L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 marzo 2022

25 marzo 2022 - Rubli, golpe contro Putin, biolaboratori - Franco Fracassi e Ennio Caruccio

25 marzo 2022 - Ucraina, Germano Dottori fa chiarezza sull'escalation: "L'arma tattica n...

26 marzo 2022 - Ucraina, Nelli Feroci: "Guerra nucleare? Rischio reale, la conferma di P...

26 marzo 2022 - Dario Fabbri: "Gas russo si paga solo in rubli? Questa mossa consente a ...

26 marzo 2022 - Il ministro russo Lavrov: "Gli americani vogliono continuare a riempire ...

Biden ha ordinato l'assalto chimico ai suoi in Ucraina addossando la responsabilità alla Russia, aspettiamolo a breve tutto ciò in maniera che l'isterismo, odio, coinvolga in pieno Euroimbecilandia, con la spinta interessata della Polonia, dei paesi baltici: Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovenia


Coalizione a guida Usa ammette uso fosforo bianco a Mosul, questa volta li faranno usare agli ucraini addossando la responsabilità alla Russia.
Forse non useranno fosforo bianco ma qualche  sostanza chimica, al cloro o giù di lì






Siria - minimo comune multiplo: casco bianco

Morire per il nazista Zelensky è davvero da coglioni. Come distruggere il tessuto industriale italiano

Caccia al rublo



Le chiacchiere sono davvero una merce inflazionata e quelle dei leader europei che si sono adontate del fatto che la Russia ora accetta in pagamento solo il rublo e cianciano di sostituire subito il gas russo valgono zero perché esso non può essere rimpiazzato in poco tempo, non ci sono né le navi necessarie, né le strutture adatte e nemmeno il tempo per ricostituire le scorte prima del prossimo inverno qualora si volesse fare a meno ora delle risorse russe. Senza dire che comprare altrove significa pagare un prezzo molto superiore a quello dei concorrenti innescando una rapida e drammatica deindustralizzazione del continente che in breve tempo diventerebbe una parte marginale del mondo e farebbe mancare comunque il denaro per acquistare prodotti energetici. Quindi nell’immediato bisognerà procurarsi rubli, ma come? Ci sono in realtà difficoltà e circoli viziosi che tenterò di riassumere, per superare i quali bisognerebbe superare la logica delle sanzioni:

Stampare euro e usarli per acquistare rubli dalla banca centrale russa non può funzionare perché l’euro è stato inadempiente e il suo valore come valuta di riserva è effettivamente zero.

Usare le esportazioni in Russia per guadagnare rubli potrebbe essere una strada praticabile, ma purtroppo ci sono le sanzioni e anche se in qualche modo si potesse derogare da ciò che il padrone americano esige, senza che nessuno lo contrasti, c’è il fatto che l’UE ha registrato un deficit commerciale con la Russia anche durante i periodi migliori dell’interscambio commerciale e peggiorerà molto ora che il flusso di merci dall’ Europa è artificialmente ridotto. Inoltre la a stessa Russia sta lavorando per liberarsi delle importazioni occidentali strategicamente importanti perché non vuole dipendere da fornitori inaffidabili e anzi rivelatisi nemici. Quindi abbiamo la situazione in cui l’UE ha bisogno di 20 trilioni rubli l’anno per sopravvivere, ma può esportare solo beni per un valore di 2 trilioni di rubli.

Si può ricorrere ad intermediari per acquistare i rubli indirettamente, per esempio, comprando prima rupie o yuan, poi scambiandoli con rubli. Qui il problema è che né la Cina né l’India sono sul mercato per acquistare quantità così grandi di euro, dato che la buona reputazione di questa valuta come valuta di riserva è stata gravemente danneggiata dalle sanzioni anti-russe, divenendo del tutto inaffidabile. Pertanto, è improbabile che le quantità richieste di rubli possano essere procurate in questo modo e inoltre bisognerebbe tenere conto di un costo aggiuntivo attorno al 2 – 3 per cento di commissioni.

Anche la liquidazione potrebbe essere un’idea: l’UE vende tutte le sue attività russe, azioni, titoli di stato e commerciali, azioni strategiche in società, proprie fabbriche e strutture, immobili. Questi sono acquistati da entità russe in cambio di rubli Ma il volume delle vendite farebbe abbassare i prezzi e in ogni caso ora che il governo russo ha bloccato tutte le vendite di beni da parte di non residenti, non è chiaro come tali transazioni possano procedere.

Si può anche impegnare l’oro. Ma tutte le riserve di questo metallo – anche ammesso che non entrino nelle sanzioni o che da Washington non abbia segretamente affittato alla Cina le riserve aure europee che sventatamente sono state conservate negli Usa – non sono sufficienti nemmeno per un anno di gas. In alternativa si potrebbero vendere alla Russia in cambio di rubli le industrie e le infrastrutture strategiche, porti, aeroporti, oleodotti, fabbriche e impianti, stazioni di servizio e via dicendo, insomma qualunque cosa a cui la Russia sia interessata, ma questo evidentemente non sarebbe una soluzione e comunque sarebbe impedita impedito dagli Usa i quali vogliono rimanere gli unici colonizzatori.

Liberarsi Questa è l’unica strada realmente percorribile per avere un futuro decente : smettere di tenere bordone al delirio imperiale degli Usa e cominciare a parlare con i russi. Una cosa che forse si potrebbe fare se tutta la leadership europea e quella dei singoli stati non fosse stata completamente irretita e acquistata dai poteri finanziari ed economici di oltre atlantico. Così stiamo facendo Harakiri per un pagliaccio costruito dalla Cia. Morire per Zelensky è davvero da coglioni e per la verità è da coglioni anche prendere freddo.

25 marzo 2022 - News della settimana

Il cancro di questa sanità sta anche nei controllori che non controllano nulla e che sono evidentemente o incompetenti o corrotti. Nero su bianco il farmaco sperimentale, chiamato vaccino, può esacerbare la successiva malattia da COVID-19

Pfizer contro Pfizer: il marcio delle agenzie sanitarie



Piano piano la terribile verità si fa strada ed è tanto più terribile in quanto non è nascosta in chissà quali archivi segreti, ma è lì quasi alla luce del sole, senza che tuttavia nessuno abbia avuto l’onestà di scorgerla. e di ammetterla: essa è rimasta segreta a causa della mancanza di etica medica da parte di coloro che dovevano controllare. L’Ican ovvero l’ “Informed Consent Action Network” ha recentemente pubblicato un articolo che spiega ciò che la stessa Pfizer ha da dire sui pericoli dei suoi prodotti: i documenti di consenso di Pfizer, utilizzati per condurre i suoi studi sul vaccino di richiamo anche nei bambini, recentemente ottenuti, mostrano che la stessa multinazionale del farmaco Pfizer rivela i potenziali problemi di gravi reazioni avverse come la miocardite gli aborti spontanei e il peccato originale della tecnica a mRna che di fatto rende i vaccini un efficacia negativa, ossia stimolano i contagi, mentre le agenzie di regolamentazione sorvolano su questi problemi e affermano che questi prodotti sono sicuri ed efficaci. Dunque il marcio, il cancro di questa sanità sta anche nei controllori che non controllano nulla e che sono evidentemente o incompetenti o corrotti.

Cosa si evince da questa documentazione riguardante la vaccinazione dei bambini e degli adolescenti? Bè , intanto che il rischio di miocardite può arrivare anche a 1 su 1000 che è una cifra davvero enorme, in presenza della quale nessun farmaco o vaccino avrebbe potuto mai essere approvato prima del fatale 2021: se si pensa che queste patologie possono essere silenti e portare anche a morte o comunque avere gravi conseguenze nel tempo, si può comprendere quale danno sia stato fatto. Ma poi – e questo è assolutamente clamoroso – Pfizer della possibilità di un “priming patogeno” ( vedi nota) ossia “che il vaccino in studio possa esacerbare la successiva malattia da COVID-19“. Scritto nero su bianco mentre le agenzie del farmaco, Fda, Cdc, Ema, fanno di tutto per nascondere queste informazioni e proclamano come un mantra che il vaccino è “sicuro ed efficace”. Pfizer sembra anche preoccupata per il potenziale di teratogenesi (danneggiamento di un feto in via di sviluppo) e forse anche di mutagenesi (danneggiamento del DNA). Sebbene si tratti di uno studio sui bambini, Pfizer ha informato i genitori di questi bambini che ” Gli effetti del vaccino COVID-19 sullo sperma, sulla gravidanza, sul feto o sul bambino che allatta sono sconosciuti. ” Ma naturalmente ha anche agito perché questi effetti avversi fossero poco o per niente rilevati degli studi. Ecco alcuni esempi:

“Se sua figlia è incinta, sta pianificando una gravidanza o sta allattando al seno, non può partecipare allo studio poiché potrebbero esserci rischi per il nascituro o per l’allattamento”.

“Se sua figlia rimane incinta, deve lasciare lo studio.”

“Se suo figlio è un maschio e pensa di aver messo incinta una ragazza, tu o lui dovete informare immediatamente il medico dello studio di vostro figlio. Il medico dello studio potrebbe chiederti informazioni sulla gravidanza e sulla nascita del bambino. Il medico dello studio può condividere queste informazioni con altre persone che lavorano a questo studio”.

