L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 febbraio 2022

Inoculati e non attenti ai Vostri conti correnti, chi stabilisce quali conti bloccare e per quale motivo, magari sulla base che si è grassi o magri, o antipatici o troppo simpatici. Arriva l'ordine e zac ti impediscono di accedere ai risparmi. L'hanno fatto in Grecia, a Cipro, in Canada. Questo è la democrazia dell'Occidente

Caos convoglio: organizzatori arrestati, cani minacciati, conti congelati e governo citato in giudizio

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 18 FEBBRAIO 2022 - 11:11

Aggiornamento (1904ET): La situazione a Ottawa è peggiorata per il Freedom Convoy - con l'arresto degli organizzatori chiave Chris Barber e Tamara Lich.

Barber è attualmente in custodia della polizia e dovrebbe affrontare accuse penali mentre la protesta ormai globale contro i mandati sui vaccini e altre restrizioni entra nella sua terza settimana, secondo la CBC.

Barber è anche uno dei tre organizzatori di proteste citati nella class action intentata presso la Corte Superiore di Giustizia dell'Ontario dall'avvocato Paul Champ per conto del suo cliente, il 21enne funzionario pubblico Zexi Li.

La causa nomina Barber insieme ai colleghi organizzatori del convoglio Tamara Lich e Benjamin Dichter.

All'inizio di questo mese, Barber ha risposto alle critiche secondo cui la protesta stava influenzando negativamente i residenti di Ottawa dicendo che gli organizzatori avevano "empatia" per i residenti locali.

"Comprendiamo la vostra frustrazione e desideriamo sinceramente che ci sia un altro modo per farci trasmettere il nostro messaggio, ma la responsabilità del vostro disagio ricade direttamente sulle spalle dei politici che hanno [preferito] denigrarci e chiamarci per nome piuttosto che impegnarsi in un dialogo rispettoso e serio", ha detto all'epoca. -CBC

Nel frattempo, la Canadian Civil Liberties Association ha annunciato la sua intenzione di citare in giudizio il governo federale per aver invocato l'Emergencies Act in risposta alle proteste e ai blocchi in corso, riferisce la CBC.

"I poteri di emergenza non possono e non devono essere normalizzati", ha detto il direttore esecutivo della CCLA Noa Mendelsohn, che ha aggiunto che l'uso della legge "viola gravemente i diritti della Carta dei canadesi".

L'Emergencies Act è stato invocato lunedì dal primo ministro Justin Trudeau in risposta alle manifestazioni in corso contro le restrizioni COVID-19 e i mandati sui vaccini.

La protesta del convoglio a Ottawa ha bloccato il centro della città per più di 20 giorni, mentre altre manifestazioni hanno bloccato i valichi di frontiera internazionali a Windsor, Ont. e Coutts, Alta.

Mendelsohn ha affermato che le segnalazioni di "atti violenti, razzisti e omofobi" non raggiungono il livello di introduzione di misure che la CCLA considera una violazione della Carta dei diritti e delle libertà.

"La protesta è il modo in cui le persone in una democrazia condividono i loro messaggi politici di ogni tipo, che si tratti di attivisti ambientali, studenti che scendono in piazza, difensori della terra indigeni, lavoratori in sciopero, persone che sanno che le vite dei neri contano e altri che si oppongono a misure governative di ogni tipo ", ha detto Mendelsohn.

"Non tutte le persone possono essere d'accordo con il contenuto di ogni movimento."

*  *  *

Il vice primo ministro canadese Chrystia Freeland ha dichiarato giovedì che le istituzioni finanziarie hanno attivamente congelato i conti delle persone legate alle proteste per la libertà medica a Ottawa, che hanno lasciato un numero imprecisato di manifestanti e donatori in un limbo finanziario, secondo la CBC di proprietà statale..

Freeland ha detto che l'RCMP e altre forze dell'ordine hanno raccolto informazioni sui manifestanti dei convogli e sui loro sostenitori e hanno condiviso tali informazioni con le istituzioni finanziarie al fine di limitare l'accesso sia al contante che alle criptovalute.

"I nomi di individui ed entità, nonché i portafogli crittografici sono stati condivisi dall'RCMP con le istituzioni finanziarie e i conti sono stati congelati e più account saranno congelati ", ha detto, riferendosi agli account di scambio crittografico.

Come osserva la CBC,

La legge consente inoltre alle banche di indirizzare i donatori per la chiusura del conto alle campagne di raccolta fondi GoFundMe e GiveSendGo che hanno alimentato questa protesta. Freeland ha detto che non entrerà nello "specifico dei cui account vengono congelati".

Citando le leggi sul finanziamento del terrorismo, il governo ha costretto i siti web di crowdfunding e i fornitori di servizi di pagamento a registrarsi presso il Financial Transactions and Reports Analysis Centre of Canada (FINTRAC), l'unità di intelligence finanziaria del governo.

In un ultimo avvertimento ai manifestanti riuniti, Freeland ha detto che coloro che hanno i loro grandi impianti di perforazione per le strade di Ottawa vedranno la loro assicurazione annullata e i loro conti aziendali sospesi – una mossa che potrebbe rendere difficile per questi conducenti lavorare di nuovo.

"Le conseguenze sono reali e morderanno", ha detto.

Aggiornamento (1610ET): Sai che è brutto quando...

*  *  *

Nel frattempo i giornalisti dei media mainstream stanno prendendo una lista hackerata di donatori della raccolta fondi GiveSendGo Freedom Convoy e hanno molestato le persone che hanno donato solo $ 50.

Oh, e se vieni arrestato in Canada con il tuo cane lo considereranno "abbandonato" dopo 8 giorni.

Inoculati e non arriva il Mes e diamo addio ai risparmi, questo è il Vostro Draghi, tanto lui un altro lavoro può trovarselo da solo

La false flag di Draghi: nomine, incidente controllato e commissariamento de facto?

19 Febbraio 2022 - 13:00

Non si sale al Quirinale, abbandonando un vertice Ue, solo per un ammutinamento in sede di Milleproroghe, da sempre l’assalto alla diligenza dell’identità elettorale. C’è dell’altro. Che si avvicina


Non prendiamoci in giro. E non scomodiamo la poca dimestichezza del protagonista con i riti della politica. Mario Draghi è molto più politico della gran parte dei leader di partito. O, quantomeno, lo è la sua agenda. Non si abbandona un vertice europeo perché il governo è andato sotto quattro volte in sede di Milleproroghe, notoriamente il baluardo di ogni assalto alla diligenza per rivendicare le identità di partito e i propri interessi di parte.

