L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 agosto 2022

Puntuale e preciso come sempre l'ottimo Gaiani

Washington cerca l’escalation a Taiwan. Pechino la accontenta
6 agosto 2022


Come aveva annunciato, la Cina ha lanciato “un’esercitazione militare senza precedenti” nei mari e nei cieli intorno a Taiwan in risposta alla visita all’isola-stato della presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi, conclusasi il 3 agosto.

Le Forze Missilistiche di Pechino hanno lanciato almeno 11 missili balistici a medio raggio Dongfeng 15, forse anche Dongfeng 15B e probabilmente anche gli ipersonici Dongfeng 17 al largo della costa orientale dell’isola di Taiwan e non lontano dalle Isole Matsu, arcipelago controllato da Taiwan a poche miglia dalle coste della Cina Popolare.

Le aree interessate dai lanci missilistici erano state precedentemente segnalate e interdette ai voli aerei e al traffico marittimo.

A causa delle esercitazioni militari cinesi, che hanno coinvolto anche numerosi aerei da combattimento e si protrarranno fino all’8 agosto, l’aeroporto internazionale di Taipei ha cancellato ieri oltre 50 in arrivo e in partenza.

Pechino ha indicato sette aree marittime in cui opereranno in esercitazione altrettanti gruppi navali. Il porto più vicino alla nuova zona di esercitazioni e quello di Hualien, sulla costa orientale a circa 130 chilometri di distanza.


Il ministero della Difesa di Taipei ha reso noto ieri che i missili sono caduti al largo delle coste e che 68 aerei (tra questi anche J-11, Sukhoi Su-35, J-16 e i caccia stealth J-20) e 13 navi militari avevano attraversato la “linea mediana”, la linea di demarcazione non ufficiale ma precedentemente rispettata del territorio di Taiwan, con incursioni brevi ma frequenti mentre velivoli non identificati – probabilmente velivoli senza pilota UAS – hanno sorvolato nella notte l’area di Kinmen, piccolo arcipelago controllato da Taiwan a ridosso delle coste della provincia cinese del Fujian.

Il comando della guarnigione di Kinmen, ha dichiarato che due droni cinesi in formazione hanno sorvolato l’area dell’arcipelago due volte nella serata del 4 agosto. Altri 4 droni sono stati rilevati intorno all’isola la notte tra il 5 e il 6 agosto. In risposta, l’esercito di Taiwan ha sparato razzi di avvertimento. Taipei si aspetta anche altri tipi di minacce da parte di Pechino.


Il governo ha esortato le aziende a potenziare la loro cybersecurity nei prossimi giorni, dato che le autorità hanno registrato un numero record di attacchi ai loro siti web a causa dell’escalation delle tensioni con la Cina. Taipei annuncia inoltre la massima attenzione contro eventuali operazioni di “infiltrazione o guerra psicologica” sottolineando che le esercitazioni stanno fisicamente bloccando le comunicazioni aeree e marittime con l’isola.

Le manovre militari cinesi coinvolgono anche i gruppi da attacco delle portaerei Laoning e Shandong, 2 incrociatori Type 055 e hanno visto navi cinesi giungere ad appena 15 miglia dalla costa di Taiwan.

Non si erano mai spinte così in profondità nello Stretto, nemmeno in occasione della crisi a cavallo tra il 1995 e il 1996 quando Pechino lanciò missili nelle acque attorno all’isola per mostrare l’irritazione per la visita a Washington dell’allora presidente taiwanese che incontrò il presidente Bill Clinton.

La Marina degli Stati Uniti ha annunciato che la portaerei Reagan si sta dirigendo verso le acque a Sud-Est di Taiwan. “La Uss Ronald Reagan e il suo gruppo d’attacco sono operativi nel Mar delle Filippine e continuano le normali operazioni programmate come parte del suo pattugliamento di routine a sostegno di un Indo-Pacifico libero e aperto”, ha annunciato il portavoce della Marina americana.

Il portavoce della Casa Bianca, John Kirby, ha aggiunto che la portaerei resterà nell’area di Taiwan per “monitorare la situazione”.

Valutazioni militari

Il viaggio di Nancy Pelosi è stato criticato da molti osservatori anche negli Stati Uniti. Non da tutti però, dal momento che in termini strategici non manca una corrente di pensiero che negli Stati Uniti vorrebbe una politica più muscolare non solo nei confronti di Mosca ma anche di Pechino.

“Sono fiero di quello che ha fatto Nancy Pelosi. La sua determinazione nel visitare Taiwan ha mostrato il bluff di Pechino. Ha dimostrato che la Cina non può interferire con le regole internazionali e stabilire dove e quando si può volare. La sua missione va considerato un successo. Incoraggerà altri a schierarsi apertamente a fianco di Taiwan” ha detto in un’intervista a “La Repubblica” il generale a riposo Ben Hodges, ex comandante delle forze dell’US Army in Europa.


Hodges, oggi analista del Center for European Policy Analysis, ritiene che “la Cina ha fatto e farà ancora molto rumore. Ma è tutto a beneficio interno. Il presidente Xi Jinping, lo sappiamo, è in cerca di un terzo mandato che dovrà essere confermato ad ottobre. Intanto però ha problemi economici e di salute pubblica interni molto seri. Ovvio che vuol mostrare forza in casa sua a beneficio di telecamere e propaganda tv”, ha aggiunto il generale che considera “possibile, ma improbabile” un’escalation da parte della Cina. “Non siamo sull’orlo di una guerra o di un’invasione. I cinesi violano regolarmente lo spazio aereo di Taiwan”.

Hodges, che il 12 aprile scorso dichiarò che in Ucraina l’esercito russo era stato “messo in ginocchio”, ben rappresenta una corrente di pensiero tesa a sostenere una politica di contrasto anche militare a Cina e Russia che negli USA sta prendendo piede nei think-tank per lo più di area vicina al Partito Democratico

Difficile dire se l’escalation della crisi di Taiwan possa davvero indebolire il leader cinese Xi Jinping. Di certo, osservandola da un’altra angolazione, più che a smascherare il bluff cinese la provocazione statunitense attuata dalla visita della Pelosi sembra aver offerto il destro ai cinesi per attuare, giustificati, le prove generali di un conflitto teso a prendere il controllo della provincia ribelle.

Il lancio di un numero non irrilevante di missili balistici a raggio intermedio con prestazioni ipersoniche, testata convenzionale e concepiti per colpire portaerei e grandi unità navali nemiche o postazioni strategiche terrestri rappresenta in realtà una prova di credibilità dello strumento di deterrenza con cui Pechino punta a tenere lontana dalle sue coste le formazioni navali di superficie statunitensi.

Al tempo stesso la mobilitazione di sette gruppi navali rappresenta un test importante per un’operazione di blocco navale abbinato al bombardamento delle installazioni militari sull’isola, che costituisce la più probabile forma di attacco militare che Pechino potrebbe attuare contro Taiwan.

L’interesse cinese è di inglobare l’isola-stato con il suo apparato industriale e la sua ricchezza, non certo di conquistarla dopo averla rasa al suolo e con una popolazione di 24 milioni di abitanti ostili da mantenere e tenere sotto controllo.


Del resto un assalto anfibio a Taiwan, possibile solo sulle coste settentrionali e meridionali, comporterebbe costi altissimi e elevati rischi di insuccesso: del resto la pur poderosa Marina Cinese è priva di esperienza bellica e non ha mai effettuato operazioni anfibie.

Probabilmente Pechino non aveva alcun interesse a cercare di impedire fisicamente l’atterraggio dell’aereo che trasportava Nancy Pelosi ma è stata ben più interessata a sfruttare la provocazione statunitense per attuare le prove generali di una grande operazione di logoramento di Taiwan che preveda il blocco navale e la costante pressione sulle acque e sui cieli taiwanesi sfruttando la superiorità numerica assoluta in termini di missili e velivoli da combattimento.