“Se suo figlio partecipa a questo studio, non deve donare lo sperma fino ad almeno 28 giorni dopo la sua ultima vaccinazione”.

Eppure si continua a consigliare la vaccinazione di massa su donne in gravidanza e bambini senza nemmeno tenere in conto le stesse avvertenze della multinazionale che un domani potrà sempre dire: “lo avevamo scritto, ma evidentemente i decisori sanitari non lo hanno letto”. E queste sono solo alcuni dei tanti ed enormi problemi di questo preparati che ormai vengono imposti come

Nota Per dare un’idea di cosa si intende per priming patogeno bisogna comprendere che il meccanismo dell’immunità naturale si basa sul riconoscimento di migliaia di parti dell’intero virus, comprese anche quelle aree che non possono mutare senza che il virus perda la sua funzione. In questo modo l’immunità è garantita per ampie variazioni del virus al contrario dei vaccini a mRma che invece codificano per una sola proteina, in questo caso la spike. Inoltre – è questo è fondamentale – i linfociti B che producono gli anticorpi nella risposta immunitaria naturale continuano a mutare, aumentando la probabilità di poter produrre anticorpi neutralizzanti anche contro i tratti mutati, ma questa capacità dei linfociti B è interrotta dalla vaccinazione con terapia genica. Così chi oggi si vaccina crea anticorpi per un virus che non esiste più, non avendo dunque nessuna protezione contro le varianti, ma se per caso si infetta, mettiamo con omicron, dopo aver subito dosi e dosi di preparati genici il suo sistema immunitario perderà quella elasticità di risposta tipica del sistema naturale. E quindi sarà soggetto sia a manifestazioni più severe, sia a ricadute.


 

Stati Uniti isterici perché il Messico non è completamente allineato ai suoi ordini

STATI UNITI: IL MESSICO NON PUO’ ESSERE AMICO DELLA RUSSIA ED OSPITA SPIE RUSSE SUL SUO TERRITORIO

DiAndrea Puccio MAR 25, 2022 

STATI UNITI: IL MESSICO NON PUO’ ESSERE AMICO DELLA RUSSIA ED OSPITA SPIE RUSSE SUL SUO TERRITORIO

Per l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, Kenneth Lee Salazar, il paese centroamericano e la Russia non possono essere nazioni amiche e le loro relazioni diplomatiche non devono essere strette.

L’amministrazione di Joe Biden alla spasmodica ricerca dell’isolamento della Russia nei contesti internazionali entra a gamba tesa anche nella politica messicana, infatti l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, Kenneth Lee Salazar, ha affermato che la nazione centroamericana non può essere amica della Russia.

L’occasione per questa esternazione è stata la formazione alla Camera messicana del gruppo di amicizia tra Messico e Russia. Dopo la sua costituzione l’ambasciatore statunitense in Messico ha dichiarato che questa nazione deve stare dalla parte dell’Ucraina. Ricordo che il governo di Andres Manuel Lopez Obrador non ha accettato di sottomettersi a quanto gli Stati Uniti hanno chiesto ai loro alleati sulla questione ucraina, in pratica il Messico non ha applicato tutte le sanzioni proposte dalla Casa Bianca e non ha inviato armi a Kiev.

Per questo il Messico è diventato un sorvegliato speciale per Joe Biden ed i suoi consiglieri. “Dobbiamo essere solidali con l’Ucraina e contro la Russia. L’ambasciatore russo (Viktor Koronelli) era lì ieri e ha detto che Messico e Russia sono vicini. Questo non può mai accadere, non può mai accadere: l’Ucraina sta lottando per la libertà”, ha affermato il rappresentante diplomatico statunitense.

Per convincere il governo messicano a recedere dalla sua posizione di amicizia verso la Russia Salazar ha fatto riferimento al fatto che durante la seconda guerra mondiale non c’era distanza tra il Messico e gli Stati Uniti e ha insistito su una posizione simile oggi. “Eravamo uniti contro (Adolf) Hitler che stava uccidendo innocenti ovunque”. Ha poi continuado sottolineando che “Quando qualcuno attacca la famiglia, la famiglia si unisce, dobbiamo fare lo stesso”,

Mercoledì, durante l’insediamento del Gruppo di amicizia Messico-Russia Viktor Koronelli ha ringraziato le autorità messicane per non aver aderito alle sanzioni contro Mosca e per non aver fornito armi all’Ucraina, come richiesto da dagli Stati Uniti. “Apprezzo molto questo gesto di dimostrazione di amicizia, solidarietà e sostegno”, ha detto ai deputati il ​​funzionario russo.

Il Parlamento messicano, seguendo la sua prerogativa di istituzione indipendente, che cozza però con la costante ingerenza statunitense, non è nuovo nel formare gruppi di amicizia con altri paesi: sono stati creati gruppi di amicizia con India, Serbia e , solo per citare i principali.

Ma non è tutto: ieri il Capo del Comando Nord degli Stati Uniti Generale Glen Vanherck ha dichiarato davanti ad una commissione del Senato che in Messico si troverebbe il maggior numero di spie russe che in nessun altro paese del mondo.

Secondo il Generale il Messico sarebbe il covo dell’intelligence russo ed ospiterebbe il maggior numero di agenti segreti di ogni altro paese. A queste insinuazioni il Presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha oggi risposto, durante la consueta conferenza stampa quotidiana dichiarando chiaramente, che” il paese non è una colonia della Russia, degli Stati Uniti o della Cina”. ha continuato affermando che “il Messico è un paese libero, sovrano ed indipendente e non ammetterebbe questo tipo di azioni sul suo territorio”.

Gli Stati Uniti e la Nato non sono nella posizione di giudicare la moralità di nessun Paese fino a quando non si scusano per il danno fatto ad altri stati, inclusa la Jugoslavia 23 anni fa, ha dichiarato oggi la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. Mattarella Mattarella tu non ne sai niente, vero?

23 ANNI FA INIZIAVANO I BOMBARDAMENTI DELL’EX YUGOSLAVIA DA PARTE DELLA NATO

DiAndrea Puccio MAR 24, 2022
  

23 ANNI FA INIZIAVANO I BOMBARDAMENTI DELL’EX YUGOSLAVIA DA PARTE DELLA NATO

Gli Stati Uniti e la Nato non sono nella posizione di giudicare la moralità di nessun Paese fino a quando non si scusano per il danno fatto ad altri stati, inclusa la Jugoslavia 23 anni fa, ha dichiarato oggi la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying.”

Ventitré anni fa, il 24 marzo 1999, la NATO ha attaccato l’ex Jugoslavia, sparando circa 2.300 missili, 14mila granate, incluse bombe a grappolo e all’uranio impoverito”, ha twittato la diplomatica cinese.

Più di 2mila civili sono rimasti uccisi, migliaia sono stati i feriti e più di 200.000 hanno perso la casa a seguito degli attacchi della Nato contro la Jugoslavia, ha affermato.

“Gli Stati Uniti e la Nato non sono nella posizione di giudicare i principi morali di nessun Paese finché non si scusano e compensano i danni e le sofferenze che hanno causato ai popoli della Jugoslavia, dell’Iraq, della Siria e dell’Afghanistan”, ha aggiunto Hua Chunying.

I rappresentanti ufficiali del ministero degli Esteri cinese hanno più volte criticato la posizione dei Paesi occidentali sulla crisi ucraina. In particolare il vicedirettore del dipartimento informativo del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha accusato Nato, Stati Uniti e media occidentali di una posizione ipocrita sulle vittime dei conflitti in merito al conflitto ucraino.

Secondo lui, quando si tratta delle vittime dei conflitti tra la popolazione civile, né i media né i governi dei paesi occidentali hanno mostrato preoccupazione per i morti in Iraq, Afghanistan, Siria, Palestina e Jugoslavia.

I bombardamenti della Jugoslavia da parte delle forze della Nato ebbero inizio il 24 marzo 1999, il 7 maggio dello stesso anno, a seguito di un raid dell’Alleanza Atlantica, l’Ambasciata cinese a Belgrado fu colpita. Nell’esplosione persero la vita 3 persone e più di 20 rimasero ferite.

In precedenza la rappresentanza di Pechino presso la Ue ha affermato che la Cina non dimenticherà mai chi ha attaccato l’ambasciata cinese in Jugoslavia e non ha bisogno di lezioni sul diritto internazionale da parte di trasgressori.

Fonte: Sputnik Italia

Biden missione impossibile, l'inverso è solo per chi crede che gli asini volano tant'è il clero televisivo, il Circo mediatico raglia

SOSTITUIRE IL GAS RUSSO CON QUELLO STATUNITENSE: ECCO IL MOTIVO DELLA GUERRA IN UCRAINA

DiAndrea Puccio MAR 25, 2022 


SOSTITUIRE IL GAS RUSSO CON QUELLO STATUNITENSE: ECCO IL MOTIVO DELLA GUERRA IN UCRAINA

Un piano per sostituire il gas naturale russo con quello proveniente dagli Stati Uniti è stato proposto da Joe Biden durante la sua visita a Bruxelles ma non tutti credono alle parole del Presidente statunitense perché è Impossibile da realizzare.

