L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 marzo 2022

Draghi, governo e parlamentari, bande di criminali, li manderemo nel fuoco ucraino a noi ci toccherà combattere per sopravvivere agli aumenti del pane e della pasta

Sta per scoppiare la guerra del cibo? La risposta in 3 grafici

5 Marzo 2022 - 13:21

Con i prezzi alimentari esplosi in seguito alla guerra in Ucraina, si teme il peggio per l’inflazione agricola e, in generale, per la fornitura di cibo. Un’altra guerra sta per scoppiare?


L’invasione russa dell’Ucraina ha sconvolto i mercati delle materie prime e spinto i prezzi agricoli e legati al cibo a livelli mai visti.

Il quadro attuale non è che l’anticamere di una crisi incombente: più persone probabilmente soffriranno la fame.

Il combattimento nella fertile regione del Mar Nero e il conseguente stop agli affari con la Russia, sta strangolando il commercio di grano, oli vegetali, mais e fertilizzanti per coltivarli e forniture sempre più limitate diventano ogni giorno più costose.

Secondo le Nazioni Unite, i prezzi alimentari globali sono balzati a un record il mese scorso, proprio quando è iniziato il conflitto nel granaio del mondo. Sta per scoppiare la guerra del cibo?
Guerra alimentare nel mondo? La risposta in 3 grafici

Brutte notizie sul fronte dei prezzi per le famiglie del mondo: lo slancio dell’inflazione alimentare non accenna a fermarsi.

Tutto è iniziato con il peggioramento della crisi energetica, l’aumento dei costi di trasporto e le battute d’arresto del raccolto con pandemia e fenomeni meteorologici avversi.

Ora sta raggiungendo gli scaffali dei supermercati, con i prodotti che stanno diventando scarsi e troppo costosi per alcune persone. Il grano è salito alle stelle del 40% la scorsa settimana – il massimo in assoluto – nel trading di Chicago.

“I proiettili e le bombe in Ucraina potrebbero portare la crisi della fame globale a livelli superiori di quelli che abbiamo visto finora”, ha affermato David Beasley, direttore esecutivo del World Food Programme.

La situazione è grave e volatile, come mostra questo primo grafico Bloomberg sull’impennata dell’indice dei prezzi del cibo:

Indice FAO prezzi del cibo

I mercati del grano sono stati davvero sorprendenti, con il grano alle stelle a un massimo di 14 anni. La Russia e l’Ucraina rappresentano un quarto del commercio mondiale di cereali e la loro assenza lascia gli importatori alla ricerca di altri fornitori.

Il grafico illustra proprio l’impennata record dei cereali:

Balzo future cereali

“Tutti questi altri Paesi alternativi potrebbero non avere nemmeno un’offerta sufficiente per la domanda globale. Naturalmente, i prezzi del cibo aumenteranno”, secondo Tosin Jack, responsabile dell’intelligence delle materie prime presso Mintec Ltd.

Non solo, le scorte globali di grano sono diminuite negli ultimi anni, mettendo in dubbio la loro capacità di attutire il colpo della guerra. Si teme inoltre anche che il conflitto impedisca agli agricoltori della regione di piantare questa primavera. Un’interruzione più lunga delle importazioni potrebbe rendere tutto più costoso.

Chi ne soffrirebbe di più? Il maggiore acquirente mondiale di grano è l’Egitto, dove la potenziale carenza ha un’ulteriore risonanza visto che l’aumento dei costi alimentari ha contribuito alle proteste della Primavera Araba un decennio fa.

Di seguito i Paesi che più dipendono dall’import dall’Ucraina per il grano:

Importazioni grano ucraino

Il Governo egiziano, inoltre, potrebbe anche portare avanti un’impresa delicata: aumentare il prezzo del pane sovvenzionato per la prima volta da decenni.

La situazione è davvero delicata. “Questa non è solo una crisi all'interno dell’Ucraina, ma influenzerà le catene di approvvigionamento e in particolare il costo del cibo”, ha ammonito il WFP.

” La nostra opinione è che indossare le mascherine abbia una funzione educativa e anche un impatto psicologico sulle persone. Non ci sono prove scientifiche che le maschere possano prevenire o ridurre efficacemente le malattie, ma In assenza di ragioni sanitarie avremo difficoltà a consigliare le mascherine.”

Smascherate le mascherine: era solo politica



Si aprono sempre di più gli scenari della narrazione pandemica e viene alla luce il fango politico e umano da cui sono uscite fuori le “misure” che sono state così meravigliosamente utili a conservare il virus, a diffonderlo e permettere il più grande affare del secolo a pochissimi e la rovina per una moltitudine. Viene soprattutto alla luce che talune non soltanto si sono rivelate inutili, ma anche estremamente dannose e del tutto estranee a ragioni sanitarie, ma in linea con la necessità di imporre alle persone una nuova normalità.. Alcuni mesi fa, l’ avvocato Gadi Shiloh , a nome di un gruppo di medici e scienziati israeliani soprannominato Mahatz Corona, ha chiesto informazioni al governo israeliano – ai sensi della legge sulla libertà di informazione – una relazione sullo scopo delle mascherine e sulla loro reale funzionalità . La lettera di risposta del Ministero della Salute israeliano del 22 novembre 2021, finalmente resa pubblica la quale riprende le discussioni del comitato di gestione covid, è in qualche scioccante perché rivela i miserabili retroscena della narrazione pandemica. Eccone i passaggi più significativi:

” La nostra opinione è che indossare le mascherine abbia una funzione educativa e anche un impatto psicologico sulle persone. Non ci sono prove scientifiche che le maschere possano prevenire o ridurre efficacemente le malattie, ma In assenza di ragioni sanitarie avremo difficoltà a consigliare le mascherine.”.

” Ci sono dubbi sul fatto che le mascherine possano ridurre la diffusione”.

” Anche se lo consigliamo, il pubblico deve sapere che non ci sono prove che le maschere possano prevenire la diffusione”.

Per la prima volta da due anni a questa parte una qualche autorità non solo ammette nero su bianco la totale inefficacia delle mascherine, ma collega apertamente l’obbligo del loro uso a fattori di tipo psicologico e politico evidentemente necessari a creare un’ atmosfera di paura e di obbedienza passiva. E ammette pure esplicitamente che le pseudo ragioni sanitarie addotte erano fasulle o quanto meno forzate. Si tratta di ammissioni importanti sia in generale, sia in relazione alle denunce penali per aver introdotto l’obbligo delle mascherine che pendono sull’ex primo ministro israeliano Netanyahu, sia sull’ex cancelliere austriaco Kurz. Anche questi procedimenti legali saranno importanti per raccogliere le prove consistenti degli abusi perpetrati da molti governi, senza alcuna ragione sanitaria: serviranno a impedire che il potere nasconda sotto il tappeto tutti la rete di complicità che ha permesso la creazione di una pandemia a partire da una sindrome di tipo influenzale ancorché costruita in laboratorio.

Ma queste informazioni sono preziose per contestare sul piano fattuale il comportamento inaccettabile e immorale dell’Oms che si è completamente adeguato agli ordini dei suoi contributori, ovvero Big Pharma, il noto filantropo Bill Gates e tutta la galassia che gira attorno a questo mondo. Queste saranno le munizioni per respingere il tentativo dell’Oms di creare un totalitarismo sanitario planetario.

Il capo ungherese dimostra di essere uno stratega, assolutamente non sprovveduto

Orban: “Sbaglia chi conta sulla NATO”

Maurizio Blondet 5 Marzo 2022

Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha detto venerdì mattina che sente di non poter contare sul blocco occidentale quando si tratta di una vera azione riguardante la sicurezza del paese.

“La NATO ci proteggerà quando saremo pronti a difenderci. Chiunque pensi che la NATO ci proteggerà si sbaglia”, ha detto in un’intervista per la radio statale Kossuth.

Orban ha lodato il fatto che l’Ungheria è riuscita a riorganizzare il suo esercito dal 2010 ed è abbastanza forte per proteggere se stessa e i suoi alleati. Tuttavia, crede che il paese dovrebbe stare lontano dalla guerra, poiché non è “compito dell’Ungheria risolvere la politica mondiale”. Il presidente ha aggiunto che la sicurezza dei cittadini ungheresi è la sua massima priorità in questo conflitto.

Orban ha anche avvertito che le sanzioni occidentali contro la Russia rappresentano un “pericolo immediato” per l’economia, notando che hanno già avuto un impatto in Ungheria, dove i prezzi dell’energia sono aumentati rapidamente, provocando ulteriore inflazione.
“Le sanzioni hanno un prezzo in quanto è un’arma a doppio taglio, e noi pagheremo questo prezzo nel breve termine”, ha detto nell’intervista, aggiungendo che è stato “solo l’inizio della crisi”.

Orban ha anche commentato i rifugiati ucraini che arrivano in Ungheria. Mentre circa il 70-80% dei 140.000 cittadini sfollati stanno andando in altri paesi, ha detto che l’Ungheria vuole offrire posti di lavoro a quelli che rimangono, e il primo ministro ha già avviato colloqui con i datori di lavoro. Ha aggiunto che il paese è pronto ad ospitare i rifugiati per tre mesi, ma ha avvertito che poi dovranno integrarsi nella società ungherese. Ha anche sottolineato l’importanza dell’assistenza sanitaria, poiché la pandemia di coronavirus rimane un problema.

Secondo l’ONU, più di un milione di persone sono fuggite dall’Ucraina da quando Mosca ha iniziato la sua offensiva giovedì scorso, dirigendosi in Polonia, Russia, Ungheria, Moldavia, Romania, Slovacchia e altri paesi per trovare sicurezza.