In assenza di provocazioni da parte di Washington, un simile schieramento aereo e navale non avrebbe avuto giustificazioni e permette invece oggi a Pechino di testare procedure e capacità di imporre il blocco ai porti e allo spazio aereo di Taiwan, isola che importa tutte le materie prime che consuma ed esporta via mare le merci che garantiscono il suo ricco PIL.

Una eventuale guerra tra le “due Cine” si svilupperebbe con ogni probabilità su questo scenario con Pechino impegnata a perseguire l’obiettivo di indurre Taiwan a rinunciare alla sua indipendenza e sovranità grazie a un lungo assedio e a un successivo negoziato ma senza guerre sanguinose e devastanti.


Un’operazione che grazie alla signora Pelosi i cinesi stanno oggi testando nello Stretto di Formosa, come ha confermato questa mattina il quartier generale delle Forze Armate Taiwanesi. Al di là delle ampie manovre militari la risposta cinese ha assunto dimensioni politiche e diplomatiche che hanno colto molti di sorpresa a Washington.

La Cina ha infatti annunciato sanzioni contro Nancy Pelosi e ha sospeso la cooperazione con gli Stati Uniti in 8 settori strategici, inclusi gli incontri nel campo della Difesa, la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici, il rimpatrio degli immigrati clandestini, l’assistenza giudiziaria, la lotta ai crimini transnazionali e al traffico di droga.

Come era facile immaginare per Pechino la questione di Taiwan riguarda esclusivamente il tema della sovranità nazionale, come ha ribadito il ministero degli Esteri cinese. Infine, va rilevato che la crisi di Taiwan provocata dalla visita di Nancy Pelosi ha rafforzato ulteriormente l’asse russo-cinese in chiave anti USA e anti-Occidente.

Valutazioni politiche

La leader democratica, giunta a Taipei nella serata del 2 agosto alla guida di una delegazione composta da cinque rappresentanti del suo partito, ha portato a Taiwan un messaggio di “impegno a difesa della democrazia”, ribadito in occasione dell’incontro con la presidente Tsai Ing-wen, il momento più atteso della visita. Le due hanno avuto un colloquio a porte chiuse di 30 minuti, a seguito del quale hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa.

Pelosi ha spiegato nell’occasione di esser giunta sull’isola per “chiarire in maniera inequivocabile” che gli Stati Uniti non abbandoneranno l’impegno nei confronti di Taiwan.

“Abbiamo costruito un fiorente partenariato basato sui nostri comuni valori di governo e sulla determinazione a tutelare gli interessi di sicurezza reciproci nella regione e a livello globale”, ha detto la presidente della Camera Usa. Pelosi ha fatto eco al presidente degli Stati Uniti Joe Biden, affermando che “la determinazione degli Stati Uniti a preservare la democrazia a Taiwan e in tutto il mondo resta ferrea”.


Di fatto quindi la visita della Pelosi, secondo molti a Washington considerata inopportuna, non aveva nessuna motivazione specifica né ha offerto a Taiprei maggiori garanzie circa il supporto militare americano. Non si erano registrate particolari provocazioni da parte di Pechino né si può dire che gli USA non avessero altre priorità tra la crisi in Ucraina, le crescenti difficoltà economiche e i guai politici di un’Amministrazione Biden sempre meno popolare a pochi medi dalle elezioni di Mid-term.

Anzi, la visita a Taiwan ha aperto un nuovo fronte ed è stata considerata a Pechino (come era ampiamente prevedibile) una grave provocazione, anche perché determinata dalla massima esponente del Partito Democratico e presidente della Camera dei deputati, l’82enne Nancy Pelosi, la cui missione a Taiwan sarebbe stata fino all’ultimo scoraggiata anche dalla Casa Bianca, retta dall’ottantenne Joe Biden.

Facile liquidare con una battuta la “muscolarità senile” della leadership democratica statunitense (che sta provocando malumori e mal di pancia anche in molti ambienti militari) ma non si può escludere che il protagonismo internazionale della Pelosi abbia obiettivi legati più alla politica interna che al confronto con la Cina nel Pacifico.

Con una sconfitta alle prossime elezioni del Congresso che secondo molti potrebbe essere senza precedenti e con un presidente in evidente difficoltà a completare il suo mandato a causa dell’età e dei gravi problemi di salute, non si può escludere che la presidente della Camera punti in realtà a imporsi come figura di riferimento nel partito e a livello istituzionale, specie se si considera la debolezza del vice presidente Kamala Harris.


Che si tratti di avventurismo in politica estera o di giochi di potere destinati a riflettersi più su Washington che sul Pacifico, la visita della Pelosi a Taiwan rischia di rafforzare la crescente diffidenza che si registra in diverse aree del mondo nei confronti degli USA e più in generale dell’Occidente.

Il fallito tentativo di allargare il fronte dell’adesione alle sanzioni alla Russia, (limitato a neppure tutti i paesi europei, USA e Canada, Australia, Nuova Zelanda e marginalmente al Giappone) ha dimostrato come molte nazioni non solo non intendano aderire alle “crociate” di Washington ma abbiano maturato la convinzione che l’approccio statunitense delle sanzioni possa presto o tardi colpire qualunque stato abbia un governo sgradito agli USA e ai loro alleati.

Non a caso negli ultimi tempi sono aumentate le richieste di adesione ai BRICS (Brasile, Russia, Cina, India, Sudafrica) da parte di nazioni che hanno un ruolo di potenza regionale e dispongono di vaste risorse energetiche quali Egitto, Turchia, Algeria e Arabia Saudita.


Foto: Xinhua, Ministero Difesa di Taiwan e PLA

La visita di Pelosi è stato il catalizzatore di accelerazioni di dinamiche già in essere

 06 agosto 2022

La reazione della Cina alla visita di Pelosi rivela i suoi piani di conflitto a Taiwan

Continua la risposta della Cina alla visita di Pelosi a Taiwan:

Taipei, 6 agosto (CNA) Il Ministero della Difesa Nazionale di Taiwan (MND) ha dichiarato sabato che diversi aerei e navi militari cinesi hanno operato vicino a Taiwan al mattino in quella che credeva essere una simulazione di un attacco all'isola principale di Taiwan.

In un breve comunicato stampa, l'MND ha detto che diversi aerei e navi militari cinesi hanno condotto attività vicino a Taiwan sabato mattina, con alcuni di loro che attraversano la linea mediana dello Stretto di Taiwan - una zona cuscinetto non ufficiale normalmente evitata da aerei e navi militari taiwanesi e cinesi.

Il MND ha aggiunto che l'esercito cinese stava probabilmente "simulando un attacco all'isola principale di Taiwan".

La linea mediana dello Stretto di Taiwan fu tracciata nel 1955 dal generale dell'aeronautica statunitense Benjamin Davis. Non ha più alcun significato.

Il traffico marittimo intorno a Taiwan continua senza troppi problemi. I porti di Taiwan sono ancora accessibili. Le navi evitano le zone che la Cina aveva designato come aree bersaglio.


maggiore

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Alcune persone nell'agenzia di stampa di Taiwan CNA ora riconoscono come sarebbe un vero conflitto con la Cina (traduzione automatica):

Gli esperti hanno sottolineato che le esercitazioni militari su larga scala senza precedenti della Cina intorno a Taiwan ora danno un'idea di come l'esercito comunista bloccherà l'isola di Taiwan se lancia una guerra contro Taiwan in futuro, e smaschererà anche l'esercito cinese.

Dopo che Pelosi ha lasciato Taiwan, l'esercito comunista ha emesso un altro avvertimento di navigazione e le munizioni vere [saranno] sparate nel Mar Giallo per 10 giorni consecutivi
...
Questa è la prima volta che un'esercitazione militare cinese si avvicina così tanto a Taiwan, con alcune esercitazioni che operano a meno di 20 chilometri dalla costa di Taiwan.