“L’impegno degli Stati Uniti a fornire all’Ue altri 15 miliardi di metri cubi di GNL quest’anno è un grande passo (nella direzione dell’indipendenza energetica dalla Russia).

Questo sostituirà la fornitura di GNL che attualmente riceviamo dalla Russia. E guardando al futuro, l’Europa lavorerà per assicurare una domanda stabile di ulteriore GNL statunitense almeno fino al 2030. Puntiamo a circa 50 miliardi di metri cubi all’anno”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen nella sua dichiarazione congiunta con Joe Biden, riporta Ansa.

Le ottimistiche parole espresse dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, suggeritele da Joe Biden durante la sua tournée europea per convincere gli alleati che le politiche messe a punto dagli Stati Uniti saranno vincenti e che le conseguenze delle sanzioni avranno un effetto di breve durata, non sono condivise da tutti, soprattutto gli operatori del settore dubitano che gli Stati Uniti saranno in grado di fornire tutto il gas necessario all’Europa.

“Non c’è modo di rimuovere completamente il gas russo dal mercato europeo: rappresenta una parte troppo grande della quantità di gas che usano”, ha detto Sitton, ex membro della Texas Railroad Commission, l’autorità di regolamentazione del petrolio nel principale stato produttore degli Stati Uniti, ha affermato. “I paesi occidentali potrebbero decidere di dirigere il loro gas in Europa e questo sostituirà parte del gas russo, ma, in pratica, non c’è un modo realistico per sostituirlo tutto”.

Queste parole espresse da un esperto del settore non lasciano possibili interpretazioni. Anche questa volta la nostra classe politica non ha la minima consapevolezza di quello di cui sta parlando oppure tenta di minimizzare per continuare a seguire la strada tracciata dagli Stati Uniti. Se non sanno di cosa stanno parlando, cosa probabile, allora sarebbe bene che andassero tutti a casa, se tentano di minimizzare per tenere il popolo buono in attesa del prossimo inverno allora prepariamoci a stringere ulteriormente la cinghia e iniziamo a comprare un bel po’ di coperte per riscaldarci. Dovremmo sia per un motivo o per un altro continuo a chiedermi cosa noi europei abbiamo da guadagnarci in tutta questa crisi che ostinatamente continuiamo ad alimentare per piacere dell’amministrazione statunitense.

Sebbene gli Stati Uniti possano esportare di più e l’Australia, che sta inviando molto gas in Cina, potrebbe spedirne di più in Europa in questo momento, probabilmente non sarà sufficiente, ha aggiunto Sitton.

Per indorare la pillola la Presidente della Commissione Europea a continuato affermando che “Putin sta cercando di riportare indietro l’orologio ad un’altra era, un’era di uso brutale della forza, di politica di potere, delle sfere di influenza e di repressione interna. Sono sicura che fallirà. Stiamo lavorando insieme per forgiare un futuro pacifico, prospero e sostenibile. So che avremo successo”.

Insomma alla fine della fiera gli Stati Uniti ci hanno venduto 15 miliardi di gas liquefatto in più, cosa che non sarebbe avvenuta se la crisi ucraina non fosse scoppiata. Chi ci ha guadagnato? I cittadini europei sicuramente no dato che hanno dovuto pagare il gas un prezzo molto più alto.

Continuate pure a pensare che in tutta questa crisi le responsabilità siano tutte da imputare al dittatore Putin, dopo iniziate a riflettere con il vostro cervello e magari dopo vi porrete qualche domanda. Vi suggerisco di pensare al motivo per cui gli Stati Uniti, prima con Trump poi con Biden, hanno fatto di tutto. Persino far scoppiare una guerra in Europa, per fermare la messa in opera del gasdotto Nord Stream 2 che doveva portare il gas russo direttamente in Germania dalla Russia.

Se poi avete ancora un pochino di tempo pensate se a noi europei dipendere dagli Stati Uniti quasi integralmente per le forniture di gas, caso mai il piano di Biden andasse in porto, invece che dalla Russia sia davvero più conveniente. Non parlo solo dal punto di vista economico perché questo non potrà mai essere dato che il gas statunitense arriva in gigantesche navi che consumano tonnellate di gasolio per muoversi, alla faccia della transizione ecologica e per buona pace degli ambientalisti della domenica che oggi appoggiano la guerra, ma anche dal punto di vista politico.

Saremmo ancora di più legati agli Stati Uniti, e loro questo vogliono, oltre che riempirsi il borsello con i nostri soldi. Forse sono davvero io a non averci capito nulla visto che da nessuna parte si leggono semplici analisi come questa.

Aggiornamento, forse reale

 25 marzo 2022

La propaganda non cambia la guerra - L'Ucraina sta ancora perdendo - Aggiornato

Aggiornato di seguito (17:30 UTC)
---

Questa mappa della situazione in Ucraina il 24 marzo è fornita dal Ministero della Difesa francese.


maggiore

È probabilmente il più realistico e neutrale disponibile. Viene fornito con brevi note sui teatri numerati.

Ecco le mie prese:

  1. Le forze russe intorno a Kiev non stanno facendo mosse offensive, ma si difendono da piccoli contrattacchi infruttuosi da parte ucraina (vedi sotto). Non ho visto alcun indizio che le forze russe si sforzino di entrare a Kiev. Sarebbe troppo costoso farlo e per poco guadagno strategico.
    Ma le forze ad est e ad ovest di Kiev stanno legando gran parte dell'esercito ucraino e gli impediscono di inviare riserve verso il Donbas.
    Ieri un attacco aereo o missilistico ha distrutto il più grande deposito di carburante ucraino rimasto vicino a Kiev. L'esercito ucraino perderà presto la sua mobilità (se non lo ha ancora fatto).
  2. Kharkiv sta per essere circondata.
  3. Il Dnipro è un obiettivo strategico che le forze russe vorranno isolare o prendere salendo da sud su entrambi i lati del fiume Dnepr e da nord.
    Le forze russe hanno distrutto una stazione ferroviaria tra Dnipro e Donbas da dove i rifornimenti scorrevano verso le forze ucraine che combattevano lì.
  4. Dopo i grandi progressi di ieri, Mariupol si trova ora in una situazione di rastrellamento. Le forze di Azov non hanno ancora alcuna possibilità di sopravvivere.
  5. Il passaggio russo attraverso Mykolayiv verso Odessa si è rivelato difficile. L'artiglieria sta ora ammorbidendo le linee di difesa ucraine.
    Ci sono rapporti non confermati di grandi perdite ucraine a Mykolayiv (300+) a causa di un attacco missilistico sulle loro caserme.

Alla Nostra gli sfuggono due piccoli particolari. 1) La Turchia non ha sanzionato e ha comprato gli S-400 dalla Russia, questo per quanto riguarda il compattamento della Nato 2) l'Ungheria si è spostata su un terreno neutrale , anch'essa non ha sanzionato la Russia, riguardo ad Euroimbecilandia. Questo denota nella Nostra superficialità e adesione ideologica al volere del clero del clero televisivo, del Circo mediatico che risponde direttamente a Washington




25 MARZO 2022

Un effetto collaterale che Vladimir Putin non poteva prevedere, presumendo di seminare zizzania in Europa come nel Patto Atlantico, è quello di aver svegliato la Nato dalla morte cerebrale da cui era affetta da lungo tempo. Nessuno, ad oggi, dopo un mese di conflitto in Ucraina, può predire quale sarà il destino dell’Organizzazione, certamente però, per ritrovare una reazione così compatta dobbiamo tornare indietro con la memoria al lontano 2001, in seguito all’attacco alle Torri Gemelle. Di fronte allo scoppio del conflitto, l’Alleanza non sembra procedere in ordine sparso, tantomeno l’Europa, come spesso è accaduto su altre questioni.
Joe Biden tratta gli europei da “adulti”

Il primo tratto da cogliere riguarda una decisa svolta nel rapporto tra Stati Uniti ed Europa. Questa volta, la Casa Bianca pare trattare l’Europa da “maggiorenne”, lasciando fare, senza sposare la linea dura e andare avanti in solitaria. Questo atteggiamento è legato a due questioni fondamentali: la prima di opportunità, la seconda di forma. Nel primo caso è chiaro, avendolo ribadito più volte, che gli Stati Uniti di Biden non sarebbero intervenuti nel conflitto: sì all’invio di armi all’Ucraina ma assolutamente da escludere la chiusura dei cieli. Washington non ha nessuna intenzione, tantomeno interesse, a combattere una guerra in Europa, avendo spostato le proprie priorità militari altrove (l’Indopacifico). La seconda ragione riguarda la forma, in particolare l’atteggiamento da intrattenere con gli Europei: l’Europa deve decidere per prima perché il conflitto è in Europa, minaccia la stabilità territoriale del continente: non è, per intenderci, un 11 settembre. Si cede, dunque, il passo, ma accompagnando le mosse. L’ombrello atlantico, ora, si sorregge in due.

