L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 giugno 2022

Il VOSTRO Mario Draghi è un bugiardo incallito


https://www.iltempo.it/politica/2022/06/24/news/gianluigi-paragone-mario-draghi-balle-italiani-crisi-economia-gas-energia-bollette-lavoro-controcorrente-32157804/

Va verso la morte l’Occidente dei Soros e dei Kagan e dei Bill Gates, del Planned Parenthood che vende i pezzi dei feti, l’Occidente del Forum di Davos, l’Occidente dei continui gay prides obbligatori sponsorizzati dalle autorità.

L’America si allontana dall’Occidente

La sentenza della Corte Suprema  cancella non “il diritto all’aborto”, come strillano tutti i media cialtroni,   ma la “legalizzazione obbligatoria dell’aborto in tutti gli Stati”, e restituisce    il potere di decidere sulla “profonda questione morale dell’aborto”,  se consentirlo o no,  “al popolo e ai suoi rappresentanti eletti”, a  quali la Roe versus Wade l’aveva sequestrato.

Con questa straordinaria sentenza, gli Stati Uniti cominciano un lungo viaggio. Abbandonano l’Occidente : l’Occidente dei Soros e dei Kagan e dei Bill Gates, del Planned Parenthood che vende i pezzi dei feti,  l’Occidente del Forum di Davos, l’Occidente dei continui gay prides  obbligatori  sponsorizzati dalle autorità. L’Occidente  dove le ambasciate espongono la bandiera arcobaleno. Lo strano Occidente come s’è  venuto formando   sotto i nostri occhi e  non riconoscevamo più.  L’Occidente di Greta e degli insetti come cibo per eliminare il CO2 dall’aria.  La Dittatura dell’Innaturale. In USA, dalla   sentenza del 1973, sono stati abortiti 63 milioni di bambini. Enormemente più dei morti per stragi da arma da fuoco, effetto collaterale del diritto costituzionale di portare armi –    un intero popolo è stato eliminato, al ritmo di oltre un milione di vite l’anno,  senza fare titoli sui giornali.

Un lungo viaggio verso la sanità mentale e  la civiltà  cristiana. Sarà un viaggio lungo e contrastato da violenza.  Ma avrà conseguenze che  nemmeno possiamo immaginare – nella misura in cui gli Stati Uniti sono il paese guida delle mode ideologiche e delle tendenze –    anche in Europa. Forse prima di quanto  possiamo sperare.

Per intanto,   uno dei giudici della Corte,  Clarence Thomas già evoca   il rovesciamento di  altri tre  precedenti discutibili:

Justice Thomas: la Corte Suprema dovrebbe riconsiderare le sentenze sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, la contraccezione

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Justice Clarence Thomas

Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha scritto venerdì  che l’alta corte dovrebbe riconsiderare le sentenze sulla contraccezione, le relazioni tra persone dello stesso sesso e il matrimonio tra persone dello stesso sesso in un’opinione concordante da solista rilasciata venerdì che ha eliminato Roe v. Wade.

Il giudice nominato dai repubblicani ha sostenuto che la Corte Suprema dovrebbe riconsiderare altri casi che rientrano nei precedenti del giusto processo.

“Scrivo separatamente per sottolineare un secondo motivo più fondamentale per cui non c’è alcuna garanzia di aborto in agguato nella Due Process Clause”, ha scritto Thomas. “Considerabili prove storiche indicano che il “giusto processo di legge” richiedeva semplicemente agli attori esecutivi e giudiziari di conformarsi alle disposizioni legislative e al diritto comune quando privano una persona della vita, della libertà o della proprietà”.

Con la sentenza di venerdì, il “corte rifiuta di disturbare la giurisprudenza sostanziale del giusto processo in generale o l’applicazione della dottrina in altri contesti specifici”, ha anche scritto ( pdf ), aggiungendo che casi come Griswold v. Connecticut, che danno il diritto alle persone sposate di ottenere i contraccettivi, così come Lawrence v. Texas, una sentenza sul diritto di impegnarsi in un atto sessuale privato e consensuale, e Obergefell v. Hodges, il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, dovrebbero essere rivisitati.

“Sono d’accordo sul fatto che ‘[n]nulla nel parere [della Corte] dovrebbe essere inteso per mettere in dubbio precedenti che non riguardano l’aborto'”, ha aggiunto Thomas citando l’opinione della maggioranza del giudice Samuel Alito rilasciata venerdì.

ha affermato che, sulla base di quel precedente, “nei casi futuri, dovremmo riconsiderare tutti i precedenti sostanziali del giusto processo di questa Corte, inclusi Griswold, Lawrence e Obergefell”.

La decisione 6-3 ha confermato il divieto di aborto di 15 settimane del Mississippi, che si è scontrato direttamente con il requisito di Roe v. Wade secondo cui gli stati consentivano l’aborto fino al punto di vitalità fetale, circa 24 settimane. La sentenza ha anche annullato la decisione Planned Parenthood v. Casey del 1992 che riaffermava Roe.


https://www.maurizioblondet.it/lamerica-si-allontana-dalloccidente/

Si moltiplicano le voci di gravi difficoltà e ampie perdite tra le truppe ucraine che potrebbero rendere più difficile la tenuta dei reparti in prima linea indipendentemente dall’afflusso o meno di armi occidentali

Gli ucraini si ritirano dal settore di Severodonetsk
24 giugno 2022


(aggiornato alle ore 19,00)

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha incassato ieri il via libera dell’Unione Europea alla concessione dello status di candidato all’Ucraina (ma anche alla Moldavia e in prospettiva alla Georgia ma non ai paesi dei Balcani Occidentali) e ha esortato gli alleati occidentali ad accelerare la spedizione di armi pesanti per eguagliare la Russia sul campo di battaglia sul fronte del Donbass i progressi conseguiti dai russi si fanno ogni giorno più significativi. “Dobbiamo liberare la nostra terra e ottenere la vittoria, ma più rapidamente, molto più’ rapidamente”, ha detto Zelenskiy in un discorso video diffuso nel giorno del Consiglio europeo – in cui gli Stati membri vareranno un documento di sostegno all’Ucraina – ribadendo le richieste di armi più potenti e in tempi più rapidi.

“Ciò’ che serve rapidamente è la parità’ sul campo di battaglia per fermare questa armata diabolica e spingerla oltre i confini del Paese” ha detto il presidente prefigurando però scenari che appaiono del tutto fuori dalla realtà e anche dall’impatto che in maniera verosimile potranno avere gli aiuti militari occidentali.

Il ritiro ucraino

“A Severodonetsk hanno già ricevuto l’ordine di ritirarsi su nuove posizioni fortificate” ha dichiarato il 24 giugno Serhiy Haidai, capo dell’amministrazione militare regionale di Luhansk.

Una ritirata che potrebbe riguardare in realtà le truppe schierate in tutto il settore per evitare l’accerchiamento. Le forze russe hanno assunto il controllo dei villaggi intorno a Severodonetsk, dove le uniche forze ucraine rimaste difendono ancora circa la metà dell’area dello stabilimento industriale Azot ma la distruzione dei ponti alle loro spalle (nella foto sotto) ne renderebbe comunque impossibile il ritiro.

Ma i russi e le milizie delle repubbliche popolari di Donetsk (DPR) e Luhansk (LPR) stanno anche avanzando a sud di Lysychansk, sulla sponda occidentale del fiume Severskiy Donets che i russi hanno attraversato più a sud costituendo una testa di ponte che continua ad ampliarsi.


L’obiettivo è bloccare le linee logistiche per far cadere Lysychansk senza doverla espugnare metro per metro come invece ipotizzano (o auspicano?) gli analisti del think-tank americano institute for the Study of the War che ritengono che la cattura della città richiederà tempo e impegnerà i soldati del Cremlino in nuovi estenuanti combattimenti strada per strada come a Mariupol e a Severodonetsk.

