L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 aprile 2022

 

15 aprile 2022 - News della settimana

Putin ha sempre dichiarato di non voler conquistare l’intera Ucraina. Sempre più vicino la sconfitta dei migliori militari ucraini che stavano per invadere il Donbass, Mariupol chissà se i russi ci riveleranno i segreti li riposti una volta sconfitto i nazisti e i militari statunitensi/Nato li rintanati

Ultima chiamata per l’Europa
15 aprile 2022


La prevista offensiva russa nella regione orientale ucraina del Donbass sarebbe già iniziata come ha detto nei giorni scorsi Vadym Denysenko, consigliere del ministro degli Interni ucraino, e come si evince dai progressi, lenti ma persistenti, dell’avanzata russa nel sud-est dell’Ucraina e che potrebbero consolidarsi ora che vengono segnalati in afflusso nella regione brigate precedentemente schierate nell’area di Kiev e ora che la quasi totale caduta di Mariupol permette a Mosca di impiegare almeno un paio di brigate per pressare le forze ucraine nel Donbass da sud.

I militari ucraini e la NATO hanno rilevato l’afflusso di rinforzi russi nel Donbass dove in realtà i russi non hanno mai smesso di avanzare lentamente fin dall’inizio dell’operazione speciale il 24 febbraio nella provincia di Luhansk e in quella di Donetsk dove è trincerato il grosso delle 10 brigate dell’esercito ucraino schierate tra Dnipro, Kramatorsk e Slovyansk e composte dai migliori reparti dell’esercito ucraino.

Si tratta, secondo stime confermate anche dalle milizie del Donbass, di circa 90mila militari contro i quali i russi starebbero concentrando circa 100/120 mila combattenti.


Gli ucraini occupano postazioni consolidate in otto anni di guerra del Donbass e che avrebbero dovuto costituire il trampolino di lancio di un’offensiva che a inizio marzo avrebbe dovuto permettere di conquistare i territori in mano alle milizie filorusse.

Kiev ha sempre negato un simile proposito ma nei giorni precedenti l’attacco russo si erano intensificati i bombardamenti dell’artiglieria ucraina sulle postazioni dei filo-russi. Inoltre, Mosca ha mostrato un documento che illustra i piani di questa offensiva che sarebbe stato trovato in un comando militare ucraino espugnato ma la cui veridicità non è stata verificata da fonti neutrali.

L’imminente offensiva ucraina potrebbe fornire qualche indicazione circa le ragioni per cui Mosca abbia scatenato l’attacco all’Ucraina nel momento meno adatto considerato che in marzo il disgelo trasforma il terreno argilloso in un mare di fango. Non a caso Hitler e i suoi generali pianificarono l’inizio dell’Operazione Barbarossa, l’invasione dell’URSS che prese il via proprio dall’Ucraina, per fine aprile del 1941 (poi slittata al 22 giugno).

Queste valutazioni spiegherebbero anche perché i russi abbiano aperto diversi fronti secondari rispetto al Donbass e a Mariupol, puntando su Sumy e Kiev probabilmente per attirarvi truppe ucraine che diversamente avrebbero potuto incrementare lo sforzo sul Donbass, oltre a favorire l’avvio di trattative.

Oggi il concentramento dei migliori reparti ucraini in questo settore costituisce per Mosca l’occasione di mettere fuori combattimento la gran parte delle capacità militari di Kiev. Da diversi giorni vengono colpiti dai russi i rifornimenti, i depositi di armi (incluse quelle fornite dall’Occidente), carburante, munizioni e viveri ucraini nell’Ucraina centrale e occidentale e viene bersagliata la ferrovia che da Kiev conduce al Donbass.

Azioni che preparano il terreno all’offensiva limitando la capacità di Kiev di rifornire e rinforzare le truppe nel Donbass in vista di uno scontro sanguinoso che avrà con ogni probabilità il suo epicentro tra Kramatorsk e Slavyansk.


Una battaglia campale come non se ne sono viste in Europa dalle ultime fasi della Seconda guerra mondiale a cui esiste forse una valida alternativa considerato che il comando russo finora ha cercato di limitare per quanto possibile le perdite.

L’accerchiamento delle forze ucraine potrebbe oggi essere alla portata delle forze russe che punterebbero a chiudere la morsa a est di Dnipro, di fatto isolando le truppe di Kiev nel Donbass le cui perdite in termini di mezzi potrebbero essere tali da limitare la mobilità dei reparti.

L’accerchiamento permetterebbe di scongiurare un attacco frontale alle postazioni ucraine e una battaglia “trincea per trincea” favorendo una trattativa che scongiuri la carneficina e che consenta agli ucraini di ritirarsi con onore dal Donbass e a i russi di conseguire gli obiettivi militari che si erano prefissati.

Molto dipenderà dalla disponibilità ucraina di accettare un negoziato su cui al momento è difficile scommettere dopo che gli anglo-americani, veri e propri “azionisti di maggioranza” non solo della NATO ma anche del governo e delle forze armate ucraine, sembrano puntare decisamente sul prolungamento e sull’escalation del conflitto riducendo le possibilità di un compromesso tra Mosca e Kiev.

Incomprensibile che questa linea venga sostenuta anche dall’Unione Europea che ha portato a 1,5 miliardi di euro gli aiuti militari a Kiev in seguito alle bellicose dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell.


C’è di che preoccuparsi se quella stessa Ue incapace di schierare forze consistenti e risolutive nelle aree di crisi di tutto il mondo punta ora sul prolungamento di un conflitto convenzionale che si combatte ai suoi confini orientali.

Un conflitto in cui l’Europa ha solo da perdere in termini di approvvigionamenti energetici e di possibile allargamento o escalation di una guerra combattuta sul territorio europeo le cui conseguenze economiche non si avvertiranno nel Wisconsin o nel Delaware, ma già si vedono in Italia o in Germania.

Per questo l’Europa avrebbe dovuto porsi già negli anni scorsi come mediatore di un negoziato teso a risolvere il conflitto nel Donbass. Del resto l’acquisto di ingenti quantitativi di gas russo che riempiono le casse di Mosca (ma anche di Kiev grazie al transito nei suoi gasdotti) garantirebbe all’Europa un potere contrattuale formidabile nei confronti dei due belligeranti.

Oggi le possibilità di mettere in atto una decisa azione diplomatica europea si sono forse ridotte come sembrerebbe indicare l’accoglienza entusiastica riservata a Kiev al premier britannico Boris Johnson e il rifiuto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di ricevere l’omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier per i suoi rapporti con Mosca e per aver sostenuto il progetto del gasdotto Nord Stream 2.

Non va però dimenticato che i gasdotti ucraini, che nessuno dei belligeranti sembra voler colpire, continuano a pompare gas russo verso l’Europa e alla stessa Ucraina.


I russi vogliono sostanziale autonomia per il Donbass, il che non significa necessariamente che queste province debbano essere annesse da Mosca, e vogliono che Kiev non entri nella NATO né sia una potenza dotata di armi strategiche. Putin ha sempre dichiarato di non voler conquistare l’intera Ucraina, compito molto arduo e che porterebbe a costituire una nuova “cortina di ferro” mentre i russi puntano ad avere un “cuscinetto” che separi la Federazione Russa dalla NATO.

Per gli europei sarebbe quindi conveniente e necessario risolvere il conflitto con un compromesso che conceda a Mosca almeno parte delle garanzie di sicurezza richieste e a Kiev l’accesso ad ampi aiuti economici in vista dell’ingresso nella UE che, almeno a parole, Bruxelles sembra aver già accordato.

Un’iniziativa che consentirebbe forse di ridurre la strabordante influenza anglo-americana su Kiev, che certo non favorisce gli interessi europei, smorzando tensioni militari che minacciano la sicurezza dell’intero continente.


Basti pensare che la guerra in Ucraina sta portando anche Svezia e Finlandia a guardare con determinazione all’ingresso nella NATO, obiettivo comprensibile anche per due stati tradizionalmente neutrali ma vicino all’Occidente e che puntano sull’ombrello nucleare garantito dagli Stati Uniti ai membri dell’Alleanza Atlantica per scongiurare il rischio di un attacco russo.

“Non darò alcun tipo di calendario su quando prenderemo le nostre decisioni ma penso che accadrà abbastanza velocemente – ha detto il premier finlandese Sanna Marin – entro settimane, non mesi”.

