L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 luglio 2022

Emergenza

28 JULY 2022


"Le foreste precedono gli uomini, i deserti li seguono" (Chateaubriand). E non c'è dubbio che l'Italia fra siccità più o meno indotta, estati torride e incendi dolosi stia andando a fuoco, in fumo e in cenere. Correva giusto il 29 luglio del 2017. Esattamente 5 anni fa, scrissi un post di cui non cambierei una riga. A parte le località interessate a incendi, le uniche cose ad essere cambiate ( oggi,Versilia, Friuli, Sardegna) . Il titolo: L'estate delle solite emergenze permanenti":

Non se ne può più di sentire pronunciare dai media con estrema banalità e superficialità la parola "emergenza". Credo che sia la parola più frequente dei soliti bollettini di guerra trasmessi dai TG: emergenza siccità, emergenza incendi, emergenza immigrazione, emergenza sbarchi, emergenza criminalità, emergenza sicurezza, emergenza terrorismo, ecc. Non va meglio nella cattiva stagione invernale: emergenza maltempo, emergenza neve, emergenza valanghe, emergenza alluvioni,... In ogni caso, è una parola buona per tutte le stagioni. Provate a contare tutte le volte che viene pronunciata. Credete forse che sia per caso? No, non lo è.
Ce lo disse Attali in un famoso video già abilitato in precedenza, che dallo stato di emergenza non si potrà mai più uscire, poiché i governi darebbero subito un'immagine di debolezza. Disse anche che avendo debellato la pena di morte e con l'estinzione del comunismo a Est, ci vuole qualcosa che metta soggezione ai popoli. E che questo qualcosa per i governi in carica, chiamasi l'état d'urgence (lo stato di emergenza).

E' ancora vero tutto ciò? più che mai. E quel che è peggio, è stato realizzato. Andiamo avanti. Veniamo all'Italia che brucia. Ogni zona ha i suoi gruppi criminali che bruciano. Bande che vogliono ottenere appalti in cambio della sicurezza delle zone boschive (o mi dai l'appalto o brucio tutto); clan che attraverso il fuoco rendono inedificabili i terreni da cui vogliono ottenere percentuali sulle concessioni edilizie e i lavori di costruzione; e ancora con il fuoco le organizzazioni trasformano parchi nazionali in spazi ideali per le discariche abusive (da materiale plastico a stoffe, rifiuti speciali il cui smaltimento comporta oneri che le aziende aggirano appaltando alla camorra).

Ma a parte tutto ciò ben riportato, non si tratta unicamente della solita camorra o della solita mafia, ma soprattutto di un motivo di plateale evidenza: gli esseri umani hanno bisogno di spazio, e provenendo dall’Africa e dall’Oriente vogliono a tutti i costi impadronirsi di quello più abbordabile: l’Italia, che è ormai quasi del tutto piena, e la Grecia, piccola per estensione ma luogo di ancoraggio utilissimo per tutti gli altri luoghi dell’Europa d’Occidente. (Italiani in via d'estinzione - Ida Magli). Il vecchio articolo di Ida Magli che ho linkato andrebbe invece incorniciato. E dire che le diedero a suo tempo della paranoica complottista. Il suo Post Scriptum è esemplare: "Ricordo a coloro che trovano eccessiva la mia interpretazione degli incendi che incendiare per avere territorio abitabile e sfruttabile è stata una pratica comune a tutti i popoli fin dalla prima scoperta del fuoco".

Si parla addirittura di aerei con cartucce esplosive e di elicotteri che spandono combustibile. Ma chi li identifica? E in caso di processi, quanto durano? E che pene scontano? Inoltre, procurarsi manovalanza straniera per far fare il lavoro sporco, è un gioco da ragazzi.

Non va meglio col problema siccità. Da quanto tempo si parla di riparazioni della rete idrica considerata obsoleta e carica di perdite e falle? Da una vita. Eppure nessun comune di nessuna regione che io sappia, ha mai investito un centesimo per la ristrutturazione e il rinnovo delle tubazioni. I soldi, è meglio spenderli per stupidi "eventi", parola altisonante che promette assai di più di quanto non mantenga. Per fuochi d'artificio, per i gay pride, per gli schiuma party e altre idiozie. Meglio proibire, razionare, commissariare, multare. Lombardia e l'Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia cui si aggiungono altre regioni. Ecco farsi avanti i soliti sindaci-sceriffi che firmano ordinanze per limitare il consumo d'acqua potabile. Con regole che prevedono il divieto di utilizzarle specie per orti, giardini e piscine e con multe che possono arrivare fino a 500 euro. Giardini da bagnare a giorni alterni, vicini che guardano in cagnesco e che magari corrono pure a fare la spia se il confinante si attarda a bagnare il giardino, come ai tempi delle clausure pandemiche se solo qualcuno osava fare cene o pranzi in casa propria. Al mare, guai a risciacquare le barche con acqua dolce. "Hai visto quello?" mi ha fermato una conoscente allarmata "ha risciacquato la barca con l'idrante e l'acqua dolce. Deve bastare il mare". Figuriamoci se ho dato corda a questi "guardoni del Sociale"!
L'eterna emergenza è questa: creare un continuo assillante stato di polizia con tanti piccoli sbirri occhiuti tra i vicini di casa. Una sorta di catena di comando invisibile, ma efficace per chi si propone il controllo dei cittadini sempre più trasformati in sudditi. Ha funzionato con la "pandemia" dolosa, funziona con la siccità e con qualsiasi altro tipo di "emergenza". Intanto aspettiamoci un autunno di alluvioni e frane poiché il suolo è inaridito e distrutto dalla siccità e dai roghi. E allora ecco riapparire nuovi (si fa per dire) titoloni terrorizzanti: emergenza pioggia, emergenza frane, emergenza fango, emergenza alluvione...emergenza....