L’Europa unita

L’Europa coesa è la novità di questo conflitto. Coesione su un aspetto delicato come la Difesa e la sicurezza collettiva che vanno a sfiorare quanto di più sacro gli Stati possiedono: la sovranità. Il refrain, in voga fino allo scoppio della crisi, era che un Europa autonoma nella Difesa avrebbe spaccato la Nato, o peggio ancora ne avrebbe suonato il Requiem. Così come erano in molti a scommettere che un aspetto così elefantiaco come la sicurezza, che implica questioni di budget, rompe tabù (si veda il riarmo tedesco), richiede concertazione giuridica oltre che predisposizione diplomatica, sarebbe andato incontro all’ennesimo fallimento. Nessuno dimentica in Europa il destino della Ced, la Comunità Europea di Difesa che andò in fumo nel 1954 per via delle resistenze francesi nonostante gli strenui incitamenti da parte dell’amministrazione Eisenhower per la costruzione di un pilastro difensivo europeo libero da vincoli, che integrasse il carattere atlantico della Nato. Nei decenni a venire il progetto di un esercito europeo avrebbe mancato l’obiettivo più volte. Almeno fino a un mese fa.

Il conflitto in Ucraina ha permesso di superare resistenze, pudori e torpori incanalandoli verso ciò che in queste ore abbiamo imparato a conoscere come “bussola strategica” o strategic compass, “un piano d’azione ambizioso per una maggiore sicurezza e difesa dell’Ue per il prossimo decennio”, come lo ha definito l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell. Nel momento del ritorno delle bombe in Europa, il Consiglio Ue ha approvato un piano strategico di difesa fino al 2030, che prevede una capacità di intervento rapido di 5mila unità. Un salto di qualità in avanti: proposte concrete e attuabili, una road map precisa che “insegni” all’Europa come rispondere alle crisi. Agire, investire, collaborare e proteggere saranno i nuovi quattro pilastri che, in una sorta di continuità ideologica, andranno a sostituire i tre del vecchio tempio europeo, pur in assenza di una politica estera comune, che ancora tarda a venire.

Scandinavia, Paesi baltici e orientali: il perno della Difesa europea

Il ricompattamento riguarda soprattutto l’est e i Paesi baltici. I latecomer del processo europeo e atlantico hanno immediatamente ribadito la propria appartenenza militare, ma anche politica e culturale al sistema occidentale. Tallin, Riga e Vilnius sono state smosse da manifestazioni di piazza considerate come le più grandi dai tempi dei moti per l’indipendenza dall’Urss e a sostegno dell’Ucraina. Il sostegno emozionale delle piazze è corrisposto alla fermezza dei vertici politici che si sono da subito dichiarati in comunione di intenti con l’Europa. Stessa cosa dicasi con i Paesi dell’est Europa, che scontano il pregiudizio di essere il fanalino di coda del processo comunitario nonché democrazie incompiute (aka democrature). Eppure, oggi, quei Paesi sono il bastione di difesa europeo e Nato ad est: già agli inizi di febbraio gli Stati Uniti avevano incrementato il contingente in Polonia e in Romania di tremila unità. Agli inizi di febbraio, infatti, Joe Biden aveva formalmente approvato la decisione di inviare truppe supplementari nell’Europa dell’est per rinforzare il fianco orientale della Nato in caso di invasione russa dell’Ucraina. Mille soldati spostati dalla Germania alla Romania e duemila dagli Stati Uniti in Europa, chiarendo che le forze Usa non avrebbero combattuto in Ucraina, ma avrebbero assicurato la difesa degli alleati. Stessa cosa dicasi per le nazioni scandinave, altro perno futuro della Nato e della difesa europea: il progetto è quello, infatti, di creare un potente bastione militare fra Mar Nero e Mar Baltico che si allarghi fino a comprendere l’Artico.

La “benedizione” di Biden a Bruxelles

L’atteggiamento americano è fondamentale in questi passaggi. L’arrivo, tanto atteso, di Biden in Europa giunge al momento giusto. Sufficientemente tardi, perché non sembri una dichiarazione di guerra a Mosca; abbastanza in tempo, per procedere assieme all’Europa: si tratta di un passo di lato e di una “benedizione” al sistema tripartito Usa-Ue-Nato. E gli effetti del compattamento si notano anche nei sottintesi e nei gesti: la stretta di mano tra il presidente americano Joe Biden e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan al vertice straordinario della Nato dice molto. La pecora nera dell’Alleanza non viene più additata per il suo cerchiobottismo: torna ad essere un cuscinetto fondamentale-la ragione per cui Ankara venne accolta nel Patto Atlantico nel 1952. La questione degli S-400? Un peccatuccio sul quale soprassedere, a patto di una saggia mediazione per la quale Erdogan si propone e ri-propone, tentando di ripulire la propria immagine.

“La cosa che Putin sta cercando di fare fin dall’inizio, come avvertivo da quando ero vice presidente degli Usa, è dividere la Nato per affrontare trenta Paesi indipendenti”, ha tuonato Joe Biden, al suo arrivo al Consiglio europeo.

È accaduto esattamente il contrario.

Il governo criminale dei servi si crogiola del potere acquisito con l'influenza covid e non riesce farne a meno, è diventato un tossicomane che non può più fare a meno della sua dose. Attento attento le crisi di astinenza convivono con le overdose che portano alla morte se non trattate adeguadamente

Cosa resta di un’emergenza divenuta ordinaria: la rovina economica e le ombre sulla missione russa

di Gianluca Spera, in Politica, Quotidiano, del 26 Mar 2022, 03:46


Risultano del tutto fuori luogo i toni trionfalistici usati dalla maggior parte della stampa per celebrare l’imminente fine dello stato d’emergenza. In effetti, tra le pieghe delle norme predisposte dal governo, emergono particolari che dovrebbero per lo meno allarmare chi punta al ritorno allo stile di vita archiviato due anni fa e non al suo surrogato dominato da mascherine, adempimenti sanitari e lasciapassare eterni. Infatti, sopravvive tutto l’apparato pandemico che potrebbe essere adattato anche in maniera più espansiva come dichiarato in conferenza stampa da Draghi. Detto brutalmente, ciò significa che all'espansione dell’apparato (termine che suona sempre sinistro) corrisponderebbe una nuova contrazione delle libertà e dei diritti. Insomma, l’unica risposta in caso di recrudescenza delle infezioni sarebbe sempre e solo quella di vessare i cittadini anche di fronte alla ormai conclamata inutilità di questa impostazione al limite del persecutorio.

Che questa sia l’intenzione è confermato anche dalle parole del ministro Speranza, ringraziato da Draghi a nome di tutti gli italiani per lo “straordinario lavoro” svolto (per quel che vale, non in nome dell’autore di questo pezzo), il quale, naturalmente, gongola al pensiero che l’organizzazione esistente da emergenziale diventi ordinaria e non venga affatto smantellata. “Con questo decreto facciamo una scelta di gradualità, facciamo una scelta di apertura sicuramente ma passo dopo passo che ci consente di guardare complessivamente con più fiducia al futuro”. Fin qui siamo al solito frasario stereotipato che ha dispensato durante l’era pandemica ma il passaggio più interessante è un altro e sembra una teoria estrapolata dal suo libro mai arrivato sugli scaffali: “In questi anni si è messo in contrapposizione il tema dello sviluppo economico con le misure di sicurezza sanitaria. Penso che la storia recente dimostri esattamente il contrario: cioè un Paese più forte e più sicuro sul piano sanitario è anche un Paese che cresce di più e meglio”. Be’, al di là del fatto che sorvola sul piccolo particolare che le restrizioni prolungate stressano il sistema democratico e comprimono pesantemente i diritti fondamentali, quella del ministro appare più come una congettura, perché il disastro economico provocato dalle sue “misure di sicurezza sanitaria”, spesso insensate e illogiche, è sotto gli occhi di tutti.

Il Tempo, per esempio, ha ricordato che solo a Roma hanno chiuso ben 4400 imprese coinvolte in attività di ristorazione o nella gestione di bar con la perdita di 24 mila posti di lavoro. Non va meglio il settore alberghiero che risente della cronica assenza dei turisti frenati da certificazioni, tamponi a raffica e regolette cervellotiche. Insomma, se questo è il modello economico di Speranza, c’è sicuramente qualcosa da rivedere perché conduce direttamente alla rovina. Naturalmente, nessuno dei giornalisti presenti si è permesso di osservare alcunché e il teorema non dimostrato è passato in cavalleria. Probabilmente, il concetto sarà sviluppato nel prossimo memoir del ministro il quale, sostenuto dai suoi consulenti, ha già avvisato tutti che le decisioni saranno prese sempre sulla base del “quadro epidemiologico” e che, quindi, non scatterà “nessun automatismo” anche successivamente al 31 marzo. Tradotto: i diritti dipendono dal volere del governo che può ripristinarli o sospenderli a suo piacimento.

Tanto è vero che non si parla mai esplicitamente di abolizione della carta verde che da strumento eccezionale si è trasformato in ordinario con la possibilità concreta di estendere l’ambito di applicazione anche ad altri settori con sempre maggiore invadenza dello Stato nella vita dei cittadini. Pure per questo motivo, lo scenario prefigurato dal duo Draghi-Speranza è poco incoraggiante, e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che pure il faticoso allentamento delle restrizioni contiene una sorta di salvacondotto per l’armamentario sanitario.

