L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 aprile 2022

un paese intontito in cui il presidente del Consiglio può mettere in rapporto il calo di forniture di gas dalla Russia con la rinuncia all'aria condizionata

08 Aprile 2022 20:00
Un paese fallito
Paolo Desogus

Possiamo leggere l'appiattimento dell'Italia sulle posizioni guerrafondaie più oltranziste come il segno della profonda e vigliacca subalternità della stampa e della politica.

Sicuramente è così. Molti elementi lo confermano. E tuttavia mi pare che questo giudizio contienga anche un dato consolatorio, che non consente di comprendere fino in fondo che, in questa fase storica, l'Italia è un paese sostanzialmente fallito. E lo è sul piano culturale e politico prima ancora che su quello economico.

La classe politica, ma a ben vedere anche quella intellettuale, mostra ogni giorno di più di non possedere le categorie per interpretare il presente.

Domina la più abietta propaganda, il trasformismo, l'irresponsabilità, l'incapacità di leggere i processi storici in termini dialettici, misurando cioè le aspirazioni politiche dentro il quadro dei rapporti di forza. I responsabili non sono ovviamente solo Salvini o Letta. La carriera di questi due inetti è l'effetto, non la causa di un malessere culturale diffuso.

Il nostro è del resto un paese in cui un'intellettualità stanca e annoiata esprime come massima aspirazione l'introduzione della scheda nei documenti pubblici, rifuggendo da qualsiasi discorso che chiami in causa il paese come collettività, come realtà legata a determinati processi materiali.

È un paese intontito in cui il presidente del Consiglio può mettere in rapporto il calo di forniture di gas dalla Russia con la rinuncia all'aria condizionata, come se non esistesse un mondo produttivo fatto di operai, tecnici, impiegati e dirigenti che rischia seriamente il posto.

La NATO sa da dove è partito il missile, Il missile Tochka U non è utilizzato dalle truppe russe da molto tempo

08 Aprile 2022 15:40
Kramatorsk, i 2 particolari che i media filo Nato nascondono
La Redazione de l'AntiDiplomatico


Tutti i media filo Nato aprono da questa mattina con il "bombardamento russo sui civili a Kramatorsk". Ma ci sono almeno due particolari che rendono l'ennesimo crimine ucraino ad uso dei giornali che fomentano la terza guerra mondiale facilmente riconoscibile.

Il primo lo riporta Sputnik (traduzione nostra)

Tutto quello che devi sapere del bombardamento "Dot-U" dell'APU su Kramatorsk.

Il missile Tochka U non è utilizzato dalle truppe russe da molto tempo. Gli autori della provocazione in Ucraina potrebbero non sapere che TUTTE le brigate missilistiche delle forze armate russe sono state riequipaggiate con il nuovo sistema di difesa missilistica Iskander-M nel 2019, afferma l'osservatore militare Alexander Khrolenko a Sputnik .

A differenza della portata di 100 km del "Point U", i missili Iskander possono colpire bersagli per 500 km e colpiscono molto più accuratamente.

L'obiettivo del bombardamento delle forze armate ucraine era proprio la parte residenziale della città. La testata a grappolo del "Point U", che l'APU ha utilizzato a Kramatorsk, esplode in superficie ed è progettata per colpire un gran numero di persone fuori dai rifugi. E non minaccia binari ferroviari, convogli con equipaggiamento militare, oggetti protetti delle forze armate ucraine, che potrebbero diventare bersagli degli attacchi russi.

Non è solo una coincidenza. L'attacco a Kramatorsk è avvenuto il giorno dell'arrivo della delegazione Ue di più alto rango dall'inizio dell'operazione speciale. Il capo della Commissione europea Ursula von der Leyen e il capo della diplomazia UE Josep Borrell sono a Kiev. Quest'ultimo ha già incolpato Mosca per quanto accaduto a Kramatorsk.(da @SputnikLive)

E la seconda la riporta Toni Capuozzo sul suo Facebook. Riportiamo il post per intero:

"Sono 39, e tra loro 4 bambini, le vittime del missile sulla stazione di Kramators'k. Sul motore del missile appare una scritta in russo che suona come "a causa dei bambini". E' un'arma di produzione russa, ma non più in uso dal 2019 nell'esercito russo, e ora in dotazione dell'esercito ucraino. La domanda più logica - perchè ? - è sepolta dalla follia della guerra. La seconda domanda - chi è stato ? - ha una risposta, se confidiamo nella lealtà di quella che non è una parte terza, nel conflitto. La Nato sa, perchè monitora tutti i lanci di missili e dunque sa da dove è partito."

L'accoglienza preparata dal regime di Kiev e i suoi battaglioni nazisti (in realtà i loro padroni) ai Quisling europei è l'ennesimo crimine su 39 civile dopo le decine di migliaia sulla coscienza dall'inizio della guerra nel 2014. Siamo lentamente ma inesorabilmente scivolando nell'abisso di una guerra apocalittica in tutto il continente europeo e il tempo per fermare questi folli criminali è sempre meno.

Nell'epoca del metaverso realtà e fantasia si equivalgono. Corto circuito tra fiction e realtà. I discorsi di Zelensky scritti dal medesimo sceneggiatore delle sue serie, un autore statunitense che lavora per il governo statunitense. Materiale fatto ad hoc a scopo propagandistico.

L’occidente ha i missili delle bugie



Contro ogni evidenza e contro ogni realtà: l’informazione dell’occidente è solo uno specchio di una narrazione a senso unico calata e ordinata anzi ordita dall’alto. L’inganno metodico e quotidiano oggi si impernia sul missile Tochka-U con una testata multipla lanciato sulla città città di Kramatorsk e che ha fatto almeno 30 vittime e naturalmente attribuito tout court ai russi. Un vero peccato che questi missili, un reperto dell’era sovietica, li abbiano soltanto gli ucraini, così come solo gli ucraini avevano i vecchi Buk che abbatterono l’aereo di linea malaisiano in volo sui cieli dell’Ucraina. Che si tratti di un Tochka-U lo dimostrano le foto della sezione di coda che sono inequivocabili. Ma chi se ne frega: l’importante è salvare la faccia degli amici nazisti e fare in modo che gli europei continuino ad odiare i russi abbastanza per permette ai governi venduti e incapaci di mandare in rovina il continente. Non importa quanto sia grande e quanto evidente la bugia: la tattica ormai collaudata e è creare la prima impressione, se poi tra qualche giorno emergeranno dubbi, si potrà anche ammettere che forse non era vero, tanto rimarrà comunque l’impronta emotiva del primo momento. In fondo l’obiettivo finale non è quello di coinvolgere le persone integre, intelligenti e attente, ma l’infinito serbatoio di mediocrità intellettuale e ipocrisia morale che l’impero della menzogna è riuscito a creare in quarant’anni di sprofondo culturale.

https://ilsimplicissimus2.com/2022/04/09/loccidente-ha-i-missili-delle-bugie/

Lo straordinario spettacolo dell'Unione Europea (UE) che commette harakiri al rallentatore è qualcosa che resta per secoli. Si è aperta una nuova era le materie prime detteranno legge, corsa all'autarchia

08 Aprile 2022 10:40
Pepe Escobar - Siediti e guarda l'Europa come si suicida
La Redazione de l'AntiDiplomatico



Se l'obiettivo degli Stati Uniti è schiacciare l'economia russa con sanzioni e isolamento, perché l'Europa è invece in caduta libera economica?

Lo straordinario spettacolo dell'Unione Europea (UE) che commette harakiri al rallentatore è qualcosa che resta per secoli. Come un remake di Kurosawa a buon mercato, il film parla in realtà della demolizione dell'UE fatta esplodere dagli Stati Uniti, completa del reindirizzamento di alcune importanti esportazioni di materie prime russe negli Stati Uniti a spese degli europei.

Aiuta avere una quinta attrice editorialista strategicamente posizionata – in questo caso il capo della Commissione Europea sorprendentemente incompetente Ursula von der Lugen – con il suo annuncio rumoroso di un nuovo pacchetto di sanzioni schiacciante: navi russe bandite dai porti dell'UE; alle società di trasporto su strada dalla Russia e dalla Bielorussia è vietato l'ingresso nell'UE; niente più importazioni di carbone (oltre 4,4 miliardi di euro l'anno).

In pratica, ciò si traduce in Washington che scuote i suoi clienti/burattini occidentali più ricchi. La Russia, ovviamente, è troppo potente per sfidarla direttamente militarmente e gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno di alcune delle sue esportazioni chiave, in particolare i minerali. Quindi, gli americani spingeranno invece l'UE a imporre sanzioni sempre crescenti che faranno crollare volontariamente le loro economie nazionali, consentendo al contempo agli Stati Uniti di raccogliere tutto.

