L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 febbraio 2022

Gli asini ragliano e gli esperti volano

Pandemia, il raglio dell’esperto



E’ un periodo terribile dal quale non si a come usciremo e tuttavia alle volte gli eventi riservano delle divertenti sorprese. Ed è successo in Austria dove pure esistono analoghi dei Burioni e degli altri pagliacci in camice bianco che lucrano sulla pandemia: uno di questi è Thomas Szekeres, presidente dell’Associazione medica nazionale che spesso appare sui media intento a zittire ogni obiezione su obbligo vaccinale o sui danni dei preparati ad mRna più che con argomentazioni con il tracotante riferimento alla propria posizione come ricercatore ed esperto. E tuttavia in Austria esiste da un partito in rapida crescita, Mfg (Menschen – Freiheit – Grundrechte, ovvero Popolo – Libertà – Costituzione) che non si arrende alla pubblica menzogna ed è andato a controllare quali fossero in realtà le vere competenze di Szekeres ed ha scoperto che l’illustre austroburioni ha stranamente conseguito il dottorato presso l’Università di Trnava in Slovacchia nel 2003 mentre lavorava presso l ‘Università di Vienna. Inoltre la dissertazione con la quale ha conseguito il titolo, non ha nulla di originale e di indipendente come richiesto dal dottorato di ricerca, ma consiste nell'aver pinzato assieme undici pubblicazioni precedenti uscite tra il 1994 e il 2002. Inoltre egli è il primo autore di sole quattro opere e due di esse sono semplici recensioni su studi di altri scienziati. In più l’autrice principale di 4 degli studi messi assieme è la moglie.

Come se questo non bastasse la qualità scientifica del tutto è quanto meno discutibile e non sarebbe accettabile nemmeno per una tesi di laurea: non esiste nessuna introduzione, nessun indice, nessuna bibliografia e nemmeno nessuna data, non viene indicato alcun supervisore e dipartimento di supervisione, non è espressa alcuna tesi scientifica e per finire niente in questa dissertazione si basa su studi svolti dall’università di Trnava o da altri partner di ricerca di questo ateneo, mentre tutte sono della MedUni viennese. Se fossimo in Italia sarebbe molto chiaro cosa è successo: un titolo accademico viene assegnato a qualche raccomandato che non ha competenza o capacità sufficiente, spostando l’opera di conferimento in qualche università minore, dove magari egli non è mai fisicamente stato. Dunque perché questo signore ha preso il dottorato in Slovacchia si è chiesto l’Mfg e quanto è compatibile un tale abbassamento degli standard scientifici di un dottorato con la sua funzione di presidente dell’associazione medica? “Durante la crisi pandemica, il Presidente dell’Associazione medica ha portato la scienza davanti a sé come un ostensorio e ha perseguito con procedimenti disciplinari tutti i medici che rappresentavano un’opinione scientifica diversa. Ora stiamo assistendo a una tesi di dottorato che sta offuscando la reputazione della professione medica e dell’associazione medica”, afferma Fiala, uno dei membri dell’Mfg, nonché ricercatore in campo medico, anche se ovviamente considerato eretico rispetto alle verità di Big Pharma. “Coinvolgeremo il comitato disciplinare dell’associazione medica e inviteremo il rettore Müller della MedUni Vienna – dove insegna Szekeres – ad agire. Inoltre, otterremo un parere esperto su questo lavoro da una rinomata università”.

Come si vede spesso dietro questi esperti che si presentano e vengono presentati come infallibili, qualunque cosa dicano anche se è diversa di giorno in giorno, si nascondono storie di mediocrità e intrallazzi oltre che di carriere fatte all'ombra del potere.

Più le anime sono belle e più sono pericolose ed ipocrite

Basta anime belle



Ho sempre odiato le anime belle, perché il loro scopo non è altro che difendere se stesse, non lasciare che la contraddizione delle cose le sfiori, che il mondo le contamini ed le costringa a scegliere e ad agire. Sono quelle che compiangono le vittime, ma quando esse si ribellano, quando questo le costringe a scegliere, allora trovano immediatamente ragioni per i colpevoli; sono contro il tiranno, ma non appena esso viene ucciso ecco che si pongono il problema se sia giusto o meno: dicono di amare la libertà, ma quando essa viene compromessa trovano qualunque ragione per i secondini. L’essenza dell’anima bella è non agire e cercare di mettere tutto in equilibrio per evitare di dover scendere in campo, per non essere turbata, per costruire una propria pace egotica, per nascondersi nella grotta ipocrita dei buoni sentimenti. Così negli anni hanno sempre discettato sui diritti del lavoro, ma in ogni momento chiave hanno trovato sempre le giuste ragioni per i padroni; hanno marciato per la pace, ma poi hanno trovato qualunque pretesto per trovare un’oncia di giustizia nelle guerre dell’imperialismo; si sono lamentati per anni della distruzione della sanità e del potere di Big Pharma per poi cancellare tutto e trovare buono e giusto qualsiasi arbitrio, per chiudere gli occhi di fronte a qualsiasi assurdità e indebita imposizione. Per paura o per semplice vigliaccheria o per incapacità di giudizio?

Si potrebbero fare migliaia di esempi perché trent’anni di storia italiana non sono che una espressione di anime sempre più belle e di realtà sempre più brutte. E ora ecco che esse esprimono dubbi e contrarietà contro la Russia perché è stata costretta a compiere un’azione militare per evitare pulizie etniche, peraltro assolutamente annunciate da vari caporioni nazisti foraggiati con i soldi occidentali e dunque anche con il loro obolo così fermamente antifascista: immediatamente gli uomini con la svastica sono passati se non dalla parte della ragione da quella comprensione, perché si può compatire la vittima finché rimane tale, ma guai se si ribella. La forma di perenne ingiustizia dell’anima bella è trovare l’equidistanza laddove non ci può essere.

E nemmeno si accorgono che questa atarassia è sfruttata dal potere che si sono esercitati a non vedere per non essere costretti ad agire contro di esso. Tanto che alla fine ne divengono i più fedeli e acritici servi. Ciò che si interpreta con bello è solo un cancro dell’anima che si costruisce dei vaghi fini universali per evitare di muoversi e di agire, come diceva Hegel si tratta di “una fuga davanti al destino”. Ma questo finisce sempre per bussare alla porta di chi ha tentato solo di costruirsi un rifugio usando i detriti degli ideali. Ed è quello il momento in cui bisognerebbe trasformarsi in anime vere.

Ancora non hanno capito. La Russia sta combattendo per la propria sopravvivenza e non lascerà niente d'intentato. Non guardate la televisione, vedete un altro film framezzato dalla sua vera missione continuare a vendere la pubblicità che persevera senza soluzione di continuità

La NATO è già entrata in guerra
Maurizio Blondet 26 Febbraio 2022

da Avia Pro:
La NATO ha annunciato l’inizio delle consegne di sistemi di difesa aerea all’Ucraina

“La Francia ha mandato teste di cuoio a proteggere Zelenski”, informa Repubblica. Ciò significa che un paese NATO ha già uomini combattenti sul terreno, oltre a “mercenari polacchi”e “istruttori” britannici e canadesi che hanno addestrato il battaglione Azov. Ma ciò significa soprattutto che Zelenski è sotto il controllo dei francesi per impedirgli di accedere a un cessate-il-fuoco e un negoziato con Putin, a cui pareva incline poche ore fa. Il motivo lo spiega sempre Repubblica: ” intorno a lui potrebbe ruotare quella che a Washington viene chiamata la “porcupine strategy“. La strategia del porcospino punta a trasformare l’Ucraina nel nuovo Afghanistan della Russia”. Dunque la strategia NATO è quella: niente armistizio, guerra intensificata per usurare la Russia. Escalation.

infatti:
La NATO ha annunciato il trasferimento dei sistemi di difesa aerea all’Ucraina.

L’Alleanza del Nord Atlantico ha deciso di trasferire urgentemente i sistemi di difesa aerea alle forze armate dell’Ucraina, che consentiranno di resistere agli attacchi aerei. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha annunciato i dati su questo argomento. Secondo una serie di dati, i sistemi di difesa aerea arriveranno inizialmente dalla vicina Polonia, poiché all’ora attuale è già noto che diverse colonne con vari tipi di armi si stanno muovendo verso il confine ucraino, che, tra l’altro, era anche confermato nella stessa Polonia.

“Venerdì il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che l’alleanza sta dispiegando parti della sua forza di reazione pronta al combattimento e continuerà a inviare armi in Ucraina, comprese le attrezzature per la difesa aerea “, riferisce Swiss Info, citando l’agenzia di stampa Reuters.

Al momento, ci sono informazioni che non si tratta di sistemi missilistici antiaerei portatili, ma di sistemi di difesa aerea su un telaio a ruote, poiché in seguito sono emerse informazioni che ulteriori Stinger MANPADS sarebbero stati trasferiti in Ucraina nel prossimo futuro.