Sulla scia dell’invasione della Russia, l’Unione europea e altri paesi hanno posto una serie di sanzioni severe su Mosca, tra cui il divieto di diverse banche del paese dal sistema di pagamento globale, SWIFT, e la chiusura dello spazio aereo agli aerei russi. Importanti marchi internazionali come Apple, IKEA, H&M e Airbnb hanno anche sospeso le loro operazioni in Russia a causa del conflitto ucraino.


Hungarian PM says countries can’t count on NATO to protect them

Il parco buoi dei russi racchiusi su facebook e twitter è stato disciolto

Guerra Ucraina-Russia, Mosca blocca Facebook e Twitter
04 marzo 2022 | 19.57

La decisione dell'autorità russa dei media

(Foto Afp)

La Russia blocca Facebook e Twitter. Mosca, in guerra con l'Ucraina, spegne i social in patria. Roskomnadzor - autorità russa dei media - ha deciso di bloccare in Russia l'accesso alla rete di Facebook e successivamente adotta lo stesso provvedimento anche per Twitter. Da ottobre 2020, riferisce Roskomnadzor in relazione a Facebook, "sono stati registrati 26 casi di discriminazione contro i media russi e le risorse informative da parte di Facebook. Nei giorni scorsi il social network ha limitato l'accesso agli account del canale televisivo Zvezda, l'agenzia di stampa Ria Novosti, Sputnik, Russia Today, Lenta.ru e Gazeta.ru".


 

Voi euroimbecilli ci trascinate nella miseria mentre gli Stati Uniti continuano a importare a prezzi ancora più bassi il petrolio. Bravi, gli asini volano e Euroimbecilandia raglia

Default russo e sindrome Evergrande: aspettando Godot, affonderà l’Europa?

5 Marzo 2022 - 13:00

Le sanzioni contro Mosca? Inefficaci e ipocrite. Parola del guru Wolfgang Munchau. Ma, anzitutto, occhio al diverso impatto che stanno già generando sulle economie Usa e Ue. E lo Stoxx parla chiaro


Se il buongiorno si vede dal mattino, meglio comincia a scavare trincee. All’appello di Vladimir Putin per evitare inasprimenti delle sanzioni contro la Russia, foriere a suo modo di vedere unicamente di un aumento della tensione, l’Ue pare aver risposto picche. In una mossa che tradisce disperazione, Bruxelles starebbe infatti valutando la possibilità di richiedere l’estromissione tout court della Russia dal Fondo Monetario Internazionale, al fine di evitare che la sua Banca centrale possa accedere ai 17 miliardi di dollari di risorse pro quota assegnatigli lo scorso anno.

Mossa disperata, appunto. Poiché, a detta di tutti i giuristi, sprovvista di qualsiasi presupposto legale. Insomma, il classico passo falso. Poiché all’inapplicabilità concreta della proposta, andrà facilmente ad unirsi l’irritazione di Mosca per il tentativo. Complimenti. In compenso, il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha reso noto come sia allo studio anche l’ampliamento della lista di banche russe tagliate fuori dal sistema SWIFT. Altro attacco frontale al Cremlino. Ma anche in questo caso, tardivo e inefficace. E a dirlo in un articolo intitolato Not so Swift after all e pubblicato sul sito EuroIntelligence è stato nientemeno che l’ex guru del Financial Times, Wolfgang Munchau, solitamente molto ascoltato dalle autorità europee e ripreso con deferenza massima dai mass media.

La tesi è tanto semplice, quanto disarmante. E sintetizzata nella frase finale del pezzo: The EU is cheering on the Ukrainian side from a safe distance, watching from warm living rooms, heated by Russian gas (L'UE fa il tifo per la parte ucraina da una distanza di sicurezza, guardando da salotti caldi, riscaldati dal gas russo). Una condanna senza appello dell’ipocrisia imperante. Per alcune ragioni. Primo, il fatto di aver incluso nella lista delle banche estromesse solo sette istituti, guardandosi bene dal colpire Sberbank e Gazprombank. La prima perché la sua sussidiaria europea sarebbe costata un salasso ai Paesi membri in caso di default, stante i conti garantiti fino ai 100.000 euro. La seconda perché motore della fornitura energetica, ancorché di fatto vera e propria dinamo degli introiti statali che si vorrebbe colpire con le sanzioni.

Secondo, i tempi. Fra l’annuncio dell’estromissione da SWIFT e l’entrata in vigore del blocco sono passati dieci giorni: tempo durante il quale Mosca ha potuto studiare contromisure di by-pass. Se anche ora venissero incluse Sberbank e Gazprombank, difficilmente il Cremlino sarà coltro con la guardia abbassata. Non a caso, a definire le sanzioni come dead in the water ci ha pensato un giornale certamente non tacciabile di simpatie filo-russe come la Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Chi sta soffrendo, in realtà, per le sanzioni? Questo primo grafico

Allocazione percentuale su equities domestiche nei vari Paesi Fonte: FMI/Macrobond

mostra come i portfolios di investimenti dei russi siano al 95% concentrati su titoli domestici, quindi - al netto del voler infliggere dolore a Cremlino e oligarchi - finora l’Ue ha fatto piangere solo il signor Igor e la signora Irina. Ma questi altri due grafici

Andamento del comparto bancario dello Stoxx 600 Fonte: Bloomberg
Correlazione dei corsi fra Stoxx 600 e Standard&Poor’s 500 Fonte: Bloomberg

mostrano altro: se infatti il comparto bancario dello Stoxx 600 nelle ultime due settimane ha patito una sobria correzione del 30%, a far riflettere è la differenza di impatto che il regime sanzionatorio ha provocato fra lo Stoxx 600 nel suo insieme e lo Standard&Poor’s 500. Gli Usa hanno limitata esposizione alla Russia a livello finanziario, l’Europa no.

E se Joe Biden ora fa filtrare la possibilità di uno stop alle importazioni di greggio russo, è di ieri la notizia dell’acquisto da parte di Shell di uno stock di greggio degli Urali da Trafigura, dopo che questa ha spinto lo sconto sul Brent a 28,50 dollari per barile. Di fatto, solo questione di soldi e non di convinzione politica. E una prima dimostrazione di come il timore dei primi giorni rispetto alle sanzioni stia lentamente calando di intensità.

In compenso, questi due grafici

Spread di arbitraggio nel prezzo fra gas naturale europeo e statunitense Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Correlazione tra prezzo del gas naturale europeo e indice dei fertilizzanti Fonte: Bloomberg/Zerohedge

ci consegnano un quadro decisamente fosco per l’economia europea. Nel giorno in cui il gas naturale europeo (Dutch) toccava il record di 200 euro per megawatt/ora, lo spread fra questo e l’Henry Hub statunitense toccava un livello di 6 volte superiore alla media degli ultimi 15 anni di arbitraggio. Detto fatto, altro vantaggio competitivo per l’economia Usa rispetto a quella europea. La secondo immagine, poi, aggiunge criticità a criticità. Perché sempre ieri, la Russia ha raccomandato ai produttori di fertilizzanti - componente fondamentale in agricoltura e totalmente dipendente dal gas per il nitrato d’ammonio - di bloccare tutte le esportazioni. Decisione condivisa in serata anche dal governo ungherese.

Ufficialmente, Mosca citava ragioni logistiche come base del provvedimento ma è chiaro quale sia l’intento: mostrare all’Europa uno spoiler abbastanza terrificante di cosa la attende nel proseguo del 2022 a livello di economia reale. E i futures sul frumento a un massimo di 1.340 dollari parlano chiaramente di un’inflazione alimentare che impatterà in maniera devastante in combinato con quella energetica. Il tutto mentre i leader europei sembrano cullarsi eccessivamente e in maniera autolesionista nel sogno di un nuovo default russo come nel 1998, prospettiva che - non a caso - viene pompata quotidianamente e strategicamente dalle banche d’affari Usa, ultima in ordine di tempo JP Morgan.

La quale, stranamente, insieme a Goldman Sachs sta facendo incetta di distressed debt corporate russo a prezzo di saldo. Strana strategia. Almeno ufficialmente. Il rischio? Una sindrome Evergrande, il cui default è divenuto per settimane la pietra angolare di ogni ragionamento geopolitico e finanziario globale, salvo non essersi mai avverato. Come era ovvio, stante la leva di intervento pressoché assoluta della Pboc. Non sarà che in attesa del Godot di una Russia in ginocchio, a crollare - con somma gioia dei competitor d’Oltreoceano e della Cina - sarà la vecchia Europa?

Ci si allontana dai neonazisti

Zelensky alla frutta: ora prende le distanze dai nazisti



Il governo ucraino e Zelensky in particolare sentono ormai avvicinarsi il momento della disfatta e ciò che può muovere sulla scacchiera non sono truppe ormai scomparse o comunque non più in grado di operare efficacemente, ma le chiacchiere, soprattutto quelle che preparano un alibi per la strage di civili dietro la quale appendere le ultime speranze ricattatorie di Kiev oppure per gestire un “dopoguerra” piuttosto agitato e la piccola Norimberga che almeno per questo verrà allestita. Infatti a sorpresa si apprende che il reggimento Azov che da otto anni è al centro della politica ucraina con la sua purissima ispirazione neonazista, adesso si sarebbe ribellato: il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino ha scritto il seguente messaggio infatti al Ministro dello sviluppo comunitario e territoriale, proprio quello che vedete nell’immagine all’inizio del post:

Caro Alexei Mikhailovich!

Desidero informarvi che, in base alla situazione del 4 marzo 2022, oltre il 40% del territorio dell’Ucraina è occupato e controllato da divisioni delle forze armate russe. Più del 75% del potenziale militare delle forze armate ucraine è stato distrutto.