L’adesione di Helsinki e Stoccolma costituirebbe un grande successo per i “falchi” su entrambi i lati della barricata. A Washington si otterrebbe l’effetto di accentuare l’escalation dei rapporti con Mosca erigendo un muro sempre più alto tra Europa e Russia e potenziando il controllo strategico statunitense sugli europei.

A Mosca i fautori della minaccia portata dalla NATO avranno buon gioco nel vedere confermati i loro timori anche tenendo conto che il confine russo- finlandese estenderebbe notevolmente la nuova “Cortina di ferro” tra la Federazione Russa e la NATO.

La mobilitazione dell’Europa per fermare la guerra in Ucraina è quindi necessaria e urgente per i nostri interessi strategici con l’obiettivo di garantire la fine delle ostilità, la rimozione delle sanzioni e il ripristino dei normali rapporti energetici con Mosca, considerato che le alternative valutate finora appaiono attuabili solo entro alcuni anni, quantitativamente insufficienti, economicamente svantaggiose e non garantite nel tempo in termini di stabilità e affidabilità.


Paradossale in tal senso il caso dell’Italia che per fare a meno del gas russo si rivolge ad Algeria, Egitto e Africa. Algeri non è proprio un esempio di democrazia e tutela dei diritti umani ed è il miglior alleato di Mosca in Nord Africa al punto che la flotta russa fa spesso tappa nei porti algerini. Circa l’Egitto vale la pena ricordare le tensioni nei rapporti bilaterali determinate dal “Caso Regeni” con l’incriminazione in Italia dei vertici della sicurezza egiziana e le recenti polemiche suscitate dalla fornitura di due fregate FREMM alla Marina del Cairo. Tutto dimenticato? Tutto risolto?

Quanto al Congo, al Mozambico e all’Africa in generale si tratta di fornitori che non offrono certo esempi di stabilità mentre gli approvvigionamenti di gas liquido via nave comportano costi elevati e quantità limitate in un momento in cui proprio sui costi energetici si giocherà la sopravvivenza e la competitività dell’industria europea sui mercati.

Meglio ricordare anche che il consolidamento delle forniture russe di gas venne sostenuto in Europa proprio come risposta affidabile con quantità garantite e prezzi stabili (pagati peraltro in euro invece che in dollari) all'instabilità dei fornitori in Nord Africa e Medio Oriente.

Durante i fatti del Maidan del 2014 a Kiev, Victoria Nuland, all'epoca sottosegretario del Dipartimento di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, ben fotografò con l’espressione “l’Europa si fotta!” l’approccio degli Stati Uniti nei confronti degli interessi europei.

Oggi più che mai è evidente che l’Europa si trova di fronte all'imperativo di rispondere all'ultima chiamata per dimostrare la propria esistenza come soggetto geopolitico. L’ultima prima di essere fottuta!


Immagini: ISW, Ministero della Difesa e Ucraino e Ministero della Difesa Russo

Una pandemia basata sul test Pcr sebbene esso sia totalmente inaffidabile, perché in grado di rilevare la presenza di un numero enorme di virus diversi e spezzoni di virus facendo del covid la malattia unica

Fauci si pente sui vaccini: ognuno faccia come vuole



“Io nun capisco, ê vvote, che succede… E chello ca se vede, Nun se crede! nun se crede!” , la vecchia e ironica Tammuriata nera sembra ormai perfetta per descrivere la commedia della pandemia e tutto il cumulo di menzogne, complicità, vigliaccherie che l’hanno accompagnata e che si sono saldate come un mastice a due stadi all’incapacità critica nella quale sono stati ridotti i sudditi. Quasi tutti i Paesi occidentali, chi più che meno, tramite governi semplicemente abominevoli, per non dire criminali visto il numero imponente di reazioni avverse agli pseudo vaccini, continuano ad insistere sulle punture, obbligatorie de lege o de facto e questo nel silenzio di una magistratura politicizzata e di medici terrorizzati. La cosa è assurda anche perché negli stessi bugiardini degli pseudo vaccini è scritto a chiare lettere che essi non servono per impedire di contagiare e contagiarsi, ma semmai a rendere più lieve la malattia. Adesso sappiamo anche che questa è una bugia perché i vaccini la rendono il covid più grave e aumentano il rischio di diffusione qualunque sia la penosa difesa d’ufficio, ma in ogni caso è evidente che non esistono ragioni per un obbligo vaccinale e lo dicono gli stessi produttori.

Come non bastasse il gran sacerdote della religione pandemica, ovvero Antony Fauci al quale con tutta probabilità dobbiamo anche il virus, l’uomo che ha fatto da punto di riferimento della narrazione ora ha gettato la spugna: domenica scorsa in un’intervista alla Abc ha detto che: Questo virus non sarà sradicato, né sarà eliminato. E quello che accadrà è che vedremo che ogni individuo deve calcolare da solo il rischio che vuole correre”. In poche parole il capo epidemiologo di Biden ha affermato bisogna ormai convivere con questo virus stagionale, ambito dono di Washington e dei suoi intrighi contro l’umanità e che la gente deve considerare fattori come l’età, lo stato di vaccinazione e la cerchia sociale e prendere precauzioni individuali. non ha senso un obbligo. Ovviamente Fauci, continua a promuovere le vaccinazioni, i booster e i doppi booster nonostante egli stesso consideri le ultimi varianti molto tenui, perché dopotutto il mestiere di banditore di Big Pharma è stato il suo mestiere per mezzo secolo. Questo totale cambio di indirizzo significa che la cupola pandemica teme il disastro alle elezioni di medio termine e per adesso non se la sente di tirare fuori dal cilindro un’altra variante ad hoc. Ricordo per inciso che le potenziali varianti per la sola proteina Spike sono 250 mila di cui il siero genico è in grado di coprine, se funzionasse, ma non è questo il caso, solo una, quella originale o al massimo poche altre. E ogni nuovo vaccino prodotto contro una variante come promette quel mascalzone di Bourla, capintesta di Pfixe arriverebbe in ritardo rispetto all’ultima variante e anzi ne promuoverne di nuove in maniera ancora più accelerata. Quindi siamo già oltre i limiti del grottesco

Tuttavia anche altri protagonisti si stanno defilando : il virologo Christian Drosten, quello che ha creato in appena 24 ore il test Pcr sul quale è stata fondata l’intera narrazio0ne sebbene esso sia totalmente inaffidabile, in grado di rilevare la presenza di un numero enorme di virus diversi e spezzoni di virus facendo del covid la malattia unica, l’uomo che è stato al centro della politica pandemica in Germania e dunque in Europa ora ha interrotto il suo pod cast e ha preso tempo per “studiare”. Anche lui ha espresso dubbi sull’opportunità di meditare sulle varie misure di segregazione e restrizione che egli stesso aveva suggerito e anche lui comunque consiglia la vaccinazione. Sulle cure nemmeno una parola: è penoso vedere entrambe queste persone dibattersi tra l’evidenza del totale fallimento dei vaccini, della loro altrettanto evidente pericolosità, del fatto che il covid è in effetti una comune malattia stagionale, che le persone a rischio possono essere efficacemente curate e l’impossibilità di dire no ai trattamenti genici, altrimenti le loro carriere e le loro vite sarebbero finite: questa è gente, soprattutto Fauci, che negli armadi ha scheletri mammut e di certo non può mettersi di traverso agli affari di Big Pharma. .Eh sì Chillo…’o fatto è niro, niro, Niro, niro comm’a che!…

Il problema della sostenibilità ambientale non si risolve consumando di meno, ma soprattutto producendo meglio

Infiniti Rifiuti
Dalle discariche allo smaltimento, dal riciclaggio alla ri-produzione
15 aprile 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Sono solo fanfare, neppure chiacchiere: c'è troppo poco, praticamente niente nel PNRR per la Gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma della Economia circolare: in tutto sono 2,1 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi per la realizzazione di nuovi impianti di smaltimento e la modernizzazione di quelli esistenti e 600 milioni per Progetti Faro di Economia circolare. La Green Economy, la sostenibilità ambientale, l'uso responsabile delle risorse sono solo slogan.