Allo stesso tempo, la Russia può considerare le azioni dell’Occidente come una provocazione aperta. Ciò non esclude la probabilità e i possibili scontri con i paesi della NATO se l’Alleanza decidesse di intervenire nell'operazione speciale russa.


Macron ne approfitterà per “rimandare” le elezioni presidenziali, che rischiava di perdere. Subito imitato dalle “democrazie occidentali” come l’Italia. Al PD e Draghi e Speranza non sembra sottrarsi alle elezioni.

“Le prime vittime della guerra sono sempre la verità… e le elezioni”, commenta l’intellettuale Charles Sannat. “Una guerra in Europa non è mai stata “piccola” né di “breve durata”.

“l‘ora delle decisioni irrevocabili è giunta!”

L’inflazione esploderà

Bolletta del gas, prezzi dell’energia, esploderà al rialzo. Si dovrà pagare il costo delle sanzioni contro la Russia, che sarà devastante anche per le economie europee. Quindi pagheremo tutti il ​​prezzo. Ciò avrà un impatto diretto sull’inflazione.

Non c’è una piccola guerra in Europa.

Rischi di approvvigionamento

Come riporta il Financial Times , citando i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, i paesi produttori Ucraina e Russia rappresentano circa un terzo del grano scambiato nel mondo e un quinto del mais. L’Ucraina esporta circa il 90 per cento del suo grano su navi che non sono più operative a causa della guerra.

La Russia è anche un importante produttore di fertilizzanti vegetali. Si dice che il paese fornisca circa il 13% della fornitura globale. Secondo gli osservatori, gli immensi aumenti di prezzo del gas naturale necessario per la produzione di fertilizzanti, avvenuti nelle ultime settimane e nuovamente alimentati dalla guerra, potrebbero concretizzarsi in una carenza di fertilizzanti sul mercato mondiale, che a sua volta potrebbe avere un impatto negativo impatto sui prossimi raccolti.

I prezzi del grano e del mais sono già a un livello elevato.

La BCE dovrà intervenire

Rischi sui mercati finanziari che stanno crollando, ma anche la necessità di far fronte alle conseguenze economiche che saranno massicce, in particolare per la Germania già in recessione e che affonderà profondamente in un terreno negativo poiché la Germania e l’industria tedesca dipendono per il 60% da gas russo.

La Bce interverrà con tempestività e non appena sarà necessario, e si corre il rischio di vedere molto rapidamente le banche centrali, anziché “normalizzare” le loro politiche monetarie, far ruotare ancor più velocemente le stampatrici (di euro)

Dopo la colpa dei subprime, dopo la colpa del Covid, sarà colpa di Putin.

A proposito di ambiguità e complessità, continua Sannat, “vi lascio con quest’ultima indiscrezione. Ma silenzio, è un segreto.

“La Russia ha attaccato questa mattina nella regione di Gostomel con un’operazione di elicotteri su larga scala con commando che combinavano elicotteri d’attacco Kamov Ka-52a e Mi-8 Sapsan. Se la Russia annuncia di aver distrutto 11 aeroporti militari, è uno che ha preservato. E per una buona ragione. È in questa zona che si trova, nei pressi di Kiev, la base degli Antonov An-124 operati dall’Occidente, e in particolare dalla Francia per operazioni di trasporto strategico di grandi dimensioni (a volte includendo satelliti inviati in Guyana). Gli altri dispositivi dello stesso tipo sono azionati da… l’esercito russo. In questa fase regna la confusione più totale in Ucraina, soprattutto in questa zona vicino al confine. L’Ucraina è stata storicamente una repubblica chiave nella costruzione di aerei russi ed è ancora priva di appartenenza alla federazione russa.

Aerei importanti per la Francia

La Francia contava in particolare sugli Antonov An-124 per spostare Barkhane dal Mali e poi dal Sahel. Un An-124 può sollevare tra 100 e 150 tonnellate (o da quattro a sei elicotteri utilitari) a seconda dell’altitudine e della temperatura del terreno. La Francia li sfrutta dal 1994 e il Ruanda. Hanno prestato servizio in particolare in Afghanistan, Repubblica Centrafricana e Sahel. Questo controllo sugli An-124 rivela, se necessario, che la Russia ha chiaramente pianificato l’invasione dell’Ucraina e sta anche mirando a risorse che sarà in grado di utilizzare a proprio vantaggio”.

Macron ne approfitterà per “rimandare” le elezioni presidenziali, che rischiava di perdere. Subito imitato dalle “democrazie occidentali” come l’Italia. Al PD e Draghi e Speranza non sembra sottrarsi alle elezioni.

“Le prime vittime della guerra sono sempre la verità… e le elezioni”, commenta l’intellettuale Charles Sannat. “Una guerra in Europa non è mai stata “piccola” né di “breve durata”.

Una guerra in Europa non è mai breve

L’Europa è un vecchio continente con molta storia. Ne conosciamo una quantità in guerre, massacri, pogrom, genocidi e altri omicidi di massa.

Direi anche che siamo tra i migliori al mondo in questa arte di uccidersi a vicenda.

Una guerra in Europa non è mai breve. Mai. Diciamo che da un punto di vista statistico dalla guerra dei 100 anni ci siamo coscienziosamente ammazzati per lunghi periodi di tempo. Nota che la guerra dei 100 anni non è un unicum. Tanto tempo fa Giulio Cesare e la guerra gallica che durò anch’essa per anni.

L’ultima volta che ci siamo sventrati a vicenda nel cuore dell’Europa è stato nell’ex Jugoslavia. È durato dal 1991 al 2001 – 10 anni. Italia e Francia ne sono stati coinvolti.

Non c’è mai una piccola guerra in Europa, e le guerre in Europa risvegliano sempre quelle che François Mitterrand chiamava “forze telluriche”. Se il peggio non è mai certo, non dobbiamo essere ingenui.

Pregare: “In rovina le loro macchinazioni!”

Gli statunitensi incapaci di fare politica. Mai mettere all'angolo l'avversario, se gli si preclude qualsiasi via di fuga esso attaccherà per la propria sopravvivenza

“LA RUSSIA È STATA VITTIMA, COME NOI, DELLA VOGLIA DI STRAVINCERE AMERICANA”
Maurizio Blondet 26 Febbraio 2022


Dagospia:
IL GENERALE MARCO BERTOLINI, GIÀ COMANDANTE DEL COMANDO OPERATIVO DI VERTICE INTERFORZE: “IL CREMLINO NON PUÒ STARE A GUARDARE I CONTINUI PASSI IN AVANTI VERSO EST DA PARTE DELLA NATO, PENA LA DEFINITIVA PERDITA DI CONTROLLO IN QUELLO CHE CONSIDERA IL SUO “ESTERO VICINO” E IL CONSEGUENTE SENSO DI ACCERCHIAMENTO INGESTIBILE A LUNGO TERMINE. C’È STATA UN PO’ DI ARROGANZA NELLO SPINGERLI IN UN ANGOLO, ADESSO HANNO REAGITO”
‘’L’ITALIA È COINVOLTA DA UN PUNTO DI VISTA ENERGETICO, PERCHÉ SE CHIUDONO I RUBINETTI STASERA CI FAREMO DA MANGIARE COL FUOCO E NON CON IL GAS, MA ANCHE DA UN PUNTO DI VISTA OPERATIVO, PERCHÉ I GLOBAL HAWK CHE VOLANO SULL’UCRAINA PARTONO DA SIGONELLA, L’ITALIA È UNA BASE MILITARE AMERICANA IN LARGA PARTE’’

Eugenio Palazzini per www.ilprimatonazionale.it

Leggere cum grano salis la crisi ucraina, delicata e in continua evoluzione, non è da tutti. Negli ultimi giorni si sono sprecate analisi bislacche e uscite dettate da una sostanziale ignoranza anche da parte di chi ricopre ruoli istituzionali di primo piano. Chi al contrario propone una disamina attenta e ponderata anche alla luce dei precedenti storici, è il generale Marco Bertolini, già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze.

Generale Bertolini: “Voglia di stravincere americana”

“In Ucraina siamo arrivati a un punto molto delicato, il fatto che Putin abbia riconosciuto le due repubbliche del Donbass sicuramente cambia la situazione. Peraltro – spiega il generale all’Adnkronos – ci sono recedenti storici illustri sul campo avverso, è la stessa cosa che è avvenuta in Kosovo da parte nostra e nonostante le rimostranze russe all’epoca abbiamo riconosciuto l’autonomia del Kosovo dalla Serbia, la Russia si è opposta.

il resto qui:


4 agosto 2022 - Romanovs: Imprisoned, Murdered, Exhumed | A Shocking Story of Tragedy an...

