificare le misure senza precedenti di sostegno messe in campo dalla Banca centrale Usa. Qualcosa come almeno 2,3 trilioni di dollari di liquidità per cittadini e imprese, paralizzati dai lockdown.

Nulla di nuovo. Sbirciando nel sito ufficiale della Fed, infatti, si trova un capitolo dedicato all’operatività in tempi di guerra e intitolato The Federal Reserve’s role during WWII. Righe piene di patriottismo. E di liquidità, sotto ogni forma. In primis, i war bonds, le obbligazioni legate al finanziamento dello sforzo militare contro la Germania nazista . D’altronde, è statutariamente noto che la discesa in guerra sollevi la Fed da molti vincoli. Quasi tutti. E con un Paese che ha appena toccato quota 30 trilioni di debito, questo aiuta. E rasserena un po’ gli animi.

Perché il contesto in cui si sta vivendo l’escalation delle ultime ore attorno alla questione ucraina è quello rappresentato da questi due grafici e decisamente poco edificante.

Comparazione fra Standard&Poor’s 500 e indice di fiducia dell’Università del Michigan Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Comparazione fra Pil mondiale e indice ponderato dell’inflazione globale Fonte: Bloomberg/Zerohedge

In primis, perché con un’inflazione al 7,5% che sta erodendo a tempo di record i redditi orfani dai programmi di sostegno, ogni possibile mossa vista come aiuto a Wall Street rischia di tramutarsi in boomerang elettorale al voto di mid-term di novembre. Secondo, perché ormai la stagflazione non rappresenta più una prospettiva accademica, bensì un trend globale. L’inflazione è da domanda e non da speculazione, è duratura e non transitoria. E il rallentamento della crescita è già presente, esacerbato da criticità sulla supply chain che stentano non poco a trovare una via di risoluzione.

Insomma, serve il COOP. Non l’ipermercato, bensì il Continuity of Operations Plan. Di fatto, la deroga suprema a ogni norma e vincolo, lo stato di emergenza bellica proclamato dalla Casa Bianca e che riguarda tutti i gangli vitali dell’amministrazione Usa. Fed in testa. Stampare liquidità nei bunker anti-atomici? La questione è meno caricaturale e degna di una serie fantasy di Netflix di quanto sembri. Se si entrasse in modalità COOP, la Fed potrebbe fare di tutto. Ad esempio, comprare direttamente ETF sul mercato. Ovvero, varcare i bastioni di Orione - come in Blade runner – della deriva giapponese e sostenere direttamente il mercato azionario.

Il motivo? Lo mostrano questi due grafici,

Comparazione fra Standard&Poor’s 500 ed ETF del debito ad alto rendimento Usa Fonte: Bloomberg
Comparazione fra rischio creditizio e rischio equity Fonte: Bloomberg

dai quali si nota come il canarino del credito stia rantolando un segnale di allarme per le equities. La prima immagine appare la fotocopia di quelle già viste nel terzo trimestre del 2014 e nel quarto del 2017, quando la Fed cominciò la normalizzazione dei tassi: de-couple fra bond e titoli azionari. E’ bastato che Jerome Powell cominciasse ad adombrare l’ipotesi di uno shock necessario e ineluttabile per vedere l’effetto che fa (e fermare tutto) che il mercato cominciasse a coprirsi.

E questo altro grafico

Volume di controvalori nella richiesta di prodotti derivati per copertura dal rischio Fonte: Financial Times

parla chiaro sulla magnitudo di quella corsa all’hedging nelle ultime settimane: il comparto ad alto rendimento, Re incontrastato durante i trimestri lisergici del Qe pandemico, segnala outflows da quattro settimane di fila e ha già toccato quota 11 miliardi di emorragia da inizio anno. Insomma, Wall Street sta vivendo in un mondo di cutting risk and adding hedges. Nel pieno però di un’ondata inflattiva e con prospettive di crescita da pre-recessione: davvero la Fed può permettersi di normalizzare i tassi? O, forse, occorre qualcosa che giustifichi un approccio diametralmente opposto?