S. Marta

Il mondo multipolare è vivo

ECONOMIA & BUSINESS

Algeria, Niger e Nigeria firmano un accordo per la costruzione del gasdotto transahariano

29 Luglio, 2022

Algeria, Nigeria e Niger hanno firmato un accordo per la costruzione del gasdotto transahariano (Tsgp), nel corso di una riunione tripartita tenutasi ad Algeri. Lo ha dichiarato il ministro dell’Energia algerino Mohamed Arkab, spiegando che l’accordo vuole sancire la prosecuzione del progetto per la costruzione del gasdotto. Durante l’incontro sono stati esaminati diversi aspetti del progetto e soprattutto lo stato di avanzamento della roadmap stabilita ad Abuja, la capitale della Nigeria, nel quadro dei lavori svolti dalla task force composta da esperti nigeriani, algerini e nigerini. Il ministro Arkab, che ha presieduto l’incontro tripartito ad Algeri, ha affermato che “la realizzazione di questo progetto e’ un segnale forte con dimensioni internazionali e attirera’ partner in veste di finanziatori”. “La firma di tale accordo conferma la volonta’ dei tre Paesi di andare avanti nella realizzazione del progetto transahariano”, ha proseguito Arkab.

Ma benedetti euroimbecilli mettete in funzione il Nord Stream 2

E se una mattina, la campagna elettorale si svegliasse in un Paese senza più il gas?

30 Luglio 2022 - 13:00

Gazprom emana un comunicato sibillino, incolpando Berlino del calo dei flussi, mentre Rosatom trasferisce miliardi «sanzionati» in Turchia per la mega-centrale nucleare. Nuova manutenzione in vista?


All’ora di cena di un venerdì d’estate e con la stagione vacanziera nel suo momento d’oro, Gazprom decide di emanare un comunicato sibillino a spiegazione dell’abbassamento del livello delle forniture da Nord Stream 1 al 20% della capacità totale. Insomma, dopo due giorni di riduzione dei flussi, il gigante russo sente la necessità di fare chiarezza.

E il motivo appare chiaro fin dalle prime righe: ad oggi, la stazione di compressione Portovaya non è in grado di pompare più di 33 milioni di metri cubi di gas al giorno naturale per motivi tecnici, gli stessi che vede operativa solamente una unità su sei dell’impianto. Alla base del disguido, l’assenza di documentazione da parte tedesca che consenta riparazione e trasporto delle turbina della discordia, poiché quella trasmessa dalle autorità di Berlino contempla l’impossibilità per Siemens Energy di operare in tale senso in virtù delle sanzioni imposte da Ue e Regno Unito. Infine, a detta di Gazprom, l’esenzione garantita dalle autorità canadesi fa riferimento a condizioni contrattuali riconducibili a Siemens Energy Canada Limited, entità con cui il gigante energetico russo non ha rapporti ufficiali e codificati.

Insomma, cavilli. Che la Russia contrappone scientemente alle limitazioni imposte dalle sanzioni occidentali in quella che appare, giorno dopo giorno, una guerra di nervi destinata a giungere a uno stato terminale in tempi brevi. Il redde rationem garantito in prima battuta dall’accordo sul grano del Mar Nero, frutto di deroghe su trasporto e navigazione che Mosca vorrebbe divenissero il cavallo di Troia con cui forzare tout court il regime sanzionatorio. Non a caso, proprio ieri Volodymir Zelensky si è presentato al porto di Odessa accompagnato dagli ambasciatori del G7 per sovrintendere alle operazioni di carico del primo cargo. mentre infuriavano le accuse incrociate per il bombardamento della prigione di Yelenovka in cui sono morte 53 persone, fra cui - apparentemente - molti membri del battaglione Azov.

La Russia ha capito che questo è il momento di forzare la mano. Perché gli Usa, al netto delle recessione tecnica, sono ormai in campagna elettorale e hanno infatti spostato il focus geopolitico sul bersaglio grosso e mediaticamente più spendibile della disputa diretta con la Cina sulla ventilata visita a Taiwan di Nancy Pelosi. Mentre l’Europa, dal canto suo, pare recitare a soggetto, tronfia nel rivendicare il settimo pacchetto di sanzioni ma costretta a occultarlo per la vergogna, contenendo quest’ultimo solo il simbolico bando sull’import di oro russo. L’ennesimo balzo del prezzo del gas, poi, ha fatto il resto. Soprattutto, mentre la municipalità tedesca di Hannover è costretta a passare dalle parole ai fatti con le restrizioni energetiche, sospendendo l’acqua calda a palestre e piscine comunali, togliendo l’acqua alle fontane e l’illuminazione ai monumenti e invitando i cittadini a seguire le prime indicazioni temporali sull’utilizzo di luce e gas.

Ed ecco che un ulteriore segnale di forzatura dei toni e delle tempistiche giunge proprio dal Paese che ha operato da mediatore, quasi da broker dell’accordo sul grano del Mar Nero. Ovvero, la Turchia. Bloomberg rendeva infatti noto come Rosatom, azienda russa a controllo statale dedicata all’energia atomica, ha cominciato il trasferimento di fondi alla sua sussidiaria turca, la quale sta lavorando alla costruzione di una mega-centrale nucleare da 20 miliardi di dollari sulla costa mediterranea del Paese.

La scorsa settimana la Akkuyu Nuclear JSC ha ricevuto una prima tranche da 5 miliardi di dollari, cui ne seguiranno altrettanti nelle prossime due, proprio al fine di evitare che le sanzioni europee impongano un ritardo o, peggio, lo stop ai lavori. Eventualità che la Turchia non può permettersi, poiché una volta che tutti i quattro reattori saranno operativi - data stimata nel 2026 - la centrale di Akkuyu garantirà da solo il 10% della domanda interna di elettricità.

E il fatto che il progetto sia stato finanziato sia da Sberbank PJSC che daSovcombank, entrambe banche russe sanzionate dall’Ue, la dice chiara sul clima di latente e ipocrita lassismo che sta accompagnando il silenzioso e progressivo allentamento de facto del regime sanzionatorio. Oltretutto, nel pieno di una legittimazione occidentale del ruolo di mediazione della Turchia, cui Ankara risponde incassando senza battere ciglio miliardi sanzionati di Mosca. Interpellati al riguardo, sia Akkuyu Nuclear JSC che il ministero delle Finanze turco hanno opposto alle domande di Bloomberg un no comment che equivale a una conferma.

Insomma, Mosca pare essere entrata in modalità se non ora, quando. E un tale approccio configura solo due possibilità, quasi una scelta obbligata fra bastone e carota: il gas tornerà a essere mezzo con cui blandire o arma terminale di ricatto verso l’Europa, al fine di veder tacitamente ampliato a tutti gli ambiti commerciali e finanziari il regime di laissez-faire in vigore per Rosatom? Il comunicato di Gazprom, pubblicato out of the blue e volutamente in bilico fra la minaccia e la richiesta di chiarimento, pare lasciar aperti - per ora - entrambe gli scenari.