Gli statunitensi hanno finito di spadroneggiare nello stretto di Taiwan, la Cina lo permetterà sempre di meno



La Cina monitora una nave Usa nello Stretto di Taiwan

AGI - Una nave da guerra americana di passaggio nello stretto di Taiwan ha scatenato l'ira della Cina, che ha subito inviato le sue forze per seguire e monitorare il suo transito, come ha reso noto il Comando orientale dell'esercito cinese. "Il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense Uss Ralph Johnson (DDG-114) ha navigato nello Stretto di Taiwan il 26 febbraio e si è galavannizzato. Il Comando orientale dell'esercito popolare di liberazione cinese (Pla) ha inviato le sue forze per seguire e monitorare il passaggio della nave da guerra americana nell'intero transito", ha affermato in una nota il colonnello Shi Yi, portavoce del comando del teatro orientale. "È ipocrita e inutile che gli Stati Uniti conducano questa azione provocatoria nel tentativo di rafforzare le forze dell''indipendenza di Taiwan' facendo alcuni gesti", ha aggiunto Shi Yi, osservando che le truppe del Comando orientale sono in allerta tempi e pronte a salvaguardare risolutamente la sovranità e la sicurezza nazionali e la pace e la stabilità regionali.

Le notizie del giorno Agi
Roma 26 febbraio 2022

Mondo multipolare

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Il Ritorno degli Imperi
Europa ai margini, mentre Usa, Russia e Cina si spartiscono il mondo

25 febbraio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa



Le sanzioni che in questi giorni vengono comminate alla Russia per sanzionare il suo intervento militare in Ucraina, e le ritorsioni che Mosca adotterà per infliggere a sua volta danni economici e finanziari, determineranno nuovi equilibri geo-economici. Tutte le sanzioni degli Occidentali rafforzeranno comunque il ruolo di arbitraggio che la Cina gioca nei confronti della Russia, e limiteranno ulteriormente le ambizioni geopolitiche della stessa Europa nel Mediterraneo, progressivamente ridottasi per via della accresciuta presenza della stessa Russia e della Turchia e dal rinfocolarsi di vecchie tensioni: dal Libano alla Siria, dalla Libia all'Algeria, la sponda meridionale è quasi impraticabile.

Non saranno più solo i prezzi ed i costi, ma le sanzioni ed i dazi a condizionare i processi economici e finanziari di ciascun Paese: dal mercato globale si sta tornando indietro alle aree di pertinenza, ai tempi in cui ogni impero si garantiva ogni sorta di esclusiva e concedeva ai terzi una qualche preferenza per l'acquisto delle merci e lo sbocco alle produzioni.

Niente di nuovo, ma solo all'apparenza.

C'è una nuova segmentazione, in considerazione della evoluzione dei mercati: mentre c'è da secoli un diritto del mare che garantisce la navigazione in acque internazionali, gli Stati possono invece interdire il sorvolo del proprio territorio al traffico aereo anche di un solo Paese, come atto di sanzione. Sta accadendo da qualche tempo alla Francia da parte della Algeria, con grave ostacolo per i collegamenti verso le aree africane a cui Parigi è molto legata.


Questa stessa misura interdittiva è stata appena adottata dalla Gran Bretagna nei confronti della compagnia di bandiera russa, Aeroflot, e subito per ritorsione dalla Russia nei confronti delle aerolinee britanniche per ritorsione.

A creare nuove distorsione sul mercato ci sono anche i dazi.

Negli scorsi anni abbiamo già assistito alla diversione delle produzioni agricole che è stata determinata da quelli imposti dalla Amministrazione Trump nei confronti della Cina: Pechino si è rivolta sempre più alla Argentina, a danno delle produzioni statunitensi. Nei suoi scambi con l'estero, l'economia argentina è dunque regredita, puntando sempre di più sulla agricoltura e sull'allevamento rispetto alla manifattura. Del pari, l'embargo posto dalla Cina verso il carbone australiano, anche stavolta per ritorsione nei confronti delle insinuazioni sulla responsabilità per la epidemia di Covid, ha completamente stravolto la geografia dei mercati di sbocco.

Il mercato globale si segmenta.

Se la Russia si fa largo militarmente in Ucraina, viene immediatamente spiazzata economicamente e finanziariamente dalle sanzioni degli Usa, della Gran Bretagna e dell'Europa. A sua volta si proietta nel Mediterraneo, in Siria ed in Libia, ed in molti Paesi dell'Africa.


La Cina fa lo stesso, dopo aver subito l'onere dei dazi americani sulle sue produzioni: si crea un'area di relazioni forti nel quadrante indo-pacifico, avanza in Africa pur tra mille difficoltà.

Gli Stati Uniti hanno il vantaggio incommensurabile del dollaro, mentre la Gran Bretagna cerca di tenere vivi i fasti del Commonwealth.

Solo l'Europa si trova sempre più stretta, ad Est dalla Russia colpita dalle sanzioni ed a Sud da un Mediterraneo in fibrillazione.

Europa ai margini, mentre Usa, Russia e Cina si spartiscono il mondo

Il Ritorno degli Imperi

(Foto: Waldemarus | 123RF)

Questo è quello che succede quando un gruppo di iene cenciose, sciacalli e piccoli roditori si mette a stuzzicare l’Orso: un nuovo ordine geopolitico nasce a velocità mozzafiato

DAL MAR NERO AL MEDITERRANEO ORIENTALE, NON PUNZECCHIATE L’ORSO RUSSO
Gli Stati Uniti non avrebbero dovuto stuzzicare l'orso russo. Ora è completamente sveglio; dopo l'Ucraina, è probabile che i Russi facciano tabula rasa dei belligeranti stranieri che si aggirano nel Mediterraneo Orientale e nel Mar Nero

By Markus On 25 Febbraio 2022 28,675


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Pepe Escobar

Questo è quello che succede quando un gruppo di iene cenciose, sciacalli e piccoli roditori si mette a stuzzicare l’Orso: un nuovo ordine geopolitico nasce a velocità mozzafiato.

Da una drammatica riunione del Consiglio di Sicurezza russo ad una lezione di storia dell’ONU tenuta dal presidente russo Vladimir Putin con la successiva nascita dei gemellini – le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk – fino all’appello delle repubbliche secessioniste a Putin di intervenire militarmente per espellere le forze ucraine sostenute dalla NATO che cannoneggiavano e bombardavano il Donbass, è stato un processo senza soluzione di continuità, eseguito alla massima velocità.

La goccia (nucleare) che ha (quasi) rotto la schiena dell’Orso – e lo ha costretto a fare il balzo – sono state le parole del comico/presidente ucraino Volodymy Zelensky, di ritorno dalla conferenza sulla sicurezza di Monaco inzuppata di russofobia, dove era stato acclamato come un Messia, secondo cui il memorandum di Budapest del 1994 avrebbe dovuto essere rivisto e l’Ucraina avrebbe dovuto possedere armi atomiche.

Questo sarebbe l’equivalente di un Messico nucleare a sud dell’egemone.

Putin ha immediatamente ribaltato la Responsabilità di Proteggere (R2P): il costrutto americano inventato per lanciare le guerre è stato adattato per fermare il genocidio al rallentatore nel Donbass.

Prima è arrivato il riconoscimento dei gemellini – la più importante decisione di politica estera di Putin da quando aveva inserito i jet russi nello spazio aereo della Siria, nel 2015. Questo è stato il preambolo per il successivo game-changer: una “operazione militare speciale… finalizzata alla demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina,” come l’ha definita Putin.

Fino all'ultimo minuto, il Cremlino ha cercato di affidarsi alla diplomazia, spiegando a Kiev gli imperativi necessari per evitare il rombo dei grossi calibri: riconoscere la Crimea come russa; abbandonare qualsiasi piano di adesione alla NATO; negoziare direttamente con i gemellini – dal 2015 un anatema per gli Americani; infine, smilitarizzare e dichiarare l’Ucraina neutrale.

I responsabili di Kiev, prevedibilmente, non avrebbero mai accettato le proposte – così come non hanno accettato il pacchetto principale, quello veramente importante, la richiesta russa di una “sicurezza indivisibile.”

La sequenza, allora, è diventata inevitabile. In un lampo, lo status di tutte le forze militari ucraine tra la cosiddetta linea di contatto e i confini originali delle oblast’ di Donetsk e Luhansk è diventato quello di un esercito di occupazione sul territorio nazioni alleate della Russia, che Mosca aveva appena giurato di proteggere.

Andatevene, altrimenti…

Il Cremlino e il Ministero della Difesa russo non stavano bluffando. Proprio alla fine del discorso di Putin che annunciava l’operazione, i Russi, in una sola ora, hanno decapitato con missili di precisione tutto ciò che contava in termini di esercito ucraino: Aviazione, Marina, basi aeree, ponti, centri di comando e controllo, l’intera flotta di droni turchi Bayraktar.

E non era solo la cruda potenza russa. È stata l’artiglieria della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) a colpire il quartier generale delle Forze Armate dell’Ucraina nel Donbass, che in realtà ospitava l’intero comando militare ucraino. Questo significa che lo stato maggiore ucraino ha perso istantaneamente il controllo di tutte le sue truppe.

Questo è stato Shock and Awe contro l’Iraq, 19 anni fa, al contrario: non per la conquista, non come preludio per un’invasione e un’occupazione. La leadership politico-militare di Kiev non ha avuto nemmeno il tempo di dichiarare guerra. Si sono bloccati. Le truppe demoralizzate hanno iniziato a disertare. Sconfitta totale – in un’ora.