C’è un forte conflitto tra i battaglioni “Azov” e le forze armate ucraine. Il reggimento nazionalista non obbedisce più agli ordini.

Non ci aspettiamo alcun vero aiuto militare per l’Ucraina da parte della NATO. In considerazione di quanto sopra, vi chiedo di partecipare ad una riunione straordinaria a porte chiuse…

Non si vede il motivo di scrivere informative su eventi che sono certamente già a conoscenza di tutti i membri del governo, se non quello di cominciare a prendere le distanze dal reggimento Azov peraltro da molto tempo integrato nell’esercito come tutti gli altri 40 raggruppamenti di ispirazione nazifascista e così prendere anche le distanze dalle stragi che questi fanatici potrebbero provocare nella popolazione civile usata come scudo umano. Nel contempo questa mossa è tesa a smorzare le complicità dei governi fantoccio di Kiev nel sostenere e finanziare i gruppi di ispirazione nazista su cui il potere ucraino si è appoggiato. Tuttavia il superfluo messaggio fra i due alti personaggi del governo di Kiev e il fatto che esso sia trapelato sembra pare proprio una delle tipiche mosse ispirate dal dipartimento di stato americano giustamente preoccupato che venga fuori tutto il favore e i soldi concessi alle bande di Pravy Sector dall’occidente, come guardiani di un golpe che senza un nazionalismo inconsistente e di matrice puramente ideologica si sarebbe ben presto esaurito.

Non è certo un caso che nel “mondo libero” a cominciare dall’Europa siano stati messi al bando i siti informativi russi giusto in tempo per attenuare l’impatto di una epocale sconfitta occidentale e per evitare che giungano notizie sul modo con cui gli Usa e l’Europa, tramite le forze di ispirazione nazista, hanno abusato dell’Ucraina e dei suoi cittadini che oggi si fanno finta di accogliere, secondo la normale logica di devastare prima i Paesi e poi immergersi nella retorica dell’accoglienza. La verità di un estremismo di destra coltivato e sviluppato fin dal 2004 dai servizi americani e inglesi perché si arrivasse a un golpe e perché successivamente impedissero qualsiasi ripensamento, è ancora troppo brutto da confessare. Soprattutto a cittadini che stanno subendo lo stesso trattamento ucraino.

Subito dopo la diffusione del messaggio è giunta notizia di un razzo lanciato dall’esercito ucraino contro uno squadrone della morte nazista vicino a Mariupol che è totalmente circodata dalle truppe russe . Non si sa se la notizia sia sia vera e se questo fatto – qualora confermato – vada semplicemente ad appoggiare la presa di distanza delineata nella lettera, sia stato cioè ordinato da dalla lontana Leopoli oppure significhi che reparti dell’esercito ucraino stano passando dalla parte russa, man mano che l’ubriacatura nazista durata 8 anni sta scemando e lasciando il posto a un’altra realtà.

La Nato ha ufficialmente 120 basi in Italia

Dove sono le basi Nato in Italia: la mappa

5 Marzo 2022 - 07:46

Dopo le minacce di Putin contro la Nato e la preoccupazione di un possibile conflitto su ampia scala, è importante conoscere quali siano le basi Nato in Italia e dove si trovino. Ecco la mappa.


Aumenta la tensione tra i Paesi Nato a causa del protrarsi della guerra russo-ucraina. Sono in molti a temere un’escalation del conflitto, che potrebbe estendersi su ampia scala, specialmente dopo la minaccia nucleare mossa dal presidente Vladimir Putin contro i paesi che hanno aderito al patto atlantico.

Infatti tra le ragioni addotte da Putin per intraprendere il conflitto, decidendo di invadere e conquistare l’Ucraina, ci sarebbe proprio l’espansione dei confini della Nato. La volontà dell’Ucraina di aderire alla Trattato del Nord Atlantico avrebbe quindi costituito una minaccia per la Russia, oltre che una grave perdita economica e geopolitica. Al momento, come ormai è risaputo, l’Ucraina non è un membro della Nato, non rispecchiando in pieno un paese democratico, intanto però il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha presentato richiesta per l’adesione dell’Ucraina all’Ue.

A causa dell’escalation di violenze, nonostante siano in corso i trattati per porre fine alla guerra, si teme la possibilità che il conflitto provochi una terza guerra mondiale, dove lo scontro Russia-Nato sarebbe inevitabile. Benché questa sia solo un’eventualità e non è possibile sapere con certezza cosa potrebbe accadere all’indomani della fine dei tratti, è naturale domandarsi quali siano e dove si trovino le basi della Nato in Italia. Ecco la mappa.

Le basi militari della Nato in Italia: cosa sono?

Dopo aver spiegato nei precedenti articoli cos’è la Nato e quali siano le funzioni previste dal trattato del 1949, è importante definire cosa sono le basi Nato.

Le basi Nato sono delle basi militari adibite all'ospitare e accogliere sia le forze militari che il materiale dell’Organizzazione. Le basi, godendo di extraterritorialità, non sono soggette ai poteri giuridici dello Stato in cui si trova, quindi nel nostro caso non sono soggette a quelli italiani, anzi. Le basi mostrano di essere autonome e con delle proprie regole che rispettano i principi della Nato.

Le basi si trovano dal 1949 in Italia, anno in cui è stato firmato il Trattato del Nord Atlantico, all'epoca nel Paese erano già presenti le basi militari americane, in seguito agli accordi sul piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale. Come appreso dal sito Forze italiane, non è così semplice accedere alle basi Nato, dove si svolgono attività di:
  1. Addestramento militare;
  2. Spionaggio;
  3. Sperimentazione di apparecchiature segrete.
Dove sono le basi Nato in Italia: la mappa

Dopo le minacce di Putin alla Nato, è aumentata la tensione nei paesi aderenti al patto atlantico. In molti temono in un’escalation e qualora realmente si dovesse giungere a uno scontro tra la Russia e la Nato è naturale che ci si ponga una semplice domanda: dove sono le basi Nato nel nostro Paese?

In realtà come si apprende su altre fonti, non è così semplice quantificare il numero delle basi Nato in Italia, al momento quelle ufficialmente dichiarate sono 120, un numero di certo non indifferente. In realtà ci sono ragioni di credere che siano almeno 20 le basi militari o residenziali Usa coperte dal segreto militare, su queste quindi non si hanno delle vere informazioni, comunque si stima che i militari statunitensi in Italia siano circa 13.000.

Tra le basi Nato più importanti troviamo:
  1. Camp Darby, in provincia di Pisa e a breve distanza da Livorno, dove si trova un deposito di munizioni e bombe;
  2. Gaeta dove nel porto della città è ospitata la nave ammiraglia e il comando della VI flotta;
  3. Ghedi, in provincia Brescia in Lombardia, dove si trova un deposito di bombe nucleari;
  4. Aviano, nel Friuli Venezia Giulia, dove è presente la più grande base aerea americana del Mediterraneo;
  5. Vicenza dove si trova il comando US Army per l’Europa del sud;
  6. La Maddalena, in provincia di Sassari in Sardegna, dove si trova il comando della 22° squadriglia sottomarini nucleari.
In Italia però la più importante base Nato, che merita una menzione a parte, è quella che si trova a Sigonella, nella piana di Catania, dove vi è l’aeroporto della US Navy nel Mediterraneo.

La base Nato più importante in Italia: Sigonella

Come già anticipato Sigonella merita un paragrafo a parte. Infatti la base Nato che si trova a Catania è la più importante in Italia, non solo. In realtà in tutta la Sicilia si trovano numerose basi NATO. Infatti, come dimostrato anche durante la seconda guerra mondiale, l’isola sicula ha da sempre giocato un ruolo strategico fondamentale.

A oggi la Sicilia si presta come perfetta base di lancio per i super droni di ultima generazione, i Global Hawk, aerei guidabili in remoto il cui prezzo è di circa duecento milioni di dollari. Come spiegato da Forze Italiane, sono proprio questi super droni a sorvolare sul confine russo-ucraino per registrare lo spostamento dei soldati russi. Ma non è finita qui.

Sigonella funge da base di trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei droni, proprio in questa base infatti sono custoditi anche i “Triton” e i “Reaper” dei potentissimi droni killer. Di basi militari importanti strategicamente quanto quella di Sigonella troviamo la base di Ramstein, in Germania, e quella di Creech, in Nevada.


Serbia, Afghanistan, Libia, Iraq, Siria, Yemen li non ci sono stati morti. Occidente disperato, il clero delle televisioni indottrina facilmente si è esercitato per due anni sull'influenza covid, li ha cotti per benino ed ora si bevono tutto quello che passano

Trionfo della stupidità: l’Europa ha già perso la sua guerra



E adesso poveri burattini? A vederli nelle televisioni della menzogna sembrano duri e decisi, questi leader dell’Europa ma sono già dei morti viventi. E’ del tutto evidente che la Russia ha vinto la guerra, non contro l’Ucraina e gli ucraini, ma contro chi li ha voluto usare come una mazza e gli indignati di oggi con le mani sporche del sangue di mezzo mondo, non hanno fatto nulla per evitarlo, anzi hanno dato i popoli europei in pasto agli Usa. Sarebbe bastato che essi avessero insistito perché la Nato desse garanzie scritte di non espansione ad est che tutto questo non sarebbe accaduto. Soprattutto la Germania ha fatto malissimo e in maniera dilettantesca il suo doppio gioco: ha ingenuamente ritenuto che reggendo il moccolo a Washington sull’Ucraina, avrebbe avuto come paghetta il permesso di servirsi del Nord Stream 2. Ma non è andata perché l’Ucraina doveva servire appunto a recidere i contatti economici tra la Russia e il resto d’Europa, così e Berlino ha perso tutta la posta trascinandosi dietro il resto del continente. La Russia non è stata a guardare è scesa in campo e ha vinto, anche sul piano della civiltà preferendo un’azione più lenta che salvaguardasse la popolazione piuttosto che i barbari bombardamenti occidentali e i milioni di morti delle sue campagne d’aggressione. Contemporaneamente i prezzi dell’energia e del grano sono raddoppiati e incitando a una lotta più lunga, l’Europa non fa che aumentare le proprie perdite e il proprio suicidio.