Senza precedenti è anche il fatto che la posizione dell'esercitazione da parte dell'esercito comunista includa il mare e lo spazio aereo ad est di Taiwan. Questa è un'area di importanza strategica per le truppe taiwanesi per ricevere rifornimenti e per eventuali rinforzi statunitensi.

Il mondo esterno ha a lungo ipotizzato che una delle strategie preferite dalla Cina per attaccare Taiwan sia un blocco.

Questa azione di accerchiamento è per impedire a navi e aerei commerciali e militari di entrare o uscire da Taiwan, nonché per impedire l'avanzata di Taiwan da parte delle truppe statunitensi di stanza nella regione. Song Zhongping, un analista militare cinese indipendente, ha detto che l'esercito cinese "ovviamente ha tutte le capacità militari per far rispettare un tale blocco"..

La Cina ha infatti la capacità di bloccare completamente Taiwan. Poiché l'intera area è anche coperta dai missili balistici terrestri della Cina e alla portata della sua aviazione, un blocco è facile da stabilire e difficile da violare.

L'esercito cinese non è più la forza armata poco professionale che alcuni pensano ancora che sia:

Secondo l'agenzia di stampa Xinhua, l'esercito cinese ha inviato più di 100 aerei militari e più di 10 fregate e cacciatorpediniere nell'esercitazione, tra cui il caccia stealth J-20 e il cacciatorpediniere Type 055, che sono armi all'avanguardia dell'aeronautica e della marina cinesi, rispettivamente.

Inoltre, attraverso l'esercitazione, il PLA può testare e rafforzare le capacità di combattimento coordinate delle truppe partecipanti di vari servizi e armi, tra cui truppe terrestri, marittime, aeree e missilistiche, nonché capacità di supporto strategico responsabili della guerra informatica.

Inoltre, l'esercitazione ha anche posto un importante test al Comando del Teatro Orientale istituito dal Partito Comunista Cinese nel 2016. Questo teatro è responsabile delle operazioni militari in tutti i mari orientali della Cina, e quindi copre Taiwan.

John Blaxland, professore di sicurezza internazionale presso l'Australian National University, ha detto ai giornalisti che ciò che la Cina aveva mostrato finora era un "grande esercito".

"Non possono essere liquidati come una sorta di esercito meno esperto e sottodimensionato, sono chiaramente in grado di coordinare le operazioni terrestri e marittime, e in grado di utilizzare sistemi missilistici ed essere efficaci", ha detto.

Braxland ha detto che le esercitazioni militari cinesi hanno mostrato a Taiwan, agli Stati Uniti e al Giappone che la Cina "ha le condizioni per compiere le azioni che hanno minacciato di intraprendere".

Barxland non è l'unico esperto "occidentale" che è impressionato da questa dimostrazione di forza ben coordinata.

Se si confronta una potenziale guerra su Taiwan con l'attuale guerra per procura NATO-Russia in Ucraina si possono vedere i problemi degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti probabilmente vorrebbero evitare un conflitto diretto su Taiwan con una Cina dotata di armi nucleari, proprio come evitano uno con la Russia in Ucraina. Questo è il motivo per cui Biden è in contrasto con i legislatori che vogliono attuare un folle Taiwan Policy Act che impegnerebbe gli Stati Uniti nella difesa delle isole.

Gli Stati Uniti preferirebbero aiutare Taiwan con altri mezzi. Ma come?

Un blocco aereo e marittimo colpirebbe duramente Taiwan. Circa il 40% della sua elettricità è generata da gas naturale che deve importareUn'altra grande parte è prodotta con carbone che anche Taiwan importa. Lo stesso vale per i prodotti petroliferi. Prima che Pelosi sbarcasse a Taipei, le riserve di gas sull'isola erano sufficienti per soli 11 giorniIl carbone e il petrolio sono più facili da immagazzinare, ma si esaurirebbero comunque prima che un blocco possa essere revocato.

Poi c'è il cibo:

Nel 2018, il tasso di autosufficienza alimentare di Taiwan è solo del 35%. Inoltre, la produzione effettiva di terreni agricoli a Taiwan è di circa 520.000 ettari, che è lontana dall'obiettivo di 740.000-810.000 ettari prescritto dal Ministero degli Interni. Come nazione insulare, l'approvvigionamento alimentare dipende dal commercio internazionale ed è considerato pericoloso.

Un blocco totale di Taiwan probabilmente la metterebbe in ginocchio nel giro di poche settimane o mesi. Tempo che potrebbe essere usato per sconfiggere la sua forza aerea, le difese aeree e i missili e prevenire attacchi da Taiwan alle risorse continentali della Cina. La Cina non deve invadere l'isola. Deve solo aspettare fino a quando non viene invitato a entrare.

In risposta a un blocco cinese di Taiwan, gli Stati Uniti probabilmente dichiarerebbero un blocco della Cina dalle importazioni di energia, cioè petrolio e GPL. Potrebbe farlo rispettare impedendo alle navi cinesi di passare attraverso la malacca Street e altri colli di bottiglia marittimi. (Il secondo grande gasdotto che la Russia sta attualmente costruendo verso la Cina è una delle contropartita a questa minaccia.)

In caso di blocco e contro-blocco la domanda diventa chi potrebbe resistere più a lungo. Qui la Cina ha il vantaggio di maggiori riserve. Gli Stati Uniti avrebbero anche solo pochi alleati in un tale conflitto. La Cina, come la Russia è ora, sarebbe ancora in regola con il resto del mondo. Ciò consentirebbe di mitigare la maggior parte delle conseguenze.

Andrei Martyanov sembra pensare che la flotta sottomarina statunitense tecnologicamente superiore potrebbe sconfiggere la marina cinese nel Mar Cinese Meridionale. Dubito che sia ancora così. E' anche del tutto irrilevante. I sottomarini non possono rimuovere i blocchi che sono imposti da missili terrestri e da una forza aerea che vola sotto la copertura protettiva della difesa aerea della Cina continentale.

Oltre alle manovre la Cina ha preso contromisure politiche contro gli Stati Uniti.:

Il ministero degli Esteri cinese venerdì ha annunciato le seguenti contromisure in risposta:
1. Cancellazione Cina-Stati Uniti I comandanti del teatro parlano.
2. Cancellazione Cina-Stati Uniti Colloqui di coordinamento della politica di difesa (DPCT).
3. Cancellazione Cina-Stati Uniti Riunioni dell'accordo consultivo marittimo militare (MMCA).
4. Sospensione di Cina-Stati Uniti cooperazione in materia di rimpatrio degli immigrati clandestini.
5. Sospensione Cina-Stati Uniti cooperazione in materia di assistenza giudiziaria in materia penale.
6. Sospensione di Cina-Stati Uniti cooperazione contro i reati transnazionali.
7. Sospensione di Cina-Stati Uniti cooperazione antidroga.
8. Sospensione di Cina-Stati Uniti colloqui sui cambiamenti climatici

Le chiamate dei capi del Pentagono alla Cina ora rimangono senza risposta.

Gli Stati Uniti vogliono provocare ulteriormente la Cina con un altro passaggio di navi da guerra attraverso lo Stretto di Taiwan. Ma la comprensione legale della Cina è che un passaggio militare non invitato attraverso la sua zona economica non è permesso. Gli Stati Uniti fanno la stessa affermazione quando si tratta della propria zona economica.

Poiché la Cina ha interrotto tutte le comunicazioni militari con gli Stati Uniti, il rischio di un passaggio è ora molto più alto. Non ci si dovrebbe stupire quando la Cina reagisce ad esso.

Pubblicato da b il 6 agosto 2022 alle 16:37 UTC | Permalink ·

https://www.moonofalabama.org/2022/08/reaction-to-pelosis-visit-reveals-chinas-plans-for-a-taiwan-conflict.html#more

Zelensky e Arestovych potrebbero essere bravi a fare film. Geniali militari non lo sono di certo

 05 agosto 2022

Ucraina SitRep - Perdita di vittime - L'Ucraina ammette la svolta russa - Paralisi del fronte meridionale

C'è un rapporto sull'Ucraina che fa il giro che sarebbe stato scritto dal comando superiore dell'esercito ucraino e trapelato da qualche parte.