Spunto per le imminenti conseguenze economiche catastrofiche subite dagli europei nella loro vita quotidiana (ma non dal cinque per cento più ricco): inflazione che divora salari e risparmi; le bollette dell'energia del prossimo inverno fanno un bel colpo; prodotti che scompaiono dai supermercati; prenotazioni vacanze quasi congelate. Il francese Le Petit Roi Emmanuel Macron - forse di fronte a una brutta sorpresa elettorale - ha persino annunciato: "I buoni pasto come nella seconda guerra mondiale sono possibili".

Abbiamo la Germania di fronte al ritorno del fantasma dell'iperinflazione di Weimar. Il presidente di BlackRock Rob Kapito ha dichiarato, in Texas, "per la prima volta, questa generazione entrerà in un negozio e non sarà in grado di ottenere ciò che vuole". Gli agricoltori africani non possono permettersi fertilizzanti quest'anno, riducendo la produzione agricola di una quantità in grado di sfamare 100 milioni di persone.

Zoltan Poszar, ex guru della Fed di New York e del Tesoro degli Stati Uniti, attuale gran visir del Credit Suisse, ha avuto una serie di successi, sottolineando come le riserve di materie prime – e, qui, la Russia non ha rivali – saranno una caratteristica essenziale di ciò che lui chiama Bretton Woods III (sebbene , quello che è stato progettato da Russia, Cina, Iran e Eurasia Economic Union è un post-Bretton Woods).

Poszar osserva che le guerre, storicamente, sono vinte da coloro che hanno più scorte di cibo ed energia, in passato per alimentare cavalli e soldati; oggi per nutrire soldati e serbatoi di carburante e aerei da combattimento. La Cina, per inciso, ha accumulato grandi scorte di praticamente tutto.

Poszar osserva come il nostro attuale sistema di Bretton Woods II abbia un impulso deflazionistico (globalizzazione, commercio aperto, catene di approvvigionamento just-in-time) mentre Bretton Woods 3 fornirà un impulso inflazionistico (de-globalizzazione, autarchia, accaparramento di materie prime) dell'offerta catene e spese militari extra per poter proteggere ciò che rimarrà del commercio marittimo.

Le implicazioni sono ovviamente schiaccianti. Ciò che è implicito, minacciosamente, è che questo stato di cose potrebbe persino portare alla terza guerra mondiale.

Rublegas o GNL americano?

La tavola rotonda russa Valdai Club ha condotto un'essenziale discussione di esperti su ciò che noi di The Cradle abbiamo definito Rublegas , il vero punto di svolta geoeconomico nel cuore dell'era post-petrodollaro. Alexander Losev, membro del Consiglio russo per la politica estera e di difesa, ha offerto i contorni del quadro generale. Ma spettava ad Alexey Gromov, direttore dell'energia dell'Istituto per l'energia e le finanze, trovare un punto cruciale.

La Russia, finora, vendeva all'Europa 155 miliardi di metri cubi di gas all'anno. L'UE promette retoricamente di sbarazzarsene entro il 2027 e di ridurre l'offerta entro la fine del 2022 di 100 miliardi di metri cubi. Gromov ha chiesto "come" e ha osservato "qualsiasi esperto non ha risposta. La maggior parte del gas naturale russo viene spedito tramite gasdotti. Questo non può essere semplicemente sostituito dal gas naturale liquefatto (GNL).”

La risibile risposta europea è stata "iniziare a risparmiare", come "prepararsi a stare peggio" e "abbassare la temperatura nelle famiglie". Gromov ha osservato come, in Russia, “da 22 a 25 gradi in inverno è la norma. L'Europa sta promuovendo i 16 gradi come "sani" e indossa maglioni di notte".

L'UE non potrà ottenere il gas di cui ha bisogno dalla Norvegia o dall'Algeria (che sta privilegiando il consumo interno). L'Azerbaigian sarebbe in grado di fornire al massimo 10 miliardi di metri cubi all'anno, ma "ci vorranno 2 o 3 anni".

Gromov ha sottolineato come “oggi sul mercato non ci siano eccedenze per gli Stati Uniti e il Qatar GNL” e come i prezzi per i clienti asiatici siano sempre più alti. La conclusione è che "entro la fine del 2022, l'Europa non sarà in grado di ridurre in modo significativo" ciò che acquista dalla Russia: "potrebbero tagliare di 50 miliardi di metri cubi, al massimo". E i prezzi sul mercato spot saranno più alti, almeno $ 1.300 per metro cubo.

Uno sviluppo importante è che "la Russia ha già cambiato le catene di approvvigionamento logistico verso l'Asia". Questo vale anche per gas e petrolio: “Puoi imporre sanzioni se c'è un surplus nel mercato. Adesso mancano almeno 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno. Invieremo le nostre forniture in Asia, con uno sconto". Allo stato attuale, l'Asia sta già pagando un premio, da 3 a 5 dollari in più al barile di petrolio.

Sulle spedizioni di petrolio, Gromov ha anche commentato la questione chiave dell'assicurazione: “I premi assicurativi sono più alti. Prima dell'Ucraina, era tutto basato sul sistema Free on Board (FOB). Ora gli acquirenti stanno dicendo "non vogliamo correre il rischio di portare il tuo carico nei nostri porti". Quindi stanno applicando il sistema Cost, Insurance and Freight (CIF), in cui il venditore deve assicurare e trasportare il carico. Questo ovviamente incide sui ricavi”.

Una questione assolutamente fondamentale per la Russia è come effettuare la transizione verso la Cina come suo principale cliente di gas. Si tratta del Power of Siberia 2, un nuovo gasdotto di 2600 km proveniente dai giacimenti di gas russi Bovanenkovo ??e Kharasavey a Yamal, nel nord-ovest della Siberia, che raggiungerà la piena capacità solo nel 2024. E, in primo luogo, l'interconnessione attraverso la Mongolia deve essere costruito – “abbiamo bisogno di 3 anni per costruire questo gasdotto” – quindi tutto sarà a posto solo intorno al 2025.

Sul gasdotto Yamal, “la maggior parte del gas va in Asia. Se gli europei non acquistano più possiamo reindirizzare". E poi c'è il progetto Arctic LNG 2, che è persino più grande di Yamal: "la prima fase dovrebbe essere completata presto, è pronta all'80 percento". Un problema in più potrebbe essere posto dagli “Unfriendly” russi in Asia: Giappone e Corea del Sud. L'infrastruttura GNL prodotta in Russia dipende ancora da tecnologie straniere.

Questo è ciò che porta Gromov a notare che "il modello di economia basata sulla mobilitazione non è così buono". Ma questo è ciò di cui la Russia deve fare i conti almeno a breve e medio termine.

Gli aspetti positivi sono che il nuovo paradigma consentirà "maggiore cooperazione all'interno dei BRICS (le economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che si incontrano ogni anno dal 2009);" l'ampliamento dell'International North South Transportation Corridor (INSTC); e più interazione e integrazione con "Pakistan, India, Afghanistan e Iran".

Solo per quanto riguarda Iran e Russia, gli scambi nel Mar Caspio sono già in corso, poiché l'Iran produce più del necessario ed è destinato ad aumentare la cooperazione con la Russia nel quadro del loro partenariato strategico rafforzato.

Geoeconomia ipersonica

Spettava all'esperto energetico cinese Fu Chengyu offrire una spiegazione concisa del motivo per cui la spinta dell'UE a sostituire il gas russo con il GNL americano è, beh, un sogno irrealizzabile. In sostanza, l'offerta statunitense è "troppo limitata e troppo costosa".

Fu Chengyu ha mostrato come un processo lungo e complicato dipenda da quattro contratti: tra lo sviluppatore del gas e la società di GNL; tra la società GNL e la società acquirente; tra l'acquirente di GNL e la società cargo (che costruisce navi); e tra l'acquirente e l'utente finale.

“Ogni contratto”, ha sottolineato, “richiede molto tempo per essere concluso. Senza tutti questi contratti firmati, nessuna parte investirà, che si tratti di investimenti in infrastrutture o di sviluppo di giacimenti di gas". Quindi la consegna effettiva del GNL americano in Europa presuppone che tutte queste risorse interconnesse siano disponibili e si muovano come un orologio.

Il verdetto di Fu Chengyu è duro: questa ossessione dell'UE sull'abbandono del gas russo provocherà “un impatto sulla crescita economica globale e sulla recessione. Stanno spingendo la propria gente e il mondo. Nel settore energetico, saremo tutti danneggiati".

È stato abbastanza illuminante giustapporre l'imminente turbolenza geoeconomica - l'ossessione dell'UE di aggirare il gas russo e l'inizio del Rublegas - con le vere ragioni dell'operazione Z in Ucraina, completamente oscurate dai media e dagli analisti occidentali.

Un vecchio professionista del Deep State statunitense, ora in pensione, e abbastanza familiare con i meccanismi interni del vecchio OSS, il precursore della CIA, fino alla demenza neocon di oggi, ha fornito alcune intuizioni che fanno riflettere:

“L'intera questione dell'Ucraina riguarda i missili ipersonici che possono raggiungere Mosca in meno di quattro minuti. Gli Stati Uniti li vogliono lì, in Polonia, Romania, Stati baltici, Svezia, Finlandia. Ciò è in diretta violazione degli accordi del 1991 secondo cui la NATO non si espanderà nell'Europa orientale. Gli Stati Uniti non hanno missili ipersonici ora, ma dovrebbero farlo tra un anno o due. Questa è una minaccia esistenziale per la Russia. Quindi sono andati in Ucraina per fermare questo. Poi ci saranno la Polonia e la Romania, dove i lanciatori sono stati costruiti in Romania e sono in costruzione in Polonia".