Soprattutto accampando come scusa quella di dover preparare il viaggio a Mosca per tentare una mediazione fra Putin e Zelensky: il meeting Ue che il presidente del Consiglio ha disertato era sì quello fra Europa e Paesi africani, iniziato al termine di quello urgente sulla situazione di Kiev ma se davvero in pentola bolliva una volontà di grande sforzo diplomatico, forse la sede più adatta per organizzare quello sforzo era proprio Bruxelles e non Roma. Non si lascia il proprio intervento da leggere a Emmanuel Macron, se non c’è qualcosa di grave. Ma in cima alla lista delle cose che non tornano, c’è quella salita al Colle. Atto non esattamente quotidiano per un capo del governo: le consultazioni con il Presidente si riservano ai momenti o di crisi o di particolare pericolo.

Nessuno nell’entourage delle due istituzioni ha reso noto come l’argomento di discussione sia stato l’aggiornamento rispetto alle posizioni europee sull’Ucraina. Anzi, ai giornali è stato fatto filtrare in maniera quasi ufficiale il disappunto di Mario Draghi per quei quattro voti contrari alla linea di governo: Così non si va avanti, avrebbe detto prima al Presidente della Repubblica e poi ai partiti. Ma non si scomoda lo spettro delle dimissioni per il limite al contante riportato a 2.000 euro. Soprattutto quando si è appena ammesso che la misura bandiera del famoso Pil al 6,5% si è sostanziata in una delle più grandi truffe della storia della Repubblica.

Poi, il giorno dopo, la pantomima. Trovati non si sa come e dove 6 miliardi per tamponare il caro-bollette di famiglie e imprese senza ulteriore scostamento di bilancio, come imposto da Vladis Dombrovskis, il presidente del Consiglio ha vestito i panni del poliziotto buono, lodando i suoi ministri e rivendicando un governo bellissimo. Insomma, una recita a soggetto. Anche mal riuscita. Con sullo sfondo non tanto il caos ucraino, quanto questo:

L’indiscrezione di Bloomberg sulla quasi maggioranza raggiunta nel board Bce sul rialzo dei tassi Fonte: Bloomberg

mentre a Roma si consumava lo psicodramma del Milleproroghe, Bloomberg pubblicava la notizia – non smentita dalla Bce – in base alla quale nel board della Banca centrale ci sia ormai una sostanziale convergenza di vedute a favore di un rialzo dei tassi per quest’anno al fine di inviare un segnale contro l’over-shooting inflazionistico.

Per ora un solo ritocco, prezzato per dicembre, poiché ottobre viene ritenuto troppo vicino e in novembre non è prevista riunione del Consiglio. Ma è altro che interessa. La fine degli acquisti. Ovvero, terminato il Pepp il 31 marzo, l’incombenza di sostenere artificialmente gli spread passerà all’App per 40 miliardi al mese nel secondo trimestre e 20 miliardi nel terzo. Concluso il quale, mare aperto. E senza salvagente o gommone di scorta. Non a caso, lo spread continua a restare alto. Nonostante i palesi interventi della Bce per tamponare eventuali avvitamenti auto-alimentanti al rialzo. Il mercato già prezza quanto la politica finge di non vedere: l’insostenibilità del nostro debito, una volta terminato il regime emergenziale.

Non a caso, Mario Draghi ha rotto gli indugi: a giorni sarà presentato il crono-programma delle riaperture e della fine di alcune restrizioni. Tutto sta però a quanto accadrà da qui al 31 marzo, data di fine del Pepp e dello stato di emergenza. Anzi, come dice Bloomberg, tutto si concentra sul 10 marzo, data del board Bce in cui Christine Lagarde dovrà finalmente dire una parola chiara rispetto le prospettive monetarie post-Covid. E con tutta Europa già riaperta. Compresa l’Austria, il cui durissimo obbligo vaccinale per tutti è morto prima di nascere: decadrà infatti il 5 marzo, quando avrebbe dovuto entrare in vigore. Il crollo di valore del bond a 100 che tanto fece inorgoglire Vienna ha suonato l’allarme. Quindi, addio linea dura.

E ora, che fare? Mario Draghi ha di fronte a sé alcune priorità, prima delle quali le circa 350 nomine nelle controllate pubbliche, da Snam a Rai a Italgas, passando per Invitalia e Fincantieri, Sace e Simest. Insomma, ciò che davvero conta. Non le teste d’alce del Milleproroghe da mostrare nei comizi di piazza, tanto per tener buona la base elettorale. Poi, una volta rimessa in equilibrio la spina dorsale dello Stato, l’incidente controllato potrà avvenire in ogni momento. Quanto accaduto nei giorni scorsi rappresenta una prova generale, un assaggio di crisi annunciata. Mario Draghi, forse influenzato dal clima di crisi asimmetrica in Ucraina, sta preparando il terreno alla false flag che ponga fine al suo esecutivo? D’altronde, lui un altro lavoro può trovarselo da solo.

E in sede europea il Risiko è già sottotraccia, visto che più di un rumors accredita addirittura la sedia di Christine Lagarde come tassello che faccia partire le danze del grande rimpasto: Emmanuel Macron la vorrebbe premier, in caso di vittoria alle presidenziali. A quel punto (e dopo la messa in minoranza nel board per il policy error di valutazione sull’inflazione), un suo ritorno in patria potrebbe scompaginare molte caselle. Fino a quella di Ursula Von der Leyen, la cui fretta nello spingere verso una transizione verde senza cautele a detta di molti - per ora, sottovoce - sarebbe alla base dell’attuale crisi energetica.