La verità è che sui rifiuti ci sono troppi business, girano troppi soldi, e che con la TARSU i Comuni hanno già risolto tutto: tassano, incassano e dormono sonni beatissimi. Quello che c'è, rimane: raccolta più o meno differenziata, discariche, camion, treni e navi che partono per destinazioni all'estero, pagando profumatamente per lo smaltimento dei rifiuti soggetti che ci fanno sopra bei soldoni.

Nel PNRR ci si salva l'anima distribuendo a pioggia i soliti aggettivi: si tratta di rendere il sistema efficiente, sostenibile, con un approccio ovviamente integrato.

La ciliegina messa come guarnizione sulla pattumiera non può essere che avveniristica ed ipertecnologica: "A sostegno della misura e per il raggiungimento degli obiettivi, verrà sviluppato un sistema di monitoraggio su tutto il territorio nazionale che consentirà di affrontare tematiche di scarichi illegali attraverso l'impiego di satelliti, droni e tecnologie di Intelligenza Artificiale". Altro business, ovviamente.

La verità è che si continua a tirare il toro per coda, perché i rifiuti sono connaturati ad un sistema che li prevede come un elemento ineliminabile dell'intero processo: "produco, consumo, butto". Che poi il rifiuto debba essere interrato, bruciato, recuperato o riciclato, è un problema amministrativo ed organizzativo successivo: si interviene solo sull'effetto, sul "rifiuto", e non sul processo che lo determina.

Bisogna fare diversamente, congegnare la produzione non solo per soddisfare l'uso immediato della merce, ma per riutilizzarne la materia prima che ne residua: per la ri-produzione.

Il problema non è rappresentato solo dai prezzi ormai stellari delle materie prime, quanto dal fatto che il ciclo dei prodotti, che va dalla produzione al consumo, si conclude con il rifiuto: una merce, o quel che ne resta dopo l'uso, viene considerata uno scarto. Va in discarica, viene bruciato o per fortuna riciclato.

Si butta tutto, si ricava energia dalla sua combustione, oppure inizia un nuovo ciclo di produzione. Le bottiglie di plastica vengono fuse, quelle di vetro pure, la carta ed il cartone vengono recuperati, e così avviene per l'alluminio ed un'altra quantità di prodotti.

Il fatto è che queste operazioni sono complesse e costose, e spesso conviene utilizzare materie prime vergini piuttosto che quelle riciclate. Questo è il primo punto da affrontare: ci sono gli inchiostri della carta stampata, i punti metallici negli imballaggi, colle ed altri materiali che devono essere eliminati per procedere al riciclaggio.

Il metodo deve essere dunque diverso: bisogna reingegnerizzare la produzione per soddisfare anche le esigenze del riuso delle materie prime. Le buste di carta combinata con la finestrina di cellophane sono un esempio di come le esigenze commerciali rendano quel rifiuto difficilmente riciclabile: non essendo solo carta a neppure solo plastica recuperabile, finisce tutto nel falò.

Ci sono questioni più complesse, che riguardano soprattutto gli imballaggi. Basta pensare alle confezioni di detersivo, alla varechina, agli ammorbidenti per gli indumenti da mettere in lavatrice: il costo dell'imballaggio tradizionale in plastica e la loro dimensione sono ragguardevoli: per questo, stanno cominciando ad entrare in commercio dei contenitori molti piccoli, dei salsicciotti, che contengono il prodotto concentrato da diluire a casa con l'acqua riutilizzando il vecchio contenitore. I negozi risparmiano spazio negli espositori, si riducono gli ingombri nei trasporti e si evita anche il riciclo dei contenitori.

Il problema della sostenibilità ambientale non si risolve consumando di meno, ma soprattutto producendo meglio.

Anche la leva della tassazione va usata al contrario. Dal punto di vista fiscale, andrebbe ribaltata la metodologia punitiva adottata finora: anziché "tassare chi inquina", sulla base del principio in base a cui si penalizzano fiscalmente le esternalità ambientali negative, si dovrebbe detassare chi produce in modo da recuperare facilmente la materia prima del prodotto o del suo contenitore. Questo sistema va incontro al comportamento fisiologico del consumatore, che è orientato al risparmio rispetto allo standard consueto di prezzi. Invece di mandare fuori mercato alcuni prodotti tassandoli di più, si devono rendere più convenienti gli altri che sono più facilmente riutilizzabili, tassandoli di meno.

Va ripensata tutta la filiera produttiva, invece di considerare solo l'ultimo tratto, quello dello smaltimento dei rifiuti, anche con i sistemi più moderni che producono energia riducendo al minimo le emissioni nocive nell'ambiente. I rifiuti non sono dei combustibili gratuiti, ma materia prima da recuperare.

Nei Paesi poveri non si butta via nulla, perché non c'è proprio niente da buttare. Nei Paesi ricchi si butta tutto perché si compra, si usa, si getta e si ricompra.

In campagna non si butta via nulla, perché tutto viene dalla natura e ciò che resta dopo il consumo ritorna alla natura.

Invece di consumare meno, invece di immaginare una inesistente decrescita felice, bisogna produrre meglio: ri-produrre.

Dalle discariche allo smaltimento, dal riciclaggio alla ri-produzione

Infiniti Rifiuti

(Foto: © Waseef Akhtar / 123RF)

15 aprile 2022 - CI STA DISTRUGGENDO - GIANCARLO MARCOTTI - Mondo&Finanza

Stati Uniti, suo ultimo dato d’inflazione: +8.5% ma in questo paese non c'è la guerra, oppure si?

USA o CINA: chi è un paese emergente?

Scritto il  alle 22:53 da Danilo DT

A volte (molto raramente ad essere sincero anche per una mancanza di tempo) mi capita di intavolare delle discussioni con colleghi o appassionati del mondo della finanza sui più disparati argomenti.

Ultimamente ho avuto anche l’onore di scambiare qualche battuta con una delle menti più brillanti nel mondo dell’asset management. Lei è Donatella Principe, Direttore e Strategist di Fidelity. Non certo l’ultima società di gestione del globo, anzi, uno dei colossi che più apprezzo e che meglio conosco.

Il tutto è nato da un post che la Dott.ssa Principe ha scritto su Linkedin che mi ha incuriosito e che meritava un approfondimento. Ecco il post che vi trascrivo.

L’AMERICA E’ UN PAESE EMERGENTE? (di D. Principe)

La domanda, chiaramente provocatoria, se l’America sia un paese emergente nasce dall’osservazione del suo ultimo dato d’inflazione: +8.5%. Un dato che pone l’America vicina a paesi come Egitto e Polonia e su livelli ben più alti anche di paesi come Messico e Colombia. Un’enormità se si considera che il FMI si aspetta per quest’anno un’inflazione per i Paesi Emergenti al 5.9%.

Parte del problema dell’America risiede nel non aver fronteggiato per tempo il surriscaldamento dei prezzi, con la Fed che a lungo ha insistito che l’inflazione fosse un fenomeno transitorio. Al di là del fatto che molte componenti dell’inflazione sono tutt’altro che transitorie, vale la pena ricordare che un’inflazione transitoria che dura troppo a lungo può produrre inflazione permanente, perché viene incorporata nelle aspettative.

I ragionamenti sono assolutamente condivisibili. Numeri quantomeno anomali che però mi hanno fatto lanciare una provocazione che la Dott.ssa Principe ha colto e replicato con professionalità e lucidità.

Ecco la mia provocazione. Se pensiamo che quindi gli USA sono paragonabili ai paesi emergenti, come possiamo considerare chi invece, nella normalità, continuiamo a considerare emergente ma che, emergente forse non è più visto che sta diventando la prima economia del pianeta. Parlo ovviamente della CINA che sta per “spodestare” proprio gli USA nella classifica dei PIL più consistenti del globo.

Ecco la risposta della Dott.ssa Principe.

In assenza di una definizione migliore di Paese Emergente (espressione coniata da Antoine Van Agtmael nel 1981), ancora oggi consideriamo emergenti quei paesi che hanno un basso livello di reddito pro capite. In tal senso la Cina resta ancora un paese emergente, posizionandosi al 100esimo posto nella classifica mondiale, con un livello che è circa ¼ di quello americano.