Da una prospettiva geopolitica completamente diversa, ciò che è veramente significativo è che la sua analisi coincide con la geoeconomia di Zoltan Poszar: “Gli Stati Uniti e la NATO sono totalmente bellicosi. Questo rappresenta un vero pericolo per la Russia. L'idea che la guerra nucleare sia impensabile è un mito. Se guardi al bombardamento di Tokyo contro Hiroshima e Nagasaki, a Tokyo sono morte più persone di Hiroshima e Nagasaki. Queste città furono ricostruite. Le radiazioni scompaiono e la vita può ricominciare. La differenza tra bombardamenti incendiari e bombe nucleari è solo l'efficienza. Le provocazioni della NATO sono così estreme che la Russia ha dovuto mettere i propri missili nucleari in stato di allerta. Questa è una questione gravemente seria. Ma gli Stati Uniti l'hanno ignorato".




L'Unione Economica Eurasiatica
la Repubblica di Armenia, la Repubblica di Bielorussia, la Repubblica del Kazakistan,
la Repubblica del Kirghizistan e la Federazione Russa



184,3 milioni di persone
oltre 20 milioni di kmq.
14% della terra ferma del mondo

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin
"Il nostro ambizioso obiettivo è quello di arrivare a un'Unione Eurasiatica. Proponiamo un modello di potente associazione sovranazionale capace di diventare uno dei poli del mondo moderno.

Le risorse naturali, i capitali, il forte potenziale umano, sommati aiuteranno l'Unione Eurasiatica ad essere competitiva nella corsa tecnologica industriale, nella competizione per gli investitori, per la creazione di nuovi posti di lavoro e produzioni avanzate. E insieme ad altri attori chiave e strutture regionali, garantire la stabilità dello sviluppo globale.

Solo uniti i nostri paesi saranno in grado di unirsi ai leader della crescita globale e del progresso civile, raggiungere il successo e la prosperità".

Geografia

• Territorio: 17.098,2 mila kmq
• Popolazione: 146,88 milioni di persone
• Capitale: Mosca, 12,1 milioni di persone
Indicatori economici

Nel 2019, il prodotto interno lordo a prezzi correnti era di 110.046 miliardi di rubli russi (1.700,1 miliardi di dollari USA*). L'indice di volume (a prezzi costanti) rispetto al 2018 è stato del 101,3%.
La produzione industriale a prezzi correnti nel 2019 è stata di 69.735 miliardi di rubli russi (1.077,3 miliardi di dollari USA*). L'indice della produzione industriale (a prezzi costanti) nel 2019 rispetto al 2018 è stato del 102,3%.
La produzione di petrolio, compreso il condensato di gas, nel 2019 è stata pari a 560,8 milioni di tonnellate o 3.820,8 kg pro capite.
La produzione di gas naturale nel 2019 è stata pari a 738,4 mld m3 o 5.031,1 m3 pro capite.
La produzione agricola a prezzi correnti nel 2019 è stata di 5.908 miliardi di rubli russi (91,3 miliardi di dollari USA).*). L'indice di volume (a prezzi costanti) della produzione agricola nel 2018 è stato del 104,0%.
Le esportazioni della Federazione Russa nel 2019 sono state pari a 425,1 miliardi di dollari USA (nel 2018, 451,7 miliardi di dollari USA).
Le esportazioni della Federazione Russa nel 2019 sono state pari a 246,7 miliardi di dollari USA (nel 2018, 240,5 miliardi di dollari USA).

Settori chiave
Estrazione di petrolio e gas naturale, lavorazione di pietre preziose e metalli, produzione di aeromobili, produzione di razzi spaziali, industria nucleare, produzione di armi e attrezzature militari, ingegneria elettrica, industria della pasta di carta, industria automobilistica, trasporti, ingegneria meccanica stradale e agricola, industria leggera e alimentare.

Più
Fiumi principali, lunghezza all'interno del paese, km: Fiume Lena—4337, Yenisei (e Fiume Angara)—3.844, Fiume Ob—3.676, Fiume Amur—2.855

Laghi principali, migliaia di kmq: Mar Caspio—371, Lago Baikal—31,5, Lago Ladoga—17,7, Lago Onega—9,7

Altitudine più alta: Monte Elbrus — 5.642 m

Temperatura media mensile: gennaio: da 0° С, -5° С (Caucaso settentrionale) a -40° С, -50° С (Yakutia della Repubblica di Sakha orientale)); Luglio: da + 1° С (costa settentrionale della Siberia) a + 24-25° С (Depressione del Caspio)

  


 

7 aprile 2022 - DRAGHI E VESTAGER … SICURI CHE …


Le esternazione del nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi e della Commissaria europea alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, lasciano allibiti. E' difficile Ritenere che entrambe queste persone siano nel pieno possesso delle loro capacità mentali. Eppure ricoprono ruoli politicamente molto importanti e questo è davvero allarmante.

8 aprile 2022 - ITALIA VERSO IL MES


Lasciamo per una volta l'argomento disinformazione a livello mediatico e parliamo di economia, perché la situazione si sta velocemente deteriorando. Ormai è chiaro, chiarissimo! Il nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi, sta facendo di tutto per distruggere l'economia italiana. Ed allora troviamoci in tanti domani a Bologna, nella centralissima Piazza Maggiore, trascorreremo con tanti altri amici un pomeriggio di festa, fra gente per bene che sanno ancora ragionare col proprio cervello, senza farsi condizionare dalla più bieca e falsa propaganda.

Con il Mes la definitiva morte della Nazione Italia, grazie al VOSTRO Mario Draghi

Le Pen in vantaggio regala l’alibi alla Bce: si lavora già a uno strumento anti-spread

8 Aprile 2022 - 20:07

Stando a Bloomberg, l’Eurotower sta elaborando una facility di crisi da attivare in caso di esplosione dei rendimenti nei Paesi periferici. Ma chi vi accede sarà soggetto a condizioni in seno al MES?


Et voilà, il succedaneo del Pepp è servito. O quasi . Stando a Bloomberg, infatti, nelle cucine del Qe perenne di Francoforte si starebbe lavorando alacremente per far trovare la pietanza pronta già la prossima settimana. E si tratterebbe di una di quelle succulente: uno strumento di crisi da attivare in caso di esplosione dei rendimenti dei Paesi periferici e maggiormente indebitati.

La ragione? Questa:

Comparazione delle proiezioni dei vari «testa a testa» al primo turno delle presidenziali francesi Fonte_ Atlas/Politico

stando all’ultimo sondaggio Atlas/Politico, infatti, Marine Le Pen sarebbe in vantaggio per 50,5% a 49,5% nel confronto diretto con Emmanuel Macron in vista del primo turno delle presidenziali di domenica. Il nulla, in realtà. Non fosse altro perché la famiglia Le Pen - padre prima e figlia poi - è nota nell’ambiente per la sua capacità di offrire alibi emergenziali a ogni tornata per l’Eliseo: exploit al primo turno e poi sconfitta garantita al ballottaggio, stante l’automatica formazione del cosiddetto Fronte repubblicano per arginare il pericolo fascista. Insomma, l’ammucchiata di tutti i candidati sconfitti al primo turno che convergono su chiunque si contrapponga alla leader della destra. Di fatto, una non notizia. E un non allarme.

Ma se questo grafico

Andamento dello spread fra Oat francese a 10 anni e Bund pari durata Fonte: Bloomberg

mostra come i mercati si stiano pedissequamente prestando alla pantomima ciclica in scena a Parigi, quest’altro appare decisamente più serio e preoccupante:

Andamento del proxy di rischio di uscita dall’euro per Italia, Spagna e Portogallo Fonte: Bloomberg/Zerohedge

il combinato di tensioni inflazionistiche e sulla crescita legate alla crisi ucraina e fine dello scudo anti-spread del Pepp ha già fatto rialzare la testa al cosiddetto rischio di ridenominazione, ovvero la prezzatura implicita che il mercato fa delle possibilità che uno dei Paesi ex-Pigs possa uscire dall’euro. Ipotesi fantascientifica ma che offre un proxy molto diretto e una dinamica decisamente più concreta; la possibilità di un’impennata ingestibile dei costi di finanziamento sul mercato per quelle economie già ultra-indebitate. Fino all'estrema conseguenza di un’esclusione de facto che imponga un commissariamento diretto.