E l’Italia? Al voto a giugno? Nemmeno per scherzo. Nel momento stesso in cui cadesse il parafulmine di Mario Draghi, si aprirebbero le cataratte delle sell-off obbligazionarie sui Btp, spedendo lo spread alle stelle in contemporanea con il drastico tapering degli acquisti. La tempesta perfetta. E, oltretutto, totalmente ascrivibile all’irresponsabilità e all’egoismo rivendicativo di parte dei componenti del governo. Ovvero, i partiti. A questo è servita l’irrituale spettacolarizzazione dell’incidente sul Milleproroghe, a preparare l’opinione pubblica nell’identificare a colpo sicuro il colpevole della prossima crisi. A quel punto, seppur sotto forma soft di ennesimo esecutivo emergenziale, il MES diverrebbe esiziale per mantenere l’accesso ai mercati di finanziamento.
lui un altro lavoro può trovarselo da solo
Quindi, il Quirinale imporrebbe come prioritaria la ratifica della riforma del Meccanismo europeo che ancora giace in fondo ai cassetti. E che Mario Draghi ben si guarda dall’intestarsi come atto politico, al fine di evitare lo stigma del commissariamento nella sua legacy. Ma, de facto, sarà quello cui il Paese andrà incontro. Soprattutto alla luce di un Def che quest’anno andrà presentato prima del previsto e quindi preparato con largo anticipo. A quel punto, sotto dettatura. E con lo spread a 400, nessuno sarà più tentato da blitz in Commissione. Ma, soprattutto, nessun cittadino sarà così avventato da chiedere il voto. Dopo la paura del Covid, quella della Grecia. L’unico comun denominatore della nostra discesa verso l’ineluttabile. O, magari, questa è solo fantapolitica. E andrà tutto benissimo.

Draghi scorticato dal Parlamento continua a non capire per la sua intrinseca debolezza mentale di una rigidità dovuta al suo essere testa di legno della finanza straniera prestato alla politica

Siete sicuri che Mattarella e Draghi siano d’accordo sulla strigliata al Parlamento?



Perché non tornano i conti nella strigliata di Draghi a partiti e Parlamento. Il post di Chiara Geloni, autrice del blog Chiararagione

Rispolvero il blog perché in questa “strigliata di Draghi” ci sono troppe cose che non mi tornano e scriverle è un modo di metterle in ordine. Certo, Draghi ha ragione che così non si più andare avanti. Certo, come mi pare suggerisca Stefano Folli, una strigliata oggi può essere anche un modo per mediare domani. Tuttavia non penso che “strigliare i partiti” possa diventare un metodo di governo. E negli argomenti di Draghi, e nei resoconti che leggo, ci sono troppe cose che non vanno.

Intanto Mattarella. Da palazzo Chigi si suggerisce che il Quirinale abbia avallato e coperto la “strigliata”, e non c’è ragione di dubitarne. Sta di fatto però che le parole e i toni di Mattarella, nel giorno del suo insediamento, sono state ben diverse da quelle del premier. Il presidente ha detto chiaro che il parlamento non deve essere umiliato, che la ricorsa alla fiducia e alla decretazione d’urgenza è stata spesso eccessiva e che questo deve cambiare. In una sola settimana il governo Draghi, che ha la maggioranza più ampia che si ricordi, ha posto la fiducia due volte. Il ritmo è di circa una fiducia alla settimana, fra i più alti degli ultimi anni.

Poi ci sono i fatti. Se tutta la maggioranza, tranne la Lega, vota in un certo modo sulle bonifiche dell’Ilva, forse bisognerebbe prendere in considerazione che la posizione del governo non aveva sufficiente consenso. Inoltre: inevitabile forse che il premier se deve strigliare strigli tutti, ma siamo sicuri che differenziarsi come hanno fatto tutti tranne la Lega su un provvedimento non condiviso sia altrettanto sleale che fare un blitz votando emendamenti dell’opposizione come hanno fatto Forza Italia e Lega sull'innalzamento del tetto al contante proposto da Fratelli d’Italia? Allora perché non riconoscerlo?

Infine, gli argomenti. Spiace, ma sul piano costituzionale Draghi sta sul filo dell’inaccettabile. Dire che il governo è qui per fare le cose quindi vanno garantiti i voti in parlamento altrimenti si va a casa è al tempo stesso una banalità che vale per qualsiasi governo e un’intimidazione paradossale, dal momento che fino a diverso avviso è il parlamento che dà la fiducia al governo e non il contrario. Dire che è inaccettabile che quello che votano i ministri poi non venga accettato in toto dai gruppi è un filino troppo comodo, dal momento che il premier sa benissimo che, com'è sua facoltà, i ministri li ha scelti lui. Rispondere “non m’interessa” a chi gli obietta che è proprio per evitare reazioni negative dei gruppi che sarebbe meglio far avere al parlamento i testi con maggiore anticipo assomiglia a un “me ne frego” di non gradevolissima memoria. Non riconoscere che ci sono divisioni politiche profonde e non dare dignità alle differenze non banali tra partiti in una maggioranza composita (sul catasto, sul fisco, sulla giustizia) è segno di una rigidità mentale che con la politica ha poco a che fare. Derubricare ogni distinguo a insubordinazione e capriccio è un regalo alla propaganda antipolitica. Ostinarsi a non cambiare metodo, a non cercare un nuovo patto col parlamento dopo una serie di incidenti di percorso fa sospettare che non si cerchi la pace, ma il pretesto per la guerra.

C’è, in certi resoconti della stampa e purtroppo anche nelle parole del premier, una voluttà nel non riconoscere mai le ragioni della politica, della rappresentanza degli interessi, della dialettica tra i partiti che prescinde dalle reali colpe dei politici. I molti meriti di Draghi e i limiti oggettivi dell’attuale rappresentanza parlamentare non possono essere negati. Tuttavia ciò non è sufficiente a rendere accettabile il commissariamento di fatto della vita politica o a rendere sostenibile un metodo di governo fondato sulle minacce e le sfuriate. Saranno i fatti a dimostrarlo, prima che gli articoli degli opinionisti, se si continua così. Scherza col fuoco chi mette i bastoni tra le ruote a un presidente del consiglio come Draghi, ma scherza col fuoco anche chi pretende di governare contro il Parlamento.