L’approvvigionamento idrico della Crimea è stato immediatamente ristabilito. Sono stati allestiti corridoi umanitari per i disertori. I resti delle forze ucraine ora includono per lo più nazisti superstiti del battaglione Azov, mercenari addestrati dai soliti sospetti di Blackwater/Academi e un mucchio di salafiti-jihadisti.

Prevedibilmente, i media corporativi occidentali sono già andati completamente fuori di testa, bollandola come la tanto attesa “invasione” russa. Un promemoria: quando Israele bombarda abitualmente la Siria e quando la Casa dell’Unico Saudita bombarda regolarmente i civili yemeniti, nei media al soldo della NATO non se ne parla mai.

Allo stato attuale, la realpolitik indica un possibile fine partita, come espresso dal capo di Donetsk, Denis Pushilin: “L’operazione speciale nel Donbass terminerà presto e tutte le città saranno liberate.”

Potremmo presto assistere alla nascita di una Novorossiya indipendente – ad est del Dnieper, a sud lungo il Mar d’Azov/Mar Nero, così come quando era stata annessa all’Ucraina da Lenin, nel 1922. Ma ora sarebbe totalmente allineata con la Russia e assicurerebbe un collegamento terrestre con la Transnistria.

L’Ucraina, ovviamente, perderebbe qualsiasi accesso al Mar Nero. La storia ama giocare brutti scherzi: quello che era stato un “regalo” all’Ucraina nel 1922 può diventare il dono d’addio cent’anni dopo.

È tempo di distruzione creativa

Sarà affascinante osservare quella che il Prof. Sergey Karaganov ha magistralmente descritto, in dettaglio, come la nuova dottrina putiniana della distruzione costruttiva e come si interconnetterà con l’Asia occidentale, il Mediterraneo Orientale e, più avanti, con il Sud globale.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il cerimoniale sultano della NATO, ha denunciato il riconoscimento dei gemellini come “inaccettabile.” Non c’è da stupirsi: quel cambiamento ha mandato in frantumi tutti i suoi elaborati piani per porsi come mediatore privilegiato tra Mosca e Kiev durante la prossima visita di Putin ad Ankara. Il Cremlino – così come il Ministero degli Esteri – non perde tempo a parlare con i tirapiedi della NATO.

Il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, da parte sua, ha avuto di recente una intesa molto produttiva con il Ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdad. La Russia, lo scorso fine settimana, ha messo in scena una spettacolare esibizione di missili strategici, ipersonici e non, con Khinzal, Zircon, Kalibr, ICBM Yars, Iskander e Sineva in sincronia, ironia della sorte, con la festa russofoba di Monaco. In parallelo, le navi della Marina russa delle flotte del Pacifico, del Nord e del Mar Nero hanno eseguito una serie di esercitazioni di ricerca di sottomarini nel Mediterraneo.

La dottrina di Putin privilegia l’asimmetrico – e questo vale per i Paesi confinanti ed oltre. Il linguaggio del corpo di Putin, nei suoi ultimi due interventi cruciali, esprime quasi la massima esasperazione. Come si fosse reso conto, e non è un buon auspicio, e si fosse rassegnato al fatto che l’unica lingua che i neo-conservatori della Beltway e gli ‘imperialisti umanitari’ capiscono è il rombo dei grossi calibri. Sono decisamente sordi, muti e ciechi alla storia, alla geografia e alla diplomazia.

Così, si può sempre pensare che l’esercito russo, per esempio, possa imporre una no-fly zone in Siria al fine di preparare una serie di visite del signor Khinzal non solo alla losca enclave jihadista di Idlib protetta dai Turchi, ma anche agli Jihadisti al soldo degli Americani nella base di Al-Tanf, vicino al confine Siria-Giordania. Dopo tutto, questi esemplari sono tutti proxy della NATO.

Il governo americano abbaia senza sosta sulla “sovranità territoriale.” Quindi immaginiamo il Cremlino che chiede alla Casa Bianca una road map per la sua uscita dalla Siria: dopo tutto gli Americani stanno occupando illegalmente una parte del territorio siriano, aggiungendo un ulteriore disastro all’economia siriana con il furto del suo petrolio.

Il leader della NATO, Jens Stoltenberg, ha annunciato che l’alleanza sta rispolverando i suoi “piani di difesa.” Questo può significare poco più che nascondersi dietro le loro costose scrivanie di Bruxelles. Sono irrilevanti nel Mar Nero così come nel Mediterraneo Orientale – mentre gli Stati Uniti rimangono abbastanza vulnerabili in Siria.

Ora ci sono quattro bombardieri strategici russi TU-22M3 nella base russa di Hmeimim in Siria, ciascuno in grado di trasportare tre missili antinave S-32 che volano a Mach 4,3 con una portata di 1.000 km. Nessun sistema Aegis è in grado di intercettarli.

La Russia ha anche dispiegato alcuni Mig-31K nella regione costiera siriana di Latakia, equipaggiati con Khinzal ipersonici – più che sufficienti per affondare nel Mediterraneo Orientale qualsiasi unità di superficie statunitense, portaerei comprese. Gli Stati Uniti non dispongono di alcun meccanismo di difesa aerea che abbia anche una minima possibilità di intercettarli.

Quindi le regole sono cambiate. Drasticamente. L’egemone è nudo. Il nuovo accordo inizia col capovolgere completamente l’assetto post-Guerra Fredda nell’Europa Orientale. Il Mediterraneo Orientale sarà il prossimo. L’Orso è tornato, sentite come ruggisce.

Pepe Escobar

Fonte: thecradle.co
24.02.2022

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Annichilita la flotta aerea ucraina

L'UCRAINA ALLA PROVA DEL FUOCO: RESISTENZA O RESA? (SECONDA PARTE)


(di Andrea Gaspardo)
25/02/22

La seconda componente delle Forze Armate Ucraine è costituita dalla Forza Aerea, già in parte toccata nell'analisi intitolata “Sciame di Fuoco”.

Al momento dell'indipendenza dall'URSS, l'Ucraina ereditò un'enorme flotta aerea costituita da almeno 1.500 velivoli da combattimento ad ala fissa, senza contare quelli da ricognizione, da trasporto e gli elicotteri. Interessante notare che l'Ucraina possedesse anche un'aviazione strategica che raggruppava tutti i reggimenti di bombardieri strategici ereditati dall'Impero Rosso.

La crisi economica, i trattati internazionali sul disarmo e un generale disinteressamento da parte della politica hanno avuto l'effetto di provocare la caduta verticale delle capacità operative delle Forze Aeree che hanno dovuto radiare o vendere all'estro la maggior parte degli asset.

Nel 2014 le Forze Armate Ucraine furono colte completamente alla sprovvista dall'annessione russa della Crimea e dallo scoppio del conflitto in Donbass, nondimeno le Forze Aeree furono immediatamente gettate nella battaglia riportando gravi perdite di uomini e mezzi. Secondo le stime ufficiali, tra l'aprile e l'agosto del 2014 gli ucraini soffrirono la perdita di 22-23 tra aerei ed elicotteri, dopodiché smisero di pubblicare qualsiasi notizia relativa alle perdite subite. Secondo un rapporto della holding svizzera del campo della difesa RUAG, specializzata nel settore aeronautico, però, nel periodo compreso tra l'aprile del 2014 e l'ottobre del 2015 le Forze Aeree ucraine avrebbero perso ben 222 dei 400 velivoli a loro disposizione all'inizio delle ostilità, a causa dell'azione nemica, del “fuoco amico” e di incidenti di volo; un tasso di perdite allarmante.

Oggi le Forze Aeree comprendono le seguenti componenti: l'Aviazione da Combattimento, l'Aviazione Ausiliaria, le Forze Missilistiche di Difesa Antiaerea e le Forze Radar.

L'Aviazione da Combattimento raccoglie i reparti equipaggiati con gli aviogetti ad alte prestazioni che contano nel complesso 98 velivoli. Nello specifico essi sono: 12 bombardieri tattici Sukhoi Su-24, 17 cacciabombardieri da supporto tattico Sukhoi Su-25, 37 caccia multiruolo Mikoyan-Gurevich Mig-29 e 32 intercettori pilotati Sukhoi Su-27.


L'Aviazione Ausiliaria controlla invece le unità demandate al trasporto aereo, equipaggiate con 15 elicotteri da trasporto e collegamento Mil Mi-8, 22 aerei da trasporto medio Antonov An-26, 7 aerei da trasporto pesante Ilyushin Il-76 e l'unico esemplare del rivoluzionario ma sfortunato aereo da trasporto Antonov An-70, mentre non è ancora entrato in servizio l'Antonov An-178, pur ordinato in 3 esemplari. Vi è poi una piccola componente da ricognizione articolata su 3 Antonov An-30 mentre l'addestramento è garantito dalla disponibilità di 47 Aero L-39 Albatross.