Sgradevole. Non fosse altro perché fino a non più tardi di due mesi fa ancora si udivano i festeggiamenti per la copertina dell’Economist e l’inflazione veniva ancora dipinta come grandemente transitoria. Ma l’ipotesi di una stop alle forniture di gas russo ha messo le ali alle prezzature di rischio, già in fibrillazione per la conferma di un trasferimento dei controvalori di acquisto del Pepp all’App per soli 20 miliardi al mese e fino al 30 giugno. La tempesta quasi perfetta. Cui il governo Draghi non ha potuto contrapporre nulla a livello di DEF, visto che i 5 miliardi a disposizione per tamponare il fall-out energetico appaiono un placebo e il taglio delle stime di crescita ha visto inserita nel Documento di economia e finanza anche la prospettiva di worst case scenario per il Pil, in caso di rubinetti chiusi da parte di Gazprom: solo +0,7% per il 2022.

E se il differenziale fra BTP e Bund ha immediatamente incorporato l’indiscrezione, virando al ribasso, la risalita sul finale di contrattazioni avrebbe una spiegazione decisamente poco gradevole. A detta di alcuni analisti, infatti, per ottenere il via libera della Germania a nuovi acquisti obbligazionari mirati per tamponare gli spread più sensibili, la Bundesbank richiederebbe garanzie formali ai Paesi che beneficeranno della facility, prima di vedersi accreditata la possibilità di accesso. Con ogni probabilità, sotto forma di condizionalità in seno al MES riformato. Se per caso, nei prossimi giorni il tema della ratifica parlamentare del Meccanismo europeo dovesse tornare di stringente attualità e urgenza, Palazzo Chigi avrebbe offerto la conferma indiretta. E certi toni utilizzati da Mario Draghi troverebbero uno spiegazione e una collocazione. Tutt’altro che positiva.

Perché nessuno ha chiesto una Norimberga per i presidenti Usa che hanno dato il via libera alle operazioni militari e di invasione in Iraq e Afghanistan?

SPILLO UCRAINA/ Qual è la differenza tra Putin, Nato e Occidente?
Pubblicazione: 09.04.2022 - Mauro Bottarelli
Se vogliamo vedere il mondo in bianco e nero, come spesso oggi viene fatto, nel momento in cui Putin è l’assassino, la Nato diventa terrorista

Aereo da caccia in una base Nato dell'Est Europa (LaPresse)

Caro direttore,
tutti noi, se interpellati al riguardo, siamo certi di saper rispondere alla domanda relativa alla definizione di terrorista. Cos’è un terrorista? Chi è un terrorista? Cosa persegue un terrorista? Partiamo dalla definizione che di quel termine offre il dizionario Zanichelli: “Concezione e pratica di lotta politica e militare che fa uso della violenza (sotto forma di omicidi, attentati, rapimenti, ecc..) per sconvolgere gli assetti politici e istituzionali esistenti o compiere atti di guerra”. Insomma, se il nostro immaginario collettivo al pronunciare quella parola ha il riflesso pavloviano di pensare alle Brigate rosse o all’Eta o all’Ira o alla Raf, il concetto in realtà è più ampio. E coinvolge, de facto, Stati e governi. Destabilizzare in maniera diretta o via proxy un Paese o un settore economico o una minoranza etnica, al fine di ottenere un tornaconto da quel caos o quel semplice mutamento degli equilibri, forse non ricade appieno nella definizione dello Zanichelli?

L’approccio verso la situazione in Ucraina sconta questo handicap iniziale. E non a caso, i sostenitori della guerra e le cheerleaders della Nato utilizzano sempre lo stesso argomento, soprattutto quando vanno in difficoltà: occorre sempre ricordare chi è l’invaso e chi l’invasore. A questo punto, però, perché nessuno ha chiesto una Norimberga per i presidenti Usa che hanno dato il via libera alle operazioni militari e di invasione in Iraq e Afghanistan? La prima garantita da una colossale operazione di disinformazione con la fialetta di Colin Powell e la panzana della armi di distruzione di massa, e la seconda da un clamoroso errore di valutazione, poiché a fronte di responsabilità acclarate dell’alleato saudita, l’America decise di purgare l’oltraggio dell’11 settembre attaccando Kabul. E quei talebani che aveva finanziato e coccolato fino al giorno prima in chiave anti-sovietica. E signori, Guantanamo e Abu Ghraib parlano chiaro rispetto alle atrocità su civili inermi da parte dell’esercito Usa, senza scomodare le delicatezze del Vietnam. E a livello di civili massacrati, se sono stati gli Usa ha inventare il termine danni collaterali, un motivo ci sarà.

Eppure, mai a nessuno è venuto in mente di chiamare l’inquilino di turno della Casa Bianca macellaio, né di prospettarne l’uscita di casa in manette per terminare di fronte al Tribunale dell’Aja. Ho evitato di citare i 72 giorni di bombe sulla Serbia perché ne ho già parlato nei giorni scorsi, dimostrando plasticamente come anche allora fu l’uso strumentale di una presunta strage a garantire l’alibi per l’attacco al duo Albright-Holbrooke.

Chiaramente, gli intellettuali con l’elmetto hanno la risposta pronta: quelli della Nato son errori in buona fede, quasi a fin di bene, poiché commessi nell’ambito di una battaglia contro regimi dittatoriali e terroristici. Insomma, democrazia e libertà hanno un prezzo. Ed ecco tornare il terrorismo. Paradossalmente, l’unica accusa finora risparmiata a Vladimir Putin. Forse perché a scacciare a fucilate l’Isis dalla Siria ci hanno pensato russi e Hezbollah insieme all’esercito di Assad, mentre qualcun altro riforniva segretamente i tagliagole – quando non garantiva direttamente supporto aereo, con la scusa paradossale e criminalmente puerile di bombardarne le posizioni – e altri ancora ne curavano i feriti sulle alture del Golan.

Ricordatevene anche voi, perché prima di straziarci l’anima per Mariupol e Kiev, ce la facevamo letteralmente addosso ad andare a sentire un concerto, visto quanto accaduto al Bataclan. E il cattivo del Cremlino ha spedito parecchi di quei galantuomini barbuti nel posto a cui appartenevano: l’inferno. Qui occorre capirsi: se la volontà Nato è quella di arrivare a un cessate il fuoco e a una soluzione negoziale sarebbe sacrosanto e legittimo perseguire quella strada. Ma pare ormai chiaro che l’agenda parallela sia quella di giungere alla destituzione di Vladimir Putin. Per una volta in vita sua, Joe Biden ha detto la verità. Allora la questione cambia. Allora, Zanichelli alla mano, l’intento Nato non è più riconducibile a un’attività di mera difesa o deterrenza per gli Stati membri, ex articolo 5, bensì di destabilizzazione di uno Stato terzo e delle sue strutture di potere. La Nato è terrorista, se vogliamo vedere il mondo in bianco e nero. E vale per tutto. Vale persino per l’ultima polemica che ha investito il professor Orsini, quella relativa a quale status sia preferibile per i bambini, se sotto una dittatura o sotto le bombe. Nel primo caso, aneleranno la libertà. Nel secondo, la vita stessa. Certo, la terza ipotesi è quella più in voga: crescere liberi e felici in una villetta unifamiliare del New Jersey, come nei film tipo American pie, di fatto unico riferimento culturale di molti guerrafondai all’amatriciana. Peccato che non sia possibile. E, soprattutto, peccato che alcuni Stati non vogliano essere il New Jersey. In compenso, tutti puntano a essere il Delaware di Joe Biden. Ovvero, un paradiso fiscale dove transitano fondi neri e chissà che altro.

La logica del McDonald’s come totem di democrazia globale è un’idiozia. Giustamente, ognuno a casa sua vuole vivere e governare in base alle sue regole e alle sue tradizioni. La Russia non intende imporre il metodo Putin al mondo. E non perché sia il regno del Bene, semplicemente per pragmatismo: un Paese che campa sull’export di materie prime, tende a tenersi buoni i propri clienti. E se ne frega di come regolamentano il loro vivere civile, basta che paghino puntuali. L’America no. L’America, piaccia o meno ammetterlo, il suo modello vuole imporlo. Con le buone da alleato o con le cattive da gendarme.

È la storia a parlare, chi lo nega è in malafede. E, infatti, non potendo chiamare Vladimir Putin terrorista come normalmente si fa contro chiunque entri nel mirino perché ritenuto scomodo, il concetto veicolato a forza dai media oggi è quello dell’assassino. I russi i bambini non li mangiano più, li uccidono a sangue freddo. Al riguardo, l’altro giorno mi è tornata in mente una frase dell’ex numero uno della DDR, Erich Honecker, pronunciata nel corso della sua autodifesa di fronte al tribunale di Berlino nel 1992: “Qui non solo si prosegue la Guerra fredda ma si vogliono gettare le fondamenta di un’Europa dei ricchi. L’idea della giustizia sociale deve essere soffocata una volta per tutte. Bollarci come assassini serve a questo”. Ideologia. E propaganda. La carne e il sangue della DDR, d’altronde. Con una differenza. Al netto del voler più o meno fare i conti con lo sviluppo del concetto politico di Europa post-Muro, all’epoca il rischio era reale, la contrapposizione Est-Ovest un dato di fatto, il rischio di un’invasione forzatamente ingigantito ma potenzialmente plausibile. Berlino stesso era divisa in due. Oggi nessuno, a meno di acclarata stupidità o malafede, può sostenere che Vladimir Putin abbia mire imperiali ed espansionistiche sull’Europa. La questione ucraina è materia tutta interna al concetto di sovranità geopolitica post-sovietica e allargamento a Est della Nato: Mosca non vuole invaderci. Noi, a dire il vero, qualche abbondante prodromo di accerchiamento nei suoi confronti lo abbiamo posto in essere. Addirittura eclatante, quando decidemmo di bombardare Belgrado ed eliminare Milosevic. Perché cominciammo a fare pipì nei Balcani, a marchiare il territorio.