Negli ultimi dieci giorni, infatti, sono state ben tre le emissioni obbligazionarie annunciate e poi ritirate, citando le avverse condizioni di mercato come giustificazione. La prima quella di Ion Analytics, capace di far suonare l’allarme a Washington e nelle ultime 72 ore quelle di AnaCap Financial Europe e Prax Group, quest’ultimo un gruppo energetico britannico che ha alzato bandiera bianca nonostante un rendimento offerto dell’11%. Insomma, la guerra serve. Magari anche soltanto accennata, persino soltanto simulata come in un enorme e spaventoso war game globale. Perché altrimenti potrebbe essere il mercato la prossima Ucraina.

Broccolo non ha fato che ripetere quello che la letteratura medica ha sempre detto i guariti acquisiscono una immunizzazione naturale che non ha bisogno di altro. Poi è arrivata nel 2020 la bolla covid e quello che era un patrimonio collettivo di un'intera categoria di stimati professionisti è stata spazzata via da una miseria di opinioni di ciarlatani che semplicemente lo dicevano in televisione acquisivano un'aurea di intoccabilità. Qualcuno ha provato a contrastarle ma è stato massacrato, gli ha tolto stipendio e lavoro e l'hanno anche spinto al suicidio/omicidio De Donno docet

L’università Milano Bicocca punirà il professor Broccolo?


L'università Milano Bicocca punirà il professor Broccolo?

Le tesi di Broccolo (professore di Microbiologia all’università Milano Bicocca), le critiche e la reazione dell’ateneo milanese

“Il Green Pass è uno strumento politico, non uno strumento di sanità pubblica”. A pronunciare queste parole nel corso dell’ultima puntata di “Di Martedì” è stato Francesco Broccolo, professore associato in Microbiologia e Microbiologia clinica dell’Università Bicocca di Milano. L’input per tale dichiarazione deriva dalla confusione delle norme sul Green Pass che conferisce durata indefinita al documento a chi ha fatto due dosi di vaccino e poi è guarito dall’infezione e solo 6 mesi a chi prima ha contratto l’infezione e poi si è vaccinato con due dosi.

Green Pass strumento politico?

“È indubbio che il decreto su questo punto abbia una falla – sottolinea il prof. Broccolo -. Il decreto ministeriale dell’anno scorso diceva che chi era guarito doveva fare una sola dose di vaccino entro 12 mesi. Poi si è introdotto il Super Green Pass la cui durata è passata da 12 a 9 mesi e poi da 9 a 6 mesi, quindi è iniziata la confusione”. Una confusione che ha portato anche persone con titoli anticorpali alti a fare la dose di richiamo per mantenere il Green Pass. “Quello che voglio dire è che il Green Pass è uno strumento politico, non è uno strumento di sanità pubblica”.

Guarigione più potente del vaccino

“La guarigione è molto più potente di un vaccino”, ha aggiunto il prof. Broccolo. “Perché l’infezione naturale dà una protezione più potente perché espone più proteine e ci sono più anticorpi protettivi non solo contro la Spike ma anche contro il nucleo capside – dice il docente -. E poi c’è un altro motivo, l’immunità è plastica. Con un’infezione naturale si creano anticorpi che poi maturano e si modellano continuamente anche verso le nuove varianti. L’immunità plastica il vaccino non la dà”.

Prudenza sui vaccini ai bambini

“Io sarei molto prudente con i bambini”. Il professor Broccolo afferma di avere qualche dubbio sulla somministrazione dei vaccini ai bambini. “Per il semplice fatto che la variante Omicron sembra dare ancor meno questa famosa MIS-C, che è la malattia multi sistemica che abbiamo visto associata alla variante Delta e alle precedenti varianti, e anche in quei casi era già molto rara, ed è ancor più rara adesso, addirittura il 50% meno ed è curabile con un farmaco immunomodulante”.

Il docente della Bicocca esprime i suoi dubbi nel corso della trasmissione “Quarta Repubblica” in onda su Rete Quattro. “Quindi basare tutta la vaccinazione sul pericolo di sviluppare la MIS-C o per il probabile long Covid che ad oggi, nei bambini, secondo quanto pubblicato su Nature, non sembra essere un’evidenza ancora chiara – dice il professore nel corso del programma tv condotto da Nicola Porro -. Magari tra un anno mi rimangerò le mie parole. Ad oggi non stiamo vedendo il. long Covid nei bambini soprattutto con la variante Omicron. Ecco io sarei prudente con la vaccinazione nei bambini”. I numeri che il prof. Broccolo riporta sembrano supportare la sua tesi. “Tanto per dare un dato ad oggi dall’inizio della pandemia nella fascia 5-11 anni ci sono stati 11 decessi e 51 casi di terapia intensiva. Su questi dati dobbiamo ragionare”.