Tuttavia questa semplice definizione non cattura il fatto che la Cina sia divenuta ormai dal 2014 la più grande economia del mondo (PPP), che sia leader mondiale in svariati settori della tecnologia più avanzata (a partire dal 5G) e che sia stata così coraggiosa nel costruire un sistema di regole per disciplinare i nuovi ambiti dell’economia (dall’ecommerce al fintech) da essere stata definita dall’Economist il “laboratorio mondiale della regolamentazione sulle nuove tecnologie”. I prossimi anni vedranno la Cina fare passi enormi anche nell’ambito del reddito pro-capite, adesso che la common prosperity è diventata al contempo target e una delle linee guida principali dell’azione economica del governo cinese.

La questione quindi resta sospesa. E la risposta la scopriremo solo vivendo.

STAY TUNED!


https://intermarketandmore.finanza.com/usa-o-cina-chi-e-un-paese-emergente-94514.html

Cosa meglio della guerra per nascondere le proprie responsabilità, la becera speculazione alimentata dalle banche centrali, cosa meglio della guerra. 8,5 % il più grande aumento in 12 mesi dal dicembre 1981. 6,5% la componente core. Ovviamente, tutto colpa della guerra!

 GUERRA SOLO GUERRA!

Scritto il  alle 09:17 da icebergfinanza

Inflazione e recessione, sarà come dopo la guerra di Corea?

Per quello che vale proviamo a raccontare i dati in arrivo dall’inflazione americana, meglio del peggio previsto, ma sembra non ci sia mai fine al peggio supposto.

Cosa meglio della guerra per nascondere le proprie responsabilità, la becera speculazione alimentata dalle banche centrali, cosa meglio della guerra.

8,5 % il più grande aumento in 12 mesi dal dicembre 1981. 6,5% la componente core.

Ovviamente, tutto colpa della guerra!

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thanks to Zero Hedge

Il sospetto che gli americani stiano facendo di tutto perchè continui il più a lungo possibile, magari sino alle elezioni americane di medio termine, ci sta.

L’inflazione in America sta danneggiando soprattutto, la classe media, distruggendo i poveri, elettricità, gas, generi alimentari e soprattutto l’affitto!

I salari reali ovvero depurati dall’inflazione, crollano mese dopo mese e qualche giullare scommette sulla ripresa dei consumi e intanto il debito, aumenta, aumenta, aumenta.

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thanks to Zero Hedge

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10 mesi su 12 negativi!

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E ma sai Bellezza, ci sono gli utili delle aziende! Sognateveli e preparatevi alle prossime trimestrali, quando sento un’azienda che mi dice che non conviene più produrre, incomincio a incrociare le dita.

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L’indice energetico è aumentato del 32,0 per cento nell'ultimo anno, quello alimentare è aumentato dell’8,8%.

Gli affitti in America che valgono quasi il 25% dell’intero indice CPI sono aumentati del 4,5%, questo lo tengono artificialmente basso, non potrebbero giustificare un’inflazione del 20%.

È anche incoraggiante che gli indici degli affitti non sembrino accelerare, sebbene l’attuale tasso di aumento sia rapido. Tassi ipotecari più elevati probabilmente rallenteranno l’aumento degli affitti.

Ma come ho detto sono dati da prendere con le pinze, facilmente manipolabili.

Tutte conseguenze dirette della pandemia, non certo della guerra.

Le tariffe aeree sono aumentate del 10,7% a marzo, del 23,6% su base annua.

I servizi medici sono aumentati dello 0,6% a marzo, i prezzi dell’abbigliamento continuano a salire, 6,8% su base annua, problemi con la catena di approvvigionamento, gli americani ma non solo ormai non producono più nulla in casa.

La buona notizia è che l’indice core, i prezzi dei beni, esclusi alimentari ed energia, sono diminuiti dello 0,4% a marzo, ancora in aumento dell’11,7% su base annua. Rappresentano il 21,8 percento del CPI.

I prezzi delle auto usate sono scesi del 3,8%, ma sono ancora in aumento del 35,3%, anno su anno. I prezzi delle auto nuove continuano a salire 0,2% a marzo, 12,5% su base annua. Questa componente ha contribuito a un sensibile rialzo generale nei mesi scorsi.

I prezzi del gas sono il fattore più importante per il salto nell’inflazione, in aumento del 18,3% a marzo, 48,0% su base annua e hanno aggiunto 1,6 punti percentuali all’inflazione su base annua.

La buona notizia è che i prezzi della benzina sono scesi ad aprile, la misura dell’inflazione che esclude la volatilità dei prezzi di cibo e carburante è decelerata su base mensile: 0,3%, contro lo 0,5% in precedenza.

Questo è ciò che stavamo aspettando e sembra potenzialmente una buona notizia!

Infatti i rendimenti ieri hanno reagito positivamente per un attimo, poi sono risaliti. Vediamo se si tratta di un doppio massimo, la fase di esaurimento, a questi livelli scontano 10 rialzi dei tassi, pura fantasia, pura illusione.

Nel frattempo l’euro è sempre più debole esposto ai colpi di sole, un moneta fragile, senza futuro.

Il resto l’abbiamo raccontato nel fine settimana in ”Guerra e Pace” non resta che attendere.

Mentre vi preparate a fare a meno dei condizionatori per la pace, bisogna essere orgogliosi per essere i secondi produttori di armi al mondo.

Non c’è stato un solo anno di pace dal 2008, una crisi dietro l’altra, un sistema marcio fondato sul debito e sulla speculazione, niente altro

HOUSING MARKET: LA STORIA AMA FARE LA RIMA!

Scritto il  alle 08:10 da icebergfinanza

Curiosità sul film "Up"

Come ha scritto ieri Matteo Graham di Mortgagenewsdaily.com, gli ultimi giorni di marzo avevano offerto qualche speranza che il massiccio aumento dei tassi del 2022 poteva rallentare. I primi giorni di aprile hanno infranto quelle speranze e le cose sono solo peggiorate con l’inizio della nuova settimana. Dopo aver superato il 5% entro la fine della scorsa settimana, lunedì mattina ha portato il tasso fisso medio a 30 anni al 5,25%, un livello che non si vedeva dal 2009.

Prima di iniziare vorrei condividere un disagio che penso sia di molti.

Quello che sta accadendo la fuori è surreale! La Nato che provoca la Cina, gli Stati Uniti che provocano l’India, tutti che chiedono più armi, solo armi, sempre armi.

Un cancelliere austriaco che va a Mosca per suggerire a Putin che ha perso che si deve arrendere, cosa pensava di ottenere? Fantastico poi il clamore per l’intesa con l’Algeria, storico all’alleato di Putin per quattro spifferi di gas, per non parlare poi del gas in arrivo da oriente che passa sotto il suolo turco, sino a ieri amministrato da un feroce dittatore, come suggeriva il nostro banchiere, ora diventato pure un amico affidabile, l’uomo dei colloqui di pace.

Facciamo contratti con gli Stati più corrotti e politicamente instabili, Algeria, Angola, Congo, Mozambico, Qatar, Kazakistan e pure ci gasiamo in conferenza stampa che ora siamo liberi!

Surreale!

Ma torniamo a noi!

Se la Banca centrale aveva in mente di frenare l’ennesima bolla nel mercato immobiliare ebbene secondo le nostre informazioni ci sta riuscendo nella maniera peggiore, ovvero contribuendo al crollo delle transazioni e preliminari di compravendita.

L’ultimo verbale della banca centrale americana…

”… delineava una tabella di marcia esplicita per la normalizzazione. Mentre la Fed ha lanciato il processo di normalizzazione del 2017 con un colpo di 4 miliardi di dollari al mese per gli acquisti di MBS (titoli garantiti da ipoteca), il piano del 2022 prevede che la prima fase inizi con l’incredibile cifra di 35 miliardi di dollari al mese! La discrepanza è simile quando si tratta degli acquisti del Tesoro della Fed. Ancora una volta, sapevamo che sarebbe stato più grande e veloce, ma non così grande/veloce.

Poiché l’acquisto di obbligazioni da parte della Fed mira a tassi a lungo termine, è qui che abbiamo visto il maggior dolore dopo il rilascio del verbale. In altre parole , i rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno continuato a salire mentre i rendimenti dei Treasury a 2 anni sono riusciti a riprendersi.

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I tassi ipotecari si preoccupano dei rendimenti a 10 anni perché i rendimenti a 10 anni parlano delle tendenze dei “tassi a lungo termine” in generale.