A dare manforte al gradualismo del ministro, peraltro, ci stanno pensando tutti i virologi mediaticamente più esposti in questi mesi. Il richiamo delle restrizioni è troppo forte per scoraggiarli. Chi si spinge sempre più avanti degli altri è Walter Ricciardi che ha descritto il solito quadro a tinte molto fosche: “Senza mascherine al chiuso fino a giugno, l’estate è a rischio. Rispetto agli anni scorsi anche la bella stagione nasconde delle insidie”. Si è riaffacciato sulle scene anche Massimo Galli il quale, da par suo, ritiene sconsiderate queste timide riaperture e preconizza un autunno complicato. Eppure di queste previsioni catastrofiche, che poi non si sono fortunatamente avverate, ne sono pieni gli archivi. Nonostante ciò, si prosegue con i toni apocalittici senza considerare il prezzo elevatissimo già pagato dalla popolazione che, di colpo, si è ritrovata molto meno libera, più povera e tendenzialmente depressa.

Adesso che la malattia sta diventando endemica, che il contagio zero si è rivelato un traguardo irrealizzabile e che le priorità sono diventate decisamente altre, la narrazione tremendista risulta ancor più ingiustificata. Peraltro, se si volesse creare un link tra la pandemia senza fine e il conflitto in corso in Ucraina, si potrebbe approfondire la questione della missione della delegazione putiniana, composta sia da personale medico che militare, giunta in Italia durante il periodo del primo durissimo lockdown. I particolari che emergono dalle cronache non sono propriamente lusinghieri. Per esempio, l’ex ministro Bellanova ha dichiarato al Foglio che l’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non avrebbe informato i suoi colleghi di governo né convocato il Cdm per discutere della questione. “Ci sono fatti che andrebbero spiegati da parte dell’ex premier”. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Intanto, il Copasir che vuole approfondire la faccenda ha ascoltato Conte il quale, dal canto suo, ha chiarito che la missione si sviluppò solo sul piano degli aiuti sanitari e sotto la costante vigilanza dei nostri sistemi di intelligence. Meno rassicurante è stata la versione di Miozzo, all’epoca capo del Cts, che al Corriere della Sera ha rivelato quale fu l’approccio dei russi guidati dal capomissione, il generale Kikot, con cui si interfacciò in quelle ore convulse: “L’esordio fu particolarmente intrusivo, ruvido. Parlavano come se dovessero bonificare Chernobyl dopo l’esplosione nucleare”. Peccato che questi particolari emergano solo ora andando ad avvalorare i dubbi di chi aveva sempre guardato con scetticismo l’anomala operazione “Dalla Russia con amore” condotta all'interno di un Paese aderente al Patto atlantico.

Ora, al di là dell’evidente mossa propagandistica orchestrata da Mosca per esibire la propria forza prestata in favore di una nazione occidentale alla ricerca disperata di materiale sanitario che al momento scarseggiava (e che poi si è rivelato insufficiente al bisogno), gli interrogativi sul senso complessivo della missione restano. Forse, prima o poi, la storia di questi anni pandemici andrà riscritta raccontando finalmente la verità o qualcosa che almeno le somigli. Anche il motivo per cui, con gli italiani barricati in casa, ci fu una sfilata militare di una potenza straniera [e oggi a noi ostile (dovute a sanzioni e l'invio di armi da parte del governo criminale)] sul territorio italiano. Sembra un film di Monicelli, in bilico tra il tragico e il sarcastico, invece è quello che incredibilmente è accaduto sotto i nostri occhi solo due anni fa.

Propaganda e contropropaganda. Aspettiamo che il tempo scorra e vedere i risultati

Quadrante: Mosca ha annunciato il completamento della prima fase

Ora l'obiettivo è il Donbass. La Russia ha riferito di aver distrutto con i missili Kalibr un grande deposito di carburante utilizzato dalle forze armate ucraine

aggiornato alle 21:3425 marzo 2022

© FADEL SENNA / AFP
- Un militare ucraino a Kiev

AGI - Nel trentesimo giorno dell'invasione russa dell'Ucraina, il capo della direzione operativa dello Stato maggiore della Difesa russo, Serghei Rudskoy, ha annunciato che i principali obiettivi della prima fase dell'operazione russa in Ucraina "sono stati completati" e che questo "consente di concentrare gli sforzi principali sul raggiungimento dell'obiettivo principale: la liberazione del Donbass".

Mosca ha anche annunciato di aver distrutto con i missili Kalibr un grande deposito di carburante utilizzato dalle forze armate ucraine.

Si tratta del centro logistico più grande fra quelli non ancora colpiti e si trova a circa 250 chilometri a sud ovest di Kiev.

Secondo i servizi di emergenza ucraini, il deposito di carburante colpito si trova più precisamente nel villaggio di Kalynovka. Intanto, le autorità di Mariupol hanno denunciato - citando "testimoni" - che sono circa 300 le persone morte nel bombardamento del teatro, ridotto in macerie lo scorso 16 marzo.

Da Mosca, è arrivato un bollettino di guerra aggiornato: il vice capo di Stato maggiore russo, Serghei Roudskoy, ha ammesso che finora sono morti 1.351 soldati russi e 3.825 sono rimasti feriti.

Secondo Kiev, le perdite russe sono molto più pesanti; tra le vittime, hanno riferito gli ucraini, c'è anche un altro generale russo, Yakov Ryezantsev, morto a Chornobaivka, luogo d'intensi combattimenti a Nord di Kherson.

L'intelligence britannica ha sostenuto che le azioni di contrattacco e i problemi logistici e di rifornimento dei russi "hanno permesso all'Ucraina di rioccupare città e le posizioni difensive fino a 35 chilometri a Est di Kiev".

Quanto al Sud, "le forze russe probabilmente continueranno a cercare di accerchiare Mykolaiv e cercheranno di procedere a Ovest verso Odessa", ma "i loro progressi sono rallentati da problemi logistici e dalla resistenza ucraina".

Un comandante di brigata russo in Ucraina, ha inoltre riportato la stampa britannica citando un ufficiale occidentale, sarebbe stato ucciso dai suoi stessi uomini dopo le pesanti perdite subite dal reparto. Si tratterebbe del colonnello Medvechek, che era alla guida della 37esima Brigata fucilieri motorizzata.

Nord, Kiev

È stato colpito il più grande dei depositi di carburante destinato all'esercito ucraino, ma secondo l'intelligence britannica la resistenza ucraina ha riguadagnato posizioni fino a 35 chilometri a est della capitale.

Secondo il ministero della Difesa di Kiev, le forze russe, prive di risorse sufficienti per portare avanti la loro offensiva, sono state respinte da alcune aree.

Le truppe ucraine hanno annunciato di aver respinto l'attacco dei militari russi alla città di Slavutych, dove vivono i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl.

Il governatore regionale di Chernihiv, Viacheslav Chaus, ha ammesso di essere stata tagliata fuori dalle forze russe ed e' sottoposta a tiri di artiglieria e raid aerei.

Sud e Mar Nero

Dopo aver già completamente conquistato la città di Kherson, le forze russe, ha detto una fonte della Difesa francese, stanno facendo progressi nei combattimenti nelle strade di Mariupol.

Secondo i britannici, le truppe di Mosca "cercano ancora di accerchiare Mykolaiv e di avanzare verso Odessa, con lenti progressi, essendo rallentati da problemi logistici e dalla resistenza ucraina".

La nave russa per lo sbarco delle truppe colpita e distrutta ieri nel porto di Berdyansk, sul mar d'Azov, dalle forze armate ucraine, non è la Orsk ma la Saratov: come si legge in un rapporto della difesa ucraina, sulla Saratov c'erano 20 carri armati 45 mezzi armati per il trasporto del personale e 400 soldati, e altre due grandi navi, Caesar Kunikov e Novocherkassk, sono state danneggiate.

Est

A Kharkiv almeno 6 civili sono stati uccisi e 15 altri feriti in un bombardamento che ha colpito un ufficio postale utilizzato per distribuire aiuti, secondo le autorita' locali. Il sindaco, Ihor Terekhov, ha denunciato "bombardamenti quotidiani indiscriminati" con i russi che colpiscono "zone residenziali, civili e infrastrutture come le scuole". La seconda città del Paese è quasi accerchiata dalle forze russe. Le forze ucraine continuano i bombardamenti con armi pesanti sul Donbass, ha denunciato l'ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov.

I russi hanno anche colpito il centro di comando dell'aviazione ucraina. L'attacco è avvenuto intorno alle 16.30 ora locale contro il comando dell'aviazione a Vinnytsia. I missili hanno colpito "diversi edifici, causando danni significativi alla struttura", hanno riferito le autorita' militari ucraine su Telegram, postando l'immagine del presunto centro di comando in macerie.