Dr.Snekotron @snekotron - 12:50 UTC · 5 ago 2022

I canali ucraini stanno discutendo di quali potrebbero essere i dati trapelati dallo stato maggiore dell'AFU:

- Le AFU sono solo al 43-48% di forza
- operatori sanitari al limite
- non bastano armi leggere e armature
- 191mila soldati sono stati uccisi e feriti (solo AFU, esclusi gli altri)
- non c'è abbastanza idraulica e azoto liquido per gli obici M777
- a nessuno importa dei dispersi - non ci sono statistiche
- l'equipaggiamento trasferito dall'Occidente si sta esaurendo
- le armi occidentali sono gestite da dilettanti, poiché non ci sono specialisti qualificati
- nessun modo per riparare le armi sul posto a causa di la mancanza di pezzi di ricambio e specialisti: tutto viene inviato in Polonia

A proposito, anche con questo terribile rapporto, metterei in guardia dal prevedere una rottura decisiva del morale. Come con Peski, i feriti che camminano vengono rispediti direttamente in trincea

Ci sono alcune immagini di documenti scritti in caratteri cirillici allegati al tweet sopra.

I documenti sembrano legittimi. I numeri complessivi e le questioni menzionate mi sembrano plausibili. L'alto numero di vittime (più i dispersi) non sorprende. Rimarrebbe stupito se l'esercito russo e i suoi alleati ne possedessero più di un decimo. Questa è principalmente una guerra di artiglieria e la parte russa ha avuto una grande superiorità in armi e missili.

Mi chiedo se l'M-777 necessiti di olio idraulico e azoto. Entrambi sono utilizzati nel meccanismo di rinculo idraulico di tali pistole. Quando ero nell'esercito avevamo meccanismi simili nei nostri carri armati. Ma non hanno consumato olio o azoto a causa del normale funzionamento. Solo una manutenzione più ampia, come la sostituzione della canna della pistola, richiederebbe un riadattamento di quel meccanismo. L'obice "leggero" M-777 è costruito così male che quei fluidi e gas possono fuoriuscire e quindi diventare materiali di consumo?

L'Ucraina ha riconosciuto che la sua principale linea di difesa rinforzata a ovest della città di Donetsk è stata interrotta:

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy questa settimana ha definito "l'inferno" la pressione subita dalle sue forze armate nella regione del Donbas, nell'Ucraina orientale. Ha parlato di aspri combattimenti intorno alla città di Avdiivka e al villaggio fortificato di Pisky, dove Kiev ha riconosciuto il "parziale successo" del suo nemico russo negli ultimi giorni.

Giovedì l'esercito ucraino ha detto che le forze russe avevano organizzato almeno due assalti a Pisky ma che le sue truppe erano riuscite a respingerli.

L'Ucraina ha trascorso gli ultimi otto anni a fortificare posizioni difensive a Pisky, considerandola una zona cuscinetto contro le forze sostenute dalla Russia che controllano la città di Donetsk a circa 10 km (6 miglia) a sud-est.

Il generale Oleksiy Hromov ha detto in una conferenza stampa che le forze ucraine avevano riconquistato due villaggi intorno alla città orientale di Sloviansk, ma erano state respinte nella città alla periferia di Avdiivka dopo essere state costrette ad abbandonare una miniera di carbone considerata una posizione difensiva chiave.

Il ministero della Difesa russo ha confermato la sua offensiva.


Fonte: LiveUAmap - più grande

Tutto ciò che è rosso a sinistra della linea rossa indica i recenti progressi. Sembra piccolo ma è stato ottenuto contro le posizioni più fortificate della squadra ucraina.

Ecco una veduta aerea di una parte di Pisky.


più grande

Ci sono fossati (linee nere) ovunque e dopo otto anni di guerra di artiglieria tutte le case sono state più o meno distrutte. Tuttavia i loro seminterrati sono buone posizioni di combattimento che sono difficili da superare.

La svolta è avvenuta dopo che l'Ucraina aveva spostato molte unità di artiglieria dal Donetsk al fronte meridionale. Ciò spiega anche la mancanza di controbatteria nell'est di cui un testimone oculare si è recentemente lamentato .

L'Ucraina sogna ancora una controffensiva nel sud:

L'Ucraina ha affermato che l'offensiva russa a est sembrava un tentativo di costringerla a dirottare le truppe dal sud, dove le forze di Kiev stanno cercando di riconquistare il territorio e distruggere le linee di rifornimento russe come preludio a una più ampia controffensiva.

"L'idea è di esercitare pressioni militari su di noi a Kharkiv, Donetsk e Luhansk nelle prossime settimane... Ciò che sta accadendo a est non è ciò che determinerà l'esito della guerra", ha affermato il consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovych in un intervista su YouTube.

Ovviamente Arestovych ha torto. La guerra è stata decisa a est quando l'esercito ucraino ha seguito gli ordini dei suoi capi e ha spostato tutto ciò che aveva su quel fronte. Ciò ha dato all'artiglieria russa la possibilità di smontarlo. La tattica ucraina, ordinata dall'alto, era di mantenere ogni posizione fino a quando non fosse stata completamente distrutta. Una difesa più mobile sarebbe stata probabilmente più efficace e avrebbe costato meno vittime.

Le unità che l'Ucraina ha ritirato dal Donbas e ha inviato a Kherson per la sua offensiva da "milioni di uomini" erano già state pesantemente sbranate. Ora stanno aspettando da settimane il lancio dell'offensiva. Nel frattempo, i missili russi hanno colpito molte di queste unità riposizionate e causato un numero elevato di nuove vittime. La rimozione dell'artiglieria ucraina dalla linea di Donetsk ha consentito la svolta su quella linea.

Il lungo tempo impiegato da tutto quel riposizionamento ha anche dato il tempo alle forze russe di rafforzare le sue truppe intorno a Kherson. Ci sono ormai numeri sufficienti per i russi per lanciare la propria offensiva nell'area.

Il generale Hromov ha affermato che la Russia potrebbe lanciare la propria offensiva nella regione ucraina meridionale di Kherson per cercare di riconquistare slancio nella guerra dopo aver accumulato le sue forze lì.

Il generale ha capito bene. L'offensiva russa nel sud potrebbe essere lanciata già la prossima settimana.

Sembra esserci di nuovo un disaccordo tra il regime di Zelensky e lo stato maggiore delle forze armate ucraine.

Lo stato maggiore sa che una controffensiva contro Kherson non ha senso in quanto costerebbe molte più vittime ed è probabile che venga sconfitta.


Fonte: Terra militare - più grande

(Sotto la simbologia della NATO l'artiglieria amica è contrassegnata da un rettangolo con un punto di grasso nel mezzo. Una X sopra dice che l'unità è una brigata. Tre linee verticali segnano un reggimento (più piccolo) e due un battaglione (più piccolo).

Conto 4 brigate di artiglieria ucraine e tre reggimenti di artiglieria sul fronte meridionale. Attualmente c'è solo una brigata di artiglieria sul fronte orientale. Mentre le brigate meccanizzate nell'est hanno le proprie unità di artiglieria organica, quelle non hanno i grossi cannoni che possono fare il fuoco di controbatteria. 

Lo stato maggiore non vuole attaccare nel sud. Vuole riportare almeno alcune delle brigate di artiglieria sulla linea di Donetsk.

Ma Zelenski e il suo equipaggio vogliono impedire i referendum che si terranno il mese prossimo a Kherson e in altre regioni sotto il controllo russo. Ecco perché stanno spingendo per un contrattacco lì.

Il disaccordo ha paralizzato l'esercito ucraino. Le unità sedute nel sud in attesa di ordini mentre vengono decimate dagli attacchi missilistici russi quotidiani. Questo mentre sono urgentemente necessari nell'est.