Ma il rischio di uno stop totale dei flussi, ancorché limitato e simbolico, c’è. E il dato di crescita da recessione inevitabile della Germania pubblicato ieri appare una sentenza, se collocato in questo contesto. E se la surreale campagna elettorale italiana fosse costretta a tornare con i piedi per terra e fare davvero i conti con l’unica, reale ingerenza russa sul voto? Ovvero, l’ipotesi di svegliarsi un mattino in un Paese senza più gas russo a cui dover dare delle risposte e non vendere polemiche o promesse. A meno che non si voglia prendere per buona la versione de La Stampa e credere che, di fatto, il Cremlino abbia imposto l’inserimento del termovalorizzatore di Roma nel decreto Aiuti, vera ragione della prima e insanabile frattura fra M5S e un già dimissionario Draghi.

Sono state le sanzioni statunitensi a impedire alla Russia di attuare i contratti firmati, a causa delle restrizioni al passaggio delle navi russe, che hanno fatto aumentare i prezzi delle tariffe assicurative per il trasporto marittimo russo e hanno provocato “la rottura delle catene finanziarie”.

Russia-Usa, Lavrov: “Pronto a parlare con Blinken di accordo sul grano e scambio di prigionieri”

"Per quanto riguarda il grano ucraino, sarebbe probabilmente anche interessante sentire come adempiranno agli obblighi che si sono assunti nel contesto dell'Onu su iniziativa del Segretario Generale", ha aggiunto il ministro degli Esteri russo
29 Luglio 2022


Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, è pronto ad ascoltare le proposte del segretario di Stato statunitense, Antony Blinken, sull’accordo sull’esportazione di grano dall’Ucraina e sullo scambio di prigionieri. Lo ha dichiarato lo stesso Lavrov a margine della riunione dei capi della diplomazia dei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), a Tashkent. “Per quanto riguarda il grano ucraino, sarebbe probabilmente anche interessante sentire come adempiranno agli obblighi che si sono assunti nel contesto dell’Onu su iniziativa del Segretario Generale”, ha aggiunto Lavrov. Il diplomatico ha poi sottolineato che sono state le sanzioni statunitensi a impedire alla Russia di attuare i contratti firmati, a causa delle restrizioni al passaggio delle navi russe, che hanno fatto aumentare i prezzi delle tariffe assicurative per il trasporto marittimo russo e hanno provocato “la rottura delle catene finanziarie”.

Armi armi armi

Zelensky su Vogue: dure critiche di un esimio politologo americano



Il Presidente Volodymyr Zelensky, alfiere dell’occidente (che gli passa le armi) contro l’impero del terrore russo, è finito pure sulla nota rivista americana di moda Vogue.

Del resto, l’ex attore comico che tanto rievoca il Grillo di casa nostra, ha fatto della comunicazione una delle sue armi migliori. Sebbene la fiducia e la fedeltà intorno a lui sta iniziando a scricchiolare. Del resto, la Russia sta avanzando volutamente in modo lento e sta logorando gli ucraini e con loro i paesi che li stanno sostenendo. Tra i quali ovviamente noi.

Ma Zelensky ha incassato, tra gli altri anche le critiche di un esimio politologo americano: Ian Bremmer, presidente e fondatore di Eurasia. Rivista di geopolitica sulla quale scrive anche l’ottimo giornalista brasiliano Pepe Escobar.

Zelensky su Vogue: le critiche

Come riporta RaiNews24, tra gli scatti si vede la moglie del presidente ucraino, Olena Zelenska, ritratta seduta nel palazzo presidenziale, in pantaloni neri e camicia bianca. Il titolo recita: “Il volto del coraggio“.

In altri scatti la si vede fra le macerie del Paese e in compagnia dei soldati di Kiev. Poi in posa con il marito, che indossa immancabilmente la solita t-shirt verde militare. Speriamo che almeno la cambi o la lavi.

Olena Zelenska era già apparsa su Time, rivista americana che, notoriamente, dedica la prima copertina a personaggi che stanno lasciando il segno a livello mondiale. Col titolo “Her private war” (“La sua guerra privata”). Ma l’apparizione su Vogue è tutt’altra cosa, visto che è una delle più importanti riviste di moda. E la presidentessa ucraina vi appare come se fosse una imprenditrice di moda.

Tra le varie critiche, spicca quella di Ian Bremmer, che su Twitter scrive:

Zelensky finora ha dominato nella “guerra di informazione”, ma questi scatti sono un passo falso, una “bad idea”

Ecco il tweet originale:

https://www.lucascialo.it/zelensky-vogue-foto/

Ma mettete in funzione il Nord Stream 2, cazzo!

LA GERMANIA È AL BUIO: ECCO LE DRASTICHE MISURE PER IL RISPARMIO ENERGETICO


29 Luglio 2022, Ore 10:07

Anche la città tedesca di Hannover ha introdotto nuove, rigide regole di risparmio energetico. Che inverno ci aspetta considerando la sempre più pesante crisi energetica portata dalla Russia?

L'acqua calda negli edifici pubblici oltre che nelle piscine, nei palazzetti dello sport e nelle palestre verrà letteralmente chiusa. Come se non bastasse, verranno chiuse le varie fontane pubbliche all'interno della città, ed addirittura saranno spente le luci e le illuminazioni dei principali edifici e monumenti, come il municipio.

Le dichiarazioni del sindaco Belit Onay, lasciano poco spazio a dubbi: "L'obiettivo è ridurre il nostro consumo di energia del 15%. È una reazione all'imminente carenza di gas, che rappresenta una grande sfida per i comuni, soprattutto per una grande città come Hannover".

Appare evidente che la dipendenza dell'Europa dal gas russo (dalla quale tenta di uscirne l'Ungheria risolvendo la crisi energetica) venga utilizzata dal Cremlino come arma economica, per vendicare le sanzioni occidentali sull'invasione dell'Ucraina. In tale situazione appare quindi inevitabile un continuo aumento al costo della vita in tutta Europa, Italia compresa.