Tutti i velivoli in servizio, se si esclude l'unico Antonov An-70, sono stati ereditati dal periodo sovietico e, tolti gli Aero L-39 Albatross che sono di origine cecoslovacca, gli altri aerei ed elicotteri sono di produzione sovietica. Sommando tutti i numeri sopra citati vediamo che le Forze Aeree Ucraine hanno in servizio un totale di 193 velivoli che, se raffrontato ai numeri forniti dal rapporto della RUAG, rende credibile l'affermazione da parte degli svizzeri in merito alle perdite sofferte dagli ucraini nel corso della guerra.

Le altre due componenti delle Forze Aeree, le Forze Missilistiche di Difesa Antiaerea e le Forze Radar sono strettamente integrate e collaborano alla difesa degli aeroporti militari allineando oltre 500 sistemi missilistici S-125 Neva/Pechora, 2K12 Kub, 9K37 Buk, 9K330 Tor, S-300PT e S-300PS oltre al vasto sistema di radar di sorveglianza che li assistono nell'individuazione e nell'ingaggio di possibili minacce.

La quarta branca delle Forze Armate Ucraine è la Marina e, come già detto in passato, ha sofferto assai più delle altre lo sfacelo finanziario ed organizzativo degli anni Novanta e Duemila. Al momento della dissoluzione dell'URSS, le neonate Russia ed Ucraina raggiunsero l'accordo di spartirsi a metà la Flotta Sovietica del Mar Nero, e in tal modo l'Ucraina ottenne una forza navale che, nella sola branca da combattimento, contava ben 350 vascelli!

Il periodo tra il 1992 ed il 2014 è stato segnato da una marcata decadenza del servizio, con numerose unità navali vendute sui mercati internazionali e le altre lasciate semplicemente a “marcire” nei porti di Sevastopoli, Dunuzlav, Nikolayev e Odessa. Interessante notare che il processo di decadimento dell'arma blu non sia cessato nemmeno dopo gli eventi del 2014 dato che gli ucraini hanno continuato a radiare quelle poche navi da combattimento che gli erano rimaste per “gentile concessione dei russi” che gliele hanno restituite come “segno di buon vicinato” dopo il “ratto della Crimea”.


Oggi la Marina Ucraina allinea in tutto 71 unità navali, ma solamente una, la fregata Hetman Sahaidachny (foto) della classe Krivak III, può essere considerata una vera nave da guerra (per altro priva di armamento missilistico!) mentre le altre sono navi da pattugliamento e da supporto.

È vero che nei piani dello stato maggiore ucraino la Marina dovrebbe nel corso del prossimo decennio essere rinforzata dall'entrata in servizio di altre 53 unità navali tra le quali meritano di essere menzionate 2 fregate classe Oliver Hazard Perry di fabbricazione americana, 4 corvette classe Volodymyr Velikyi e 6 fast attack craft classe Centaur di produzione nazionale, 6 fast attack craft classe Barzan di origine britannica e 2 corvette classe Adra di progettazione turca ma è assai improbabile che la Russia aspetterà senza far nulla lasciando che l'Ucraina si rafforzi nel Mar Nero.

Vista l'importanza che il dominio dei mari ha per tutte le potenze grandi e piccole del mondo, credere veramente che la Russia lasci ad un'Ucraina dichiaratamente nemica la possibilità di rafforzarsi sul fronte navale mi fa francamente sorridere.

Oltre alle navi di superficie, la Marina controlla anche tre altri corpi separati: l'Artiglieria Missilistica per la Difesa Costiera, l'Aviazione Navale e la Fanteria di Marina.

L'Artiglieria Missilistica per la Difesa Costiera ha il compito di difendere le coste del paese utilizzando sia missili ereditati dal periodo sovietici sia i nuovissimi missili da crociera R-360 Neptun entrati in servizio nel 2021.

L'Aviazione Navale ha in dotazione 17 tra velivoli ad ala fissa e ad ala rotante e ha come missione l'appoggio delle operazioni delle navi di superficie nel garantire la sovranità dell'Ucraina sulle sue acque territoriali.

La Fanteria di Marina allinea 5 brigate, 1 reggimento d'artiglieria e diverse unità indipendenti ed è stata pesantemente impegnata nel conflitto del Donbass al quale tutte le unità hanno preso parte a rotazione.

La quarta branca delle Forze Armate Ucraine è costituita dalle Forze da Assalto Aereo, eredi delle VDV di epoca sovietica. Dopo vari processi di riforma e “snellimento”, oggi le Forze da Assalto Aereo si articolano su una brigata aviotrasportata (la 25a), cinque brigate da assalto aereo (45a, 46a, 79a, 80a e 95a), una aeromobile (la 81a) e diverse unità indipendenti.

Le Forze da Assalto Aereo sono considerate unità d'élite delle Forze Armate e per questo sono state anch'esse pesantemente impegnate nel conflitto del Dobass nel ruolo di “fanteria d'assalto”.

L'ultima branca delle Forze Armate Ucraine è costituita dalle Forze per Operazioni Speciali che, nonostante il tentativo fatto in anni recenti di avvicinarle al cosiddetto “Occidente”, dal punto di vista dello spirito e delle dottrine operative restano gli eredi delle Spetsnaz sovietiche. Esse contano circa 4.000 uomini e sono organizzate in quattro reggimenti, tre dei quali assegnati alle operazioni “terrestri” e l'ultimo a quelle navali, e diverse altre unità di supporto.

Anche le Forze per Operazioni Speciali sono state impiegate intensamente negli scontri nel Donbass e, probabilmente, sono state responsabili degli assassini mirati di alcuni dei leader politici e militari delle repubbliche separatiste di Donetsk and Lugansk.

(Continua)



Quella che gli Stati Uniti non possono capire, perchè sul loro territorio, esclusa la guerra di Secessione, non è mai stata combattuta una guerra, che la Russia come sempre, Napoleone, Hitler, oggi la NATO, è in difesa e sta lottando per la propria sopravvivenza

Tenaglia sull’Ucraina
25 febbraio 2022


Fin dal primo giorno di operazioni, il 24 febbraio 2022, è apparso chiaro che l’offensiva su vasta scala delle forze armate russe in Ucraina ha significato una svolta epocale non solo dal punto di vista geopolitico, ma anche da quello strategico militare.

Da un lato ha mostrato che la Russia del presidente Vladimir Putin ha riaffermato la supremazia della politica sull’economia, dato che la dirigenza del Cremlino ha scelto la difficile strada della guerra, costrettavi in sostanza, nella percezione del Cremlino, da mesi e anni di sostanziale indifferenza occidentale per la percezione della sicurezza strategica russa.

E ha scelto questa strada pur sapendo che avrebbe portato danni più o meno gravi all’economia russa e individuando negli interessi nazionali fattori che vanno ben al di là del mero conteggio del PIL. Per questo si può dire che Putin abbia lanciato un monito preciso all’Occidente, ma forse, in parte anche alla Cina, al punto che è probabile che la tendenza mondiale ad aumentare le spese militari ne risulti rafforzata per diversi anni a venire.


Con la sua “operazione speciale”, la Russia ha anche shockato chi, soprattutto in Occidente, pensava che l’idea stessa della guerra su vasta scala fosse da archiviare, in favore di forze leggere e sofisticate, professionistiche, chirurgiche e di pronto intervento.

Il rullo compressore “novecentesco” che invece si è abbattuto sull’Ucraina sembra invece dire il contrario, il numero conta, come conta anche la mera forza d’urto) inclusa quella di mezzi corazzati), che certo può essere diretta dagli apparati elettronici odierni, ma di cui la precisione può non essere l’unico requisito fondamentale.

Artiglieria tradizionale e missili, carri armati che si muovono su strade polverose ed elicotteri che sfiorano la chioma degli alberi, un misto equilibrato di armi senza tempo e armi all’ultimo grido, sono lì a ricordarci che la guerra con la G maiuscola, quella “ad alta intensità”, resta sempre l’eventualità principale a cui nazioni e forze armate deve prepararsi.

Le operazioni di polizia internazionale, antiguerriglia o di soccorso umanitario alle popolazioni civili sono certamente rilevanti, ma il segnale lanciato da Mosca le ha fatte di colpo retrocedere in posizione secondaria se non marginale fra i compiti a cui i militari devono prepararsi.


Nel giro di poche ore, il Cremlino ci ha riportati indietro almeno al 1991 e se consideriamo che il fattore massa è ancor più critico nel caso della Cina, l’altro grande competitore strategico degli Stati Uniti, viene da chiedersi se, ragionando a mente fredda dopo che le acque, si spera, si saranno calmate, le forze NATO e occidentali in genere non dovranno poi dibattersi in ripensamenti e dubbi riguardo al percorso seguito negli ultimi decenni.

Per esempio, valutando che, se davvero il numero conta ancora, non sia il caso di reintrodurre, in una qualche forma, una sorta di servizio di leva.