Zelensky e Arestovych potrebbero essere bravi a fare film. Geniali militari non lo sono di certo.

Inserito da b il 5 agosto 2022 alle 16:49 UTC | Collegamento permanente

https://www.moonofalabama.org/2022/08/ukraine-sitrep-casualties-leak-ukraine-admits-russian-breakthrough-southern-front-paralysis.html#more

La Cina vuole Taiwan intatta

A Taiwan si “apre il fuoco”



Dopo la fugace visita della Pelosi il governo di Taiwan, un’entità completamente distaccata dal Paese reale, ha voluto mostrare la sua decisione nel respingere un eventuale attacco cinese e ha fatto svolgere alcune esercitazioni difensive. Ma la scarsa convinzione e probabilmente lo scarso addestramento dei soldati di Taipei, ben consapevoli di potere fare poco o niente nel caso davvero Pechino decidesse di prendersi Taiwan con la forza, ha fatto sì che i colpi di artiglieria di precisione sparati abbiano dato fuoco a una foresta. Così la mano è passata ai pompieri che almeno servono a qualcosa. Tutti sanno molto bene che Pechino non si sogna nemmeno di attaccare militarmente l’isola che viene considerata parte della nazione e che la pressione anche militare unita a quella economica e diplomatica serve a far cadere il frutto maturo senza doverlo recidere. Pechino vuole Taiwan, ma intatta- Del resto l’esercito dell’isola pur essendo di dimensioni spropositate in realtà è in gran parte un esercito figurativo che recentemente ha cambiato il suo scopo da quello di difendere il territorio a quello di provocare il maggior danno possibile all’aviazione cinese. Per questo la fanteria è stata se non azzerata fortemente ridotta, mentre l’aviazione ha un numero di caccia operativi superiore a quello di tutti i Paesi dell’Unione europea messi insieme. Naturalmente tutti di fabbricazione americana salvo un pugno di Mirage. Essere difesi dagli Usa ha un costo che solo un esperto cravattaro sa comprendere fino in fondo.

Tuttavia dai numerosi incidenti, molti dei quali dovuti alla scarsa manutenzione, si deduce che lo spirito combattivo non è più quello di una volta e che solo gli Usa pensano che Taiwan sia ancora quella degli anni ’50. quando tutti gli sconfitti della guerra contro Mao, si accalcarono sull’isola e cominciarono a comandare in quel piccolo mondo fingendo di poter ribaltare le cose e arricchendosi nel frattempo. Adesso la prosperità si chiama Cina, mentre l’impoverimento si chiama Usa ed è probabile che molti mezzi rimarrebbero inutilizzati in caso di una vera guerra. Credo che gli Usa avrebbero delle sgradevoli soprese se i loro desideri finissero per realizzarsi.

La Libia un insieme di comunità unite sotto la guida di Gheddafi, poi è venuta la NATO con le sue bombe umanitarie e hanno braccato e ucciso come un animale Gheddafi. Oggi c'è il caos voluto cercato e attuato dall'Occidente, niente elezioni altrimenti Saif al-Islam al-Gheddafi le vincerebbe a mano bassa

Libia, scontri tra gruppi armati a Tripoli
Tra milizie fedeli a Dbeibah e sostenitori di Bashaga


Redazione ANSATRIPOLI
06 agosto 202205:53NEWS

(ANSA) - TRIPOLI, 06 AGO - Scontri tra gruppi armati sono scoppiati durante la notte a Tripoli, secondo i media locali, nelle ultime violenze che hanno colpito la capitale libica.

Un giornalista dell'AFP ha riferito di avere udito spari ed esplosioni intorno all'1:00 di stanotte.

I combattimenti, con armi leggere e pesanti, sono avvenuti nel distretto di El Jebs, nel sud della città, secondo i media.
Gli scontri hanno coinvolto gruppi armati fedeli al primo ministro Abdulhamid Dbeibah, capo del governo di unità nazionale con sede a Tripoli, e altri al seguito del suo rivale Fathi Bashagha, nominato a febbraio primo ministro da un parlamento con sede nell'est della Libia dopo aver stretto un patto con Haftar. I combattimenti si sono conclusi quando un altro gruppo chiamato la Brigata 444 è intervenuto per tentare di mediare, secondo i media libici. Non ci sono al momento notizie di vittime.
Negli ultimi mesi a Tripoli sono aumentate le tensioni tra i gruppi armati fedeli ai leader rivali. Il 22 luglio, i combattimenti nel cuore della città hanno provocato 16 morti e circa 50 feriti. (ANSA).

Ai sionisti ebrei piace giocare facile. Si concentrano su Gaza, la prigione a cielo aperto dove hanno rinchiuso una parte dei palestinesi e ogni tanto si scatenano dilettandosi a continuare lo stillicidio di questo popolo. Sionisti ebrei escrescenza tumorale dell'Umanità

Gaza: Israele colpisce obiettivi nella Striscia
Jihad islamica, 'il nemico ha lanciato una guerra'


Redazione ANSATEL AVIV
05 agosto 202215:56NEWS

(ANSA) - TEL AVIV, 05 AGO - Israele sta colpendo obiettivi nella striscia di Gaza.

Lo ha riferito il portavoce militare.

Nelle retrovie israeliane è stato elevato lo stato di allerta.
'"Il nemico ha lanciato una guerra contro il nostro popolo": lo ha affermato la Jihad islamica a Gaza, poco dopo l'inizio di primi attacchi dell'aviazione israeliana. "Noi tutti dobbiamo difenderci. Non consentiremo al nemico di continuare i suoi sistematici tentativi di colpire la resistenza armata". (ANSA).

ma la progettualità covid, L'EMERGENZA, viene sconfitta dalla guerra igiene del mondo, catalizzatore, acceleratore sociale ne vedremo delle belle basta aspettare settembre, il mese non è lontano e qualcuno/molti dovrà/dovranno correre per ripararsi dai forconi. È scritto, ci sono i segnali, un fiume in piena si sta preparando e il caldo un altro acceleratore, di solito individuale, questa volta sociale perchè si è voluto furbescamente portare al voto milioni di persone, istantaneamente, dopo la tremenda afa, focalizzando tematiche che si accendono/accenderanno come fiammiferi, come stoppia sotto la calura. ATTENTI! La pentola bolle e accumula energia, due anni e mezzo sono tanti, scoppierà e tutto/i travolgerà! La guerra igiene del mondo elimina barriere mentali e fisiche e non sarà tutto come prima

Imparare da questi anni
di Paolo Bartolini
3 agosto 2022

Perché insistere a “ragionare” su quanto accaduto dal marzo 2020 ad oggi, perché tornare sul Covid-19, sulla gestione controversa e a tratti autoritaria del fenomeno, su strumenti dannosi e discriminanti come il famigerato Green Pass? Il motivo, per quanto mi riguarda, è presto detto: perché gli eventi recenti sollevano, tra mille altre, la questione decisiva dell’uso della ragione in situazioni complesse. Un tema che incrocia, evidentemente, la crisi contemporanea della democrazia e l’esigenza di non arrendersi al peggio.

In condizioni di emergenza bisogna agire, certo, a questo servono le istituzioni. Ma ciò significa eliminare ogni possibilità di dibattito, ogni prospettiva sgradita, ogni confronto critico? La razionalità, in Occidente, segue un progressivo scollamento dalle sue origini filosofiche, o forse una dissociazione patologica iscritta proprio nel suo DNA. A forza di astrarre, universalizzare e tentare di dominare il molteplice mediante la formattazione dei viventi (umani e non umani), la ragione si è tramutata in razionalità strumentale, calcolante e industriale (come dice giustamente l’amico Lelio Demichelis).