La questione è solo una, quantomeno se si vuole davvero arrivare alla pace e non al regime change: la coscienza dell’Occidente è pulita rispetto a quanto sta accadendo? O, da buoni terroristi, abbiamo accorciato non poco la miccia, prima di lasciarla in bella vista e a disposizione delle velleità incendiarie del Cremlino?

Mariupol continuano le operazioni dei servizi speciali degli Stati Uniti/NATO per cercare di portare via i militari statunitensi/NATO che combattono spalla con spalla con i nazisti ucraini nelle acciaierie, anche quest'ultima operazione è fallita

Un'altra operazione di esfiltrazione del porto di Mariupol da parte di commando marittimi questa volta
Strategika51 07/04/2022


La nave comando Donbas (Progetto 304, codice NATO: Amur) della Marina ucraina, un ex edificio di superficie di riparazione sovietico costruito in Polonia nel 1969. È stato catturato dalla Marina russa il 17/04/2014 e poi restituito all'Ucraina per danni da incendio a Odessa nel settembre 2016. È stato fotografato sopra il 06/04/2022 poco dopo che i commando speciali congiunti Navy Seals (USA) e SBS (Special Boat Service-British Royal Navy) hanno tentato di sequestrarlo in un'operazione navale molto audace volta a esfiltrare persone di altissimo interesse dal porto di Mariupol.

Questa operazione speciale estremamente spericolata ha sfruttato la mancanza di copertura navale russa di Mariupol per inviare commando dal mare. Secondo le informazioni fornite da fonti cecene, i commando stranieri erano a bordo di canoe veloci ma altri erano già sulla nave donbas e non è escluso l'uso di speciali mini-sommergibili. Questa ennesima operazione per esfiltrare agenti di alto rango dei paesi della NATO e leader della brigata Azov ha dato origine a una furiosa lotta con unità operative speciali della polizia cecena durante la quale la nave è stata colpita da colpi di mortaio. Come le altre due precedenti operazioni di esfiltrazione con elicotteri, questa operazione anfibia è stata tenuta sotto controllo.

Va ricordato che le due precedenti operazioni di esfiltrazione hanno mobilitato una dozzina di elicotteri, quattro dei quali sono stati abbattuti dalle forze russe. Questa nuova operazione navale dei servizi speciali ha coinciso con il volo delle ultime unità da Azov al porto e ha quindi rivelato una costante comunicazione e coordinamento con il comando delle operazioni speciali dei paesi della NATO. Questi sforzi operativi sovrumani e audaci per esfiltrare i consiglieri militari stranieri di Azov sono il risultato di intensi sforzi diplomatici che coinvolgono la Turchia e la Grecia come mediatori con Mosca e indicano il livello di importanza di coloro che sono distaccati al comando della Brigata Azov. Chi sono questi uomini che si nascondono a Mariupol, inseguiti dai ceceni, e cosa stavano facendo in questa città trasformata in un inferno terreno?

Il VOSTRO Mario Draghi è un vuoto a perdere e deve pagare tutto il male che ha fin qui perpetrato e che ci sta facendo

08 APRIL 2022


Per chi non se n'è ancora accorto, la guerra ce l'abbiamo già in casa, ma i media strombazzano e fanno rullare solo tamburi ucraini. Quello che vivono gli italiani dopo due anni e mezzo di "pandetruffa", non interessa granché, con ogni evidenza. Parlano, però, certe foto come le lunghe file di italiani davanti alla Caritas, code di poveracci che devono decidere se pagare la bolletta o comprarsi da mangiare. Se saldano la prima, vanno a mendicare un piatto alla Caritas. La dignità è stata violata e calpestata da tempo e Draghi deve pagare tutto il male che ha fin qui perpetrato e che ci sta facendo. Non serve un genio dell'Economia per triplicare le bollette di luce e gas! E la sua battutina sui condizionatori d'aria denota la mediocrità mentale, l'incultura e la piccineria d'animo dell'uomo. Personalmente, un condizionatore non l'ho mai avuto e mai lo avrò (fa male alle articolazioni e fa venire la legionella) , e per chi ce l'ha, non deve essere considerata merce di scambio con la cessazione del conflitto e con la pace. Come non è facendo qualche doccia in meno e abbassando la temperatura dell'acqua, come predica una minus habens di eurocommissaria, che procureremo dolo a Putin. La verità brutale di cui si tace, non sono i 18 gradi di termosifone o i condizionatori a temperatura più bassa, ma la deindustrializzazione brutale che Draghi ha già programmato in accordo con Schwab e con il WEF, per il tramite dell'inevitabile calo energetico. Fare il muso duro con la Russia, tende a questo. Ceramiche di Sassuolo, l'industria dolciaria Colussi di Assisi che ora lascia a casa 300 lavoratori, cui seguiranno altre aziende. E' questa la "guerra di Draghi"? Ridurre in macerie il sistema-Italia? Ridurci in bolletta, al freddo e alla fame? Suona davvero derisorio sentirlo pontificare in aula a difesa di "sovranità", "libertà" e "democrazia" per l'Ucraina, quando poi degli italiani se ne fa un baffo e li vuole addirittura rovinare ed è in forse la loro esistenza. Noi non abbiamo più "sovranità" da quando siamo in zona euro, proprio a cominciare dalla moneta. Non abbiamo più "libertà" da quando esiste un provvidenziale (per Loro) quanto fasullo (per noi) "stato di emergenza" pressoché infinito; né tanto meno "democrazia", tenuto conto che il parlamento è diventato un futile vecchio arnese da ignorarsi, e che i governi tecnici vanno avanti per decretazione d'urgenza e per il tramite di miserabili Dpcm, senza passaggi parlamentari. Non esiste da tempo nemmeno la sovranità e sacralità dei confini (limes), dato che l'Italia è diventata un porto di sbarco da parte di navi ong che scaricano clandestini ad ogni ora del giorno e della notte. E anche l'invio massiccio di profughi ucraini creerà una "bomba umana" e una massa d'urto, in grado di procurare tracollo alle nostre già fragili strutture istituzionali. Ma nessuno lo dice e lo scrive. Come nessuno fiata su posti di lavoro letteralmente "trafugati" agli italiani per darli agli ucraini, anche se non vaccinati. Un' umiliazione atroce quanto intollerabile.

Draghi è un sociopatico incapace di comunicare alcunché alla popolazione, cui si rivolge solo per terrorizzarla (il suo "chi non si vaccina muore", con la sua balzana idea ascientifica che col green pass si sta "in sicurezza" in un Gotha di immunizzati privilegiati). Inoltre, non è ancora finito il consumo di tamponi (che ha prodotto profitti stellari), per quelli che vanno al lavoro, poiché il green pass non è stato abolito. Subdolamente hanno tenuto in piedi quello detto "di base", cioè ottenuto col tampone. Ecco allora, la fotografia di una Italia dolente e senza spina dorsale, davanti a quelle farmacie rimaste le sole a realizzare profitti. Non mi soffermo sulla crudeltà di affibbiare pure una multa una tantum (100 euro) se hai più di 50 e non ti vaccini. In base a quale "giusta legge"? Come dire, dato che hai gli occhi azzurri, ti becchi pure una sanzione, dall'Agenzia delle Entrate.

Code davanti alla farmacia

Ma la cosa che mi manda più in bestia d'ogni altra, sono le cronache giornalistiche sui furti nelle case degli ucraini da parte dei "perfidi russi ladri e vandali" in uno scenario di guerra, quando in Italia lo scandalo delle case Aler dura da anni. Faccio presente che qui la guerra in teoria non c'era e non c'è ancora, ma ci sono poveri disgraziati che non possono allontanarsi per andare in ospedale a curarsi o a farsi delle analisi mediche, che trovano la casa occupata da malviventi di tutte le etnie possibili con tanto di cambio di chiavistelli e serrature e furto di oggetti. Alcuni giornalisti in mala fede fanno piagnistei davanti alle telecamere, mostrando immagini di case vandalizzate e derubate agli ucraini, ma poi mostrano indifferenza e ciglio asciutto per i nostri furti di case. Ricordo, se ce ne fosse ancora bisogno, che le predazioni ai tempi di guerra le hanno sempre fatte da che esiste il mondo. E hanno pure un nome: bottino di guerra. E' in tempi di pace e dove esiste (almeno in teoria) uno "stato di diritto ", che diventano intollerabili! Ma la magistratura tace e scarcera gli abusivi profittatori.