19 febbraio 2022 - Freedom Truckers Convoy 2022 Live Feb 19 In Ottawa

Gli Stati Uniti fanno di tutto per distruggere il tessuto industriale di Euroimbecilandia aiutati dagli stessi euroimbecilli con la scusa dell'Ucraina

La Russia è l’ultima speranza dell’Europa



Capisco che molti siano stati sorpresi dal post di ieri sugli sviluppi della vicenda ucraina nel quale dicevo che un’evacuazione della popolazione civile del Donbass verso la madre Russia, costituisce una vittoria per Mosca: è difficile credere che le immagini dell’abbandono, peraltro censurate dall’informazione occidentale, possano essere collegate a una mossa vincente, eppure è evidente che si tratta di una vittoria strategica. Intanto non c’è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che Washington ha fatto di tutto per provocare in maniera da mandare a monte qualsiasi rapporto tra gli europei e Mosca; sono anzi gli Ucraini che a questo punto devono invadere il Donbass rendendo pienamente legittima una reazione russa anche a distanza. Inoltre l’evacuazione dei civili rende più efficace la resistenza da parte delle milizie secessioniste contro l’esercito esercito ucraino. Non è un caso che immediatamente dopo l’annuncio dell’evacuazione ci sia stata l’esplosione lungo un gasdotto vicino Lugansk, prodotto a quanto sembra da proiettili di artiglieria ucraina: l’evento era probabilmente era già stato pianificato come operazione di falsa bandiera, ma adesso viene utilizzato per confondere le acque e permettere a Biden, niente più di un anziano confuso e abusato, di dire che Putin ha intenzione di invadere, quando invece sono gli ucraini ad attaccare. Non è un caso che giornali e siti americani abbiano dato per prima la notizia dell’esplosione ( che probabilmente si attendevano) rispetto a quella dell’evacuazione.

Ormai la politica occidentale non è che un copione per serie televisive di serie b e dunque efficace per la parte di pubblico meno avvertita : tutto è artificiale e completamente lontano dalla realtà e anzi teso a crearla per raggiungere gli scopi voluti dall’oligarchia di comando. Che cosa abbia fatto scattare il piano di evacuazione comunque predisposta da molto tempo è stata a quanto pare un’informazione proveniente da Kiev secondo la quale il presidente Zelensky stava cedendo alle pressioni Usa per dare il via all’attacco anche perché parte delle truppe dei raggruppamenti di ispirazione nazista come il battaglione Azov avrebbero comunque tentato di sabotare qualsiasi accordo e di provocare il conflitto. Questo ha indotto Putin ad anticipare gli eventi e dichiarare che Mosca non starà a guardare tanto “Le sanzioni saranno comunque comminate. Che abbiano una ragione oggi o che non ce ne siano”. Ma la mossa di portare via la popolazione civile costituisce una novità dentro questa partita di scacchi: Putin così facendo raggiunge tre obiettivi: costringe l’Ucraina a gettare la maschera del potenziale aggredito trasformandosi in aggressore, offre a Francia e Germania il destro se ancora sono capaci di coglierlo, per resistere alle pressioni di Washington sul Nord Stream 2 e rafforza nel contempo il Donbass perché molte delle preoccupazioni per un’invasione ucraina erano legate proprio alla sorte della popolazione civile che si sarebbe trovata a praticamente al fronte. Senza questa arma di ricatto l’armata di Kiev è molto più debole.

Una cosa però appare chiara: che la narrativa occidentale si è trovata a fare i conti con qualcosa che non aveva previsto e va avanti senza riuscire bene ad includere in maniera sensata l’evacuazione dalle repubbliche separatiste che certo non è un atto offensivo. A questo punto è bene mettere le cose in chiaro per quanto ci riguarda da vicino: qui non solo è in gioco l’esistenza stessa di un diritto internazionale che viene negato in radice dalle dottrine statunitensi se non quando esso è usato come pretesto da Washington, ma è anche in gioco l’esistenza stessa dell’Europa come entità economico – politica. Se fossimo costretti dalla commedia ucraina a comprare il gas americano a prezzi stratosferici e accettare l’isolamento dal continente asiatico, non ci sarebbe modo di arrestare un drammatico declino che del resto già incombe. La guerra Usa contro la Russia è in realtà contro l’Europa stessa. Per quanto strano possa apparire oggi la Russia è l’ultima speranza per questo continente che ha un unico, vero nemico e si trova a Ovest non a Est.

19 febbraio 2022 - News della Settimana (18 feb 2022)

Il vaccino non vaccina - Ti inoculo del farmaco sperimentale e ti becchi la miocardite

Miocarditi: la morte di adolescenti scuote la medicina



Le morti improvvise di adolescenti dopo la vaccinazione cominciano a scuotere il mondo della medicina che fin ad ora è sembrato del tutto insensibile alle reazioni avverse e anzi determinato a nasconderle anche nel caso in cui le persone hanno molto più da temere dalla puntura che dal covid: è noto che fino a 1 su 2.000 adolescenti sviluppano miocardite che richiede il ricovero in ospedale dopo una vaccinazione, un tasso di gran lunga superiore a quello causato dall’infezione da Sars Cov 2, e di molti fattori superiore al normale, ma hanno cercato di convincere il pubblico che esse derivassero non dal cosiddetto vaccino, ma dal covid stesso. In questo modo si “salvava” il rapporto rischio -beneficio al quale i bugiardi si aggrappano per giustificare una vaccinazione generale che non ha proprio alcun senso sanitario se non quello di fare ammalare..

Ora però questa tesi è completamente saltata dopo che il Journal of the College of American Pathologists ha pubblicato un rapporto sui casi di due adolescenti morti nel sonno dopo la vaccinazione nei quali si evidenziano segni di una miocardite del tutto diversa dalla forma standard, dovuta a una risposta iperinfiammatoria delle citochine che chiama direttamente in causa il vaccino. Del resto questa sovraregolazione dell’attività infiammatoria non specifica da parte delle cellule Th17 e come controparte delle cellule protettive Th1 e Th2 è stata osservata in laboratorio solo in persone che erano state vaccinate più volte. La cosa riveste una certa importanza sia perché può aprire la strada ad interventi più mirati nei casi sintomatici, sia perché il ruolo del vaccino diventa a questo punto innegabile anche se lo studio cerca di esaltare il corso mite di questo tipo di infiammazione cardiaca, cosa peraltro abbastanza difficile se si parte da due adolescenti morti nel sonno. Il problema è che da quando sono saltati fuori questi effetti avversi proprio nelle persone più giovani, una medicina totalmente a servizio di Big Pharma e deli altri poteri cui essa è collegata, cerca di convincere che le miocarditi e pericarditi, siano sostanzialmente delle patologie lievi, mentre fino a un anno fa erano considerate malattie piuttosto serie.