L’effetto ADE, il Ministero della Salute dice che è una Fake News

Il prof. Broccolo, nel corso della sua intervista a “Di Martedì”, ha parlato dell’effetto ADE che potrebbe essere scatenato dai vaccini. Tale effetto è una reazione per cui alcuni anticorpi anziché bloccare un virus ne facilitano il suo ingresso nelle cellule. “Negli ultimi tre report dell’ISS emerge che nella fascia 12-39 anni chi ha tre dosi ha un rischio maggiore di essere ospedalizzato rispetto a chi ne ha due ed ha contratto la malattia entro entro i 120 giorni dall’ultima somministrazione – dice il prof. Broccolo -. La spiegazione potrebbe essere che chi è boosterizzato si sente più sicuro. Poi c’è anche una spiegazione biologica, il fenomeno ADE, che è un’ipotesi. Quando il titolo anticorpale è molto alto può esserci una quota non neutralizzante, e questo potrebbe essere il caso perché il vaccino evoca degli anticorpi che non neutralizzano completamente il virus. Anziché bloccare il virus lo traghettano all’interno della cellula”. Sul punto il Ministero della Salute, nella sua pagina di informazione contro le fake news a tema Covid19, è molto chiaro. “Non ci sono evidenze scientifiche che i vaccini anti Covid-19 inneschino l’ADE – si legge sul sito del Ministero -. I vaccini autorizzati dalle autorità competenti – EMA e AIFA -, che sono attualmente in corso di somministrazione, fanno produrre anticorpi in modo selettivo contro la proteina “Spike” presente sul coronavirus e la loro azione è volta a bloccare l’ingresso del virus nelle cellule. I vaccini, quindi, non possono determinare l’ADE né in coloro che si vaccinano senza aver contratto l’infezione da nuovo coronavirus, né nelle persone che si vaccinano dopo aver contratto l’infezione”.

L’Università Bicocca prende le distanze

L’Università Bicocca dove lavora il prof. Broccolo – università chiamata in causa da Daniele Banfi, giornalista della Fondazione Veronesi, e da Roberta Villa, medico e giornalista scientifica sui temi della salute – ha risposto prendendo le distanze dal docente di microbiologia. “’L’Ateneo si è sempre impegnato nel contrasto alla pandemia, credendo e investendo nelle vaccinazioni come principale strumento per debellare il virus– si legge nel tweet dell’Università -. Abbiamo recentemente intervistato il professor Bonfanti, le cui posizioni ci sentiamo di sostenere”.

L’Università ha poi rincarato la dose, arrivando a ipotizzare ulteriori azioni contro il professore. “Le opinioni espresse dal dottor Broccolo non rappresentano il pensiero dell’istituzione – si legge ancora -. Nostre ulteriori azioni e considerazioni a riguardo saranno tenute al di fuori del contesto social. Grazie della comprensione”.

L'economia impone che la narrazione dell'influenza covid si smonti e rapidamente e i complotti vengono adottati dai mezzi di informazione "ufficiali"

Le "teorie del complotto" COVID sono ora magicamente diventate narrativa mainstream "verificata dai fatti"

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
GIOVEDÌ 10 FEBBRAIO 2022 - 14:11

Inviato da Fringe Finance di QTR

Ho iniziato il 2022 prevedendo che il capitalismo e il buon senso avrebbero catalizzato un enorme perno nel modo in cui i media mainstream riportano il Covid.

Credevo che i media alla fine avrebbero iniziato il processo di perno dall'isteria e che i politici, comprendendo perfettamente che non possono essere rieletti durante le mid-term di quest'anno su una piattaforma di chiusura delle persone nelle loro case, avrebbero seguito.

Tutto quello che posso dire a un mese dall'inizio dell'anno è una merda santa, sembra che avessi ragione.

Finora nel 2022, innumerevoli stati degli Stati Uniti, oltre a paesi come Svezia, Norvegia e Danimarca, stanno revocando le restrizioni Covid.