Altre misure introdotte includono: limiti nella temperatura interna ad un massimo di 20°C che scendono a 15°C nei palazzetti dello sport e nelle palestre; installazione di rilevatori di movimento in modo da limitare l'illuminazione costante nei servizi igienici, nei parcheggi e nei corridoi; ridurre l'uso di una serie di dispositivi elettrici come stampanti e frigoriferi per quanto riguarda i pubblici uffici.

Sono partite inoltre vere e proprie campagne di sensibilizzazione sul comportamento economico, di riscaldamento e di ventilazione. Per capire la gravità del problema, basti pensare che anche altre città hanno adottato misure simili, come Monaco, Lipsia, Colonia e Norimberga.

Intanto l'UE fa scendere i termostati di un grado per gli stop della Russia.

FONTE: NEWS

e 21 - Afghanistan - Gli Stati Uniti stanno implementando la nuova Strategia nel paese PAURA&TERRORE attraverso i mercenari dell'Isis e le STRAGI DEI CIVILI. L'avevamo detto! Moschee e scuole e non solo

 e 20 il 18 giugno 2022

MONDO AFGHANISTAN
L'attentato kamikaze in uno stadio di cricket

Presenti anche i funzionari delle Nazioni Unite. Al momento si registrano almeno quattro feriti


C'è stato un attentato kamikaze in uno stadio durante una partita di cricket oggi 29 luglio a Kabul, capitale dell'Afghanistan. Non è ancora chiaro se ci sono vittime, ma al momento si registrano almeno quattro feriti.

L'esplosione è avvenuta quando era in corso il match tra Band-e-Amir Dragons e Pamir Zalmi, per il campionato nazionale T20. Quando è avvenuto l'attacco, nello stadio erano presenti anche i funzionari delle Nazioni Unite. I giocatori delle due squadre sono state messi al sicuro all'interno di un bunker nello stadio, stando a quanto riportato dai media locali.

Nelle ultime settimane, l'Afghanistan è stato colpito da una serie di attentati dinamitardi lanciati dal gruppo dello Stato islamico (IS) che si oppone al regime talebano. L'attacco kamikaze di oggi arriva due giorni dopo l'esplosione avvenuta vicino al cancello di Gurdwara Karte Parwan a Kabul.

È molto difficile che alla Pelosi riesca la provocazione a Taiwan

Cina: la Pelosi e la Cia ci provano fin dal ’91



Piazza Tienanmen ci è stata sempre venduta come una spontanea rivolta del popolo cinese contro il potere, ed è così diventata una sorta di passaporto simbolico dell’imperialismo occidentale per cercare di arginare in tutti i modi la Cina e la sua ascesa. In realtà a Pechino si scontrarono in quei giorni di trent'anni fa due diverse fazioni del partito comunista, ma dentro quella battaglia erano già presenti forze estranee che tentavano di creare durissimi scontri e perciò i presupposti per un cambio di regime. Come adesso sappiamo dai documenti e dalle testimonianze l’operazione di trasformare un dissidio interno in una sorta di rivolta generale era stata organizzata dal padre del concetto di rivoluzione colorata, Gene Sharp, che si trovava personalmente a Pechino in quei mesi, consulta i leader della protesta, ma che già due anni tesseva la sua rete. Dopo che il tentativo fallì completamente, la CIA organizzò l’uscita di centinaia di agenti della protesta reclutati da Sharp e il loro trasferimento a Hong Kong dove molti di loro – poco più che adolescenti all’epoca dei fatti – hanno messo radici, allevato nuove leve e anche in prima persona sono stati protagonisti dei tentativi di rivoluzione colorata nel 2020. Fallita anche questa sono stati trasferiti a Taiwan.

Questa migrazione di agenti provocatori ormai esperti anticipa tutte le mosse di Nancy Pelosi, che era a Pechino nel 1991 e ha tentato una provocazione in Piazza Tienanmen srotolando assieme a tre altri membri del congresso e assistenti vari uno striscione davanti ai media internazionali, appositamente richiamati il quale diceva: “A coloro che sono morti per la democrazia in Cina”. In realtà non ci sarebbe stato alcun morto senza le provocazioni organizzate da Sharp nella speranza di far saltare le polveri. Pelosi non è andata ad Hong Kong, ma nella sua funzione di portavoce del congresso statunitense ha affrontato numerose volte l’argomento per esaltare una rivolta in realtà pagata dai boss della mafia locale che temevano di essere tradotti nella Cina continentale e accogliendo spesso nei suoi uffici capi della rivolta: i vecchi amici di Tienanmen così come le nuove leve.

E adesso che l’esercito dei cambiatori di regime della Cia ha trovato ricetto a Taiwan ecco che la Pelosi vuole fare di nuovo la sua comparsa ben sapendo di provocare Pechino al massimo grado. Ma questa ostinazione che è la stessa dell’amministrazione di Washington che evidentemente è l’ispiratrice del viaggio annunciato della Pelosi a Taipei, è la prova migliore del fatto che i neocon statunitensi sono incapaci di capire che i giorni dell’egemonia statunitense sono finiti, che non si tratta di agitare uno striscione nella principale piazza di un Paese che si considerava buono solo a fornire mani e braccia alle corporation statunitensi. E che ormai in molti luoghi della terra non ci cascan

La tratta degli schiavi è fatta dalle navi delle organizzazioni non governative in combutta con i criminali della Tripolitania. Il grande affare è abbracciato dalle Organizzazioni italiane dell'"accoglienza". I soldi non hanno odore

29 Luglio 2022 17:00
L'analfabetismo funzionale di Repubblica sulla Libia
Michelangelo Severgnini


Mancano meno di due mesi al voto e lo sappiamo già: ne sentiremo di tutti i colori.



Chi scrive o solo pensa un articolo simile è un analfabeta della Libia.

La quasi totalità dei migranti risiede sulla costa occidentale, lì trasportata dalle mafie africane perché sia manodopera a costo zero per le milizie.

È lì, in Tripolitania, dove risiedono i criminali a piede libero, altre volte detti trafficanti, dove i migranti vengono imbarcati su gommoni sgonfi mortali, dopo aver trovato un accordo con le Ong.

Loro, trafficanti libici e Ong, sono i responsabili dei quasi 30.000 sbarchi già quest'anno.

Di quale pressione russa stanno parlando?

I barconi che partono dalla Cirenaica sono tanto rari quanto le notizie obiettive di La Repubblica.