Una razionalità unidimensionale, violenta, appiattita su criteri di funzionamento e di accumulazione quantitativa. Questo è l’approdo di un lungo tragitto storico che ha condotto all'odierna globalizzazione neoliberale. Gli effetti sono nuove e realissime emergenze: sanitaria, ecologica, sociale, democratica, geopolitica… Sbaglia, e di grosso, chi cerca di negare la “pandemia” rubricandola a finta scusa per instaurare laboratori di controllo sociale a cielo aperto. La posta in gioco è molto più sottile e rende parziali e pericolose tanto le letture complottiste degli eventi quanto quelle conformiste e filogovernative a prescindere.

Le emergenze sono reali, hanno già attraversato la soglia e sono qui con noi, per restare. Ma come affrontarle, e quale diagnosi effettuare sulle loro concause, diviene il fulcro di un ragionamento collettivo ancora da fare. Se c’è stato un laboratorio per sperimentare soluzioni autoritarie sulla pelle delle persone (e in Italia è difficile negarlo), esso è stato costruito per spostare l’attenzione dai problemi reali e per scaricare le tensioni verso il basso, producendo polarizzazioni e divisioni funzionali solo al potere.

Il Problema da negare, l’elefante nella stanza, è l’insostenibilità del tecno-capitalismo e, sul piano geopolitico, la crisi inarrestabile di egemonia degli USA. Questo Giano bifronte ci sta precipitando nel baratro, inutile girarci attorno.

Il pilota automatico del sistema non può tollerare – sul versante sanitario – un rafforzamento massiccio della sanità pubblica, un rilancio della medicina territoriale, l’uso accorto di vaccini prodotti con tecnologie più rodate secondo fasce di età e di rischio, la ricerca e adozione di cure appropriate per evitare l’ospedalizzazione, ma soprattutto non può ammettere esitazioni e rallentamenti, dunque alcun dibattito intorno ai dati scientifici a disposizione. Sul piano ecologico, invece, gli equilibri di morte attuali non sono conciliabili con alcuna decrescita guidata, con l’abbandono delle energie fossili, con una riconversione profonda dell’economia, con la riduzione progressiva del consumo di suolo e di risorse, con la difesa a oltranza dei beni comuni. E così via.

Il nodo profondo della questione, in definitiva, lo formulerei così: come utilizziamo la ragione comune quando gli effetti disastrosi di un sistema letale si rivelano e minacciano le vite degli umani e degli ecosistemi? L’urgenza del momento, ma ancor più la necessità per i ceti dominanti di rendere impossibile una riconfigurazione della società contemporanea, hanno inibito qualunque “sospensione del giudizio”, qualunque meditazione sul “che fare?”, preferendo operare sul versante repressivo. Puntare tutto su dei vaccini prodotti con tecnologie avanzate ma non necessariamente sicure (garantendo profitti giganteschi alle multinazionali farmaceutiche e dispensandole da conseguenze relative agli eventuali effetti avversi prodotti dai nuovi sieri), colpevolizzare il dissenso, dar vita a un dispositivo inutile come il lasciapassare verde (imposto mentendo pubblicamente, cioè facendo credere che solo i non vaccinati fossero contagiosi), moltiplicare norme confuse e capillari finalizzate a disciplinare la popolazione senza riuscire, fra l’altro, ad arrestare i contagi: tutto questo e molto altro testimonia il tentativo di cancellare la ragione umana come esercizio pubblico, dialettico e armonizzante. Eseguire e obbedire, invece di partecipare, interrogare, fare proposte. Ecco spiegato il rimando, filosoficamente inaccettabile, a una Scienza con la “s” maiuscola che dovrebbe abolire ogni scetticismo, offrendo a tutte/i una verità indiscutibile. Dobbiamo allora riscoprire una ragione plurale, aperta, rigorosa e insieme capace di non sovrapporre la logica delle procedure astratte alla vita complessa degli esseri umani (e degli ecosistemi con cui evolviamo in accoppiamento strutturale).

Come risponderemo alle prossime emergenze? Quali saranno tali e quali, invece, potrebbero essere questioni di normale amministrazione all’interno di una società finalmente liberata da privatizzazioni selvagge e pulsioni mercatiste onnipervasive?

Oggi, in questa torrida estate segnata da una frettolosa campagna elettorale, non è ancora chiaro a tutti che gli effetti tossici della gestione ambigua e feroce della sindemia Covid-19 continuano a lasciare tracce, a scavare nell’inconscio sociale, a dividere le persone. Non è in gioco, qui, solo il tema della libertà di scelta nelle cure, ma qualcosa che è decisamente più “a monte”: la possibilità/capacità di riflettere su quanto sappiamo oggi della salute psicofisica e spirituale, e dei fattori disgreganti che producono malattia e disagio. Come cogliere l’opportunità di un’inversione di tendenza rispetto alla follia tecno-capitalista, senza un ripensamento intorno alle condizioni trascendentali del pensiero?

Gli estremi del complottismo paranoico e del conformismo ubbidiente rappresentano, ai miei occhi, due modi simmetrici e complementari di paralizzare l’impiego di quella che voglio definire come una “ragione non totalitaria”. Una ragione che non è fredda, distaccata, ma sa restare lucida dandosi nell’articolazione tra pensiero critico e senso comune (come lascia intendere Miguel Benasayag nel suo recente Il ritorno dall’esilio).1

Del resto il centro nevralgico di questa mia riflessione può essere rintracciato nel compito che ci attende: ordinare, tra ragione e passione, il caos che ci avvolge e compenetra, esito concreto della civiltà dell’accumulazione economica giunta al limite delle sue capacità di autoriproduzione.

A sinistra, dove spesso non si comprende la portata velenosa di uno strumento come il green pass, dovrebbe nascere qualche dubbio: siamo proprio sicuri che il rigetto di un dispositivo siffatto esprima irrazionalismo e indifferenza, e non sia invece un sintomo salutare di una ragione incarnata nelle storie dei singoli, che vuole dire la sua, che non accetta finte soluzioni a problemi reali? Come tollerare l’assenza di una democrazia cognitiva nel terzo millennio, ora che le crisi molteplici indotte dal sistema ci affidano a una comunanza planetaria di destino, quindi a decisioni delicate che coinvolgono ciascuno di noi? Dobbiamo per forza morire schiacciati dal populismo delle élite, da scelte calate dall’alto e senza contraddittorio?

Se vogliamo trovare una terza via tra globalismo dell’ingiustizia sociale/climatica e sovranismi di corto respiro, dobbiamo articolare proposte politiche capaci di tenere insieme ragione e immaginazione, libertà, cura e responsabilità. Nulla che – se pensiamo nuovamente alla sanità – debba sfociare in obblighi vaccinali immotivati, ricatti inconcludenti, feroci contrapposizioni giocate a colpi di insulti sui social. Nella parola “sindemia” – secondo la quale un agente patogeno danneggia soprattutto quegli organismi situati in condizioni di penuria, mancanza di accesso adeguato ai servizi sanitari e alle cure, soggezione a razzismo e discriminazione, esposizione a inquinamento dell’aria e non solo…– vi è un buon seme di partenza per sviluppare un pensiero ecologico che rifiuti soluzioni semplicistiche (e spesso brutali) a problemi complessi.

Se il pilota automatico neoliberale funge da attrattore gravitazionale per i comportamenti sconclusionati e irrazionali dei ceti dominanti, pronti ad approfittare di ogni emergenza per intensificare il controllo su lavoratori e cittadini in genere, sta a noi rivendicare il diritto inalienabile all’uso della ragione. Cosa che regolarmente dovremmo esigere anche per la guerra in Ucraina, ben oltre qualsiasi umanesimo di principio, in nome piuttosto di un processo continuo di umanizzazione. Interrompere le sanzioni boomerang alla Russia, rilanciare negoziati e trattative per un accordo possibile, smettere di sacrificare gli ucraini e noi europei agli interessi dei produttori d’armi e degli Stati Uniti d’America, uscire gradualmente da logiche di potenza che non vedono sullo scacchiere internazionali attori buoni e attori cattivi, ma funzioni di un gioco spietato che si alternano per mantenere in piedi i privilegi di pochi contro la vita di molti.