Furti di alloggi popolari Aler

Non parliamo poi di lobotomizzati italioti che vanno a fare i volontari per arruolarsi nei Battaglioni d'Azov ucraini e di altri che, di converso si arruolano nelle brigate del Donbass per aiutare i russi. Ma dico io: del vostro paese non vi frega proprio un accidenti? E le preziose energie che vi restano, le andate a dissipare per le fratricide guerre altrui, a casa d'altri? Sono cause perse.

La vera guerra è qui, ma se non cacciamo via Draghi non ci saranno medaglie per nessuno, ma solo dolore e miseria. Oltre al tracollo e alla fine di una civiltà.

Giorno di S. Walter

La Russia, a differenza dell'Ucraina, non sta più usando missili Tochka-U

  L'intelligence degli Stati Uniti dice che la sua "intelligenza" è una stronzata | Principale

08 aprile 2022

Il missile ucraino Tochka-U ha ucciso decine di persone alla stazione ferroviaria di Kramatorsk

L'attuale titolo principale del New York Times è:

Aggiornamenti in diretta: la Russia colpisce la stazione ferroviaria, dice l'Ucraina, mentre migliaia di persone fuggono dall'est

"Decine" sono state temute morte e ferite, ha detto un funzionario locale, dopo un attacco missilistico a Kramatorsk, che era stato un punto principale di evacuazione per le persone che cercavano di lasciare l'Ucraina orientale.

La CNN cita un ufficiale militare ucraino che lo ha descritto come un attacco missilistico Iskander:

Due missili hanno colpito la stazione, secondo il capo del sistema ferroviario nazionale ucraino, Oleksandr Kamyshin. Pavlo Kyrylenko, capo dell'amministrazione militare regionale di Donetsk, ha detto che l'esercito russo ha usato missili balistici a corto raggio Iskander.

Un account Twitter pro-ucraino descrive anche questo come risultato dell'attacco missilistico (il timestamp è UTC + 2):


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Lo stesso resoconto descrive questo come i resti della sezione booster del missile che ha colpito la stazione ferroviaria:

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L'immagine a grandezza naturale:

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Un'altra vista dei detriti da un altro account:


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Un controllo con Tineye dimostra che le immagini sopra non sono state pubblicate prima. Sono nuovi.

La sezione booster di un missile in genere parte dalla testa di guerra a metà volo e atterra separatamente. Tuttavia, la sezione booster mostrata nelle immagini sopra proviene da un missile Tochka-U.

Ecco le immagini di GlobalSecurity.org del sistema SS-21 SCARAB (9K79 Tochka). La sezione booster è la metà di poppa a destra:


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Una volta spiegate, le alette e gli stabilizzatori della griglia sono chiaramente identificabili.


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La Russia, a differenza dell'Ucraina, non sta più usando missili Tochka-U. Sono stati sostituiti dai sistemi missilistici Iskandar. Come dice la voce di Wikipedia non modificata di recente sugli operatori Tochka:

Russia - 220 lanciatori. I sistemi missilistici sono stati aggiornati dal 2004 (sostituendo i sistemi di controllo automatizzati di bordo) e dovrebbero essere sostituiti dai missili Iskander 9K720 entro il 2020

In un comunicato stampa del 16 marzo la Russia ha negato che le sue forze usino ancora missili Tochka-U:

NAZIONI UNITE, 16 marzo. /TASS/. I missili tattici Tochka-U non sono in servizio nelle forze armate russe, ha detto la missione russa alle Nazioni Unite nella sua lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e all'Assemblea generale.

"Data la comprovata esperienza del regime di Kiev che promuove false accuse e prove false, va notato che i missili tattici Tochka-U non sono in servizio nelle forze armate russe", dice la lettera.

L'Ucraina, che ha mantenuto circa 90 sistemi di lancio per missili Tochka-U dall'epoca sovietica, ha recentemente sparato molti di questi contro le forze russe e del Donbass.

Non sono riuscito a trovare alcun rapporto recente sull'uso dei missili Tochka da parte delle forze russe.

Questo ritaglio dalla più recente mappa Southfront mostra Kramatorsk proprio nel mezzo e non immediatamente vicino alla linea del fronte.


maggiore

Un rapporto sulla situazione attuale afferma che la Russia ha recentemente sistematicamente disabilitato i binari dei treni lungo le linee di rifornimento ucraine verso il fronte del Donbas:

Mentre la grande resa dei conti nel Donbass incombe, molte forze si stanno riversando da entrambe le parti. La Russia ha cambiato strategia e ora sta colpendo stazioni ferroviarie e hub / corridoi di rinforzo, come molti hanno sperato che avrebbe fatto. Durante la notte ci sono state diverse segnalazioni di importanti snodi ferroviari colpiti da missili. Uno vicino a Zhytomir, che è forse il singolo hub di rinforzo più importante per le linee del fronte in tutta l'Ucraina occidentale. Secondo quanto riferito, i rinforzi inviati in prima linea sono stati distrutti nello sciopero, anche se non c'è alcuna conferma visiva. E un altro nella regione di Kharkov – appena a sud, a Lozovaya – che ha evocato un messaggio video del sindaco di Kharkov che ha detto che le ferrovie sono state colpite, il petrolio è finito, ma ha implorato le persone di non fuggire (presumibilmente perché i militanti che lo controllano hanno bisogno di cittadini da usare come ostaggi / scudi umani proprio come a Mariupol).
...
Come si può vedere su questa mappa, l'incrocio di Lozovaya è una rotta critica di rifornimento / rinforzo per il calderone ukrop Donbass e in particolare la loro roccaforte di Kramatorsk, che era stata la sede centrale dell'intera JFO per qualche tempo. E altri rapporti hanno detto che un ponte ferroviario è stato colpito che porta anche a quel bivio.

maggiore

Da notare che finora tutti gli attacchi russi ai nodi ferroviari sono avvenuti di notte.

Poiché la Russia ha già interrotto le linee ferroviarie a ovest di Kramatorsk, e quindi ha interrotto i rifornimenti, non ha affatto bisogno di attaccare la stazione di Kramatorsk.

È quindi quasi certo che sia stato un missile ucraino a colpire oggi la stazione di Kramatorsk. O era mirato male, andava fuori rotta o era intenzionalmente mirato ad esso per scopi di propaganda. (La marcatura "per i bambini" in russo sulla sezione di richiamo può indicare la causa successiva.)

Non abbiamo ulteriori informazioni per decidere quale sia il caso.

Pubblicato da b il 8 aprile 2022 alle 10:38 UTC | Permalink ·

https://www.moonofalabama.org/2022/04/a-ukrainian-tochka-u-missile-killed-dozens-at-kramatorsk-train-station.html#more

9 aprile 2022 - News della settimana (8 apr 2022)

Il fronte della narrativa covid dei farmaci sperimentali si sgretola ma Speranza l'ultimo giapponese promette ancora sfracelli

Riscrivere la storia del regime sanitario: restrizioni inefficaci e costose, prime ammissioni

 di Gianluca Spera, in Politica, Quotidiano, del 9 Apr 2022, 03:50


Seppure lentamente e in maniera assai faticosa, la verità si sta aprendo un varco dopo due anni di infodemia all’insegna del pandemicamente corretto. Ha iniziato a squarciare il solido muro della narrazione a senso unico il professor Donato Greco, membro del Cts ormai disciolto, che ha rilasciato delle dichiarazioni piuttosto spiazzanti alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora:

“Certamente la difficoltà spesso è stata quella di dover suggerire misure di contenimento e di mitigazione la cui dimostrazione scientifica di efficacia era debole, mentre invece i costi sociali ed economici erano certi. (…) Come poi si è visto, di fatto anche l’isolamento più crudo del marzo 2020 non ha sortito alcun effetto di contenimento dell’epidemia”.

In pratica, c’è da rimanere esterrefatti: Greco ha spiegato che i dolorosi lockdown che hanno scavato nella carne, nell’anima e nelle tasche della gente sono stati praticamente inutili e per lo più dannosi. Checché ne dicano i cacciatori di fake news o i cd. fact-checker in servizio permanente che sono impegnati a cercare cavilli quando una notizia risulta sgradita o proprio non si può sovvertire la realtà dei fatti. Peraltro, dopo aver calato il carico da undici, Greco ha rincarato la dose: “Forse l’errore più grande è stato quello di non aver prodotto comunicazione e di aver lasciato spazio a una serie di virologi autonominati”. Insomma, una pietra tombale sulla martellante comunicazione pandemica.