Che ci sia dietro la Wagner è poi "wishful thinking". Gli piacerebbe fosse così per nascondere quello che loro già fanno in Tripolitania.

In 4 anni dacché sono in contatto con i migranti-schiavi in Libia non ne ho sentito uno lamentarsi dalla Cirenaica.

Al contrario abbiamo presentato un'interrogazione a Di Maio il mese scorso.

Soldi a Tripoli non per i migranti, ma per le armi e il saccheggio del petrolio.

È tutto nero su bianco. Nessuno ha ripreso.

Ma a questi che vivono nella bolla EU-NATO piacciono le narrazioni fiabesche. Tutto un altro genere letterario rispetto al giornalismo.

La Cina sta gridando sempre più forte agli Stati Uniti/Pelosi di non avvicinarsi a Taiwan. Tutti hanno sentito e nessuno può nascondere le proprie responsabilità

I messaggi dell'esercito cinese "Preparati per la guerra!" Messaggio sui social media, portavoce di stato afferma che PLA ha "diritto" di intercettare l'aereo di Pelosi

foto di Tyler Durden
DI TYLER DURDEN
SABATO 30 LUGLIO 2022 - 12:45

Aggiornamento (1408ET) : il portavoce in lingua inglese del governo cinese Global Times  è diventato particolarmente rumoroso e bellicoso in risposta al potenziale viaggio di Nancy Pelosi nell'isola autogovernata di Taiwan :

"Preparati per la guerra!" leggi un messaggio pubblicato dall'80° gruppo dell'Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) sulla visita degli Stati Uniti a Taiwan, come riportato venerdì 29 luglio. Secondo quanto riferito, il messaggio di guerra dell'esercito cinese sulla potenziale visita degli Stati Uniti a Taiwan ha generato oltre 300.000 pollici in 12 ore, creando "il morale alto tra i soldati cinesi" secondo Global Times.

Sotto: secondo quanto riferito, il messaggio in questione è apparso su un canale PLA venerdì sulla popolare app di social media cinese Weibo:

GT ricorda inoltre al suo pubblico che, possibilmente in corrispondenza di una visita della Pelosi a Taiwan (supponendo che vada fino in fondo), il paese celebrerà il 95° anniversario dell'esercito dell'Esercito popolare di liberazione cinese (PLA)...

L'80th Group Army ha pubblicato un commento in cui si afferma: "dobbiamo tenere a mente la responsabilità fondamentale di prepararci alla guerra e caricare il viaggio di un forte esercito". Il commento ha ricevuto 8.000 pollici in su.

...In vista del 95° anniversario della fondazione dell'EPL il 1° agosto, Xi, anche segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) e presidente della Commissione militare centrale, ha sottolineato la necessità di un'ulteriore attuazione del strategia di rafforzamento delle forze armate mediante la formazione di personale competente nella nuova era, ha riferito venerdì l'agenzia di stampa Xinhua. 

Allo stesso tempo, il famoso esperto di GT ed ex editore della pubblicazione, Hu Xijin, ha affermato che l'esercito cinese "ha il diritto" di bloccare l'aereo di Pelosi e qualsiasi scorta di caccia statunitensi dallo spazio aereo di Taiwan (che la Cina rivendica come proprio).

Questo dopo che nei giorni scorsi ha riferito che Pechino considera "tutte le opzioni, comprese quelle militari" sul tavolo:

Le dichiarazioni scioviniste della Cina che echeggiano dai media e dai commentatori affiliati al governo hanno ricevuto una notevole attenzione negli ultimi tempi dagli osservatori americani mentre l'Occidente specula sul tipo di risposta che Pechino sta preparando nello scenario in cui Pelosi atterra effettivamente a Taipei, che potrebbe essere a pochi giorni di distanza.

Ma c'è la sensazione generale che se la Cina risponderà in modo aggressivo - al di là di qualcosa come le solite esercitazioni di guerra (le esercitazioni rapide si stanno verificando ora nel Mar Cinese Meridionale) - ci sia poco che Washington possa fare al riguardo, dato che comporterebbe simultaneamente  "affrontare "superpotenze su due fronti principali , considerando la spirale della situazione in Ucraina.

* * *

Aggiornamento (10:22 ET) : Con la presidente della Camera Nancy Pelosi in partenza per un tour dell'Asia venerdì - per includere Giappone, Corea del Sud, Malesia e Singapore - Josh Rogin del Washington Post afferma che "si prevede che uno scalo a Taiwan avvenga" durante il "parte iniziale" del viaggio. 

Pelosi potrebbe presentarsi a Taipei non appena domenica, lunedì o martedì? Nel frattempo, i media statali cinesi sono stati impegnati a minacciare che "opzioni militari" sono sul tavolo in risposta.

E per uno degli ultimi post del Global Times in lingua inglese, gestito dallo stato...

* * *

Come ha scritto Dave DeCamp di AntiWar.com : la presidente della Camera Nancy Pelosi (D-CA)  sta guidando una delegazione del Congresso in Asia che partirà venerdì , ma non è ancora chiaro se farà tappa a Taiwan.

Fonti hanno detto a  NBC News  che la delegazione si fermerà in Giappone, Corea del Sud, Malesia e Singapore. Taiwan è elencata nell'itinerario come "provvisoria".

Illustrato: Yahoo News/Getty Images

Finora, Pelosi ei suoi consiglieri hanno rifiutato di confermare che ha in programma di visitare Taiwan. Ma mercoledì, il rappresentante Michael McCaul (R-TX)  ha detto che Pelosi lo ha invitato a unirsi a lei a Taiwan , segnalando che ha ancora intenzione di andare nonostante il rischio di innescare una grave crisi attraverso lo Stretto di Taiwan.

McCaul ha declinato l'invito e non è chiaro chi farà parte della delegazione di Pelosi. Ha anche invitato i rappresentanti Gregory Meeks (D-NY) e Mark Takano (D-CA), ma non hanno commentato il viaggio.

Pechino ha lanciato forti avvertimenti sui piani di Pelosi di visitare Taiwan, ma il potenziale viaggio ha ottenuto  un forte sostegno bipartisan da parte dei legislatori del Congresso  poiché sia ​​i repubblicani che i democratici la esortano ad andare.

I funzionari dell'amministrazione Biden hanno affermato che la Cina considererà il viaggio una provocazione intenzionale, ma sostengono che è una sua decisione se visitare o meno l'isola.