I russi puntano invece a chiudere le truppe di Kiev in due sacche inclusa quella più a sud tra Zolote e Hirska. “In direzione di Toshkivka – Pidlisne, il nemico ha catturato gli insediamenti di Pidlisne e Myrna Dolyna”, si leggeva nel rapporto dello stato maggiore ucraino del 22 giugno, secondo cui le truppe russe sono anche avanzate vicino a Hirske. Questi avanzamenti hanno inoltre avuto per effetto di tagliare il collegamento stradale tra i combattenti ucraini che difendevano Zolote e Hirske, ormai circondate e tagliate fuori dalle altre unità ucraine a Lysychansk.

Nel pomeriggio del 24 giugno fonti militari della Repubblica popolare di Luhansk hanno confermato ,che “il raggruppamento ucraino situato nella sacca di Gorskoe-Zolotoe e’ stato eliminato. Tutti gli insediamenti sono sotto il nostro controllo” e le truppe russe hanno innalzato lo stendardo della Vittoria (la bandiera che celebra il trionfo dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale) sull’edificio dell’ex amministrazione militare-civile Ucraina di Zolote.

Più a nord, a ovest di Lysychansk (vedi qui sotto mappa dell’ISW) i russi premono per tagliare le linee di rifornimento costringendo al ritiro o alla resa circa 10 mila militari.

Fonti militari della repubblica popolare di Luhansk hanno riferito il 23 giugno della resa di molti reparti ucraini in questo settore dove i russi avrebbero distrutto il 22 giugno con attacchi dal cielo 8 plotoni di lanciarazzi multipli Uragan.

Il giorno successivo le stesse fonti hanno dichiarato che “oltre 1.000” soldati ucraini sono stati uccisi e altri 800 si sono arresi negli ultimi due giorni nella battaglia intorno a Lisichansk. e in particolare tra le località di Groskoye e Zolotye.

Le operazioni in corso consentirebbero ai russi di procedere successivamente sugli ultimi due grandi obiettivi dell’offensiva nel Donbass, Slovyansk e Kramatorsk, che potrebbero venire tagliati fuori dalle retrovie verso il fiume Dnepr da una più ampia manovra a tenaglia già ipotizzabile osservando gli sforzi tesi a tagliare le linee di comunicazione ucraine sull’autostrada T1302 da Lysychansk a Bakhmut e sull’asse Izyum-Slovyansk.

Lo stato maggiore ucraino ha ammesso il 23 giugno che la situazione è critica. “Nella direzione di Severodonetsk, il nemico ha occupato gli insediamenti di Loskutivka e Rai-Oleksandrivka, conduce operazioni d’assalto al fine di stabilire il controllo sull’insediamento di Sirotyne, ed esegue misure preparatorie per la forzatura del fiume Seversky Donets”, si legge nel rapporto.


Più a ovest, in direzione di Slavyansk, nella regione di Donetsk, le truppe russe concentrano i propri sforzi sul miglioramento della situazione tattica e sull’identificazione dei punti deboli nella difesa dell’esercito ucraino. “Il nemico sta cercando di creare le condizioni per la ripresa dell’offensiva nelle direzioni di Izyum-Barvinkove e Izyum-Slavyansk. Al fine di rafforzare il raggruppamento di truppe nell’area di Izyum, il nemico ha trasferito due unità corazzate. Gli occupanti prevedono di utilizzare sistemi di lanciarazzi pesanti in direzione di Slavyansk”, ha reso noto lo Stato maggiore ucraino.


Il fronte di Kherson- Mikolayv

I russi sono riusciti a respingere l’offensiva ucraina sul fronte meridionale tra Kherson (in mano ai russi) e Mikolayv: Le forze di Mosca hanno riconquistato la sponda orientale del fiume Inhulets, dove si era attestata la testa di ponte ucraina da cui sarebbe dovuta partire la controffensiva su Kherson.

Le forze aerospaziali russe hanno reso noto di aver eliminato circa 500 militari ucraini nelle officine di un cantiere navale a Mykolaiv, nelle ultime 24 ore.


Sul Mar Nero si è continuato a combattere nei cieli dell’Isola dei Serpenti, obiettivo da due giorni di attacchi ucraini con missili e droni tesi a distruggere le installazioni, per più difese aeree, che Mosca ha schierato sulla piccola isola per tenere sotto tiro il Mar Nero Occidentale.

Lo Stato maggiore ucraino ha affermato di aver inflitto “perdite significative” al nemico e alcune immagini satellitari rilevano che alcuni ordigni avrebbero colpito effettivamente l’isola.

La Difesa russa ha reso noto che tutti i missili, razzi e i droni scagliati da Kiev contro il cruciale avamposto nel Mar Nero sono stati distrutti.


Il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov, ha affermato che è stato respinto un “folle” tentativo delle forze di Kiev di riconquistare l’isola. “Tredici droni, quattro missili Tochka-U e 21 razzi Uragan sono stati colpiti a mezz’aria e nessuno dei proiettili ucraini ha raggiunto il suo obiettivo sull’Isola dei Serpenti. Il fallimento dell’attacco ha costretto il nemico ad annullare uno sbarco sull’isola”.

Infine, le forze ucraine hanno condotto un attacco di droni (probabilmente con una munizione vagante, anche se ciò non può essere confermato) su una raffineria di petrolio russa a Novoshakhtinsk, nell’oblast di Rostov, il 22 giugno. Il canale Telegram russo Voenyi Osvedomitel ha affermato che l’attacco, che ha preso di mira le infrastrutture russe entro 15 chilometri dal confine ucraino, ha avuto origine dall’oblast di Donetsk.

Le forze ucraine hanno preso di mira anche altre infrastrutture russe come le piattaforme per l’estrazione del gas al largo del Mar Nero colpite nei giorni scorsi probabilmente con missili Harpoon lanciati dalla costa nei pressi di Odessa.

Le difficoltà ucraine

Si moltiplicano le voci di gravi difficoltà e ampie perdite tra le truppe ucraine che potrebbero rendere più difficile la tenuta dei reparti in prima linea indipendentemente dall’afflusso o meno di armi occidentali.

La tenuta del fronte ucraino non dipende solo dalla disponibilità di armi avanzate, come vorrebbe indicare la propaganda ucraina, ma a che dall’addestramento e dall’equipaggiamento dei reparti militari ucraini, secondo molti report sempre più composti da coscritti con poco addestramento e con dotazioni molto limitate.


Il ministero della Difesa russo ha annunciato che “nei pressi dell’insediamento di Mirnaya Dolina, nel Luhansk i militari del 34° battaglione della 57a Brigata Meccanizzata ucraina, che operava nell’area degli insediamenti di Gorskoye, Podlesnoye e Vrubovka, ha perso 600 uomini (150 morti e 450 feriti) e le compagnie non conterebbero ormai più di 15-20 militari con gli ufficiali più giovani che hanno disertato.

Sempre i russi sostengono che la 30a Brigata Meccanizzata ucraina ha perso “il 50 per cento del personale” con oltre 170 feriti evacuati dalla linea del fronte nel settore di Klinovoye (Donetsk). I russi sostengono inoltre di aver ucciso almeno 650 militari ucraini in 24 ore e anche se i numeri forniti da Mosca e da Kiev rispondono certamente a esigenze di propaganda, è innegabile che gli sviluppi sui fronti del Donbass non sembrano promettere nulla di buono per le truppe ucraine.

Secondo il giornale statunitense Politico, che cita 4 fonti anonime vicine alla presidenza ucraina, Zelensky intende ‘silurare’ il capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU), Ivan Bakanov, considerato responsabile (o capro espiatorio) per le ingenti perdite territoriali.

Anche le informazioni fornite dagli ucraini puntano a mettere in dubbio tenuta e motivazione dei militari nemici. Il consigliere del sindaco ucraino (in esilio) di Mariupol, Petro Andryushchenko, sul proprio canale Telegram ha sostenuto che le truppe russe soffrono di carenza di risorse, mentre monterebbe la “riluttanza” tra i militari a proseguire i combattimenti, in particolare nella regione di Donetsk.

Il servizio di sicurezza interno ucraino (SBU) ha affermato che le autorità russe a Luhansk stanno setacciando il territorio alla ricerca di uomini da arruolare mentre la direzione principale dell’intelligence ucraina (GUR) ha riferito che i soldati russi nella Tokmak occupata, nell’oblast’ di Zaporizhia, stanno facendo appello ai medici ucraini locali affinché rilascino loro certificati in cui si presume l’incapacità di continuare il servizio militare.