Il declino di una cultura e dello spirito vitale è facile da percepire dal fatto che il comando diventa abuso e la forza si trasforma in menzogna e in volontà di distruzione. Il momento di passaggio è quello in cui la prepotenza svela l’impotenza e ogni azione non comporta più una sostanziale impunità, ma si paga a caro prezzo: così vediamo l’amministrazione americana sbavare perché non può impedire alla Russia di operare in Ucraina senza scatenare la guerra nucleare. I pazzi che cianciano di no fly zone americana pensano forse all’Irak, all’Afghanistan o forse alla Siria, cioè a Paesi che non avevano la forza di reagire alla prepotenza aviatoria a stelle strisce, ma la Russia è un’altra cosa, tanto che la fly zone non è nemmeno stata ipotizzata in Siria dopo la discesa in campo russa. Gli Usa semplicemente non hanno la forza di imporla senza distruggere se stessi, anche se la maggioranza ancora non se ne rende conto e pensa all’America invincibile. Ma ancora più patetiche sono le famose sanzioni il cui effetto sarà devastante non tanto per a Russia quanto per l’Europa puttana che vuole soddisfare ogni perversione del suo padrone. Ancora di più l’esclusione di Mosca dal sistema Swift provocherà molti grattacapi a Mosca, ma contemporaneamente accelererà l’ondata di dedollarizzazione, perché non solo una parte di scambi avverrà in altre divise se non addirittura in oro, ma in tanti capiranno che l’investimento in dollari significa impiccarsi alla corda di Washington e si libereranno del biglietto verde.

Insomma il momento del declino è manifesto quando la prepotenza comincia a non dare più tanti dividendi come ormai accade regolarmente da circa 8 anni, ma anche quando lo scenario di principi o di pretesti che vengono usati per dare una facciata presentabile dell’arroganza e allo sfruttamento altrui divengono stantii e contraddittori, privi non solo di qualsiasi credibilità, ma anche contrastanti con quelli utilizzati in passato. Tanto per fare un esempio di ciò che intendo dire è che la distruzione della Jugoslavia è stato perpetrato con il pretesto dell’auto determinazione e dunque del distacco delle varie nazionalità mentre per per 8 anni dopo il golpe a Kiev si è costantemente negata la possibilità dell’autodeterminazione al Donbass e alla stessa Crimea. Risulta dunque evidente che non ci sono principi e nemmeno regole ma si agisce solo secondo le convenienze e le contingenze . Proprio questa mancanza di etica tipica della contemporaneità permette la massima disinvoltura nel cambiare copione, ma anche la massima disponibilità delle persone a non percepire più la contraddizione. E nemmeno il ridicolo o il grottesco se è per quello: proibire un corso su Dostoevskij fa parte di quel cretino quotidiano cui siamo esposti. Ma da questa condizione di antropologia teratologica non si potrà uscire facilmente. E di certo non con gente che ha appena tolto alle proprie manifatture e alla propria economia in generale 200 milioni di persone, ha respinto uno dei maggiori produttori mondiali di energia, nonché il maggior produttore di grano causando aumenti di prezzi tali per cui tutti i settori economici europei saranno fuori mercato provocando povertà senza precedenti e tutto per difendere una cattiva causa per la quale milioni di persona pagheranno. Buon lavoro Ue. Del resto ognuno si merita i governi che ha per cui il crollo è stato in qualche modo voluto da tutti quelli che si adeguano facilmente ad ogni oscenità morale e fattuale. Ne riparleremo tra qualche secolo.

5 marzo 2022 - News della settimana (4 mar 2022)

Il mondo monopolare è il bene quello multipolare è il male


Pubblicato il 5 marzo 2022 da pierluigi fagan

La “società aperta” ha deciso di chiudersi. La società liberale va a polarizzarsi nella contraddizione delle sue stesse premesse.

L’ambasciatore italiano a Mosca, lì col chiaro mandato di favorire le relazioni commerciali bilaterali, ha avuto l’ardire di segnalare in una audizione parlamentare, il costo delle sanzioni per le nostre imprese su dati FMI. Un argomento che dovrebbe interessare una democrazia di mercato visto che parla di mercato, no? Dire questo è dire che non si dovevano elevare sanzioni? Credo che un ambasciatore navigato come Starace con un passato in Cina, USA, Giappone sappia qual è il suo limite ovvero dare informazioni, non suggerire decisioni. Ma la società aperta che amava definirsi anche società dell’informazione, ora scopre che le informazioni non piacciono, le informazioni disturbano le decisioni o per lo meno ne ricordano il prezzo. Non c’è nulla di male a sapere il costo delle decisioni, aiuta ad organizzarsi per poterle pagare o si pensa o si vuol far pensare che le decisioni ideali siano libere e gratuite?

Il direttore dell’unico quotidiano di informazioni sulle relazioni internazionali, Sicurezza internazionale, edito dalla LUISS Guido Carli, collegata in vari modi a Confindustria, diretto da un professore ricercatore affiliato al MIT di Boston e che pubblica in USA con la Cornell University, A. Orsini, ha l’ardire di invitare in tv ad inserire ciò che sta avvenendo in Ucraina in una inquadratura più ampia, nello spazio (geografia) e nel tempo (storia). Bassanini domanda nervosamente su twitter se Orsini esprime il pensiero della LUISS o personale di modo che LUISS sia obbligata a ribadire la sua stretta osservanza atlantista facendo una ramanzina al suo professore in pubblico sul fatto che questi si doveva attenere ai fatti e non dare interpretazioni. Già, “i fatti”.

Il giornalista RAI Marc Innaro, una prima volta a Mosca per sette anni, poi di nuovo negli ultimi otto, per aver riferito cosa i russi dicono dei fatti (se sta a Mosca cosa deve fare, riferire cosa dice Zelensky? Quello già lo riferiscono 7/24 sette-reti-sette+stampa e radio) è ora richiesto a gran voce esser spostato ad altro incarico. Magari come mi è capitato di sentire l’altro giorno su RAI News riferisce che i russi affermano di aver convocato l’ambasciatore della Croazia perché i russi avrebbero pizzicato 200 neo-nazi con passaporto croato ed avrebbero affermato che ve ne sono da ogni parte d’Europa e quindi hanno poi affermato che non tratteranno gli stranieri come prigionieri di guerra (il che ha un brutto significato come potrete intuire). O come ieri ha riferito che i russi sostengono che non sono così deficienti da sparare ad una centrale nucleare: 1) perché la vogliono prendere intatta; 2) perché la Russia dista dalla centrale meno che la Moldavia; 3) perché Mosca dista meno di Vienna. Così i russi sostengono che la controllano da giorni e che l’incidente è organizzato dagli ucraini per mandare in mondovisione la fake news. Siamo tutti adulti e dovremmo sapere tutti che la guerra delle informazioni e controinformazioni è norma, ma quando la fa Zelensky è verità, quando la fa Mosca è falsità sempre e comunque. Ma poi, non si capisce cosa altro dovrebbe fare Innaro se non riferire cosa dicono lì, cosa significa “corrispondente”?

Così, nell’uso pubblico della ragione, non puoi avanzare qualche dissonanza se prima non reciti il Credo nella Verità della Chiesa Unitariana del Bene contro il Male e del Vangelo della Marvel Comics, ma pare che ormai non basti più neanche quello. Non vogliamo nessun mondo multipolare, quindi ci polarizziamo, noi Bene, altri Male, tertium non datur e chi lo dà è collaborazionista suo malgrado. Il mondo crede a quel Vangelo, l’ha celebrato anche all’ONU. Peccato che tra astensioni e contrari, abbiamo votato paesi con metà della popolazione terrestre e poiché quel voto non comportava alcuna sanzione, è pure dubitabile che chi ha votato per la risoluzione voglia mai andare oltre alla semplice dichiarazione. Io non sono un paese ONU, ma se fossi stato lì l’avrei votata anche io quella dichiarazione, chi mai può difendere il “diritto” si un paese a varcare armato il confine di un altro? Siamo all’ovvio. Com’è ovvio che a tutt’oggi solo un quarto del mondo, l’Occidente polarizzato su Washington con il senior partner UK, ha elevato sanzioni, sebbene secondo la strana geografia surrealista della von der Leyen, questa sia la “comunità globale”.

Cos’è l’Illuminismo? Pensare con la tua testa. Avere il coraggio, pagarne il prezzo. Non pagare chi pensa per te tenendoti nell’infanzia eterna deresponsabilizzata, assumerti le tue responsabilità davanti al mondo. “Senonché a questo illuminismo non occorre altro che la libertà, e la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Ma io odo da tutte le parti gridare: – Non ragionate! – L’ufficiale dice: – Non ragionate, ma fate esercitazioni militari. – L’impiegato di finanza: – non ragionate, ma pagate! – L’uomo di chiesa: – Non ragionate, ma credete!” diceva Kant in quel del 1784. Comprendere è prender assieme quanti più fatti ci è possibile, giudicare viene solo dopo che hai ben compreso, comprensione e giustificazione sono atti separati e con fini diversi.