Durante una sessione di domande e risposte dopo la telefonata Biden-Xi di giovedì, un alto funzionario dell'amministrazione ha ribadito: "Vorrei notare che, sai, nessun viaggio è stato annunciato. E come abbiamo detto in precedenza, è una sua decisione ".

Gli analisti militari cinesi hanno avvertito che Pelosi in visita a Taiwan potrebbe innescare un conflitto tra Stati Uniti e Cina. Pelosi sarà il primo relatore interno a fare il viaggio dopo Newt Gingrich nel 1997, ma gli analisti  avvertono che la risposta della Cina potrebbe essere più forte dal momento che il suo esercito è molto più forte oggi.

Nel frattempo, esperti e media statali cinesi avvertono che "tutte le opzioni, comprese quelle militari" sono attualmente sul tavolo.

https://www.zerohedge.com/geopolitical/pelosi-leading-delegation-asia-taiwan-stop-not-clear?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=810

30 luglio 2022 - News della settimana (29 lug 2022)

 


29 luglio 2022

Gaiani: “Difficile immaginare negoziati di pace a breve termine per la guerra in Ucraina”

30 luglio 2022

Intervistato da TGCOM 24 MEDIASET nel pomeriggio del 29 luglio, il direttore di Analisi Difesa fa il punto sul conflitto in Ucraina e le prospettive per l’Europa e per le trattive di pace.


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Il gas e il petrolio sono alla base della nostra civiltà industriale: plastica, elettricità, fertilizzanti, medicine, industria alimentare per fare alcuni esempi.

GAS & PETROLIO/ Il rischio di una recessione senza cali di prezzo
Pubblicazione: 30.07.2022 - Paolo Annoni
Il rallentamento economico dovrebbe far scendere il prezzo di gas e petrolio, ma ciò rischia di non accadere, con conseguenze non certo positive

(LaPresse)

Secondo l’amministratore delegato di Total, che ha parlato con gli investitori giovedì, non c’è molto spazio per un miglioramento dell’offerta di petrolio e gas; i Paesi dell’Opec sono già al massimo della produzione, ci sono tensioni geopolitiche, per esempio in Venezuela e in Libia, e anche i produttori americani fanno fatica ad aumentare la produzione.

In America manca personale specializzato dopo dieci anni di prezzi bassi che hanno costretto le società a tagliare e un crollo degli iscritti in università in corsi attinenti l’estrazione. L’amministratore delegato di Shell, un altro gigante della produzione di energia e di idrocarburi, ha dichiarato due giorni fa che è maggiore il rischio che i prezzi salgano piuttosto che scendano; anche in questo caso il problema è sul lato dell’offerta. Ieri la nostrana Saras, la più grande raffineria del Mediterraneo, ha dichiarato che a causa del mancato arrivo del petrolio russo non riesce a raffinare al massimo della capacità; proprio quando, tra l’altro, i margini di raffinazione sono ai massimi.

È difficile pensare che le dichiarazioni dell’ad di Total e Shell riflettano solo compiacimento per le condizioni del settore in cui operano. Più probabilmente sono grida d’allarme rivolte a un pubblico “politico” che pensa che si sia già visto il peggio e che i prezzi dovranno inevitabilmente scendere; se i prezzi non scendono, nessuno lo sa con certezza, i problemi di razionamento ed erosione del potere d’acquisto dei salari possono solo peggiorare.

La recessione e il rallentamento economico in teoria dovrebbero fare bene ai prezzi di gas e petrolio. Se la domanda scende, a parità di offerta, scendono anche i prezzi. In queste settimane, nonostante il rallentamento economico, i prezzi sono rimasti molto alti. Quelli del gas in Europa sono ai massimi di sempre, il gas americano è ai massimi degli ultimi 15 anni e il prezzo del petrolio ieri è salito del 4% rimanendo vicino a 100 dollari al barile.

Ci può essere una spiegazione finanziaria con la speculazione, soprattutto se la Fed dovesse rallentare la stretta monetaria, che si butta sulle commodity. Più probabilmente si prende atto che quello che abbiamo visto negli ultimi mesi sui mercati dell’energia è avvenuto con il petrolio russo ancora fuori dalle sanzioni, con una riduzione delle riserve strategiche americane mai vista e con il gas russo che comunque arriva in Europa anche se in misura ridotta o molto ridotta. Nei prossimi mesi il petrolio russo, come ci ha ricordato ieri Saras, non arriverà più, il gas russo potrebbe fermarsi e Biden, una volta chiusa la partita delle elezioni mid-term, dovrà smettere di vendere sul mercato le riserve strategiche. A questo si aggiungono, si pensi alla Libia ma non solo, le tensioni che si scaricano su alcuni Paesi produttori colpiti da conflitti o alle prese con disordini per il rincaro dei prezzi alimentari. Più si scende nella classifica dei Paesi ricchi, più la quota di reddito destinata all’alimentazione aumenta.

Supponiamo che lo scenario dipinto da Shell e Total, tra gli altri, sia corretto e che rifletta non tanto la speculazione finanziaria, ma l’osservazione dell’offerta sul campo. Supponiamo che i prezzi rimangano a questi livelli o addirittura salgano. Il problema in questo caso è duplice. Il primo è economico perché i consumatori dovranno tagliare i beni più discrezionali. Il secondo è sociale perché il gas e il petrolio sono alla base della nostra civiltà industriale: plastica, elettricità, fertilizzanti, medicine, industria alimentare per fare alcuni esempi.

Se l’ideologia “green”, contro il gas, il petrolio e il nucleare, o la tesi secondo non si può commerciare con Paesi che “non condividono i nostri valori”, per esempio l’Egitto ma non solo, non si arrendono al buon senso ci penserà la realtà. Quale? Quella delle proteste di piazza. Prima nei Paesi economicamente e socialmente più fragili e poi, a salire, negli altri.