Difficile credere che militari in servizio attivo e in prima linea possano ricorrere a medici ucraini civili per ottenere dispense dal servizio e in ogni caso si tratta di notizie tutte da verificare da parte di assenti fonti neutrali.

L’intelligence britannica, che continua a pubblicare bollettini quotidiani di valutazione sulla guerra quasi fosse un centro studi o un’agenzia di stampa, valuta che la Russia stia utilizzando piloti mercenari della compagnia militare privata Wagner perché non dispone di personale adeguatamente addestrato e sta subendo perdite in combattimento.

La deduzione nasce dalla cattura da parte degli ucraini del pilota di un aereo d’attacco russo Su-25, abbattuto il 17 giugno (nella foto sotto un velivolo russo dello stesso tipo danneggiato da un missile antiaereo portatile). Il pilota ha ammesso di essere un ex maggiore dell’aeronautica russa, che ha ottenuto un lavoro come mercenario militare della PMC Gruppo Wagner.

Londra sostiene che l’uso di dipendenti in pensione che attualmente lavorano sotto contratto “è probabilmente dovuto a una combinazione della mancanza di personale adeguatamente addestrato in Russia e delle sue perdite in combattimento”. Durante le sue missioni, il pilota russo avrebbe utilizzato inoltre dispositivi GPS commerciali invee che apparecchiature di navigazione militari standard russe. “Questo probabilmente indica che gli aerei del Gruppo Wagner sono modelli Su-25 più vecchi e che l’aeronautica russa non fornisce alla PMC velivoli più moderni”, ha affermato l’intelligence.


Più probabile però che il personale già pensionato che torna in servizio con la compagnia militare privata Wagner impieghi i velivoli da attacco per cui era abilitato quando era in servizio con l’aeronautica.

Inoltre Wagner ha più volte impiegato aerei ed elicotteri da attacco per il supporto tattico, impiego che in Ucraina come altrove potrebbe venire gestito in modo semi-indipendente rispetto alle forze aeree federali.

In più occasioni è stata evidenziata l’obsolescenza di alcuni mezzi russi impiegati nelle operazioni in Ucraina attribuendola a carenze di mezzi e personale addestrato senza tenere conto che Mosca potrebbe puntare a risparmiare gli equipaggiamenti terrestri più recenti ed efficaci e buona parte degli assetti aerei con maggiori prestazioni per fronteggiare un eventuale allargamento del conflitto che potrebbe coinvolgere le forze della NATO, certo molto meglio equipaggiate di quelle ucraine.

Inoltre la Russia, che dispone di immensi magazzini di armi ed equipaggiamenti, non ha decretato nessuna mobilitazione di massa per “un’operazione speciale” che non viene definita “guerra”: inevitabile quindi che per ridurre l’impatto sociale e politico i russi ricorrano, oltre al richiamo di alcune migliaia di riservisti, a milizie private e a unità combattenti e reparti specialistici messi a disposizione dalle singole repubbliche come la Cecenia e l’Ossezia.

Del resto alcune valutazioni occidentali circa le forze di Mosca si sono già rivelate apparentemente infondate, specie quelle che già nei mesi scorsi riferivano dell’imminente esaurimento dei reparti di prima linea russa o di armi, munizioni e capacità logistiche.

“Nel prossimo futuro, l’Ucraina dovrà affrontare massicci attacchi missilistici” ha detto iln21 giugno l’esperto militare ucraino Oleg Zhdanov secondo il quale “la Russia cercherà di lanciare il maggior numero possibile di attacchi missilistici su diverse città coprendo l’intero territorio ucraino”. Una valutazione del tutto plausibile ma che cozza con tutte le stime rese note nelle ultime settimane che valutavano in rapido esaurimento le scorte di armi e soprattutto di missili balistici e da crociera russi.

Ieri anche il premier estone Kaja Kallas ha esortato a non sottovalutare le capacità militari russe. “Ho sentito voci secondo le quali i russi non sarebbero più una minaccia perché starebbero esaurendo le loro risorse militari. Non è così, hanno ancora molte truppe pronte. Non stanno tenendo conto delle loro vittime, o dell’artiglieria che stanno perdendo. Quindi non penso che dovremmo sottovalutarli nel lungo termine”.

Nuove armi occidentali in arrivo

Il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, ha annunciato ieri l’arrivo nel Paese dei lanciarazzi campali multipli (MLRS) americani Himars. “Sono arrivati in Ucraina”, ha scritto su Twitter. “Grazie al mio collega e amico segretario alla Difesa Usa, Lloyd J. Austin III per questi potenti strumenti! L’estate sarà calda per gli occupanti russi e per alcuni di loro anche l’ultima!”, conclude il tweet.


Gli Stati Uniti hanno annunciato che forniranno “450 milioni di dollari aggiuntivi di aiuti militari” nell’ambito dell’assistenza a Kiev “per far fronte all’aggressione russa” come ha dichiarato il coordinatore per le comunicazioni strategiche del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Kirby. Queste nuove risorse portano “a 6,1 miliardi di dollari” l’ammontare complessivo di aiuti militari forniti dagli Usa all’Ucraina dal 24 febbraio scorso.

Jack Detsch su Foreign Policy, ha citato diversi funzionari e personale militare ucraini anonimi che confermano come i sistemi di difesa aerea russi affluiti nell’Ucraina Orientale stanno limitando sempre più l’efficacia dei droni ucraini al punto da indurre le forze aeree di Kiev a sospendere o ridurre sensibilmente l’impiego dei droni turchi Bayraktar TB2 e ridurre le operazioni aeree a 20-30 sortite al giorno.

L’Aeronautica Ucraina soffre di un crescente grave deficit di velivoli, piloti e pezzi di ricambio nonostante negli ultimi mesi le siano stati forniti equipaggiamenti aeronautici da Germania, Polonia e Repubblica Ceca e la Slovacchia si appresti a cedere tutti i suoi 12 caccia Mig 29 con armi e ricambi dopo l’accordo con Praga e Varsavia che si occuperanno di garantire la sicurezza nei cieli dell’alleato in attesa della fornitura di F-16.


Anche ieri il ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver colpito con missili di precisione 49 depositi di carburante e basi logistiche distruggendo negli hangar oltre 50 veicoli inclusi lanciarazzi campali multipli “alcuni di costruzione straniera”.

Nel bilancio delle armi ucraine distrutte figura secondo Mosca anche “un plotone di obici M777” statunitensi da 155 mm mentre da quanto apparso su alcuni canali Twitter e Telegram russi un paio di semoventi da 155 mm francesi CAESAR, forniti in 18/20 esemplari alle truppe di Kiev, sarebbero caduti in mani russe. Lo Stato Maggiore Difesa di Parigi ha però smentito.

Le perdite

Per quel che possono valere questi numeri, riportiamo i bilanci delle perdite che i belligeranti annunciano di aver inflitto al nemico dall’inizio delle operazioni il 24 febbraio scorso.


I russi non forniscono dati sulle perdite umane inflitte all’Ucraina ma affermano al 23 giugno di aver abbattuto 211 aerei, 132 elicotteri e 1.329 droni ucraini distruggendo sul campo di battaglia 3.50 carri armati e mezzi corazzati, 3.818 veicoli di vario tipo, 647 veicoli lanciarazzi campali multipli (MLRS) e 2.088 obici, cannoni e mortai pesanti,

Lo stato maggiore di Kiev ha annunciato il 24 giugno un bilancio di 34.530 soldati russi uccisi dal 24 febbraio, cui si aggiungono 1.507 carri armati, 3.637 mezzi corazzati, 759 sistemi d’artiglieria, 241 lanciarazzi multipli, 99 sistemi di difesa antiaerea e 2.553 autoveicoli oltre a 216 aerei, 183 elicotteri, 622 droni e 14 unità navali.