Ritornando peraltro, visto che nel condannare l’offensiva di Putin si è scomodata come sempre l’ideologia della democrazia, all’origine stessa del concetto, dato che nell’antica Grecia “democrazia” era il potere del “damos” o “demos”, che era il “popolo in armi”, a significare che alla base dei diritti politici c’era la disponibilità a difendere la comunità.

Di riflesso, anche nell’ambito della tecnologia militare, potrebbe forse porsi di nuovo il dilemma fra armamenti talmente costosi e sofisticati da poter essere fabbricati in un limitato numero di esemplari, il che, per circolo vizioso, renderebbe gravissima ogni singola perdita di una macchina da guerra, o armamenti meno costosi, adatti appunto a guerre di massa perchè fabbricabili rapidamente in serie e la cui perdita in battaglia, spesso inevitabile, non costituisca un salasso eccessivo di risorse.

La lezione russa, finora, non ci ha toccati direttamente, ma cosa accadrebbe se in un futuro più o meno lontano fosse un colosso come la Cina a imboccare una strada simile? E questo senza spingersi a immaginare il sorgere eventuale di blocchi organizzati, e decisi a tutto, in aree popolosissime come l’Africa o l’Asia Meridionale.

Mezzo milione di uomini

Nel giro di poche ore, e nel pieno del continente europeo, si sono ritrovati a combattere un totale di mezzo milione di uomini, o quasi, assommando le truppe delle due controparti. Stando alle stime degli ultimi giorni, la Russia ha mobilitato contro l’Ucraina circa 200.000 uomini, sommati a circa 34.000 miliziani delle repubbliche secessioniste di Lugansk e Donetsk, mentre l’Ucraina ha, fra esercito, marina e aviazione, 245.000 effettivi incluse le riserve mobilitate.


Dopo che per settimane erano affluite verso la frontiera russa col Donbass e anche in altri punti del confine ucraino, come le terre limitrofe della Bielorussia o l’istmo della Crimea, le forze russe con una notevole componente corazzata e di artiglieria campale, anche missilistica, l’offensiva è scattata nelle primissime ore del 24 febbraio quando Putin si è visto respingere per l’ultima volta dal presidente ucraino Volodymir Zelensky un’offerta di compromesso in extremis.

Si ricorderà che il giorno prima, 23 febbraio, il presidente russo aveva ancora chiesto all’Ucraina di rinunciare a entrare nella NATO, la maggiore delle preoccupazioni di Mosca, oltre alle richieste agli occidentali di un trattato scritto sugli assetti strategici in Europa Orientale, rimaste inascoltate. Ma Zelensky ancora aveva risposto: “L’Ucraina conferma le sue ambizioni di aderire all’Ue e alla Nato”.


L’indomani, mentre in nottata a New York era in corso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, Vassilj Nebenzya dichiarava che i russi “avrebbero mirato al regime politico ucraino”, che già Putin nei giorni precedenti aveva tacciato di corruzione e servilismo verso gli Stati Uniti, scattava una operazione combinata notevolmente complessa.

I primi attacchi strategici venivano portati con missili da crociera KH-101 e Kh-555 sparati da bombardieri pesanti Tupolev Tu-95MS, Tu-22M3 e Tu-160 sui maggiori centri comando della difesa ucraina, devastando basi aeree, arsenali, caserme. Le esplosioni venivano avvertite già prima dell’alba presso la stessa Kiev, mentre anche batterie antiaeree, segnatamente di missili S-300, venivano annientate coi loro radar grazie alle missioni SEAD (Suppression of Enemy Air Defences), condotte da cacciabombardieri Sukhoi Su-34 armati di missili antiradiazione Kh-31P.


Anche missili Kalibr, sparati da navi della Flotta del Mar Nero, hanno contribuito ad ammorbidire fin dalle prime ore le infrastrutture militari ucraine in particolare presso le basi navali di Mariupol e Odessa, di fatto eliminando le capacità operative della Marina ucraina, già limitata a poche unità di scarso tonnellaggio.

I Kalibr avrebbero martellato anche l’aeroporto di Melitopol, la base aerea di Ivano-Frankivsk base di uno squadrone Mig-29 della 114ª Brigata Aerotattica dell’Aeronautica Ucraina, e il ponte di Genichesk mentre i missili balistici Iskander-M hanno colpito diverse basi, depositi e caserme e la base aerea di Dnipropetrovsk impiegata da Mig 29 e Sukhoi Su-25.

Stime dei giorni precedenti all’attacco indicavano in circa 500 gli aerei russi impegnati contro un’aviazione, quella ucraina, stimata in 220 velivoli di cui solo la metà da combattimento. Nelle prime ore della giornata si era segnalato l’abbattimento da parte ucraina di alcuni elicotteri e aerei russi, fra cui un Kamov Ka-52 ripreso in un filmato postato in rete, ma l’Aeronautica di Kiev veniva data in serata per sostanzialmente annientata, per quanto l’unica prova visibile fossero le immagini del relitto di un Antonov An-26 da trasporto, mentre l’abbattimento di almeno due Su-24 ucraini sono rivendicati dall’antiaerea delle milizie filorusse di Donetsk.


L’entità dell’offensiva aerea e missilistica russa nelle prime ore dell’invasione è stata valutata dagli Stati Uniti in “oltre 160 missili e 200 attacchi”, mentre dal canto suo il Ministero della Difesa di Mosca ha parlato di “83 obbiettivi colpiti, tra cui 11 piste d’atterraggio, una base navale e tre centri di comando”.

Le tre direttrici dell’offensiva

L’offensiva combinata a terra si è snodata lungo tre direttrici di base. Una dal Donbass verso Ovest e Sudovest, anche puntando sull’importante porto di Mariupol, sbocco dell’Ucraina sul Mar D’Azov.

Una da Sud, con sbarchi anfibi a Mariupol stessa e ad Odessa. E infine la terza, quella politicamente più importante, con truppe entrate dai confini settentrionali del paese, e dirette a Kharkiv e soprattutto a Kiev. Proprio la caduta, o quantomeno l’assedio, della capitale, che veniva ormai data per imminente nella nottata fra il 24 e il 25 febbraio, era stata evocata fin dalla mattinata quando prime confuse informazioni parlavano di “truppe russe che cercano di prendere il controllo dell’aeroporto di Kiev”.

Fra i primi a diffondere questa indiscrezione c’era su Twitter il senatore americano Marco Rubio, che essendo membro della commissione di intelligence del Senato di Washington doveva basarsi su informazioni di prima mano. Sempre all’inizio della mattinata i combattimenti sul fronte settentrionale erano segnalati a 120 chilometri da Kiev, ancora relativamente lontano ma già nelle prime ore del 25 febbraio truppe russe venivano segnalate a 30 chilometri della città.


Nel corso delle ore è apparso tuttavia sempre più chiaro che era in corso un attacco diretto alla capitale ucraina, appoggiato da continui raid dall’aria, ma basato su quella che sembrerebbe una riproposizione, almeno a grandi linee, di un’offensiva in stile “Kabul 1979”.

Quando l’Unione Sovietica avviò l’invasione dell’Afghanistan, puntò subito a occupare l’aeroporto della capitale Kabul, con un blitz di truppe aviotrasportate che dal 24 al 27 dicembre 1979 atterrarono di sorpresa nello scalo, assicurandosi il perimetro e facendo arrivare in poche ore un totale di 300 aeroplani da trasporto Antonov An-12 e An-24 dai quali sbarcarono 6.000 soldati dell’Armata Rossa. Di concerto, dalla frontiera sovietico-afghana calava una colonna meccanizzata di 15.000 soldati per aprirsi la strada fino a Kabul e dar manforte alla guarnigione avanzata nell’aeroporto.

Peraltro, lo stesso 27 dicembre, dall’aeroporto i russi avanzarono fino al palazzo presidenziale afghano con una colonna di ben 700 soldati con blindati camuffati da militari afghani, ma che in verità erano truppe speciali dei nuclei Alfa e Zenit del KGB. Irruppero nella più totale sorpresa nel palazzo, guidati dal colonnello Grigorij Bojarinov, che morì nell’azione.

Militari ucraini arresisi alle truppe russe

Nella Kiev odierna, si potrebbe prospettare qualcosa di simile? A mezzogiorno del 24 febbraio si vedeva bruciare, fra vistose volute di fumo nero, il palazzo sede dell’intelligence militare ucraina. Nel pomeriggio, da immagini e filmati, si è avuta infine conferma che paracadutisti russi elitrasportati della 31a Brigata d’Assalto Aereo della Guardia avevano preso possesso dell’aeroporto Hostomel, a circa 30 chilometri a Nord di Kiev, utilizzato anche come pista di collaudo dell’azienda aeronautica Antonov.

I parà della 31a, che è inquadrata nelle forze aerotrasportate VDV (Vozdushno Desantnye Voyska) devono aver subito varie perdite se è vero che alcuni dei loro elicotteri Mil Mi-8, nonché i Kamov Ka-52 per appoggio di fuoco, sono stati abbattuti nelle prime fasi dell’aviosbarco, come annunciato da Kiev.