La guerra igiene del mondo, Eurasia cresce e si sviluppa, l'anglosionismostatunitense ne riesce più che ridimensionato e fuori tempo massimo

SCENARIO/ Sapelli: il nuovo risiko che lascia l’Europa ai margini
Pubblicazione: 30.07.2022 - Giulio Sapelli
A livello globale si contrappongono blocchi che non è più semplice identificare, come un tempo, con i singoli Stati o gruppi di essi

Strasburgo, sede Parlamento Ue (LaPresse)

L’interdipendenza economica ha assunto negli ultimi vent’anni una trasformazione radicale rispetto a quella che si verificò dapprima tra gli anni Ottanta dell’Ottocento sino agli anni Dieci del Novecento e poi – dopo il crollo ingenerato dai nazionalismi economici susseguenti al crollo degli imperi zarista, austroungarico e ottomano – col crollo interdipendente di potenza per via del vuoto politico e ordinamentale europeo, frutto più eclatante del primo dei due episodi della lunga guerra novecentesca terminata nel 1945 è iniziata nel 1914.

La conseguenza del secondo dei due episodi guerreschi mondiali più eclatanti fu la vittoria sovietica in Europa continentale e baltica e il declassamento del Giappone a potenza regionale – dopo la sua ascesa nel novero delle alte vette del potere mondiale – per via dello stermino atomico a cui fu sottoposto.

La Cina per via demografica e combattente occupò l’interstizio tra i frattali del Grande Gioco con prospettiva indiana e persistenza dei conflitti sette-ottocenteschi tra bassa Mongolia e tracimazione pakistana, creando sino a oggi una costante instabilità che è la ragione della solitudine pluribilanciata indiana.

Paradossalmente il disegno astrattamente occidentale gandhiano, mentre provocava milioni di morti musulmani e induisti per la resa del Regno d’Inghilterra stremata dalla guerra, scompaginava il blocco indiano trasformandolo in quel mosaico grazie al quale gli Usa avrebbero potuto esercitare quel ruolo di blocco ogni volta che avessero voluto in tutta l’antica regione del Grande Gioco tra Pakistan e Bangladesh.

L’assassinio di bin Laden prima, e il ritiro dall’Afghanistan fuori da ogni logica di potenza esterna per pulsioni elettorali interne poi, hanno confermato tale configurazione degli eventi e della agglomerazione indo-pacifica del potere.

In questa visione mondiale l’aggressione russa imperiale e imperialistica insieme ha riaperto la terza fase del conflitto instauratasi nel primo decennio del Novecento. La lunga guerra civile è di nuovo iniziata. Il panorama è mutato.

L’abbassamento dei costi logistici con gigantismo trasportistico e diffusione logistica nella cuspide finanziaria capitalistica con piattaforme digitali e ripresa della corsa nello spazio con obiettivo Marte si è sposato con la riattualizzazione del lavoro neofeudale e neoschiavistico grazie all’ideologia imprenditoriale atomizzante diffusa nei landscape ideologici delle masse atomizzate destinate allo sfruttamento da plusvalore assoluto nella crisi nichilistica in tutto il mondo.

Questo processo non è più gestito da poliarchie nazionali e neppure da coacervi di trattati tipo Ue, ma da conglomerati capitalistici neo-hilferdinghiani che si sono concretati in formazioni economico-sociali transnazionali stabili che l’imperialismo russo ha messo in discussione impetuosamente. Questi costrutti geo-strategici economici sub specie capitalismi monopolistici di Stato sono i seguenti: il Kombinat tedesco-russo-cinese a forte instabilità demografica e sbilanciamento di risorse energetiche ad altissimo grado di potenzialità aggressiva; il costrutto sino-americano a prevalenza finanziario-tecnologico-militare destinato alla disgregazione con tassi di instabilità epocali; il meccanismo neocommonwealthiano dell’anglosfera indopacifica con geometria variabile asiatica dalle Filippine all’Indonesia al Vietnam. Geometria da cui dipenderà, dal Vietnam alla Filippine, la possibilità di integrarsi con l’estensione di potenza recente di una Nato annichilente l’autonomia strategica di potenza economico-militare dell’Ue e prodromo della dispersione a frattali scomposta di un’Europa vassallatica a frattali che sarà costante motivo di incertezza e di deflazione secolare via dominio teutonico dell’economia mondiale.

Solo le possibili politiche pubbliche economiche kaleckiane di debito pubblico dedicate alla crescita e alla crescente importanza del benvenuto complesso militar-industriale di rollback russo-cinese potrebbero invertire una rotta verso la crisi.

I mari dell’Heartland, seguendo la lezione imperitura di Spykman, saranno con il Baltico e l’Artico i termini di contesa di un pulviscolo continuo di guerre locali, a cui si aggiungeranno quelle ormai organiche e croniche secolarmente di tutta l’Africa, orfana per sempre dell’unica potenza che era in grado di contenerne il declino catastrofico: la Grande Africa mitterrandiana, senza di cui l’anglosfera non potrà più da sola assicurarne né concerto, né equilibrio stabile di potenza.

Ha l’Europa un ruolo possibile, a iniziare dalla riforma dell’Ue e dal parteneriato con l’Africa nell’alleanza non subordinata ma vassallatica con l’anglosfera?

E il tribunale, MA ANCHE NOI, vuole sapere cosa c'è nei farmaci sperimentali che i governi e soprattutto Speranza ci hanno così generosamente obbligati a inocularci

Vaccini Covid, tribunale Pesaro “Analizzare composizione”/ Ammessa Consulenza tecnica
Pubblicazione: 29.07.2022 - Silvana Palazzo
Tribunale di Pesaro ordina l’analisi della composizione dei vaccini Covid a mRna di Pfizer e Moderna: ammessa consulenza tecnica nel ricorso di un 50enne che si era rifiutato di vaccinarsi

Vaccini anti-Covid Pfizer e Moderna (LaPresse, 2021)

Un tribunale in Italia ha disposto l’analisi del contenuto dei vaccini anti Covid a mRna. Si tratta di quello di Pesaro, che ha ammesso la consulenza tecnica per la prima volta in Italia. Quindi, si procederà all’analisi. La vicenda riguarda un libero professionista 50enne che aveva già contratto l’infezione da coronavirus e che per questo non ha voluto vaccinarsi. Quindi, è stato limitato nella sua attività e circolazione, oltre che sanzionato per la violazione dell’obbligo vaccinale. Pertanto, ha deciso di fare ricorso davanti al giudice.