Immagini: ISW, Ministero Difesa Russo, Ministero Difesa Ucraino e US DoD

e il clero televisio, il Circo mediatico ha fatto sparire la guerra dal proprio orizzonte. Il campo ci trasmette gli avvenimenti in maniera imperiosa e allora la disinformazione dell'Occidente, con le mani in tasca, fischiettando si allontana dalla tragedia ucraina e parla d'altro

La farsa occidentale, la tragedia ucraina



Chiunque dotato di un minimo di lucidità potrebbe scorgere la paura dietro le dichiarazioni roboanti e irresponsabili dell’occidente complessivo o meglio delle sue élite di comando che cominciano a capire di essersi cacciate in una strada senza uscita. La cosa in alcuni casi diventa plateale e non saprei fare esempio migliore di quello della Lituania che qualche giorno fa aveva varato tutta tronfia il blocco del traffico merci ferroviario dalla Russia all’enclave di Kalinigrad. Dopo che Mosca ha annunciato ritorsioni contro questa palese violazione dei trattati, il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Lansbergis. si è affrettato a dire che il provvedimento non era stato preso dal governo del Paese, ma derivava dall’ultimo pacchetto delle sanzioni europee, facendo quasi intendere che Vilnius era stata in qualche modo costretta ad annunciare il blocco del traffico merci. L’altro ieri invece dagli ambienti di Bruxelles è saltato fuori l’esatto contrario ovvero che il blocco del traffico ferroviario sarebbe stata un’interpretazione lituana e troppo restrittiva delle sanzioni. Insomma una calata di braghe che ha preso la forma di battibecco. Quella che doveva essere una vittoria lampo militare della Russia. seguito da una vittoria lampo economica dell’occidente su Mosca, non si è affatto verificata e l’occidente sta perdendo la sicurezza nei propri mezzi, anzi la fede nelle proprie bugie, tanto che il New York Times è stato costretto ad ammettere proprio ieri che “le economie dei paesi occidentali sono più vulnerabili di quanto supponessero i loro governi”. Ogni giorno questi infingardi signori della guerra devono fare i conti con i loro calcoli sbagliati e adesso persino quel tonto da telecomando di Antony Blinken, alla vigilia del vertice del G7 dice che gli Usa sono pronti a sostenere ogni possibile soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina.

Certo bisognerebbe tenere alla catena i cani sciolti che abbaiano, come quel generale dell’aviazione tedesca che vorrebbe la guerra nucleare o il nuovo capo dell’esercito britannico che vorrebbe portare la guerra in Europa avendo a disposizione in totale 72 mila uomini, impiegati di concetto compresi. Sono talmente ridicoli che rendono palese la debolezza occidentale. E’ anche per questo che Mosca non ha alcuna fretta di chiudere la partita militare e risparmia il più possibile i propri uomini, sa che è ormai è solo questione di attendere la resa: si permette persino di tenere aperto qualche corridoio verso le sacche del Donbass consentire al governo ucraino di mandare rinforzi sotto forma di ragazzi totalmente privi di esperienza e di voglia di combattere che infatti si arrendono appena possono. Addirittura Kiev vorrebbe mettere la divisa anche ai disabili e mandarli a combattere per dare al padrone americano tutto il sangue che richiede: non è una fantasia è un disegno di legge presentato nei giorni scorsi alla Rada. Sa che a questo punto non può fermarsi ai confini delle regioni separatiste e più consuma le risorse ucraine, più facile sarà l’avanzata dopo. Chiude poi a scacchiera le saccature minori isolando così sempre più reparti ucraini. Ieri per esempio sono rimasti circondati a Gorskoye, 1800 uomini dell’esercito, altri 120 delle formazioni di Pravi Sector, 60 mezzi corazzati, 80 cannoni e oltre a 80 “mercenari”. Duecento di loro sono stati uccisi nello stesso giorno in attacchi missilistici nelle regione di Nikolayev e di Kharkov. I russi sanno bene che non si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di veri mercenari ma di truppe Nato e perciò riserva loro particolari attenzioni, lancia dei messaggi. Del resto queste truppe sono una non minima parte di quelle che l’alleanza atlantica potrebbe effettivamente schierare in un campo di battaglia così duro: i soldati da parata o quelli disponibili sulla carta o ancora quelli utilizzabili in campagne ad alta asimmetria, servono assai poco in questi frangenti. Più vengono “consumati” dentro la fornace che essi stessi hanno creato meno ce ne saranno dopo

Mosca ha anche compreso che più va vanti e più il potere occidentale che voleva mettere in crisi Putin senza riuscirci, entra a sua volta va in crisi: si tratta molto spesso, anzi quasi sempre in Europa di un velo frapposto artificialmente tra le istituzioni e i cittadini grazie ad operazioni di potere e ai media che pare funzionare molto bene, ma che può entrare in crisi quando la situazione si degrada oltre un certo segno. Se questo schermo costruito nel tempo come una tela di ragno che è cresciuta piano piano per poi prendere il sopravvento, si strappa in qualche punto, per esempio sullo sfacelo economico cui stanno portando le sanzioni, questi artefatti costruiti da un potere grigio per limitare ed eliminare in modo silenzioso la democrazia, sono destinati a cadere, magari anche in maniera violenta. E si scoprirà che essi erano solo un velo che faceva gli interessi di una ristrettissima élite globalista.

Arriva una nuova valuta per gli scambi internazionali ancorata all'acqua e all'oro. È stata decretata la morte del dollaro carta straccia

24 Giugno 2022 09:00
Vertice Brics. Il Sole 24 Ore annuncia il suicidio dell'occidente
Giuseppe Masala

Secondo il Sole24Ore nella riunione dei paesi Brics (Cina, Russia, Brasile, India e Sud Africa) tenutasi ieri, si sarebbe deciso di spingere verso una moneta comune per gli scambi internazionali. Faccio presente, non significa che vogliono fare una unione monetaria come il nostro euro, ma una unità di conto (come l'Ecu, per chi si ricorda) fatta di un paniere di monete pesato per il Pil dei singoli paesi da utilizzare negli scambi internazionali tra i paesi Brics e tutti gli altri che vorranno utilizzarla.

Inutile dire che è una vera e propria dichiarazione di guerra all'occidente e all'architettura monetaria dominante fino ad ora e fondata sul dollaro. L'eventuale nascita di questa unità di conto e il conseguente abbandono del dollaro comporterebbe lo sgretolamento del Dollaro (e dell'Euro) e l'impoverimento sostanziale e irrecuperabile dei paesi occidentali. Dico questo anche in considerazione del fatto che i russi proprietari del più ricco scrigno di materie prime esistente sulla terra (la Siberia) non considerano più l'Europa e gli USA come prima scelta nel commercio delle materie prime strategiche ma i paesi Brics. Ciò sarà la pietra tombale sul dominio occidentale, ma fa aumentare il rischio di guerra (in qualche modo l'occidente dovrà reagire).

Bel casino hanno fatto i nostri governanti sconsiderati.

Il gruppo di unità ucraine è stato completamente isolato vicino a Gorskoye e Zolotoye. Questa sacca ha circondato quattro battaglioni: 3º Battaglione meccanizzato della 24ª Brigata meccanizzata, 15º Battaglione d'assalto da montagna della 128ª Brigata d'assalto da montagna, 42º Battaglione di fanteria meccanizzata della 57ª Brigata di fanteria meccanizzata, 70º Battaglione della 101ª Brigata di difesa territoriale, nonché un gruppo di artiglieria della 57ª Brigata di fanteria meccanizzata, un gruppo di nazisti dell'organizzazione del settore destro e un distaccamento di mercenari stranieri.

 24 giugno 2022

Ucraina SitRep - Zolote Cauldron Chiude - Lysichansk Bloccato (Corretto due volte)

[Corretto (due volte) di seguito]

Nell'ultimo rapporto sulla situazione della guerra in Ucraina ho discusso la situazione vicino a Lysichansk.

La leadership ucraina sta ancora inviando nuove unità nel calderone di Lysichansk a est. Ai russi non dispiace. Il loro compito è quello di "smilitarizzare" l'Ucraina. Racchiudere più truppe in un colpo solo lo rende più facile.


maggiore

La distanza tra l'area rossa russa tenuta in alto a quella in basso nello spazio più stretto è di soli 15 chilometri o circa 9 miglia. C'è solo una strada aperta che lo attraversa da ovest a est che viene utilizzata per spingere i rifornimenti alle truppe ucraine a Lysichansk.