In alternativa, dimentica tutto questo e osserva semplicemente la correlazione nel grafico seguente:

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Sebbene i tassi a lungo termine siano correlati anche ai tassi a breve termine, come puoi vedere nei grafici seguenti, non è proprio la stessa cosa. I tassi a breve termine salgono e scendono più velocemente e meno spesso.

È interessante notare, tuttavia, che quando i tassi a breve termine raggiungono il picco, il sollievo in genere non è molto lontano per i tassi a lungo termine. Sfortunatamente, dobbiamo ancora confermare quel picco.

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Tante cose sono così diverse in questo ciclo economico/monetario che i precedenti precedenti potrebbero non essere utili come al solito. Tutto ciò che sappiamo davvero al momento è che stiamo aspettando diversi sviluppi chiave. Il più importante tra questi sarebbe che i dati sull’inflazione mostrino segni di cambiamento. Ciò potrebbe richiedere mesi, tuttavia, e il mercato obbligazionario potrebbe aver prezzato una sovrabbondanza di cautela a quel punto.

Oggi il mercato sconta ben 10 aumenti di tasso, una follia.

Prima di ciò, stiamo aspettando di vedere cosa innescherà effettivamente la Fed nel suo prossimo incontro di maggio. Sicuramente faranno un’escursione, probabilmente dello 0,50%. È anche probabile che mettano in atto il piano di normalizzazione delineato nei verbali della scorsa settimana. Se questa è l’entità del danno, allora il mercato sarà finalmente sulla stessa linea con la Fed (salvo ulteriori accelerazioni nelle prossime settimane).

Paradossalmente, ciò significa che l’aumento dei tassi e la forte riduzione dell’acquisto di obbligazioni potrebbero effettivamente essere una buona cosa per i tassi a lungo termine.

Non sarebbe la prima volta  che vediamo un paradosso del genere.

I tassi a lungo termine fanno sempre del loro meglio per tenere conto delle possibilità future. Se sanno che è probabile che la Fed aumenti i tassi a breve termine o normalizzi gli acquisti di obbligazioni a un certo ritmo, sono liberi di passare alla loro prossima tendenza.

. In diverse occasioni passate, abbiamo effettivamente visto i tassi ipotecari scendere mentre la politica della Fed diventava restrittiva

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Nelle prossime settimane avremo la risposta a tutte le nostre domande, quello che è certo è che più l’errore di politica monetaria sarà grande e più il collasso successivo dei tassi sarà epocale, vista l’impressionante mole di debito in circolazione.

A meno che non ci sia qualche ingenuo che pensi che si tratti solo di tassi fissi e che questi rialzi non influiranno in alcuna maniera con la crescita economica.

Il volume delle richieste di mutuo è nuovamente diminuito nella prima settimana di aprile. L’indice composito si è contratto del 6,3% dopo un calo del 6,8% la settimana prima. L’indice di acquisto è sceso del 3,4% mentre l’indice di rifinanziamento è sceso del 9,9%.

L’MBA Weekly Mortgage Application Survey è una panoramica completa del mercato dei mutui a livello nazionale e copre tutti i tipi di prestatori di mutui, comprese le banche commerciali, le istituzioni dell’usato e le società di banche ipotecarie. L’intero mercato è rappresentato dal Market Index che copre tutte le richieste di mutuo durante la settimana. Ciò include tutte le applicazioni convenzionali e governative, tutti i mutui a tasso fisso (FRM), tutti i mutui a tasso variabile (ARM), sia per l’acquisto che per il rifinanziamento.

 

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Forse questa volta non accadrà nulla o poco, forse invece ci saranno gravi ripercussioni sempre che questa bolla immobiliare non sia stata accompagnata da nuove frodi come all’inizio secolo. La Fed, cambierà rotta in fretta e inizierà a comprare ogni asset legato all’immobiliare e titoli di Stato a lungo termine per fermare l’emorragia.

Quando aprii il blog nel 2007, tra i pochissimi in Italia ad avere previsto la crisi subprime, grazie ai miei studi storici e soprattutto alla crisi giapponese degli anni ’90, non avrei mai pensato di rivivere a breve una simile follia.

Non c’è stato un solo anno di pace dal 2008, una crisi dietro l’altra, un sistema marcio fondato sul debito e sulla speculazione, niente altro.

La chiave sta tutta nella velocità di circolazione della moneta, non circola il denaro nell’economia reale e se circola è solo debito debito debito debito debito debito …

La storia non è mai stata tenera con chi lo sottovaluta, ai posteri l’ardua sentenza!


https://icebergfinanza.finanza.com/2022/04/12/housing-market-la-storia-ama-fare-la-rima/

15 aprile 2022 - Ucraina l'altra verità

Accettando il ragionamento del nostro, le sanzioni spingono l'inflazione in alto, diminuendole si agisce l'inflazione si abbassa. Gli stimoli fiscali sono l'altro elemento che fa aumentare l'inflazione, diminuendo questi l'inflazione si abbassa. E poi l'ultimo grande tema, i capitali privati investiranno sulla produzione abbandonando la finanza, gli stati investiranno in armi, e quindi si creano delle opportunità. Quello che non si vuole assolutamente affrontare è l'alta probabilità della guerra nucleare, gli Stati Uniti non si vogliono far spodestare dal dominio che hanno sul mondo hanno costretto la Russia a lottare per la propria sopravvivenza, primo non si sa dove vogliono arrivare, secondo non hanno certezza sulla determinatezza della Russia, terzo è un gioco pericoloso in cui si innesca il meccanismo e può sfuggire di mano in qualsiasi momento per l'alchimia delle casualità

Mercati: l’inflazione rallenterà, ma non se ne andrà

DI ALESSANDRO FUGNOLI 15 APRILE 2022 | 09:29

Si sta facendo strada l’idea che adottare sanzioni economiche sempre più severe contro la Russia non sia il modo più efficiente per aiutare l’Ucraina. Certo, con le sanzioni l’Occidente evita di entrare direttamente in guerra, ma paga esso stesso un costo molto alto che abbiamo appena cominciato a vedere. Armare l’Ucraina fino ai denti e dotarla di armi di ultima generazione costa alla fine di meno e infligge più danni alle operazioni russe, costringendole in molti settori sulla difensiva.

È questo, probabilmente, l’argomento in questo momento più credibile per sostenere che l’inflazione potrebbe da qui in avanti decelerare. Si consideri infatti l’alternativa, quella di sospendere completamente gli acquisti occidentali, e in particolare europei, di energia russa. Il danno diretto all’economia europea sarebbe severo, con una recessione prolungata e con la perdita irreversibile di interi settori produttivi, ma l’esplosione dei prezzi sarebbe globale.

Per verificarlo, basta osservare quello che sta già succedendo oggi sul petrolio. Il mondo produce e consuma la stessa quantità di greggio che produceva e consumava prima della guerra, ma la chiave inglese gettata con le sanzioni nel complesso ingranaggio delle linee di trasporto globali che portano il petrolio dai luoghi di produzione a quelli di raffinazione e di consumo sta producendo un aumento dei costi di trasporto quasi pari a quello che già si stava verificando sul petrolio stesso.

Come nota Zoltan Pozsar, una petroliera russa che portava il suo carico da San Pietroburgo ad Amburgo impiegava, andata e ritorno, due settimane. Lo stesso carico, dirottato verso la Cina, richiede quattro mesi. Più lungo è il tempo di trasporto, più alto è il numero di petroliere che nello stesso tempo devono stare in mare. Purtroppo le petroliere in più che servirebbero non esistono (e non si fabbricano in una settimana) per cui la concorrenza per noleggiarne una ne fa salire il costo. Un viaggio più lungo, in tempo di guerra, è anche più rischioso e questo fa salire il costo per la copertura assicurativa, quello delle navi militari che devono scortare la petroliera nei punti più pericolosi e quello degli oneri finanziari da pagare alle banche per anticipare il capitale necessario all’operazione.

Problemi russi o cinesi, si dirà. Non esattamente, perché la Germania che accoglieva il petrolio russo dopo il suo breve viaggio dal Baltico al Mare del nord dovrebbe ora andarlo a cercare molto più lontano, con conseguenze simili sui suoi costi finali. Insomma, anche senza danni diretti alla produzione, lo sconvolgimento della filiera dei trasporti globale basta da solo a creare inefficienza e inflazione. Lo stesso meccanismo, naturalmente, va a colpire non solo il petrolio ma tutte le materie prime agricole e industriali che solcano i mari del mondo.