Così oggi sembra che la società aperta-chiusa, la Wide-Shut-Society, la società spalancate ad alcune cose ma chiusa ad altre, necessiti di spegnare la luce, non è epoca di illuminismi. La società aperta mi sembrava dovesse esser liberale, ma si sa i liberali annunciano principi universali, ma con applicazioni particolari. Sono come i contratti assicurativi, la fregatura è a corpo 5. Locke annunciava la totale libertà di credenza, ma il totale era dentro il protestantesimo, se eri cattolico o ateo andavi al gabbio e buttavano via la chiave, se non di peggio.

Quando s’impone il buio, vuol dire che si vuol nascondere qualcosa?


L'Occidente accelera l'interconnessione di Eurasia

Gli USA, dopo il fronte sud, bloccano il fronte est della Via della Seta
di Pasquale Cicalese
27 febbraio 2022

Non mi addentro nelle tematiche della guerra, voglio fare un’altra considerazione. Nei siti cinesi durante l’ultimo anno e mezzo si dava conto dell’esplosione dei transiti ferroviari, anche a seguito del boom dei prezzi dei noli marittimi, tra la Cina e l’Europa. Il mercato era arrivato a valere il 14% dell’intero interscambio Cina Europa. Il transito passava per la Russia, la Bielorussia e l’Ucraina, per poi arrivare a Duisburg, Germania, dove c’è uno snodo merci fondamentale per l’intera Europa. La stessa Italia era arrivata a programmare transiti ferroviari con la Cina, attraverso lo snodo di Melzo, in Lombardia. Il transito ferroviario suggellava l’asse Germania ,Russia Cina, un asse commerciale ma che aveva ricadute politiche visto che era criticato dagli Stati Uniti. Non solo gli Usa, inglobando l’Ue nella guerra con la Russia, hanno bloccato North Stream, non solo ci saranno sanzioni che colpiranno la Russia e come un boomerang l’Ue, ma lo stesso interscambio ferroviario con la Cina si bloccherà con conseguenze gravi per gli esportatori europei. Certo, c’è il mare, ma il costo dei noli marittimi è esplosivo da due anni e molti piccoli operatori non se li possono permettere. Viene dunque bloccato il fronte Est.

Gli Usa avevano già bloccato il Fronte Sud (Italia) con i repentini cambi di politica governativa ed estera nel nostro Paese, che nel giro di tre anni passava dall’accordo sulla Via della Seta e ostracismi diplomatici fomentati dagli americani. Ai cinesi rimane il Pireo, ma non ha linee autostradali e ferroviarie. La Cina dunque perde una parte dei commerci con l’Ue. Gli Usa a questo punto si rivolgeranno al Mar cinese meridionale per bloccare i traffici marittimi cinesi e fomenteranno rivolte in Egitto per bloccare il canale di Suez. Alla Cina rimane l’Asia e l’asse Cina, Russia, Pakistan e Iran, un blocco unico capace di compensare le perdite europee. Di fondamentale importanza il “Corridoio Pakistano” che la Cina ha ultimato e che arriva al porto di Gwdar. Se questo blocco regge e si sviluppa, assieme al Rcep, la storia dei commerci internazionali potrebbe dopo secoli cambiare, con perdita di centralità europea. Tre di questi paesi sono potenze atomiche, la Cina da anni contribuisce alla loro industrializzazione in cambio di sbocchi al mare e/o materie prime. Non ho idea di come finirà in Ucraina, il fronte est commerciale è perduto. Si tratta di vedere quali altri verranno aperti. Di certo, l’Europa ci perderà. Aver rinunciato ad una propria autonomia strategica e aver seguito gli americani, che altro non volevano che la rottura dell’asse Germania Russia Cina sarà nei prossimi decenni fatale.

Il clero del Circo Mediatico televisivo ci ha dichiarato guerra Paura&Terrore deve essere il nostro pane quotidiano, ci imboccano quotidianamente, in tutte le ore, in qualsiasi trasmissione e dobbiamo abbeverarci obbligatoriamente alla loro ideologia facendoci scordare i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre aspettative

La guerra che c’e’, quella che non c’e’ e quella fatta a/da noi
di Fulvio Grimaldi
1 marzo 2022

Integro un mio post diffuso ieri, intitolato “Guerra virtuale nel Metaverso….” In cui esprimevo la mia impressione che in Ucraina si tratti di un conflitto in grande misura inventato. Ribadisco l’idea.

Quello che a noi arriva dai comunicatori (non chiamiamoli giornalisti) e commentatori è tutto fondato su quanto l’apparato del regime di Kiev fa sapere a inviati asserragliati nei loro hotel, lontani da qualsiasi azione sul campo, che quindi, rinunciando al mestiere nobilissimo dell’inviato di guerra, fanno da camera dell’eco alla propaganda di regime. Con, peraltro, piena soddisfazione dei rilanciatori a casa. Una guerra, resa invisibile a chi la dovrebbe documentare e ne mostra solo foto di repertorio, quando non ricorre a vecchi videogiochi per raccontare una “pioggia di missili”, fornisce convincenti motivi, specie a chi ha esperienza in proposito, per dubitarne.

Tanto più che delle immagini, invisibili, di atrocità, distruzioni e morti subite, non ne scorre traccia sui nostri schermi, mentre dell’unica guerra che si sa in corso, ma che viene totalmente ignorata, è quella dei resistenti nel Donbass, da otto anni sotto attacco e ora soccorsi da unità russe.

Che forze russe intervengano in difesa di una popolazione aggredita da reparti dichiaratamente nazisti, colonna portante anche dell’assetto istituzionale dell’Ucraina, rivelerebbe qualche buona ragione per “l’invasione russa” del criminale dittatore Putin.

In virtù di quanto i grandi strateghi globali intimano al cliente Zelinsky di comunicare, si sono a tal punto invertiti attori, cause, e obiettivi del confronto USA, NATO, UE con la Russia, da assolvere i regimi UE da ogni reato di violazione della norma internazionale, che vieta l’export di armi a Stati in azione belligerante. Con la conseguenza di fare in modo che l’UE e i governi europei riversano le terrificanti conseguenze economiche e sociali della manovra sui propri popoli. Alla loro insaputa di quanto succede e perché.

Avendo potuto riferire dal luogo degli accadimenti bellici, a cui nessuna “dittatura” mi ha mai impedito l’accesso e il lavoro, né in Iraq, né in Libia, né in Siria, né in Irlanda del Nord, né ovunque, ho anche lunga esperienza di come operano certi colleghi occidentali giustamente definiti “embedded” e poi “presstitute”, che ora ritrovo in Ucraina, a fare il giro dei loro alberghi.

LA VOCE DELL’ALTRO NON DEVE ESSERE SENTITA.

A creare questa situazione è indispensabile silenziare ogni voce dissenziente e, subito subito, quella del “nemico”. A Belgrado, nei primi giorni dei bombardamenti del 1999, vidi radere al suolo il centro della TV di Stato, con dentro 17 tra giornalisti e tecnici. Stessa cosa a Baghdad nel 2003, in Libia e Siria nel 2011. E l’idea che in Occidente, o almeno in quell euro-atlantista, hanno della democrazie e del pluralismo delle voci.

Bombardare a Mosca la TASS, sarebbe eccessivo e anche imbarazzante. E allora, davanti al cattivo esempio di Putin, che lascia in vita giornali e canali di opposizione critici del regime, ma “indipendenti” grazie a mezzi spesso assicurati dalla Open Society di Soros, o dalla National Endowment for Democracy (che ospita nel retrobottega la CIA), si procede a mozzare la lingua (e a tappare a noi occhi e orecchie) di chi dice altro. Ieri un’Ursula von der Leyen raggiante, che in Ucraina favorisce gli eredi dei suoi connazionali che hanno fatto Marzabotto, ha dato la notizia che in Europa vanno silenziati e chiusi le due fonti d’informazione russe, Sputnik e RT. Media che, fino a ieri, ci mantenevano in ambito democratico dandoci la loro versione dei fatti dell’Ucraina e del mondo.

Già infantilizzati a dovere dall’informazione e dai diktat pandemici, a noi non spetta la facoltà di discriminare tra verità del rispettivo nostro Ministero e l’odiosa propaganda e disinformazione dei russi.

Magari i comunicati del governo russo e delle sue forze armate potranno contenere elementi di propaganda, quando ci dicono che non è mai stato colpito un obiettivo civile e che i bombardamenti hanno distrutto fino a ieri solo 1.146 infrastrutture militari (posti di controllo e comunicazione, carri armati, aerei ed elicotteri, difese antiaeree, lanciamissili, artiglieria di campagna, missili e radar). Riferiscono anche dell’avanzata di alcuni chilometri.delle forze delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Notizie che potrebbero risultare imbarazzanti per la narrazione ucraina dell’eroica resistenza, strada per strada, dei soldati e del sacrificio di civili, donne e bambini, che nessuno, neanche con un cellulare riesce a riprendere. E’ che è dunque pericoloso far conoscere a dei bambini.

Ognuno creda quel che vuole, ma una guerra c’è, già c’era dal 2014, l’altra si racconta. Quello che non si racconta, se non in bisbigli angosciati, è quanto i salvatori dell’Ucraina ci faranno pagare il loro buoncuore in termini di paura, fame, degrado. E l’emergenza? Non è mica anche per tutto questo che viene prolungata a fine anno? Il virus non gli è bastato. Anzi, gli ha aperto la strada.

E la Costituzione che lo vieta? La Costi…che?