Il Ponte sullo Stretto è strategico per il Sud, per l'Italia e per questo il governo criminale dei servi non lo vuole fare

L’ATTACCO
Ponte sullo Stretto, il governatore della Regione Sicilia: «Il nuovo progetto? Il Governo perde tempo»

Il presidente Nello Musumeci: «Hanno deciso di non decidere, ma bisogna sottrarre l’opera a polemiche politiche e ideologiche. L'infrastruttura è importantissima»

di Redazione
25 marzo 2022 20:00

Il progetto del ponte sullo stretto

«La decisione di ripresentare il progetto del Ponte sullo Stretto è una perdita di tempo, non c'è dubbio. Il Governo ha capito che la migliore strategia per eludere il problema è quella di perdere tempo».

Lo ha affermato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci (foto in basso), durante la presentazione del libro “La sfida dei due mari” di Remo Calzona all'università di Messina. «C’è un evidente stato confusionale all'interno del Governo nazionale - 

 

ha aggiunto Musumeci - al di là della serietà e della buona volontà del ministro Giovannini. Temo che le pressioni e i condizionamenti politici di alcuni settori del Parlamento sul Governo sul ponte abbiano prodotto significativi risultati: decidere di non decidere. Se si continua a far finta di non capire che in Sicilia il Ponte sullo Stretto o il collegamento stabile tra le due sponde, è il presupposto per dare un ruolo di centralità della Sicilia oggi come negli ultimi 70 anni, resteremo la periferia del Continente».

«Credo che dobbiamo sottrarre il tema alla polemica politica - ha concluso Musumeci - e, soprattutto, all'approccio ideologico. Se il governo Draghi ha un'idea seria e concreta di quello che vuole fare del Sud nella proiezione mediterranea non può non partire dalla infrastruttura del ponte sullo Stretto. Temo tuttavia che a Roma e a Bruxelles la proiezione verso Sud dell'Europa non sia in tema prioritario nell'agenda della politica».

Con intelligenza e sagacia Orban ha spostato l'Ungheria su un piano di neutralità, come d'altra parte ha fatto Erdogan con la sua Turchia. Dimostrando che gli spazi di manovra sia in Euroimbecilandia sia nella Nato ci sono per fare una politica assertiva per gli interessi del proprio paese, bisognerebbe dirlo alla classe politica italiana serva nell'anima

L'Ungheria di Orban si chiama fuori dalla guerra

Il premier ungherese ha respinto le richieste di Zelensky sia in termini di embargo energetico alla Russia che di aiuti in armi all'Ucraina

aggiornato alle 11:1225 marzo 2022

© Natalia Seliverstova / Sputnik / Sputnik via AFP
- Viktor Orban

AGI - Il premier ungherese, Viktor Orban, ha respinto entrambe le richieste che il presidente ucraino, Volodmyr Zelensky, aveva avanzato all'Ungheria: l'estensione delle sanzioni al settore energetico, con il conseguente blocco di acquisto di gas e potrolio russi, e la fornitura di armi a Kiev.

"L'Ungheria vuole rimanere fuori da questa guerra, quindi non consentirà il trasferimento di armi all'Ucraina", ha affermato il premier, secondo quanto riferito dal suo portavoce, Zoltan Kovacs, che definisce le richieste di Zelensky "contrarie agli interessi dell'Ungheria".

"La posizione dell'Ungheria è che non possiamo permettere che il prezzo della guerra sia pagato dalle famiglie ungheresi. Questo è il motivo per cui continueremo a opporci all'estensione delle sanzioni ai vettori energetici russi in tutti i forum europei, come abbiamo fatto in passato", ha ribadito il portavoce.

I nazisti ucraini carne da cannone per gli scopi statunitensi, annettersi la Russia. Eltisin nel suo putridume ha lanciato Putin che si è rivelato nei fatti un geniale statista che ha ridato dignità, orgoglio e onere al suo popolo e questo ne è pienamente consapevole. Cina e Russia sono il protoplasma in cui le altre Nazioni asiatiche si sono raccolte, l'India, il Pakistan, l'Iran e via via le altre in cui Eurasia si sta emancipando. Euroimbecilandia è una sua appendice, una sua penisola e il tempo lavora affinché il continente si ricongiunga nella sua interezza

25 Marzo 2022 13:02
Pepe Escobar - Make Nazism Great Again
Rendi di nuovo grande il nazismo


Dal 2 gennaio la nostra pagina Facebook subisce un immotivato e grottesco blocco da "fact checker" appartenenti a testate giornalistiche a noi concorrenti. Aiutateci ad aggirare la loro censura e iscrivetevi al Canale Telegram de l'AntiDiplomatico


di Pepe Escobar - Strategic Culture

[Tradotto dall'inglese da Nora Hoppe]

L'obiettivo supremo è regime change in Russia, l'Ucraina è solo una pedina nel gioco - o peggio, mera carne da cannone.

Tutti gli occhi sono puntati su Mariupol. A partire da mercoledì sera, oltre il 70% delle aree residenziali erano sotto il controllo di Donetsk e delle forze russe, mentre i marines russi, il 107° battaglione di Donetsk e gli Specnaz ceceni, guidati dal carismatico Adam Delimkhanov, erano entrati nello stabilimento Azov-Stal - il quartier generale del reggimento neonazista Battaglione "Azov".

Ad "Azov" è stato inviato un ultimo ultimatum: arrendersi fino a mezzanotte - o altrimenti: trovarsi sul "Highway to Hell" ["l'Autostrada verso l'Inferno"] alla "non fare prigionieri".

Questo implica un importante cambio di gioco nel campo di battaglia ucraino; Mariupol sta finalmente per essere completamente denazificata - dato che il contingente di Azov, a lungo trincerato nella città e usando i civili come scudi umani, era la sua forza di combattimento più temprata.

Nel frattempo, gli echi dell'Impero di Menzogne hanno quasi regalato l'intera partita. Non c'è alcuna intenzione a Washington di facilitare un piano di pace in Ucraina - e questo spiega le tattiche di stallo non-stop del Comico Zelensky. L'obiettivo supremo è il regime change in Russia, e per questo il Totalen Krieg contro la Russia e tutto ciò che è russo sono giustificati. L'Ucraina è solo una pedina nel gioco - o peggio, mera carne da cannone.

Questo significa anche che i 14.000 morti nel Donbass negli ultimi 8 anni dovrebbero essere attribuiti direttamente agli Eccezionalisti. Per quanto riguarda i neonazisti ucraini di ogni tipo, sono sacrificabili come i "ribelli moderati" in Siria, siano essi legati ad al-Qaeda o a Daesh. Quelli che potrebbero sopravvivere possono sempre unirsi alla nascente Neo-Nazi Inc. sponsorizzata dalla CIA - il pacchiano remix della Jihad Inc. degli anni '80 in Afghanistan. Saranno adeguatamente "Kalibrati".

I neonazisti - un riassunto al volo

Ormai solo i cervelli morti in tutto il NATOstan - e ce ne sono orde - non sono a conoscenza di Maidan nel 2014. Eppure pochi sanno che fu l'allora ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov, ex governatore di Kharkov, a dare il via libera al materializzarsi di un reparto paramilitare di 12.000 persone, nato dagli hooligans del calcio della setta 82 che sostenevano la "Dynamo Kiev". Così è nato il Battaglione Azov, nel maggio 2014, guidato da Andriy Biletsky, alias il Führer Bianco, ed ex leader della banda neonazista "Patriota dell'Ucraina".

Insieme all'agente dell'organizzazione paramilitare della NATO "stay-behind" Dmitro Yarosh, Biletsky ha fondato Pravy Sektor, finanziato dal padrino della mafia ucraina e miliardario ebreo Ihor Kolomoysky (poi il benefattore della meta-conversione di Zelensky da mediocre comico a mediocre presidente).

Si dà il caso che Pravy Sektor fosse rabbiosamente anti-UE - ditelo a Ursula von den Lügen - e politicamente ossessionato dal collegare l'Europa centrale e i paesi baltici in un nuovo, pacchiano Intermarium. È essenziale notare che Pravy Sektor e altre bande naziste furono debitamente addestrate da istruttori della NATO.

Biletsky e Yarosh sono naturalmente discepoli del famigerato collaboratore nazista della seconda guerra mondiale Stepan Bandera, per il quale gli ucraini puri sono proto-germanici o scandinavi, e gli slavi sono Untermenschen.

"Azov" ha finito per assorbire quasi tutti i gruppi neonazisti in Ucraina e sono stati inviati a combattere contro il Donbass - con i loro accoliti che guadagnano più soldi dei soldati regolari. Biletsky e un altro leader neonazista, Oleh Petrenko, furono eletti alla Rada. Il Führer Bianco stava per conto suo. Petrenko decise di sostenere l'allora presidente Poroshenko. Presto il Battaglione Azov fu incorporato come "Reggimento Azov" alla Guardia Nazionale Ucraina.

Hanno iniziato a reclutare mercenari stranieri - con persone provenienti dall'Europa occidentale, dalla Scandinavia e anche dal Sud America.

Questo era severamente vietato dagli Accordi di Minsk garantiti da Francia e Germania (e ora de facto defunti). "Azov" ha creato campi di addestramento per adolescenti e presto ha raggiunto 10.000 membri. Erik "Blackwater" Prince, nel 2020, ha stretto un accordo con l'esercito ucraino che avrebbe permesso al suo gruppo ribattezzato "Academi" di supervisionare Azov.