Da allora la mappa è cambiata in modo significativo:

16 giu

Fonte: LiveUAmap - più grande

Ciò che si sviluppò fu prima un calderone più piccolo intorno a Zolote nella parte inferiore della mappa.

18 giu

maggiore

Questa è stata una mossa classica fatta dal libro.

20 giu

maggiore

Poi un battaglione di truppe ucraine che avrebbe dovuto tenere i villaggi nella zona superiore della sacca si ritirò. Alcuni dicono che gli è stato ordinato di andarsene, altri sostengono di essersi ammutinati. Quest'ultimo è più probabile in quanto si trattava di fanteria amatoriale delle Forze di Difesa Territoriale che, senza un supporto sufficiente, era stata inviata a sostituire truppe migliori a cui era stato ordinato di tornare indietro.

22 giu

maggiore

I russi sull'ala orientale si spostarono a ovest per prendere 5 villaggi in un giorno lungo il confine settentrionale della sacca.

24 giu

maggiore

Ciò ha messo il coperchio sul calderone che ha immediatamente iniziato a cucinare i circa 2.000 soldati ucraini che erano all'interno.

Le mappe di cui sopra sono piuttosto approssimative. Uno più dettagliato dal lato russo mostra che diverse città all'interno del calderone Zolote non sono ancora state ripulite.

24 giu

maggiore

Nel rapporto di oggi il Ministero della Difesa russo afferma:

L'offensiva di successo delle unità russe verso Lugansk in 5 giorni ha portato alla liberazione di Loskutovka, Podlesnoye, Mirnaya Dolina, Shchebkaryer, Vrubovka, Nyrkovo, Nikiolayevka, Novoivanovka, Ustinovka e Ray-Aleksandrovka.

Il gruppo di unità ucraine è stato completamente isolato vicino a Gorskoye e Zolotoye.

Questa sacca ha circondato quattro battaglioni: 3º Battaglione meccanizzato della 24ª Brigata meccanizzata, 15º Battaglione d'assalto da montagna della 128ª Brigata d'assalto da montagna, 42º Battaglione di fanteria meccanizzata della 57ª Brigata di fanteria meccanizzata, 70º Battaglione della 101ª Brigata di difesa territoriale, nonché un gruppo di artiglieria della 57ª Brigata di fanteria meccanizzata, un gruppo di nazisti dell'organizzazione del settore destro e un distaccamento di mercenari stranieri.

In totale, la sacca di Gorskoye ha isolato fino a 2 mila persone: circa 1.800 militari, 120 nazisti di Settore Destro, fino a 80 mercenari stranieri, oltre a oltre 40 veicoli da combattimento corazzati e circa 80 cannoni e mortai.

41 militari hanno abbandonato la loro resistenza e si sono arresi volontariamente solo nelle ultime 24 ore.

Secondo i prigionieri, le unità ucraine circondate sono esauste. Le unità sono attualmente presidiate da meno del 40%. Il comando ucraino superiore ha perso il controllo su queste unità. Armamenti, munizioni, carburante e altre forniture logistiche sono completamente interrotti.

Le truppe russe stanno rafforzando l'accerchiamento di Gorskoye lanciando attacchi ininterrotti contro il nemico. Metà di Zolotoye era stata presa sotto controllo ieri.

Da questa mattina circa 600 si sono arresi. Gli altri probabilmente seguiranno più tardi oggi o domani.

Sempre questa mattina il vice comandante ucraino per la provincia di Luhansk ha annunciato che ai soldati e ai mercenari stranieri che hanno resistito nella zona industriale di Sevierodonetzk a est di Lysichansk è stato detto di ritirarsi a Lysichansk. In effetti un ritiro completo da Lysichansk più a ovest sembrava essere probabile.

Ma questo non era più possibile per i 10-15.000 soldati dentro e intorno alla città poiché un ponte sull'unica strada che porta a ovest è stato lasciato cadere durante la notte sui binari ferroviari sottostanti.

Correzione (19:00 utc) Questa sezione era sbagliata ed è stata corretta. Un ponte è stato bombardato per tagliare la via di fuga da Lysichansk, ma era diverso da quello che ho scritto all'inizio. Ciò non cambia la conclusione

Ponte segnato in rosso - Questa mappa è di un ponte diverso.

maggiore

Questa mappa è del ponte che è stato effettivamente distrutto. Si trova a nord-ovest della raffineria di Lysichansk di cui ho discusso nel precedente rapporto sulla situazione.

Ponte segnato in rosso

maggiore

Un elicottero russo ha eseguito quella missione e ora sembra che ci sia stato un atterraggio più grande di truppe aviotrasportate a ovest della raffineria.

Ecco come si dice che il ponte stia guardandoCorrezione (17:30 utc): L'immagine non mostra il ponte sulla mappa.

Correzione (19:00 utc) L'immagine è del ponte distrutto ma è stata geolocalizzata erroneamente. Ma che il ponte sulla mappa sia ora danneggiato è stato riportato da una fonte che di solito è corretta. Continuo a presumere che sia effettivamente così. Ancora una volta la mappa era sbagliata, non l'immagine del ponte.

Ci scusiamo per questa confusione di "nebbia di guerra". Gli effetti tattici dell'incidente menzionato di seguito rimangono gli stessi. [fine di entrambe le correzioni]


maggiore

Ci sono ancora strade laterali e piste sterrate che possono essere utilizzate, ma l'intera area a ovest di Luhansk è sotto il controllo del fuoco russo. Il lungo convoglio che sarebbe necessario per una ritirata non può passare senza essere gravemente molestato.

Anche il grande calderone di Lysichansk è stato chiuso. Nonostante la pulizia ancora necessaria della città e di due o tre piccoli villaggi, si può affermare che l'ex provincia ucraina di Luhansk, ora Repubblica popolare di Luhansk, è stata liberata dall'Ucraina.

Da parte russa circa 30-40 gruppi tattici di battaglione (BTG) sono stati coinvolti nell'intera operazione. La maggior parte di essi può ora rifornirsi e riposare per essere successivamente utilizzata altrove.

Pubblicato da b il 24 giugno 2022 alle 14:37 UTC | Permalink ·

https://www.moonofalabama.org/2022/06/lysichansk.html#more

Ricimiro


Ricimero e i suoi fantocci

Di Matteo Matera

Ricimero fu un grande generale ma la sua più grande presenza in un Impero ormai agli sgoccioli fu gestire il potere che lui stesso non poteva impersonare.

Il padre di Ricimero era un capo degli Suebi, un popolo germanico, e sua madre era una principessa visigota. All'inizio della sua carriera militare fece amicizia con il futuro imperatore Maggioriano. Dopo aver respinto una tentata invasione vandalica della Sicilia ad Agrigentum, l'odierna Agrigento, nel 456, Ricimero fu nominato comandante dei soldati.

Il 17 ottobre dello stesso anno depose l'imperatore d'Occidente Avito dopo averlo sconfitto a Placentia, l'attuale Piacenza. Ricimero elevò Maggioriano al trono occidentale un mese dopo e fu nominato console nel 459. Ma Maggioriano non si lasciava dominare. Tornato in Italia dopo il disastroso fallimento della sua campagna contro i Vandali, cadde nelle mani di Ricimero, a Tortona, il 2 agosto 461. Cinque giorni dopo fu deposto e giustiziato. Il 19 novembre 461, Ricimero nominò Libio Severo imperatore d'Occidente.

In quanto membro di una tribù germanica di fede ariana, Ricimero era ritenuto non idoneo al trono imperiale, ma come magister militum guadagnò influenza sui popoli germanici che occupavano la Gallia, l'Hispania e l'Africa settentrionale. Gli fu lasciata la possibilità di sciogliere l'Impero d'Occidente e governare come viceré ufficiale a Costantinopoli o di esercitare il suo potere sull'Occidente attraverso un imperatore fantoccio. Sebbene avesse sperato nella prima opzione, l'aristocrazia romana rifiutò di acconsentire a questo passo e Ricimero fu costretto a proseguire con la seconda.