Un aviosbarco sarebbe avvenuto anche all’aeroporto internazionale Boryspil di Kiev. Poichè i paracadutisti sono generalmente truppe armate in modo leggero che possono tenere una posizione per un tempo limitato, in attesa dei rinforzi, appare chiaro che gli aviosbarchi negli aeroporti intorno alla capitale anticipano l’offensiva terrestre verso la capitale la cui difesa sarebbe affidata soprattutto alla 1a Brigata Corazzata con tre battaglioni di carri T-64BM, più un battaglione di fanteria meccanizzata si blindati BMP1, con una forza totale stimabile in circa 1.600 uomini, 120 carri e 40 blindati più i supporti di artiglieria con semoventi 2S1 e 2S3 e lanciarazzi campali BM-21 oltre a batterie antiaeree con sistemi Strela 10 e Tunguska.


I russi sembra siano avanzati rapidamente anche nell’area della famigerata centrale nucleare di Chernobyl, tristemente nota per l’incidente radioattivo del 1986. Peraltro, all’1.00 di notte sul 25 febbraio si diffondevano notizie sul “sequestro del personale della centrale di Chernobyl da parte dei soldati russi”.

In serata, dopo indiscrezioni che segnalavano “truppe russe alla periferia della capitale”, il presidente Zelensky ha fornito un bilancio provvisorio delle perdite umane, parlando “di 137 morti ucraini, fra civili e militari, e circa 50 invasori russi” mentre in mattinata altre fonti attribuite al governo ucraino riferivano di 800 russi caduti.

Il capo di stato maggiore della Difesa ucraino, generale Valery Zaluzhny (nella foto sotto). ha detto che i russi hanno perso in combattimento nel primo giorno di guerra 30 carri armati, 130 veicoli corazzati, 5 aerei e 6 elicotteri: numeri smentiti da Mosca.


Zelensky ha dichiarato lo stato di mobilitazione generale, facendo anche distribuire 10.000 fucili ai civili per difendere Kiev decretando inoltre “il divieto per tutti i maschi dai 16 ai 60 anni di lasciare il paese”, affinchè partecipino alla lotta contro l’invasore. In nottata, verso le 2.00 del 25 febbraio, mentre scriviamo queste righe, Zelensky informava che sarebbe rimasto al suo posto nonostante l’ingresso a Kiev di truppe russe, sebbene da Washington gli americani stimassero fosse in corso l’accerchiamento della città.

Il presidente ucraino, inoltre, denunciava drammaticamente che “gruppi di sabotatori russi sono entrati a Kiev, con l’obiettivo di distruggere l’Ucraina politicamente, eliminando il capo dello stato. Secondo le nostre informazioni il nemico ha me come obiettivo numero uno, la mia famiglia come secondo obiettivo. Rimango nella sede del governo insieme ad altri”.

Al netto del linguaggio propagandistico inevitabile soprattutto in guerra, questo concorderebbe con l’ipotesi più plausibile formulata in queste ore dalla maggior parte degli analisti, cioè il fatto che Putin non intenda conquistare l’intera Ucraina ma imporre un cambio di regime rovesciando l’attuale governo, dopo aver demolito le forze armate del paese, in modo da evitare o ridurre al massimo eventuali sacche di resistenza più prevedibili nelle regioni occidentali come quella di Lvov, dove peraltro un eventuale movimento di resistenza antirusso potrebbe essere rifornito di armi dalla NATO attraverso la frontiera polacca.

Sbarchi diversivi

La confusione regna ancora sovrana e non è facile capire cosa sta succedendo davvero sul campo. Di certo, lo stesso Ministero degli Interni ucraino aveva fin dalla mattinata del 24 febbraio lanciato l’allarme sul rischio di infiltrati e sabotatori russi o filorussi. Sui social network è stato diffuso l’invito ai cittadini ucraini a segnalare tutti i possibili sospetti telefonando al numero speciale 102. Secondo il Ministero, addirittura, ha invitato a stare attenti a persone che indossano elementi di vestiario di colore rosso su una tuta mimetica.

Nelle stesse ore nel porto di Odessa è stato condotto, dopo il fuoco di preparazione con i missili da crociera Kalibr, un attacco anfibio da parte delle truppe scelte dell’810a Brigata di Fanteria di Marina (Morskaja Pechota), che si era già distinta in Siria fra il 2015 e il 2018 contro l’ISIS, sotto il comando del colonnello Dimitri Uskov, e che ora sarebbe comandata dal colonnello Alexei Sharov.


Non si sa se per approdare abbiano usato navi da sbarco come le classi Ropucha o Gren, oppure grossi hovercraft del tipo Zubr. Sbarchi sono avvenuti anche a Mariupol, dove la resistenza ucraina sarebbe molto accanita, tanto che si sono udite “centinaia di esplosioni”, segno di una battaglia accanita.

Del resto, Mariupol, è un obiettivo di valore strategico per i russi che con la sua conquista toglierebbero agli ucraini lo sbocco sul Mare D’Azov e il conseguimento della continuità territoriale fra la Russia e l’istmo della Crimea.

La città si troverebbe attaccata da due direttrici: dalle truppe russe che arrivano dal mare e da quelle, affiancate dalle milizie di Donetsk e Lugansk, che avrebbero già sfondato il fronte del Donbass, per prendere la città portuale alle spalle, dall'entroterra.

Uno sbarco russo si è verificato anche sulla piccola Isola dei Serpenti, occupata verso la serata di ieri dopo che era stata circondata da navi della Flotta russa del Mar Nero e cannoneggiata. Non si può dire quanto l’Ucraina possa resistere ancora alle zampate dell’orso russo, se ore o giorni. Da Washington il Pentagono stima: “Ci aspettiamo diverse fasi nell'attacco. Siamo insomma solo all’inizio, a meno di una resa, perché l’offensiva mira a decapitare il governo di Kiev”.

Il confronto Russia-Ucraina è impari fin dall'inizio e la superiorità aerea russa, nonché la distruzione preventiva dei centri di comando, controllo e comunicazione, rende molto difficile resistere per le forze di Kiev, che pure a terra non sarebbe, sulla carta, trascurabile.


L’Esercito Ucraino schiera circa 160.000 soldati, ma le riserve supererebbero i200.000 uomini. Al fronte, come si è detto, i russi schiererebbero 200.000 uomini, di cui oltre 150.000 in avanzata dai tratti di frontiera russo-ucraina e ben 30.000 dalla sola Bielorussia, ma si sa che l’Armata Russa conta in totale 800.000 uomini con riserve valutate in 2 milioni. La componente corazzata ucraina è importante, con 1.100 carri armati (ma molti sono nei depositi) e del resto lo stesso ambiente geografico delle pianure ucraine, rende quello scacchiere ideale per la guerra di carri.

Come noto, quelli di Kiev hanno ereditato dall’ex-URSS molti tank e in più lo stabilimento Malyshev di Kharkiv, storicamente “cuore” dell’industria carristica sovietica. Oltre ai T-64 e T-72, gli ucraini hanno anche qualche centinaio di T-80 e anche i T-84, questi di progetto locale. Salvo piccole differenze sono carri dello stesso tipo di quelli schierati da Mosca, salvo il T-84. Al crollo dell’URSS nel 1991, in Russia restarono le due “fucine” più importanti di carri, la Ural Vagon Zavod di Nizhny Tagil e la Omsk Trans Mash di Omsk, localizzate nelle remote e protette regioni al di là dei monti Urali.


Anche Mosca schiera molti T-72 delle versioni più aggiornate, che numericamente è ancora il tipo più importante, aggiornati coprendo scafo e torretta con tipo sempre più efficaci di piastrelle esplosive che fungono da “corazza reattiva”, cioè esplodono quando impatta su di esse di un’arma anticarro, il che ne abbatte l’energia cinetica.

La Russia ha anche T-80, come gli ucraini, e T-90 (fornito anche all’India e all’Egitto) mentre il nuovo T-14 Armata, comparso per la prima volta in pubblico alla parata sulla Piazza Rossa del 2015 ma in servizio in soli 100 esemplari per i test valutativi presso la 2a Divisione Taman della Guardia e che non sembra essere stato inviato al fronte.


Mosca avrebbe fra 2.500 e 3.000 carri armati in servizio più migliaia di altri immagazzinati in riserva. In totale, in caso ipotetico di una guerra generale, come potrebbe essere contro la NATO o, in un futuro ipotetico, contro la Cina, la Russia potrebbe schierare oltre 10 mila carri da battaglia.

Contro la doppia corazza (quella dello scafo e quella reattiva) dei tank russi, gli americani hanno fornito all’Ucraina missili anticarro FGM-148 Javelin a doppia carica cava disposta in tandem, la prima per distruggere la piastrella reattiva, la seconda per penetrare lo scafo o la torretta, del carro.

Nonostante, in linea teorica, un confronto terrestre di fanterie e di carri fra russi e ucraini, possa essere un po’ più equilibrato, il dominio russo dell’aria e le disarticolazioni preventive di reti e infrastrutture ucraine rendono chiaramente ardua una resistenza protratta all’invasione.