Tutto possibilmente vero ma la Russia, i russi, Putin non hanno avuto nessun altra scelta se volevano/vogliono conservare la propria Nazione

Russia: dalle sanzioni al crollo?
di Michael Roberts
2 marzo 2022


La guerra economica tra il gruppo di paesi della NATO guidato dagli Stati Uniti e la Russia si sta intensificando insieme alla vera guerra nella stessa Ucraina. In risposta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, gli Stati Uniti e l'Europa hanno alzato la posta imponendo sanzioni economiche, in primo luogo la sospensione di qualsiasi relazione con le diverse importanti banche russe, comprese le due maggiori, Sberbank e VTB. Tuttavia, è significativo che le sanzioni escludano la Gazprombank, il principale finanziatore russo alle società che esportano energia. Chiaramente, l'Occidente non vuole interrompere le esportazioni di petrolio e gas a causa delle sanzioni, quando la sola Germania fa affidamento sul 40% della sua energia dalle importazioni russe.

Di conseguenza, il pacchetto di sanzioni della NATO prevede sostanziali eccezioni. In particolare, mentre sanziona le maggiori istituzioni finanziarie russe, esclude alcune transazioni con quelle istituzioni legate all'energia e alle materie prime agricole, che rappresentano quasi i due terzi delle esportazioni totali. Significativamente, l'Italia ha fatto pressioni con successo per esentare dal divieto di esportazione la vendita delle borse di Gucci ai ricchi russi! Pertanto ora la leader dell'UE Von der Leyen e Biden alla Casa Bianca hanno annunciato che "lavoreremo per vietare agli oligarchi russi di utilizzare le loro risorse finanziarie sui nostri mercati". Biden dichiara che gli Stati Uniti "limiteranno la vendita della cittadinanza - i cosiddetti passaporti d'oro - che consentiranno ai ricchi russi legati al governo di Mosca di diventare cittadini dei nostri paesi e di accedere ai nostri sistemi finanziari". L'UE e gli Stati Uniti stanno lanciando una task force per "identificare, dare la caccia e congelare i beni delle società e degli oligarchi russi sanzionati, i loro yacht, le loro ville e qualsiasi guadagno illecito che possiamo trovare e congelare".

La ridicolaggine e l'ipocrisia di queste misure proposte non dovrebbero mancare. Per decenni, i governi occidentali sono stati felici di ricevere questi "soldi sporchi" e persino di consentire agli oligarchi di ottenere la cittadinanza e privilegi speciali per esercitare un'influenza sulla politica nei loro paesi al fine di sostenere i partiti filo-capitalisti. Ora questi privilegi devono essere eliminati (anche se vedremo fino a che punto si arriverà). I super ricchi russi (incluso Putin) hanno accresciuto enormemente la loro ricchezza durante la pandemia da COVID. I miliardari russi (ci piace chiamarli "oligarchi" in Occidente) hanno la quota di ricchezza rispetto al PIL più elevata rispetto a tutte le principali economie capitaliste, seguiti da vicino dalla "socialdemocratica" Svezia e poi dagli Stati Uniti come mostra il grafico.

Ricchezza dei miliardari come % del PIL

In azzurro la % del PIL nel 2020, in blu la % del PIL nel 2021

Come altri miliardari, quelli russi esportano e nascondono le proprie ricchezze nei paradisi fiscali, in obbligazioni delle banche svizzere e di altro genere ed acquistano anche proprietà e beni all'estero. La loro ricchezza "offshore" (in chiaro nel grafico sottostante) è molto più alta di quella di altri gruppi di miliardari.

La quota e la composizione della ricchezza del top 0,01% (2000-2009).

Fonte: Journal of Public Economics 162 (2018) 89-100. Appendice Tables 8b e 11b. Scandinavia rappresenta la media di Norvegia, Svezia e Danimarca https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0047272718300082

I divieti all'esportazione e al commercio, la sospensione dei rapporti con banche selezionate e il ritiro di alcuni privilegi per gli oligarchi russi avranno effetti piuttosto scarsi sulla Russia. Il commercio di energia deve continuare, con la Russia che rifornisce ancora il 25-30% delle forniture energetiche europee, la Russia poi non dipende più da finanziamenti esteri. L'avanzo delle partite correnti della Russia è passato da meno del 2% del PIL nel 2014 a circa il 9% del PIL nel 2021, accumulando notevoli riserve di risparmio in eccesso che possono essere sfruttate in caso di necessità. Il settore pubblico in generale, compresa la Banca Centrale Russa (CBR), il settore delle imprese e il settore finanziario sono creditori esteri netti. La CBR ha oltre 630 miliardi di dollari di riserve, sufficienti per sostenere tre quarti dell'offerta di moneta interna, quindi non ci sarebbe bisogno di stampare rubli per finanziare l'attività economica. Inoltre, la Russia ha un fondo sovrano di 250 miliardi di dollari, che, sebbene relativamente illiquido, potrebbe essere ridotto per rafforzare i finanziamenti.

Le imprese russe e il governo si sono preparati ad eventuali shock futuri come la perdita dell'accesso al dollaro mentre è già fortemente diminuito l'uso del dollaro USA nelle transazioni commerciali e finanziarie. Il Ministero delle Finanze non detiene più asset denominati in dollari USA nel suo fondo petrolifero e la CBR ha anche ridotto della metà la quota di dollari USA nelle sue riserve, a circa il 20%, in quanto l'euro, e in misura minore il renminbi cinese, sono diventate alternative preferite. Molte società e banche russe ora includono regolarmente nei contratti delle clausole che prevedono l'uso di un'altra valuta per il regolamento dei conti nel caso in cui non sia possibile utilizzare il dollaro USA. La Russia ha anche accelerato l'utilizzo delle proprie carte di pagamento, come Mir1, così come il servizio di messaggistica simile allo SWIFT System for Transfer of Financial Messages (SPFS). Tuttavia, entrambi operano attualmente solo a livello nazionale, lasciando la vulnerabilità alle transazioni transnazionali in altre valute.

Ecco perché il governo degli Stati Uniti e i governi europei hanno deciso ora di introdurre sanzioni molto più pesanti, essi hanno in programma di bandire le banche russe dal sistema di transazioni internazionali SWIFT e di congelare gli asset della Banca centrale russa. La misura SWIFT complicherà notevolmente la capacità delle banche russe di portare avanti attività internazionali e saranno costrette ad effettuare accordi bilaterali con banche "amiche" o utilizzare vecchie tecnologie come il fax.


Ma questo potrebbe danneggiare anche le banche e il commercio per l'Europa, in particolare, se venisse rimosso dallo SWIFT anche il finanziatore di energia russo Gazprombank (cosa improbabile). La misura più grave è la proposta di congelare gli asset in dollari della Banca centrale russa, cosa che prima d'ora non è mai avvenuta ad uno Stato membro del G20. Solo le banche centrali del Venezuela, Corea del Nord e dell'Iran hanno subito questo destino che, se risultasse efficace, significherebbe che le riserve valutarie russe in dollari non potrebbero essere assolutamente utilizzate per sostenere il rublo sui mercati valutari internazionali o sostenere il finanziamento in dollari delle banche commerciali nazionali. Il governo dovrebbe fare affidamento sul finanziamento del rublo (e il rublo sta precipitando sui mercati valutari mondiali) e su valute non a corso legale come l'oro.

Distribuzione geografica degli asset in valuta estera e in oro della Banca di Russia in %


La maggior parte delle riserve valutarie della Russia sono detenute nelle banche centrali occidentali. La Russia ha circa il 23% delle sue riserve in oro, ma non è chiaro dove sia detenuto fisicamente, per cui se venisse applicata questa sanzione, potrebbe danneggiare gravemente i flussi monetari e il rublo russo, provocando un'accelerazione dell'inflazione e persino una corsa alle banche. Poi ci sono le sanzioni "a combustione lenta" sull'accesso della Russia alle tecnologie chiave. Gli Stati Uniti mirano a tagliare fuori la Russia dalle forniture globali di chip. La mossa interrompe l'offerta dai principali gruppi statunitensi come Intel e Nvidia. Anche la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più grande produttore di chip a contratto del mondo, che controlla più della metà del mercato globale dei chip su ordinazione, ha promesso il pieno rispetto di questi nuovi controlli sulle esportazioni. Alla Russia viene ora effettivamente negato l'accesso ai semiconduttori di fascia alta e ad altre importazioni tecnologiche fondamentali per il suo sviluppo militare. Tuttavia, è possibile che le società cinesi, in particolare quelle che sono state esse stesse bersaglio delle sanzioni statunitensi, possano aiutare la Russia ad eludere i controlli sulle esportazioni. Huawei potrebbe intervenire per estendere il mercato delle apparecchiature per telecomunicazioni verso la Russia.

Tutto sommato, l'invasione dell'Ucraina da parte di Putin è un'enorme scommessa che, se non riuscirà a "neutralizzare" l'Ucraina e costringere la NATO ad un accordo internazionale, indebolirà gravemente l'economia russa e la Russia non è una superpotenza, né economicamente né politicamente. La sua ricchezza totale (compresa la manodopera e le risorse naturali) è molto inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti e del G7.