Il Connecticut e il Delaware stanno pianificando di revocare i mandati di maschere scolastiche entro la fine di marzo. I funzionari dell'Oregon hanno anche annunciato che i mandati generali sulle maschere sarebbero stati revocati il 31 marzo. Anche il New Jersey e la California hanno annunciato che avrebbero allentato i mandati nelle prossime settimane.

E anche la narrativa dei media è cambiata molto rapidamente.

La dottoressa Leana Wen, editorialista del Washington Post e analista medico della CNN che in passato ha sgorgato senza sosta nel seguire le indicazioni del governo sul Covid, ora ha completamente cambiato il suo playbook per le sue apparizioni sulla CNN.

Lunedì di questa settimana, ha detto alla CNN:

"C'era, ed è, un tempo e un luogo per le restrizioni pandemiche. Ma quando sono stati inseriti, è sempre stato con la consapevolezza che sarebbero stati rimossi il prima possibileE, in questo caso, le circostanze sono cambiate. Il conteggio dei casi è in calo. Inoltre, la scienza è cambiata. La responsabilità dovrebbe spostarsi da un mandato governativo imposto dallo stato o dal distretto locale della scuola ... dovrebbe passare a una responsabilità individuale da parte della famiglia, che può ancora decidere che il loro bambino può indossare una maschera se necessario. "

Oltre a sembrare che stesse sbagliando dalla parte della libertà di scelta, un concetto che i democratici potrebbero adottare solo ora convenientemente prima delle mid-term, ha anche prontamente preso Twitter per rappresentare "l'altra parte" dell'argomento Covid che, giorni fa, sarebbe stato cancellato come "teoria della cospirazione". Ha twittato martedì sera:

  • "Può essere vero sia che il covid-19 causa malattie e danni, sia ANCHE che la sua continua prioritizzazione, ad esclusione di altre questioni, lo fa".

  • "Può essere vero che le maschere riducono le infezioni respiratorie e ANCHE che possono avere danni non intenzionali"

  • "Dobbiamo avere una conversazione onesta sul mascheramento nelle scuole. Due cose possono essere vere contemporaneamente. Le maschere lavorano per ridurre la trasmissione. E potrebbero causare danni ai bambini, specialmente ai giovani studenti. Ci deve essere un'analisi rischio-beneficio in corso, come c'è per qualsiasi intervento".

Ha anche ritwittato questa dichiarazione di David Rubin, direttore delle politiche di CHOP:

"Questo è un momento per iniziare a rimuovere le restrizioni che sono state poste sui bambini. Poiché il rischio per la loro salute mentale, la perdita di apprendimento, questo tipo di cose sono ora molto più grandi del virus stesso. "

Ha ragione: abbiamo bisogno di avere una conversazione onesta. Ma la domanda è: perché lo stiamo avendo ora e perché non ci è stato permesso di averlo solo poche settimane fa?

In effetti, dove cazzo era questa donna 6 mesi fa?

A Capodanno, stava esortando le persone a mascherarsi mentre si dirigevano all'aperto per guardare la palla cadere:

"Assicurati di essere vaccinato e potenziato. Assicurati di indossare una maschera anche se è all'aperto. Ci sono molte persone stipate intorno a te, che indossano una maschera chirurgica a tre strati".

Nella primavera dello scorso anno, stava esprimendo "timori" che gli Stati Uniti non fossero in grado di raggiungere l'immunità di gregge.

Nell'estate dello scorso anno, stava diffondendo la narrativa che "non possiamo fidarci dei non vaccinati".

Dirigendosi verso l'autunno, stava scrivendo editoriali intitolati "Perché i vaccini Covid-19 dovrebbero essere richiesti per tutti gli americani".

E ora - e solo ora che sono stati distribuiti milioni di vaccini e la fiducia del pubblico nel Presidente e nella sua risposta al Covid è ai minimi storici - ha cambiato completamente e totalmente tono.


La sinistra sta anche iniziando a parlare di concetti su cui sono stati completamente silenziosi negli ultimi 2 anni. In particolare, l'immunità naturale.

È stato meno di un mese fa che ho scritto un pezzo in cui discutevo del perché pensavo che "il capitalismo e il buon senso avrebbero posto fine ai mandati sui vaccini nel 2022".