Rallentare l’escalation delle sanzioni può dunque contenere la quantità di combustibile che alimenta l’inflazione. Lo stesso effetto dovrebbe produrlo il graduale venire meno degli effetti dei colossali stimoli fiscali e monetari del 2020-21.

Un passo avanti, dunque, ma non ancora la soluzione del problema. Certo, dal punto di vista dei mercati vedere l’inflazione che scenderà nei prossimi mesi dall’8-9%al 4-5% sarà motivo di grande sollievo e verrà debitamente registrato con recuperi delle Borse. Il problema verrà dopo, quando ci si chiederà tutti quanti (la Fed per prima) se fermarci lì, evitando una recessione, o proseguire verso il 2% e rischiare grosso.

Per il momento, con la Fed ancora a 0.50, tutto il gran parlare di recessione che si sente in giro sembra prematuro ed esagerato. È vero, l’inflazione erode il potere d’acquisto e quindi i consumi. In più, dal lato della produzione, c’è stato in alcuni settori un accumulo eccessivo di scorte (dettato dal buon andamento dei consumi l’anno scorso e dall’ottimismo delle imprese sul dopo-Covid) che andranno smaltite nei prossimi mesi. Il Covid, d’altra parte, è vivo e vegeto e continua a fare danni, come vediamo in Cina. Detto questo, il mondo dei servizi, che crea tre quarti di Pil, è in ripresa.

Al di là degli aspetti congiunturali, tuttavia, è il tema strutturale della ripresa degli investimenti produttivi a essere trascurato nella narrazione della recessione imminente. Questa ripresa ha essenzialmente tre cause.

La prima è la ripresa degli investimenti privati in tecnologia e in nuovi impianti produttivi. Anche senza arrivare a sostenere, come fa Russell Napier partendo dalla vicenda russa, che il valore terminale dei capitali occidentali investiti in Cina è zero, il ritorno a casa della produzione spostata nei due decenni passati in Cina (il reshoring o, come lo chiama la Yellen, il friendshoring in paesi alleati) comporta sempre una forte riduzione di manodopera e un parallelo aumento della spesa in tecnologia. E se anche si lascia in Cina quello che c’è, tutti i nuovi investimenti verranno da qui in avanti posizionati in Occidente.

La seconda è che accanto a quella dei privati, c’è una spinta ancora più forte da parte degli investimenti pubblici, dal militare alla tecnologia, con dotazioni di fondi particolarmente aggressive che si dispiegheranno nell’arco di tutto il decennio e sosterranno il ciclo economico.

La terza, che riprendiamo da Ben Hunt, è che, come i tassi bassi del decennio scorso hanno favorito la pigrizia delle imprese (che hanno preferito impiegare la liquidità a buon mercato per acquistare azioni proprie invece che in investimenti produttivi), così i tassi alti che si profilano all’orizzonte e gli attacchi ai margini derivanti dall’aumento del costo del lavoro spingeranno le imprese a investire in macchinari e tecnologia. L’ipotesi può apparire controintuitiva (i tassi bassi furono pensati nel decennio scorso proprio per spingere a investire) ma l’esperienza, finora, ne prova la correttezza.

In sintesi, per le Borse la situazione non è meravigliosa, ma non è nemmeno compromessa. È semplicemente in grande movimento e, come sempre, il movimento crea nuovi rischi ma anche nuove opportunità.

Sergey Glazyev e Zoltan Pozsar, partendo da due punti di vista diversi convergono che il dollaro viene spodestato e volente o nolente, o attraverso una Bretton Woods III o attraverso una fattuale scomposizione/ricomposizione degli elementi sul campo, l'ORDINE MONDIALE, non quello vagheggiata dagli oligarchi del capitalismo stanziati negli Stati Uniti, ma quello sullo scambio economico, il mercantilismo semplice sostituirà l'attuale sistema di predazione che l'Occidente continua imperituro a fare sui paesi poveri ma ricchi di materie prime. La proposta che esce fuori è un paniere di valute proporzionato al Pil , quota di commercio internazionale, dimensione della popolazione e del territorio del paese partecipante integrata dal valore di una ventina di materie prime tra cui spicca l'acqua e l'oro

15 Aprile 2022 13:33
Pepe Escobar - Lo zar della geoeconomia russo Sergey Glazyev introduce il nuovo sistema finanziario globale


Il nuovo sistema monetario mondiale, sostenuto da una valuta digitale, sarà sostenuto da un paniere di nuove valute estere e risorse naturali. E libererà il Sud del mondo sia dal debito occidentale che dall'austerità indotta dal FMI.

Sergey Glazyev è un uomo che vive proprio nell'occhio del nostro attuale uragano geopolitico e geoeconomico. Uno degli economisti più influenti al mondo, membro dell'Accademia delle scienze russa ed ex consigliere del Cremlino dal 2012 al 2019, negli ultimi tre anni ha guidato il portafoglio super strategico di Mosca come ministro incaricato dell'integrazione e Macroeconomia dell'Unione economica dell'Eurasia (EAEU).

La recente produzione intellettuale di Glazyev è stata a dir poco trasformativa, sintetizzata dal suo saggio Sanzioni e sovranità e da un'ampia discussione sul nuovo paradigma geoeconomico emergente in un'intervista a una rivista economica russa.

In un altro dei suoi recenti saggi, Glazyev commenta come “sono cresciuto a Zaporozhye, vicino al quale sono in corso pesanti combattimenti per distruggere i nazisti ucraini, che non sono mai esistiti nella mia piccola Patria. Ho studiato in una scuola ucraina e conosco bene la letteratura e la lingua ucraina, che da un punto di vista scientifico è un dialetto russo. Non ho notato nulla di russofobo nella cultura ucraina. Nei 17 anni della mia vita a Zaporozhye, non ho mai incontrato un solo Banderista.

Glazyev è stato gentile a prendersi del tempo dal suo fitto programma per fornire risposte dettagliate a una prima serie di domande in quella che ci aspettiamo diventi una conversazione in corso, incentrata soprattutto sul Sud del mondo. Questa è la sua prima intervista con una pubblicazione straniera dall'inizio dell'Operazione Z. Mille grazie ad Alexey Subottin per la traduzione russo-inglese.

The Cradle: Sei in prima linea in uno sviluppo geoeconomico rivoluzionario: la progettazione di un nuovo sistema monetario/finanziario attraverso un'associazione tra EAEU e Cina, bypassando il dollaro USA, con una bozza che sarà presto conclusa. Potresti forse anticipare alcune delle caratteristiche di questo sistema – che non è certo un Bretton Woods III – ma sembra essere una chiara alternativa al consenso di Washington e molto vicino alle necessità del Sud del mondo?

Glazyev: In un attacco di isteria russofobica, l'élite dominante degli Stati Uniti ha giocato il suo ultimo "asso della briscola" nella guerra ibrida contro la Russia. L'aver "congelato" le riserve valutarie russe nei conti di deposito delle banche centrali occidentali, i regolatori finanziari degli Stati Uniti, dell'UE e del Regno Unito ha minato lo status del dollaro, dell'euro e della sterlina come valute di riserva globali. Questo passo ha fortemente accelerato il continuo smantellamento dell'ordine economico mondiale basato sul dollaro.

Oltre un decennio fa, i miei colleghi dell'Astana Economic Forum ed io abbiamo proposto di passare a un nuovo sistema economico globale basato su una nuova valuta commerciale sintetica basata su un indice delle valute dei paesi partecipanti. Successivamente, abbiamo proposto di espandere il paniere valutario sottostante aggiungendo una ventina di materie prime negoziate in borsa. Un'unità monetaria basata su un paniere così esteso è stata modellata matematicamente e ha dimostrato un elevato grado di resilienza e stabilità.

Più o meno nello stesso periodo, abbiamo proposto di creare un'ampia coalizione internazionale di resistenza nella guerra ibrida per il dominio globale che l'élite finanziaria e di potere degli Stati Uniti ha scatenato sui paesi che sono rimasti fuori dal suo controllo. Il mio libro The Last World War: the USA to Move and Lose , pubblicato nel 2016, ha spiegato scientificamente la natura di questa guerra in arrivo e ne ha sostenuto l'inevitabilità, una conclusione basata su leggi oggettive dello sviluppo economico a lungo termine. Basandosi sulle stesse leggi oggettive, il libro sosteneva l'inevitabilità della sconfitta del vecchio potere dominante.