L'assassinio di Maggioriano da parte di Ricimero non si adattava bene ad alcune parti dell'establishment militare, in particolare al comandante generale in Gallia, Egidio, e al comandante generale in Dalmazia , Marcellino, che governavano i rispettivi domini indipendentemente dall'autorità imperiale. Questi due generali entrarono in aperta ostilità con Ricimero e si rifiutarono di riconoscere la sua posizione. Ricimero governò l'Occidente senza un imperatore per tre mesi. Di fronte alle pressioni del senato e dell'aristocrazia, Ricimero nominò l'anonimo senatore Libius Severus come suo imperatore fantoccio.

Dopo arrivò Antemio, altra figura di comodo. Nemmeno lui fece una bella fine, Antemio resistette finché i suoi sostenitori non lo abbandonarono. Travestito da mendicante, l'imperatore fu sorpreso mentre tentava di fuggire dalla città presso la Chiesa di Santa Maria in Trastevere, dove fu decapitato l'11 luglio 472. Ricimero poi proclamò imperatore Olibrio, che era il candidato imperatore che lui e Genserico una volta avevano favorito.

La vita di Ricimero fu usata come soggetto di libretti d'opera nei secoli XVII e XVIII, impreziosendo la sua biografia con intrighi romantici e politici. La prima ambientazione fu Ricimero re de' Vandali di Matteo Noris e fu incentrata sull'insediamento di Antemio a Roma e sulla promessa di matrimonio alla figlia Domizia.

Vi lasciamo all'approfondimento di questo personaggio davvero pieno di sfaccettature e di una vita "politica" intensa e complessa.


In periodi di inflazione, si guadagna soprattutto sfruttando la differenza dei prezzi nel tempo

Guadagnare con l'inflazione
Scommesse ad alto rischio sulla dinamica dei prezzi, prima della recessione

24 giugno 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


C'è una apparente discrasia tra la tendenza dei consumi a contrarsi, per via della contrazione dei redditi reali delle famiglie, e la dinamica delle imprese che accelerano gli acquisti di materie prime e di semilavorati, aumentando il magazzino e sostenendo per questa via i prezzi della produzione in vista di ribaltarli sulle vendite.E sono proprio gli acquisti delle imprese a tenere viva l'economia, allontanando la prospettiva della recessione che compare e scompare un giorno dopo l'altro, come un miraggio.

In periodi di inflazione, si guadagna soprattutto sfruttando la differenza dei prezzi nel tempo.

Rispetto al prezzo di vendita sul mercato finale, guadagnano di più le imprese che hanno comprato prima, rifornendosi dunque a prezzi inferiori, rispetto ai concorrenti che si sono attardati.

Un gioco pericoloso, una scommessa: bisogna affrettarsi ad aumentare il fatturato, prima che il sistema si pianti: perché la recessione arriverà comunque, ma intanto chi può si avvantaggia.

Il rischio è di trovarsi con il magazzino pieno di merce ed il mercato che non tira più. E con i prezzi che calano, sia a monte che a valle, esposti sui costi ma fermi sui ricavi
I modelli capitalistici di arricchimento non hanno più a che fare solo con la storica accumulazione dei profitti d'impresa, con il plusvalore derivante dallo sfruttamento dei rapporti di forza a sfavore del lavoro salariato.

Gli esempi sono molteplici.

Aumentare la propria dimensione, per le economie di scala che ne derivano, essendo i margini via via crescenti mentre i costi unitari diminuiscono, è la prima strategia.

Esternalizzare le funzioni ancillari, delegandole ad altre imprese specializzate, risparmiando sui costi di struttura per concentrarsi sul core business: è un tipico esempio di economia di scopo.

Questi due modelli considerano l'impresa come lo strumento da organizzare in modo più efficiente ai fini della accumulazione del profitto e non come l'oggetto stesso della creazione di profitto finanziario.
Fondere o acquisire imprese, per aumentarne la dimensione e l'efficienza, è una modalità analoga a quelle precedenti, così come lo è comprare una impresa per spacchettarla e rivenderla a pezzi, al fine di far emergere il valore nascosto dalla integrazione aziendale.

Il modello di competizione mercantilistica, che cerca di ridurre al massimo il costo dei fattori di produzione, è primitivo, primordiale.

Si sfruttano le asimmetrie conoscitive, le onde montanti: impacchettare e cartolarizzare i mutui, vendendoli per esternalizzare i rischi prima che si avverino; investire nei processi innovativi quando offrono prospettive di ritorni più elevati una volta che vengono incorporati nei sistemi aziendali correnti; speculare sulla scarsità di materie prime in vista di una dinamica favorevole del mercato; comprare ai fallimenti, a prezzi stracciati.

Chi ha fegato, rischia: magari guadagna molto, forse perde ancora di più.

Scommesse ad alto rischio sulla dinamica dei prezzi, prima della recessione

Guadagnare con l'inflazione

Il NUOVO NAZISMO rispolvera vecchi splendori, ha dato ordine di bruciare i libri e gli oligarchi di Euroimbecilandia continuano a fornire a costoro armi armi armi

EUROPA, RUSSIA, UCRAINA
Europa da denazificare



Date: 24 Giugno 2022Author: ilsimplicissimus

Il sistema neo liberista e neo feudale degli Usa sa di non poter esistere nella sua forma di consumatore compulsivo di beni in cambio di carta il cui unico valore è dato dal ricatto finanziario. se non possiede il totale controllo del resto del mondo. Allo stesso modo Russia e Cina sanno di non poter vivere in pace ed espandersi finché esisteranno gli Usa e l’anglosfera, nella loro forma attuale. E’ per questo che la campagna di Ucraina inizialmente impostata come difesa delle terre russofone sotto il tacco di Kiev, dopo il folle invio di armi da parte dell’occidente si è trasformata nell’intenzione di denazificare l’intera Ucraina. Ma dopo che sono state poste sanzioni ancora più dure, dopo si è attaccato tutto ciò che è russo in quanto tale, che si è stabilita la censura informativa, che si mettono in carcere i dissidenti, che si tenta di strangolare l’enclave di Kalinigrad, Mosca ha compreso di aver sottovalutato la realtà, che si tratta di denazificare tutta l’Europa: sotto il velo di retorica democratica si nascondono infatti propositi oligarchici e liberticidi, si cela un razzismo dissimulato dietro le forma del politicamente corretto, ma pronto ad esplodere alla prima occasione e soprattutto si rivela una totale mancanza di reale sovranità. L’anglosfera dopo la seconda guerra mondiale ha semplicemente congelato gli istinti nazisti che allignavano nel continente per tirarli fuori al momento opportuno e spesso sotto forma di antifascismo che è stato un capolavoro assoluto. In ogni caso la Russia non può convivere con un’Europa che non mostra la minima voglia di autonomia ed è solo una domestica a ore degli Usa. Quindi dovrà necessariamente dare una durissima lezioni alla servitù di Washington per svegliarla dall’ipnosi in cui è caduta e scompaginarla.

Oltre alla continuazione della campagna militare, cosa di cui ormai l’Europa ha preso atto, la Russia comincerà a far mancare non solo le materie prime energetiche, già rifiutate in modo suicida dall’Europa ( non dalla Gran Bretagna che anzi ha concesso a Gazprom l’apertura di una filiale bancaria attraverso cui pagare il gas) ma anche quelle necessarie all’industria europea per poter produrre qualcosa a prezzo accettabile: a quel punto o il regime di Bruxelles e quelli nazionali costruiti a sua immagine e somiglianza verranno rovesciati dalla popolazione, oppure il continente entrerà in una crisi tale che lo ridurrà assai peggio dell’Ucraina, ma senza avere il fegato degli ucraini e comunque voglio proprio vedere chi può avere il coraggio di battersi per una merda simile. Il fatto che ormai si sia entrati in una fase di consapevolezza storica del significato del conflitto lo dimostra l’immagine posta in apertura che è ormai è un manifesto comune in Russia e fa un preciso collegamento tra la guerra di liberazione dal nazismo e l’operazione inizialmente pensata per liberare il Donbass e poi diventata vitale per la sopravvivenza della Russia stessa , ma sempre più spesso i dirigenti di Mosca come per esempio Medvedev alludono alla scadenza storica di costrutti come la Ue. E’ accaduto che l’Occidente ha dichiarato una guerra totale alla Russia, pensando che questa si sarebbe in qualche modo tirata indietro, invece Mosca ha accettato la sfida e adesso che l’orso è fuori dalla caverna molti si accorgono che non bastano le urla per far indietreggiare. Alzano la voce come quel perfetto idiota del cancelliere Scholz, non comprendendo che ormai il danno è fatto e qualsiasi escalation parolaia non è altro che una palese farsa buona per i giornali occidentali, ma che suscita ilarità e pena nel resto del mondo. Anche perché è comicamente irresistibile la decisione dell’amministrazione Usa di esportare meno petrolio per stabilizzare i prezzi interni: del resto non ha alcun bisogno di apparire coerente con le pezze da piedi degli europei i cui milieu politici accettano qualsiasi cosa in cambio di soldi e di prebende.