Come parte di quell'articolo, ho scritto che l'immunità naturale avrebbe presto dovuto essere un punto di discussione a causa dell'omicron che potenzialmente agisce come "vaccino della natura":

In primo luogo, dopo che questa onda omicron passa, si spera che susciti una discussione sull'immunità naturale che è in ritardo di circa 18 mesi. Mettendo da parte i mandati vaccinali, Omicron, data la sua natura estremamente infettiva e gli effetti lievi, potrebbe comunque finire per agire come il vaccino della natura per quasi tutti. Le persone inizieranno a capire questo concetto e spingeranno di più sulla "scienza" sul perché ha convenientemente ignorato il tema dell'immunità naturale - che finora ha dimostrato di essere più robusto della vaccinazione.

Ed ecco, come The Hill ha sottolineato questa settimana, il CDC sta - all'improvviso - iniziando a parlare di immunità naturale. Un rapporto pubblicato dal CDC il 28 gennaio 2022 "riconosce finalmente ciò che molti sospettano da molto tempo: che sopravvivere a COVID-19 fornisce un'eccellente immunità naturale non solo per ripetere l'infezione, ma anche per il ricovero in ospedale e la morte per la variante delta di COVID-19".

Ancora una volta, dov'è stata questa analisi durante la campagna in stile sovietico per distribuire vaccini in tutto il paese negli ultimi 12 mesi?

Stiamo vedendo articoli come questo ora:

Ma conosciamo la robusta immunità fornita dall'immunità naturale già da molti mesi. Gli studi a metà del 2021 mostravano un'immunità "duratura e robusta" dall'immunità naturale. Secondo una vasta raccolta di dati e prove del Dr. Larry Istrial nel suo post "Covid 19 Natural Immunity: A Deep Dive", gli studi risalenti al 2020 hanno continuato a conferire che l'immunità naturale contro covid fosse efficace.

La sua raccolta completa di fonti merita di essere esaminata da vicino, non ultimo degli scambi di e-mail del Dr. Fauci dall'inizio della pandemia nel marzo 2020.

Anche il senatore Rand Paul era esasperato quando ha denunciato la strana propensione dell'amministrazione a non menzionare nulla che coinvolga l'immunità naturale. Parlando delle costanti apparizioni mediatiche del Dr. Fauci, Paul ha detto nell'autunno 2021:

"Ehi, questo ragazzo [Fauci] ha un'opinione su baseball, hockey, tinder e Natale, ma l'altro giorno gli è stato chiesto dell'immunità naturale che si acquisisce dopo la malattia [COVID-19], è tipo, "Oh, questo è un pensiero davvero interessante, non ci ho mai pensato. Non ho un'opinione perché non ho pensato all'immunità acquisita naturalmente". 

Egli ha e vi sta mentendo.

Il motivo per cui non tirerà in ballo l'immunità naturale è perché sventa i suoi piani per far vaccinare tutti i possibili. Pensa che potrebbe rallentare la vaccinazione.

E io sono per le persone che si vaccinano, in particolare le persone a rischio, ma il fatto è che se ignori l'immunità acquisita naturalmente, allora stai dicendo che non abbiamo abbastanza persone, devi imporlo ai più giovani".

Quella che allora poteva sembrare più una teoria del complotto - che Fauci stesse volutamente eludendo la questione dell'immunità naturale - oggi inizia a sembrare lo scenario più realistico.

Se abbiamo l'e-mail FOIA da Fauci all'inizio del 2020, sappiamo che era nella sua mente essenzialmente non appena è iniziata la pandemia. Ciò solleva la domanda: perché siamo stati così silenziosi sull'immunità naturale per così tanto tempo?


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Oltre all'immunità naturale, abbiamo assistito a un drastico cambiamento su numerosi importanti punti di contesa da parte dei "teorici della cospirazione" durante la pandemia.

Ricordi quando chiedersi se le persone fossero in ospedale per Covid o con Covid è stato cancellato come una teoria della cospirazione nel 2020?

Rolling Stone ha optato per l'exacta usando i termini "anti-vax" e "teoria della cospirazione" quando descrive queste domande.

Anche Scientific American ha scattato la foto nell'ottobre del 2020, affermando che i conteggi delle morti gonfiati erano "falsi".