Queste dichiarazioni possono essere lette in combinato disposto – come si direbbe in tribunale – con l’intervista rilasciata a La Verità da Francesco Zambon, il ricercatore entrato in rotta di collisione con l’OMS per il suo rapporto – poi ritirato – che si occupava, tra l’altro, dell’affaire piano pandemico. Le critiche di Zambon al famigerato modello italiano sono state particolarmente pungenti: “Esiste forse nei media italiani. Nella comunità scientifica non è così. Ricordo un testo di Lancet di gennaio 2022 dal titolo ‘Riconoscere gli errori dell’Italia nella risposta di sanità pubblica’. È una presa di posizione ben precisa che Lancet fa sua”. Peraltro, in precedenza, proprio a proposito del piano pandemico aveva sottolineato come siano state piuttosto improvvide le reiterate dichiarazioni del ministro Speranza sulla mancanza di un “manuale d’istruzioni”: “Invece, ce l’avevamo eccome: si chiama piano pandemico. C’era, seppure vecchio. Leggere in un testo istituzionale che la pandemia fosse inattesa… per me è davvero imbarazzante”.

A quanto pare, invece, il governo è deciso ad andare avanti per la sua strada senza imbarazzi. O a tirar dritto come titolerebbero alcuni giornali particolarmente entusiasti della linea dura. In effetti, il ministro Speranza ha già fatto sapere in una delle sue tante incursioni sugli organi di stampa più indulgenti che non esiste un “tasto off” per spegnere la pandemia e perciò seguirà la logica del “passo dopo passo” e che, solo a metà aprile, osservando il quadro epidemiologico e valutando la curva dei contagi, deciderà se prorogare o meno alcune misure restrittive tra cui l’obbligo di indossare le mascherine al chiuso. D’altronde, lo stesso ministro non perde occasione per autocelebrarsi e per magnificare la strategia italiana: “Il Green Pass ha fatto la differenza. Ci sono Paesi come Austria, Germania e Olanda che sono stati costretti a fare chiusure dure. Noi no, grazie all’uso robusto del Green Pass e all’introduzione dell’obbligo”. Be’, forse è un po’ azzardato affermare che altri Paesi abbiano adottato provvedimenti più draconiani dei nostri ma sicuramente nessuno ha stressato come noi le attività produttive, al di là della questione relativa a diritti e libertà che non è proprio presa in considerazione dal governo e dai suoi virologi di riferimento.

Ma la cosa più interessante detta dal ministro è quella relativa al rapporto tra scienza e politica: “Un rapporto che dobbiamo conservare per il futuro, nessuno si illuda, anche chi ha pensato a strumentalizzare la cosa politicamente”. Per smontare questa tesi, basterebbe ricordargli che è stato proprio lui a scrivere che la pandemia sarebbe stata l’occasione per la sua parte politica di costruire una nuova egemonia culturale. Peraltro, si è verificato un fenomeno sconosciuto ai sistemi democratici, per cui un organo non eletto e per lo più consultivo, come il Cts, è diventato una sorta di parlamentino che si è posto al centro del sistema. “Ai tempi di Conte la politica delegava al Cts, adesso è il Cts che delega alla politica”, ha rivelato un membro (che ha preferito l’anonimato) dello stesso comitato a Repubblica.

Tanto per confermare la tesi di fondo.

In effetti, come osservato anche in precedenti interventi su Atlantico Quotidiano, l’emergenza sanitaria prolungata all’infinito è stata utile a tenere in piedi la legislatura, a blindare il governo fino alle prossime elezioni e a dare un po’ di visibilità ai tanti personaggi del romanzo pandemico, anche quelli di secondo piano. Basti pensare anche all’interventismo dei presidenti di regione, in particolare il campano De Luca che è diventato una star dei social con le sue proverbiali dirette che ormai spaziano su tutti gli argomenti dello scibile. Invece, al punto in cui siamo, con tutto quello che sta emergendo, sarebbe arrivato il momento di riscriverlo questo romanzo contestando le versioni ufficiali, evidenziando con argomentazioni inoppugnabili che per due anni sono stati rilanciati teoremi non dimostrati, tipo quello sulla certificazione verde definita giustamente da Zambon “un’autostrada per il contagio” perché, in assenza di qualsiasi presupposto scientifico per la sua applicazione, crea soltanto un falso senso di sicurezza.

Adesso, a maggior ragione, bisogna impedire che la storia di questi anni diventi la proprietà esclusiva di chi monopolizzato il racconto e ha anestetizzato il dibattito impedendo che si sollevassero dubbi, si muovessero contestazioni o, più, semplicemente si provasse a esercitare il pensiero critico. Il tutto favorito dall’acquiescenza di gran parte dei mezzi di informazione schiacciati sulle posizioni governative (prima con Conte e poi ancor di più con Draghi) o, molto spesso, dall’adesione cieca alle ardite tesi sanitarie veicolate sia sul piano politico che su quello scientifico. Allora non resta che affidarsi alla lezione di Rodolfo Walsh, tragicamente scomparso proprio per aver difeso le sue idee fino alle estreme conseguenze: “Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda”. Appunto, propaganda da smontare. Pezzo dopo pezzo.

Gli Stati Uniti arrancano, stanno scoppiando su tanti fronti per questo hanno bisogno che gli euroimbecilli facciano un'altra bella guerra, e questi sono proni ai desideri del padrone

Fallisce il missile americano



E’ arrivata una rassicurante notizia: mentre la Russia ha lanciato diversi tipi di missili ipersonici contro depositi militari in Ucraina e usa ormai normalmente queste armi inintercettabili che peraltro anche la Cina possiede, il missile ipersonico statunitense l’AGM-183 Air-Launched Rapid Response Weapon (ARRW) è ancora nei guai: avrebbe dovuto essere messo a punto per settembre ma dopo aver fallito tre test l’anno scorso ha fallito anche il quarto svoltosi nei giorni scorsi per non precisate ” anomalie dei test di volo”. Il nuovo missile la cui eventuale produzione adesso è stata spostata al prossimo anno fiscale, è della Lockheed, la stessa che ha ideato il penoso F35, dunque una garanzia per difetti infiniti, ma la sua acquisizione verrà presa in considerazione solo dopo che l’utilità operativa sarà dimostrata attraverso test di successo del sistema. In ogni caso la velocità massima sarebbe intorno ai Mach 5, due in meno rispetto a quelli russi e cinesi attualmente in servizio. Ciò che rassicura nella notizia è che gli Usa e dunque la Nato non sono attualmente in condizione di trasformare il conflitto ucraino in una guerra mondiale aperta che diventerebbe certamente nucleare, nonostante i guerrafondai stiano sbavando per questo e imbottiscano l’Ucraina di armi perché la strage sia più ampia e magari ci scappi l’incidente.

Ho voluto dare questa notizia perché essa in qualche modo ci dice parecchio intorno ai tempi che viviamo: mentre il vecchio ordine mondiale fondato sostanzialmente sul dominio e sull'aggressione si sgretola, gli occidentali devono ancora schierare un’arma ipersonica, cosa che suona come un campanello d’allarme sulle capacità del sistema neoliberista e oligarchico di essere all'altezza degli avversari. Ormai la corruzione e i conflitti di interesse, dunque l’inefficienza, non conoscono limite anzi sono divenuti una caratteristica intrinseca e così in vent'anni non solo il gap tecnologico con il mondo altro è svanito, ma addirittura si è ribaltato lasciando all'occidente il dominio nel campo delle narrazioni e gli intrighi cui una popolazione ormai disabituata a pensare presta attenzione e credito, anche quando l’imganno è evidente o addirittura orgogliosamente proclamato. Ma ci dice anche un’altra cosa: il presidente Biden ha annunciato un nuovo patto trilaterale di sicurezza con il Regno Unito e l’Australia per far avanzare lo sviluppo di armi ipersoniche dimostrando che al dunque l’occidente si riduce all’anglosfera e che il resto dell’Europa può andare a farsi fottere come disse quella vera signora di Victoria Nuland. E infatti ci siamo fottuti con le nostre mani per adeguarci a Washington. Una fine davvero ingloriosa.

Kiev con l’appoggio degli Usa a star preparando una provocazione con armi chimiche fornite direttamente da Washington. Basta enunciare una cazz.ta e questa diventa realtà per i creduloni non pensanti

La guerra di Pirandello



Poiché la vera arma dell’occidente, anzi dell’anglosfera è la capacità di imporre informazioni -narrazioni senza alcun contatto con la realtà, è interessante notare che questo porta a un cortocircuito logico per cui le affermazioni fatte diventano la prova delle stesse e che insomma assistiamo a una guerra di Pirandello. Nei giorni scorsi ad esempio i media americani hanno citato l'”intelligence” statunitense per avvertire che la Russia si stava preparando a usare armi chimiche in Ucraina e anche il presidente Joe Biden ha ripetuto questi avvertimenti. Tale affermazione rivela una sfacciataggine senza confini visto che i trattati “internazionali ” proibiscono le armi chimiche e tutti le hanno distrutte salvo, comme d’habitude, gli Stati Uniti che orgogliosamente le detengono alla faccia del resto del mondo. Ma una settimana dopo, cioè l’altro ieri tre funzionari statunitensi dell’intelligenze hanno rivelato a NBC News che non ci sono prove che la Russia abbia portato armi chimiche vicino all’Ucraina. Hanno detto che gli Stati Uniti hanno rilasciato le informazioni per dissuadere la Russia dall’usare le armi vietate. Il che francamente pare proprio una cazzata. E nasconde il fatto che sia proprio Kiev con l’appoggio degli Usa a star preparando una provocazione con armi chimiche fornite direttamente da Washington.