Fu nientemeno che il sinistro distributore di biscotti di Maidan, Vicky "Fanculo l'UE" Nuland, a suggerire a Zelensky - entrambi, a proposito, ebrei ucraini - di nominare il nazista dichiarato Yarosh come consigliere del comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Valerii Zaluzhnyi. L'obiettivo: organizzare una guerra lampo sul Donbass e la Crimea - la stessa guerra lampo che l'SVR, l'intelligence estera russa, aveva concluso che sarebbe stata lanciata il 22 febbraio, spingendo così il lancio dell'"Operazione Z".

Tutto quanto sopra, in realtà solo un riassunto al volo, dimostra che in Ucraina non c'è alcuna differenza tra i neonazisti bianchi e quelli di colore marrone di al-Qaeda/ISIS/Daesh, tanto i neonazisti sono altrettanto "cristiani" quanto i takfiri salafiti-jihadisti sono "musulmani".

Quando Putin ha denunciato un "branco di neonazisti" al potere a Kiev, il Comico ha risposto che era impossibile perché era ebreo. Balle. Zelensky e il suo patrono Kolomoysky, a tutti gli effetti, sono Zio-Nazis.

Anche mentre i rami del governo degli Stati Uniti ammettevano i neonazisti trincerati nell'apparato di Kiev, la macchina Eccezionalista faceva semplicemente sparire il bombardamento quotidiano del Donbass per 8 anni. Queste migliaia di vittime civili non sono mai esistite.

I media mainstream statunitensi hanno persino azzardato un pezzo o un rapporto sui neonazisti di Azov e Aidar. Ma poi una narrativa neo-orwelliana è stata scolpita sulla pietra: non ci sono nazisti in Ucraina. Il NED, emanazione della CIA, ha persino iniziato a cancellare i documenti sull'addestramento dei membri di Aidar. Recentemente una rete di notizie di merda ha debitamente promosso un video di un comandante di Azov addestrato e armato dalla NATO - completo di iconografia nazista.

Perché la "denazificazione" ha senso

L'ideologia di Banderastan risale a quando questa parte dell'Ucraina era di fatto controllata dall'impero austro-ungarico, dall'impero russo e dalla Polonia. Stepan Bandera è nato in Austro-Ungheria nel 1909, vicino a Ivano-Frankovsk, nel - allora autonomo - Regno di Galizia.

La prima guerra mondiale smembrò gli imperi europei in piccole entità spesso non vitali. Nell'Ucraina occidentale - un incrocio imperiale - ciò portò inevitabilmente alla proliferazione di ideologie estremamente intolleranti.

Gli ideologi di Banderastan approfittarono dell'arrivo dei nazisti nel 1941 per cercare di proclamare un territorio indipendente. Ma Berlino non solo li bloccò, ma li mandò nei campi di concentramento. Nel 1944 però i nazisti cambiarono tattica: liberarono i banderastriani e li manipolarono nell'odio anti-russo, creando così una forza di destabilizzazione nell'URSS ucraina.

Quindi il nazismo non è esattamente la stessa cosa per i fanatici di Banderastan: sono infatti ideologie concorrenti. Quello che è successo dopo Maidan è che la CIA ha mantenuto un focus laser sull'incitamento dell'odio russo da parte di qualsiasi frangia che poteva strumentalizzare. Quindi l'Ucraina non è un caso di "nazionalismo bianco" - per usare un eufemismo - ma di nazionalismo ucraino anti-russo, per tutti gli scopi pratici manifestato attraverso saluti e simboli in stile nazista.

Così, quando Putin e la leadership russa si riferiscono al nazismo ucraino, questo può non essere corretto al 100%, concettualmente, ma colpisce una corda con ogni russo.

I russi rifiutano visceralmente il nazismo - considerando che praticamente ogni famiglia russa ha almeno un antenato ucciso durante la Grande Guerra Patriottica. Dal punto di vista della psicologia di guerra, ha totalmente senso parlare di "ucro-nazismo" o, dritto al punto, di una campagna di "denazificazione".

Quanto gli anglo amavano i nazisti

Che il governo degli Stati Uniti fa apertamente il tifo per i neo-nazisti in Ucraina non è certo una novità, considerando come ha sostenuto Hitler insieme all'Inghilterra nel 1933 per ragioni di equilibrio di potere.

Nel 1933, Roosevelt prestò a Hitler un miliardo di dollari d'oro mentre l'Inghilterra gli prestò due miliardi di dollari d'oro. Questo dovrebbe essere moltiplicato 200 volte per arrivare ai dollari fiat di oggi. Gli anglo-americani volevano costruire la Germania come baluardo contro la Russia. Nel 1941 Roosevelt scrisse a Hitler che se avesse invaso la Russia gli Stati Uniti si sarebbero schierati con la Russia, e scrisse a Stalin che se avesse invaso la Germania gli Stati Uniti avrebbero appoggiato la Germania. Alla faccia di un'illustrazione grafica dell'equilibrio di potere Mackinderesco!

Gli inglesi si preoccuparono molto per l'ascesa del potere russo sotto Stalin mentre osservavano che la Germania era in ginocchio con il 50% di disoccupazione nel 1933, se si contavano i tedeschi itineranti non registrati.

Anche Lloyd George aveva dei dubbi sul Trattato di Versailles, che indeboliva insopportabilmente la Germania dopo la sua resa nella prima guerra mondiale. Lo scopo della prima guerra mondiale, nella visione del mondo di Lloyd George, era di distruggere insieme la Russia e la Germania. La Germania stava minacciando l'Inghilterra con il Kaiser che costruiva una flotta per conquistare gli oceani, mentre lo Zar era troppo vicino all'India per il suo gusto. Per un po' la Britannia vinse - e continuò a dominare le onde.

Poi rafforzare la Germania per combattere la Russia divenne la priorità numero uno - con tanto di riscrittura della storia. L'unione dei tedeschi austriaci e dei tedeschi dei Sudeti con la Germania, per esempio, fu totalmente approvata dagli inglesi.

Ma poi venne il problema polacco. Quando la Germania invase la Polonia, Francia e Gran Bretagna rimasero in disparte. Questo mise la Germania al confine con la Russia, e Germania e Russia si divisero la Polonia. Questo è esattamente ciò che Gran Bretagna e Francia volevano. Gran Bretagna e Francia avevano promesso alla Polonia che avrebbero invaso la Germania da ovest mentre la Polonia combatteva la Germania da est.

Alla fine, i polacchi furono traditi. Churchill lodò persino la Russia per aver invaso la Polonia. Hitler fu avvisato dal MI6 che l'Inghilterra e la Francia non avrebbero invaso la Polonia - come parte del loro piano per una guerra russo-tedesca. Hitler era stato sostenuto finanziariamente fin dagli anni '20 dall'MI6 per le sue parole favorevoli sull'Inghilterra nel Mein Kampf. L'MI6 incoraggiò de facto Hitler a invadere la Russia.

Avanti veloce al 2022, ed eccoci di nuovo - come farsa, con gli anglo-americani che "incoraggiano" la Germania sotto il fiacco Scholz a rimettersi insieme militarmente, con 100 miliardi di euro (che i tedeschi non hanno), e allestendo in tesi una forza europea rinnovata per andare poi in guerra contro la Russia.

E pronto all'isteria russofoba nei media anglo-americani sulla partnership strategica Russia-Cina. La paura mortale anglo-americana è Mackinder/Mahan/Spykman/Kissinger/Brzezinski tutto riunito in uno: Russia-Cina come concorrenti alla pari, gemelli che conquistano la massa di terra eurasiatica - la Belt and Road Initiative incontra la Greater Eurasia Partnership - e quindi governano il pianeta, con gli Stati Uniti relegati allo status di isola irrilevante, tanto quanto la precedente "Rule Britannia".

L'Inghilterra, la Francia e più tardi gli americani lo avevano impedito quando la Germania aspirava a fare lo stesso, controllando l'Eurasia fianco a fianco con il Giappone, dalla Manica al Pacifico. Ora è un gioco completamente diverso.

Così l'Ucraina, con le sue penose bande neonaziste, è solo una pedina - sacrificabile - nella disperata spinta a fermare qualcosa che è oltre l'anatema, dalla prospettiva di Washington: una Nuova Via della Seta tedesco-russo-cinese totalmente pacifica.

La russofobia, massicciamente impressa nel DNA dell'Occidente, non è mai stata spenta veramente. Coltivata dagli inglesi da Caterina la Grande - e poi con il Grande Gioco. Dai francesi da Napoleone. Dai tedeschi perché l'Armata Rossa ha liberato Berlino. Dagli americani perché Stalin ha imposto loro la mappatura dell'Europa - e poi è andata avanti per tutta la Guerra Fredda.

Siamo solo all'inizio della spinta finale dell'Impero morente per tentare di arrestare il flusso della Storia. Sono stati superati in astuzia, sono già sopraffatti dalla massima potenza militare del mondo, e saranno messi sotto scacco matto. Esistenzialmente, non sono equipaggiati per uccidere l'Orso – e questo fa male. Cosmicamente.