Il problema è che le infiammazioni cardiache presentano rischi a medio e lungo termine, indipendentemente dalla loro causa e che possono col tempo portare a situazioni gravemente invalidanti. Il problema anche più inquietante è che molti di tali stati infiammatori sono del tutto asintomatici ( come è appunto il caso dei due ragazzi poi morti nel sonno), possono passare inosservati al momento, ma al di là di esiti letali rari contribuiscono a indebolire il sistema cardiaco e a creare condizioni insospettate che vengono poi scoperte anni dopo. I casi asintomatici non rientrano ovviamente nel novero delle reazioni avverse segnalate ( già di gran lunga inferiori al reale) e dunque sfuggono alle statistiche. Il che mette in campo un nuovo dramma da vaccini. Del resto la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha ammesso in questa lettera a Pfizer che l’agenzia non era in grado di valutare adeguatamente il rischio di miocardite derivante dal prodotto Pfizer, cosa piuttosto strana e che probabilmente sarà uno dei tanti peccati mortali nascosta di questa narrazione.

La violenza di stato si dispiega, arrestati perché dissentono, la narrazione covid non si deve discutere solo accettare e obbedire anche se sono menzogne e ti tolgono diritti

Proteste Canada, arrestati oltre 100 manifestanti a Ottawa
19 febbraio 2022 | 07.45

La polizia 'sblocca' la città paralizzata dalle proteste contro le misure anti covid

Fotogramma /Ipa

La polizia canadese 'sblocca' Ottawa paralizzata dalle proteste contro le misure decise nel mezzo della pandemia di coronavirus. La stampa locale riferisce di oltre 100 arresti e di più di 20 mezzi portati via nelle scorse ore nell'ambito dell'operazione di polizia per lo sgombero di manifestanti e camionisti dopo che il premier Justin Trudeau ha invocato il ricorso alle leggi di emergenza per mettere fine alla protesta no vax del Freedom Convoy.

mantenere lo status quo attraverso le armi, Stati Uniti e Regno Unito uniti nella lotta alle altre nazioni, ma non fanno i conti con Eurasia

Le basi economiche dell'aggressività degli Stati Uniti

di Alberto Lombardo*
9 febbraio 2022

Nel suo famoso testo L’imperialismo, fase suprema del capitalismo Lenin accusa Kautsky di concentrarsi solo sugli aspetti politici della concentrazione capitalistica e di trascurare gli aspetti della base economica. Questa distorsione nella visione kautskiana porta ad aberrazioni che vengono ampiamente descritte nel testo leniniano.

È vero che lo stesso Lenin mette in guardia dal fare l’errore simmetrico, ossia di guardare solo le considerazioni economiche e non vedere le relazioni dialettiche che si istaurano tra la base economica e la sovrastruttura politico-militare. È vero che l’ultimo Engels raccomanda di non poter derivare meccanicamente dal momento economico tutte le relazioni sociali. Ma è anche vero che gli aspetti economici vanno studiati con la massima attenzione ed essi, dialetticamente combinati con quelli derivanti dalla complessa sovrastruttura della società, vanno composti in un quadro concreto e per quanto possibile esauriente.

Oggi il tema di fondo che segna il dibattito internazionale riguarda i pericoli di guerra che si fanno sempre più acuti in tutto il mondo. In particolare il dibattito si centra sul fatto che questi venti di guerra provengano esclusivamente dagli Stati Uniti e che invece le altre Nazioni più o meno grandi non abbiano un interesse ad andare verso la guerra, oppure se la natura economica stessa delle società che subiscono i cicli delle crisi capitalistiche le spingano tutte verso una soluzione bellica.

Naturalmente il tema è quanto mai complesso e richiede l’analisi di ogni singola nazione e dei legami politici e delle dipendenze economiche che essa ha col resto del mondo.

In questo articolo desideriamo contribuire mostrando e commentando un grafico che riguarda la bilancia dei pagamenti di alcune nazioni o aggregati di nazioni dal 1980 a oggi convertiti in dollari US. In particolare ci siamo serviti dell’aggregato BOP6 del OECD, in milioni di dollari USA, e dei dati disponibili nel data base di quella organizzazione.

Come si vede, dal 1980 a oggi gli USA hanno accumulato un debito costante col resto del mondo. Questo debito invece invece corrisponde a un attivo della RPC che nell’ultimo decennio si è ridotto. Invece l’area Euro, a parte il momento di crisi intorno al 2008, oggi presenta un forte attivo. C’è da notare che tale attivo è completamente assorbito dall’economia tedesca. La seconda economia più in debito col resto del mondo oggi è il Regno Unito.

Tale dati divengono ancora più eloquenti quando si guarda al cumulato in questi quarant’anni.

Gli USA hanno accumulato la cifra monstre di oltre 12 milioni di milioni di dollari. Segue staccato il Regno Unito a 2 milioni di milioni, con un’economia che è meno di 1/7 di quella. I campioni di attivo sono Cina, Giappone e Germania. In sostanza le economie manifatturiere per eccellenza. Staccata, ma comunque il forte attivo, è la Russia.

Ci si chiede, come sia possibile per tali nazioni reggere un debito così elevato e per così tanto tempo.

Il dollaro è la moneta di scambio quasi unica universalmente riconosciuta per tanti anni. Tra i piccoli attori che avrebbero voluto intaccarne il monopolio in questo ruolo ricordiamo, Saddam Hussein e Gheddafi.

Questa caratteristica consente virtualmente agli Stati Uniti di emettere illimitatamente moneta, certi che essa verrà in qualche modo assorbita dal resto del mondo. Più gli Stati Uniti emettono moneta – e quindi con essa possono comprare quello che vogliono – più gli altri paesi che l’acquistano, trasferendo beni e servizi al centro dell’impero, acquisiscono forza economica. Questa forza economica è basata solo sul fatto che col dollaro si può comprare tutto.

La nascita dell’euro non ha sostanzialmente intaccato il potere monopolistico del dollaro. Primo, perché l’emissione di questa moneta non è nel potere delle banche centrali nazionali, ma della Banca Centrale Europea, che non risponde a nessuna istituzione nazionale. Secondo, perché nella realtà l’euro è sempre rimasto un nano rispetto all’universale uso del dollaro.