Questo è solo uno degli esempi possibili dell’uso spregiudicato di informazioni peraltro incontrollabili e databili ad libitum (vedi foto satellitari di Bucha) per confondere l’opinione pubblica e “per mandare in confusione lo stesso Putin”. Secondo gli stessi funzionari che hanno svelato l’inconsistenza delle voci sulle armi chimiche il rilascio di informazioni false, coordinato dal Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, è stato senza precedenti per numero e per intensità tanto che le agenzie di intelligence hanno dovuto spostare molto personale a lavorare sul processo di declassificazione, cancellando le informazioni in modo che non tradissero fonti e metodi. Le balle che hanno costruito in un mese e mezzo le conosciamo tutti: la Cina sta aiutando la Russia,( balla lanciata a suo stesso dire dall’intelligence Usa proprio per evitare che questo avvenisse), i generali e i consiglieri mentono a Putin, l’esercito russo è privo di carburante e munizioni, gli ucraini stanno vincendo, sono morti 30 mila russi. Questo oltre ad attribuire regolarmente le stragi dei amici nazisti alla Russia e a censurare tutti i filmati e le foto nei quali i camerati ucraini compaiono con le loro croci uncinate.

La giustificazione per questa serie continuata di menzogne è che diffondere una falsa notizia evita che si verifichi realmente, il che è una totale idiozia: in realtà questa panoplia di balle unita alla severa censura di qualsiasi notizia vera, serve “a cambiare la percezione della guerra nel mondo” e più in generale semplicemente a confondere i desideri con la realtà in che serve non solo a condizionare le opinioni pubbliche, ma anche a creare un alibi per chi è in posizione di comando. Essa però rivela anche una caratteristiche dell’informazione in tempi di post democrazia, ovvero la sua natura tautologica e autoreferente che si applica peraltro ad ogni ambito: ossia le affermazioni fatte vengono provate semplicemente dal fatto che esse sono state enunciate, mentre è impossibile chiedere delle prove perché esse sono coperte da segreto. E’ in fondo la stessa cosa che è accaduta con la pandemia: Fauci ha citato le affermazioni di Anthony Fauci a sostegno delle proprie affermazioni, come Pfizer cita se stessa per dire che i vaccini funzionano o climatisti dell’Onu, a differenza di quelli seri, citano i propri studi a dimostrazione dei propri studi. L’onere della prova non esiste praticamente più perché essa viene richiesta esclusivamente allo stesso colpevole che nel frattempo ha provveduto a corrompere i controllori o a tagliere loro visibilità sui media. In questo modo, come ha detto uno dei funzionari dei servizi americani, le “rivelazioni” non hanno nemmeno bisogno di essere intelligenti, basta dire che, nel caso della guerra, che Putin ha fatto ciò che potrebbe eventualmente fare o nel caso della pandemia che i vaccini fanno quello che potrebbero idealmente fare, ma che non fanno danneggiando invece la gente.

Così è se vi pare.

IRRINUNCIABILE: avere la bilancia del commercio attiva. Se aspettiamo che questa classe dirigente italiana rinsavisce faremo prima a morire. Sono gli industriali quelli più avanti che dicono che non si guarda per niente agli Interessi Nazionali, anche perché loro sono in prima linea e sanno perfettamente lo tsumani che si sta preparando per la nostra Nazione. È il VOSTRO Mario Draghi potrà accedere a una carica remunerativa e di prestigio dopo aver concluso la sua missione: affossare l'Italia e gli italiani. Per favore svegliamoci, diamo dei calci ben assestati al fondo schiena di questi mangiapane nullatenenti

Saldi esteri da brivido
Se i conti commerciali vanno in rosso, il debito pubblico italiano non regge

8 aprile 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa



Bisogna essere chiari su un punto: le Banche centrali non hanno poteri di intervento nell'attuale contesto di inflazione dei prezzi dell'energia e delle materie prime, tutti prodotti che l'Italia importa sia per i propri consumi interni sia per la sua caratteristica di economia di trasformazione che rivende all'estero con valore aggiunto quanto ha acquista dall'estero. A maggior ragione vale la questione della indipendenza sul piano alimentare: il problema non è solo quello di soddisfare il fabbisogno interno, quello di sfamare coloro che vivono in Italia, ma quello delle importazioni destinate alla trasformazione. Le industrie italiane comprano grano dall'estero per fabbricare pasta che viene poi esportata in tutto il mondo. Lo stesso vale per le importazioni del latte e delle carni: i formaggi o gli insaccati che vengono prodotti riprendono la via dell'export. Lo stesso vale per una serie di materie prime minerali: si importano caolino ed argilla per fare ceramiche e piastrelle che vengono esportate con buon profitto.

Anche per quanto riguarda i consumi energetici, e quindi le importazioni di petrolio e gas, una parte consistente è utilizzata per la produzione delle merci da esportare. Queste premesse sono indispensabili per affrontare il tema delle conseguenze delle sanzioni alla Russia: la rinuncia agli approvvigionamenti non comporta solo i sacrifici personali, come sopportare un paio di gradi in meno di temperatura per il riscaldamento domestico, o rinunciare all'uso dei condizionatori d'aria in estate.

C'è un altro aspetto: sono i motori elettrici e le resistenze dei forni e degli apparati che assorbono grandi quantità di corrente. Tutti abbiamo fatto esperienza dello scarso risparmio economico derivato dal cambio delle lampadine di casa, passando da quelle ad incandescenza a quelle a led che consumano effettivamente molto meno: i veri kilowatt che pesano, quelli che rimangono inalterati, sono infatti quelli della lavabiancheria, dello scaldabagno, del forno in cucina e dell'asciugacapelli. Questo significa che anche l'idea di illuminare le strade alternando la luce dei lampioni è davvero poco utile.

L'Italia si trova dunque in una condizione di vulnerabilità sul versante dei prezzi all'importazione sia delle materie prime che dell'energia, soprattutto perché si paga le materie prime e l'energia che servono per i consumi interni con i proventi dei prodotti esportati, i quali richiedono spesso a loro volta la importazione di materie prime e di energia.

Questo aspetto è cruciale per la tenuta dell'intero sistema economico italiano: avere la bilancia commerciale attiva, vendendo all'estero più di quanto si compra dall'estero, è il primo fattore di stabilità che deve essere preservato ad ogni costo. In questo caso, infatti, l'Italia incassa risorse monetarie nette dall'estero.

Nel caso di un passivo commerciale, invece, c'è un esborso netto di risorse interne verso l'estero, un deflusso di risparmio, ovvero la necessità di indebitarsi: non ha alcuna importanza se dal punto di vista tecnico si tratti di un debito contratto con una banca italiana che poi si indebita all'estero, oppure di un finanziamento ottenuto da parte di una banca del Paese da cui si importano le merci.
L'Italia, in questi ultimi dieci anni è riuscita con moltissimi sacrifici a ribaltare il segno negativo della sua bilancia commerciale e della sua posizione finanziaria internazionale netta. Con la feroce stretta fiscale del governo Monti e riducendo continuamente i salari, le importazioni dall'estero sono crollate mentre l'export è tornato competitivo: abbiamo assorbito solo così lo shock dell'euro troppo forte, che ci penalizzava dal 2001 (maledetti Prodi e Ciampi). Un po' alla volta, la somma delle attività finanziarie e dei debiti netti dell'Italia verso l'estero, ivi compresa la quota del debito pubblico italiano detenuta da non residenti, è stata superata dalla somma delle attività finanziarie estere e dei crediti verso l'estero che sono detenuti dai residenti in Italia. Questo vuol dire che, se ipoteticamente si dovessero saldare tutti i conti di dare e avere, gli Italiani avrebbero diritto a ricevere una somma netta dall'estero. Siamo creditori netti e non debitori.

C'è una diretta correlazione dunque tra l'enorme debito pubblico italiano, di cui una parte è detenuta da Fondi di investimento, Banche, Assicurazioni e privati stranieri, e la posizione finanziaria netta: in pratica, questi stranieri sono rassicurati dal fatto che la loro quota di debito pubblico italiano è garantita da altrettante attività finanziarie e da crediti che l'Italia ha verso l'estero.

Tutto si regge finché è chiaro a tutti che l'Italia non compra dall'estero a credito, indebitandosi.

Se i conti commerciali con l'estero dovessero andare in rosso, come purtroppo è stato rilevato dall'Istat per quanto riguarda le relazioni extra-Ue del mese di febbraio scorso, entreremmo in un'area di pericolosissima instabilità.

Se i conti commerciali vanno in rosso, il debito pubblico italiano non regge

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