Difficile prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro, ma è certo che un’operazione iniziata con precisi limiti e intenzioni si è già trasformata in un capitolo della terza guerra mondiale per il futuro ordine internazionale e già ci sono stati enormi cambiamenti non solo in Russia, ma anche i Africa e in America latina, mentre la Cina sembra starsene di disparte per terminare la sua fase accelerata di riarmo e attingere la parità nucleare con gli Usa. Ma comunque vada l’Europa ha già perso tutta la sua posta per aiutare il baro di Washington. Retta da gente che non è nemmeno all'altezza della cronaca non ha sentito il rumore degli stivali della storia che si muovevano nella sua direzione. Merita di essere associata al destino del tragicomico Zelensky che proprio l’altro ieri ha ordinato di bruciare 100 milioni di copie di libri russi. Cosa che volete sia in Paesi dove ormai nessuno legge più libri e semmai compra pessimi libri. Il fuoco è completamente superfluo, anche ammettendo di aver qualcosa con cui accenderlo.

Arriva una valuta agganciata all'acqua e al dollaro che scalza il dollaro carta straccia

Cina e India stanno con Putin. Nasce la moneta anti-dollaro?
Il Cremlino sostiene la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale basata sulle monete dei Paesi membri del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).
24 Giugno 2022 09:17

Fonte: ANSAOreshkin unisce Putin e la Cina ma sfugge le sanzioni

Gli osservatori internazionali guardano con sempre maggiore preoccupazione al conflitto Russia-Ucraina: non solo per le implicazioni umantarie ed economiche, ma anche perché la totale assenza di spiragli negoziali fa pensare che in realtà siamo davanti all’inizio del vero conflitto geopolitico, ossia quello fra Usa e Cina. Laddove la Cina, al di là delle dichiarazioni spesso ambigue, ha gettato la maschera acquistando il gas e il petrolio che Mosca non vende più all’Europa Occidentale.

Non solo: il Cremlino sostiene la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale basata sulle monete dei Paesi membri del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in aperta funzione ‘anti-dollaro’. Lo ha conferma il presidente russo, Vladimir Putin, in un messaggio inviato ai partecipanti al forum economico dei cinque paesi, che si apre oggi.

Il documento

“La questione è in fase di elaborazione” si legge nel documento , in cui Putin sottolinea come i membri dei Brics stanno lavorando su alternative affidabili ai meccanismi più diffusi dei pagamenti internazionali, come lo Swift da cui il sistema bancario russo è praticamente escluso dall’inizio del conflitto in Ucraina. Il presidente ha osservato che il sistema russo per la trasmissione di messaggi finanziari Mir è “aperto a collegare le banche” dei paesi Brics, con una geografia “attivamente in espansione”.

E’ davvero possibile scalzare il dollaro?

Tuttavia l’idea di questa valuta ‘di riserva’ – strumento che si contraddistingue per la sua stabilità e bassa volatilità – si scontra con la realtà dei fatti: tra i paesi Brics, la valuta meno volatile è lo yuan, che solo di recente è entrato nel paniere delle valute di riserva del Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre altre valute del gruppo, in particolare il rublo russo, non possono essere considerate tali. Per quanto riguarda le riserve mondiali, alla fine del 2021, quasi il 60% delle riserve delle banche centrali mondiali erano denominate in dollari Usa, seguiti a distanza da euro, yen giapponese, sterlina britannica e appunto yuan.

Tuttavia non va dimenticata la dimensione crescente dei paesi in questione, laddove la conferenza dei Brics può rivendicare un peso importante: i cinque Paesi rappresentano il 40% della popolazione del mondo e il 23% del Pil globale.

e il Corriere della Sera scappa dalle sue responsabilità, i vermi ritornano alla terra

23 Giugno 2022 18:00
Il Corriere della Sera e quell'imbarazzante silenzio sulla lettera del giornalista in Donbass Maurizio Vezzosi
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Il giornalista e reporter italiano Maurizio Vezzosi si trova in Donbass e dal 24 febbraio documenta la nuova fase della guerra, quella che ha visto l'ingresso diretto dell'esercito russo, nella regione che da 8 anni subisce gli attacchi indiscriminati sulla popolazione civile da parte del regime di Kiev. Nonostante il suo lavoro venga trasmesso dalle reti televisive nazionali, Vezzosi è finito nella famigerata lista di proscrizione di dubbia provenienza che il Corriere della Sera ha gettato in pasta all'opinione pubblica con tanto di foto segnaletiche.

In una lettera indirizzata al Corriere della Sera pubblicata il 21 giugno su Articolo 21, Vezzosi poneva al direttore del Corriere e alle autrici dello "scoop" alcune semplici domande: "Quale circostanza dimostrebbe il mio aver attinto, come il vostro giornale sostiene, all'articolo di Manlio Dinucci da voi citato? La dott.sa Sarzanini, durante un confronto con alcune delle persone “messe all'indice” ha affermato: “Queste persone sono liberissime di esprimere le proprie opinioni, ma se raccontano fatti che non sono provati, e questi fatti si trasformano in disinformazione e propaganda, non va bene. E non andrebbe bene neanche se lo facessero a favore dell’Ucraina”, Quali sono i “fatti non provati” di cui io avrei parlato? Di quale disinformazione parla la dott.sa Sarzanini? Di quale propaganda? Non escludo che qualcuno tra le persone inserite nell'infausta lista possa aver diffuso notizie senza verificarle: se così fosse, la scelta sarebbe stata senz'altro criticabile, ma dove sarebbe la mia responsabilità? A questo proposito, sorge spontanea una domanda: il vostro giornale, dal 24 febbraio scorso, quante notizie ha pubblicato sul tema della guerra riportando come attendibili ipso facto le informazioni divulgate da una delle due parti belligeranti senza sottoporle ad alcun tipo di ragionevole valutazione o verifica? In relazione a quella che sembra ormai una prassi assodata, si dovrebbe forse presumere che il vostro giornale operi nell'ambito di un particolare regime deontologico che lo esenta dai doveri fondamentali che la categoria giornalistica è in generale tenuta ad osservare?"

Sono passati due giorni dalla pubblicazione della lettera, che vi pubblichiamo interamente in calce. Imbarazzato e imbarrazzante il silenzio del Corriere della Sera.

Lettera aperta al "Corriere della Sera"

di Maurizio Vezzosi - 21 giugno 2021

Gentili colleghi,

Non posso esimermi dal prendere parola per replicare in modo opportuno alle esternazioni del vostro giornale sul tema della fantomatica rete di propaganda “putiniana” di cui, a vostro avviso ma a mia insaputa, sarei membro. La lettera che state leggendo vi sarebbe pervenuta in anticipo se solo avessi avuto modo di comporla già nei giorni trascorsi. Tuttavia, da mesi mi trovo in un contesto di guerra, ed in guerra il tempo è quasi sempre poco.