Abitare al crocevia tra cuore e ragione, accendere il dialogo dove si erigono grige barricate, individuare i veri avversari e smettere di totalizzare quello che è aperto e che non può essere mai “concluso”. In fondo si tratta di ripensare e praticare la democrazia al termine della notte. Né più, né meno. Non perdiamo, dunque, l’occasione di interrogare quanto è successo in questi anni e impariamo anche a chiedere scusa, perché una razionalità che non riflette sulla propria deriva diventa il braccio armato delle peggiori mostruosità.

Note

1 M. Benasayag, B.Cany (2021), Il ritorno dall’esilio. Ripensare il senso comune, Vita&Pensiero, Milano 2022.

Tutto è in vendita in Occidente, mercificazione assoluta, Il set hollywoodiano è pronto, il nuovo turismo è assicurato

Capitalismo senza soggetto
di Salvatore Bravo
4 agosto 2022

Il capitalismo nella sua fase assoluta non è cultura liberale e visione del mondo, ma è solo integralismo della merce. Tutto è in vendita, “si è in vendita”, l’uso dell’impersonale esprime l’assenza di un soggetto, il capitalismo elimina la soggettività per rendere ogni esistente animato ed inanimato merce da immettere sul mercato. Si fonda una società senza soggetto e fini, poiché tutto è mezzo: non vi è esperienza che sfugga alla logica della mercificazione assoluta.

Mark Fischer ha dato una definizione di capitalismo rispondente alla condizione attuale, nella quale i residui di “opposizione e contenimento” alla mercificazione sembrano arretrare pericolosamente. L’oscurarsi del simbolico e dei significati sembrano aver “tagliato la testa alla soggettività”, al suo posto non vi è che un immenso organismo divenuto esso stesso mercato che produce mercato. Nessun ideale, dunque, ma solo annichilimento assiologico ed ontologico che inaugura la prima società ad integralismo totale che produce reificazione e morte:

“Il capitalismo è quel che resta quando ogni ideale è collassato allo stato di elaborazione simbolica o rituale: il risultato è un consumatore-spettatore che arranca tra ruderi e rovine1”.

La società ad integralismo totale del mercato non ammette rallentamenti temporali alla logica del mercato. Non vi devono essere le condizioni per far riemergere con il simbolico la resistenza critica e l’opposizione. Il mercato deve accelerare la temporalità per impedire la sedimentazione di informazioni e la riflessione. Governare con l’emergenza perenne favorisce il totalitarismo, se vi è “emergenza” la parola è superflua, il parlamento un limite, in quanto bisogna “agire” per risolvere il dramma in corso. La soluzione è sempre la stessa: più potere al mercato.

La guerra sul mercato del turismo

La guerra in Ucraina non è più sangue e morte, ma è occasione di business, non solo per la vendita delle armi, ma si apre e si sperimenta un nuovo tipo di turismo organizzato ed incentivato dallo stato ucraino. L’Ucraina è difesa dall'Occidente, non solo per motivi geopolitici, ma anche per il suo liberismo, per la fedeltà dei suoi governanti al liberismo.

La guerra non solo produce quattrini per l’industria pesante ed apre il varco a nuovi mercati e allo sfruttamento delle materie prime, ma è essa stessa mercato da immettere nell'offerta dei prodotti globali. Per reperire fondi, forse da investire in armi, i cittadini ucraini stremati ed assediati dal presente e da un futuro incerto, divengono mercato per un turismo cinico e nichilistico.

Si potranno visitare i luoghi della guerra, si potrà provare l’emozione della distruzione ed entrare in un film dell’orrore per poi uscirne: un’esperienza tra le esperienze, un prodotto tra i tanti offerti dal mercato, tutti eguali, senza differenza qualitativa tra di essi, l’unico imperativo è la produzione di plusvalore.

Si può ipotizzare che tali turisti potranno portare a casa i loro ricordi e le foto del disastro vissuto come fosse la scena di un film. Il nuovo turismo che inaugura l’Ucraina è predatorio ed educa i turisti al mercato assoluto. In patria non solo porteranno i loro “ricordi”, ma potranno essere gli araldi di una nuova concezione del mondo, in cui tutto è vetrina, tutto è da vendere, ogni esperienza dal dolore alla morte possono essere trasformati in guadagno. Capitalismo e pornografia coincidono. Se il nuovo mercato che si apre con la guerra ucraina avrà successo, si potrebbe supporre che in futuro si potranno avviare guerre per rinfocolare le casse dello Stato con il turismo dell’orrore. Si legge sul portale Visit Ukraine che visitare l’Ucraina è esperienza unica, nulla da condividere con gli stati che offrono solo città d’arte e paesaggi, ma essa offre il fronte di guerra:

“Visitare l’Ucraina ora non significa solo passeggiare per le strade delle belle città e scoprire com'è il Paese”, “Significa seguire le orme dei difensori, vedere come le città si stanno riprendendo dagli orrori, guardare negli occhi di persone le cui vite non saranno più quelle di prima. Scoprire l’Ucraina oggi significa vedere come vivono le persone in attesa della grande vittoria e sentire il battito del cuore di tutto il mondo libero. Siate testimoni della grande storia e fate un viaggio in Ucraina con noi”.

La competizione senza etica e pietà è la sostanza della logica del capitale, per cui il prodotto guerra è infarcito di belle parole ed immagini.

Si invita a visitare Mariupol per assaporare l’eroismo del popolo ucraino:

“in futuro ti inviteremo a visitare la città dell’invincibilità e dell’eroismo. Il più grande dolore e cuore della guerra… Potremo camminare con voi per le strade e i luoghi di Mariupol… vedere la città nuova e ricostruita, che brillava di colori vivaci. Le nostre guide professioniste ti racconteranno gli eventi della guerra, ma nell’aria ci sarà un odore di pace. La ricostruita Mariupol ti delizierà con parchi, vicoli, fontane e mare rinnovati”.

Il cittadino europeo benestante è normalmente annoiato fino alla depressione asintomatica. Vive accumulando esperienze e denaro, normalmente non ha legami stabili: l’unico legame stabile incentivato dal sistema è quello con i cani da passeggio che sostituiscono le persone. Il cittadino globale solitario vive esperienze che si susseguono senza senso, pertanto non può che essere annoiato, la sua vita manca di tonalità emotiva. Si offre la possibilità di uscire brevemente da tale stato emozionale con la possibilità di “sperimentare” come in un gioco il rifugio antiaereo. Il pericolo diviene un afrodisiaco, sullo sfondo restano i morti veri e coloro che sono intrappolati in una guerra non voluta e non compresa. Un cinismo di tal genere non è dissimile da coloro che nei campi di sterminio giustificavano la loro azione in nome dell’obbedienza, oggi si obbedisce al mercato. All’Adnkronos Mikhailo Nepran, il primo vicepresidente della Camera di Commercio dell’Ucraina ha affermato:

“Sperimentare la fuga in un rifugio in seguito a un allarme antiaereo, come accaduto durante la visita di Angelina Jolie, stuzzica la fantasia di tanti a cui piacciono questi viaggi a rischio”.

L’abisso dell’integralismo del capitalismo non ha limiti, il male non ha profondità, perché non ha misura, dinanzi al male che avanza ed oscura ogni etica del limite e del sacro non si può tacere o essere indifferenti. La zona grigia già descritta da Primo Levi ha mostrato che il male ha i suoi complici silenziosi, per cui bisogna denunciare la cinica ed orrenda deriva a cui assistiamo.

Note

1 Mark Fischer, Realismo capitalista, Nero, 2017, pag. 31

Vladimir Putin ha annunciato che i Paesi membri, BRICS, si stanno preparando a creare una valuta di riserva internazionale

BRICS: creare una nuova moneta per dare l’addio al dollaro
di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
31 luglio 2022

In occasione del 14.mo Summit dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), organizzato a Pechino a fine giugno, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che i Paesi membri si stanno preparando a creare una valuta di riserva internazionale.