Bene, all'inizio del 2022, la direttrice del CDC Rochelle Walensky ha ammesso di non essere esattamente sicura "su quanti dei decessi correlati a COVID-19 negli Stati Uniti fossero direttamente dovuti al virus e quanti fossero individui morti con COVID-19 ma avevano condizioni di base".

Anche Jake Tapper della CNN è rimasto stupito dalla rivelazione e l'ha definita "fuorviante":


Poi, naturalmente, c'è stata la "teoria della cospirazione" della fuga di notizie di laboratorio che, dopo essere costata a molte persone i loro account sui social media, è stata ora ampiamente accettata come la principale probabile genesi del Covid-19.

Nel febbraio 2020, Zero Hedge ha perso il suo handle di Twitter e il suo milione di follower per aver posto la domanda se il virus possa provenire o meno dal laboratorio:

C'è stato poi il meraviglioso editoriale scritto da Peter Daszak che ha accusato la fuga di notizie in laboratorio di essere una "teoria della cospirazione". In seguito avremmo scoperto che l'EcoHealth Alliance di Daszak era al centro della ricerca sul guadagno di funzione che si svolgeva presso l'Istituto di virologia di Wuhan.

Non appena nel giugno 2021, Forbes stava scrivendo che la fuga di notizie in laboratorio era una teoria della cospirazione.

Naturalmente ora quello che sappiamo, secondo un rapporto del Telegraph del mese scorso, è che gli scienziati credevano che il Covid fosse trapelato da un laboratorio, ma non volevano interrompere "l'armonia internazionale" discutendone:


Tra le altre "teorie del complotto" che sono diventate mainstream ci sono le idee che le maschere di stoffa non funzionano - ora parte dei punti di discussione del mainstream - e quello che credo sarà un enorme perno sull'uso di ivermectina e idrossiclorochina per l'uso nel trattamento del Covid - come è stato supportato nei recenti documenti DARPA trapelati.

Infine, stiamo imparando che i vaccini, sebbene utili a ridurre i danni la prima volta che qualcuno ottiene il virus, portano con sé anche effetti collaterali sostanziali e possono fare più male che bene se somministrati a persone che sono già state infettate da Covid.

Il Dr. Rand Paul ha osservato che questa settimana, durante un'intervista con The Dana Show, affermando: "Se il tuo ragazzo di 15 anni ha già avuto COVID e li vaccini, li metti a rischio di miocardite".

"Questo è senza dubbio. I dati sono in questo. Ogni successiva vaccinazione è un rischio maggiore di miocardite".


A parte l'isteria di massa, se c'è una cosa di cui la pandemia è stata disseminata, è stata l'ipocrisia.

Quello che era iniziato come un piccolo assaggio di ipocrisia con la speaker della Camera Nancy Pelosi che si sarebbe fatta i capelli dopo aver chiuso tutti i saloni dello stato che rappresenta alla fine si è trasformato in quelli che sembravano esempi settimanali di politici che ignoravano i propri mandati e adottavano un atteggiamento elitario "fai come dico, non come faccio io".

Se questa fosse l'unica misura dell'ipocrisia, potrei essere in grado di cancellarla. Dopotutto, i politici sono estremamente noti per essere pieni di merda e, in una certa misura, purtroppo ce lo aspettiamo a questo punto.

Ma l'ipocrisia non si è fermata qui: la grandezza con cui è continuata, quando i fatti della pandemia hanno iniziato a rivelarsi, è diventata oltre l'egregia.

Chiunque abbia osato mettere in discussione i risultati "ufficiali" del NIH, del CDC e dell'OMS è stato rapidamente emarginato e inviato per campi di rieducazione sui social media sotto forma di sospensioni o divieti definitivi. Per alcuni cittadini, il buon senso regolare e il pensiero critico quotidiano non solo li hanno liquidati come pazzi, ma sono anche costati loro il lavoro.

Guardando indietro ad alcuni di questi problemi principali ora, è ancora sorprendente vedere il pivot - anche se sapevo che stava arrivando.

In effetti, è sia sbalorditivo che disgustoso guardare indietro e, se presentato collettivamente, dipinge un quadro di grossolana incompetenza o ignoranza nefasta per far avanzare un'agenda.

L'unica domanda che rimane sull'intera narrazione, e ora sul perno: a cosa serviva tutto? Per far vaccinare il mondo? Perdonami se sono scettico.


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