Ridurre questo potere significa distruggere le fondamenta del capitalismo USA. Questo è ben noto a tutti. Il fatto che un sempre maggiore numero di scambi tra nazioni che si staccano dal sistema del dollaro (Russia-Cina, Iran-Cina, Africa-Cina, Sud America-Cina) mina alla base la capacità degli USA di perpetuare questo sistema.

Il fatto che gli USA si trovino al loro fianco in modo sempre più stretto la Gran Bretagna e sempre meno gli altri alleati europei è il riflesso politico-militare di questa situazione.

Come i creditori non hanno intenzione di fare la guerra al debitore, ma desiderano solo togliere di mano a questi la pistola con la quale egli continua a succhiare il sangue, così le principali nazioni non hanno l’interesse a aumentare il confronto militare che gli USA stanno portando avanti.

Osservare i dati delle spese militari di USA e GB, il loro potenziale offensivo costituito dalle 10 superportaerei statunitensi, capaci di portare ognuna fino a 80 aviogetti, e delle due britanniche, è indicativo di come queste due potenze intendano continuare a “bullizzare” il mondo intero.

Nota:
“La bilancia dei pagamenti è il rendiconto in cui vengono registrate tutte le operazioni effettuate dall’economia di uno stato verso l’estero, nell’arco di tempo considerato (mese, trimestre o anno), e contabilizzate in valuta nazionale.
In sintesi si intendono:
debiti (uscite di denaro dal paese in seguito ad un aumento di attività o una diminuzione di passività): ad esempio le uscite di moneta conseguenti ad acquisti di beni e servizi (importazioni), pagamenti di redditi, trasferimenti unilaterali, acquisizioni di attività non finanziarie non prodotte, aumenti di attività o diminuzioni di passività finanziarie sull’estero;
crediti (entrate di denaro nel paese in seguito ad una diminuzione di attività o un aumento di passività): ad esempio le entrate di moneta derivanti da vendite di beni e servizi (esportazioni), incassi di redditi, trasferimenti unilaterali, cessioni di attività non finanziarie non prodotte, diminuzioni di attività o aumenti di passività finanziarie sull’estero.” (da Wikipedia)

Non dire ai popoli la verità è una specializzazione che fa parte dell'abc dei politici che abbiamo di sicuro in Occidente

Economia e Finanza>Analisi dei Mercati
Se stavolta la rana si accorge che l’acqua del mercato sta bollendo, regnerà il caos

Mauro Bottarelli
17 Febbraio 2022 - 20:35

Oro a 1.900 dollari, indice dell’incertezza Fed al top dal crash del 1987, il guru del repo che ipotizza un crollo programmato dei risk assets e uno strano black-out bancario in Canada: serve altro?



Occupandomi di economia e finanza, ci sono articoli che si scrivono con il pilota automatico. Non necessitano di chissà quale talento da parte dell’autore, basta mettere in fila gli sviluppi. E lasciare che la vecchia logica dell’unire i puntini, esattamente come nel-La settimana enigmistica, accompagni il lettore come un Virgilio 2.0 nella sua gitarella all’inferno.

Quanto sta accadendo in Ucraina appartiene di diritto alla fattispecie della guerra ibrida e asimmetrica: al riguardo, vi rimando alla lettura di un testo fondamentale come Guerra senza limiti di Qiao Liang e Wang Xiangsui. I nomi degli autori, difficilmente riconducibili ai dintorni di Mendrisio come provenienza, lasciano già capire tutto. In primis, quale degli attori globali sia più avanti degli altri nell’interpretazione di questo tipo di warfare. E il libro è del 1999, tanto per intenderci . Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, parlando all’Assemblea dell’Onu è appena andato ben oltre alle presunte facoltà di previsione della Cia: La Russia si prepara a creare un pretesto a tavolino per il suo attacco nei prossimi giorni. E questa pianificazione contempla fra le ipotesi anche il lancio di un attacco - falso e reale - con armi chimiche contro una città russa per incolpare il governo ucraino o la scoperta di una fossa comune.

Praticamente, il pretesto usato dagli Usa per scatenare la campagna contro la Yugoslavia, la famosa e famigerata strage di Racak che garantì l’alibi bellico al duo Albright-Holbrooke. Già così, da brividi. Ma non basta. In contemporanea con queste parole, il mercato doveva cercare di digerire quelle del solito James Bullard, il ciarliero presidente della Fed di St. Louis, da qualche giorno in versione falco H24: Il Core CPE – l’indicatore dei prezzi preferito dalla Federal Reserve, ndr – non ha la reputazione di essere prono a calare in maniera autonoma. Per questo ho fatto presente ai miei colleghi che con l’attuale politica monetaria siamo tutti posizionati sullo stesso lato dell’imbarcazione, rischiando quindi di ribaltarci. Occorre ri-centrare e ri-bilanciare e ritengo che questo vada fatto in maniera molto più spedita di quanto non sembri nelle intenzioni.

Nemmeno a dirlo, Wall Street in tonfo. E oro sopra i 1.900 dollari l’oncia per la prima volta dal giugno scorso. Sempre in contemporanea, ecco che proprio la Fed di St. Louis pubblicava l’aggiornamento del suo Economic Uncertainty Index, come mostra questo grafico:

Andamento dell’Economic Uncertainty Index della Fed di St. Louis Fonte: Bloomberg

al massimo dal crash azionario del 1987. Ma non basta. Mentre politica bellica e politica monetaria menavano fendenti in grado di stendere anche il più oltranzista degli ottimisti, ecco che il guru del mercato repo ed ex funzionario della Fed di New York, Zoltan Pozsar telegrafava al mercato uno scenario ben poco ortodosso. Quantomeno per la brutale onestà con cui veniva tratteggiato: La volatilità è il miglior poliziotto per tenere a bada l’appetito di rischio e l’eccesso sugli assets di rischio. Al fine di migliorare l’offerta nel mercato del lavoro, la Fed potrebbe quindi provare a ingaggiare la volatilità e metterla al proprio servizio, al fine di creare a tavolino una correzione nei prezzi degli immobili e dei risk assets come equities, bond e Bitcoin.