Parlando in via telematica al BRICS Business Forum, egli ha affermato: “Il sistema di messaggistica finanziaria russa è aperto per la connessione con le banche, proiettando così la necessità di una valuta di riserva BRICS. Il sistema di pagamento MIR russo sta ampliando la sua presenza. Stiamo esplorando la possibilità di creare una valuta di riserva internazionale basata sul paniere di valute dei Paesi BRICS.”.

Dopo le sanzioni imposte dall'Occidente contro la Russia a seguito della guerra in Ucraina, è una mossa quasi inevitabile, attesa da chi analizza i processi politici con un approccio scientifico e realistico senza dettami ideologici o pregiudizi di sorta.

Tra le varie misure sanzionatorie, le banche russe sono state escluse dal sistema SWIFT dei pagamenti internazionali. Esistono, però, altri sistemi di regolamento globale bilaterale o multilaterale per i servizi finanziari transfrontalieri, come il sistema cinese CIPS. Nel 2021 il CIPS ha elaborato circa 80 trilioni di yuan (11,91 trilioni di dollari), con un aumento di oltre il 75% su base annua. Secondo i dati di SWIFT, ad aprile lo yuan ha mantenuto la sua posizione di quinta valuta più attiva per i pagamenti globali, con una quota del 2,14% del totale.

Da parecchio tempo i BRICS stanno intensificando la cooperazione negli investimenti e nel finanziamento dei principali settori come le industrie strategiche emergenti e l’innovazione digitale nel tentativo di aumentare l’uso delle valute locali nel commercio e nei pagamenti, così da bypassare il dollaro.

Si tenga presente che le sanzioni contro la Russia non sono state sostenute dagli altri Paesi BRICS che hanno, invece, interpretato come la trasformazione del dollaro in un’arma da guerra.

L’Europa continua a sottovalutare il ruolo economico e politico dei BRICS, a ignorarli come potenziale sistema coordinato e considerarli, invece, solo singolarmente. Il blocco di tali Paesi, però, rappresenta il 18% del commercio di merci e il 25% degli investimenti esteri a livello globale. Nonostante l’impatto della pandemia, nel 2021 il volume totale degli scambi di merci dei BRICS ha raggiunto quasi 8.550 miliardi di dollari, con un aumento del 33,4% su base annua.

E’ certamente vero che essi non sono paragonabili all’Unione europea, ma pensare che siano un gruppo senza futuro è una miopia politica, una visione per niente realistica e sicuramente non intelligente. Basterebbe prendere nota che al recente Summit “Plus” sono state invitate altre 14 nazioni: Algeria, Argentina, Cambogia, Egitto, Etiopia, Fiji, Indonesia, Iran, Kazakhstan, Malaysia, Nigeria, Senegal, Thailandia e Uzbekistan. Prendiamo atto che c’è una parte del mondo, la maggioranza dei Paesi del pianeta, che spesso non è in sintonia con l’Occidente e che ha interessi, priorità e progetti differenti. Ignorarli potrebbe essere l’interesse di qualcuno, ma non dell’Europa!

Si tenga anche presente che la New Development Bank, la banca dei BRICS, che opera molto efficientemente per finanziare concreti progetti di sviluppo e promuovere l’utilizzo delle monete locali nei commerci, ha recentemente incluso tra i suoi membri altri 4 Paesi, l’Egitto, il Bangladesh, gli Emirati Arabi Uniti e l’Uruguay.

La dichiarazione finale del Summit di Pechino, oltre a dettagliare i vari aspetti del programma dei BRICS per una Partenership di Sviluppo Globale, ha annunciato l’intenzione di includere altri Paesi. Insieme alla prospettiva cinese di una Global Development Initiative, ciò è stato un punto centrale dell’intervento del presidente Xi Jinping.

Anche se il “paniere di monete” alternativo non appare nella dichiarazione finale, esso sarà certamente uno degli aspetti cruciali dei lavori futuri. Lo si comprende vedendo l’enfasi posta sull’importanza del Payments Task Force, la piattaforma per la cooperazione nei pagamenti tra le banche centrali, sulla realizzazione del Trade in Services Network, l’uso di strumenti finanziari innovativi nel commercio, e sul rafforzamento e miglioramento del meccanismo noto come Contingent Reserve Arrangement, cioè la rete BRICS di sicurezza finanziaria e monetaria globale.

*già sottosegretario all’Economia
** economista

6 agosto 2022 - News della settimana (5 ago 2022)

"trovato prove di forze ucraine che hanno lanciato attacchi dall'interno di aree residenziali popolate, oltre a stabilirsi in edifici civili in 19 città e villaggi"

La rabbia dei sostenitori dell'Ucraina dopo il dannato rapporto di Amnesty che mette in luce gli "scudi umani"

foto di Tyler Durden
DI TYLER DURDEN
SABATO 06 AGOSTO 2022 - 04:45

Amnesty International, in una svolta a sorpresa, ha posto il suo controllo sui diritti umani sull'Ucraina in un nuovo rapporto pubblicato giovedì. Ha immediatamente suscitato una tempesta di critiche poiché sia ​​gli esperti occidentali che gli stessi funzionari di Kiev hanno definito i risultati "ingiusti". 

Il rapporto di Amnesty  afferma che gli investigatori hanno "trovato prove di forze ucraine che hanno lanciato attacchi dall'interno di aree residenziali popolate, oltre a stabilirsi in edifici civili in 19 città e villaggi" in tre regioni del paese dilaniate dalla guerra da aprile a luglio.

Ospedale distrutto in Ucraina, tramite CBS

Il rapporto ha dettagliato che scuole e ospedali, così come le case delle persone, sono stati messi in pericolo, suggerendo tattiche del tipo "scudi umani" utilizzate dall'esercito ucraino.

"Tali tattiche violano il diritto umanitario internazionale e mettono in pericolo i civili, poiché trasformano oggetti civili in obiettivi militari . I conseguenti attacchi russi nelle aree popolate hanno ucciso civili e distrutto infrastrutture civili", ha continuato Amnesty, affermando che ciò ha provocato attacchi russi a dette infrastrutture civili.

Il rapporto ha ulteriormente dettagliato che in 22 delle 29 scuole visitate da una squadra di Amnesty tra aprile e luglio, gli investigatori hanno trovato prove di precedenti attività militari. Inoltre, sono stati documentati cinque casi di truppe ucraine che utilizzavano ospedali come basi. Il rapporto è arrivato al punto di sottolineare che Amnesty "non era a conoscenza" di casi in cui le truppe ucraine hanno cercato per la prima volta di evacuare i civili da questi luoghi.

Nonostante sia sotto pressione per astenersi dall'indagare sulla parte ucraina e non criticarla per le violazioni dei diritti umani, il segretario generale di Amnesty International Agnès Callamard ha dichiarato nel rilasciare il rapporto :

"Essere in una posizione difensiva non esonera l'esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale".

Naturalmente, il fatto che un'organizzazione per i diritti umani così rispettata con sede in Occidente abbia condannato queste pratiche dell'esercito ucraino ha provocato reazioni da parte dei leader di Kiev, così come di alcuni esperti occidentali che sono arrivati ​​​​al punto di livellare i soliti "simpatizzanti di Putin!" carica...

Il ministro degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba si è affrettato a criticare il rapporto di Amnesty, dicendo : "Capisco che Amnesty risponderà alle critiche dicendo che criticano entrambe le parti del conflitto. Ma tale comportamento da parte di Amnesty non riguarda la ricerca della verità e la presentazione al mondo, ma di creare un falso equilibrio tra il criminale e la sua vittima".

Altri commentatori hanno detto che equivaleva a "incolpare la vittima"...

Il Cremlino, nel frattempo, ha affermato che il rapporto conferma quanto affermato dalla Russia da molto tempo. La portavoce Maria Zakharova ha dichiarato: "Ne abbiamo parlato costantemente, definendo le azioni delle forze armate ucraine la tattica dell'uso dei civili come 'scudo umano'".