Ricchezza procapite ($ 2018 MER – valuta Mercury)

World Bank Wealth Report

Al crollo dell'Unione Sovietica nel 1990 è seguito Eltsin e il governo filo-capitalista che ha accettato le politiche di "terapia d'urto" degli economisti occidentali per privatizzare i beni statali, smantellare i servizi pubblici e il sistema di welfare. Una piccola élite, principalmente ex funzionari del governo sovietico, è stata messa nelle condizioni di acquistare a buon mercato, attraverso la corruzione e metodi mafiosi, enormi risorse statali in energia e minerali, così sono affiorati gli oligarchi russi, insieme a un regime sempre più autocratico personificato da Putin. Il PIL della Russia è crollato e il tenore di vita medio è diminuito drasticamente. L'economia capitalista russa alla fine si è ripresa con il boom globale dei prezzi delle materie prime dopo il 1998, ma nel 2014 la crescita media annua del PIL russo era ancora solo dell'1,0%. L'aspettativa di vita nella Russia capitalista è stata ora superata dalla Cina.

Aspettativa di vita alla nascita (in anni)

World Bank

E quando osserviamo l'Indice di Sviluppo Umano della Banca mondiale, che misura le dimensioni chiave dello sviluppo umano (una vita lunga e sana, essere consapevoli e avere un tenore di vita dignitoso), scopriamo che dal 1990 la Russia ha raggiunto risultati peggiori sia tra le principali economie emergenti sia rispetto alla media mondiale.


L'economia russa è un "trucco unico", che si basa principalmente sulle esportazioni di energia e di risorse naturali e dopo un breve boom, dovuto all'aumento dei prezzi dell'energia dal 1998 al 2010, l'economia ha sostanzialmente ristagnato e sebbene l'economia russa in termini reali sia migliore di quanto non fosse nel 2014, la domanda interna finale è ancora ad un livello precedente al 2014. Inoltre la crescita cumulativa del PIL in questo periodo è stata sempre positiva perché le esportazioni sono state superiori del 17% in termini reali nel 2019 rispetto al 2014. Lo stock di capitale della Russia è ancora inferiore in termini reali rispetto al 1990, mentre la profittabilità media di tale capitale rimane molto bassa.

Russia. Stock di capitale a prezzi costanti (1990 = 100)


La Banca Mondiale stima che il tasso di crescita potenziale del PIL reale a lungo termine della Russia sia solo dell'1,8% all'anno, e anche questo dato è migliore di quanto non abbia raggiunto nell'ultimo decennio. Questa guerra sarà costosa per la Russia e il suo popolo. Oxford Economics stima che nei prossimi anni colpirà almeno l'1% l'anno nella crescita del PIL reale. Se ciò accadrà, la Russia entrerà di fatto in una recessione economica che durerà diversi anni.

Stima dell’impatto della crisi ucraina sulla crescita economica mondiale

Variazione % del prodotto interno lordo sulla base di assenza di conflitto

Naturalmente, molto dipende da come andrà a finire la guerra. Se Putin riesce ad avere il controllo dell'Ucraina, ciò apre notevoli ricchezze da sfruttare. L'Ucraina è ricca di risorse naturali, in particolare di giacimenti minerari, possiede le più grandi riserve mondiali di minerale di ferro di qualità commerciale: 30 miliardi di tonnellate di minerale o circa un quinto del totale globale. L'Ucraina è al secondo posto in termini di riserve di gas naturale conosciute in Europa, che oggi rimangono in gran parte non sfruttate. La geografia prevalentemente pianeggiante dell'Ucraina e la composizione del suolo di alta qualità rendono il paese un grande produttore agricolo regionale, infatti è il quinto esportatore mondiale di grano e il più grande esportatore mondiale di oli di semi di girasole e colza. Anche l'estrazione del carbone, i prodotti chimici, i prodotti meccanici (aerei, turbine, locomotive e trattori) e la cantieristica navale sono settori importanti dell'economia ucraina. Tutto questo resta da sfruttare appieno. Anche l'UE e gli Stati Uniti hanno bramato nella prospettiva di entrare in possesso di queste risorse. Come ho mostrato nel mio ultimo post2, il governo ucraino prevede di vendere enormi appezzamenti di terreno ad investitori stranieri e nazionali per lo sviluppo e ciò potrebbe garantire enormi dividendi a qualsiasi potenza riesca a controllare il paese. Ad ogni modo, una volta che la guerra sarà finita e dopo che migliaia di persone sono state uccise o ferite, il popolo ucraino vedrà ben pochi benefici.

Note

1 Si tratta di un sistema nazionale di pagamento istituito dalla Banca Centrale Russa attraverso la legge adottata il 1° maggio 2017. Attualmente viene accettato soprattutto dalle compagnie russe, come l'Aeroflot, anche se sta diventando sempre più popolare tra le compagnie straniere.

L'iniziativa di MIR mira a superare alcuni blocchi nei pagamenti elettronici, come quelli verificatisi, senza preavviso, nella primavera del 2014 con i sistemi Visa e MasterCard. Le prime carte che utilizzavano questo sistema sono state lanciate alla fine del 2015, nell'ambito di un progetto pilota.

Questo progetto finanziario accorpa tutte le tecnologie innovative oggi esistenti e consente alle banche emittenti di offrire una gamma molto ampia di servizi, come i pagamenti online.

2 Ucraina: intrappolata in una zona di guerra Inviato in precedenza.

Putin ha sollecitato di rispettare il Principio dell'Indivisibilità della Sicurezza e gli Stati Uniti, Euroimbecilandia hanno fatto gli orecchi da mercante, ignorando le richieste. La richiesta ora passa con le armi attraverso l'operazione militare speciale, la si può fermare solo se si vuole dare valenza e all'implementazione del PRINCIPIO DELL'INDIVISIBILITÀ DELLA SICUREZZA

Le conseguenze dell'umiliazione della Russia
2 marzo 2022

Ieri, John Pilger uno dei più grandi giornalisti e documentaristi viventi ha scritto, riguardo all'articolo di Brenenr, sul suo profilo Twitter: Per coloro che sono interessati al "perché" dell'invasione illegale dell'Ucraina da parte della Russia, questo pezzo raro è consigliato


La mafia non è nota per il suo uso creativo del linguaggio al di là di termini come "sicario", "vai a prendere i materassi"( frase tratta dal film 'Il Padrino', significa l'inizio di una guerra tra famiglie NDT,) "vivere con i pesci" e simili. Ci sono, tuttavia, alcuni detti concisi che portano una saggezza duratura. Uno riguarda l'onore e la vendetta: "Se hai intenzione di umiliare qualcuno pubblicamente in modo davvero grossolano, assicurati che non sopravviva per prendersi la sua inevitabile vendetta". Umilialo a tuo rischio e pericolo.

Questa duratura verità è stata dimostrata dalle azioni della Russia in Ucraina che, in larga misura, sono il culmine delle numerose umiliazioni che l'Occidente, su istigazione americana, ha inflitto ai governanti russi e al Paese nel suo insieme negli ultimi 30 anni .

È stato trattato come un peccatore condannato ad accettare il ruolo di un penitente che, vestito di sacco, segnato dalla cenere, dovrebbe apparire tra le nazioni a capo chino per sempre. Nessun diritto ad avere i propri interessi, i propri problemi di sicurezza o anche le proprie opinioni.

Pochi in Occidente hanno messo in dubbio la fattibilità di una tale prescrizione per un paese di 160 milioni, territorialmente il più grande del mondo, che possiede vaste risorse di valore critico per altre nazioni industriali, tecnologicamente sofisticato e custode di oltre 3.000 armi nucleari.

Nessun mafioso sarebbe stato così ottuso. Ma i nostri governanti sono fatti di un tessuto diverso anche se il loro pavoneggiamento e la loro presunzione spesso corrispondono a quelli dei capotasti.

Questo non vuol dire che la classe politica russa sia stata incline alla vendetta per un decennio o due – come la Francia dopo l'umiliazione da parte della Prussia nel 1871, come la Germania dopo la sua umiliazione nel 1918-1919, o come "Bennie dal Bronx" picchiato davanti alla fidanzata di Al Pacino in Carlito's Way.

Al contrario, da quasi un decennio Boris Eltsin si accontentava di interpretare Falstaff per qualsiasi presidente americano che si presentasse solo per il bene di essere accettato nella sua compagnia (e lasciarsi derubare alla cieca nel processo, economicamente e diplomaticamente).

"Età d'oro della democrazia russa"

L'Occidente celebra con nostalgia gli anni di Eltsin come l'età d'oro della democrazia russa, un'età in cui l'aspettativa di vita è diminuita drasticamente, quando l'alcolismo è aumentato, quando l'economia in forte espansione ha gettato milioni di persone nella povertà, quando gli oligarchi si pavoneggiavano, quando il presidente l'autista era l'uomo più influente del paese, e quando tutti erano liberi di sparare a bocca aperta poiché nessun altro lo sentiva nel frastuono delle proprie voci. Non puoi fare una frittata senza rompere qualche uovo, per coniare una frase.

Vladimir Putin, ovviamente, era fatto di roba rigida. Ha posto fine alla buffoneria, ha assunto con successo l'erculeo compito di ricostituire la Russia come stato vitale e si è presentato come il sovrano pronto a coltivare relazioni con i suoi vicini. Inoltre, ha insistito sul rispetto dei diritti civili e della cultura dei russi bloccati nel Near Abroad.

Tuttavia, non ha dato alcun segno con le parole o con i fatti che intendesse utilizzare mezzi coercitivi per ripristinare l'integrazione tra Russia e Ucraina che esisteva da più di 300 anni. È vero, si è opposto ai tentativi occidentali di recidere i legami tra i due incorporando l'Ucraina nelle loro istituzioni collettive – in particolare la dichiarazione della NATO del 2008 in cui si affermava che l'Ucraina (insieme alla Georgia) era nell'anticamera dell'alleanza per prepararsi all'ingresso.