Tradotto, la Fed potrebbe essere tentata dal generare un crash controllato dei mercati, poiché – come fa notare Pozsar – alzare i tassi oggi equivarrebbe al tentativo di rallentare l’inflazione senza generare una recessione. Un qualcosa che la Fed non è mai stata in grado di fare prima. Insomma, occorre un Volcker moment 2.0. Dove però la Vol sta per volatilità. E l’indice dell’incertezza della Fed di St. Louis, basato di fatto sul livello di convergenza o divergenza del consensus di analisti sulle prospettive economiche, pare confermare la presenza dell’elemento base perché la malapianta della volatilità attecchisca: il caos.

Il quale, da parte suo, nella giornata di ieri è regnato sovrano in Canada per un paio d’ore, quando è accaduto questo:
Andamento del downdetector dei servizi bancari dei 5 principali istituti canadesi Fonte: Google

bancomat che non erogavano banconote e servizi on-line bloccati per le cinque principali banche del Paese, Royal Bank of Canada (RBC), BMO (Bank of Montreal), Scotiabank, TD Bank Canada e Canadian Imperial Bank of Commerce (CIBC). La ragione? Ancora sconosciuta. Certo, a nessuno è sfuggita la strana contemporaneità fra questo black-out bancario generalizzato e senza precedenti con la decisione del primo ministro di ricorrere allo stato di emergenza contro le proteste dei camionisti. Status che, al fine di congelare i finanziamenti ai manifesanti, consente alle banche di bloccare i conti senza il via libera dell’autorità giudiziaria ma solo sulla base di un sospetto.

Stress test? Oppure qualcuno vuole giocare in casa la carta Ucraina, magari operando una false flag creditizia che consenta al governo di imporre controlli sui capitali, ufficialmente al fine di bloccare bank run generate dalle proteste in atto nel Paese? Il motivo di una scelta simile? Questo grafico

Andamento della ratio fra vendite e nuova offerta immobiliare in Canada Fonte: Bloomberg

relativo alla bolla immobiliare canadese, la quale in gennaio ha appena registrato il suo aumento su base mensile maggiore da quando viene tracciata la serie storica, unito alla prospettiva avanza da Zoltan Pozsar potrebbe offrire una possibile chiave di lettura. Tutt’altro che rassicurante.

Le ultime 24 ore hanno offerto una certezza, quantomeno: se questa volta la rana si accorge in tempo che l’acqua del mercato sta bollendo, sarà il caos. Quello vero. Forse per questo occorre a tutti i costi una guerra che distragga, fosse anche un conflitto regionalizzato nel Donbass che eviti pericolose escalation nucleari. Ma tranquilli: andrà tutto bene. Sarà per questo clima generale di panico che Mario Draghi ha deciso di lasciare anzitempo il Consiglio Europeo e tornare a Roma? Certi sommovimenti carsici e sotterranei di mercato, lui sa riconoscerli. E le tensioni nel suo governo crescono di ora in ora.

obiettivo distruggere il tessuto industriale di Euroimbecilandia con l'aiuto degli stessi euroimbecilli, il massimo della goduria. Gli Stati Uniti ringraziano commossi

Che mondo sarebbe senza l’alluminio? Se sanzioniamo Mosca, lo scopriremo subito

18 Febbraio 2022 - 17:14

Per il colosso svizzero Trafigura, al ritmo attuale e senza extra-output, scorte esaurite nel 2024. E con interi settori industriali dipendenti da quel metallo, colpire la Russia equivale al suicidio


In questi periodi di crisi energetica e tensioni geopolitiche in aree chiave dell’approvvigionamento di materie prime, la questione legata al gas è divenuta dirimente. E di stringente interesse quotidiano. Trattare con la Russia o cercare da subito fonti alternative, al fine di tagliare di netto quel cordone ombelicale di dipendenza? In attesa di trovare una risposta, la crisi industriale che sta colpendo le economie europee potrebbe a breve presentare un conto ulteriore.

Se infatti il gas è elemento vitale per le aziende e il loro output energivoro, l’alluminio è componente chiave di svariati settori, dall’edilizia all’automotive, dai trasporti ai beni di consumo durevoli, dagli imballaggi alle attrezzature e componentistica. Insomma, parafrasando lo slogan di una nota crema spalmabile, che mondo sarebbe senza alluminio? E non serve scomodare le applicazioni nel campo dell’aeronautica per capire quale impatto si avrebbe: se infatti il 78% dei materiali utilizzati per un Boeing 757 fa riferimento all'alluminio e alle sue leghe, basti pensare alle biciclette, ai pianali dei treni, alle pareti delle abitazioni o ai serramenti. O a qualcosa di uso quotidiano che ha molto a che vedere proprio con il gas: le pentole e le padelle con cui cuciniamo, un settore in cui l’Italia è leader nel mondo.

Bene, questi due grafici

Andamento del prezzo dell’alluminio alla London Metal Exchange Fonte: Bloomberg
Andamento tendenziale e prospettico delle scorte mondiali di alluminio Fonte: Bloomberg

parlano chiaro: stando a calcoli di un gigante delle commodities come la svizzera Trafigura, gli stock di alluminio a disposizione dell’industria mondiale – al ritmo attuale – potrebbero esaurirsi entro il 2024. Per Philippe Muller, capo del trading su quel metallo presso Trafigura, quella dell’alluminio appare la più classica delle bullish story. Oggi come oggi, stante i prezzi record, nessuno vuole stare dalla parte corta del trading. E questo per una ragione semplice: mano a mano che il mercato prenderà coscienza dell’esaurimento progressivo della disponibilità, il trend di valutazioni potrebbe conoscere picchi addirittura parabolici.

E non basta. Perché se la costruzione di nuove fonderie che possano tamponare l’eccesso di domanda richiederà tempo e dovrà fare i conti con le nuove regolamentazioni di impatto ambientale, per Mueller il deficit già presente sta prendendo ulteriore velocità di indirizzo a causa della contingenza di crisi energetica e geopolitica. Di fatto, occorre prendere atto che – al netto delle soluzioni alla nostra portata – oggi questo problema appare realmente irrisolvibile. Nemmeno a dirlo, alluminio più scarso e quindi più caro significa beni di consumo più cari. Di fatto, un aggravio di erosione sul potere di acquisto dei cittadini in un contesto di inflazione sopra il target che nessuno osa più classificare come meramente transitoria.