Attualmente, gli Stati Uniti stanno lottando per mantenere il loro dominio, ma proprio come in precedenza la Gran Bretagna, che ha provocato due guerre mondiali ma non è stata in grado di mantenere il suo impero e la sua posizione centrale nel mondo a causa dell'obsolescenza del suo sistema economico coloniale, è destinata a fallire. Il sistema economico coloniale britannico basato sul lavoro degli schiavi è stato superato dai sistemi economici strutturalmente più efficienti degli Stati Uniti e dell'URSS. Sia gli Stati Uniti che l'URSS erano più efficienti nella gestione del capitale umano in sistemi integrati verticalmente, che dividevano il mondo nelle loro zone di influenza. Dopo la disintegrazione dell'URSS è iniziata una transizione verso un nuovo ordine economico mondiale. Questa transizione sta ora raggiungendo la sua conclusione con l'imminente disintegrazione del sistema economico globale basato sul dollaro, che ha fornito le basi del dominio globale degli Stati Uniti.

Il nuovo sistema economico convergente emerso nella RPC (Repubblica Popolare Cinese) e in India è la prossima inevitabile fase di sviluppo, combinando i vantaggi sia della pianificazione strategica centralizzata e dell'economia di mercato, sia del controllo statale dell'infrastruttura monetaria e fisica e imprenditoria. Il nuovo sistema economico ha unito vari strati delle loro società attorno all'obiettivo di aumentare il benessere comune in un modo sostanzialmente più forte delle alternative anglosassoni ed europee. Questo è il motivo principale per cui Washington non sarà in grado di vincere la guerra ibrida globale che ha iniziato. Questo è anche il motivo principale per cui l'attuale sistema finanziario globale incentrato sul dollaro sarà sostituito da uno nuovo, basato sul consenso dei paesi che aderiscono al nuovo ordine economico mondiale.

Nella prima fase della transizione, questi paesi ricorrono all'utilizzo delle loro valute nazionali e ai meccanismi di compensazione, supportati da swap bilaterali in valuta. A questo punto, la formazione dei prezzi è ancora principalmente guidata dai prezzi in varie borse, denominati in dollari. Questa fase è quasi finita: dopo che le riserve russe in dollari, euro, sterlina e yen sono state “congelate”, è improbabile che un paese sovrano continui ad accumulare riserve in queste valute. La loro sostituzione immediata sono le valute nazionali e l'oro.

La seconda fase della transizione coinvolgerà nuovi meccanismi di tariffazione che non fanno riferimento al dollaro. La formazione dei prezzi nelle valute nazionali comporta sostanziali spese generali, tuttavia, sarà ancora più interessante rispetto alla determinazione dei prezzi in valute "non ancorate" e traditrici come dollari, sterline, euro e yen. L'unico candidato valutario globale rimasto, lo yuan, non prenderà il loro posto a causa della sua inconvertibilità e del limitato accesso esterno ai mercati dei capitali cinesi. L'uso dell'oro come riferimento del prezzo è vincolato dall'inconveniente del suo utilizzo per i pagamenti.

La terza e ultima fase della transizione del nuovo ordine economico riguarderà la creazione di una nuova valuta di pagamento digitale fondata attraverso un accordo internazionale basato sui principi di trasparenza, equità, buona volontà ed efficienza. Mi aspetto che il modello di tale unità monetaria che abbiamo sviluppato svolga il suo ruolo in questa fase. Una valuta come questa può essere emessa da un pool di riserve valutarie dei paesi BRICS, a cui tutti i paesi interessati potranno aderire. Il peso di ciascuna valuta nel paniere potrebbe essere proporzionale al PIL di ciascun paese (basato sulla parità del potere d'acquisto, ad esempio), alla sua quota nel commercio internazionale, nonché alle dimensioni della popolazione e del territorio dei paesi partecipanti.

Inoltre, il paniere potrebbe contenere un indice dei prezzi delle principali materie prime negoziate in borsa: oro e altri metalli preziosi, metalli industriali chiave, idrocarburi, cereali, zucchero, nonché acqua e altre risorse naturali. Per fornire sostegno e rendere la valuta più resiliente, a tempo debito possono essere create rilevanti riserve di risorse internazionali. Questa nuova valuta verrebbe utilizzata esclusivamente per pagamenti transfrontalieri ed emessa nei paesi partecipanti sulla base di una formula predefinita. I paesi partecipanti userebbero invece le loro valute nazionali per la creazione di credito, al fine di finanziare gli investimenti nazionali e l'industria, nonché per le riserve di ricchezza sovrana. I flussi transfrontalieri in conto capitale rimarrebbero disciplinati dalle normative valutarie nazionali.

The Cradle: Michael Hudson chiede specificamente che se questo nuovo sistema consente alle nazioni del Sud del mondo di sospendere il debito in dollari e si basa sulla capacità di pagare (in valuta estera), questi prestiti possono essere legati a materie prime o, per la Cina, una partecipazione tangibile nell'infrastruttura di capitale finanziata da crediti esteri non in dollari?

Glazyev: La transizione al nuovo ordine economico mondiale sarà probabilmente accompagnata dal sistematico rifiuto di onorare gli obblighi in dollari, euro, sterline e yen. A questo proposito, non sarà diverso dall'esempio dato dai paesi emittenti queste valute che hanno ritenuto opportuno rubare riserve valutarie di Iraq, Iran, Venezuela, Afghanistan e Russia per un importo di trilioni di dollari. Dal momento che gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l'UE e il Giappone si sono rifiutati di onorare i loro obblighi e hanno confiscato la ricchezza di altre nazioni che era detenuta nelle loro valute, perché altri paesi dovrebbero essere obbligati a ripagarli e a pagare i loro prestiti?

In ogni caso, la partecipazione al nuovo sistema economico non sarà vincolata dagli obblighi del vecchio. I paesi del Sud del mondo possono partecipare a pieno titolo al nuovo sistema indipendentemente dai loro debiti accumulati in dollari, euro, sterline e yen. Anche se dovessero adempiere ai loro obblighi in quelle valute, ciò non avrebbe alcun effetto sul loro rating creditizio nel nuovo sistema finanziario. Allo stesso modo, la nazionalizzazione dell'industria estrattiva non provocherebbe interruzioni. Inoltre, se questi paesi riservassero una parte delle loro risorse naturali per il sostegno del nuovo sistema economico, il loro rispettivo peso nel paniere valutario della nuova unità monetaria aumenterebbe di conseguenza, fornendo a quella nazione maggiori riserve valutarie e capacità di credito.

The Cradle: In uno dei tuoi ultimi saggi, The Economics of the Russian Victory , chiedi "una formazione accelerata di un nuovo paradigma tecnologico e la formazione di istituzioni di un nuovo ordine economico mondiale". Tra le raccomandazioni, si propone in particolare la creazione di "un sistema di pagamento e regolamento nelle valute nazionali degli Stati membri dell'EAEU" e lo sviluppo e l'attuazione di "un sistema indipendente di regolamenti internazionali nell'EAEU, SCO e BRICS, che potrebbe eliminare la dipendenza critica della Sistema SWIFT controllato dagli USA”. È possibile prevedere una spinta congiunta concertata da parte dell'EAEU e della Cina per "vendere" il nuovo sistema ai membri della SCO, ad altri membri BRICS, ai membri dell'ASEAN e alle nazioni dell'Asia occidentale, dell'Africa e dell'America Latina? E ciò si tradurrà in una geoeconomia bipolare: l'Occidente contro il resto?

Glazyev: In effetti, questa è la direzione in cui siamo diretti. Purtroppo, le autorità monetarie russe fanno ancora parte del paradigma di Washington e rispettano le regole del sistema basato sul dollaro, anche dopo che le riserve valutarie russe sono state prese dall'Occidente. D'altra parte, le recenti sanzioni hanno spinto a un'estesa ricerca interiore tra il resto dei paesi senza blocco del dollaro. Gli "agenti di influenza" occidentali controllano ancora le banche centrali della maggior parte dei paesi, costringendole ad applicare le politiche suicide prescritte dal FMI. Tuttavia, tali politiche a questo punto sono così ovviamente contrarie agli interessi nazionali di questi paesi non occidentali che le loro autorità stanno giustamente crescendo preoccupate per la sicurezza finanziaria.