La NATO rinforza i partner dell’Est

In tutto questo dramma, Stati Uniti, NATO e Unione Europea si sono trovati a fare la voce grossa, evitando ovviamente di intervenire militarmente nel conflitto in Ucraina, trovandosi divisi sul tipo e la pesantezza delle sanzioni economiche da comminare alla Russia ma soprattutto abbandonando di fatto Kiev al suo destino dopo averla illusa per anni col sogno dell’integrazione in Occidente.

Per salvare la faccia, il segretario della NATO, il norvegese Jens Stoltenberg dichiarava: “Non ci sono truppe NATO in Ucraina al momento, non abbiamo nè piani nè intenzioni di dispiegare le truppe NATO in Ucraina ma stiamo incrementando truppe nella parte orientale dell’Alleanza in territorio NATO. L’Ucraina è un partner di valore, ma non abbiamo truppe e non abbiamo piani di inviare truppe in Ucraina”.


Poche ore dopo, a mezzanotte e mezza del 25 febbraio, Zelensky, sentendosi sempre più assediato nella capitale, proclamava, comprensibilmente: “Chi è pronto a combattere con noi? Io non vedo nessuno. Chi è pronto a dare all’Ucraina la garanzia di un’adesione alla NATO? Tutti hanno paura!”.

Poche ore dopo il presidente ucraino ha dichiarato che “l’Ucraina è rimasta sola, il mondo guarda cosa sta accadendo qui da lontano” aggiungendo che “mentre le forze russe sono a poche decine di chilometri da Kiev. le sanzioni non sono riuscite a convincere la Russia a desistere”.

L’Alleanza Atlantica, paventando una improbabile estensione del conflitto, ha mosso ulteriori truppe per rassicurare soprattutto i suoi membri dell’Est, come la Polonia Estonia, Lettonia e Lituania. E’ vero che la possibilità di incidenti di frontiera fra truppe, ma soprattutto fra navi e aerei di Russia e NATO resta, ed è grottescamente facilitata dall’assenza di canali di comunicazione tattica in tempo reale fra i comandanti sul campo delle due parti.


Canali di sicurezza che esistevano ma sono stato sciaguratamente eliminati nel quadro delle sanzioni del 2014 alla Russia a causa dell’annessione della Crimea. E’ comunque molto improbabile che ci possa essere un vero scontro militare, al momento attuale, fra NATO e Russia, salvo madornali errori di valutazione. La NATO ha mosso nuove forze, ma per “fare presenza” e mostrar bandiera mentre l’Ucraina viene travolta.

“Abbiamo oltre 100 aviogetti in massima allerta che proteggono il nostro spazio aereo e oltre 120 navi alleate in mare dal Nord al Mediterraneo”, ha detto Stoltenberg ma nessuno di questi mezzi aiuta gli ucraini.

Il segretario alla Difesa statunitense ha ordinato l’invio in Europa di ulteriori 7.000 soldati americani, stando al “New York Times”. In particolare arriverà in Germania una brigata corazzata munita dei carri pesanti M1A2 Abrams. Diventeranno così 14.000 i soldati americani aggiuntivi arrivati nel nostro continente da quando alla Casa Bianca regna l’amministrazione di Joe Biden, il che porta a circa 92.000 uomini le truppe americane in Europa.

Già 800 soldati americani della 173a Airborne Brigade, sono stati spediti per via aerea in Lettonia dalla loro consueta base italiana, la caserma “Ederle” di Vicenza. Gli inglesi hanno altri 800 soldati in Estonia e la Germania 350 in Lituania.

Ferve anche l’attività aerea. Dalla base friulana di Aviano, i caccia F-16 del 31° Wing dell’USAF, decollano ogni giorno per pattuglie CAP (Combat Air Patrol) fin sopra la Romania. Caccia F-15 del 48° Wing sono stati dislocati a Lask, in Polonia, mentre i 4 grossi Boeing B-52 che da metà febbraio sono stati rischierati sulla base britannica di Fairford hanno compiuto voli sull’Europa Centrale, atterrando anche nella base di Ostrava, nella Repubblica Ceca.

Otto caccia americani F-35 sono stati spostati dalla base di Spangdahlem, in Germania, fino in Lettonia, mentre altri due F-35 dell’USAF sono appena giunti in Romania. In Estonia arriveranno presto 20 elicotteri da combattimento AH-64 Apache. Da Sigonella, in Sicilia, la sera del 24 febbraio era decollato ancora un drone da ricognizione strategica americano RQ-4 Global Hawk destinato con un lungo volo a portarsi fin sul Mar Nero per monitorare la situazione.


In Romania, caccia Eurofighter Typhoon italiani e tedeschi intensificano i voli di sorveglianza, mentre F-16 rumeni hanno intercettato e fatto atterrare un Su-27 ucraino il cui pilota era fuggito dal paese invaso.

Quanto all’Italia, in Lettonia avremmo attualmente 250 alpini e 750 bersaglieri con 5 carri armati Ariete e altri mezzi, ma altri 250 soldati sono pronti per partire per Polonia e Romania. L’effetto più immediato dell’offensiva di Putin sembra essere quello di aver permesso alla NATO di serrare le sue file, confermando che, nell’ottica degli Stati Uniti, si aveva bisogno, per rivitalizzare l’alleanza, di riportare in auge un nemico, dopo averlo estenuato e provocato per anni, fino portarlo a questa reazione muscolare.

Ma a parte il clamore del momento, le pesanti conseguenze economiche delle nuove sanzioni alla Russia finiranno ancora per alimentare negli europei dubbi e incertezze per il fatto di dover pagare in prima persona per il fuoco di una crisi su cui ha soffiato Washington.

Foto: Min. Difesa Russo, Min. Difesa Ucraino, Twitter, Michael Koffman, RIA Novosti, Difesa.it e Alberto Scafella

i dati di fatto che emergono militarmente - spiega - sono due: il primo riguarda le perdite, per ora piuttosto limitate visto tutte le forze che sono in campo e anche per quello che mediaticamente si è visto e si è detto. L'altro aspetto è che i russi sono riusciti in poche ore a eliminare le capacità operative ucraine

UCRAINA
Gianandrea Gaiani, fondatore Analisi Difesa: "In poche ore Russia ha eliminato capacità operative ucraine"
di Giacomo Barducci
25 feb 2022

Mentre proseguono gli scontri in Ucraina il giornalista Gianandrea Gaiani, fondatore di "Analisi Difesa" analizza come la Russia sia riuscita ad avanzare così velocemente: "Diciamo innanzitutto che dopo poco più di 24 ore dall'inizio delle operazioni speciali in Ucraina, come le ha chiamate Putin, i dati di fatto che emergono militarmente - spiega - sono due: il primo riguarda le perdite, per ora piuttosto limitate visto tutte le forze che sono in campo e anche per quello che mediaticamente si è visto e si è detto. L'altro aspetto è che i russi sono riusciti in poche ore a eliminare le capacità operative ucraine".

"Come spesso avviene in tutte le guerre - aggiunge - gli attacchi vengono effettuati contro i centri di comando e controllo, le basi radar, i sistemi di difesa aerea, le forze aeronautiche e i russi non hanno fatto eccezione distruggendo gran parte di queste infrastrutture ucraine. Forse per questo - spiega - per la carenza di capacità aeree ucraine molti reparti terrestri dell'esercito di Kiev si sono ritirati. Dal Donbass, fronte sud, sono di fatto crollate le difese di fronte la Crimea e i russi hanno raggiunto il fiume Dnepr. Gli elementi che stanno emergendo, quindi, è che militarmente l'Ucraina non è in grado di opporre nessuna resistenza alle operazioni militari russe".

L'intervista a Gianandrea Gaiani (Fondatore "Analisi Difesa")

Eurasia, con i distinguo, compatta

Cina e India non votano risoluzione Onu che condanna l’aggressione russa in Ucraina
La risoluzione del Consiglio riafferma l’impegno per la sovranità, l’indipendenza e l’unità territoriale
26 Feb 2022 • Redazione



L’India e la Cina si sono astenute dal voto sulla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, presentata dagli Stati Uniti, che “condanna con la massima fermezza l’aggressione della Russia all’Ucraina”. Nuova Delhi, recita la dichiarazione di voto, sostiene che il dialogo sia “l’unico modo di appianare le differenze e mettere fine alla disputa” e chiede di tornare sulla “strada della diplomazia”.

La risoluzione del Consiglio riafferma l’impegno per la sovranità, l’indipendenza e l’unità territoriale dell’Ucraina e chiede che che la Russia “metta fine immediatamente all’uso della forza contro l’Ucraina e si astenga da qualsiasi ulteriore minaccia o uso della forza contro qualsiasi Stato membro delle Nazioni Unite”.

Anche la Cina si è astenuta. La risposta del Consiglio di sicurezza, ha spiegato l’ambasciatore cinese presso il Consiglio si sicurezza, “deve essere estremamente cauta” o potrebbe “chiudere completamente la porta ad una soluzione pacifica”.