La moderazione di Putin contrastava con l'audacia di Washington e dei suoi subordinati europei che istigarono il colpo di stato di Maidan, rovesciando il presidente democraticamente eletto e promuovendo un burattino americano al suo posto. In effetti, da allora gli Stati Uniti sono stati il ??supervisore dell'Ucraina, una sorta di padrone di casa assente.

Le opinioni di Putin sui principi di organizzazione e condotta privilegiati che dovrebbero governare le relazioni interstatali sono state elaborate in una serie di discorsi e articoli nel corso degli anni. Il quadro che disegna è molto diverso dalla distorsione da cartone animato creata e diffusa in Occidente. Delinea chiaramente modi e mezzi per vincolare e limitare l'elemento del conflitto, soprattutto il conflitto militare, il requisito delle regole della strada che dovrebbero fungere da software di sistema, la necessità di riconoscere che il futuro sarà più multipolare - ancora più multilaterale – di quanto non sia stato dal 1991.

Allo stesso tempo, sottolinea che ogni Stato ha i suoi legittimi interessi nazionali e il diritto di promuoverli come entità sovrana purché non metta in pericolo la pace e la stabilità nel mondo. La Russia ha questo diritto su base di uguaglianza con ogni altro stato. Ha anche il diritto di ordinare la sua vita pubblica come ritiene più adatta alle sue circostanze.

I leader occidentali, e la classe politica in generale, non hanno accettato queste proposte. Né hanno mai mostrato un minimo di interesse nell'accettare il ripetuto e aperto invito di Mosca a discuterne. Piuttosto, ogni tentativo della Russia di agire secondo quella logica è stato visto attraverso uno specchio oscuro, interpretato come una conferma della Russia come uno stato fuorilegge il cui leader dittatoriale è deciso a ripristinare una maligna influenza russa dedita a minare le buone opere dell'Occidente democrazie.

Questo atteggiamento ha progressivamente abbassato l'asticella delle accuse e degli insulti diretti alla Russia e a Putin personalmente. Per Hillary Clinton era "un nuovo Hitler" nel lontano 2016, per Joe Biden era un "assassino", per i membri del Congresso un Satana che usava una borsa di strumenti diabolici per corrompere e distruggere la democrazia americana.

Per tutti loro, un tiranno che ha riportato la Russia al Medioevo politico dopo la luminosa primavera democratica degli anni di Eltsin, un assassino, anche se inetto, le cui vittime mirate in qualche modo sono sopravvissute in numero innaturale, per il Pentagono una minaccia crescente che si è mossa rapidamente in cima alla lista dei nemici – rimpiazzando il terrorismo islamico entro il 2017 e da allora in competizione con la Cina per il primo posto.

L'ossessione per Putin il Male si è diffusa mentre Washington ha spinto i suoi alleati a unirsi alla denuncia. La grossolanità dei loro attacchi personali a Putin corrispondeva alla portata in continua espansione delle accuse. Negli ultimi anni, nessuna elezione avrebbe potuto tenersi in Europa senza l'accusa di “interferenza” da parte del Cremlino con un mezzo o altro non specificato – e sotto la direzione personale di Putin. L'assenza di prove era irrilevante. La Russia è diventata la pinata lì da distruggere ogni volta che si sente l'impulso o si vede un vantaggio politico interno.

Nessuna delle discussioni di cui sopra intende suggerire che la politica estera della Russia, in particolare l'invasione dell'Ucraina, possa essere personalizzata o ridotta al livello dei sentimenti e delle emozioni.

Lo stesso Putin mostra costantemente un'eccezionale disciplina emotiva e intellettuale. Putin non è un "Benny del Bronx". Non agisce d'impulso né lascia che il suo giudizio sia offuscato da considerazioni di natura puramente individuale.

La Russia aveva motivi tangibili per le preoccupazioni circa le implicazioni degli sviluppi in Ucraina e le tendenze in generale nell'Europa orientale che mettevano a repentaglio gli interessi di sicurezza del paese. Il pensiero di Putin e dei suoi collaboratori su come affrontarli ha espresso analisi e strategie attentamente ponderate, così come sicuramente l'eventuale decisione di intraprendere un'azione militare.

La vendetta di per sé era meno significativa di ciò che il trattamento occidentale della Russia dal 1991 augurava per il futuro. In altre parole, il costante rafforzamento di immagini e intenzioni ostili, come avvertito da Mosca, attraverso la costante raffica di attacchi e accuse ha colorato il modo in cui i leader russi hanno valutato le prospettive di alleviare le minacce che hanno visto nelle azioni occidentali, inclusa la loro condotta per tutto il 2022 .

Conclusione

L'Occidente aveva una varietà di opzioni per affrontare la questione russa dopo il 1991. Una era sfruttare al massimo la sua debolezza e trattare il paese come una nazione di seconda classe nel sistema mondiale diretto dagli americani. Questa era la strategia scelta dall'Occidente. Significava inevitabilmente umiliazione. Ciò che l'Occidente non ha riconosciuto è che così facendo stava piantando i semi della futura ostilità.

Nel corso degli anni, ogni segno di una Russia che risorge dalle ceneri ha alimentato i timori latenti, anche se indotti, dell'uscita dell'orso dal letargo. Invece di riconoscere che l'élite politica post-Eltsin si risentiva del decennio di denigrazione e umiliazione e prendere provvedimenti per compensarlo (ad esempio ritagliarsi un posto per la Russia nella configurazione politica europea del dopo Guerra Fredda), l'ansia ha portato l'Occidente verso l'esatto corso opposto. La Russia di Putin è stata dipinta con caricature sempre più spaventose.

Le dimostrazioni della crescente fiducia in se stessi della Russia e della riluttanza a essere respinta – come nell'Ossezia meridionale nel 2008 e poi in modo più sorprendente in Siria nel 2015, hanno rapidamente evocato tutte le vecchie immagini della Guerra Fredda e fatto suonare i campanelli d'allarme.

L'ignoranza delle realtà russe, unita alla demonizzazione di Putin i cui veri pensieri non li interessavano, i leader e gli esperti occidentali si preoccupavano del fatto che il loro piano generale per un sistema globale controllato dagli americani fosse stato messo a repentaglio. Ora dal vecchio nemico – la Russia, e dal nuovo nemico – la Cina. Una serie di ansie rafforza l'altra.

Negli anni '90, l'umiliazione della Russia avrebbe potuto logicamente essere seguita dal tradizionale atto di licenziamento mafioso. Prevenire qualsiasi forma di ritorsione uccidendo la vittima. Naturalmente, liquidare un paese è molto più difficile di un individuo e dei suoi stretti collaboratori.

È stato fatto, però. Pensa a Roma che rade al suolo Cartagine. Dopo la vittoria nella seconda guerra punica, i romani furono in grado di agire sull'ammonimento di Catone: "Cartagine deve morire!" La leggenda narra che seminassero il sale nei campi.

Questa, ovviamente, è una sciocchezza: i romani non erano così stupidi. Le terre dei Cartaginesi divennero uno dei due grandi granai dell'impero. Ricostituirono lo stato e misero in atto un apparato di sicurezza al servizio dei loro interessi pratici. (Roma non dovette nemmeno ripopolare il luogo poiché la maggior parte degli abitanti erano di etnia berbera in parte 'punicizzata' che gradualmente divennero in parte berberi romanizzati. Poiché, oggi, i Magrebini sono per la maggior parte berberi arabizzati).

Il pragmatismo romano, a questo riguardo, può essere contrastato con la disponibilità della Germania a tagliarsi fuori dalle forniture russe di gas naturale, di vitale importanza; bisogna ammettere che i romani non obbedivano agli ordini degli Stati Uniti che non facevano affidamento sulle risorse energetiche della Russia.

Anche Gengis Khan e l'Orda d'Oro hanno agito secondo la loro versione della strategia di liquidazione. Ha funzionato. La dinastia abbaside e tutti gli altri stati che distrussero non furono mai in grado di vendicarsi. I mongoli e i loro ausiliari turchi evitarono punizioni e sofferenze per mano vendicativa dei paesi che devastavano.

Ci sono anche altri metodi per eliminare permanentemente un nemico. Il genocidio è l'estremo del fossato, come attuato dal Belgio in Congo, dai tedeschi in Namibia e dagli occupanti europei del Nord America. Lo smembramento è un altro. La divisione tripartita e l'annessione della Polonia ne è l'esempio lampante. Un'altra è la disgregazione totale della Turchia ottomana prevista a Versailles.

Alcune persone a Washington hanno promosso l'idea di eseguire una strategia simile contro l'Unione Sovietica/Russia.

Oltre ad ampliare la NATO in modo da rendere vane le prospettive di una rinascita russa come potenza europea, prevedevano di dividere il paese in una serie di parti frammentate. Il polacco Zbigniew Brzezinski è il più noto di questi accoliti mongoli. Gli sforzi incessanti di Washington per costruire un muro permanente tra Ucraina e Russia crescono da questo terreno; così anche gli sforzi assidui per fornire aiuto e conforto agli elementi anti-russi in Georgia, Azerbaigian, Bielorussia e Kazakistan (come indicano i recenti eventi degli ultimi tre).

L'approccio occidentale nei confronti della Russia post-sovietica, che comportava l'emarginazione e la conseguente umiliazione, è stato favorito per una serie di ragioni, come riassunto sopra. Dovremmo aggiungere che c'era un ulteriore fattore di facilitazione sul lavoro. La strategia scelta era molto più facile da implementare, intellettualmente e diplomaticamente. La sua semplicità attraeva i leader occidentali gravemente privi degli attributi di un'astuzia statista. Quella disabilità distorce i loro atteggiamenti e le loro politiche fino ad oggi.

* Professore di affari internazionali all'Università di Pittsburgh. mbren@pitt.edu