E se fino ad oggi il mondo ha potuto contare sull’iper-produzione della Cina per colmare ogni tipo di gap di offerta, ecco che i piani di riduzioni delle emissioni potrebbero legare le mani a un’industria tanto fiorente e potenzialmente dotata di strutture produttive, quanto esizialmente dipendente dal carbone. Insomma, se Pechino non deciderà di archiviare definitivamente ogni impegno relativo alla transizione green, il surplus necessario dovrà essere garantito da produttori extra-cinesi. Ma per Mueller, questo equivale a vedere il prezzo esplodere in tempi rapidissimi: Negli ultimi quindici anni, i produttori occidentali non hanno praticamente aumentato la loro produzione. Ora la domanda è: quale potrebbe essere il prezzo di un’incentivazione? E se Trafigura dipinge un quadro a dir poco fosco, Goldman Sachs non è da meno: gli analisti della banca newyorchese si attendono infatti il raggiungimento di quota 4.000 dollari per tonnellata nei prossimi 12 mesi, stante la ristrettezza senza precedenti che gli acquirenti globali si troveranno a dover affrontare.

Insomma, il rischio è quello di una disponibilità di alluminio annullata nell’arco di due anni, poiché a detta di Mueller, quando si guarda ai numeri attuali, esiste un’unica possibilità di ribilanciamento che non comporti distorsioni industriali: una colossale distruzione di domanda reale per rimettere in equilibro il mercato e le sue dinamiche. Tradotto, una Spoon River globale e intra-settoriale di produttori che utilizzino in maniera intensiva l’alluminio e le sue leghe. O una recessione da far impallidire quella post-Lehman.

E questo ultimo grafico

Peso percentuale della produzione russa di commodities sul totale globale Fonte: Bloomberg

ci dice dell’altro, strettamente connesso alla cronaca: se ciò che cerchiamo è l’eutanasia per interi comparti produttivi, al fine di evitare un accanimenti terapeutico da prezzi fuori mercato, la via maestra sarebbe quella di imporre sanzioni alla Russia rispetto allo scenario ucraino. E, paradossalmente, l’alluminio russo pesa solo per il 4,1% dell’offerta mondiale, mentre altre commodities altrettanto fondamentali per l’industria sono praticamente detenute a livello monopolistico da Mosca.

Certo, gli Usa spingeranno forte per l’introduzione di un nuovo regime sanzionatorio. Magari addirittura un embargo dell’export. Perché un’industria europea in ginocchio garantirebbe a Joe Biden il paradossale ritorno in auge dello slogan di Donald Trump: Make America great again. A dieci mesi dalle elezioni di mid-term. Ognuno fa il proprio interesse, d’altronde. In tal senso, però, chi in sede Ue dovesse spingere per una linea dura acritica e immediata, a quali interessi farà riferimento?

Canada - chi dissente viene arrestato, la chiamano democrazia perché vai a votare una volta ogni cinque anni

I manifestanti del convoglio per la libertà stanno per essere arrestati in massa

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
GIOVEDÌ 17 FEBBRAIO 2022 - 10:55

La polizia di Ottawa è passata da un camion all'altro, distribuendo volantini ai manifestanti del Freedom Convoy che chiedono di lasciare immediatamente la zona di manifestazione o di affrontare arresti e accuse penali.

Un manifestante tiene una bandiera Bitcoin durante una manifestazione a Ottawa il 12 febbraio.Fotografo: Stephanie Keith / Bloomberg

"Devi lasciare l'area ora", si legge nell'avviso"Chiunque blocchi le strade, o assista gli altri nel blocco delle strade, sta commettendo un reato penale e potresti essere arrestato", secondo il Wall Street Journal..

L'avviso è un'escalation degli sforzi delle forze dell'ordine mentre la protesta contro i mandati vaccinali e le restrizioni sociali entra nel suo 20 ° giorno. La mossa arriva dopo che il primo ministro Justin Trudeau ha invocato poteri di emergenza questa settimana volti a porre fine alle manifestazioni.

La polizia di Ottawa, nella sua notifica, ha affermato che con i nuovi poteri resi disponibili ai sensi dell'ordine federale di emergenza, è ora illegale per i nuovi manifestanti o i loro sostenitori entrare nel centro di Ottawa e unirsi alla manifestazione. La polizia ha anche detto che le patenti di guida potrebbero essere revocate, secondo un ordine di emergenza separato dalla provincia dell'Ontario. -WSJ

All'inizio della giornata abbiamo notato che 13 manifestanti coinvolti in un "blocco di Coutts" sono stati arrestati, tuttavia l'ordine di oggi avverte ufficialmente di arresti di massa.

Gli ordini di Trudeau, volti in parte a tagliare i fondi ai manifestanti, hanno una portata più ampia di quanto precedentemente riportato - che sta "costringendo i gestori di portafoglio e le società di titoli a dare un'occhiata più dura a chi stanno facendo affari con", secondo Bloomberg.

Le nuove regole richiedono un ampio elenco di entità, tra cui banche, società di investimento, cooperative di credito, società di prestito, commercianti di valori mobiliari, piattaforme di raccolta fondi, compagnie di assicurazione e società di benefit fraterni. Devono determinare se sono in "possesso o controllo di proprietà" di una persona che sta partecipando a una protesta illegale o fornendo rifornimenti ai manifestanti, secondo gli ordini pubblicati dal governo nella tarda serata di martedì.

Se trovano una persona del genere nella loro lista di clienti, devono congelare i loro account e segnalarlo alla Royal Canadian Mounted Police o al servizio di intelligence canadese, dicono i regolamenti. Eventuali transazioni sospette devono anche essere segnalate all'agenzia antiriciclaggio del paese, nota come Fintrac. -Bloomberg

"Penso che questo abbia colto tutti alla sprovvista la scorsa notte quando è stato rilasciato", ha detto il CIO di Purpose Investments Inc. Greg Taylor su Bloomberg TV"Ci sono molte domande in questo momento per capire a chi ci rivolgiamo, cosa dobbiamo guardare".

https://www.zerohedge.com/geopolitical/freedom-convoy-protesters-are-about-get-arrested-en-masse?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=493