Il veleno instillato dagli Stati Uniti attraverso i bombardamenti umanitari di Belgrado con uranio impoverito ancora perdura nelle terre serbe. Mattarella Mattarella, il non garante, ne sa qualcosa

Kosovo: voto negato ai serbi, sale tensione Belgrado-Pristina
Proteste e accuse reciproche. Kurti scrive alla Ue

© ANSA/EPA

Redazione ANSA
25 marzo 202218:24NEWS

(ANSAmed) - BELGRADO, 25 MAR - Sale la tensione tra Belgrado e Pristina a pochi giorni dal voto del tre aprile in Serbia, negato ai serbi del Kosovo che per votare dovranno recarsi in quattro località del sud della Serbia.

Così ha deciso infatti ieri sera la commissione elettorale a Belgrado, a fronte della posizione irremovibile della dirigenza di Pristina, secondo cui è inammissibile organizzare in Kosovo, Paese sovrano e indipendente, elezioni di uno Stato straniero quale è la Serbia.

Una Serbia tuttavia che non riconosce l'indipendenza del Kosovo, considerato ancora parte del proprio territorio.
Proteste finora pacifiche sono in corso nel settore nord (serbo) di Kosovska Mitrovica e in altre enclavi serbe del Kosovo, con la popolazione serba che punta il dito in particolare contro il premier kosovaro Albin Kurti, ritenuto il principale responsabile del forte deterioramento dei rapporti con Belgrado. 'Kurti, hai distrutto l'accordo di Bruxelles (del 2013, ndr), hai distrutto tutto', 'Stop al terrore di Kurti', 'Vogliamo i nostri diritti umani', 'I serbi del Kosovo credono solo al presidente Vucic': questi alcuni degli slogan su cartelli e striscioni mostrati dai manifestanti. A vegliare sui raduni la polizia kosovara, che finora non è dovuta intervenire.
Ad accrescere le tensioni, la sospensione ieri, e non la rimozione è stato precisato, di una giudice serba del Tribunale di Kosovska Mitrovica, punita con un provvedimento disciplinare per aver partecipato nei giorni scorsi a un incontro che il presidente serbo Aleksandar Vucic ha avuto a Belgrado con una delegazione politica dei serbi del Kosovo. (ANSAmed).


venerdì 25 marzo 2022

24 marzo 2022 - CI PORTANO IN GUERRA - PIERLUIGI FAGAN - SPECIALE UCRAINA

25 marzo 2022 - Perdonate lo sfogo - Pillole dal Donbass


Italia spettacolo indegno. 3°, 4° 5° dose, mentre si corre verso la guerra 

Gli italiani non sono stupidi capiscono il ruolo di Draghi al servizio degli oligarchi della finanza transnazionale e non dell'Italia. Quando gli animi si esasperano iniziano le intemperanze

Fantoccio con la scritta “Mario Draghi” impiccato a un albero, indagini in Friuli

Rimosso dalle forze dell’ordine, indagano carabinieri e Digos
24 Marzo 2022 Aggiornato alle 21:55



Un fantoccio realizzato con stoffa e rivestito di carta, con un cartello con la scritta Mario Draghi, è stato appeso a un albero la notte scorsa alla prima periferia di Udine. Questa mattina, dopo la segnalazione di alcuni automobilisti che transitavano nella rotatoria davanti all'albero, la sagoma è stata immediatamente rimossa dalle forze dell'ordine. Le indagini sono state affidate ai Carabinieri, ma sul caso sta lavorando anche la Digos della Questura. Essendo una zona disabitata, non ci sarebbero telecamere che possano aver ripresi i responsabili del gesto.

e dopo Mariupol tocca ad Odessa.Come in Afghanistan gli statunitensi hanno lasciato l'Isis a presiedere la piazza così i nazisti superstiti rimarranno a presiedere Euroimbecilandia

Mariupol, il dopo Ucraina e l’Al Qaeda bianca



Pian piano Mariupol sta tramontando nelle cronache in primo luogo perché la città, salvo il complesso delle acciaierie Azovstal, è stata liberata dai suoi secondini ovvero dal reggimento Azov, con in aggiunta formazioni dell’Aidar e dell’Odessa che avevano completamente sostituito l’esercito ucraino, poi perché quei civili che per un mese sono stati ostaggio delle truppe naziste che hanno fatto dei cittadini i loro scudi umani, e li hanno aggrediti al momento dell’esodo, non sono profughi graditi nelle cronache per evidenti motivi e in terzo luogo perché le balle sulle bombe russe hanno le gambe corte e ora si cominciano a vedere dai resti che appartenevano agli arsenali di Kiev come gentile regalo della Nato, anche se i criminali di guerra da scrivania dell’informazione italiana non lo ammetteranno mai. Ma soprattutto perché la liberazione di Mariupol è innegabilmente l’inizio della fine per gli spezzoni delle truppe ucraine che ancora resistono e questo non è una bella notizia per Washington, ovvero per la Nato il cui scopo è quello di prolungare il conflitto il più possibile e per questo fornisce agli ultimi reparti – per ammissione del Pentagono – “informazioni satellitari accurate”. Naturalmente questo non serve all’Ucraina perché il suo esercito non è più in grado di agire in modo coerente, ma serve alla Nato per prolungare un conflitto con la carne da cannone ucraina nella speranza di poter logorare Putin che è poi l’unico modo per un occidente ormai delirante di spuntarla contro la Russia. Quanto poi alle formazioni naziste messe in piedi dagli Usa così come hanno creato a suo tempo Al Qaeda e l’Isis (adesso si sa che alla Cia stanno cancellando tutti i file riguardo al battaglione Azov, primo nucleo armato del Pravy sector, formato a partire dalla tifoseria violenta della Dynamo Kiev) ), esse saranno distrutte dalla Russia e quelli che riusciranno a scappare con i buoni uffici della Nato saranno i nuovi terroristi di Europa, armati fino ai denti e pronti a qualsiasi azione di falsa bandiera.

Questo non è un fattore secondario perché una delle strategie della Nato per il dopo Ucraina che è del tutto scontato nonostante le balle della narrazione pro Zelensky e la realtà del disastro economico per il nostro continente, è quella di smembrare il Paese costituendo nell'estremo occidente, nella regione attorno ai Leopoli, una sorta di Banderastan, dove raccogliere tutti gli estremisti e dove creare un problema perenne per la Russia oltre che per l’Europa, visto che costoro pensano, sulla scia di movimenti nati negli ’20 dello scorso secolo, ad una sorta di unione tra territori dell’Europa orientale,

 

baltica e balcanica, chiamato Intermarium ( cioè “Fra i mari”) che come si vede dalla cartina qui a fianco sarebbe una sorta di controeuropa. E dunque potrebbe creare seri problemi anche altrove. Molti, anzi quasi tutti, non hanno compreso la strategia russa che prevede un’ avanzata lenta, proprio per non fare troppe vittime civili e creare risentimenti, ma anche per denazificare il più possibile il Paese ed evitare, sia di doverlo occupare a lungo con spese enormi visto lo stato comatoso in cui gli occidentali lo hanno ridotto, sia che vi siano degli spezzoni impazziti che vogliano separare la regione occidentale per farne un trampolino di lancio contro Mosca. Non è un caso se la Bielorussia abbia metà dell’esercito ai confini dell’Ucraina e molte truppe russe sono di stanza in Transnistria, proprio per evitare colpi di mano.

Credo che in futuro questa strategia verrà studiata come un esempio di pacificazione a lungo termine perché in qualche modo tenta di risolvere il problema già durante la campagna militare e non dopo. Un’azione condotta con molte più truppe e meno attenzione alle vite civili avrebbe permesso di occupare il Paese in una settimana , ma avrebbe lasciato lasciato tutti i problemi sul campo e ne avrebbe creati di nuovi, anche se va detto che non tutto ha funzionato , soprattutto è stato un errore lasciare che i media di Kiev diffondessero l’idea che le truppe ucraine stessero vincendo e che addirittura fossero alle porte di Mosca. Ad ogni modo l’obiettivo russo è quello di preservare l’Ucraina come stato cuscinetto neutrale che è poi ciò che vuole la stragrande maggioranza degli stessi ucraini che di certo non sono stupidi come gli altri europei e anzi in questo senso cominciano a nascere partiti e formazioni per un futuro diverso, di cui naturalmente non si parla dei media dell’impero della menzogna. In questo senso la liberazione di Mariupol è un nodo centrale perché permette di annientare la formazione simbolo dell’ultranazionalismo nazista oltre che una diretta creatura della Nato, idealmente corresponsabile dei 14 mila morti civili nel Donbass. Questo insieme alla già avvenuta distruzione di altre analoghe formazioni, anche se meno famose, oltre ad aver ormai azzerato il numero di “volontari” che hanno capito l’antifona, conterà molto al tavolo della pace dove il burattino Zelensky, sempre che non sia stato fuori dai suoi amici e il governo di Kiev nel suo complesso, non potrà contare sull’appoggio dell’estremismo nazionalistico che ne era la colonna portante né mettere sul piatto della bilancia queste formazioni e la loro volontà di crearsi una piccola ucraina all’ovest. D’accordo che il vero interlocutore sono gli Usa, ma in questo modo si toglie loro comunque una importante leva di azione.