Evidenzia correttamente i ruoli potenzialmente centrali di Cina e Russia nella genesi del nuovo ordine economico mondiale. Sfortunatamente, l'attuale leadership della CBR (Banca Centrale di Russia) rimane intrappolata all'interno del cul-de-sac intellettuale del paradigma di Washington e non è in grado di diventare un partner fondatore nella creazione di un nuovo quadro economico e finanziario globale. Allo stesso tempo, la CBR doveva già affrontare la realtà e creare un sistema nazionale per la messaggistica interbancaria che non dipendesse da SWIFT, e lo ha aperto anche alle banche estere. Le linee di scambio di valute incrociate sono già state istituite con le principali nazioni partecipanti. La maggior parte delle transazioni tra gli Stati membri dell'EAEU sono già denominate in valute nazionali e la quota delle loro valute nel commercio interno sta crescendo rapidamente.

Una transizione simile sta avvenendo nel commercio con Cina, Iran e Turchia. L'India ha indicato di essere pronta a passare anche ai pagamenti in valute nazionali. Viene fatto un grande sforzo nello sviluppo di meccanismi di compensazione per i pagamenti in valuta nazionale. Parallelamente, è in corso uno sforzo per sviluppare un sistema di pagamento digitale non bancario, che sarebbe collegato all'oro e ad altre materie prime scambiate in borsa: le "stablecoin".

Le recenti sanzioni statunitensi ed europee imposte ai canali bancari hanno causato un rapido aumento di questi sforzi. Il gruppo di paesi che lavora al nuovo sistema finanziario deve solo annunciare il completamento del quadro e la disponibilità della nuova valuta commerciale e da lì il processo di formazione del nuovo ordine finanziario mondiale accelererà ulteriormente. Il modo migliore per realizzarlo sarebbe annunciarlo alle riunioni regolari SCO o BRICS. Ci stiamo lavorando.

The Cradle: questa è stata una questione assolutamente chiave nelle discussioni di analisti indipendenti in tutto l'occidente. La Banca centrale russa stava consigliando ai produttori d'oro russi di vendere il loro oro sul mercato londinese per ottenere un prezzo più alto di quello che avrebbero pagato il governo russo o la Banca centrale? Non c'era alcuna previsione che l'imminente alternativa al dollaro USA dovesse basarsi in gran parte sull'oro? Come definiresti quello che è successo? Quanti danni pratici ha inflitto questo all'economia russa a breve e a medio termine?

Glazyev: La politica monetaria della CBR, attuata in linea con le raccomandazioni del FMI, è stata devastante per l'economia russa. I disastri combinati del "congelamento" di circa $ 400 miliardi di riserve valutarie e di oltre un trilione di dollari sottratti all'economia dagli oligarchi nelle destinazioni offshore occidentali, sono avvenuti sullo sfondo di politiche altrettanto disastrose della CBR, che includevano tassi reali eccessivamente alti combinati con un flottante gestito del tasso di cambio. Stimiamo che ciò abbia causato un sotto investimento di circa 20 trilioni di rubli e una sottoproduzione di circa 50 trilioni di rubli in beni.

Seguendo le raccomandazioni di Washington, la CBR ha smesso di acquistare oro negli ultimi due anni, costringendo di fatto i minatori d'oro nazionali ad esportare pieni volumi di produzione, che hanno aggiunto fino a 500 tonnellate di oro. In questi giorni l'errore e il danno che ha causato sono molto evidenti. Attualmente, la CBR ha ripreso gli acquisti di oro e, si spera, continuerà con solide politiche nell'interesse dell'economia nazionale invece di "mirare l'inflazione" a beneficio degli speculatori internazionali, come era avvenuto nell'ultimo decennio.

The Cradle: La Fed e la BCE non sono state consultate sul congelamento delle riserve estere russe. Si dice a New York e Francoforte che si sarebbero opposti se gli fosse stato chiesto. Ti aspettavi personalmente il congelamento? E la leadership russa se lo aspettava?

Glazyev: Il mio libro, The Last World War, che ho già menzionato, pubblicato nel lontano 2015, sosteneva che la probabilità che ciò accada alla fine è molto alta. In questa guerra ibrida, la guerra economica e la guerra informativa/cognitiva sono i principali teatri di conflitto. Su entrambi questi fronti, gli Stati Uniti e i paesi della NATO hanno una schiacciante superiorità e non avevo alcun dubbio che ne avrebbero tratto pieno vantaggio a tempo debito.

Ho discusso a lungo per la sostituzione di dollari, euro, sterline e yen nelle nostre riserve valutarie con l'oro, prodotto in abbondanza in Russia. Sfortunatamente, gli agenti di influenza occidentali che occupano ruoli chiave nelle banche centrali della maggior parte dei paesi, così come le agenzie di rating e le pubblicazioni chiave, sono riusciti a mettere a tacere le mie idee. Per fare un esempio, non ho dubbi sul fatto che alti funzionari della Fed e della BCE siano stati coinvolti nello sviluppo di sanzioni finanziarie antirusse. Queste sanzioni sono state costantemente intensificate e vengono applicate quasi istantaneamente, nonostante le ben note difficoltà con il processo decisionale burocratico nell'UE.

The Cradle: Elvira Nabiullina è stata riconfermata alla guida della Banca Centrale Russa. Cosa faresti diversamente rispetto alle sue azioni precedenti? Qual è il principale principio guida implicato nei tuoi diversi approcci?

Glazyev: La differenza tra i nostri approcci è molto semplice. Le sue politiche sono un'attuazione ortodossa delle raccomandazioni del FMI e dei dogmi del paradigma di Washington, mentre le mie raccomandazioni si basano sul metodo scientifico e sull'evidenza empirica accumulata negli ultimi cento anni nei principali paesi.

The Cradle: il partenariato strategico Russia-Cina sembra essere sempre più corazzato, come ribadiscono costantemente gli stessi presidenti Putin e Xi. Ma ci sono voci contrarie non solo in Occidente, ma anche in alcuni circoli politici russi. In questo momento storico estremamente delicato, quanto è affidabile la Cina come alleato per tutte le stagioni della Russia?

Glazyev: Il fondamento del partenariato strategico russo-cinese è il buon senso, gli interessi comuni e l'esperienza di cooperazione di centinaia di anni. L'élite dirigente statunitense ha avviato una guerra ibrida globale volta a difendere la propria posizione egemonica nel mondo, prendendo di mira la Cina come principale concorrente economico e la Russia come principale forza di contrappeso. Inizialmente, gli sforzi geopolitici statunitensi miravano a creare un conflitto tra Russia e Cina. Gli agenti dell'influenza occidentale stavano amplificando le idee xenofobe nei nostri media e bloccando qualsiasi tentativo di transizione verso i pagamenti nelle valute nazionali. Da parte cinese, agenti dell'influenza occidentale stavano spingendo il governo ad allinearsi con le richieste degli interessi statunitensi.

Tuttavia, gli interessi sovrani di Russia e Cina hanno logicamente portato alla loro crescente partnership strategica e cooperazione, al fine di affrontare le minacce comuni provenienti da Washington. La guerra tariffaria degli Stati Uniti con la Cina e la guerra delle sanzioni finanziarie con la Russia hanno convalidato queste preoccupazioni e hanno dimostrato il pericolo chiaro e presente che i nostri due paesi stanno affrontando. Interessi comuni di sopravvivenza e resistenza stanno unendo Cina e Russia, e i nostri due paesi sono economicamente in gran parte simbionti. Si integrano e aumentano i vantaggi competitivi reciproci. Questi interessi comuni persisteranno nel lungo periodo.

Il governo e il popolo cinese ricordano molto bene il ruolo dell'Unione Sovietica nella liberazione del proprio Paese dall'occupazione giapponese e nell'industrializzazione della Cina nel dopoguerra. I nostri due paesi hanno una solida base storica per un partenariato strategico e siamo destinati a collaborare strettamente nei nostri interessi comuni. Mi auguro che il partenariato strategico tra Russia e RPC, rafforzato dall'accoppiamento della One Belt One Road con l'Unione economica eurasiatica, diventi la base del progetto del Presidente Vladimir Putin del Greater Eurasian Partnership e il nucleo del nuovo ordine economico mondiale.