L’avvocato Nicoletta Morante, che sta seguendo il caso in sede civile e ha aperto a questo accertamento, al Messaggero ha spiegato che tramite la consulenza del dottor Raffaele Ansovini il 50enne ha illustrato le sue perplessità al tribunale riguardo la somministrazione dei vaccini a mRna, chiedendo di accertare se sia giusto vaccinare i guariti. «Volevamo capire se il consenso informato alla cui firma sarebbe obbligato sia compatibile con l’obbligatorietà, se siano presenti eccipienti ad uso non umano o dannosi per la salute o enzimi già ritrovati in analisi recentemente pubblicate in una rivista scientifica statunitense in calce alla relazione del dr. Ansovini, già redatta proprio per questo giudizio».

VACCINI COVID, LA CONSULENZA DI ANSOVINI

Il tribunale di Pesaro ha accolto il ricorso e disposto l’accertamento tecnico richiesto sull’analisi del contenuto dei vaccini a mRna. La tesi dello specialista si fonda sull’esame delle funzionalità dell’mRna e degli enzimi rilevati con le sue analisi. Nella relazione, come riportato dal Messaggero, spiega che il Covid si è espresso in tre modi: «5-7% dei pazienti con gravi polmoniti, necessità di terapia intensiva con alta incidenza di prognosi infausta. 35-40% ricoveri ospedalieri bisognosi di continuo monitoraggio diagnostico e terapeutico. 60% asintomatici». Quindi, si chiede: «Com’è possibile che un virus abbia un comportamento così marcatamente disomogeneo?». Inoltre, ha dichiarato che il Covid «o per evoluzione naturale o per mano umana è capace d’inserire il suo genoma ad RNA anche nel DNA mitocondriale e quando lo fa mostra il peggio di sé».

Per quanto riguarda i vaccini di Pfizer e Moderna, «integrano anche essi l’RNA virale del Covid-19 nel genoma mitocondriale occupando così la sede che, se occupata dal virus, scatena la sua sindrome severa». Di conseguenza, per il dottor Raffaele Ansovini «i vaccini ad mRNA, prima di tutto non hanno la conformazione funzionale dichiarata, ed, in secondo luogo pur creando una risposta anticorpale, la stessa risulta inefficace». Secondo lo specialista, che parla di «anomalo percorso vaccinale», a pagarne le conseguenze alla lunga sono i linfociti CD+19, «che diventano afunzionali nonché percentualmente meno presenti». Infine, ha spiegato che per realizzare un vaccino «con funzioni mimetiche/topiche prettamente cellulari bisognava sapere da subito che SARS-Cov2 si poteva integrare anche nel DNA miticondriale; ma nessuno l’ha mai detto». Da qui la necessità delle analisi. Questo di Pesaro comunque non è l’unico caso: ne è stato promosso uno anche a Trento da un odontoiatra, ma «Pesaro può essere un apripista a livello italiano».

Siamo in Recessione, no non siamo in Recessione

RECESSIONE: PUNTO A CAPO!

Scritto il  alle 08:23 da icebergfinanza

Editorial cartoon, May 10, 2022: Recession

image source Austin American Statesman

Non c’è alcuna recessione, solo immaginazione, infatti i mercati come abbiamo suggerito in questi giorni hanno festeggiato la buona notizia, o meglio bad news, good news.

In realtà, l’America sta sperimentando una recessione tecnica, ovvero due trimestri negativi consecutivi!

Immagine

Fantastica la performance del vecchietto, un anno e mezzo di amministrazione e subito una bella recessione, nonostante miliardi a palate di sussidi e debito pubblico!

Powell, non siamo in una recessione.

Yellen, non vedo alcuna recessione.

Biden, questa non è una recessione.

Nel suo intervento al Senato degli Stati Uniti di qualche tempo fa, il presidente della Fed ha suggerito che il quadro economico è così solido da sopportare la stretta monetaria avviata dalla banca centrale.

No, non doveva dirlo, è talmente solido, che ora farà i conti con la storia.

Come sempre nella storia capacità finanziaria e perspicacia politica sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d’affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l’inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro.

Questa è la minaccia per il capitalismo (…) E’ ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana!

Questa frase del grande JK GALBRAITH è un’altra pietra fondamentale su cui si basa da anni il nostro viaggio insieme alla …”Verità figlia del Tempo!”

Poche cose da aggiungere.

a) Senza il sostegno della bilancia commerciale positiva che ha aggiunto oltre 1,4 punti al pil, il dato sarebbe stato negativo di oltre il 2%. La forza del dollaro nel prossimo trimestre farà il suo lavoro facendo crollare le esportazioni. Servono almeno 4/6 mesi per vedere gli effetti della forza della moneta USA sulla contabilità del Pil.

b) Il dato CORE dell’inflazione PCE più seguito dalla Fed è sceso dal 5.2% al 4,4% e questa è una bella notizia e non importa se il mercato obbligazionario ieri non lo ha scontato pienamente.

c) Le vendite finali agli acquirenti domestici sono scese dello 0,3% contro una salita del 2% nel primo trimestre, la spesa per beni del consumatore americano si è contratta del 1,08% rispetto al primo trimestre.

d) Gli investimenti fissi sono scesi dello 0,72%

e) Scorte e magazzini hanno sottratto come avevamo più volte scritto oltre 2 punti al Pil.

f) Il reddito disponibile degli americani è sceso insieme al tasso di risparmio.

Il resto sono frottole o favole per l’immaginazione dei fessi o ingenui.

L’indicatore della Fed di Atlanta, il GDP now si è confermato affidabile per il secondo trimestre consecutivo, ora abbiamo di nuovo un valido indicatore per i trimestri che ci attendono.

Come suggerito in settimana, i mercati erano pronti per un rally estivo, festeggiano la fine dei rialzi aggressivi da parte della Federal Reserve, ma avranno una brutta sorpresa nelle prossime settimane e soprattutto a settembre.

Powell ignorerà questi dati e continuerà ad alzare i tassi in quanto ha disperatamente bisogno di alzare l’asticella, in quanto i successivi tagli potrebbero portare i tassi in territorio negativo per la prima volta nella storia.

La sostanza finale è che la serietà, la professionalità nel lavoro paga sempre, nessuno credeva alla nostra chiamata di recessione in questi mesi, la recessione è arrivata.

Ieri per la prima volta da mesi il futures sul trentennale ha invertito la rotta, lasciando sul grafico un nuovo massimo a 4 mesi, non importa se qualcuno nega la realtà, la verità è figlia del tempo!