Nella decina di persone segnalate con nomi, cognomi, foto nella pubblicazione del vostro giornale di domenica 5 giugno ci sono anch'io, pur non essendo membro di alcuna presunta rete, tanto meno “putiniana”. Quanto realmente può venirmi imputato è l’aver messo in discussione una certa narrazione sulla guerra d’Ucraina, aver insistito sulla necessità di una soluzione politica ed aver criticato la scelta di inviare armi a favore dell’esercito di Kiev. Con la particolarità di averlo fatto sia nel corso di conferenze ed interventi televisivi, sia lavorando per mesi nel teatro di guerra ucraino, apparentemente senza suscitare alcun genuino interesse da parte del vostro giornale. Il punto di vista che ho espresso è sufficiente, evidentemente, per essere liquidato come “putiniano”: d’altra parte, soprattutto negli ultimi mesi analoghi anatemi sono stati lanciati contro chiunque in Italia o all'estero abbia avuto l’impertinenza di criticare pubblicamente l’operato della presidenza ucraina o, peggio ancora, di quella statunitense. Impertinenza che ha distinto – oltre ad alcuni esperti e commentatori italiani – anche Henry Kissinger e Papa Francesco.

Quelle pubblicate dal vostro giornale – e poi riprese da altre redazioni – sono congetture gravemente diffamanti nei miei confronti, come semplice cittadino italiano e come professionista. Mentre l’edizione del vostro giornale di domenica 5 giugno veniva data alle stampe, mi trovavo a Donetsk, città da dove scrivo: a circa un chilometro dal luogo in cui mi trovavo, in pieno centro città, sono esplosi una decina di missili “Grad” lanciati dall’esercito ucraino. Una manciata di minuti dopo mi trovavo sul posto per documentare quanto successo, respirando il fumo acre di decine di veicoli inceneriti e camminando su tappeti di vetri andati in frantumi. Dopo aver raccolto le immagini dell’attacco, ho trascorso la notte montando il reportage che “Non è l’Arena” avrebbe trasmesso su LA7 di lì a poche ore: dopo aver inviato il reportage, di prima mattina, ho ricevuto notizia della vostra pubblicazione con una foto e nell'immediato ho ritenuto che si trattasse di uno scherzo.

Nella persona della dott.sa Sarzanini, il vostro giornale ha giustificato la pubblicazione con la necessità di non poter ignorare una “notizia”. Ma il vostro giornale si è forse limitato a riportare una “notizia”? O ha tracciato una narrazione congetturale gettando consapevolmente discredito su alcune persone, tra cui chi scrive? Ha forse valutato in modo critico i bollettini giunti – benché riservati – nelle mani della dott.sa Sarzanini? Si è forse preoccupato, almeno, di interpellarmi prima o dopo la pubblicazione? Quale circostanza dimostrebbe il mio aver attinto, come il vostro giornale sostiene, all’articolo di Manlio Dinucci da voi citato? La dott.sa Sarzanini, durante un confronto con alcune delle persone “messe all’indice” ha affermato: “Queste persone sono liberissime di esprimere le proprie opinioni, ma se raccontano fatti che non sono provati, e questi fatti si trasformano in disinformazione e propaganda, non va bene. E non andrebbe bene neanche se lo facessero a favore dell’Ucraina”, Quali sono i “fatti non provati” di cui io avrei parlato? Di quale disinformazione parla la dott.sa Sarzanini? Di quale propaganda? Non escludo che qualcuno tra le persone inserite nell'infausta lista possa aver diffuso notizie senza verificarle: se così fosse, la scelta sarebbe stata senz'altro criticabile, ma dove sarebbe la mia responsabilità? A questo proposito, sorge spontanea una domanda: il vostro giornale, dal 24 febbraio scorso, quante notizie ha pubblicato sul tema della guerra riportando come attendibili ipso facto le informazioni divulgate da una delle due parti belligeranti senza sottoporle ad alcun tipo di ragionevole valutazione o verifica? In relazione a quella che sembra ormai una prassi assodata, si dovrebbe forse presumere che il vostro giornale operi nell'ambito di un particolare regime deontologico che lo esenta dai doveri fondamentali che la categoria giornalistica è in generale tenuta ad osservare? Considerando che dal 2014 ad oggi le compagini ucraine si sono dimostrate quantomeno sbrigative nei confronti delle voci critiche, i risvolti della vostra pubblicazione aumentano notevolmente i rischi a cui sono esposto: nell'ipotesi più ottimistica, questo aspetto non vi ha evidentemente preoccupato un granché.

Quella emersa con la vostra ormai nota pubblicazione è una vicenda assai grave che non trova precedenti simili nella storia dell’Italia repubblicana. Ma, considerando l’atmosfera che si respira in Italia non posso dirmi sorpreso da questo tentativo di delegittimazione, benché mi stupisca il vostro piglio, degno, in questa circostanza, di un giornale scandalistico. Sulla vicenda di cui mio malgrado sono diventato – insieme ad altri – protagonista, permangono ad oggi evidenti incongruenze ed ambiguità che forse il tempo aiuterà a dipanare. Sono portato a credere che, come voi affermate, il mio nome sia effettivamente presente in almeno uno dei “bollettini” ancora secretati. Rispetto a questo, non io, non le altre persone “messe in lista”, ma il vostro giornale – dovrebbe pretendere la desecretazione completa dei documenti di cui solo in parte avete rivelato il contenuto: e avrebbe dovuto farlo prima che l’on. Urso, presidente del Copasir, prendesse l’iniziativa in questo senso. A proposito: se questi documenti sono stati redatti su fonti aperte – seppur con il livello più basso di classificazione, come il sottosegretario Franco Gabrielli ha confermato – che cosa si dovrebbe tenere lontano dagli occhi dell’opinione pubblica?

La pubblicazione del vostro giornale sembra ricalcare i dossier che certe università o centri studi statunitensi sono soliti stilare sulle figure che in Italia – o altrove – esprimono punti di vista non apprezzati. E’ oltretutto curioso che in un articolo pubblicato lo scorso 20 maggio da una nota piattaforma statunitense si potessero già rintracciare vari argomenti poi comparsi nel bollettino sulla “disinformazione”. E’ evidente che la vostra sia stata una scelta deliberatamente diffamante nei miei confronti e denigrante rispetto alla mia figura: tuttavia, il vostro giornale ha il merito di aver portato alla conoscenza del grande pubblico alcuni risvolti delle iniziative governative sulla “disinformazione”. Dai risvolti dell’operazione a cui il vostro giornale – coadiuvato da altri – si è prestato emerge il disappunto mosso dall'orientamento della maggioranza degli italiani, dimostratasi scarsamente influenzata da mesi di pressione mediatica volta a costruire consenso in favore della politica di scontro pretesa dagli Stati Uniti e coadiuvata dal governo italiano.

Quanto emerge dalle pagine del vostro giornale è una pittoresca concezione del pluralismo e della democrazia liberale. L’operazione a cui il vostro giornale si è prestato certo non ne incentiva la credibilità e la fiducia che i vostri lettori vi ripongono. Né vi avvicina agli obiettivi che rincorrete, tentando di stigmatizzare come una conseguenza della “disinformazione” un senso comune degli italiani che si dimostra essere piuttosto lontano dal vostro, non solo in materia di guerra e di pace. E arrivando persino a dare degli improbabili volti ai presunti responsabili dei vostri fallimenti.

Vista la grottesca cornice in cui vorreste inserire la mia figura, posso immaginare che le mie analisi ed il mio lavoro sul campo abbiano finito per turbare la serenità dalla vostra redazione, o di chi ne ispira il lavoro. Al vostro giornale rispettare il mio lavoro non interessa: se così non fosse, prima di denigrarlo e liquidarlo si sarebbe almeno preoccupato di conoscerlo. Del resto, anche accusarmi in modo vagamente più serio di deficit di critica nei confronti della Russia dei nostri giorni potrebbe soltanto strappare un sorriso a chi conosce le mie riflessioni.

Le continue esplosioni a poche centinaia di metri da dove scrivo mi suggeriscono di tornare ad occuparmi della guerra che pare assai piacervi. Credo che con uno sforzo potreste riuscire a trattare i grandi temi della politica nazionale ed internazionale con una maggiore serietà: nel rispetto degli italiani e nel loro interesse. Auspico che possiate riuscirci, pur temendo che il giudizio degli italiani nei vostri confronti sarà piuttosto severo.

Con i migliori auguri
Donetsk, 20 giugno 2022

Maurizio Vezzosi

Nota: la presente lettera verrà pubblicata da “Articolo 21”, a cui va la mia stima e la mia gratitudine. Qualunque altro media, incluso il “Corriere della Sera”, sarà libero di ripubblicarlo citando la fonte originale di pubblicazione.